Capitolo 11.
Dio sollecita il profeta a ricordare al suo popolo l’alleanza che fece con loro quando li portò fuori dalla schiavitù dell’Egitto e tutto il benessere, che ne avrebbe conseguito, se non si allontanavano dalle sue leggi. La profezia è rivolta alla tribù di Giuda e a Gerusalemme, “Dirai loro: Dice il Signore Dio di Israele: Maledetto l’uomo che non ascolta le parole di questa alleanza, che io imposi ai vostri padri quando li feci uscire dal paese d’Egitto, dal crogiuolo di ferro, dicendo: Ascoltate la mia voce ed eseguite quanto vi ho comandato; allora voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio, così che io possa mantenere il giuramento fatto ai vostri padri di dare loro una terra dove scorrono latte e miele, come oggi possedete-. Io risposi: -Così sia, Signore!–“ (v.3-5).
L’Eterno Dio, dal verso 6 al 10, espone al profeta tutte le iniquità che Giuda e a Gerusalemme hanno fatto da quando uscirono dall’Egitto. Come il popolo violò l’alleanza, che Dio aveva fatto con loro, alla stessa maniera dei loro padri, perché “avevano rifiutato di ascoltare le mie parole, anch’essi hanno seguito altri dei per servirli”. Non solo Giuda e Gerusalemme, ma anche Israele rifiutò di mettere in pratica il comando che Dio aveva dato loro.
“Perciò dice il Signore: Ecco manderò su di loro una sventura alla quale non potranno sfuggire. Allora leveranno grida di aiuto verso di me, ma io non li ascolterò” (v.11). Così avvenne, Dio effettuò quanto aveva detto. Essi si ricordarono allora dell’Iddio vivente, ma non ricevettero da Lui alcuna risposta, perché si rivolsero ai loro idoli, ”ma quelli certamente non li salveranno nel tempo della loro sciagura. Perché numerosi come le tue città sono i tuoi dei, o Giuda; numerosi come le strade di Gerusalemme gli altari che avete eretto all’idolo, altari per bruciare incenso a Baal” (v.12,13).
Come già aveva fatto (Ger.7:16), l’Eterno ricorda di nuovo al profeta di non intercedere per il popolo: “Tu poi, non intercedere per questo popolo, non innalzare per esso suppliche e preghiere, perché non ascolterò quando mi invocheranno nel tempo della loro sventura” (v.14). Israele fu il popolo che Dio si scelse e lo consacrò per sé (Deut.7:6), ma la sua condotta fu perversa. Essi pensavano che i sacrifici allontanassero il male che Dio aveva decretato per loro, se non si ravvedevano.
Il Signore Dio aveva scelto Israele e lo aveva chiamato con il nome di Ulivo verde, maestoso, ma per la loro malvagità “Con grande strepito ha dato fuoco alle sue foglie, i suoi rami si sono bruciati. Il Signore degli eserciti che ti ha piantato preannunzia la sventura contro di te, a causa della malvagità che hanno commesso a loro danno la casa di Israele e la casa di Giuda irritandomi con il bruciare incenso a Baal” (v.16,17).
Israele fu sotto la legge fino a Giovanni Battista, “Poiché tutti i profeti, e la legge, hanno profetizzato infino a Giovanni” (Mt.11:13), ma da Giovanni in poi, Gesù Cristo iniziò a predicare in mezzo al popolo, avendo gli occhi e gli orecchi spirituali bene aperti, “perché non aveva bisogno della testimonianza di nessuno sull’uomo, poiché egli stesso conosceva quello che era nell’uomo” (Gv.2:25). Come i versi che seguono, ribadiscono che Gesù conosceva bene tutto quello che era nella mente dell’uomo: “Il Signore me lo ha manifestato e io l’ho saputo; allora ha aperto i miei occhi sui loro intrighi. Ero come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che essi tramavano contro di me, dicendo: -Abbattiamo l’albero nel suo rigoglio, strappiamolo dalla terra dei viventi; il suo nome non sia più ricordato-“ (v.18,19).
Dio non perdonò ai Giudei quello che fecero a Gesù (Lc.23:21), anzi la vendetta non si fece attendere, perché arrivò dopo la morte e risurrezione del Signor Gesù. Geremia profetizzò infatti l’avvenuta dispersione degli Ebrei tra le nazioni a circa 70 anni d.C., dopo che il popolo ebbe colmato la misura del loro peccato, uccidendo il Messia: “Ora, Signore degli eserciti, giusto giudice, che scruti il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa. Perciò dice il Signore (Gesù) riguardo agli uomini di Anatòt (città della tribù di Beniamino) che attentano alla mia vita dicendo: -Non profetare nel nome del Signore, se no morirai per mano nostra-; così dunque dice il Signore degli eserciti (Dio): -Ecco, li punirò. I loro giovani moriranno di spada, i loro figli e le loro figlie moriranno di fame. Non rimarrà di loro alcun superstite, perché manderò la sventura contro gli uomini di Anatòt nell’anno del loro castigo–“ (v.20-23; Ez.5:12).
Capitolo 12.
Il profeta rivolge una domanda, ma non perché ignora la risposta; egli sa che Dio è Giusto e vede l’interno del cuore dell’uomo. I giusti del popolo di Dio si chiedevano: perché l’empio che non cammina in fedeltà a Dio, prospera? – “Perché tutti i traditori sono tranquilli? Tu li hai piantati ed essi hanno messo radici, crescono e producono frutto; tu sei vicino alla loro bocca, ma lontano dai loro cuori” (v.1,2).
Il Signore conosce perfettamente quelli che camminano in giustizia e sa chi gli appartiene, perciò gli empi sono riservati ad essere portati “via come pecore per il macello, riservali per il giorno dell’uccisione” (v.3). Tutta la terra e ciò che contiene è maledetto per la malvagità dell’uomo (Gen.3:17), “poiché essi dicono: -Dio non vede i nostri passi-“ (v.3,4). Il popolo di Dio cercò sempre di cambiare le leggi del Signore e non ascoltò i profeti di Dio, che li esortavano a ravvedersi; così viene chiesto al popolo, in similitudine: “Se, correndo con i pedoni, ti stanchi, come potrai gareggiare con i cavalli? Se non ti senti al sicuro in una regione pacifica, che farai nella boscaglia del Giordano?” (v.5). Così il popolo si stancava, mentre Dio era con loro, ma chiede: cosa farà quando l’Eterno li abbandona nelle mani dei loro nemici? Le due nazioni (popolo di Dio) Giuda e Israele si comportavano falsamente l’uno verso l’altro, illudendo con inganni. Quando tutti giunsero però al limite del peccato, rinnegando il Cristo di Dio (1Cor.3:23), furono abbandonati da Dio e lasciati nelle mani dei loro nemici. Ecco come Dio stesso dichiara: “Io ho abbandonato la mia casa, ho ripudiato la mia eredità; ho consegnato ciò che ho di più caro nelle mani dei suoi nemici. La mia eredità è divenuta per me come un leone nella foresta; ha ruggito contro di me, perciò ho cominciato a odiarla” (v.7,8).
Arrivò per Israele il giorno già predetto dai profeti (Lev.26.33; Ez.5:12); allora furono abbandonati da Dio per la durata di 62 settimane (Dan.9.24-27), circa 1950 anni, che termineranno quando inizierà l’ultima settimana delle settanta (Le 62 settimane di esilio iniziarono quando i romani distrussero il tempio di Dio in Gerusalemme). Il popolo di Dio fu scacciato e i superstiti esiliati tra tutte le nazioni del mondo; allora gli stranieri entrarono nella Terra promessa: “Molti pastori hanno devastato la mia vigna, hanno calpestato il mio campo. Hanno fatto del mio campo prediletto
un deserto desolato, lo hanno ridotto una landa deserta, in uno stato deplorevole; sta desolato dinanzi a me. È devastato tutto il paese, e nessuno se ne dà pensiero” (v.10,11). In Israele, fino al 1948, quando Dio permise che Israele fosse ricostituito, la Terra promessa fu abitata da più etnie di popoli, che Dio indica come devastatori. Israele aveva seminato grano, ma raccolse spine, vale a dire solo dolore, perché dovettero lasciare tutto quello che avevano “a causa dell’ira ardente del Signore” (v.13).
Così dice il Signore: “Sradicherò dalla loro terra tutti i miei vicini malvagi, che han messo le mani sull’eredità da me data in possesso al mio popolo Israele, come anche strapperò la casa di Giuda di mezzo a loro” (v.14). Questo avvenne nel 1948, quando Dio diede nuovamente la Terra d’Israele al suo popolo, facendo ritornare solo un residuo di loro, dopo lo sterminio degli Ebrei compiuto da Hitler (Dan.9:25,26).
Alla fine di questa generazione malvagia, Dio avrà compassione anche di un residuo delle nazioni vicine a Israele; essi torneranno ognuno nel suo paese e, “Se impareranno accuratamente le usanze del mio popolo sì da giurare nel mio nome: Per la vita del Signore, come hanno insegnato al mio popolo a giurare per Baal, allora potranno stabilirsi in mezzo al mio popolo. Se invece non ascoltano, estirperò tutto questo popolo ed esso perirà-. Oracolo del Signore-” (v.16,17).
Capitolo 13.
Profezia contro Giuda e Gerusalemme. In parabola, Dio mostra al profeta come essi diventeranno simile a una cintura marcia. Il Signore ordinò al profeta di comprare una cintura di lino e legarla sui suoi fianchi, come Giuda e Gerusalemme erano legate a Dio. Il profeta ubbidì; poi gli ordinò di prendere la cintura, che aveva legato ai fianchi e di nasconderla in una roccia presso il fiume Eufrate. Dopo molto tempo, il Signore gli comandò di andare a riprendere la cintura, da dove l’aveva nascosta. Egli la prese, ma la cintura era marcita.
Dio gli spiegò allora cosa voleva significare quello che gli aveva comandato di fare: “In questo modo ridurrò in marciume la grande gloria di Giuda e di Gerusalemme. Questo popolo malvagio, che rifiuta di ascoltare le mie parole, che si comporta secondo la caparbietà del suo cuore e segue altri dei per servirli e per adorarli, diventerà come questa cintura, che non è più buona a nulla. Poiché, come questa cintura aderisce ai fianchi di un uomo, così io volli che aderisse a me tutta la casa di Israele e tutta la casa di Giuda – parola del Signore – perché fossero mio popolo, mia fama, mia lode e mia gloria, ma non mi ascoltarono” (v.9-11).
Nei versi 12,13 e 14, il Signore Dio rivelò al profeta quello che aveva da tempo determinato per il suo popolo, se fossero stati disubbidienti. Riferendo che li avrebbe resi ubriachi, frantumandoli, padri e figli insieme, senza risparmiare nessuno, né sacerdoti e profeti. Tutti sarebbero stati distrutti senza misericordia e così avvenne durante l’esilio babilonese e quello del 70 d.C., delle 62 settimane (Dan.9:24,27).
Prima di distruggere, Dio chiama sempre tutti a ravvedimento; infatti, invitò il suo popolo: “Ascoltate e porgete l’orecchio, non montate in superbia, perché il Signore parla. Date gloria al Signore vostro Dio, prima che venga l’oscurità e prima che inciampino i vostri piedi sui monti, al cadere della notte. Voi aspettate la luce, ma egli la ridurrà in tenebre e la muterà in densa oscurità!” (v.15,16). Dio già conosce tutto, prima che la mente dell’uomo pensi, sa che il popolo non ascolterà e non si convertirà, nonostante il popolo fu avvertito da tutti i suoi profeti che: “sarà deportato il gregge del Signore. Dite al re e alla regina madre: (Tutti i capi di Giuda e di Gerusalemme) –Sedete giù in basso, poiché vi è caduta dalla testa la vostra preziosa corona–“ (v.17,18).
Avvenne quello che fu profetizzato: “Tutto Giuda è stato deportato con una deportazione totale” (v.19). Dal verso 20 al 22, per lo Spirito di Dio, il profeta rivela al popolo, che era paragonato, in somiglianza, ad un gregge magnifico, che sarà dato nelle mani di coloro che venivano dal settentrione. I giudei credevano che fossero loro amici (i romani), ma essi diventarono loro nemici e Dio li fece dominare su di loro. Questo avvenne a circa 70 anni d.C., Per tutto il popolo ci furono molti dolori, perché dall’esercito romano subirono violenza di ogni genere (Ez.5:12), “Se dirai in cuor tuo: -Perché mi capita tutto ciò?-. Per l’enormità delle tue iniquità…“ (v.22).
I Giudei furono di natura malvagia, come un Etiope e un Leopardo non possono cambiare la loro pelle; così il popolo non cambiò la sua tendenza peccaminosa e uccise il Messia, il Cristo di Dio (1Cor.3:23), “Perciò vi disperderò come paglia portata via dal vento del deserto. Questa è la tua sorte, la parte che ti è destinata da me – oracolo del Signore – perché mi hai dimenticato e hai confidato nella menzogna” (v.24,25; Lev.26:33; Ger.13:24; Ez.5:10,12).
A Gerusalemme, la città santa, divenuta immonda, dice che: ”Anch’io solleverò le tue vesti fino al volto, così si vedrà la tua vergogna, i tuoi adultèri e i tuoi richiami d’amore, l’ignominia della tua prostituzione! Sulle colline e per i piani ho visto i tuoi orrori. Guai a te, Gerusalemme, perché non ti purifichi! Per quanto tempo ancora?” (v.26,27).
Capitolo 14.
“Parola che il Signore rivolse a Geremia in occasione della siccità” (v.1). La tribù di Giuda fu colpita dalla siccità; Dio non mandò la pioggia nel loro paese, per tutti i peccati commessi dal popolo. Dal verso 2 al 6, il profeta rivela tutto il disagio avvenuto in Giuda, sia per gli uomini che per gli animali.
Così il popolo espone tutto il loro disagio, chiedendo a Dio: -“Se le nostre iniquità testimoniano contro di noi, Signore, agisci per il tuo nome! Certo, sono molte le nostre infedeltà, abbiamo peccato contro di te. O speranza di Israele, suo salvatore al tempo della sventura, perché vuoi essere come un forestiero nel paese e come un viandante che si ferma solo una notte? Perché vuoi essere come un uomo sbigottito, come un forte incapace di aiutare? Eppure tu sei in mezzo a noi, Signore, e noi siamo chiamati con il tuo nome, non abbandonarci!” (v.7-9). I Giudei si vantavano di essere il popolo di Dio, ma si rifiutavano di ubbidire alle sue leggi; così avvenne che non furono più graditi, perciò “Ora egli ricorda la loro iniquità e punisce i loro peccati. Il Signore mi ha detto: -Non intercedere a favore di questo popolo, per il suo benessere. Anche se digiuneranno, non ascolterò la loro supplica; se offriranno olocausti e sacrifici, non li gradirò; ma li distruggerò con la spada, la fame e la peste-” (v.10-12).
Più volte Dio ordina al profeta di non pregare e intercedere per il popolo, perché non lo avrebbe esaudito (Ger.7:16). Così avvenne dopo circa 40 anni dall’ascesa al Padre del Signor Gesù (At.1:9), quando Israele rifiutò la Grazia, offerta per prima a loro, come l’apostolo Paolo e Barnaba dissero: “la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani” (At.13:46). Essi furono allora ripudiati da Dio e lasciati nelle mani dei loro nemici, come fu annunciato tramite i profeti (Lev.26:33; Ez.5).
I falsi profeti ingannavano il popolo e il profeta Geremia aggiunse: “Ahimé, Signore Dio, dicono i profeti: Non vedrete la spada, non soffrirete la fame, ma vi concederò una pace perfetta in questo luogo-. Il Signore mi ha detto: -I profeti hanno predetto menzogne in mio nome; io non li ho inviati, non ho dato ordini né ho loro parlato. Vi annunziano visioni false, oracoli vani e suggestioni della loro mente-. Perciò così dice il Signore: -I profeti che predicono in mio nome, senza che io li abbia inviati, e affermano: Spada e fame non ci saranno in questo paese, questi profeti finiranno di spada e di fame. Gli uomini ai quali essi predicono saranno gettati per le strade di Gerusalemme in seguito alla fame e alla spada e nessuno seppellirà loro, le loro donne, i loro figli e le loro figlie. Io rovescerò su di essi la loro malvagità–“ (v.13-16). Facciamo molta attenzione, sia i profeti che profetizzano nel nome del Signore Dio, senza essere mandati e sia coloro che li ascoltano, perché hanno la stessa colpa e periranno insieme sedotti e seduttori.
Dal verso 17 al 18, espone quanto avvenne, dopo che Dio colpì il popolo dai mali che aveva predetto (Ez.5:10,12). Nessuno fu risparmiato, né profeta e né sacerdote, perché tutti furono colpiti “con la spada, con la fame, con la peste” (v.12). Il residuo del popolo superstite proclamò: “Hai forse rigettato completamente Giuda, oppure ti sei disgustato di Sion? Perché ci hai colpito, e non c’è rimedio per noi? Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene, l’ora della salvezza ed ecco il terrore!” (v.19). Questo perché Israele aspettava la pace per la nazione, credendo che il Messia, loro Re, veniva per salvarli dalle mani degli stranieri (Impero Romano, che dominava su di loro), ma non compresero invece che Gesù era venuto, non per dare loro libertà carnale, ma per salvarli e per redimerli dalla schiavitù dei loro peccati.
Alla fine, quando Israele entrerà nell’ultima settimana delle settanta (Dan.9:24), un residuo santo tornerà all’Iddio vivente (Is.4:3;10:21) e si convertirà, ammettendo i loro peccati: “Riconosciamo, Signore, la nostra iniquità, l’iniquità dei nostri padri: abbiamo peccato contro di te. Ma per il tuo nome non abbandonarci, non render spregevole il trono della tua gloria. Ricordati! Non rompere la tua alleanza con noi. Forse fra i vani idoli delle nazioni c’è chi fa piovere? O forse i cieli mandano rovesci da sé? Non sei piuttosto tu, Signore nostro Dio? In te abbiamo fiducia, perché tu hai fatto tutte queste cose” (v.20-22). Dio farà allora con il suo popolo una nuova alleanza (Ebr.10:16).
Capitolo 15.
Questo capitolo espone quanto Dio aveva previsto per il suo popolo, che non si ravvide e non riconobbe che l’Eterno aveva “suscitato un potente salvatore nella casa di Davide suo servo” (Lc.1:69). Il Signore Dio rivelò al profeta Geremia che “se anche Mosè e Samuele si presentassero davanti a me, io non mi piegherei verso questo popolo. Allontanali da me, se ne vadano!” (Ger.15:1).
Esaminiamo insieme questi due grandi uomini, citati da Dio a Geremia. Mosè guidò il popolo fuori dall’Egitto e molte volte intercedette in favore d’Israele, dopo che il popolo peccava, affinché Dio non li sterminasse tutti e fu esaudito (Num.11:2; 21:7). Samuele, uomo giusto e timorato di Dio, unse Saul e Davide, i primi due re d’Israele. Quando Saul peccò, disubbidendo a Dio, Samuele fece cordoglio per lui (1Sam.16:1); inoltre fu giudice d’Israele e profetizzò anche dopo la sua morte (1Sam.28:12-20).
Dio avverte il profeta “Se ti domanderanno: -Dove andremo?- dirai loro: Così dice il Signore: Chi è destinato alla peste, alla peste, Chi alla spada, alla spada, chi alla fame, alla fame, chi alla schiavitù, alla schiavitù” (v.2). Il popolo di Dio si rendeva sempre più odioso agli occhi di Dio, disubbidendo alle sue leggi, perciò l’Eterno previse che: “Io manderò contro di loro quattro specie di mali” (v.3). La spada, i cani per sbranarli, gli uccelli dell’aria e le bestie selvatiche per divorarli e distruggerli, mentre i superstiti li mandò tra tutti i regni del mondo. Tutto avvenne, perché il re Manasse compì il limite del peccato e fece peccare anche il popolo di Giuda (2Re 21:16)
La città di Gerusalemme rimase vuota e senza abitanti, nessuno più si volterà “per domandarti come stai?” (v.5). Tutti i suoi abitanti voltarono le spalle a Dio, respingendo la Grazia offerta da Cristo Gesù “e io ho steso la mano su di te per annientarti, sono stanco di avere pietà. Io li ho dispersi al vento con la pala nelle città della contrada. Ho reso senza figli e ho fatto perire il mio popolo, perché non abbandonarono le loro abitudini” (v.6,7).
Il verso 8 e 9 mostrano le cose che avvennero per la loro disubbidienza, “d’un tratto ho fatto piombare su di loro turbamento e spavento” (v.8). Gerusalemme, la citta di Dio, rimasta senza figli, si lamenta dello stato in cui Dio la rese, dopo aver condannato il suo popolo all’esilio, “I tuoi averi e i tuoi tesori li abbandonerò al saccheggio, non come pagamento, per tutti i peccati che hai commessi in tutti i tuoi territori” (v.13).
Dio dichiara ai suoi profeti, a partire da Mosè (Lev.26:33), fino all’ultimo profeta, cosa ha deciso e come allontanerà il suo popolo nella sua ira. Così avvenne quando li rese tutti schiavi dei loro nemici in terra, che loro non conoscevano, perché essi colmarono la misura dei loro peccati, rinnegando il Cristo di Dio (1Cor.3:13; 11:3), perciò la sua ira arderà contro il suo popolo fino alla fine del loro esilio. Anche il profeta Geremia ebbe molti persecutori fra quelli del suo popolo, come avvenne anche per il Signor Gesù. Quando il profeta si trovava nell’angoscia, chiese aiuto al Signore, come indicato dal verso 15 al 18: “Perché il mio dolore è senza fine e la mia piaga incurabile non vuol guarire?” (v.18).
“Ha risposto allora il Signore: -Se tu ritornerai a me, io ti riprenderò e starai alla mia presenza; se saprai distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile, sarai come la mia bocca. Essi torneranno a te, mentre tu non dovrai tornare a loro, ed io, per questo popolo, ti renderò come un muro durissimo di bronzo; combatteranno contro di te ma non potranno prevalere, perché io sarò con te per salvarti e per liberarti. Oracolo del Signore. Ti libererò dalle mani dei malvagi e ti riscatterò dalle mani dei violenti–“ (v.19-21).
Dio sorresse il profeta da tutto il popolo che desiderava la sua morte, rendendolo duro come un muro di bronzo, in modo che potesse sopportare tutti i loro insulti e persecuzioni. Se anche noi ci trovassimo nelle amare condizioni del profeta, perseguitati e posti a dura prova, non dimentichiamoci che Dio è pronto a liberarci; ricorriamo a Lui in umiltà e vedremo attuarsi i nostri desideri. Prendiamo esempio e non lasciamoci sopraffare dalla nostra carne, che è debole e non desidera affatto soffrire per Cristo.
Capitolo 16.
“Mi fu rivolta questa parola del Signore” (v.1). Così l’Eterno Dio diede al profeta la rivelazione di quello che doveva accadere 500 anni dopo, quando essi rifiutarono di riconoscere il Figlio di Dio, Cristo Gesù. Avvenne che Dio tolse a Israele la Terra, che aveva promesso ai loro padri (Gen.17:8) e li disperse tra tutte le nazioni del mondo (Lev.26:33)..
Dio ordinò al profeta di non prendere moglie e non avere figli in quel posto, perché tutti quelli che dovevano nascere in quel paese sarebbero dati alla morte: “Moriranno di malattie strazianti, non saranno rimpianti né sepolti, ma saranno come letame sulla terra. Periranno di spada e di fame; i loro cadaveri saranno pasto degli uccelli dell’aria e delle bestie della terra” (v.4).
Ordina pure di non fare cordoglio insieme a loro per un morto, perché Dio avrebbe tolto dal popolo la pace, la benevolenza e la compassione. Così avvenne; morirono grandi e piccoli e non furono sepolti (Ger.8:2), come fu profetizzato avvenne, a soli circa 40 anni dalla risurrezione e ascesa al cielo del Signor Gesù (At.1.9).
Non ci fu alcuno che potesse consolare l’altro e quindi si avverò la rivelazione che Dio diede al profeta: non si darà il pane e né il calice della consolazione. Inoltre Dio ordinò al profeta di “Non entrare nemmeno in una casa dove si banchetta per sederti a mangiare e a bere con loro, poiché così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco, sotto i vostri occhi e nei vostri giorni farò cessare da questo luogo le voci di gioia e di allegria, la voce dello sposo e della sposa” (v.8,9).
L’Eterno ricorda al profeta che “Quando annunzierai a questo popolo tutte queste cose, ti diranno: Perché il Signore ha decretato contro di noi questa sventura così grande? Quali iniquità e quali peccati abbiamo commesso contro il Signore nostro Dio? Tu allora risponderai loro: Perché i vostri padri mi abbandonarono – parola del Signore – seguirono altri dei, li servirono e li adorarono, mentre abbandonarono me e non osservarono la mia legge. Voi però avete agito peggio dei vostri padri; ognuno di voi, infatti, segue la caparbietà del suo cuore malvagio rifiutandosi di ascoltarmi. Perciò vi scaccerò da questo paese verso un paese che né voi né i vostri padri avete conosciuto e là servirete divinità straniere giorno e notte, poiché io non vi userò più misericordia” (v.10-13). Anche Gesù profetizzò di questo evento disastroso per Israele: “Ma egli rispose loro: -Le vedete tutte queste cose? Io vi dico in verità: Non sarà lasciata qui pietra sopra pietra che non sia diroccata-” (Mt.24:2).
Dopo la Diaspora per Israele avvenuta a circa 70 anni dalla nascita del Messia, Dio non ha dato più nessun aiuto al suo popolo, perché fu abbandonato senza Dio, e lo sarà fino a quando riprenderà a benedire e salvare il suo popolo. Infatti il verso 14 e 15, rivela come il residuo, che sarà salvato nell’ultima settimana delle settanta, si convertirà e poi entrerà nel millennio. Essi non ricorderanno più che Dio li trasse dalla schiavitù dell’Egitto, “ma piuttosto si dirà: Per la vita del Signore che ha fatto uscire gli Israeliti dal paese del settentrione e da tutte le regioni dove li aveva dispersi. E io li ricondurrò nel loro paese (Israele) che avevo concesso ai loro padri” (v. 15).
Avverrà che, dopo il tempo del loro esilio di 62 settimane (Dan.9:24), Dio darà ordine di ricondurre in Israele gli esuli, ancora residenti tra le nazioni. Infatti, solo un residuo santo dovrà entrare negli ultimi mille (Is.10:21,22), ma prima di questo darà la retribuzione a tutti gli empi, che avevano profanato Israele con i loro idoli abominevoli (v.16-18). Dio si è riservato per il millennio, anche un residuo delle nazioni, che riconoscerà che gli idoli sono nulla e diranno: “-I nostri padri ereditarono soltanto menzogna, vanità che non giovano a nulla-. Può forse l’uomo fabbricarsi dei? Ma questi non sono dei! Perciò, ecco io mostrerò loro, rivolgerò loro questa volta la mia mano e la mia forza. Essi sapranno che il mio nome è Signore” (v.19-21).
Capitolo 17.
Tramite il profeta, Dio espone i due grandi mali commessi dal suo popolo. Israele e Giuda trasgredivano il comandamento, facendo lavori il giorno di sabato, ignorando che “il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro” (Es.20:8-11). La tribù di Giuda è fortemente accusata, perché essa per prima rinnegò il Cristo e furono anche “quelli che lo trafissero (Ap.1:7). Mentre Pilato si dichiarò innocente del sangue del Giusto, “tutto il popolo, rispondendo, disse: -Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figli-” (Mt.27:25).
Per questo, il profeta rivela che: “Il peccato di Giuda è scritto con uno stilo di ferro, con una punta di diamante è inciso sulla tavola del loro cuore e sugli angoli dei loro altari, come per ricordare ai loro figli i loro altari e i loro pali sacri presso gli alberi verdi, sui colli elevati, sui monti e in aperta campagna” (v.1,2). È rivelata inoltre l’avvenuta cattività babilonese per Guida e Gerusalemme: “I tuoi averi e tutti i tuoi tesori li abbandonerò al saccheggio, a motivo di tutti i peccati che hai commessi in tutti i tuoi territori. Tu dovrai ritirare la mano dall’eredità che ti avevo data; ti farò schiavo dei tuoi nemici in un paese che non conosci, perché avete acceso il fuoco della mia ira, che arderà sempre-. Così dice il Signore” (v.3,4).
I Giudei confidarono nelle falsità dei loro capi, dei sacerdoti, scribi e farisei che condannarono a morte il Signor Gesù. Per loro non ci fu pace, perché il bene (la luce di Gesù) era in mezzo a loro, ma essi non lo videro. Furono così scacciati e condannati a vivere come in un luogo arido e deserto, ovvero in una nazione idolatra, senza Dio, dove non si trovava alcun figlio di Dio. Infatti, viene dichiarato “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore” (v.5), mentre sarà il contrario per chiunque confida in Dio: “Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è sua fiducia. Egli è come un albero piantato lungo l’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi; nell’anno della siccità non intristisce, non smette di produrre i suoi frutti” (v.7,8).
“Più fallace di ogni altra cosa è il cuore (l’anima o mente) e difficilmente guaribile; chi lo può conoscere? Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per rendere a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni” (v.9.10; Rom.2:6). Dio condanna chi accumula ricchezze non giuste; egli non avrà vita lunga e alla fine sarà giudicato come stolto. Durante tutti i mille anni, il santuario di Dio sarà con gli uomini (Ap.21:3). Egli è la speranza d’Israele, ma quanti abbandonano le vie del Signore saranno scritti nella polvere, ovvero non avranno posto nel regno dei cieli, ma saranno destinati alla polvere della terra “con quelli che scendono nella fossa” (Ez.32:30).
“Perché hanno abbandonato la fonte di acqua viva, il Signore” (v.13). Il residuo scelto per vivere (Is.4:3) nei mille anni, si convertirà chiedendo a Dio: “Guariscimi, Signore, e io sarò guarito, salvami e io sarò salvato, poiché tu sei il mio vanto” (v.14). Nessuno di quelli che dubitano, pensando che Dio non compirà quanto ha detto, sarà salvato. Nel residuo, che Dio ha scelto per farlo entrare a ripopolare Israele nei mille anni “avrà stabile dimora la giustizia” (2Ptr.3:13). Dio preserverà il residuo che ha scelto (Ap.12:6), perché essi vedranno intorno a loro la distruzione, che Dio ha riservato per i loro avversari: “Siano confusi i miei avversari ma non io, si spaventino essi, ma non io. Manda contro di loro il giorno della sventura, distruggili, distruggili per sempre” (v.18).
Dio, il Signore, comandò al profeta di mettersi alla porta di Gerusalemme, di Giuda, da cui entravano ed uscivano i re di Giuda e tutto il popolo per annunciare loro: “Così dice il Signore: Per amore della vostra vita guardatevi dal trasportare un peso in giorno di sabato e dall’introdurlo per le porte di Gerusalemme. Non portate alcun peso fuori dalle vostre case in giorno di sabato e non fate alcun lavoro, ma santificate il giorno di sabato, come io ho comandato ai vostri padri” (v.21,22). Essi non vollero però ascoltare, anzi indurirono la loro nuca per non mettere in pratica quanto da Dio ordinato.
Noi tutti conosciamo la misericordia di un Dio fedele. Egli darà un’altra occasione di ravvedimento al suo popolo. Infatti, avverrà che negli ultimi sette anni, quando la grazia sarà terminata per i gentili, a Israele gli sarà di nuovo ribadito: “Ora, se mi ascolterete sul serio – dice il Signore – se non introdurrete nessun peso entro le porte di questa città in giorno di sabato e santificherete il giorno di sabato non eseguendo in esso alcun lavoro, entreranno per le porte di questa città i re, che siederanno sul trono di Davide, su carri e su cavalli, essi e i loro ufficiali, gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme. Questa città sarà abitata per sempre” (v.24,25).
Servire Dio è essere ubbidienti in ogni cosa, mentre Israele presentava a Dio olocausti e sacrifici, ma non osservava il sabato, così Dio avverte: “olocausti, sacrifici, offerte e incenso e sacrifici di lode nel tempio del Signore. Ma se non ascolterete il mio comando di santificare il giorno di sabato, di non trasportare pesi e di non introdurli entro le porte di Gerusalemme in giorno di sabato, io accenderò un fuoco alle sue porte; esso divorerà i palazzi di Gerusalemme e mai si estinguerà” (v.26,27). Israele non ubbidì, anzi ignorarono i comandamenti di Dio, seguendo quello che i falsi profeti proponevano al popolo. Avvenne così che Dio, come aveva rivelato, mandò il fuoco a divorare le porte e i palazzi di Gerusalemme (Neem.2:23; 2Re 25:13). Facciamo quindi molta attenzione, perché Dio non è cambiato e non è poca cosa non mettere in pratica i comandamenti dell’Eterno Dio, riguardo al sabato. Chi non si atterrà all’ubbidienza, non vedrà realizzare le promesse del Signore.
Capitolo 18.
“Questa parola fu rivolta a Geremia da parte del Signore: Prendi e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola” (v.1,2). Il profeta ubbidì e scese nella bottega del vasaio, vide che egli stava lavorando al tornio. Mentre stava modellando un vaso di creta, si ruppe, così il vasaio ne rifece un altro nuovo, come gli sembrava meglio. “Allora mi fu rivolta la parola del Signore: -Forse non potrei agire con voi, casa di Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele-“ (v.5,6).
Dio presenta al profeta l’origine dell’uomo; l’Eterno lo ha formato dall’argilla e così nelle sue mani sono tutti gli uomini. Se minaccia di distruggere per la loro malvagità, ma essi si convertano, allora non li distrugge più. Come pure se ha deciso di edificare e di benedire un popolo, ma essi si allontanano, compiendo il male, ritirerà ogni benedizione, che aveva loro promesso.
“Ora annunzia, dunque, agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme: Dice il Signore: Ecco preparo contro di voi una calamità e medito contro di voi un progetto. Su, abbandonate la vostra condotta perversa, migliorate le vostre abitudini e le vostre azioni. Ma essi diranno: -È inutile, noi vogliamo seguire i nostri progetti; ognuno di noi agirà secondo la caparbietà del suo cuore malvagio-“” (v.11,12).
Dio invita Giuda e Gerusalemme a informarsi tra le nazioni, se hanno mai udito grandi e orribili malvagità (uccidendo il Messia), che sono state commesse, in similitudine, alla “vergine di Israele”, cioè Gerusalemme. Infatti, il Signore propone un esempio: può scomparire la neve dalle alte rocce del Libano? Oppure asciugarsi le acque gelide della montagna? Così Dio, tramite il profeta, rivela quello che fece accadere al suo popolo, dopo che ebbero rifiutato il loro Re (Gv.19:21).
“Eppure il mio popolo mi ha dimenticato; essi offrono incenso a un idolo vano. Così hanno inciampato nelle loro strade, nei sentieri di una volta, per camminare su viottoli, per una via non appianata. Il loro paese è una desolazione, un oggetto di scherno perenne. Chiunque passa ne rimarrà stupito e scuoterà il capo. Come fa il vento d’oriente io li disperderò davanti al loro nemico. Mostrerò loro le spalle e non il volto nel giorno della loro rovina” (v.15-17).
Quando Geremia ebbe profetizzato loro tutte queste cose, essi tramarono contro di lui, convinti che stava profetizzando il falso: ” Ora essi dissero: -Venite e tramiamo insidie contro. Venite, colpiamolo per la sua lingua e non badiamo a tutte le sue parole-“ (v.18). Allora Geremia rivolse la preghiera a Dio, ricordando: “quando mi presentavo a te, per parlare in loro favore, per stornare da loro la tua ira” (v.20). Nella preghiera presentata a Dio, Geremia profetizzò tutti gli eventi avvenuti contro il popolo di Dio durante la Diaspora, quando l’ira di Dio si riversò su loro, dandoli tutti nelle mani dell’esercito romano a circa 70 anni d.C.
“Abbandona perciò i loro figli alla fame, gettali in potere della spada; le loro donne restino senza figli e vedove, i loro uomini siano colpiti dalla morte e i loro giovani uccisi dalla spada in battaglia. Si odano grida dalle loro case, quando improvvisa tu farai piombare su di loro una torma di briganti, poiché hanno scavato una fossa per catturarmi e hanno teso lacci ai miei piedi. Ma tu conosci, Signore, ogni loro progetto di morte contro di me; non lasciare impunita la loro iniquità e non cancellare il loro peccato dalla tua presenza. Inciampino alla tua presenza; al momento del tuo sdegno agisci contro di essi!” (v.21-23; Lev.26:33; Ez.5:10,12).
Capitolo 19.
Molte volte, l’Eterno Dio parlava al popolo tramite i suoi profeti dello stesso argomento. Come in questo capitolo –“Così disse il Signore a Geremia: -Va’ a comprarti una brocca di terracotta; prendi alcuni anziani del popolo e alcuni sacerdoti con te ed esci nella valle di Ben-Hinnòn, che è all’ingresso della Porta dei cocci. Là proclamerai le parole che io ti dirò. Riferirai: Ascoltate la parola del Signore, o re di Giuda e abitanti di Gerusalemme. Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco io manderò su questo luogo una sventura tale che risuonerà negli orecchi di chiunque la udrà, poiché mi hanno abbandonato e hanno destinato ad altro questo luogo per sacrificarvi ad altri dei, che né essi né i loro padri né i re di Giuda conoscevano. Essi hanno riempito questo luogo di sangue innocente; hanno edificato alture a Baal per bruciare nel fuoco i loro figli come olocausti a Baal. Questo io non ho comandato, non ne ho mai parlato, non mi è mai venuto in mente” (v.1-5).
Quando i Giudei, i sommi sacerdoti e le guardie gridarono contro Gesù: –Crocifiggilo, crocifiggilo!– (Lc.23:21), compirono il limite del peccato. Essi furono disubbidienti alle leggi e ai comandamenti dati per mezzo di Mosè e, come furono trasgressori della legge di Mosè (Gv.7:19), non accettarono neppure quando fu rivolta a loro “la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” (Gv.1:17). L’Eterno li aveva molte volte avvertiti del grande male, che si commetteva in Giuda (Ger.7:4; 32:35), ma loro continuavano a sacrificare i propri figli al demone (Baal) versando sangue innocente e riempire di idoli abominevoli il Tempio di Dio.
“Perciò, ecco, verranno giorni – dice il Signore – nei quali questo luogo non si chiamerà più Tofet e valle di Ben-Hinnòn, ma piuttosto valle della Strage” (v.6; Ger.7:32). Nella stessa valle in cui gli Ebrei sacrificarono i loro figli a Baal, si terrà la guerra di Armagheddon, in questo caso viene indicata pure come valle del massacro o strage. Dal verso 7 al 13 il profeta rivelò tutto quello che Dio compì contro Giuda e Gerusalemme, perché loro avevano versato il sangue innocente del Signor Gesù, a circa 70 anni dalla nascita del Cristo di Dio (1Cor.3.13; 11:3).
Così come predetto, accaddero in mezzo al popolo le cose più orrende “Farò loro mangiare la carne dei figli e la carne delle figlie; si divoreranno tra di loro durante l’assedio e l’angoscia in cui li stringeranno i nemici e quanti attentano alla loro vita” (v.9). “Quando Geremia tornò da Tofet, dove il Signore lo aveva mandato a profetizzare, si fermò nell’atrio del tempio del Signore e disse a tutto il popolo: -Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco io manderò su questa città e su tutte le sue borgate tutto il male che le ho preannunziato, perché essi si sono intestarditi, rifiutandosi di ascoltare le mie parole–“ (v.14,15).
Molti sono quelli che pensano che Dio, essendo amore, non punisca alcuno, ma non è così, Dio è Amore, ma è anche Giusto giudice. Anche per Israele e Giuda, che peccarono, rifiutando la grazia offerta da Cristo Gesù, Dio determinò la punizione fin dal principio, per bocca del suo servo Mosè, che arrivò al tempo stabilito “Se, nonostante tutto questo, non vorrete darmi ascolto, ma vi opporrete a me, anch’io mi opporrò a voi con furore e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati. Mangerete perfino la carne dei vostri figli e mangerete la carne delle vostre figlie” (Lev.26:27-32; Ez.5).
Capitolo 20.
Il profeta descrive con forza il combattimento della carne contro lo Spirito, che molte volte i figli di Dio devono affrontare, quando sono drasticamente perseguitati. I falsi profeti perseguitavano quelli di Dio, perciò anche i sacerdoti del Signore erano corrotti dai falsi, così “Pascùr figlio di Immèr, sacerdote e sovrintendente-capo del tempio, udì Geremia predire tutte queste cose. Pascùr fece fustigare il profeta Geremia e quindi lo mise in ceppi nella prigione che si trovava presso la porta superiore di Beniamino, nel tempio del Signore” (v.1,2).
Il giorno dopo, quando fu liberato dai ceppi, Geremia disse a Pascùr: “Il Signore non ti chiama più Pascùr, ma Terrore all’intorno” (v.3). Inoltre, dal verso 4 al 6, Geremia predice a Pascùr ciò che Dio ha preparato per lui, per la sua famiglia e per tutto il popolo di Giuda: “Metterò tutto Giuda nelle mani del re di Babilonia, il quale li deporterà a Babilonia e li colpirà di spada” (v.4).
Nella sua angoscia fisica, il profeta, vedendo tutto quello che Dio aveva deciso contro il suo popolo, ha un combattimento tra la sua carne che vuole rifiutarsi di ubbidire e soffrire. Mentre il suo spirito prendendo forza in Dio, ubbidisce e si sottomette alla Sua volontà. Così esprime questo combattimento, dicendo: “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me. Quando parlo, devo gridare, devo proclamare: -Violenza! Oppressione!-. Così la parola del Signore è diventata per me motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno. Mi dicevo: -Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome!-. Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo. Sentivo le insinuazioni di molti: -Terrore all’intorno! Denunciatelo e lo denunceremo-. Tutti i miei amici spiavano la mia caduta: -Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta-“ (v.7-10). Come abbiamo compreso leggendo, quanto forte era il suo combattimento, la carne voleva arrendersi, ma lo Spirito lo spingeva ad ascoltare e a ubbidire a Dio, anche rischiando la morte. Questo è il comportamento di ogni figlio di Dio che fa parte della Chiesa o sposa di Cristo (Ap.12:11).
Notiamo come tutto questo serve a noi, figli di Dio, per esempio. Possiamo considerare come il profeta espone il combattimento della carne contro lo Spirito. Quanto forte è la potenza di Dio, quando Egli parla al nostro spirito e invece quanto debole è la nostra carne, che vorrebbe abbandonare la lotta e non ubbidire allo Spirito. La nostra carne non vorrebbe sottostare alla voce dello Spirito, come il profeta rivela: “mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo”, perché Dio è potente e nessuna carne può vincere il suo Spirito.
Quello che rivela il profeta, mostra quanto spiegato anche dall’apostolo Paolo: “Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte fra loro, in modo che non potete fare quello che vorreste” (Gal.5:17). Con la forza dello Spirito, i figli di Dio vincono sempre sulla carne e la sottomettono allo Spirito, perché solo “Chi vince, erederà queste cose; ed io gli sarò Dio, ed egli mi sarà figliuolo” (Ap.21:7).
Ecco come il profeta esprime la vittoria dello Spirito (fedele a Dio) su tutto quello che è carnale: “Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori cadranno e non potranno prevalere; saranno molto confusi perché non riusciranno, la loro vergogna sarà eterna e incancellabile. Signore degli eserciti, che provi il giusto e scruti il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di essi; poiché a te ho affidato la mia causa! Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori” (v.11-13).
Al contrario, secondo la debolezza della carne, evidenzia quanto segue: “Maledetto il giorno in cui nacqui; il giorno in cui mia madre mi diede alla luce non sia mai benedetto. Maledetto l’uomo che portò la notizia mio padre, dicendo: -Ti è nato un figlio maschio-, colmandolo di gioia. Quell’uomo sia come le città che il Signore ha demolito senza compassione. Ascolti grida al mattino e rumori di guerra a mezzogiorno, perché non mi fece morire nel grembo materno; mia madre sarebbe stata la mia tomba e il suo grembo gravido per sempre. Perché mai sono uscito dal seno materno per vedere tormenti e dolore e per finire i miei giorni nella vergogna?” (v.14-18).
Se noi consideriamo il comportamento dello spirito, che dipende esclusivamente da Dio e quello della carne, che preferisce non essere mai nato, se deve soffrire e ubbidire alla Spirito, allora come il profeta diremo: “Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori cadranno e non potranno prevalere”. “Che diremo dunque a queste cose?” Allora proclamiamo: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?” (Rom.8:31).
(continua)