Capitolo 31.
Dio non lascia impuniti i disubbidienti.
Israele cercò aiuto negli uomini, senza più considerare la grandezza e la potenza del loro Dio, che li aveva tratti dalla schiavitù d’Egitto. Tramite i suoi profeti erano continuamente avvertiti: “O residuo di Giuda, l’Eterno vi dice: -Non andate in Egitto!-. Sappiate bene che oggi vi ho solennemente avvertiti” (Ger.42:19) e “Guai a quanti scendono in Egitto per cercar aiuto, e pongono la speranza nei cavalli, confidano nei carri perché numerosi e sulla cavalleria perché molto potente, senza guardare al Santo di Israele e senza cercare il Signore” (v.1).
Essi non valutarono quanta potenza e capacità è in Dio e che Egli non rinnega ciò che ha detto (Num.23:19), perciò punirà sia i malvagi e sia chi li aiuta. Infatti, è dimostrato che “L’Egiziano è un uomo e non un dio, i suoi cavalli sono carne e non spirito. Il Signore stenderà la sua mano: inciamperà chi porta aiuto e cadrà chi è aiutato, tutti insieme periranno” (v.3). Quando Dio parla, nessuno può fargli cambiare idea: ”nessuno può liberare dalla mia mano; quando io opero, chi può ostacolarmi?” (Is.43:13).
Il profeta rivela come Dio gli ha mostrato, in similitudine, che quando il leone ha raggiunto la sua preda, anche se fosse circondato da una schiera di pastori, non si preoccuperebbe affatto del grido. Così avverrà che il Signore Dio combatterà contro gli empi e proteggerà il residuo del suo popolo: “Come gli uccelli proteggono i loro pulcini, così il Signore degli eserciti proteggerà Gerusalemme; egli la proteggerà, ed essa sarà salvata, la risparmierà ed essa sarà liberata. Ritornate, Israeliti, a colui al quale vi siete profondamente ribellati” (v.5,6).
In quel tempo, il residuo rigetterà tutti gli idoli, che aveva tanto amato, quando si trovava nel peccato. Tutti gli empi, indicati con il nome di Assiria, in similitudine rappresenta il regno della bestia (Ap.13:2), nella guerra contro Cristo, l’Agnello (Ap 17.14), gli eserciti: “Cadranno di spada che non è di uomo; una spada non umana la divorerà (2Tes.2:8). Ci sarà un residuo delle nazioni che “sfugge alla spada, i suoi giovani guerrieri saranno ridotti in schiavitù” (v.8, Zac.14:16), perché essi saranno schiavi d’Israele (Is.60:12; Zac.14:18,18) “Oracolo del Signore che ha un fuoco in Sion e una fornace in Gerusalemme” (v.9).
Capitolo 32.
Ricordiamo che le profezie sono esposte in parabole, in similitudini ed enigmi (Sal.78:2; 49:4; Ez.17:2; 21:5; Os.12:11).
Isaia ricevette molte rivelazioni sul Re dei re, Cristo Gesù, come segue, dove annuncia che “un re (Gesù) regnerà secondo giustizia e i principi governeranno secondo il diritto” (v.1; Is.11:4; 61:10; Ebr.1:9). Tutti vivranno al riparo, perché Dio stesso sarà il loro riparo (Sal.91:1,9).
“Non si chiuderanno più gli occhi di chi vede e gli orecchi di chi sente staranno attenti” (v.3), come avvenne invece per i loro padri quando rimasero increduli verso il Messia, il Cristo (Gv.4:25), mentre nel millennio “si applicheranno a comprendere e la lingua dei balbuzienti parlerà spedita e con chiarezza” (v.4). Non ci sarà più chi tramerà iniquità, gli abietti e i falsi spariranno, nessuno cercherà di cambiare le leggi del Signore per il suo interesse come avviene oggi, perché: “Il nobile invece si propone cose nobili e agisce sempre con nobiltà” (v.8).
Dal verso 10 al 14, il profeta nello Spirito rivela agli israeliti quello che è già avvenuto nel 70 d.C. circa, quando a tutto il popolo fu tolta la nazione (Terra promessa). Terminò allora il benessere della terra, dove scorreva latte e miele (Lev.20:24) e il tempio di Dio fu diroccato, proprio come Gesù rivelò ai suoi discepoli “che non resterà qui pietra su pietra che non sarà diroccata” (Mt.24:2). Accadde allora che “per la terra del mio popolo, nella quale cresceranno spine e pruni, per tutte le case in gioia, per la città gaudente” (v.13).
Alla fine, durante gli ultimi sette anni (una settimana, Dan.9.24) “Un residuo, il residuo di Giacobbe, tornerà al Dio potente” (Is.10:21). In quel tempo, in tutti loro “sarà infuso uno spirito dall’alto; allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva” (v.15). Israele diventerà come un giardino dell’Eden: “Effetto della giustizia sarà la pace, frutto del diritto una perenne sicurezza. Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri, … Beati voi! Seminerete in riva a tutti i ruscelli e lascerete in libertà buoi e asini” (v.17-20).
Capitolo 33.
La parola è rivolta a Babilonia (Vaticano,) che è la quarta bestia vista dal profeta Daniele (Dan.7:7), avvertendo che “Guai a te, che devasti e non sei stato devastato, che saccheggi e non sei stato saccheggiato: sarai devastato, quando avrai finito di devastare, ti saccheggeranno, quando avrai finito di saccheggiare. Signore, pietà di noi, in te speriamo; sii il nostro braccio ogni mattina, nostra salvezza nel tempo dell’angoscia” (v.2). Questo regno è molto forte, raffigurato come il ferro, perché guidato dal dragone (Satana).
Dio si leverà a fare giustizia contro tutte le nazioni empie per mezzo di Cristo Gesù (At.17:31), tutte le nazioni “allora divennero come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via senza lasciar traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande montagna che riempì tutta la terra”(Dan. 2:35; Is.17:13).
Difatti avverrà che, -“Al rumore della tua minaccia fuggono i popoli, quando ti levi si disperdono le nazioni” (v.3). Questo avverrà durante la guerra nella valle di Giosafat (Gioe.3:11-14). Nella sua potenza, tramite Gesù, Dio distruggerà gli eserciti degli empi “per mezzo di quell’uomo che egli ha stabilito; e ne ha dato prova a tutti, risuscitandolo dai morti” (At.17:31; Ap.19:11-21).
“Eccelso è il Signore poiché dimora lassù; egli riempie Sion di diritto e di giustizia” (v.5). In Dio esiste sicurezza e chi mette in pratica le sue leggi, nel timore di Dio, riceverà la sapienza e conoscenza. Tutti gli apostoli e i profeti (araldi) hanno annunciato quello che già accaduto nel 70 d.C. circa, a circa 40 anni dall’ascensione del Signor Gesù nei cieli.
I Giudei dopo aver ucciso il Cristo, compiendo il colmo del peccato, anche Israele rigettò il loro Salvatore e Re (Gv.1:11; At.13:46), allora “i messaggeri di pace piangono amaramente” (v.7), perché essi rifiutarono la Grazia offerta da Cristo Gesù e si compì così la profezia: “Perciò li disperderò come stoppia portata via dal vento del deserto” (Ger.13:24). Israele aveva rotto l’alleanza, che Dio fece con Abramo, Isacco e Giacobbe e così Dio non si curò più del suo popolo. La Terra promessa divenne allora un deserto, tutte le bellezze del Libano, di Saron, di Basan e il Carmelo furono tutte uno squallore.
Giungerà però il tempo, quando Dio si ridesterà e si esalterà nella sua potenza, usando verso il suo popolo ribelle una grande distruzione: “il mio soffio vi divorerà come fuoco” (v.11), come anche “I popoli saranno fornaci per calce, spini tagliati da bruciare nel fuoco” (v.12).
Sia il popolo ebraico (vicini) che i Gentili (lontani) conosceranno qual è la forza dell’Eterno e allora tutti i peccatori saranno spaventati, quando vedranno in Sion (Israele) apparire nel cielo Cristo e la sua Chiesa (Ap.19:11-21). Solamente coloro che riconosceranno il Figlio di Dio, vedranno la potenza di Dio operare; infatti, i versi 14 e 15 mostrano la giusta via da seguire per stare alla presenza di Dio; allora “Costui abiterà in alto, fortezze sulle rocce saranno il suo rifugio, gli sarà dato il pane, avrà l’acqua assicurata” (v.16).
Essi guarderanno e “I tuoi occhi vedranno un re (Cristo Gesù) nel suo splendore, contempleranno un paese sconfinato” (v.17) e comprenderanno che i loro nemici che li perseguitavano non ci saranno mai più; infatti, “Non vedrai più quel popolo straniero, popolo dal linguaggio oscuro, incomprensibile, dalla lingua barbara che non si capisce” (v.19).
“Guarda Sion, la città delle nostre feste! I tuoi occhi vedranno Gerusalemme, dimora tranquilla, tenda che non sarà più rimossa, i suoi paletti non saranno divelti, nessuna delle sue cordicelle sarà strappata” (v.20). Gerusalemme non sarà mai più abbandonata, ma nei mille anni sarà la dimora di Dio con gli uomini, che scenderà dal cielo e si poserà sul monte Sion (Ap.3:12; 21:2,3,9,10).
Negli ultimi tre anni e mezzo, prima del millennio, in Gerusalemme e più precisamente in Sion, un potente uomo, diretto da Satana, si costruirà la sua fortezza, ma Dio la distruggerà e farà nuovi cieli e terra (Is.66:22; 2Ptr.3:13); allora Israele dirà: “noi abbiamo il Signore” (v.21). Tutto sarà cambiato “Poiché il Signore è nostro giudice, il Signore è nostro legislatore, il Signore è nostro re; egli ci salverà” (v.22).
“Allora anche i ciechi divideranno una preda enorme, gli zoppi faranno un ricco bottino” (v.23), perché Dio toglierà dagli occhi del suo popolo il velo, che impediva loro di camminare in verità e vedere spiritualmente. “Nessuno degli abitanti dirà: -Io sono malato-; il popolo che vi dimora è stato assolto dalle sue colpe” (v.24). Tutti saranno chiamati santi. “poi i santi dell’Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per sempre, per l’eternità” (Dan.7:18,22).
Capitolo 34.
Dio parla a Israele (Terra) e a tutte le nazioni, rivelando quello che accadrà alla fine, al termine del regno satanico (grande tribolazione).
“Avvicinatevi, popoli, per udire, e voi, nazioni, prestate ascolto; ascolti la terra e quanti vi abitano, il mondo e quanto produce! Poiché il Signore è adirato contro tutti i popoli ed è sdegnato contro tutti i loro eserciti; li ha votati allo sterminio, li ha destinati al massacro” (v.1,2).
Tutti gli empi sono destinati al massacro; infatti, Armagheddon è anche chiamato per questo “la Valle del massacro”, dove “si seppelliranno i morti in Tofet, perché non ci sarà spazio altrove” (Ger.7:32). Come rivelato al verso 3, così avverrà che la valle sarà piena di cadaveri, confermato dal profeta e apostolo Giovanni, che vide: “uscì tanto sangue, che giungeva sino alle briglie dei cavalli, per una distanza di milleseicento stadi” (Ap.14:20; 19:11-21).
In seguito “Tutta la milizia celeste si dissolve, i cieli si arrotolano come un libro, tutti i loro astri cadono come cade il pampino della vite, come le foglie avvizzite del fico” (v.4; vedi Ap 6:12-17). Infatti, dopo aver annientato gli empi e i loro seduttori, nello stesso giorno (Zac.14:7), Dio distruggerà col fuoco i cieli e la terra attuali, sulla quale Dio pose la maledizione per il peccato di Adamo (Gen.3:17). Avverrà come anche l’apostolo rivela che: “i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c’è in essa sarà distrutta” (2Ptr.3:10,12).
Dal verso 5 al 7, in similitudine, rivela tutto lo sterminio (vendetta) degli empi, che Dio farà tramite Cristo Gesù, quando apparirà nel cielo con la sua potenza per combattere e giudicare le nazioni tutte, compreso gli empi israeliti (Ap.19:11-21). Questo avverrà in Armagheddon, in similitudine, il profeta Isaia lo indica con il nome di Edom, mentre tutti gli eserciti schierati contro l’Agnello (Cristo Gesù) sono segnalati con il nome di Bozra.
“Poiché è il giorno della vendetta del Signore, l’anno della retribuzione per l’avversario di Sion” (v.8). Dio vendicherà tutti i suoi santi, l’avversario di Sion è il regno cattolico, Babilonia, dove siede su di un trono di oro e pietre preziose la meretrice idolatra (papato), che ha sedotto tutti i popoli del mondo con le loro idolatrie (Ap. cap. 17,18). Questo regno diventerà un deserto e il serpente vi farà il nido; esso non sarà mai più abitato, ma sarà dimora di animali selvatici e immondi, dove la sua polvere si cambierà in zolfo e in fuoco, “Non si spegnerà né di giorno né di notte, sempre salirà il suo fumo; per tutte le generazioni resterà deserta” (v.10, Ap.14:11).
Nei suoi stupendi palazzi, ammirati da tutto il mondo, “saliranno le spine, ortiche e cardi sulle sue fortezze; diventerà una tana di sciacalli, un recinto per gli struzzi” (v.13). Chi ha determinato e comandato tutto questo è l’Eterno Dio.
Nei versi 16 e 17, il profeta rivela quello che avverrà negli ultimi sette anni (una settimana), quando Dio farà ritornare gli israeliti da tutte le nazioni, dove li aveva dispersi ed essi abiteranno la Terra promessa per sempre, di generazione in generazione.
Capitolo 35.
Profezia sulla gioia che godrà il residuo israelita negli ultimi mille anni.
Quando Dio cacciò via il suo popolo dalla Terra promessa, essa divenne un deserto arido senza Dio, ma avverrà che “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo” (v 1). Tutto il Libano, il Carmelo e Saròn passeranno ad Israele
“Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio” (v.2). Dio incoraggia tutto il residuo, che sarà scelto per vivere, ad avere mani forti e ginocchia salde: “Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi” (v.4). La vendetta sarà contro le nazioni empie e la ricompensa per Israele, perché Gesù “apparirà una seconda volta senza peccato a coloro che lo aspettano per la salvezza” (Ebr.9:28).
“Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa” (v.5,6). Meraviglie grandi Dio farà per il suo popolo, perché metterà in loro il suo Spirito (Ger.31:33), “li moltiplicherò e metterò il mio santuario in mezzo a loro per sempre” (Ez.37:26).
Dio farà nuovi cieli e nuova terra e tutto sarà cambiato (Is.65:17), allora: “La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d’acqua. I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli diventeranno canneti e giuncaie. Ci sarà una strada appianata e la chiameranno Via santa; nessun impuro la percorrerà e gli stolti non vi si aggireranno” (v.7,8), perché: “nulla d’immondo e nessuno che commetta abominazione o falsità vi entrerà mai, ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello” (Ap.21:27).
In quel tempo non ci saranno più bestie feroci in Israele e nelle nazioni tutte le bestie diventeranno docili, perché i redenti vivranno in pace assoluta; “Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto” (v.10). In Sion regneranno i riscattati da Cristo Gesù, nella Gerusalemme celeste, che scenderà dal cielo da presso Dio (Ap.3:12; 21:9,10).
Capitolo 36.
La profezia di questo capitolo espone la grande fede, che si deve porre in Dio solo e non negli uomini, che sono niente al cospetto di Dio.
Infatti, avvenne che il re di Assiria andò contro Giuda e si impadronì delle sue fortezze. Confidando nella sua forza, mandò i suoi messaggeri al re Ezechia e, alla vista del popolo, esposero il messaggio del re Assiro “Gli andarono incontro Eliakìm figlio di Chelkìa, il maggiordomo, Sebnà lo scrivano e Ioach figlio di Asaf, l’archivista” (v.3). Il coppiere allora disse loro di riferire al re Ezechia da parte del re di Assiria, che era il più forte in guerra e nessuno poteva sentirsi al sicuro di fronte a lui, perciò “Ora, in chi confidi tu, che ti ribelli contro di me?” (v.5).
Proseguì aggiungendo che se confidavano nell’Egitto, come un sostegno di canna spezzata, che non può certamente aiutarli. Inoltre, “Se mi dite: -Noi confidiamo nel Signore nostro Dio, non è forse lo stesso a cui Ezechia distrusse le alture e gli altari, ordinando alla gente di Giuda e di Gerusalemme: Vi prostrerete solo davanti a questo altare? Or bene, fa’ una scommessa con il mio signore, il re di Assiria; io ti darò duemila cavalli, se puoi procurarti cavalieri per essi-” (v.7,8).
Il cocchiere concluse che dovevano confidare solo nel re di Assiria e non nell’Egitto e né nel loro Dio; inoltre attestò, mentendo, che “Il Signore mi ha detto: Muovi contro questo paese e distruggilo” (v.10).
Eliakìm, Sebnà e Ioach chiesero al gran coppiere di parlare in aramaico e non in ebraico, in modo che tutto il popolo non comprendesse. Il gran coppiere rifiutò, affermando che era proprio il popolo che doveva udire tali parole: “Il gran coppiere allora si alzò e gridò in ebraico: -Udite le parole del gran re, del re di Assiria. Dice il re: Non vi inganni Ezechia, poiché egli non potrà salvarvi. Ezechia non vi induca a confidare nel Signore dicendo: Certo, il Signore ci libererà; questa città non sarà messa nelle mani del re di Assiria-” (v.13-15).
Consigliò pure che il popolo doveva arrendersi al re di Assiria e non ascoltare Ezechia, paragonando gli dèi dei popoli sconfitti con l’Iddio d’Israele, affermando: “Potrà forse il Signore liberare Gerusalemme dalla mia mano?- Allora Eliakìm, Sebnà e Ioach non gli risposero, ma, si presentarono a Ezechia con le vesti stracciate e gli riferirono le parole del gran coppiere” (v.20,21).
Capitolo 37.
Dopo che il re Ezechia ascoltò il messaggio del re di Assiria, si stracciò le vesti, indossò un sacco e andò nel Tempio di Dio.
Egli mandò allora dal profeta Isaia “Eliakìm il maggiordomo, Sebnà lo scrivano e gli anziani dei sacerdoti ricoperti di sacco dal profeta” (v.2) perché gli dicessero: “Così dice Ezechia: Giorno di angoscia, di castigo e di vergogna è questo … udite le parole del gran coppiere che il re di Assiria suo signore ha mandato per insultare il Dio vivente lo voglia castigare per le parole che il Signore tuo Dio ha udito. Innalza ora una preghiera per quel resto che ancora rimane in vita-. Così andarono i ministri del re Ezechia da Isaia. Disse loro Isaia: -Riferite al vostro padrone: Dice il Signore: Non temere per le parole che hai udite e con le quali i ministri del re di Assiria mi hanno ingiuriato. Ecco io infonderò in lui uno spirito tale che egli, appena udrà una notizia, ritornerà nel suo paese e nel suo paese io lo farò cadere di spada–“ (v.4-7).
Avvenne che il re di Etiopia mosse guerra al re di Assiria ed egli mandò nuovamente messaggeri ad Ezechia: “Direte così a Ezechia, re di Giuda: -Non ti illuda il tuo Dio, in cui confidi, dicendoti: Gerusalemme non sarà consegnata nelle mani del re di Assiria; ecco tu sai quanto hanno fatto i re di Assiria in tutti i paesi che hanno votato alla distruzione; soltanto tu ti salveresti?” (v.10-11).
Notiamo come il re di Assiria nel suo orgoglio disprezzò l’Iddio vivente, elencando tutti i popoli e i re, che lui aveva vinto in battaglia, vantandosi dell’inutilità degli dei di quelle nazioni.
Ezechia non si perse d’animo; egli prese la lettera e salì al Tempio dell’Eterno e, “spiegato lo scritto davanti al Signore, lo pregò: -Signore degli eserciti, Dio di Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto i cieli e la terra. Porgi, Signore, l’orecchio e ascolta; apri, Signore, gli occhi e guarda; ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha mandato a dire per insultare il Dio vivente. È vero, Signore, i re di Assiria hanno devastato tutte le nazioni e i loro territori; hanno gettato i loro dèi nel fuoco; quelli però non erano dèi, ma solo lavoro delle mani d’uomo, legno e pietra; perciò li hanno distrutti. Ma ora, Signore nostro Dio, liberaci dalla sua mano perché sappiano tutti i regni della terra che tu sei il Signore, il solo Dio” (v.14-20).
Isaia mandò allora a dire a Ezechia: “Così dice il Signore, Dio di Israele: Ho udito quanto hai chiesto nella tua preghiera riguardo a Sennàcherib re di Assiria. Questa è la sentenza che il Signore ha pronunciato contro di lui: Ti disprezza, ti deride la vergine figlia di Sion. Dietro a te scuote il capo la figlia di Gerusalemme. Chi hai insultato e schernito? Contro chi hai alzato la voce e hai elevato, superbo, gli occhi tuoi? Contro il Santo di Israele!” (v.21–23).
Il re di Assiria, per mezzo dei suoi ministri, disprezzò l’Iddio d’Israele, asserendo, in similitudine, che aveva salito sui monti, fino al Libano e reciso i cedri più alti e i cipressi migliori (ucciso i suoi re e i suoi guerrieri) ed aveva persino penetrato nei suoi posti migliori.
“Io ho scavato e bevuto acque straniere, ho fatto inaridire con la pianta dei miei piedi tutti i torrenti dell’Egitto” (v.25).
Per bocca del profeta, Dio risponde a Satana, che è lo strumento di devastazione dell’Eterno, perché guida la mente umana alle distruzioni e lo avverte: “Non l’hai forse sentito dire? Da tempo ho preparato questo, dai giorni antichi io l’ho progettato; ora lo pongo in atto. Era deciso che tu riducessi in mucchi di rovine le fortezze; i loro abitanti impotenti erano spaventati e confusi, erano come l’erba dei campi, come tenera verzura, come l’erba dei tetti, bruciata dal vento d’oriente. Io so quando ti alzi o ti metti a sedere, io ti conosco sia che tu esca sia che rientri. Poiché tu infuri contro di me e la tua insolenza è salita ai miei orecchi, ti metterò il mio anello nelle narici e il mio morso alle labbra; ti farò tornare per la strada per cui sei venuto” (v.26-29).
Questi versi ci indicano come il principe di questo mondo, quando s’innalza nel suo orgoglioso, fa credere che sia lui ad agire e a compiere l’opera, mentre invece è Dio, che dirige e controlla ogni azione nel tempo, secondo la sua volontà. Dio conosce tutti perfettamente e nessuno può sostenere di aver fatto qualcosa con la propria intelligenza o capacità. E’ quindi sempre Dio quello che comanda al suo strumento di fare e di agire secondo la volontà di Dio e quella dei demoni che agiscano solo al comando di Dio (vedi Giobbe cap. 1 e 2), come pure avviene per gli uomini.
Dal verso 30 e 31, Dio rivela un segno: negli ultimi sette anni, un residuo santo uscirà dalla Tribù di Giuda e dopo tre anni “pianterete vigne e ne mangerete il frutto. Ciò che scamperà della casa di Giuda continuerà a mettere radici in basso e a fruttificare in alto. Poiché da Gerusalemme uscirà un resto, dei superstiti dal monte Sion .Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti (Is.4:3). Pertanto dice il Signore contro il re di Assiria: Non entrerà in questa città né vi lancerà una freccia, non l’affronterà con gli scudi né innalzerà contro di essa un terrapieno. Ritornerà per la strada per cui è venuto; non entrerà in questa città. Oracolo del Signore: -Io proteggerò questa città e la salverò, per riguardo a me stesso e al mio servo Davide-“ (il servo di Dio, Davide in similitudine è il Signor Gesù, v.30–35).
Esattamente come il Signore aveva detto riguardo al re di Assiria, avvenne che l’angelo del Signore sconfisse il suo esercito. “Quando i superstiti si alzarono al mattino, ecco erano tutti cadaveri” (v.36). Avvenne che mentre il re d’Assiria “era prostrato in venerazione nel tempio di Nisrok suo dio”, i suoi figli lo uccisero di spada, esattamente come Dio aveva detto tramite il profeta Isaia “ritornerà nel suo paese e nel suo paese io lo farò cadere di spada” (v.7).
Capitolo 38.
Malattia e guarigione del re Ezechia.
“In quei giorni (dopo le minacce del re di Assiria) Ezechia si ammalò gravemente. Il profeta Isaia figlio di Amoz si recò da lui e gli parlò: -Dice il Signore: Disponi riguardo alle cose della tua casa, perché morirai e non guarirai–
Ezechia voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore. Egli disse: -Signore, ricordati che ho passato la vita dinanzi a te con fedeltà e con cuore sincero e ho compiuto ciò che era gradito ai tuoi occhi-. Ezechia pianse molto” (v.1-3).
“Allora la parola del Signore fu rivolta a Isaia: -Va’ e riferisci a Ezechia: Dice il Signore Dio di Davide tuo padre: Ho ascoltato la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco io aggiungerò alla tua vita quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re di Assiria; proteggerò questa città. Da parte del Signore questo ti sia come segno che egli manterrà la promessa che ti ha fatto. Ecco, io faccio tornare indietro di dieci gradi l’ombra sulla meridiana, che è già scesa con il sole sull’orologio di Acaz». E il sole retrocesse di dieci gradi sulla scala che aveva disceso”(v.4-8).
Dal verso 10 al 20 è esposto il meraviglioso cantico “di Ezechia re di Giuda, quando cadde malato e guarì dalla malattia” (v.9). Ezechia pensava di aver finito i suoi giorni su questa terra, “Non vedrò più il Signore sulla terra dei viventi, non vedrò più nessuno fra gli abitanti di questo mondo” (v.11). Considera la sua vita breve, quanto un giorno e una notte, ma riconosce che è Dio che ha deciso tutto e pronuncia: “Signore, in te spera il mio cuore; si ravvivi il mio spirito. Guariscimi e rendimi la vita. Ecco, la mia infermità si è cambiata in salute! Tu hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione, perché ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati” (v.16,17).
Come sappiamo, quando Dio guarisce, anche i peccati vengono perdonati (Mt.9:5; Mrc.2:5). “Il Signore si è degnato di aiutarmi; per questo canteremo sulle cetre tutti i giorni della nostra vita, canteremo nel tempio del Signore. Isaia disse: -Si prenda un impiastro di fichi e si applichi sulla ferita, così guarirà-. Ezechia disse: -Qual è il segno per cui io entrerò nel tempio?-“ (v.20-22). Dio diede guarigione al re Ezechia, tramite un impacco di fichi, simile a quando Gesù guarì il cieco, non alla Parola, ma “sputò in terra, con la saliva fece del fango e ne impiastrò gli occhi del cieco” (Gv.9:6). Dio mette alla prova la fede, come e quando Lui vuole.
Capitolo 39.
La profezia di questo capitolo mostra quanto l’uomo è debole e meschino.
Dopo la guarigione del re Ezechia, il re di Babilonia mandò i suoi messaggeri; “Perché aveva udito che era stato malato ed era guarito. Ezechia se ne rallegrò e mostrò agli inviati la stanza del tesoro, l’argento e l’oro, gli aromi e gli unguenti preziosi, tutto il suo arsenale e quanto si trovava nei suoi magazzini; non ci fu nulla che Ezechia non mostrasse loro nella reggia e in tutto il regno” (v. 1,2).
“Allora il profeta Isaia si presentò al re Ezechia e gli domandò: -Che hanno detto quegli uomini e da dove sono venuti a te?-. Ezechia rispose: -Sono venuti a me da una regione lontana, da Babilonia- Isaia disse ancora: -Che hanno visto nella tua reggia?-. Ezechia rispose: -Hanno visto quanto si trova nella mia reggia, non c’è cosa alcuna nei miei magazzini che io non abbia mostrata loro–“ (v.3,4).
Il profeta Isaia gli rivelò ciò che sarebbe successo da lì a breve tempo, profetizzando intorno all’esilio babilonese. Infatti, “Isaia disse a Ezechia: -Ascolta la parola del Signore degli eserciti: Ecco, verranno giorni nei quali tutto ciò che si trova nella tua reggia e ciò che hanno accumulato i tuoi antenati fino a oggi sarà portato a Babilonia; non vi resterà nulla, dice il Signore. Prenderanno i figli che da te saranno usciti e che tu avrai generati, per farne eunuchi nella reggia di Babilonia-. Ezechia disse a Isaia: -Buona è la parola del Signore, che mi hai riferita-. Egli pensava: -Per lo meno vi saranno pace e sicurezza nei miei giorni” (v.5-8).
Tutta la storia del re Ezechia si trova in 2Re, capitolo 18 al 20. Dio agisce come vuole, secondo la sua volontà e nessuno può cambiarla.
Capitolo 40.
Dio diede questa profezia per il suo popolo.
Qualcuno forse si chiederà: ma Dio parlava solo a Israele? Si, come l’apostolo conferma: “Essi sono Israeliti e possiedono l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse” (Rom.9:4), perché è il popolo scelto da Dio, da cui nacque e mandò il Cristo.
Infatti, inizia proprio con la consolazione del Messia e del suo precursore, il profeta Giovanni il Battista: “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità, perché ha ricevuto dalla mano del Signore doppio castigo per tutti i suoi peccati” (v.2).
Del profeta Giovanni il Battista rivela: “Una voce grida: -Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura” (v.3,4).
Subito dopo si rivelò il Messia, l’Agnello di Dio, come confermato: “Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà, poiché la bocca del Signore ha parlato” (v.5).
Giovanni Battista fu la voce, che gridò nel deserto “Una voce dice: -Grida- e io rispondo: -Che dovrò gridare?-. Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua gloria è come un fiore del campo. Secca l’erba, il fiore appassisce Quando il soffio del Signore spira su di essi. Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura sempre. Veramente il popolo è come l’erba” (v.7,8).
Segue la profezia che rivela l’arrivo del Messia, il Santo di Dio: i versi 9 e 10 rivelano che Dio stabilì sin dal principio Cristo Gesù, che è lo scettro del potere di Dio. Sarà sul monte Sion, come il salmista profetizzò, così avvenne durante il Ministero di Cristo sulla terra. Egli annunciò le grandi opere di Dio al suo popolo e ritornerà sul monte Sion ad esserlo negli ultimi mille anni: “Il Signore stenderà da Sion lo scettro del tuo potere. Domina in mezzo ai tuoi nemici!” (Sal.110:2). Confermato: “Io l’ho costituito mio sovrano sul Sion mio santo monte” (Sal.2:6).
Gesù venne in mezzo al suo popolo, per far conoscere il Padre, cioè Dio (Gv.1:18; 15:15; 16:25; 17:26); infatti, in similitudine, Gesù è lo Scettro o il Braccio di Dio che, tramite prodigi e miracoli, mostrò la potenza di Dio, ma il popolo restò incredulo. Alla fine, a tutti quelli che avranno creduto nel Signore, darà a ciascuno secondo le proprie opere: “Ecco, egli ha con sé il premio e i suoi trofei lo precedono” (v.10; Ap.22:12).
Questo è quello che Gesù farà durante tutto il periodo della Grazia e infine nell’ultima settimana delle settanta per il residuo d’Israele (Dan.9:24): “Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri” (v.11).
Dal verso 12 al 14 mostra la grandezza e la potenza di Dio, Supremo Creatore e progettatore di tutte le cose. Nessuno è simile all’Eterno. Le isole rappresentano tutte le nazioni del mondo; esse sono sotto il peccato e non basterebbe né il fuoco e né le bestie del Libano per sacrificarle per il loro peccato. Agli occhi di Dio: “Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio, contano come il pulviscolo sulla bilancia; ecco, le isole pesano quanto un granello di polvere… Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui, come niente e vanità sono da lui ritenute” (v.16.17).
Dal verso 18 al 21, il profeta, nello Spirito di Dio, rivela tutte le grandi idolatrie del mondo e come sono abominevoli agli occhi di Dio e come le genti sono accecate dalle seduzioni diaboliche. Infatti, in 2 millenni circa, l’uomo ha cercato di rappresentare Dio con le opere delle proprie mani, perciò chiede: “A chi potreste paragonare Dio e quale immagine mettergli a confronto?”. Essi sono senza Dio e non conoscono che: “Egli siede sopra la volta del mondo, da dove gli abitanti sembrano cavallette. Egli stende il cielo come un velo, lo spiega come una tenda dove abitare; egli riduce a nulla i potenti e annienta i signori della terra” (v.22,23).
Come rivelato, gli uomini sono simili all’erba, perché appena nascono sono già destinati al termine della loro vita (Sal.139:16), così “Se egli (Dio) richiamasse il suo spirito a sé e a sé ritraesse il suo soffio, ogni carne morirebbe all’istante e l’uomo ritornerebbe in polvere” (Gb.34:14,15).
Da sempre è avvenuto e tutt’ora persiste quello che Dio disse anche a Israele, che l’uomo cerca di confrontare l’Eterno a qualcosa di personale; infatti, chiede: “A chi potreste paragonarmi quasi che io gli sia pari?- dice il Santo” (v.25). Nessuno è pari a Dio; l’Eterno è il Creatore di tutti gli eserciti del cielo e della terra, li comanda e nessuno di loro manca. Per la sua forza e vigore, tutto continua come Egli ha stabilito. Dio chiede ai due popoli, Israele e Giuda, perché dubitano, pensando che Dio li trascuri?
“Non lo sai forse? Non lo hai udito? Dio eterno è il Signore, creatore di tutta la terra. Egli non si affatica né si stanca, la sua intelligenza è inscrutabile. Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato. Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono; ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (v.28-31).
(continua)