L’avvertimento che Gesù indirizza all’angelo della chiesa di Laodicea: “Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca” (Apoc.3:15,16), è valido sia per i conduttori, che compongono la stella o angelo dell’ultimo periodo della Grazia, come per tutti i credenti o membri, indicati come candelabro (Ap.1:20). Sette stelle e sette candelabri per i sette periodi della Grazia. Di conseguenza, noi siamo nell’ultimo periodo della Chiesa o sposa di Cristo, dove la fede di molti si è raffreddata, perché ci troviamo nel tempo dell’apostasia. Esso è contraddistinto dall’opera dello spirito dell’anticristo in quelli che negano Gesù essere il Cristo (il Messia), il Figlio di Dio e, perciò, negano anche Dio, che ha dato testimonianza di Suo Figlio: “E una voce venne dalla nuvola dicendo: -Questi è il mio amato Figlio; ascoltatelo-“ (Lc.9:35; Ef.1:6; 1Gv.2:22,23; Mt.17:59).

Sono definiti “freddi” quelli che non hanno ancora conosciuto Gesù, ma possono di certo incontrarlo ed essere toccati nel loro cuore, solo se si umiliassero davanti alla sua presenza e desiderassero la faccia del Signore.

Quelli “tiepidi” sono invece coloro che si sentono a posto con Dio, perciò non hanno interesse ad approfondire la conoscenza, né a cercare di più la potenza divina, né ad umiliarsi davanti all’Eterno per sottomettersi alla sua volontà.

Essi proseguono il loro cammino, nonostante non abbiano la verità e, come se fossero nudi, non si vergognano, ma continuano senza impegno e, incuranti delle astuzie del nemico, non cercano di fare la volontà di Dio con passione (Mt.11:12). Essi sono convinti, nel loro orgoglio, di non sbagliare e non si accorgono invece della loro condotta difforme dalla Parola, perché miopi e ciechi, a causa dei loro occhi abbagliati dalla falsa luce, che il nemico gli mostra. Inoltre essi si credono ricchi di sapienza, ma Gesù li informa che: “Tu dici: -Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla -, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo” (Ap.3:17).

I credenti “caldi”, a differenza, sono desiderosi di servire Dio con tutto se stessi, combattono con le armi spirituali qualsiasi iniquità per ottenere la vittoria sopra la malvagità, cercando continuamente la presenza, la pienezza e la guida dello Spirito Santo in ogni momento della loro vita, perché essi camminano nello Spirito e non si curano della carne.

Loro obiettivo è di avanzare nella crescita spirituale, camminando per la via stretta della santificazione e condividendo le esperienze di maturità insieme agli altri aspiranti al regno di Dio, nell’intento di incoraggiarli nelle difficoltà e di perseverare nella fede fino alla fine.

Alla luce di quanto indicato, non resta che abbassare o meglio annullare l’orgoglio carnale per essere santificati ed interamente dediti per il servizio di Dio, proseguendo verso la meta, perché:” …voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna” (Rom.6:22), quindi “…irreprensibili nella santità…” (1Tes.3:13), affinché “…ciascuno di voi sappia possedere il suo vaso in santità ed onore, non con passioni disordinate, come i gentili che non conoscono Dio” (1Tes.4:4,5).

In definitiva, elemento indispensabile è la santificazione, ossia il processo di continua purificazione (2Cor.7:1) nell’allontanamento da ogni forma di peccato o contaminazione carnale e spirituale, secondo l’esortazione utile: “Procacciate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore” (Ebr.12:14).

I tiepidi non si illudano che, con un piede nel mondo e uno nella Chiesa, abbiano così l’ingresso nel regno di Dio, ma tutti dobbiamo essere santi, come lui è Santo (1Ptr.1:16). Ci viene raccomandato, infatti: “Anche voi per questa stessa ragione, usando ogni diligenza, aggiungete alla vostra fede la virtù, …la conoscenza, …l’autocontrollo, …la perseveranza, …la pietà, …l’affetto fraterno, …l’amore. Perché se queste cose si trovano in voi ed abbondano, non vi renderanno oziosi né infruttuosi nella conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo. Chi invece non ha queste cose è cieco e miope,… Perciò fratelli, impegnatevi sempre di più di rendere sicura la vostra vocazione ed elezione perché facendo queste cose, non inciamperete mai. Così infatti vi sarà ampiamente concesso l’ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo” (2Ptr.1:5-11).

Gesù non ha amato le cose del mondo, perché lui non apparteneva al mondo, allo stesso modo i nati di nuovo non sono del mondo, anche se vivono e sono venuti da esso, ma “La nostra cittadinanza infatti è nei cieli, da dove aspettiamo pure il Salvatore, Il Signor Gesù Cristo” (Fil.3:20)e per questo “Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui, perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (1Gv.2:15-17)

La sola condizione essenziale e necessaria per essere dei cittadini celesti è quella di rinunciare definitivamente a quella terrena, ovvero vivere nel mondo, ma non appartenere ad esso (Gv.17:14,16).

Non è ammissibile la doppia cittadinanza, doppia relazione, perché “Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona” (Mt.6:24), ma considerarsi, a pieno titolo, ambasciatori di Cristo (2Cor.5:20), nostro sovrano, per portare a conclusione la nostra missione di messaggeri della sua Grazia e ritenersi come pellegrini o stranieri (1Ptr.2:11; Ebr.11:13) su questa terra, ovvero equivale a non essere attratti dalle cose del mondo, ma fissare lo sguardo in alto, dove è il nostro regno, quando Gesù ci accoglierà: “Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo” (Mt.25:34).

Preoccupiamoci dunque, solo di santificarci per essere trovati degni della nostra vocazione e irreprensibili davanti a Lui, nell’amore.

Sottomettiamoci in umiltà al nostro Signore Gesù, chiedendo una veste bianca (mettere in pratica la Parola di Dio), del collirio per gli occhi (lo Spirito Santo) per notare dove si sta sbagliando e che cosa ci manca per essere veramente santi, come Lui è.

Dio ci ha eletti fin dalla fondazione del mondo, Lui ci ha scelto fra tutta la moltitudine del mondo, amandoci fino a offrire “…il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Gv.3:16) ed aggiunge una conferma importantissima: “Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Gv.3:18).

Il Signore desidera che noi ci spogliamo dell’uomo vecchio con tutti i suoi atti (Col.3:9), che il nostro parlare sia senza inganno o impurità, né con sciocchezze e né buffonerie, ma essere semplicisaggi e abbondi il ringraziamento, come si conviene ai santi (Ef.5:3,4).

Gesù afferma: “Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti” (Apoc.3:19). E’ meraviglioso: Gesù ammonisce e castiga quelli che ha scelto e che ama, invitandoli a ravvedersi dalle opere vane per mettere in pratica i suoi insegnamenti. Perciò Dio come un padre amoroso e premuroso corregge il proprio figlio quando disubbidisce.

Gesù è la porta d’ingresso del regno dei cieli (Gv.10:9) ma presto la chiuderà, raccogliendo tutti i suoi fedeli, che hanno creduto e hanno messo in pratica l’evangelo della Grazia. Tutti i credenti, sia quelli trapassati, che quelli viventi, pronti per sentire il suono della tromba di Dio e ascoltare la potente voce di arcangelo, con cui Gesù chiamerà a sé i santi ad incontrarlo nelle nuvole e stare per sempre con Lui (1Tes.4:16).

L’apostolo Paolo dichiara: “…vi ho fidanzati a uno sposo, per presentarvi a Cristo come una casta vergine” (2Cor.11:2). Tutti i credenti devono presentarsi come caste vergini, con purezza di cuore, incontaminati dal mondo, considerati estranei.

A tal proposito, Gesù illustrò bene il regno dei cieli con la parabola delle dieci vergini, mediante il confronto fra le cinque avvedute e le stolte. “Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono fuori incontro allo sposo” (Mat.25:1).

Notiamo bene che le dieci vergini uscirono fuori per andare incontro allo sposo, così chi vuole incontrare Gesù, deve ovviamente uscire fuori dal mondo, perché chi ci rimane, ne è contagiato e non potrà sentire lo sposo quando ritornerà.

Tutte le vergini possedevano la lampada, ossia conoscevano la Parola di Dio, come riportato: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Sal.119:105). Solo cinque delle dieci erano avvedute, perché, attenzione, insieme alla lampada avevano preso anche l’olio, ovvero avevano ricevuto il sigillo o la caparra dello Spirito Santo ed erano ripiene di esso per averlo mantenuto ravvivato, come ripetuto “…ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te…” (2Tmt.1:6).

Le cinque vergini avvedute non hanno lasciato spegnere lo Spirito Santo, mentre le altre si erano dimenticate di riempire i loro vasi con dell’olio, forse pensavano che lo sposo tardasse così tanto, che potevano avere il tempo di procurarselo in seguito, ma tutte si assopirono e si addormentarono.

Al grido: “Ecco, arriva lo sposo, uscitegli incontro!” (Mt.25:6), si destarono, ma purtroppo cinque di loro avevano pochissimo olio nelle lampade, erano quasi al buio, perciò chiesero dell’olio alle avvedute, ma non ne ricevettero, perché non sarebbe bastato per tutte. Esse allora cercarono dei venditori ovvero, qualcuno che potesse intercedere per loro e poter ricevere l’unzione dello Spirito Santo.

La conclusione della parabola porta inevitabilmente a dimostrare la differenza di atteggiamento e la relativa retribuzione tra i credenti cosiddetti tiepidi e quelli caldi: “Ora, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; le vergini che erano pronte entrarono con lui per le nozze; e la porta fu chiusa. Più tardi giunsero anche le altre vergini, dicendo: – Signore, Signore, aprici -. Ma egli, rispondendo, disse: – In verità vi dico che non vi conosco -” (v.10-12).

Anche da questa parabola ne ricaviamo un ottimo insegnamento, Gesù ci invita ad essere sempre pronti e vigili, perché non sappiamo né il giorno, né l’ora in cui questo accadrà. Occorre, quindi, prima uscire dal mondo, come hanno fatto le dieci vergini, poi vegliare e pregare nello Spirito.

Da notare che tutte erano vergini, corrispondenti a credenti, ma solo la metà erano ripiene dello Spirito Santo. Senza la guida, il sostegno e la potenza di esso, diventiamo tiepidi, arrivando ad essere disgraziati, miserabili, poveri, ciechi e nudi.

Un’esortazione eccellente, da prendere in seria considerazione, è quella di procurarci l’olio a sufficienza per le nostre lampade, ovvero di cercare sempre l’aiuto dello Spirito Santo e, per chi non lo avesse ancora, di riceverlo. E’ urgentemente raccomandato di ravvivarlo, per non lasciarlo spegnere e usare la sua infallibile guida per camminare nello Spirito, per farci consigliare, ammaestrare e consolare.

Per poter ravvivare ed usare lo Spirito occorre che tutto di noi sia “pulito” da qualsiasi influenza mondana, perché “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio” (1Cor.6:19,20).

Il nostro corpo deve essere mantenuto santo, come la nostra anima e lo spirito puro, ben disposto ad amare, affinché il nostro spirito sia diretto esclusivamente alle cose celesti e sia in comunione con Dio. E’ necessario fare la volontà di Dio, essere fedeli esecutori “…per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo” (Ef.2:10).

Gesù comanda che: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Mt.5:16). Le buone opere accompagnano sempre la fede, in una fissa dipendenza l’una dall’altra, perché sono inseparabili (Gcm.2:20).

Dio ci ha scelto, preparandoci delle opere da compiere per ognuno di noi, perciò non ti lasciare confondere dal nemico della nostra anima che, in questi ultimi tempi, è sempre più agguerrito contro i figli di Dio, per poterli bloccare, ingannare e distruggere (1Ptr.5:8), ma “Ora il Dio della pace schiaccerà presto Satana sotto i vostri piedi” (Rom.16:20).

 

Non dobbiamo minimamente dubitare dell’autenticità della Sacra Scrittura, perché essa è ispirata da Dio, anche se scritta da uomini: “Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia” (2Tmt.3:16). Essa è l’unica, pura e santa verità e, come l’autore è Santo, dobbiamo riconoscerla come sua Parola, da osservarla con assoluta diligenza ed impegno, perché tutto quanto è scritto si è adempiuto e si adempirà in ogni suo punto, “Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto” (Mt.5:18) e questo ci assicura che Dio è, e rimane fedele alle sue promesse, liberandoci da tutte le persecuzioni e sofferenze (2Tmt.3:11).

Se facessimo la sua volontà, seguendo gli insegnamenti del Signore Gesù e aprissimo la porta del nostro cuore, Egli entrerebbe e cenerebbe con noi e noi con lui. Questo è l’ultimo appello che Gesù indirizza alla chiesa di Laodicea, ultimo tempo disponibile per i gentili, perché si ravvedano dalle colpe e siano salvati per mezzo della fede nel sacrificio di Cristo Gesù.

Molto significativo è la rappresentazione in analogia della cena, che Gesù desidera fare con noi e noi con Lui, come un padre di famiglia consuma la cena, ultimo pasto della giornata con la sua famiglia, prima che arrivi la notte.

Gesù desidera stare con noi, senza mai lasciarci, perché conosce bene il gran combattimento che abbiamo in questi ultimi tempi e perché tutti i fedeli, oggi sostengono una forte guerra contro le forze sataniche.
Gesù usa il termine cena per esprimere il rapporto intimo che il fedele dovrebbe instaurare e mantenere, proprio in questo periodo particolare, avvicinandosi maggiormente al Salvatore, prima che finisca il tempo della Grazia.

Chi aprirà il suo cuore completamente, senza riserve e lascerà entrare il Signore, riceverà salvezza. Dio ama coloro che ubbidiscono ai suoi principi, espressi nell’evangelo di vita, nel tempo che è stato concesso loro, perché molto presto la porta di accesso al regno dei cieli sarà chiusa per sempre e nessun altro entrerà, tranne che il popolo di Israele.

I sette periodi delle chiese dell’Asia, partendo da Efeso e fino a Laodicea, sono il tempo disponibile per i gentili, dove possano ravvedersi dai loro peccati ed essere riconciliati con Dio, tramite il sangue di Gesù. La Grazia quindi terminerà proprio in coincidenza al rapimento della Chiesa, di seguito la pace sarà tolta dalla terra all’apertura dei primi sigilli (Apoc.6:4).
Gesù rimarrà con noi per aiutarci ad affrontare insieme l’ultimo periodo dei suoi fedeli, qui sulla terra.

E’ richiesto solo di aprire la porta del nostro cuore per far entrare Gesù, che sta bussando e ci assicura: “A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono” (Apoc.3:21).
È un premio straordinario quello di sedere con Gesù sul suo trono, la ricompensa è riservata al vittorioso, a colui che ha combattuto lealmente, ha resistito, ha odiato il male, ha mantenuto la fede nel Vincitore Gesù.

Non farti scoraggiare dal nemico, perché Gesù attesta che cenerà con te, non ti lascerà solo, sarà insieme a te per sostenerti nelle prove, nell’afflizione e in ogni difficoltà e problema che incontrerai nel cammino angusto di fede, che ti condurrà nel regno meraviglioso dei cieli.

Dio ha permesso che noi conoscessimo tutto quello che avverrà sulla terra durante gli ultimi sette anni, perché acquistassimo sempre più timore di Dio per tutto il tempo che ci rimane ancora su questa terra. È Scritto: “Poi mi disse: -Queste parole sono fedeli e veraci; e il Signore, Dio dei santi profeti, ha mandato il suo angelo, per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve-” (Ap.22:6).

 

Consideriamo bene ciò che avverrà tra breve e, per questo, torniamo indietro da ogni via bugiarda. Consideriamo individualmente la nostra condotta; è tempo che ognuno pensi a salvare se stesso, uniti con quelli che credono in Gesù e distaccati dai falsi profeti. Desiderando la propria salvezza, insieme preghiamo e combattiamo, perché la vittoria è nostra nel nome di Gesù.