Capitolo 4.
In questo capitolo Dio mette in evidenza al profeta l’avvenuto esilio Babilonese, per Giuda e Gerusalemme “Ecco infatti, il Signore, Dio degli eserciti, toglie a Gerusalemme e a Giuda ogni genere di sostegno, ogni riserva di pane e ogni sostentamento d’acqua” (v.1)
Dio mandò contro di loro gli eserciti del re Nabucodonosor, che abbatté il Tempio di Dio, portando via tutti gli arredi e tolse a Israele ogni sostegno; così tutti i loro capi divennero inutili. Da allora Israele non ebbe più alcun conduttore, perché Dio non permise a Israele, durante l’esilio dei settanta anni, di avere un capo o un giudice. Avvenne che Dio punì per prima i nobili; le persone onorate vennero meno e furono, in similitudine, dominate da ragazzi, ovvero da persone non idonee.
Durante l’esilio, in Gerusalemme ci fu molto disordine e i morti furono tanti, perché, chi si rifiutò di andare in esilio in Babilonia, fu ucciso. Quelli che rimasero in Gerusalemme usarono violenza l’uno contro l’altro (Ger.41:3). Infatti per il grande peccato di Giuda e di Gerusalemme, Dio la distrusse col fuoco. I Giudei offendevano il Signore, loro Dio, con ogni specie di idolatrie. I sacerdoti usavano parzialità verso il popolo, ignorando la legge di Mosè. Essi peccavano e neppure lo nascondevano, simile a Sodoma, “Si preparano il male da se stessi” (v.9).
Sarà invece “Beato il giusto, perché egli avrà bene, mangerà il frutto delle sue opere” (v.10). Mentre l’empio avrà la ricompensa per le sue opere malvage.
Quando Gesù venne tra di loro, Giuda e Gerusalemme erano guidate da persone incapaci; infatti, i sommi sacerdoti e gli scribi, in analogia, erano rappresentati come fanciulli e donne. Gesù li accusò, dicendo: “Difatti, legano dei pesi gravi e li mettono sulle spalle della gente, ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito” (Mt.23:4). Essi perciò traviavano il popolo e “distruggono la strada che tu percorri” (v.12), vale a dire che essi mettevano intoppi davanti a chi voleva fare la volontà di Dio.
Alla fine (ultima settimana delle settanta, Dan.9.24-27) “ Il Signore appare per muovere causa, egli si presenta per giudicare il suo popolo” (v.13) Il Signore inizia il giudizio con gli anziani e i capi del suo popolo: “Voi avete devastato la vigna; le cose tolte ai poveri sono nelle vostre case” (v.14; Ez.9; 1Ptr.4:17). Infatti Gesù trovò in Gerusalemme i sacerdoti, gli scribi e i farisei che opprimevano il popolo e non facevano giustizia all’orfano e alla vedova (Is.1:23).
Dal verso 15 al 23, il profeta rivela quello che avvenne dopo che il popolo di Dio rifiutò la salvezza, tramite il loro Re e Signor Gesù. In analogia, espone l’alterigia del popolo di Dio, che avendo molti beni, si insuperbì per il loro benessere, perciò in similitudine, li presenta come donne (figlie di Sion) sfacciate e senza ritegno.
Quando Israele compì il colmo del peccato, rinnegando il Cristo e condannandolo a morte, nel 70 d.C. circa, si compì la profezia data per bocca di tutti i profeti, perché Dio gli tolse la terra promessa e disperse i superstiti tra tutte le nazioni del mondo (Gen.26:33; Is.1:23; Ger.18:17; 49.36). Da allora tutto cambiò per Israele; la bellezza di Gerusalemme (il Tempio di Dio) divenne un mucchio di rovine e i pochi sopravvissuti non tornarono più nella loro Terra, promessa ai loro padri: “I tuoi prodi cadranno di spada, i tuoi guerrieri in battaglia. Si alzeranno lamenti e gemiti alle tue porte e tu, disabitata (Gerusalemme), giacerai a terra” (v.25,26).
Capitolo 5.
In più profezie, Dio paragona Israele alla sua vigna, come anche Gesù lo rappresenta nelle parabole (Mt.20:7,8; 21:33,39,40) e riferito ancora alla fine, durante il regno satanico (grande tribolazione), sempre in similitudine, come la vigna del Signore, che sarà mietuta (Ap.14,18,19), ovvero i martiri cadranno per mano dell’uomo regnante (la bestia che salirà dal mare, Ap.17.14).
“Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica” (v.2).
Infatti, come abbiamo già spiegato, le profezie sono espresse in analogie. Il diletto del Signore Dio è Cristo Gesù, come Egli stesso testimoniò “Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto” (Mrc.1:11) e la vigna raffigura la sua gente, ovvero il suo popolo (Gv.1:1).
Nei tempi antichi, Dio fece un patto eterno (Gen.17:7; Lev.26:42; Num.32:11) con Abraamo, Isacco e Giacobbe, dove i loro discendenti avrebbero posseduto la Terra promessa. Dio tolse la terra abitata da sei nazioni e la diede a Israele, suo popolo, come gli aveva promesso: “Io scaccerò davanti a te delle nazioni e allargherò i tuoi confini; nessuno oserà appropriarsi del tuo paese…” (Eso.34:24; 33:2). Così avvenne; Dio mise il suo popolo al riparo da tutti i popoli. Dio si aspettava che in quel tempo Israele mettesse in pratica i suoi comandamenti, dati tramite il suo servo Mosè, ma come essi si arricchirono, si rivolsero agli idoli e lasciarono il loro Dio.
Dio chiama a giudizio gli abitanti di Gerusalemme e gli uomini di Giuda; “Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica?” (v.4). al tempo stabilito Dio mandò il suo unigenito Figlio, che attestò: “Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele” (Mt.15:24), ma loro non lo accettarono. Infatti “gli abitanti di Gerusalemme e i loro capi non hanno riconosciuto questo Gesù e, condannandolo, hanno adempiuto le parole dei profeti che si leggono ogni sabato” (At.13:27).
Allora Dio mise in atto la Parola, che aveva pronunciata tramite i suoi profeti (Ger.18.17; Ez.5)
“Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata” (v.5). Come anche Gesù profetizzò la distruzione d’Israele, avvertendo: “Vedete tutte queste cose? Io vi dico in verità: Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sia diroccata” (Mt.24:2).
Dopo la predicazione degli apostoli, gli israeliti rimasero ostili al messaggio di Cristo, allora “Paolo e Barnaba dissero con franchezza: -Era necessario che a voi per primi si annunciasse la Parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi ritenete degni della vita eterna, ecco, ci rivolgiamo agli stranieri” (At.13:46).
A circa 70 anni dalla nascita del Messia, il Cristo, Dio mandò contro di loro i nemici (i romani), che distrussero il Tempio di Dio e sterminarono il popolo. Soltanto pochi scamparono e furono dispersi tra tutte le nazioni del mondo (Ez.5:12; Ger.9:16; 13:24; 49:32). Gerusalemme divenne un deserto desolato, nessun Ebreo poté più ritornare alla sua terra fino al 1948.
“Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi” (v.7). Questo fu quando Gesù venne in mezzo a loro; Egli desiderava che si convertissero e credessero in colui, che Dio aveva mandato per la loro salvezza, ma invece lo uccisero, spargendo sangue innocente. Tramite il profeta, Dio rivela tutto quello che accadde in seguito alla venuta del Messia (v.8-14), che loro aspettavano, ma non lo riconobbero. Avvenne così che Dio li abbondò nelle mani dei loro nemici. Infatti, i romani li deportarono e molti morirono di fame e di sete. Dio rivela che furono inghiottiti dagli inferi, senza distinzione: “Vi precipitano dentro la nobiltà e il popolo, il frastuono e la gioia della città” (v.14).
Dopo un lungo periodo di abbandono (62 settimane, Dan.9:24-27), senza Dio, Israele sarà nuovamente visitato da Dio e il residuo, che riconoscerà il Cristo, che i loro padri uccisero, sarà perdonato e purificato dai loro peccati. Dopo la guerra in Armagheddon (Ap.16:16), essi passeranno nel millennio: “Allora vi pascoleranno gli agnelli come nei loro prati, sulle rovine brucheranno i capretti” (v.17).
Nell’ultima settimana (la settantesima) Ci saranno guai per tutti quelli che, pur conoscendo tutti i progetti di Dio, non si ravvedono, anzi li aspettano, come se ne ricevessero beneficio. Il profeta rivela invece quello che essi hanno fatto e continuano a fare: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro” (v.20). Quelli che cambiano le leggi di Dio in menzogna, si credono sapienti, ma Dio li avverte: -“Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti” (v.21).
I versi 22,23 espongono quello che avviene ai nostri giorni: assolvono il colpevole e condannano l’innocente. Presto arriverà la loro condanna e saranno simili alla paglia bruciata dal fuoco o che diviene un marciume, perché tutta la loro gloria sparirà; in similitudine, “la loro fioritura volerà via come polvere, perché hanno rigettato la legge del Signore degli eserciti, hanno disprezzato la parola del Santo di Israele” (v.24).
Dio ricorda al residuo d’Israele come distrusse i loro antenati, per la loro grande incredulità, togliendogli la Terra, promessa ai loro padri. Egli li abbandonò nelle mani dei loro nemici, così accadde: “io fisserò su di loro i miei occhi per il loro male e non per il loro bene” (Amos 9:4; Ger.44:27).
“Con tutto ciò non si calma la sua ira e la sua mano resta ancora tesa” (v.25). L’ira di Dio non si è ancora placata su di loro e la sua mano è contro di loro, perché sono ancora lontani dal proprio Signore. Alla fine, nella settantesima settimana, Dio punirà una parte d’Israele che non si convertirà, perciò comanderà ad un popolo lontano di andare contro di loro. Per Israele, Dio ha riservato i flagelli degli ultimi tre suoni di tromba (tre guai, Ap.8:13).
Durante i tre guai Dio manderà contro gli empi d’Israele, un esercito potente di demoni “Nessuno fra essi è stanco o inciampa, nessuno sonnecchia o dorme, non si scioglie la cintura dei suoi fianchi e non si slaccia il legaccio dei suoi sandali. Le sue frecce sono acuminate, e ben tesi tutti i suoi archi; gli zoccoli dei suoi cavalli sono come pietre e le ruote dei suoi carri come un turbine… Fremerà su di lui in quel giorno come freme il mare; si guarderà la terra: ecco, saranno tenebre, angoscia e la luce sarà oscurata dalla caligine. (v.27-30; Ap. cap.9).
Capitolo 6.
Questa profezia rivelata a Isaia riguarda la venuta del Cristo di Dio (1Cor.3:23).
“Nell’anno in cui morì il re Ozia” avvenne che il profeta vide il Signore, cioè Gesù Cristo, perché Dio nessuno lo può vedere e restare in vita (Es.33:20). Egli testimoniò: “io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro: -Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria–“ (v.2,3).
Isaia vide intorno a Gesù i quattro esseri viventi, che sono intorno al trono (Ap.4.7-8). Essi proclamano sempre “giorno e notte non cessano di ripetere: Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente”. Inoltre vide che il tempio si riempiva di fumo (per la gloria di Dio, Ap.15:8).
A quella visione Isaia esclamò: “Ohimé! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti” (v.5). Un serafino allora toccò la sua bocca con un carbone ardente per purificarlo da ogni iniquità, rendendolo abile per profetizzare a Israele; infatti, subito udì il Signore che diceva: “-Chi manderò e chi andrà per noi?-. E io risposi: -Eccomi, manda me!- Egli disse: -Va’ e riferisci a questo popolo. Ascoltate pure, ma senza comprendere, osservate pure, ma senza conoscere. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, fallo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da esser guarito-“ (v.8–10).
Così avvenne; Gesù rese il loro cuore (spirito) insensibile. Egli parlava in parabole ai Giudei increduli, affinché si compisse la profezia di Isaia. Gesù spiegò il motivo ai suoi discepoli dicendo: “Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono” (Mt.13:13-15).
“Io dissi: -Fino a quando, Signore?-. Egli rispose: -Finché non siano devastate le città, senza abitanti, le case senza uomini e la campagna resti deserta e desolata-“ (v.11). “Il Signore scaccerà la gente e grande sarà l’abbandono nel paese” (v.12). Tutto questo avvenne durante la Diaspora (dispersione di tutti gli Ebrei tra le nazioni) del 70 d.C. circa. Infatti, solo la decima parte sopravvisse alla grande distruzione, che fecero i romani, “ma di nuovo sarà preda della distruzione”. Come sappiamo ci fu un secondo sterminio, per mano di Hitler nel 1945.
Alla fine da tutte le tribù d’Israele uscirà un residuo santo, che, durante i 1260 giorni del regno satanico, periodo della grande tribolazione, sarà protetto da Dio (Ap.12:6), perché vivrà nell’ultimo millennio, per ripopolare Israele, “come una quercia e come un terebinto, di cui alla caduta resta il ceppo. Progenie santa sarà il suo ceppo” (v.13).
Capitolo 7.
Ai tempi di Achaz, re di Giuda e di Gerusalemme, il re di Siria e il figlio di Remaliah, re d’Israele, salirono contro Gerusalemme per espugnarla, senza riuscirvi, come è descritto nella storia dei re di Giuda e di Israele: “Resin, re di Siria, e Peca, figlio di Remalia, re d’Israele, salirono contro Gerusalemme per assalirla; e vi assediarono Acaz, ma non riuscirono a vincerlo” (2Re 16:5). Il re di Giuda, Achaz, fu molto preoccupato per il suo popolo.
Allora il Signore Dio, chiamò Isaia e lo mandò dal re Acaz per dirgli: “Fa’ attenzione e sta’ tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumosi, per la collera di Rezìn degli Aramei e del figlio di Romelia” (v.4). Tale indicazione dimostra che Dio esegue la sua volontà, già determinata e non avverrà quello che noi vorremmo … “Ma se non crederete, non avrete stabilità” (v.9).
Tramite il profeta, Dio domandò al re di Giuda, Acaz, di chiedere un segno al “Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto. Ma Acaz rispose: -Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore-“ (v.11,12). Il segno, che Dio intendeva, non era qualcosa di personale, ma la venuta del suo Cristo. Così Isaia annunciò la Sua venuta, il Messia, che Israele aspettava: “Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. Egli mangerà panna e miele finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene. Poiché prima ancora che il bimbo impari a rigettare il male e a scegliere il bene, sarà abbandonato il paese di cui temi i due re. Il Signore manderà su di te, sul tuo popolo e sulla casa di tuo padre giorni quali non vennero da quando Efraim si staccò da Giuda: manderà il re di Assiria” (v.14–17).
La rivelazione è della nascita di Gesù, che avvenne tramite una vergine della tribù di Giuda. Egli mangerà panna e miele vuol dire che, durante la Missione di Gesù, qui sulla terra, non sarebbe mancato il cibo in Giudea. Attenzione però all’analogia del bimbo, che sappia rigettare il male e scegliere il bene, perché indica il compimento del sacrificio di Gesù in morte e resurrezione. Dopo circa 40 anni dall’ascensione di Cristo presso il Padre (Gv.20:17; At.cap.1), accadde quello che loro temevano che facessero i due re di Siria e di Israele, ovvero tutti gli ebrei furono abbandonati in mano ai loro nemici (i romani). Infatti: “il Signore farà un fischio alle mosche che sono all’estremità dei canali di Egitto (indica oltre Israele) e alle api che si trovano in Assiria” (in similitudine, l’Impero Romano, (v.18). “Esse verranno e si poseranno tutte nelle valli ricche di burroni, nelle fessure delle rocce, su ogni cespuglio e su ogni pascolo” (v.19). Avvenne che Dio permise all’esercito dei romani (Assiria) d’invadere il territorio israelita e di conquistare Gerusalemme, distruggendo il Tempio di Dio.
Dalla distruzione del Tempio iniziò, per i superstiti d’Israele, l’esilio delle sessantadue settimane (Dan.9:24-27), che termineranno all’inizio dell’ultima settimana (di sette anni). Così si compiranno le settanta settimane date per Israele, rivelate al profeta Daniele.
Il verso 20 espone in similitudine come Dio usò l’esercito dell’imperatore romano, in analogia, “il re assiro”, per compiere la sua opera contro Israele, distruggendo dal più grande nella gerarchia, come il sacerdote, scribi ecc., fino al più piccolo e insignificante cittadino, in similitudine “il capo e il pelo del corpo, anche la barba toglierà via”.
Tutti i profeti, iniziando da Mosè che, rivelò quello che Dio avrebbe fatto in futuro, se il popolo non si sarebbe ravveduto dalle sue opere malvage e così avvenne: “quanto a voi, io vi disperderò fra le nazioni e vi inseguirò a spada tratta; il vostro paese sarà desolato, e le vostre città saranno deserte” (Lev.26:33; Ger.9:16; Ez.5:12). Infatti, avvenne che la nazione d’Israele fu abbandonata, “In tutti i monti, che erano vangati con la vanga, non si passerà più per paura delle spine e dei rovi”.
Alla fine, cioè al termine della settantesima settimana, un residuo santo entrerà nel millennio: “Avverrà in quel giorno: ognuno alleverà una giovenca e due pecore. Per l’abbondanza del latte che faranno, si mangerà la panna; di panna e miele si ciberà ogni superstite in mezzo a questo paese” (v.21,22).
Capitolo 8.
Rivelazione al profeta della venuta del Messia e dell’esilio Israelita tra le nazioni del mondo. Dio gli disse: “Prenditi una grande tavoletta e scrivici con caratteri ordinari: A Mahèr-salàl-cash-baz” (v.1). Egli fece tutto quello che Dio gli aveva detto; si unì pure alla profetessa ed ebbe un figlio e Dio gli disse: “Chiamalo Mahèr-salàl-cash-baz; poiché prima che il bambino sappia dire babbo e mamma, le ricchezze di Damasco e le spoglie di Samaria saranno portate davanti al re di Assiria” (v.3,4).
Così fu rivelato al profeta, in similitudine, quello che Dio aveva deciso per il suo popolo, perché rifiutarono Cristo Gesù, in parabola, “le acque di Siloe” (Gv.9:7). I Giudei non solo rifiutarono il loro Re (Mt.27:11), ma “essi lo hanno ucciso, appendendolo a un legno” (At.10:39). Infatti, Gesù disse che solo: “Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio” (Gv.8:47).
I Giudei avevano paura dei due re, il siriano e il re d’Israele, ma non temettero Dio, così per la loro grande incredulità verso il Messia, accadde ciò che fu profetizzato da Mosè e in seguito da tutti i profeti: “E, quanto a voi, io vi disperderò fra le nazioni e vi inseguirò a spada tratta; il vostro paese sarà desolato, e le vostre città saranno deserte” (Lev.26:33; Ger.49:32; Ez.5:12). Così avvenne che, dopo che Israele e Giuda rigettarono il Cristo, Dio mandò contro di loro il capo dell’esercito dell’imperatore romano (in parabola, il re assiro). Contro Israele Dio mandò un esercito (in analogia, fiume) molto potente. Essi entrarono nella Giudea e la devastarono, fino a distruggere il Tempio di Dio in Gerusalemme.
Il Tempio di Dio è profeticamente rappresentato come il collo, perché il Tempio di Dio era la cosa che più amavano i Giudei, rendendoli orgogliosi. La Diaspora (dispersione degli Ebrei) avvenne circa 40 anni dopo che Gesù “fu elevato in alto sotto i loro occhi… ” (At.1:9). E’ rivelato che l’esercito dei loro nemici si estese per tutta la Giudea; tribù originaria di Cristo Gesù, come esposto: “Le sue ali distese copriranno tutta l’estensione del tuo paese, Emmanuele” (v.8).
Alla fine, la mano del Signore Iddio si volgerà contro i discendenti di quelli che distrussero la città di Dio e il suo Tempio, perché saranno tutti sterminati dal soffio della bocca di Gesù (2Tes.2:8), ovvero dalla Parola, che Egli pronuncerà nella Valle di Giosafat (Gioele 3:12), alla guerra di Armagheddon (Ap.16:16; 19:11-21). Dio avverte tutte le nazioni, che hanno maltrattato gli Ebrei, che si troveranno in mezzo a loro: “Sappiatelo, popoli: sarete frantumati; ascoltate voi tutte, nazioni lontane, cingete le armi e sarete frantumate” (v.9).
Infatti, “Essi combatteranno contro l’Agnello e l’Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il Re dei re; e coloro che sono con lui sono chiamati, eletti e fedeli” (Ap.17:14; Is.8:10,11).
Di seguito Dio rivelò tramite il profeta tutto quello che avvenne “quando giunse la pienezza dei tempi, Dio mandò suo Figlio, nato di donna, nato sotto la legge” (Gal.4:4), avvertendo di “non temete ciò che esso teme e non abbiate paura” (v.12), ma che Dio “sia l’oggetto del vostro timore, della vostra paura” (v.13).
Dio previde l’incredulità dei Giudei, perciò “Egli (Gesù) sarà laccio e pietra d’inciampo e scoglio che fa cadere per le due case di Israele, laccio e trabocchetto per chi abita in Gerusalemme. Tra di loro molti inciamperanno, cadranno e si sfracelleranno, saranno presi e catturati” (v.14,15). Fu confermato da Gesù, quello che accadde a tutti quelli che non credettero nel Figlio di Dio (Gv.10:36), perché agli increduli del popolo di Dio “E chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato ed essa stritolerà colui sul quale cadrà” (Mt.21:44; Rom.9:33; 1Ptr.2:7).
Nessuno di quelli che non appartengono a Dio può comprendere, ma solo a chi è dato: “Non tutti sono capaci di praticare questa parola, ma quelli soltanto ai quali è dato” (Mt.19:11). Infatti, fu ordinato che “si sigilli questa rivelazione nel cuore dei miei discepoli” (v.16), perché Dio nascose il suo volto alla casa di Giacobbe (Israele) quando li disperse tra le nazioni, togliendoli la Terra promessa.
Israele fu rigettato e Dio volse il suo sguardo verso un popolo, che viveva nelle tenebre (detti pagani o gentili). Un popolo scelto tra le nazioni, divenuto “una generazione eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, affinché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce” (1Ptr.2:9). Tutti riscattati con il prezioso sangue di Cristo Gesù, che li presenta a Dio, dicendo: “Ecco, io e i figli che il Signore mi ha dato, siamo segni e presagi per Israele da parte del Signore degli eserciti, che abita sul monte Sion” (v. 18; Ebr.2:13; Rom.11:11).
È rivelato che il popolo israelita consultava anche gli spiriti e gli indovini, chiedendo: “Per i vivi consultare i morti?“, mentre il popolo di Dio dovrebbe consultare i suoi dèi, vale a dire i profeti di Dio. Per la disubbidienza del popolo Ebreo, la terra d’Israele fu devastata dai romani e il popolo mori con la spada, con la fame, con la peste (Ger.14:12) e in quel tempo avvenne che ognuno “preso dall’ira, maledirà il suo re e il suo dio”. Per il residuo superstite disperso tra le nazioni, dalla Diaspora in poi, è stato un tempo di angustia e tenebre, perché abbandonati da Dio (Ger.6:30), perché “riguardo a Israele dice: -Tutto il giorno ho teso le mani verso un popolo disubbidiente e contestatore-” (Rom.10:21).
Dio promette che alla fine (ultima settimana) che avverrà la liberazione d’Israele dalle mani dei loro nemici, quando il residuo entrerà nell’ultimi mille anni, allora “la caligine sarà dissipata, poiché non ci sarà più oscurità dove ora è angoscia” (v.22,23).
Le persecuzioni del popolo israelita del passato termineranno, allora tutto Israele sarà visto glorioso da tutto il mondo, raffigurato dalla via del mare (Ap.17:14), cioè da tutti i popoli e nazioni, che cammineranno alla sua Luce (Ap.21:24).
Premettiamo di nuovo che le profezie non sono in ordine di tempo e perciò in un capitolo possono esserci più profezie riguardanti tempi diversi e non in ordine. Ad esempio nello stesso capitolo può esserci, prima la profezia della fine dei tempi e poi quella dell’inizio. Inoltre le profezie sono esposte in parabole, in analogie ed enigmi, perché non è dato di comprendere a tutti, affinché gli increduli: “guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato” (Mrc.4:11,12).
Salomone ricorda che per comprendere i detti sensati, occorre la Sapienza che viene da Dio, il solo che dà il “buon senso, la giustizia, l’equità, la rettitudine…”, allora “Il saggio ascolterà e accrescerà il suo sapere; l’uomo intelligente ne trarrà buone direttive per capire i proverbi e le allegorie, le parole dei saggi e i loro enigmi” (Prv.1:1-6).
Capitolo 9.
Tramite il profeta, lo Spirito di Dio rivela come il popolo che camminava nelle tenebre, il popolo non Ebreo, tratto dalle nazioni e indicato come gentili o pagani, ha ricevuto la luce, quando hanno riconosciuto Cristo Gesù, il Salvatore del popolo tratto dal mondo, come l’apostolo Pietro espone: “Ma voi siete una generazione eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, affinché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce” (1Ptr.2:9,10). Infatti, noi abbiamo ricevuto misericordia, tramite il sacrificio di Cristo Gesù (Ap.5:9,10), “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”.
Noi appartenenti alle nazioni pagane eravamo senza Dio, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei a tutte le promesse e patti (Ef.2:12), ma per la misericordia ricevuta, tramite il sacrificio di Cristo (Ef 5:2), abbiamo accesso alla Grazia. Noi siamo stati innestati al posto d’Israele (Rom.11:17), che è rimasto infedele a Dio (Rom.10:21) ed è stato abbandonato da Dio. Dio ha dato a noi, popolo della Grazia, gioia e letizia, di servirlo, ricevendo in dono il suo Spirito. Gesù ha sofferto sulla croce, caricandosi di tutti i nostri peccati, in parabola, il giogo pesante e la sbarra sulle sue spalle, ma Dio, risuscitandolo, spezzò il bastone dei suoi aguzzini (quelli che lo condannarono a morte), come fece Mosè e il suo esercito contro Madian (Num.31).
Così Cristo è il vincitore; ha vinto, riscattando un popolo da tutte le nazioni per Dio e Padre suo (Ap.5:9,10; 6:1,2). Vincerà ancora, perché Egli è il Re dei re, il Signore dei signori (Ap.17:14). Egli combatterà e vincerà contro tutti quelli che lo hanno rinnegato, nel giorno della battaglia di Armagheddon (Ap.16:16), dove il mondo intero “sarà esca del fuoco” (v.4), confermato dall’apostolo Pietro, perché i cieli e la terra sono “riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi” (2Ptr.3:7).
Il profeta annuncia la nascita del Messia: “Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (1Gv.4:9). “Sulle sue spalle è il segno della sovranità” (Lc.1:33-35; Ap.17:14; 19;11-21). Gesù è lo scettro di rettitudine del regno di Dio (Sal.2:9; 45:6; Ebr.1:8) , nato dalla tribù di Giuda (Sal.2:9; 60:7; 108:8; Ebr.1:8) ed è chiamato: Consigliere ammirabile (Gv.14:26), Dio potente in opere (Lc.24:19; Gv.9:4; 10:38).
“Padre per sempre” (Is.22:21), “Principe della pace; (v.5; At.5:31; Ebr.7:2). Lo Spirito Santo è lo Spirito di Cristo Gesù (Gal.4:6), “Consigliere per tutti noi (Gal.4:6), Il dominio del Signor Gesù Cristo non avrà mai fine. Egli regnerà sul trono di Davide e “grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore degli eserciti” (v.6; Is.16:5; Sal.132:11; Dan.7:14,27; Lc.1:32).
Più volte il popolo israelita disubbidiva alle leggi dell’Eterno ed Egli li dava in mano ai loro nemici (Gdc.2:18; Num.9:28); così avvenne che “Una parola mandò il Signore contro Giacobbe, essa cadde su Israele” (v.7). Nella Tribù di Efraim e nella città di Samaria risiedeva il re d’Israele; molti re furono arroganti, idolatri e non fecero quello che a Dio piaceva. Dio li dava perciò in mano ai loro nemici, che distruggevano i loro palazzi, ma essi ricostruivano, senza ravvedersi.
Dio li metteva ancora alla prova, facendoli soffrire la fame, la sete e la nudità, ma loro non ricercavano il Signore degli eserciti: “Il popolo non è tornato a chi lo percuoteva; non ha ricercato il Signore degli eserciti” (v.12). Quando Israele arrivò al colmo del peccato rifiutando la Grazia (At.13:46), mentre i Giudei uccisero il loro Salvatore, Cristo Gesù, Dio non solo li diede in mano ai loro nemici, ma gli tolse pure la Terra promessa ai loro padri e li disperse tra le nazioni (Ger.9:16; 18:17).
Dio non usò pietà verso di loro, come li aveva avvertiti tramite i suoi servi, i profeti: “E, quanto a voi, io vi disperderò fra le nazioni e vi inseguirò a spada tratta; il vostro paese sarà desolato, e le vostre città saranno deserte” (Lev.26:33; Ger.9:16; Ez.5:12). Così avvenne a circa 70 anni dopo Cristo, quando in Israele e in Giuda non ci fu più alcuno che camminava rettamente, perché: “Le guide di questo popolo lo hanno fuorviato e i guidati si sono perduti. Perciò il Signore non avrà pietà dei suoi giovani, non si impietosirà degli orfani e delle vedove, perché tutti sono empi e perversi; ogni bocca proferisce parole stolte” (v.15,16). L’ira di Dio contro il suo popolo non terminerà, fino a quando Israele terminerà il suo esilio di sessantadue settimane e inizierà l’ultima settimana delle settanta date per Israele (Dan.9:24-27).
Capitolo 10.
Dio avverte tutto il popolo israelita della loro condotta malvagia: “Guai a coloro che fanno decreti iniqui e scrivono in fretta sentenze oppressive, per negare la giustizia ai miseri e per frodare del diritto i poveri del mio popolo, per fare delle vedove la loro preda e per spogliare gli orfani” (v.2). Dio determinò così per Israele dei guai, mandando contro di loro i nemici e chiedendo: “cosa farete in quel giorno, a chi ricorrerete quando giungerà il castigo, da chi sarete protetti?”
Nel giorno del castigo Israele dovette piegarsi, perché caddero morti o furono fatti prigionieri, proprio nell’anno 70 d.C. circa. I superstiti dovettero infatti lasciare le loro ricchezze e fuggire lontani per trovare asilo presso le nazioni. Con tutto ciò, l’ira di Dio non si calmò, perché la sua mano contro di loro rimarrà fino a quando Israele non sarà di nuovo innestato sul suo ceppo (Rom.11:23) e solo allora ci sarà un residuo santo (Is.4.3).
Attenzione alla profezia, perché Dio si riferisce, in similitudine, all’Impero Romano, indicandolo come la verga del mio furore “Oh! Assiria, verga del mio furore, bastone del mio sdegno. Contro una nazione empia io la mando e la comando contro un popolo con cui sono in collera perché lo saccheggi, lo depredi e lo calpesti come fango di strada” (v.5,6). Questo è quello che avvenne a Israele per mano dei romani durante la Diaspora (Che vuol dire: dispersione degli ebrei fuori dalla loro terra natia).
Dal verso 7 al 11, la profezia è rivolta contro il principe di questo mondo. Dio gli diede il permesso di andare contro Israele, ma il demone pensò di distruggere molte nazioni oltre al comando ricevuto.
Tramite il profeta, Dio parla del demone, affinché si comprenda la sua grande malvagità: “Poiché ha detto: -Con la forza della mia mano ho agito e con la mia sapienza, perché sono intelligente; ho rimosso i confini dei popoli e ho saccheggiato i loro tesori, ho abbattuto come un gigante coloro che sedevano sul trono. La mia mano, come in un nido, ha scovato la ricchezza dei popoli. Come si raccolgono le uova abbandonate, così ho raccolto tutta la terra; non vi fu battito d’ala, nessuno apriva il becco o pigolava–“ (v.13,14). Questo è il vanto del principe di questo mondo, credendo che lui ha il potere di decisione contro i popoli, ma Dio gli risponde in similitudine: “Può forse vantarsi la scure con chi taglia per suo mezzo o la sega insuperbirsi contro chi la maneggia?” Ciò significa che il demone o l’uomo (creatura) non possono fare qualcosa contro il loro Creatore. come un bastone non si può alzare contro chi lo tiene in mano.
Alla fine, quando il Signore, Dio degli eserciti, toglierà tutta la gloria del suo regno malvagio, allora tutti gli eserciti demoniaci saranno chiusi nell’abisso, insieme al suo principe (Ap.20:1-3). In quel giorno, in Israele, Dio farà vendetta, tramite Gesù, di tutti gli empi e dei loro seduttori (Ap.19:11-21). Essi saranno annientati e non ne resterà alcuno.
Allora “il resto di Israele e i superstiti della casa di Giacobbe non si appoggeranno più su chi li ha percossi, ma si appoggeranno sul Signore, sul Santo di Israele, con lealtà” (v.20). Solo un residuo israelita, che era tra le nazioni, tornò nella Terra promessa nel 1948, “Poiché anche se il tuo popolo, o Israele, fosse come la sabbia del mare, solo un suo resto ritornerà; è decretato uno sterminio che farà traboccare la giustizia. Poiché un decreto di rovina eseguirà il Signore, Dio degli eserciti, su tutta la regione” (v.22,23). Infatti solo un residuo degli Ebrei, tornò in Israele dopo lo sterminio di Hitler, dove i superstiti ricevettero di nuovo dall’ONU la Terra promessa da Dio ai loro padri.
“Pertanto così dice il Signore, Dio degli eserciti: -Popolo mio, che abiti in Sion, non temere l’Assiria che ti percuote con la verga e alza il bastone contro di te come già l’Egitto. Perché ancora un poco, ben poco, e il mio sdegno avrà fine; la mia ira li annienterà” (v.24,25). Teniamo conto della profezia, perché Dio promette al suo popolo che presto la Sua mano si rivolgerà contro l’Assiria (i romani), che li resero schiavi e prigionieri, come fecero anche gli egiziani.
Alla fine nell’ultima settimana delle settanta date per Israele (vedi Dan 9:24-27), Dio farà un flagello contro le nazioni, che hanno maltrattato gli Ebrei, avverrà durante la grande tribolazione, perché manderà loro le piaghe come fu per l’Egitto. Il distruttore (Dan.9:27) compirà devastazioni in tutte le nazioni fino al tempo stabilito (1260 giorni). Egli si impadronirà di Sion e di Gerusalemme, ma alla fine del suo regno, saranno tutti uccisi dalla Parola di Cristo Gesù in Armagheddon (Ap.16:16; 19:11-21), mentre il residuo vivente d’Israele sarà innalzato; infatti, “In quel giorno sarà tolto il suo fardello dalla tua spalla e il suo giogo cesserà di pesare sul tuo collo” (v.26).
(continua)