Capitolo 21.
Rivelazione del gesto di Sedekìa, re di Giuda, che non voleva sottostare alla volontà di Dio, cioè quella di consegnare il popolo nelle mani del re di Babilonia. Così Sedekìa mandò dei messaggeri per chiedere al profeta: “-Intercedi per noi presso il Signore, perché Nabucodònosor, re di Babilonia, ci muove guerra; forse il Signore compirà a nostro vantaggio qualcuno dei suoi tanti prodigi, così che egli si allontani da noi-. Geremia rispose loro: -Riferite a Sedekìa: Così dice il Signore, Dio di Israele: Ecco io farò rientrare le armi di guerra, che sono nelle vostre mani, con le quali combattete il re di Babilonia e i Caldei che vi assediano fuori delle mura e le radunerò in mezzo a questa città ”(v.2-4).
Dio li avvertì che combatterà contro di loro, “con mano tesa e con braccio potente, con ira, furore e grande sdegno. Percuoterò gli abitanti di questa città, uomini e bestie; essi moriranno di una grave peste” (v.6) e darà tutti i superstiti nelle mani di Nabucodònosor, re di Babilonia. Così avvenne; furono dati in potere dei loro nemici, per tutte le iniquità commesse dal popolo, che fu ribelle alle leggi di Dio, preferendo ascoltare i falsi profeti, mentre uccidevano i profeti di Dio.
Dio diede ai Giudei un’opportunità di salvarsi: “Riferirai a questo popolo: Dice il Signore: Ecco, io vi metto davanti la via della vita e la via della morte. Chi rimane in questa città morirà di spada, di fame e di peste; chi uscirà e si consegnerà ai Caldei che vi cingono d’assedio, vivrà e gli sarà lasciata la vita come suo bottino” (v.8,9). Dio rese Gerusalemme un mucchio di rovine: ”Essa sarà messa nelle mani del re di Babilonia, il quale la brucerà con il fuoco” (v.10). Dio sempre invita a ravvedersi, come avviene anche oggi, tramite la Parola lasciata dai suo profeti e apostoli. Guai a noi se non ascoltiamo, come fecero i giudei di quel tempo.
Tramite il profeta, il Signore invitò il popolo a ravvedersi, di amministrare la giustizia e di liberare l’oppresso dall’oppressore. Se invece non si fossero ravveduti, l’ira di Dio si sarebbe accesa contro di loro e così avvenne; i giudei non vollero ascoltare la voce del Signore, perché convinti di quello che proponevano i falsi, cioè pace e sicurezza. Infatti, per questo il Signore li riprende aspramente: ”Eccomi a te, o abitatrice della valle, roccia nella pianura, dice il Signore. Voi che dite: Chi scenderà contro di noi? Chi entrerà nelle nostre dimore?” (v.13).
Notiamo come Dio li paragona a una roccia che abita la pianura, tanto avevano resa dura la loro cervice, come una pietra, per non ascoltare e non convertirsi, perciò li avverte: “-Io vi punirò come meritano le vostre opere – dice il Signore – e accenderò il fuoco nel suo bosco, che divorerà tutti i suoi dintorni” (v.14). Dio non dimentica il male, che noi facciamo, anzi tutto è scritto e alla fine noi non possiamo giustificarci di alcuna cosa, perché tutti i giorni siamo avvertiti tramite la sua Parola.
Capitolo 22.
Dio, il Signore, ribadisce quanto già attestato nel capitolo precedente, verso 11 e 12, ovvero che ordinò al profeta di andare nella casa del re di Giuda e riferire a lui e ai suoi ministri “Dice il Signore: Praticate il diritto e la giustizia, liberate l’oppresso dalle mani dell’oppressore, non fate violenza e non opprimete il forestiero, l’orfano e la vedova, e non spargete sangue innocente in questo luogo. Se osserverete lealmente quest’ordine, entreranno ancora per le porte di questa casa i re che siederanno sul trono di Davide, montati su carri e cavalli, essi, i loro ministri e il loro popolo. Ma se non ascolterete queste parole, io lo giuro per me stesso – parola del Signore – questa casa diventerà una rovina” (v.2-5).
Dio considerava la casa del re di Giuda come Gàlaad e come le vette del Libano, perciò per la sua malvagità, chiamò contro di loro i distruttori, per renderlo simile ad un deserto. Molti di quelli che videro le rovine di Gerusalemme si chiesero perché il Signore aveva permesso quella distruzione, la risposta fù: “Perché essi hanno abbandonato l’alleanza del Signore, loro Dio, hanno adorato altri dei e li hanno serviti” (v.9). Dio dispose, avvertendo il profeta, che non bisognava piangere per quelli che morivano, ma piangere amaramente per quelli che partivano, perché essi non tornavano più nel loro paese nativo. Così il Signore, Dio ricordò a tutti, compreso il re di Giuda, insieme ai deportati in Babilonia che “Chi esce da questo luogo non vi farà più ritorno, ma morirà nel luogo dove lo condurranno prigioniero e non rivedrà più questo paese” (v.11,12).
Dio ricorda al profeta di avvertire il popolo, che saranno guai per chi costruisce senza giustizia e chi fa lavorare il prossimo senza pagarlo. Come il re di Giuda faceva grandi progetti falsi, comportandosi da iniquo e Dio, tramite il profeta, gli chiede: “Forse tuo padre non mangiava e beveva? Ma egli praticava il diritto e la giustizia e tutto andava bene. Egli tutelava la causa del povero e del misero e tutto andava bene; questo non significa infatti conoscermi? Oracolo del Signore” (v.15,16).
Il re di Giuda, Ioiakìm, figlio del re Giosia, uomo giusto davanti al Signore, mentre Ioiakìm, badava solo al suo interesse, spargeva sangue innocente e commetteva tutto ciò che era male. Per questo, Dio diede ordine che non si facesse alcun lamento per Ioiakìm, re di Giuda: “Ahi, signore! Ahi, maestà! Sarà sepolto come si seppellisce un asino” (v.18,19). Giuda e Gerusalemme si macchiarono di ogni tipo di peccato, compreso l’idolatria, cosa che l’Eterno detesta, perciò tutti furono destinati all’esilio in Babilonia.
Dal verso 21 al 23, tramite il profeta, l’Eterno ricorda quante volte mandava i suoi messaggeri, cercando di farli ravvedere (2Re 24:15), ma essi rifiutarono di ascoltare la Sua voce. Anche il re Ioiakìm fece quello che dispiacque all’Eterno e per questo furono scacciati (2Re 24:2-15) e furono dati nelle mani del re Nabucodonosor, insieme al popolo, che fu ribelle alla voce del Signore. Dio ricorda che “se Conìa figlio di Ioiakìm, re di Giuda, fosse un anello da sigillo nella mia destra, io me lo strapperei. Ti metterò nelle mani di chi attenta alla tua vita, nelle mani di coloro che tu temi, nelle mani di Nabucodonosor re di Babilonia e nelle mani dei Caldei” (v.24,25). Così avvenne; per mano del re di Babilonia, Dio distrusse il Tempio in Gerusalemme e diede al fuoco la città. Nessuno dei deportati ritornò mai più nella sua terra natia, perché la cattività di tutto il popolo durò settanta anni.
“Perché sono dunque scacciati, egli e la sua discendenza, e gettati in un paese che non conoscono?». Terra, terra, terra! Ascolta la parola del Signore! Dice il Signore: -Registrate quest’uomo come uno senza figli, un uomo che non ha successo nella sua vita, perché nessuno della sua stirpe avrà la fortuna di sedere sul trono di Davide né di regnare ancora su Giuda–“ (v.28-30). La profezia riguarda la discendenza dell’ultimo re di Giuda, che commise tante abominazioni davanti all’Eterno (2Cron.36:8), perciò nessun suo discendente sedette mai più sul trono di Davide.
Capitolo 23.
La profezia riguarda la fine che faranno tutti quelli che si dicono pastori, ma che Dio non li ha ordinati come tali. Per tutti loro furono guai, perché con le loro menzogne, essi allontanarono da Dio il suo gregge (Israele). Così avvenne; quando Gesù venne in mezzo al suo popolo, riprese quelli che dovevano condurre il gregge del suo popolo, invece: “Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io mi occuperò di voi e della malvagità delle vostre azioni. Oracolo del Signore” (v.2). Alla fine, quando per Israele inizierà l’ultima settimana delle settanta date per loro (Dan.9:24), avverrà che: “Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; di esse non ne mancherà neppure una-. Oracolo del Signore–“ (v.3,4).
Il profeta rivela al popolo la venuta del Cristo di Dio (1Cor.3:13): “Ecco, verranno giorni – dice il Signore – nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto (Gesù), che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele starà sicuro nella sua dimora; questo sarà il nome con cui lo chiameranno: Signore-nostra-giustizia” (v.5,6). Questo accadrà all’inizio dei mille anni, quando il residuo salvato non ricorderà più dell’uscita dall’Egitto,, ma piuttosto dirà: “Per la vita del Signore che ha fatto uscire e che ha ricondotto la discendenza della casa di Israele dalla terra del settentrione e da tutte le regioni dove li aveva dispersi; costoro dimoreranno nella propria terra” (v.8).
Il profeta rivela, tramite lo Spirito di Dio, quello che Gesù trovò quando venne in mezzo al suo popolo, perché il Signore conosceva bene l’interno dei cuori di tutti (Gv.2:25). Gesù fu molto addolorato da tutto quello che vedeva: “Poiché il paese è pieno di adùlteri; a causa della maledizione tutto il paese è in lutto, si sono inariditi i pascoli della steppa. Il loro fine è il male e la loro forza è l’ingiustizia. Perfino il profeta, perfino il sacerdote sono empi, perfino nella mia casa ho trovato la loro malvagità” (v.10,11), come Gesù confermò: “ma voi ne fate ‘una spelonca di ladroni’” (Mt.21:13).
Dal verso 11 al 14, il profeta rivela tutto il peccato che si commetteva in Gerusalemme dai profeti, che predicevano in nome di Baal e corrompevano il popolo di Dio. Sia Giuda che Israele facevano cose nefaste agli occhi di Dio, perciò il Signore Dio li paragona a Sodoma e a Gomorra. Per la loro malvagità fu preparato un sentiero sdrucciolevole; infatti, così accadde, quando Gesù venne tra di loro “Chiunque cadrà su quella pietra (Gesù) sarà sfracellato ed essa stritolerà colui sul quale cadrà” (Lc.20:18).
“Perciò dice il Signore degli eserciti contro i profeti: -Ecco farò loro ingoiare assenzio e bere acque avvelenate, perché dai profeti di Gerusalemme l’empietà si è sparsa su tutto il paese-. Così dice il Signore degli eserciti: -Non ascoltate le parole dei profeti che profetizzano per voi; essi vi fanno credere cose vane, vi annunziano fantasie del loro cuore, non quanto viene dalla bocca del Signore-” (v.15,16).
Tutti i falsi sono seduttori, perché attestano ingiustamente che non arriverà la sventura e con parole piacevoli attirano a sé quelli che disprezzano la Parola del Signore. Al giudizio, Dio non considererà innocenti quelli che si alimentano di menzogne, perciò: “Ecco la tempesta del Signore, il suo furore si scatena, una tempesta travolgente si abbatte sul capo dei malvagi. Non cesserà l’ira del Signore, finché non abbia compiuto e attuato i progetti del suo cuore. Alla fine dei giorni comprenderete tutto!” (v.19,20). Così avverrà alla fine (ultimi sette anni) quando il residuo comprenderà il motivo perché Dio ha trattato il suo popolo con tanta severità.
Dio è contro i falsi profeti o pastori e li avvisa: “Io non ho inviato questi profeti ed essi corrono; non ho parlato a loro ed essi profetizzano” (v.21). Ai falsi chiede se loro hanno ricevuto dal Signore consiglio, perché non distolgono il popolo dal compiere tante iniquità, con la loro condotta malvagia?
L’Eterno è Dio per coloro che sono vicini, Israele, ma lo è anche per quelli che erano lontani (i gentili, Ef.2:17), perché nessuno si può nascondere, senza esser visto da Dio. Egli è quello che riempie il cielo e la terra, perciò dice il Signore: “Ho sentito quanto affermano i profeti che predicono in mio nome menzogne: Ho avuto un sogno, ho avuto un sogno. Fino a quando ci saranno nel mio popolo profeti che predicono la menzogna e profetizzano gli inganni del loro cuore?” (v.25,26). I falsi profeti cercano attraverso i loro sogni di far dimenticare il vero Dio, proprio come fecero i falsi profeti che portarono Israele ad adorare Baal.
Se un profeta ha un sogno, non lo faccia passare come se venisse da Dio, e se invece ha udito da Dio la Parola l’annunci fedelmente, perché: “Che cosa ha in comune la paglia con il grano? Oracolo del Signore” (v.28). La parola dell’uomo è come la paglia che, lasciata sul terreno, marcisce; al contrario la Parola di Dio, quando viene seminata, porta frutto. Facciamo attenzione, tramite Geremia, Dio usa contro i falsi profeti delle parole molto dure: – “Eccomi contro i profeti: – oracolo del Signore – i quali si rubano gli uni gli altri le mie parole. Eccomi contro i profeti – oracolo del Signore – che muovono la lingua per dare oracoli. Eccomi contro i profeti di sogni menzogneri – dice il Signore – che li raccontano e traviano il mio popolo con menzogne e millanterie. Io non li ho inviati né ho dato alcun ordine; essi non gioveranno affatto a questo popolo-. Parola del Signore-” (v.30-32).
Ecco perché Gesù avvisò tutti: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi travestiti da pecore; ma dentro son lupi rapaci” (Mt.7:15). Non ci sarà scampo per quelli che annunciano menzogne e né per quelli che li ascoltano, come Dio comunicò, tramite il profeta, la fine riservata ai corruttori e al popolo.
“Quando dunque questo popolo o un profeta o un sacerdote ti domanderà: -Qual è il peso del messaggio del Signore?-, tu riferirai loro: -Voi siete il peso del Signore! Io vi rigetterò-. Parola del Signore. E il profeta o il sacerdote o il popolo che dica: -Peso del Signore!-, io lo punirò nella persona e nella famiglia. Direte l’uno all’altro: -Che cosa ha risposto il Signore?- e: -Che cosa ha detto il Signore?-. Non farete più menzione di peso del Signore, altrimenti per chiunque la sua stessa parola sarà considerata un peso per avere travisato le parole del Dio vivente, del Signore degli eserciti, nostro Dio. Così dirai al profeta: -Che cosa ti ha risposto il Signore? – e -che cosa ha detto il Signore?-. Ma se direte -Peso del Signore-, allora così parla il Signore: -Poiché ripetete: Peso del Signore (vuol dire Parola del Signore), mentre vi avevo ordinato di non dire più: Peso del Signore, – ecco, proprio per questo, io mi caricherò di voi come di un peso e getterò lontano dal mio volto voi e la città che ho dato a voi e ai vostri padri. Vi coprirò di obbrobrio perenne e di confusione perenne, che non sarà mai dimenticata–“ (v.33-40).
Ancora oggi, moltissimi seduttori, nominati come falsi profeti, parlano di Dio come se quello che proclamano provenisse da Dio, mentre è pura fantasia della loro mente. L’apostolo definisce la situazione attuale, come “distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole” (2Tmt.4:4).
Capitolo 24.
Chi legge le profezie sapendo ascoltate lo Spirito, sa che il Signore Dio molte volte faceva delle rivelazioni ai profeti usando come paragoni degli oggetti, come cintura, argilla o coppa, anche questa volta gli “mostrò due canestri di fichi posti davanti al tempio, dopo che Nabucodònosor re di Babilonia aveva deportato da Gerusalemme Ieconia figlio di Ioiakìm re di Giuda, i capi di Giuda, gli artigiani e i fabbri e li aveva condotti a Babilonia. Un canestro era pieno di fichi molto buoni, come i fichi primaticci, mentre l’altro canestro era pieno di fichi cattivi, così cattivi che non si potevano mangiare. Il Signore mi disse: -Che cosa vedi, Geremia?-. Io risposi: -Fichi; i fichi buoni sono molto buoni, i cattivi sono molto cattivi, tanto cattivi che non si possono mangiare-“ (v.1-3).
Dal verso 4 al 7, è mostrata la spiegazione dei due cesti di fichi. Il Signore, Dio di Israele, spiegò così al profeta, cosa intendeva indicare con quei cesti di fichi: quello con i fichi buoni da mangiare, raffigurava il residuo, che era andato in esilio in Babilonia, secondo l’ordine di Dio. Di loro il Signore si prendeva cura per il loro bene e, alla fine della cattività, li avrebbe ricondotti nuovamente nella loro terra natia. Promise che se fossero tornati a Dio con tutto il loro cuore, li avrebbe dato un cuore capace di conoscerLo, così allora “essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio” -“Come invece si trattano i fichi cattivi, che non si possono mangiare tanto sono cattivi – così parla il Signore – così io farò di Sedekìa, re di Giuda, dei suoi capi e del resto di Gerusalemme, ossia dei superstiti in questo paese, e di coloro che abitano nel paese d’Egitto. Li renderò oggetto di spavento per tutti i regni della terra, l’obbrobrio, la favola, lo zimbello e la maledizione in tutti i luoghi dove li scaccerò. Manderò contro di loro la spada, la fame e la peste finché non scompariranno dal paese che io diedi a loro e ai loro padri” (v.8-10).
Cosa insegna anche a noi queste analogie?
Facciamo attenzione ad ubbidire a Dio, nostro Padre celeste, in ogni cosa. La parte dei fichi buoni rappresentava quelli che furono ubbidienti e, al comando del Signore, andarono in Babilonia come gli era stato ordinato. L’altra parte del popolo, compreso il re di Giuda, invece si opposero, rifiutando di andare in Babilonia, preferendo andarsene in Egitto, dove Dio in seguito come profetizzato da Geremia li fece morire di spada, proprio come essi avevano paura di morire . Inoltre anche i loro discendenti furono maledetti in tutti i luoghi ovunque essi si trovassero, anche dopo la cattività di Babilonia. Furono perseguitati dalla spada, dalla fame e dalla peste “finché non scompariranno dal paese che io diedi a loro e ai loro padri” (v.10).
Non lasciamoci ingannare da coloro che predicano un Dio di solo amore, perché arriverà il giorno determinato che “Farò vendetta nella mia ira e nel mio furore, delle nazioni che non avranno dato ascolto” (Mich.5:14; Rom.12:19; 2Tes.1:8; Ebr.10:30). Ancora più eloquente: “Poiché il giorno della vendetta, che era nel mio cuore, e il mio anno di redenzione sono giunti” (Is.63:4). Il giorno della vendetta è Armagheddon o valle di Giosafat (Ap.16:16; Gioele 3:11-14), mentre l’anno della redenzione è il millennio, “mio anno”, perché giunge per Cristo Gesù la vittoria finale e nei mille anni siederà come Re dei re e Signore dei signori sul trono di Davide (suo padre, Lc.1:32-35), perciò “Non lasciatevi ingannare, fratelli miei carissimi” (Gcm.1:16).
Capitolo 25.
La profezia di questo capitolo evidenzia il presente di Giuda e di Gerusalemme, la loro cattività babilonese, il rifiuto del Messia e la conseguenza della Diaspora avvenuta a circa 40 anni dall’ascesa di Gesù al Padre (At.1:9). Questa parola fu rivolta a Geremia per tutto il popolo di Giuda nel quarto anno di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda – cioè nel primo anno di Nabucodònosor re di Babilonia” (v.1). Tramite il profeta, Dio ricorda al popolo tutte le volte che aveva mandato loro i suoi profeti, ma non li avevano voluto ascoltare. Anche Gesù ribadì ai giudei la stessa cosa, dicendo in parabola: “Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero” (Mrc.12:1-11).
Il profeta Geremia profetizzò loro per 23 anni, “ io ho parlato a voi premurosamente e continuamente, ma voi non avete ascoltato. Il Signore vi ha inviato con assidua premura tutti i suoi servi, i profeti, ma voi non avete ascoltato e non avete prestato orecchio per ascoltare quando vi diceva: Ognuno abbandoni la sua condotta perversa e le sue opere malvage; allora potrete abitare nel paese che il Signore ha dato a voi e ai vostri padri dai tempi antichi e per sempre” (v.3-5).
Furono avvertiti di non seguite altri dei per servirli e adorarli, però non li ascoltarono, ma per loro disgrazia, continuarono a provocare il Signore. Al tempo stabilito, “Per questo dice il Signore degli eserciti: Poiché non avete ascoltato le mie parole, ecco manderò a prendere tutte le tribù del settentrione, le manderò contro questo paese, contro i suoi abitanti e contro tutte le nazioni confinanti, voterò costoro allo sterminio e li ridurrò a oggetto di orrore, a scherno e a obbrobrio perenne. Farò cessare in mezzo a loro le grida di gioia e le voci di allegria, la voce dello sposo e quella della sposa, il rumore della mola e il lume della lampada. Tutta questa regione sarà abbandonata alla distruzione e alla desolazione e queste genti resteranno schiave del re di Babilonia per settanta anni” (v.8-11).
Al termine dei settanta anni, la mano del Signore si rivolse contro Babilonia e contro il paese dei caldei, che aveva ospitato il popolo di Dio. Avvenne così che mandò: “dunque a effetto su questo paese tutte le parole che ho pronunziate a suo riguardo, quanto è scritto in questo libro, ciò che Geremia aveva predetto contro tutte le nazioni. Nazioni numerose e re potenti ridurranno in schiavitù anche costoro, e così li ripagherò secondo le loro azioni, secondo le opere delle loro mani” (v.13,14). Come fu profetizzato, Dio distrusse Babilonia, che aveva regnato sul suo popolo e mai più è stata edificata.
Dal verso 15 al 28, il l Signore, Dio di Israele, ordina al profeta di prendere la coppa della sua ira, dalla sua mano e di farla bere a tutte le nazioni della terra, compreso Giuda e Gerusalemme. Ciò riguarda gli ultimi tre anni e mezzo (1260 giorni), conosciuti come grande tribolazione. I popoli di tutte le nazioni prenderanno allora sulla loro fronte o sulla mano il marchio o il nome della bestia (l’uomo che riceverà direttamente da Satana il regno, la sua autorità e la sua potenza, Ap.13:2; 11-18).
Occorre fare attenzione; Dio mette in guardia anche noi degli ultimi tempi, affermando che: “Se io comincio a castigare proprio la città che porta il mio nome, pretendete voi di rimanere impuniti? No, impuniti non resterete, perché io chiamerò la spada su tutti gli abitanti della terra. Oracolo del Signore degli eserciti” (v.29), come anche l’apostolo Pietro ribadì “Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di coloro che non ubbidiscono all’evangelo di Dio?” (1Ptr.4:17). Dio non risparmiò il suo popolo, che rifiutò di ascoltare e di convertirsi, così anche noi non resteremo impuniti, se rifiuteremo di convertirci e lasciare le nostre iniquità.
Nei versi dal 30 al 33, il profeta rivela gli eventi di quando Gesù siederà per giudicare le nazioni nella guerra di Armagheddon (Ap.16:16; 19:11-21). “Tu preannunzierai tutte queste cose e dirai loro: Il Signore ruggisce dall’alto, dalla sua santa dimora fa udire il suo tuono; alza il suo ruggito contro la prateria, manda grida di giubilo come i pigiatori delle uve, contro tutti gli abitanti del paese. Il rumore giunge fino all’estremità della terra, perché il Signore viene a giudizio con le nazioni; egli istruisce il giudizio riguardo a ogni uomo, abbandona gli empi alla spada. Parola del Signore-. Dice il Signore degli eserciti: -Ecco, la sventura passa di nazione in nazione, un grande turbine si alza dall’estremità della terra. In quel giorno i colpiti dal Signore si troveranno da un’estremità all’altra della terra; non saranno pianti né raccolti né sepolti, ma saranno come letame sul suolo” (v.30-33).
Quanto sopra profetizzato avverrà nell’ultimo giorno dell’ira di Dio (più conosciuto come guerra di Armagheddon, Ap.16:16). Alla chiusura della Grazia per il popolo dei Gentili, si rivelerà l’ira di Dio contro tutti gli empi. Inizierà così l’ultima settimana (sette anni) delle settanta (Dan.9:24), dove gli ultimi 1260 giorni, circa 3 anni e mezzo, ci sarà il regno di Satana, conosciuto come grande tribolazione. Dio punirà tutti i falsi profeti; infatti, é dichiarato loro: “Urlate, pastori, gridate, rotolatevi nella polvere, capi del gregge! Perché sono compiuti i giorni per il vostro macello; stramazzerete come scelti montoni. Non ci sarà rifugio per i pastori né scampo per i capi del gregge. Sentite le grida dei pastori, gli urli delle guide del gregge, perché il Signore distrugge il loro pascolo; sono devastati i prati tranquilli a causa dell’ardente ira del Signore. Il leone abbandona la sua tana, poiché il loro paese è una desolazione a causa della spada devastatrice e a causa della sua ira ardente” (v.34-38).
Anche il profeta Aggeo conferma quanto avverrà nell’ultimo giorno: “abbatterò il trono dei regni e distruggerò la potenza dei regni delle nazioni, rovescerò i carri e i loro equipaggi: cadranno cavalli e cavalieri; ognuno verrà trafitto dalla spada del proprio fratello” (Aggeo 2:22). Quindi avverrà che alla parola di Gesù si uccideranno l’un l’altro (Ez.38:21; Zac.14:13; Ap.19:15).
Capitolo 26.
Dopo il regno di Giosia, re di Giuda, iniziò a regnare suo figlio Ioiakìm. Nel primo anno del suo regno, Dio parlò al profeta Geremia, dicendo: “Va’ nell’atrio del tempio del Signore e riferisci a tutte le città di Giuda che vengono per adorare nel tempio del Signore tutte le parole che ti ho comandato di annunziare loro; non tralasciare neppure una parola” (v.2). Dio promise al profeta che se lo avessero ascoltato, mettendo in pratica tutta la legge che Dio aveva posto davanti a loro e si sarebbero convertiti, allora avrebbe annullato tutto il male che aveva predetto e non sarebbe avvenuto, ma “se non ascolterete le parole dei profeti miei servi che ho inviato a voi con costante premura, ma che voi non avete ascoltato, io ridurrò questo tempio come quello di Silo e farò di questa città un esempio di maledizione per tutti i popoli della terra” (v.5,6).
Allora tutto il popolo di Giuda, i sacerdoti, i profeti e tutti quelli che erano nel Tempio udirono tutte le parole dette dal Signore a Geremia. Così quando il profeta finì di parlare, esponendo le parole del Signore, tutti si radunarono nel Tempio del Signore contro Geremia: “Allora i sacerdoti e i profeti dissero ai capi e a tutto il popolo: -Una sentenza di morte merita quest’uomo, perché ha profetizzato contro questa città come avete udito con i vostri orecchi!-. Ma Geremia rispose a tutti i capi e a tutto il popolo: -Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e contro questa città le cose che avete ascoltate. Or dunque migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore vostro Dio e il Signore ritratterà il male che ha annunziato contro di voi. Quanto a me, eccomi in mano vostra, fate di me come vi sembra bene e giusto; ma sappiate bene che, se voi mi ucciderete, attirerete sangue innocente su di voi, su questa città e su i suoi abitanti, perché il Signore mi ha veramente inviato a voi per esporre ai vostri orecchi tutte queste cose” (v.11-15).
Tutti quelli che ascoltarono Geremia, si radunarono e in comune accordo, “dissero ai sacerdoti e ai profeti: -Non ci deve essere sentenza di morte per quest’uomo, perché ci ha parlato nel nome del Signore nostro Dio-“ (v.16). Allora alcuni degli anziani del paese dissero a tutta l’assemblea del popolo che anche al tempo del re Ezechia ci fu un profeta che parlò nel nome del Signore, contro Sion dichiarando che: “sarà arata come un campo, Gerusalemme diventerà un cumulo di rovine, il monte del tempio un’altura boscosa! Forse Ezechia re di Giuda e tutti quelli di Giuda lo uccisero? Non temettero piuttosto il Signore e non placarono il volto del Signore e così il Signore disdisse il male che aveva loro annunziato? Noi, invece, stiamo per commettere una grave iniquità a nostro danno” (v.18,19).
Anche ai tempi del re Ioiakìm ci fu un altro uomo di nome Uria, che profetizzava nel nome del Signore, “contro questa città e contro questo paese con parole simili a quelle di Geremia. Il re Ioiakìm, tutti i suoi prodi e tutti i magistrati udirono le sue parole e il re cercò di ucciderlo, ma Uria lo venne a sapere e per timore fuggì andandosene in Egitto” (v.20,21). Il re di Giuda lo mandò a cercare, lo trovò, lo ricondusse in Giuda e lo fece uccidere. Quindi la profezia di Uria risultò falsa, perché Dio non lo aveva mandato e lui aveva profetizzato falsamente nel nome del Signore, perciò Dio lo fece uccidere e non lo preservò dalla morte.
Capitolo 27.
Come era stato predetto dal profeta, Dio ammoniva sempre il popolo, invitandolo a ravvedersi dalle loro opere malvage. Ancora al principio del regno di Sedekìa, figlio del re Giosia, re di Giuda, Dio parlava continuamente al popolo in ogni modo, affinché si convertissero dall’iniquità. Così ancora il profeta mostrò quello che il Signore gli ordinò: “Procurati capestri e un giogo e mettili sul tuo collo” (v.2).
Gli disse anche di chiamare i messaggeri del re di Edom, di Moab, degli Ammoniti, di Tiro e di Sidòne e di affidargli questo messaggio per i loro signori: “Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele, così parlerete ai vostri signori: Io ho fatto la terra, l’uomo e gli animali che sono sulla terra, con grande potenza e con braccio potente e li do a chi mi piace. Ora ho consegnato tutte quelle regioni in potere di Nabucodònosor re di Babilonia, mio servo; a lui ho consegnato perfino le bestie selvatiche perché lo servano. Tutte le nazioni saranno soggette a lui, a suo figlio e al nipote, finché anche per il suo paese non verrà il momento. Allora molte nazioni e re potenti lo assoggetteranno. La nazione o il regno che non si assoggetterà a Nabucodònosor, re di Babilonia, e che non sottoporrà il collo al giogo del re di Babilonia, io li punirò con la spada, la fame e la peste – dice il Signore.- finché non li avrò consegnati in suo potere” (v.4-8).
Dio aveva prestabilito che tutte le nazioni, sopra citate, si dovevano assoggettare al re di Babilonia. Con molta insistenza, ancora Dio ricorda, tramite il profeta, di non ascoltare “i vostri profeti né ai vostri indovini né ai vostri sognatori né ai vostri maghi né ai vostri stregoni, che vi dicono: Non sarete soggetti al re di Babilonia!” (v.9), perché essi predicano menzogne, ma se, udendo la voce del Signore, si assoggettano al re di Babilonia, resterebbero tranquilli sul loro suolo, coltivandolo e abitandolo. Ma avvenne che, una parte del popolo non vollero ubbidire, e non andò in Babilonia, ma preferirono andarsene in Egitto, contro la volontà del Signore.
Il Signore vuole ubbidienza e annunciò al suo popolo e al re di Giuda Sedekìa: ”io ho parlato proprio allo stesso modo: -Piegate il collo al giogo del re di Babilonia, siate soggetti a lui e al suo popolo e conserverete la vita. Perché tu e il tuo popolo vorreste morire di spada, di fame e di peste, come ha preannunziato il Signore per la nazione che non si assoggetterà al re di Babilonia?” (v.12,13). Dio insisteva, tramite i suoi profeti, di ubbidire alla Sua parola e non a quella dei falsi, che illudendo il popolo, parlavano di pace, perché essi non erano stati mandati da Dio, ma tramite le loro menzogne portavano il popolo a perire, colpito dalla mano del Signore. Dio li avvertiva, tramite il suo servo, che se il popolo avesse ascoltato i falsi profeti, sarebbero morti di fame, di spada e di peste, ma se invece avessero ubbidito alla parola che Dio, che aveva comandato loro, sarebbero vissuti sotto il potere del re Nabucodònosor.
Come avviene anche ai nostri tempi, il popolo ascolta volentieri i falsi, che parlano di pace e di sicurezza, senza mai usare la parola- ravvedetevi-. ”Lasciate la stoltezza e vivrete, e camminate per la via dell’intendimento” (Prov.9:6; Mrc.1:15; At.2:28; 3:19). Gesù e i suoi apostoli ci hanno messo in guardia molte volte (Mt.7:14; 2Ptr.2:1; 1Gv.4:1), perciò non facciamo come i Giudei, che ignorarono la parola profetica, preferendo la piacevole falsità. Dal verso 19 al 22, il profeta Geremia evidenzia tutto quello che il re Nabucodònosor trasportò in Babilonia, riguardo a tutti gli arredi nel Tempio di Dio, perché il Tempio costruito da Salomone fu interamente distrutto e dato alla fiamma.
Capitolo 28.
Il profeta Geremia presenta la differenza del vero dal falso con due profeti: uno falso, non mandato da Dio, ma ripieno del suo orgoglio, predice benessere, mentre il vero, Geremia, che ricevette da Dio ordine di parlare, predice rovina e morte per tutti quelli che non ubbidiscono all’Iddio vivente e Santo. Sempre nello stesso anno, all’inizio del regno di Sedekìa re di Giuda, Anania, il profeta di Gàbaon, riferì a Geremia ai sacerdoti e a tutti quelli che erano nel Tempio: “Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Io romperò il giogo del re di Babilonia! Entro due anni farò ritornare in questo luogo tutti gli arredi del tempio del Signore che Nabucodònosor, re di Babilonia, prese da questo luogo e portò in Babilonia. Farò ritornare in questo luogo – dice il Signore – Ieconia figlio di Ioiakìm, re di Giuda, con tutti i deportati di Giuda che andarono a Babilonia, poiché romperò il giogo del re di Babilonia” (v.2-4).
Il falso profeta, sapendo che il desiderio di tutto il popolo era quello che i deportati tornassero a Gerusalemme, insieme con gli arredi del Tempio, predisse cose gradevoli al popolo. “Il profeta Geremia disse: -Così sia! Così faccia il Signore! Voglia il Signore realizzare le cose che hai predette, facendo ritornare gli arredi nel tempio e tutti i deportati da Babilonia in questo luogo!” (v.6). Geremia, sapendo che mentiva, assecondò e sostenne che il Signore faccia realizzare la tua parola, perché un profeta viene considerato tale veramente, soltanto quando la sua parola si realizzerà.
“Tuttavia ascolta ora la parola che sto per dire ai tuoi orecchi e agli orecchi di tutto il popolo. I profeti che furono prima di me e di te dai tempi antichissimi predissero contro molti paesi, contro regni potenti, guerra, fame e peste. Quanto al profeta che predice la pace, egli sarà riconosciuto come profeta mandato veramente dal Signore soltanto quando la sua parola si realizzerà-. Allora il profeta Anania strappò il giogo dal collo del profeta Geremia e lo ruppe; Anania riferì a tutto il popolo: -Dice il Signore: A questo modo io romperò il giogo di Nabucodonosor re di Babilonia, entro due anni, sul collo di tutte le nazioni-. Il profeta Geremia se ne andò per la sua strada” (v.7-11).
La risposta di Dio ad Anania non si fece attendere. Egli ordinò al profeta Geremia: “Va’ e riferisci ad Anania: Così dice il Signore: Tu hai rotto un giogo di legno ma io, al suo posto, ne farò uno di ferro. Infatti, dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Io porrò un giogo di ferro sul collo di tutte queste nazioni perché siano soggette a Nabucodonosor, re di Babilonia-. Allora il profeta Geremia disse al profeta Anania: -Ascolta, Anania! Il Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna; perciò dice il Signore: Ecco, ti mando via dal paese; quest’anno tu morirai, perché hai predicato la ribellione contro il Signore-. Il profeta Anania morì in quello stesso anno, nel settimo mese” (v.13-17).
Capitolo 29.
Il profeta invia un messaggio, tramite lettera mandata da Gerusalemme, per mezzo di Elasà, al re Ieconia, alla sua corte e al resto degli anziani in esilio, ai sacerdoti, ai profeti e a tutto il resto del popolo, che Nabucodònosor aveva deportato da Gerusalemme a Babilonia. La lettera riportava: “Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele, a tutti gli esuli che ho fatto deportare da Gerusalemme a Babilonia: Costruite case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti; prendete moglie e mettete al mondo figli e figlie, scegliete mogli per i figli e maritate le figlie; costoro abbiano figlie e figli. Moltiplicatevi lì e non diminuite. Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare. Pregate il Signore per esso, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere” (v.4-7).
Per mezzo del profeta, il Signore Dio mette in guardia tutti i deportati in Babilonia di non dare retta ai profeti e indovini, che erano in mezzo a loro, perché trascinano in errore con i loro sogni, “Poiché con inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho inviati. Oracolo del Signore. Pertanto dice il Signore: Solamente quando saranno compiuti, riguardo a Babilonia, settanta anni, vi visiterò e realizzerò per voi la mia buona promessa di ricondurvi in questo luogo. Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – dice il Signore – progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza” (v.9-11).
I versi dal 12 al 15, rivelano, tramite Geremia, a tutto il popolo ciò che avverrà alla fine dell’ultimo esilio delle 62 settimane, quando un residuo tornerà a Dio (Dan.9:24-27; Is.4:3; 10:21), “Voi mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò” (v.12). A tutti quelli che non vollero andare in cattività, sotto il dominio del re di Babilonia, “dice il Signore degli eserciti: Ecco, io manderò contro di essi la spada, la fame e la peste e li renderò come i fichi guasti, che non si possono mangiare tanto sono cattivi” (v.17), come già il Signore aveva rivelato e mostrato al profeta (Ger.24:1,8).
Segue, nei versi 19 e 20, la rivelazione di quello che avvenne nel 70 d.C. circa, a quelli che non vollero ascoltare la Parola, mandata a loro tramite Cristo Gesù, perché lo rinnegarono, mettendolo a morte. Così avvenne: “Li perseguiterò con la spada, la fame e la peste; li farò oggetto di orrore per tutti i regni della terra, oggetto di maledizione, di stupore, di scherno e di obbrobrio in tutte le nazioni nelle quali li ho dispersi, perché non hanno ascoltato le mie parole – dice il Signore – quando mandavo loro i miei servi, i profeti, con continua premura, eppure essi non hanno ascoltato. Oracolo del Signore” (v.18,19).
A tutti i deportati in Babilonia, venuti da Gerusalemme, dice l’Iddio d’Israele di non ascoltare e di rifiutare tutti quelli che predicono menzogne nel nome del Signore, perché Egli ha decise: “Ecco, li darò in mano a Nabucodònosor re di Babilonia, il quale li ucciderà sotto i vostri occhi. Da essi si trarrà una formula di maledizione in uso presso tutti i deportati di Giuda in Babilonia e si dirà: Il Signore ti tratti come Sedekìa e Acab, che il re di Babilonia fece arrostire sul fuoco! Poiché essi hanno operato cose nefande in Gerusalemme, hanno commesso adulterio con le mogli del prossimo, hanno proferito in mio nome parole senza che io avessi dato loro alcun ordine. Io stesso lo so bene e ne sono testimone. Oracolo del Signore” (v.21-23).
I falsi, che profetizzarono nel nome del Signore, cose che Dio non aveva comandato, facevano invece passare come menzogna la profezia che il Signore diede al suo servo Geremia. Essi chiesero persino: “perché non reprimi Geremia da Anatòt, che fa profezie fra di voi? Infatti egli ci ha mandato a dire in Babilonia: Sarà lunga la cosa! Edificate case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti!
Il sacerdote Sofonia lesse questa lettera in presenza del profeta Geremia” (v.27-29). Dio, che vigila sul suo popolo, rivolse la parola a Geremia contro il falso profeta, che cercava di ingannare il popolo deportato in Babilonia. Geremia ubbidì e così mandò “questo messaggio a tutti i deportati: Così dice il Signore riguardo a Semaià il Nechelamita: Poiché Semaià ha parlato a voi come profeta mentre io non l’avevo mandato e vi ha fatto confidare nella menzogna, per questo dice il Signore: Ecco punirò Semaià il Nechelamita e la sua discendenza; nessuno dei suoi dimorerà in mezzo a questo popolo, né vedrà il bene che farò al mio popolo – dice il Signore – perché ha predicato la ribellione contro il Signore” (v.31,32).
Dio che è fedele alla sua Parola, non mente e non si pente (Num.32:19). Tutto quello che fu scritto contro Semaià, avvenne ed avverrà fino alla fine, a tutta la discendenza del falso profeta, perché predicò “la ribellione contro il Signore” (v.32).
Capitolo 30.
Profezia rivelata a Geremia, che riguarda l’avvenuta Diaspora nel 70 d.C. circa e il futuro d’Israele, quando avranno compiuto le 69 settimane, di cui 62 di esilio. Alla fine Israele entrerà nella settantesima (Dan.9.24); terminerà così il lungo esilio e allora tutti gli israeliti, che ancora si troveranno tra le nazioni, saranno riportati nella Terra promessa, data da Dio ai loro padri. Avverrà allora che Dio farà con il suo popolo (Israele) un patto nuovo (Ebr.8:10). Dio ordinò al profeta di scrivere in un libro tutte le cose che stava per rivelargli, perché arriverà il tempo, quando Egli cambierà lo stato di Giuda e d’Israele. Tutti saranno allora riportati nella terra, che Dio diede ai loro padri e la possederanno per sempre.
“Queste sono le parole che il Signore pronunziò per Israele e per Giuda: Così dice il Signore: -Si ode un grido di spavento, terrore, non pace. Informatevi e osservate se un maschio può partorire. Perché mai vedo tutti gli uomini con le mani sui fianchi come una partoriente? Perché ogni faccia è stravolta, impallidita? Ohimé! Perché grande è quel giorno, non ce n’è uno simile! Esso sarà un tempo di angoscia per Giacobbe, tuttavia egli ne uscirà salvato. In quel giorno – parola del Signore degli eserciti – romperò il giogo togliendolo dal suo collo, spezzerò le sue catene; non saranno più schiavi di stranieri. Essi serviranno il Signore loro Dio e Davide loro re, che io susciterò loro” (v.4-9). Quanto sopra rivelato dal profeta, accadrà nell’ultima settimana delle settanta indicate per Israele, dal profeta Daniele (Dan.9:24-27). Accadrà allora che Dio toglierà da Israele tutte le oppressioni dei popoli e non saranno mai più loro schiavi. Avverrà quindi che le oppressioni e le schiavitù, che erano sugli Ebrei, passeranno a tutte le nazioni, che li hanno odiato e perseguitato.
Nei primi tre anni e mezzo degli ultimi sette, per tutti gli empi d’Israele ci saranno tre grandi Guai, cioè le ultime tre tombe suonate dagli angeli (Ap.8:13). Anche per un residuo del popolo d’Israele ci sarà angoscia durante la grande tribolazione, perché saranno perseguitati ed uccisi dalla bestia (Ap.13:7; 20:4,5). Essi saranno i martiri, che si aggiungeranno a tutti quelli che aspettano la vendetta del loro sangue, uccisi, a partire dal giusto Abele al profeta Zaccaria (Mt.23:35; Ap.6:9-11). Un altro residuo israelita sarà scritto tra i vivi, perché Dio lo condurrà e lo proteggerà in un posto sicuro, lontano dal dragone (Satana, Ap.12:6; Is.4:3). Il residuo, che resterà in vita, entrerà nei mille ed ultimi anni, ”Essi serviranno il Signore loro Dio e Davide loro re, che io susciterò loro” (v.4-9). In similitudine, Davide rappresenta il Signor Gesù, che doveva nascere al tempo stabilito (Gal.4:4), quindi significa che essi serviranno Dio e il Signor Gesù Cristo, loro RE, come è stato preannunciato. Infatti, Gesù siederà sul trono di Davide suo padre per regnare come Re dei re e Signore dei Signore (Lc.1:32-35; Gv.1:49; 12:13; Ap 17:14).
I versi 10 e 11 rivelano quanto Dio ama il suo popolo, perché lo raccoglierà da tutte le nazioni, dove sono stati dispersi. Essi ritorneranno e saranno portati in un luogo di pace e tranquillità, dove mai più nessuno li molesterà, perché prima sterminerà tutte le nazioni, che li hanno perseguitati (Ap.19:11-21). Nessuno resterà impunito di qualsiasi nazione sia. Così il profeta presenta al popolo il motivo dell’abbandono da parte del Signore. Mentre sono stati dispersi tra le nazioni, nessuno li cercava. Israele è stato dimenticato da Dio, per i suoi grandi peccati, come il profeta rivela: “A causa della tua grande iniquità, dei molti tuoi peccati, io ti ho fatto questi mali” (v.15).
I persecutori e gli oppressori d’Israele saranno a loro volta perseguitati e oppressi; anche chi avrà depredato Israele, sarà depredato e andrà in schiavitù, mentre per Israele avverrà guarigione da tutte le sue piaghe subite.
Dal verso 17 al 20, il profeta rivela al popolo la gioia che Dio ha riservato per il residuo scelto per vivere (Is.4:3). Dio farà per loro nuovi cieli e nuova terra (Is.66:22). Gerusalemme sarà “ricostruita sulle rovine e il palazzo sorgerà di nuovo al suo posto” (v.18). Israele non sarà più una nazione ripudiata da Dio, ma una nazione benedetta, perciò “Ne usciranno inni di lode, voci di gente festante. Li moltiplicherò e non diminuiranno, li onorerò e non saranno disprezzati, i loro figli saranno come una volta, la loro assemblea sarà stabile dinanzi a me” (v.19).
Al contrario, tutti i nemici, avversari d’Israele, saranno puniti negli ultimi 1260 giorni (grande tribolazione). Avverrà che: “Il loro capo sarà uno di essi e da essi uscirà il loro comandante (la bestia,Ap.13:2-10); io lo farò avvicinare ed egli si accosterà a me. Poiché chi è colui che arrischia la vita per avvicinarsi a me? Oracolo del Signore. Voi sarete il mio popolo e io il vostro Dio. Ecco la tempesta del Signore, il suo furore si scatena, una tempesta travolgente; si abbatte sul capo dei malvagi. Non cesserà l’ira ardente del Signore, finché non abbia compiuto e attuato i progetti del suo cuore. Alla fine dei giorni lo comprenderete!” (v.21-24).
Israele non può comprendere fino a quando sarà terminato l’esilio delle 62 settimane (Dan.9.25,26). Dio aprirà allora i loro occhi e comprenderanno, perché “anche essi, se non perseverano nell’incredulità, saranno innestati, perché Dio è potente da innestarli di nuovo” (Rom.11:23). Gli ultimi sette anni sono riservati all’ira di Dio e alla salvezza per il residuo, quello che resterà vivo e quello che sarà martire. Durante i mille anni Israele sarà il popolo di Dio e tutte le nazioni lo servirà (Is.60:12; Dan.7:27). Avverrà che: “Darò loro un cuore per conoscere me che sono il Signore; saranno mio popolo e io sarò loro Dio, perché si convertiranno a me con tutto il loro cuore” (Ger.24:7).
(continua)