La sentinella di Israele.

Il libro profetico del sacerdote Ezechiele contiene profezie e visioni avute da Dio, mentre l’autore si trovava nella terra dei Caldei. Ezechiele, infatti, insieme ai prigionieri di Giuda e di Gerusalemme, furono esiliati e deportati in Babilonia (2Re 25), dopo l’assedio (secondo la storia avvenne nel 597 a.C.) ed alla caduta di Gerusalemme, distrutta dal fuoco, esattamente come rivelato in precedenza dal profeta Isaia, Geremia (Ger.25:11) e da altri.

In sintesi.

Durante i settanta anni della cattività di Israele, Dio parlò ad Ezechiele e lo costituì profeta e sentinella per il popolo ebraico (Ez.3:17).

L’Eterno gli mostrò molte visioni e, tra queste, la nuova Gerusalemme del millennio, il suo territorio con i confini per ogni tribù oltre agli statuti e alle leggi, a cui il popolo di Dio dovrà attenersi per camminare in giustizia e in pace sulla terra.

L’opera della giustizia sarà la pace e l’azione della giustizia, tranquillità e sicurezza per sempre” (Is.32:17).

Molti degli avvenimenti profetici si sono già compiuti, mentre altri si dovranno ancora attuare.

Le profezie sono rivolte con particolare interesse ad Israele, non più considerato dall’inizio dell’esilio delle sessantadue settimane (Dan.9:25), perché Dio lo ha abbandonato in mano ai loro nemici, come risulta: “Ho abbandonato la mia casa, ho rigettato la mia eredità; ho dato ciò che ho di più caro nelle mani dei suoi nemici” (Ger.12:7) e “…perciò ho nascosto loro la mia faccia, li ho dati in mano dei loro nemici e sono caduti tutti di spada” (Ez.39:23), così. Questi versi hanno avuto il loro effetto, quando nel 70 – 73 d.C., fu distrutto il tempio di Dio, Gerusalemme allora fu assediata e data alle fiamme per opera di Tito, figlio dell’imperatore Vespasiano, il quale cambiò il nome della città in quello di Aelia Capitolina, in onore di Giove, così come Dio pronunciò per mezzo del profeta “Mi sono adirato con il mio popolo, ho profanato la mia eredità e li ho dati in tuo potere, ma tu non hai usato loro alcuna pietà…“ (Is.47:6). Chiaro che Il popolo ebreo fu abbandonato da Dio e quindi dato in potere di Satana; le nazioni gentili hanno perseguitato il popolo di Dio dovunque essi andavano, senza alcuna pietà.

Dalla distruzione del tempio in Gerusalemme, nel 70 d.C., Israele è stato abbandonato da Dio, non riceve alcuna sua risposta, dato che non ci sono più profeti da parte di Dio. Il profeta Isaia profetizzò, dichiarando la stoltezza di un popolo ribelle: “…perciò io ho trattato come profani i capi del santuario, ho votato Giacobbe allo sterminio, ho abbandonato Israele all’obbrobrio” (Is.43.28).

Dietro i tutti i superstiti degli ebrei fu sguainata la spada di Dio (Ez.5:2). Essi non avranno più pace e saranno perseguitati ovunque andranno, sparsi nel mondo, come ai quattro venti del cielo. Questo periodo è durato per sessantadue settimane, ossia dalla distruzione del tempio, verificatasi intorno al 70 d.C., fino alla costituzione dello Stato di Israele, avvenuta in tempi angosciosi per la Shoah. Questo ultimo evento si è attuato nel Maggio del 1948, come la storia lo conferma, quando l’ONU ha approvato la nascita ed il riconoscimento di uno stato ebraico in Palestina, che potesse accogliere i sopravvissuti allo sterminio nazista. Infatti, la profezia di Daniele rivela “….e altre sessantadue settimane; piazza e fossato saranno nuovamente ricostruiti, ma in tempi angosciosi” (Dan.9:25).

Ezechiele previde anche la fine dell’empio (uomo spregevole o bestia), insieme con tutti quelli che sono stati da lui sedotti per partecipare alla battaglia detta di Armagheddon, che avverrà nella Valle di Giosafat, contro Gesù Cristo che, accompagnato dal suo esercito dei santi, li ucciderà con la spada della Parola.

In sequenza, il profeta prevede pure il periodo del millennio di pace e di giustizia, che si concluderà con l’ultima guerra di Gog e Magog, quando satana, sciolto e liberato dall’abisso in cui era rimasto chiuso per il millennio, radunerà di nuovo popoli e nazioni per combattere contro gli ebrei, i santi del Signore, suo popolo eletto e contro la diletta città, abitata dalla Sposa di Cristo e dai martiri sia del vecchio patto che gli Ebrei decapitati durante la grande tribolazione (Apoc.15:2). Infatti l’apostolo Giovanni descrive: “Quando egli aperse il quinto sigillo, io vidi sotto l’altare le anime di coloro che erano stati uccisi a motivo della parola di Dio e a motivo della testimonianza che avevano resa” (Apoc.6:9). Costoro sono i martiri che hanno dato la loro vita per la fede in Dio, prima della Grazia, ovvero fino a Giovanni Battista, perché essi reclamano vendetta, a motivo della legge (Deut.19:21), ma il Signore li invita ad attendere affinché il loro numero, aggiunto agli altri fratelli della grande tribolazione, sia completo. Essi risusciteranno nella prima resurrezione, per regnare con Cristo mille anni (Apoc.20.4).

Ancora egli profetizzò della grande iniquità che persisteva nel suo popolo, adorando il sole e la regina del cielo (Ger.7:18; 44:25) anziché l’Eterno degli eserciti.

In visione Dio gli mostrò la sua gloria attraverso i cherubini: vide il trono di Dio e il grande splendore della sua Maestà.

Preannunziò l’avvenuta diaspora, la dispersione degli ebrei dalla loro terra in paesi che non conoscevano, per servire i loro nemici su tutta la faccia della terra (Lev.26:37,44; 2Re 21:14).

Dio usò Ezechiele come suo strumento, in modo simbolico. Lo fece coricare sul suo fianco sinistro e, per tutti i giorni (390 per il peccato di Israele e 40 per Giuda, un giorno per ogni anno) che rimaneva in quella posizione, era collocata su di lui l’iniquità di Israele, così sull’altro fianco per l’iniquità di Giuda. Dio mise delle corde su di lui in modo che non si potesse muovere e girare da un fianco all’altro, mangiando solo pane e focacce di orzo a peso misurato e bevendo acqua razionata con timore e trepidazione ”…così i figli d’Israele mangeranno il loro pane contaminato in mezzo alle nazioni tra le quali io li disperderò” (Ez.4:5,13,16).

Profetizzò anche il ritorno di Israele, perché Dio non si è dimenticato per sempre del suo popolo, non avendolo respinto, ma lo farà ritornare e risistemare nella sua terra, trascorso il tempo della cattività, al compimento delle sessantadue settimane (vedi Ez.28:25; 37:12; Dan.9:25), profezia gia attuatasi nel 1948.

Moltissime rivelazioni in questo libro riguardano il serpente antico, Satana, che, nella generazione umana, è il principe di questo mondo, adorato dalle false religioni idolatre.

Dio svela, tramite il profeta, la conoscenza di quell’angelo cherubino, creato meraviglioso dalla perfezione di Dio, rivestito di tutto lo splendore di Dio e come lui s’innalzò nel suo orgoglio, peccando.

La sua natura si trasformò, diventando nemico di Dio, identificato nelle Sacre Scritture col nome di Satana, diavolo o serpente antico, mentre il suo nome originario era Lucifero, figlio dell’aurora (Is.14:12). Come conseguenza della sua ribellione anche la sua sapienza divenne corrotta e la sua astuzia come quella di un serpente, perché il suo desiderio fu quello di porsi al posto di Dio, per essere adorato come Dio.

La profezia lo paragona al cedro del Libano, l’albero più bello nel giardino dell’Eden.

Diversi abbinamenti sono stati attribuiti al serpente antico (Satana), tramite nomi di città, di nazioni e di capi, ad es. con: Tiro, Egitto, Faraone, Assiria, Elam, Gog, ecc.

Mediante le Scritture possiamo comprendere la natura, l’origine, il compito, il motivo della caduta e l’allontanamento dalla presenza di Dio, insieme ai suoi angeli e la destinazione di questo angelo cherubino, unto protettore sopra tutta la creazione angelica, chiamato Lucifero (vedi Is.14).

Oggi è il persecutore e l’accusatore dei figli di Dio (Apoc.12:10), il seduttore del mondo intero, il capo dei demoni, che regnerà come dittatore, insieme all’anticristo, il quale farà in modo che tutti lo adorino negli ultimi tre anni e mezzo della grande tribolazione (Ez. 39:2,6; Apoc.19:11,21).

La sua fine, dopo il millennio di pace, è già decretata compiendosi nella guerra di Gog e Magog (Ez.38; Apoc.20:7,21).

Molte delle visioni presentate ad Ezechiele sono state mostrate più di cinquecento anni dopo anche dall’apostolo Giovanni, come potremo verificare insieme nel corso dello studio di questo meraviglioso libro. 

Capitolo 1.

La prima visione, esposta dal profeta, avvenne nel giorno cinque del quarto mese, mentre si trovava presso il fiume Kebar, insieme con quelli che erano stati condotti in cattività.

I cieli si aprirono ed ebbe un’apparizione da parte di Dio: dal nord veniva un vento di tempesta, una grossa nuvola e del fuoco che si avvolgeva su se stesso.

Questi due ultimi elementi naturali sono spesso ricorrenti in diverse altre parti, proprio come “E l’Eterno andava davanti a loro, di giorno in una colonna di nuvola per guidarli nella via, e di notte in una colonna di fuoco per far loro luce, affinché potessero camminare giorno e notte” (Es.13:21). La nuvola di giorno e il fuoco di notte erano sempre presenti ad indicare la guida e la presenza del Signore, davanti al popolo guidati da Mosè.

Questi segni sono alcune delle espressioni dirette della gloria dell’Eterno, originate dall’azione dei cherubini, che accompagnarono il popolo scelto in fuga dalla cattività in Egitto, per circa quaranta anni, attraverso il deserto, ad indicare il percorso per arrivare fino alla terra promessa.

Altri esempi: “Così avveniva sempre: la nuvola copriva il tabernacolo di giorno, e di notte aveva l’aspetto di fuoco” (Num.9:16).

Il fuoco dell’Eterno (Num.11:1,3; 1Re18:38).

Anche il vento è un elemento caratterizzante le vicende bibliche, perché denota e determina movimento, come quando “Allora Mosè stese la sua mano sul mare; e l’Eterno fece ritirare il mare con un forte vento orientale tutta quella notte e cambiò il mare in terra asciutta; e le acque si divisero” (Es.14:21), o mentre “Cavalcava sopra un cherubino e volava ed appariva sulle ali del vento” (2Sam.22:11) o nel momento in cui “Dio gli disse: – Esci e fermati sul monte davanti all’Eterno -. Ed ecco, passava l’Eterno. Un vento forte e impetuoso squarciava i monti e spezzava le rocce davanti all’Eterno…” (1Re 19:11).

Ezechiele vide i quattro esseri viventi che il popolo Israelita non poteva scorgere. Essi stavano in mezzo al fuoco ed alla nuvola, di giorno e di notte conducevano il popolo di Dio dove Egli voleva che andassero.

Un particolare da evidenziare è che nel tabernacolo, durante il periodo della legge, Dio comunicava a Mosè con voce udibile nel luogo santissimo, sopra l’arca della testimonianza, fra i due cherubini posti ai lati del propiziatorio (Num.7:89), a testimonianza che i cherubini sono i portatori ed i rappresentanti della gloria di Dio.

L’aspetto di ogni cherubino era formato da quattro facce e da quattro ali, con i piedi come la pianta del piede di un vitello e sfavillavano come bronzo lucidato. L’andatura di ognuno era diritta davanti a sé, le facce di ciascun essere vivente o cherubino (Ez.10:15) assomigliavano a quelle di uomo e di leone a destra, mentre di bue al lato di sinistra e tutti possedevano la faccia di aquila.

Troviamo requisiti analoghi con la visione dell’apostolo Giovanni, in Apoc.4, con la differenza che la descrizione si limita a definire ogni essere vivente simile ad un leone, vitello, uomo ed aquila, senza specificare le loro facce, come in Ezechiele. Inoltre precisa che ognuno possedeva sei ali, anziché quattro come in Ezechiele, ma aggiunge che tutti erano pieni di occhi davanti e dietro, intorno e dentro ed erano alla presenza di Dio, intorno al suo trono, rendendo a Lui gloria, onore e grazie.

La rappresentazione delle facce dei cherubini.

La faccia di uomo allude a Gesù, il Figlio dell’uomo (Mt.8:20; 9:6; 10:23), come pure quella di leone perché Egli è il Leone della tribù di Giuda (Gen.49:9; Apoc.5:5) e si trova al loro lato destro, come Gesù si trova alla destra di Dio: ”Il Signor Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu portato in cielo e si assise alla destra di Dio” (Mrc.16:19; Mt.26:64; Lc.20:69; At.2:33,34; Col.3:1).

La faccia di bue si trova invece al lato sinistro del cherubino ed è in relazione al sacrificio di Cristo per il peccato degli uomini (Apoc.1:5; 1Ptr.2:24). Infatti, nella legge di Mosè, il bue era immolato in sacrificio per l’espiazione del peccato (Lev.9:4; Num.7:3; 2Sam.6:19). Infine la faccia d’aquila rappresenta la fine dell’uomo empio: si concluderà con la vittoria di Cristo nella valle di Giosafat sull’uomo del peccato, detto anche figlio della perdizione (2Tes.2:3), bestia (Apoc.13), il perverso, l’empio, il distruttore e il devastatore, che si innalzerà contro Dio ed annullerà tutti i domini della terra, riunendoli sotto il suo ultimo regno di milleduecentosessanta giorni; (Dan.11:24, 2Tes.2:8; Is.28:2; Mt.24:26) ”Ecco, il nemico sale, spicca il volo come l’aquila e spiega le sue ali verso Botsrah, …” (Ger.49:22; Ger.48:40; 49:16; Is.19; Abd.1:4).

L’aquila (Mt.24:28) simboleggia pure tutti gli uccelli rapaci, che si sazieranno dei corpi di coloro che moriranno durante la battaglia di Armagheddon, nella Valle di Giosafat (Apoc.16:16): “-Venite, radunatevi per il gran convito di Dio, per mangiare le carni di re, le carni di capitani, le carni di uomini prodi, le carni di cavalli e di cavalieri, le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi-“ (Apoc.19:17,18; Ez.39:4). Tutti gli uccelli del cielo saranno riuniti nel gran giorno dell’ira di Dio, tutto avverrà alla fine della grande tribolazione come Gesù annunciò (Mt.24:29,35; Apoc.19:11), alla conclusione del regno dell’uomo con lo spirito del serpente antico.

Attenzione al significato di: ”Sopra le teste degli esseri viventi c’era la sembianza di un firmamento, simile al colore di un maestoso cristallo, disteso sopra le loro teste” (Ez.1:22). Il profeta vide i cherubini quando stavano ancora sulla terra per guidare il popolo di Dio; essi portavano la gloria di Dio, che per mezzo della nuvola e del fuoco, guidarono il popolo ebreo attraverso il deserto e si posavano sopra l’arca quando si fermavano, a testimonianza che dove erano presenti i cherubini, si mostrava la gloria di Dio.

Interessante è che:

Al di sopra del firmamento che stava sopra le loro teste, c’era la sembianza di un trono che sembrava come una pietra di zaffiro, e su questa specie di trono, in alto su di esso, stava una figura dalle sembianze di uomo.          Vidi pure come del rame terso, come del fuoco, che lo circondava d’ogn’intorno dalla sembianza dei suoi fianchi in su; e dalla sembianza dei suoi fianchi in giù vidi come del fuoco, come uno splendore tutto attorno a lui. (v.26,27).

L’aspetto del Figlio di uomo che il profeta vide, era simile a quello visto dall’apostolo Giovanni nell’isola di Patmos: ”e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, vestito d’una veste lunga fino ai piedi e cinto d’una cintura d’oro al petto. Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come bianca lana, come neve, e i suoi occhi somigliavano ad una fiamma di fuoco. I suoi piedi erano simili a bronzo lucente, come se fossero stati arroventati in una fornace e la sua voce era come il fragore di molte acque” (Apoc.1:13-15).

Il Figlio dell’uomo, Gesù, si fece riconoscere all’apostolo Giovanni testimoniando: ”…-Non temere! Io sono il primo e l’ultimo, e il vivente; io fui morto, ma ecco sono vivente per i secoli dei secoli, amen: e ho le chiavi dell’Ades e della morte” (Apoc.1:17,18).

Confrontando la visione di Ezechiele con quella dell’apostolo Giovanni, notiamo che Ezechiele vide in visione Gesù, perché non vi è altro uomo, rivestito di gloria se non l’Unigenito Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. A tal proposito, Dio, per bocca del salmista, dispone: “Lo costituirò pure mio primogenito, il più eccelso dei re della terra” (Slm.89:27).

Come simili sono entrambe le descrizioni fatte dai due profeti circa l’apparizione dell’immagine della gloria dell’Eterno (Ez.1; Apoc.1, 4).

Capitoli 2-4,

Dio incoraggia il profeta a non aver paura di ciò che il popolo di Israele poteva dirgli o fargli, perchè Dio lo mandava ad un popolo ribelle: ”Quelli ai quali ti mando sono figli dalla faccia dura e dal cuore ostinato…” (v.4) “Ma tu riferirai loro le mie parole, sia che ascoltino o rifiutino di ascoltare, perchè sono una casa ribelle…” (v.7).

Ezechiele fu incaricato di profetizzare lamenti, gemiti e guai, che presto dovevano accadere ad Israele.

Il contenuto del messaggio non riguardava più l’esilio babilonese, perchè essi erano già deportati, ma le profezie rivolte ad Ezechiele si riferivano alla distruzione non solo di Gerusalemme e di Giuda, ma di tutta la nazione di Israele, avvenuta dopo Cristo, a circa 500 anni dalla profezia, quando Dio abbandonò Israele in mano dei loro nemici, come riportato in molti capitoli.

Dalla distruzione e dal conseguente annientamento del regno di Israele, iniziano le sessantadue settimane, come annunciate dall’angelo a Daniele (Dan.9:25,26).

Nelle sessantadue settimane, il residuo, scampato dal massacro del popolo ebreo durante la loro ribellione contro l’Impero Romano sarà disperso tra tutte le nazioni.

Dio, attraverso il profeta, avvertì la casa di Israele del male che avrebbe mandato contro di loro se non si fossero ravveduti o convertiti, perciò diede ad Ezechiele un libro scritto di dentro e di fuori ”Io guardai, ed ecco una mano tesa verso di me; ed ecco in essa vi era il rotolo di un libro” (Ez.2:9) ed ordinò al profeta di mangiarlo, per memorizzare ogni profezia, in modo che ubbidisse: “Mi disse ancora: – Figlio d’uomo, va’, recati alla casa d’Israele e riferisci loro le mie parole” (Ez.3:4).

Ezechiele fu anche di esempio per il popolo, che potesse prendere a modello il suo comportamento nei confronti di una disgrazia ed imitarlo, quando si sarebbe abbattuto su Israele il male che il Signore avrebbe promesso e mandato su di loro, se non si fossero ravveduti: ”Così Ezechiele sarà per voi un segno; voi farete in tutto come ha fatto lui…” (24:24).

Dio informò Ezechiele che il suo popolo non avrebbe ascoltato gli avvertimenti dell’Eterno e, per questo motivo, Dio rese la faccia del profeta dura contro quella del popolo e lo esortò a non temere: ”Io ho reso la tua fronte come un diamante, più dura della selce; non temerli, non aver paura di fronte a loro, perchè sono una casa ribelle –“ (Ez.3:9).

Dio tranquillizzò il profeta ordinandogli di parlare a loro senza paura, che lo avessero ascoltato o che lo avessero rifiutato.

Lo Spirito sollevò in alto il profeta ed egli sentì un suono come di un gran rumore che affermava: –Benedetta sia la gloria dell’Eterno dalla sua dimora! – (v.12). Udì anche il batter delle ali e lo stridore delle ruote degli esseri viventi come un gran fragore e lo Spirito lo portò via.

Egli era pieno di amarezza e di sdegno, conoscendo un popolo ribelle alla voce dell’Eterno “…ma la mano dell’Eterno era forte su di me” (v.14), giungendo presso il fiume Kebar, dove dimoravano quelli che erano con lui in cattività.

Vi rimase sette giorni ed era stordito. Alla fine dei sette giorni, Dio rivolse al profeta ancora esortazioni, dichiarando di averlo stabilito come sentinella sulla casa di Israele.

Come sorvegliante ricevette la responsabilità vitale di avvertire l’empio del suo errore, su ordine del Signore, perchè egli si potesse ravvedere, cadendo solo sul peccatore la consapevolezza di decidere. Se non fosse stato avvisato, Dio avrebbe chiesto conto del sangue della morte del peccatore a chi avrebbe dovuto informarlo, ossia al profeta. “Se però tu avverti il giusto perchè non pecchi e non pecca, egli certamente vivrà perchè è stato avvertito, e tu avrai salvato la tua anima” (3:21).

Un grande insegnamento anche per noi, ossia quello di avvertire chiunque sbagli e commetta peccato, perchè di esso si possa pentire e così vivere, ma se non si ravvedesse dall’iniquità, egli stesso porterebbe la pena del suo errore, mentre noi saremmo liberi e non porteremmo la colpa di non averlo avvisato.

Ezechiele fu pure strumento nelle mani di Dio.

Egli stette chiuso in casa, legato con corde e muto fino a quando Dio gli aprì di nuovo la bocca per parlare ad una casa ribelle (Israele).

Portò l’iniquità di Israele coricato su di un fianco per 390 giorni, mangiando focacce per un peso di 20 sicli al giorno ed acqua razionata, come segno premonitore dell’incombente occupazione. Così in Gerusalemme ci fu carestia ed afflizione per l’assedio e mangiarono pane contaminato in mezzo alle nazioni, nelle quali furono dispersi, quando Dio li mandò tra di esse, in esilio, per sessantadue settimane, fino al nuovo rientro nella terra di Israele, avvenuta nel 1948.

Oggi noi siamo testimoni di ciò che è stato profetizzato e che si è avverato riguardo al popolo di Dio. Tutti conoscono la dispersione degli ebrei o diaspora iniziata dalla distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., segno della conclusione del regno di Israele e proseguita fino all’avvenuta ricostruzione dello stato nel 1948.

Tutto quanto è stato profetizzato non solo dal profeta Ezechiele ma anche da Daniele, Isaia, Geremia e tutti i profeti minori.

Possiamo confrontare le profezie con la storia del popolo ebreo e verificare che tutto quello che è stato predetto si è effettivamente compiuto, quindi possiamo ritenere vero e valido anche il riferimento all’ultima settimana, prima dell’inizio del millennio.

Non dimentichiamoci che Dio è Verace e come ha portato a termine quanto è già avvenuto, così avverrà ancora, restando fedele alla sua Parola. 

Capitolo 5.

Rivela la distruzione di Israele e di Gerusalemme del 70 d.C. e lo espone in modo allegorico. Infatti, dalla rasatura della barba e dei capelli, il profeta pesò e divise in tre parti i suoi peli: un terzo li fece bruciare nel fuoco, per indicare che chi fosse rimasto in città dopo l’assedio sarebbe morto bruciato “Prenderai pure un piccolo numero di peli e li legherai nei lembi della tua veste. Di questi ne prenderai ancora alcuni e li getterai in mezzo al fuoco, e li brucerai nel fuoco; di là uscirà un fuoco contro tutta la casa d’Israele” (v.3,4);

l’altra parte la colpì con la spada ad evidenziare che alcuni sarebbero morti di spada ed infine gli ultimi peli li disperse al vento, perchè Dio avrebbe sguainato la sua spada dietro di loro.

Dio gli svelò: ”…Questa è Gerusalemme…”(v.5). L’Eterno l’aveva posta in mezzo alle nazioni, ma essa si è ribellata alle leggi divine, compiendo empietà peggio di quelle in uso nei paesi vicini: “…Poiché voi siete stati più insubordinati delle nazioni che vi circondano, non avete camminato secondo i miei statuti, non avete osservato le mie leggi e non avete neppur agito secondo le leggi delle nazioni che vi circondano… Perciò in mezzo a te i padri mangeranno i loro figli e i figli mangeranno i loro padri; eseguirò i miei giudizi su di te e disperderò a tutti i venti tutto ciò che rimarrà di te” ( v.7,10).

Dio eseguì quello che aveva annunciato contro Israele per bocca dai suoi servi, i profeti, compreso Ezechiele. Dio ritirò il suo favore da Israele, dando il suo popolo in mano ai loro nemici (le nazioni), non usò compassione, né ebbe pietà di loro, per cui sono stati abbandonati dall’Eterno, che sguainò contro loro la sua spada, cioè li diede in mano di Satana, disperdendoli ai quattro venti del cielo. Il popolo non ascoltò la voce del loro Dio, che li aveva tratti fuori dalla dura schiavitù nel paese di Egitto. Essi continuarono a seguire con caparbietà i loro idoli e non vollero ubbidire alla legge dell’Eterno, data per mezzo del suo servo Mosè, nonostante i suoi avvertimenti e gli ammonimenti delle conseguenze, che avrebbero sofferto se si fossero allontanati dall’osservare i comandamenti di Dio, tra cui ”disperderò voi fra le nazioni e trarrò fuori la spada contro di voi; il vostro paese sarà desolato e le vostre città saranno deserte” (Lev.26:33).

Israele non si è ravveduto e non è ritornato al Santo di Israele, non ha voluto accettare, né riconoscere il Messia e tanto meno i suoi apostoli, perciò un velo è stato steso sui loro occhi: ”Ma le loro menti sono divenute ottuse; infatti, nella lettura dell’antico patto lo stesso velo rimane senza essere rimosso, perchè il velo viene annullato in Cristo” (2Cor.3:14).

I Giudei non solo non vollero intendere, ma erano invidiosi di chi ascoltava l’evangelo: ”Allora Paolo e Barnaba, parlando con franchezza, dissero: – Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco, noi ci rivolgiamo ai gentili -“ (Atti 13:46).

Così, dopo la missione terrena di Gesù e trascorsa l’evangelizzazione da parte degli apostoli, Dio mise in atto la sua Parola e li disperse in tutto il mondo, dove furono perseguitati, perchè la spada di Dio (dati nelle mani di Satana) era contro di loro, esattamente come erano stati informati dai profeti. Sono stati assoggettati alle leggi straniere, oppressi e non hanno mai potuto godere di quello che loro riuscivano a mettere da parte, perchè altri li depredavano senza motivo. Infine Dio li ha consegnati sotto il potere di un dittatore (Hitler) e circa 6 milioni di ebrei, tra cui bambini, donne, giovani e vecchi sono stati messi a morte in modo atroce, spogliati di tutto, anche dei propri vestiti, perfino della dignità, perché considerati come cavie, carne da macello.

Questo doveva avvenire, perchè solo un residuo doveva rientrare a Gerusalemme (Is.10:22).

Dio li ha abbandonati, ma non li ha annientati del tutto: ”Nonostante tutto questo, quando saranno nel paese dei loro nemici, io non li disprezzerò e non li detesterò fino al punto di annientarli del tutto e di rompere il mio patto con loro; poiché io sono l’Eterno, il loro DIO” (Lev.26:44). Dio ha mantenuto il patto con il suo popolo, li ha fatti ritornare nella loro terra, preparando la rinascita dello stato di Israele con la ricostruzione di Gerusalemme, tolta ai possessori indegni, che le Scritture definiscono “figli della schiava” popoli chiamati anche incirconciso e impuro (Gal.4:30). Dio alla fine affiderà Israele a un residuo, scelto da tutte le tribù, essi saranno un popolo santo, che possa abitare per sempre la città di Dio: “…indossa le tue splendide vesti, o Gerusalemme, città santa! Poiché non entreranno più in te l’incirconciso e l’impuro” (Is.52:1).

Capitolo 6.

Dio, non ha mai annientato il suo popolo totalmente, ha sempre risparmiato un residuo (Rom.11:5). Mentre tutto Israele rifiutava la Grazia, non riconoscendo il Messia, tuttavia un residuo fu salvato; infatti in un solo giorno ci furono 3000 convertiti (Atti 2:41). Ancora durante tutto l’esilio delle sessantadue settimane molti ebrei non si sono prostrati davanti agli idoli delle nazioni; perché si ricorderanno del loro Dio: ”E i vostri scampati si ricorderanno di me fra le nazioni dove saranno condotti in cattività, perchè sono stato fiaccato per il loro cuore adultero che si è allontanato da me e per i loro occhi che si prostituiscono dietro i loro idoli. Proveranno disgusto per se stessi per le malvagità da loro commesse in tutte le loro abominazioni” (Ez.6:9; 36:31; Zac.12:10; Lev.26:40,42). Tutto questo avverrà alla fine, “Ma quando Israele si sarà convertito al Signore, il velo sarà rimosso” (2Cor.3:16).

In questo capitolo è descritto tutto quello che accadde nella gran devastazione, che ci fu a soli settanta anni dalla nascita del Messia. Israele fu annientato, i cadaveri furono stesi davanti ai loro idoli e le loro ossa disposte intorno ai loro altari, come la profezia asserisce.

Tutti gli alti luoghi, dove si sacrificavano olocausti ed offerte agli idoli, furono devastati, rimanendo desolati.

Dio però lasciò un residuo di ebrei, che sparse in tutti i regni della terra, mentre tutti gli altri morirono di spada, di fame e di peste. Questo fu l’esilio delle sessantadue settimane predette in Dan.9:25,26, terminato nel 1948, anno in cui fu ristabilito lo stato di Israele.

Capitolo 7.

“E tu, figlio d’uomo, così dice il Signore, l’Eterno, al paese d’Israele: La fine! E’ giunta la fine sulle quattro estremità del paese“ (v.2).

Così dice il Signore, l’Eterno: -Una calamità, una calamità senza precedenti, ecco è venuta. La fine è giunta, la fine è giunta. Si è destata per te; ecco è giunta“ (v.5,6).

Descrive l’inizio dei 2300 giorni di grandi calamità, dall’inizio del conseguente abbandono del luogo santo (Dan.8:13). In quel tempo, Dio toglierà da Israele la sua protezione (Is.22) e allora entreranno in Israele i loro nemici provenienti dal nord: ”Farò venire le nazioni malvagie che s’impadroniranno delle loro case; farò venire meno la superbia dei potenti e i loro luoghi sacri saranno profanati” (v.24). (leggere Daniele 11:15,17).

Dio, in questi sette anni circa, non risparmierà alcun empio del suo popolo come sentenzia: ”Viene su di te la rovina, o abitante del paese. Il tempo è arrivato; è vicino il giorno dei guai e non di grida di gioia sui monti” (v.7).

Nelle profezie, Israele è chiamata terra, perchè Dio la scelse e la diede in eredità al suo popolo, come Gerusalemme è la città di Dio e su essa saranno versate le tre piaghe delle ultime sette trombe, suonate dagli angeli. ”Poi vidi e udii un angelo che volava in mezzo al cielo e diceva a gran voce: Guai, guai, guai a coloro che abitano sulla terra, a causa degli altri suoni di tromba che i tre angeli stanno per suonare” (Apoc.8:13).

Ricordiamo che nelle profezie, tutti gli altri popoli, diversi dagli israeliti, li indica come nazioni, popoli delle isole o abitanti del mare: ”…Ma guai a voi, abitanti della terra e del mare, perchè il diavolo è sceso a voi con grande ira, sapendo di aver poco tempo” (Apoc.12:12); molto ricorrente è il termine mare e terra che rappresentano rispettivamente i popoli gentili e la casa d’Israele. Negli ultimi sette anni in Israele si cercherà la pace, ma non ci sarà, perché quando Gesù rapirà la sua chiesa, la pace sarà tolta dalla terra (Apoc.6:4), “La distruzione giunge. Essi cercheranno la pace, ma non vi sarà. Verrà calamità su calamità, e ci saranno cattive notizie dietro cattive notizie. Allora chiederanno una visione a un profeta, ma la legge verrà meno al sacerdote e il consiglio agli anziani” (v.25,26).

(continua)