In sintesi.

Il libro profetico del sacerdote Ezechiele contiene profezie e visioni avute da Dio, mentre il profeta si trovava deportato in Babilonia,  nella terra dei Caldei. Ezechiele, infatti, insieme ai prigionieri di Giuda e di Gerusalemme, furono esiliati e deportati in Babilonia (2Re 25), dopo l’assedio (secondo la storia avvenne nel 597 a.C.), la città di Gerusalemme, cadde nelle mani del re di Babilonia che la distrutta dal fuoco, esattamente come rivelato in precedenza dal profeta Isaia, Geremia (Ger.25:11) e da altri.

In visione Dio mostrò al profeta, la sua gloria attraverso i cherubini: vide il trono di Dio e il grande splendore della sua Maestà.

Molti degli avvenimenti profetici si sono già compiuti, mentre altri si dovranno ancora attuare. Ancora egli profetizzò della grande iniquità che persisteva nel suo popolo, adorando il sole e la regina del cielo (Ger.7:18; 44:25) anziché l’Eterno degli eserciti.

Durante i settanta anni della deportazione Babilonese,  Dio parlò ad Ezechiele e lo costituì profeta e sentinella per il popolo di Giuda e Gerusalemme  (Ez.3:17). L’Eterno Dio, gli mostrò molte visioni e, tra queste, la nuova Gerusalemme del millennio, il suo territorio con i confini per ogni tribù oltre agli statuti e alle Leggi, a cui il popolo di Dio dovrà attenersi per camminare in giustizia e in pace sulla terra.

Profetizzò anche il ritorno di Israele, perché Dio non si è dimenticato per sempre del suo popolo, non avendolo respinto, ma lo farà ritornare e risistemare nella sua terra, trascorso il tempo della cattività, al compimento delle sessantadue settimane (Ez.28:25; 37:12; Dan.9:25), profezia gia attuatasi nel 1948.

Moltissime rivelazioni in questo libro riguardano il serpente antico, Satana, che, nella generazione umana, è il principe di questo mondo, adorato dalle false religioni idolatre. Dio svela, tramite il profeta, la conoscenza di quell’angelo cherubino, chiamato Lucifero, creato in modo perfetto e  meraviglioso,  fu  rivestito di tutto lo splendore di Dio. Rivela il mondo in cui  s’innalzò nel suo orgoglio, peccando. La profezia lo paragona al cedro del Libano, l’albero più bello nel giardino di Dio.

Diversi abbinamenti sono stati attribuiti  in analogie al serpente antico (Satana), tramite nomi di città, di nazioni e di capi, ad es. con: Tiro, Egitto, Faraone, Assiria, Elam, Gog, ecc. Oggi è il persecutore e l’accusatore dei figli di Dio (Apoc.12:10), il seduttore del mondo intero, il capo dei demoni, che regnerà come dittatore, insieme all’anticristo, il quale farà in modo che tutti lo adorino negli ultimi tre anni e mezzo della grande tribolazione (Ez. 39:2,6; Apoc.19:11,21). La sua fine, dopo il millennio di pace, è già decretata (Ez.38; Ap.20:7-10).

Molte delle visioni presentate ad Ezechiele sono state mostrate più di cinquecento anni dopo,  anche dall’apostolo e profeta Giovanni, come potremo verificare insieme nel corso dello studio di questo meraviglioso libro. 

 

Capitolo 1.

Mentre il profeta Ezechiele si trovava insieme ai deportati in Babilonia, ebbe delle visioni meravigliose e i cieli si aprirono davanti ai suoi occhi. Allora “la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechiele figlio di Buzì, nel paese dei Caldei, lungo il canale Chebàr. Qui fu sopra di lui la mano del Signore” (v.3).

Il profeta descrive la visione: “Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l’aspetto: avevano sembianza umana e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali” (v.4-9).

Gli esseri viventi raffigurano i quattro cherubini che durante la legge, rappresentavano nell’arca la gloria di Dio  tra gli uomini (1Sam. 4:22; 2Cron. 5:14).Sono anche gli stessi visti dal profeta Giovanni (Ap. 4:6-9).

“Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di vitello a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila. Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro. Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e venivano come un baleno” (v.10-14) .

Stupenda visione; la Legge era per il popolo di Dio come precursore di Cristo. Essi godettero delle meraviglie che Dio faceva per loro, tramite Mosè, i suoi servi, i profeti e i sacerdoti, tutti al servizio di Dio, per mostrare al popolo la via da seguire. Le fattezze d’uomo dei cherubini rappresentano l’origine di Cristo Gesù, mentre quelle alla destra dell’essere vivente, indicano la sua provenienza, cioè il Leone dalla tribù di Giuda e la radice di Davide (Ap.5:5). La faccia di vitello simboleggiava il sacrificio  della sua vita, per riscattarci dai nostri peccati, ma durante il periodo della Legge si offriva vitello in sacrificio per il peccato (Lev.9:1) e la fattezza di aquila raffigurava lo Spirito Santo, ovvero lo Spirito di Cristo Gesù (Gal 4:6),  il quale è stato dato da Dio per dirige la vita dei santi.

“Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro. Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutt’e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un’altra ruota.  Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi. La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt’e quattro erano pieni di occhi tutt’intorno” (v.15-18).

Le ruote seguivano tutti i movimenti dei cherubini (essere viventi) e intorno ai cerchi delle ruote erano piene di occhi (Ap.4:6). Ovunque lo Spirito guidava i cherubini, le ruote li seguivano, perché lo Spirito dei cherubini era nelle ruote. Essi portano la gloria di Dio ovunque Egli vuole.

Facciamo molta attenzione a quanto segue:

-“Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste, e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l’una di contro all’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo.  Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembrava essere dai fianchi in su, mi apparve splendido come l’elettro e da ciò che sembrava dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore il cui aspetto era simile a quello dell’arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l’aspetto della gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava” (v.22-28).

Al profeta Ezechiele, come anche al profeta Giovanni (Ap.cap.1,4,5), Dio mostrò in visione il trono di Dio, che siede sui cherubini (1Cron.13:6; Is.37:16; Sal.80:1; 99:1) e sul trono la figura di sembianze umane, cioè Cristo Gesù, perché nessun uomo può vedere Dio e vivere, come l’Eterno disse a Mosè: “Tu non puoi vedere la mia faccia, perché nessun uomo mi può vedere e vivere” (Eso.33:20; Gv.1:18; 1Tmt.6:16; 1Gv.4:12). La visione di Ezechiele fu quella della gloria di Dio, che con Mosè conduceva il popolo di Dio nel deserto.


 

Capitolo 2.

Ezechiele è l’unico profeta che Dio chiama figlio dell’uomo, come anche Cristo si definì (Mt. 12:8), perché egli ebbe in comune con Cristo la sofferenza per il suo popolo; infatti,  fu detto al profeta: “Tu porterai così l’iniquità della casa d’Israele” (Ez.4:5).

Ezechiele espone quanto Dio gli disse, riguardo al popolo israelita che si ostinava a non volersi convertire:  “-Figlio dell’uomo, alzati, ti voglio parlare-.  Ciò detto, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava. Mi disse: -Figlio dell’uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi.  Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: Dice il Signore Dio. Ascoltino o non ascoltino – perché sono una genìa di ribelli – sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro” (v.1-5).

Israele fu un popolo ribelle ai comandamenti del Signore, loro Dio, tanto da uccidere i profeti, che Dio mandava loro e alla fine anche quando mandò loro per ultimo il suo unigenito Figlio (Lc.20:13).  Così “riguardo ad Israele dice: -Tutto il giorno ho steso le mani verso un popolo disubbidiente e contraddicente-“ (Rom.10:21).

“Ma tu, figlio dell’uomo non li temere, non aver paura delle loro parole; saranno per te come cardi e spine e ti troverai in mezzo a scorpioni; ma tu non temere le loro parole, non t’impressionino le loro facce, sono una genìa di ribelli.  Tu riferirai loro le mie parole, ascoltino o no, perché sono una genìa di ribelli.  E tu, figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non esser ribelle come questa genìa di ribelli; apri la bocca e mangia ciò che io ti do-. Io guardai ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto all’interno e all’esterno e vi erano scritti lamenti, pianti e guai” (v.6-7; Ap. 8). Il rotolo che fu dato da mangiare (da memorizzare) al profeta conteneva tutto quello che Dio aveva determinato per il suo popolo ribelle, da quando il popolo uccise Gesù, il Messia, respingendo la salvezza, così come accadde, anche durante la predicazione dei suoi apostoli (At.13:46). Per Israele, Dio fissò lamenti, pianti e guai, perché essi non tennero conto della salvezza offerta da Cristo Gesù, il loro Re.


 

Capitolo 3.

Continua la profezia: “Mi disse: -Figlio dell’uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele-.  Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: -Figlio dell’uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo-. Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele” (v.1-3).

Dio ordinò al profeta di andare dal popolo e di riferire quanto gli aveva detto, avvertendolo che non lo mandava ad un popolo di lingua sconosciuta, ma agli israeliti che lo comprendevano perfettamente. Se invece lo avesse mandato a un popolo di lingua sconosciuta, avrebbero ascoltato, mentre gli Israeliti non lo ascoltarono, “perché non vogliono ascoltar me: tutti gli Israeliti sono di dura cervice e di cuore ostinato” (v.7).

Dio fornì al profeta una faccia tosta, come lo era la loro fronte, perciò “Non li temere, non impaurirti davanti a loro; sono una genìa di ribelli” (v.9). Il Signore parlò di nuovo al profeta e gli ordinò di raccogliere nel suo cuore tutte le parole che riceveva da Dio, “poi va’, recati dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro. Dirai: Così dice il Signore, ascoltino o non ascoltino. Allora uno spirito mi sollevò e dietro a me udii un grande fragore: -Benedetta la gloria del Signore dal luogo della sua dimora!–“ (v.11,12).

Il profeta  rivide i cherubini, già visti “lungo il canale Chebàr“ e  allora fu sollevato da uno Spirito e portato “dai deportati di Tel-Avìv, che abitano lungo il canale Chebàr, dove hanno preso dimora, e rimasi in mezzo a loro sette giorni come stordito. Al termine di questi sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore: -Figlio dell’uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d’Israele-”  (v.15,16).

Dal verso 17 al 21, l’Eterno Dio espone al profeta quanto deve fare: ubbidire alla sua voce; così quando gli comanderà di avvertire l’empio della sua empietà e, se si ravvede, avrà salva la vita, come pure lui si salverà. Al contrario, se Dio ordina di avvertire il malvagio e il profeta non lo avverte, il malvagio perirà, perché non si è allontanato dalla sua condotta perversa. Egli così morirà, ma della sua morte, Dio chiederà conto al profeta. Così anche se il giusto pecca e non viene avvertito, Dio gli metterà davanti un ostacolo e morirà, perché le opere giuste, da lui fatte, non lo salveranno e sarà chiesto al profeta conto della sua vita. “Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato” (v.21).

Facciamo attenzione anche noi, se vediamo qualcuno commettere peccato, avvertiamolo (1Gv.5:16,17), per non portare la pena delle sue iniquità per non averlo avvertito.

Il profeta continua la descrizione della visione “Anche là venne sopra di me la mano del Signore ed egli mi disse: -Alzati e va’ nella valle; là ti voglio parlare-.  Mi alzai e andai nella valle; ed ecco la gloria del Signore era là, simile alla gloria che avevo vista sul canale Chebàr, e caddi con la faccia a terra.  Allora uno spirito entrò in me e mi fece alzare in piedi ed egli mi disse: -Va’ e rinchiuditi in casa.  Ed ecco, figlio dell’uomo, ti saranno messe addosso delle funi, sarai legato e non potrai più uscire in mezzo a loro.  Ti farò aderire la lingua al palato e resterai muto; così non sarai più per loro uno che li rimprovera, perché sono una genìa di ribelli. Ma quando poi ti parlerò, ti aprirò la bocca e tu riferirai loro: Dice il Signore Dio: chi vuole ascoltare ascolti e chi non vuole non ascolti; perché sono una genìa di ribelli–“ (v.22-27). Così il profeta Ezechiele portò su di sé tutta l’iniquità del popolo ebraico; egli rimase fermo e muto fino al giorno decretato da Dio.


 

Capitolo 4.

Mentre il profeta Ezechiele era in cattività a Babilonia, insieme a tutti i Giudei, Dio gli rivelò dell’esilio, che doveva avvenire dopo Cristo: “Tu, figlio dell’uomo, prendi una tavoletta d’argilla, mettila dinanzi a te, disegnaci sopra una città, Gerusalemme, e disponi intorno ad essa l’assedio: rizza torri, costruisci terrapieni, schiera gli accampamenti e colloca intorno gli arieti.  Poi prendi una teglia di ferro e mettila come muro di ferro fra te e la città, e tieni fisso lo sguardo su di essa, che sarà assediata, anzi tu la assedierai! Questo sarà un segno per gli Israeliti” (v.1-3).

In similitudine, Dio espose al profeta quello che poi avvenne a circa 70 anni dalla nascita del Messia, quando Gerusalemme fu assediata dall’esercito romano e, tutti quelli che si trovarono in città morirono di fame e di peste, come era stato predetto (Ger.24:10 ). Dio diede anche ordine al profeta di espiare, prima l’iniquità d’Israele, giacendo sul fianco sinistro, per un periodo di 390 giorni. Quando avrebbe terminato di scontare l’iniquità d’Israele, iniziava, sull’altro fianco, quella di Giuda per altri 40 giorni, un giorno per ogni anno. Doveva giacere sul fianco destro, tenere lo sguardo fisso contro il muro di Gerusalemme e con il braccio disteso doveva profetizzare contro di essa.

Dio, il Signore cinse di catene il profeta, affinchè non potesse voltarsi né a destra, né a sinistra, fino al compimento dei giorni da Dio fissati per scontare l’iniquità di Giuda e d’Israele. Inoltre gli comandò: “Prendi intanto grano, orzo, fave, lenticchie, miglio e spelta, mettili in un recipiente e fattene del pane: ne mangerai durante tutti i giorni che tu rimarrai disteso sul fianco, cioè per centonovanta giorni.  Il cibo che ti prenderai sarà del peso di venti sicli al giorno: lo consumerai nelle ventiquattr’ore.  Anche l’acqua che berrai sarà razionata: un sesto di hin, nelle ventiquattro ore. Mangerai questo cibo in forma di una schiacciata d’orzo, che cuocerai sopra escrementi umani davanti ai loro occhi.  In tal maniera, mi disse il Signore, mangeranno gli Israeliti il loro pane impuro, in mezzo alle genti fra le quali li disperderò” (v.9-13).

Tutto quello che il Signore Dio fece fare al profeta, mangiando pane e acqua razionata, così avvenne al popolo, quando Dio lo diede nelle mani dei suoi nemici, quando furono assediati dai loro nemici  durante la Diaspora; infatti, i superstiti furono perseguitati e maltrattati in tutte le nazioni, dove si trovarono, fino ad oggi.

Dopo aver ascoltato, Ezechiele, che doveva cuocere il suo pane su escrementi umani, esclamò “Ah, Signore Dio, mai mi sono contaminato! Dall’infanzia fino ad ora mai ho mangiato carne di bestia morta o sbranata, né mai è entrato nella mia bocca cibo impuro”  (v.14), ma Dio gli cambiò, invece di sterco umano, gli permise di cuocere il suo pane su sterchi di bue. Così fu per  Israele, quando si trovò tra le nazioni, mangiò del pane razionato e acqua misurata con affanno. Tutto questo avvenne dal 70 d.C. e persisterà fino al termine del loro esilio, all’inizio dell’ultima settimana delle settanta (Dan.9:24), “così, mancando pane e acqua, languiranno tutti insieme e si consumeranno nella loro iniquità” (v.17). Alla fine, per il residuo che sarà salvato, ci sarà “Invece della vostra vergogna, avrete una parte doppia; invece del disonore, gioirete della vostra sorte. Sì, nel loro paese possederanno il doppio e avranno una gioia eterna” (Is.61:7). Ritornerà la salvezza per il residuo del popolo israelita, quando terminerà la Grazia per il popolo tratto dalle nazioni gentili; questo avverrà negli ultimi sette anni (ultima settimana delle settanta, Dan.9:24), perché “quelli, se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati, perché Dio è potente da innestarli di nuovo” (Rom.11:23,24).


Capitolo 5.

Molte volte Dio parlava ai profeti in parabole, enigmi e similitudini (Sal.78:2; Osea 12:11; Sal.49:4; Prv.1:6; 17:2), perché al popolo incredulo, non era dato di conoscere (Is.6:10 ). In similitudine, Dio usa comparare i peli dei capelli e della barba del profeta, al popolo israelita, che doveva essere dato nelle mani dell’esercito romano: “E tu, figlio dell’uomo, prendi una spada affilata, usala come un rasoio da barbiere e raditi i capelli e la barba; poi prendi una bilancia e dividi i peli tagliati. Un terzo lo brucerai sul fuoco in mezzo alla città al termine dei giorni dell’assedio; prenderai un altro terzo e lo taglierai con la spada intorno alla città e l’altro terzo lo disperderai al vento, mentre io sguainerò la spada dietro ad essi” (v.1,2).

Questo è quanto avvenne a circa 70 anni d.C.,  dopo che gli apostoli predicarono la salvezza a Israele, ma loro la rigettarono (At.4:11). Gerusalemme fu assediata e un terzo di loro fu ucciso dal fuoco, un altro terzo morì ucciso dalla spada e infine i superstiti furono dispersi tra tutte le nazioni della terra. Quando Dio distrugge per la malvagità dei popoli, lascia e preserva sempre un residuo, così fu in Gerusalemme, perché lasciò una piccola parte degli abitanti in similitudine: “li legherai al lembo del tuo mantello” (v.3).

Un’altra piccola parte di peli da gettare nel fuoco e da essi si sprigionerà il fuoco. A tutti gli Israeliti riferirai: “Così dice il Signore Dio: Questa è Gerusalemme!” (v.5). Così avvenne, a quelli che rimasero in Gerusalemme, perchè  fu arsa col fuoco e Dio informa di aver posto Israele in mezzo alle nazioni, ma loro si ribellarono alle leggi buone, per seguire le false e perciò non camminarono secondo i comandamenti divini. Israele si rese ribelle a Dio più di tutte le nazioni che non conoscevano Dio; allora Dio fu contro il suo popolo e così fece giustizia su di loro alla vista di tutte le genti. così li avvertì: “Farò in mezzo a te quanto non ho mai fatto e non farò mai più, a causa delle tue colpe abominevoli. Perciò in mezzo a te i padri divoreranno i figli e i figli divoreranno i padri. Compirò in te i miei giudizi e disperderò ad ogni vento quel che resterà di te” (v.9,10).

Tutto quello che Dio annunciò tramite il profeta, avvenne durante l’assedio e, per la fame, si divorarono a vicenda tra padri e figli. Giuda introdusse cose abominevoli nel tempio di Dio in Gerusalemme; infatti, Gesù trovò che facevano un mercato nel Tempio di Dio (Gv.2:16). Quando arrivò il compimento del tempo della profezia, essi furono sconvolti da Dio senza pietà, perché: “Un terzo dei tuoi morirà di peste e perirà di fame in mezzo a te; un terzo cadrà di spada nei tuoi dintorni e l’altro terzo lo disperderò a tutti i venti e sguainerò la spada dietro di essi.  Allora darò sfogo alla mia ira, sazierò su di loro il mio furore e mi vendicherò; allora sapranno che io, il Signore, avevo parlato con sdegno, quando sfogherò su di loro il mio furore. Ti ridurrò a un deserto, a un obbrobrio in mezzo alle nazioni che ti stanno all’intorno, sotto gli sguardi di tutti i passanti. Sarai un obbrobrio e un vituperio, un esempio e un orrore per le genti che ti circondano, quando in mezzo a te farò giustizia, con sdegno e furore, con terribile vendetta – io, il Signore, parlo – quando scoccherò contro di voi le terribili saette della fame, che portano distruzione e che lancerò per distruggervi, e aumenterò la fame contro di voi, togliendovi la riserva del pane. Allora manderò contro di voi la fame e le belve che ti distruggeranno i figli; in mezzo a te passeranno la peste e la strage, mentre farò piombare sopra di te la spada. Io, il Signore, ho parlato” (v.12-17).

Questa è la profezia che si compì, quando Israele rifiutò di convertirsi. Paolo e Barnaba allora  dissero: “Era necessario che a voi per primi si annunciasse la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco, noi ci volgiamo ai Gentili” (At.13:46). Dopo che gli apostoli furono perseguitati e persino uccisi dagli israeliti e dai giudei, Dio compì quanto aveva detto a distanza di circa 40 anni dall’ascesa di Gesù Cristo al Padre, “Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu assunto nel cielo e sedette alla destra di Dio” (Mrc.16:19; At.1:9).

L’esercito dell’Impero Romano entrò in Gerusalemme, con la distruzione in loro potere e compirono tutto quanto era stato rivelato. Israele è restata un deserto, senza il popolo di Dio, fino al 1948, dopo lo sterminio eseguito da Hitler. Dio concesse di nuovo una parte della terra promessa al suo popolo, così si avverò la profezia data a Daniele che “Durante sessantadue settimane, saranno restaurati, riedificati piazze e fossati…” (Dan.9:25). Fu infatti durante le 62 settimane che un residuo del popolo di Dio, tornò a possedere una parte della Terra promessa nel 1948. Perché le 62 settimane termineranno quando Israele entrerà nell’ultima settimana delle settanta  (sette anni, Dan.9:24-27).

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Capitolo 6.

Di nuovo Dio rivela tramite il profeta, la durezza del cuore del suo popolo, indicando la distruzione che avrebbe computa su tutto il loro territorio,  se non si fossero ravveduti. Tutto questo si compì a settanta  dalla venuta del Messia, il Cristo di Dio. “Mi fu quindi rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, volgi la faccia verso i monti d’Israele e profetizza contro di essi: Monti d’Israele, udite la parola del Signore Dio. Così dice il Signore Dio ai monti e alle colline, alle gole e alle valli: Ecco, manderò sopra di voi la spada e distruggerò le vostre alture” (v.1-3). Quando l’Eterno Dio indirizza la sua parola contro i monti e colline, in similitudine, si rivolge ai grandi d’Israele, ai conduttori del popolo, come per esempio, ai sacerdoti, scribi e farisei, mentre le valli rappresentano tutto il popolo. Questa profezia è quindi contro tutti.

Dio avvertì il popolo di tutto quello che doveva avvenire dopo Cristo, ma il popolo si ostinò a camminare nell’iniquità, preferendo gli idoli al vero Dio. Tutto accadde dopo la predicazione degli apostoli di Cristo, a circa 40 anni dopo che Gesù tornò al Padre (Gv.20:17;At.1:9), dopo la sua resurrezione. Si compirono allora le profezie (Lev.26.33; Ger.9:16): “i vostri altari saranno devastati e infranti i vostri altari per l’incenso; getterò i vostri cadaveri davanti ai vostri idoli e disseminerò le vostre ossa intorno ai vostri altari. Su tutto il vostro suolo le vostre città saranno rovinate, le vostre alture demolite, distrutte, e i vostri altari spariranno. Saranno frantumati e scompariranno i vostri idoli, spezzati i vostri altari per l’incenso, periranno le vostre opere. Trafitti a morte cadranno in mezzo a voi e saprete che io sono il Signore” (v.4:7).

Da questa situazione Dio promise tuttavia di lasciare un residuo d’Israele; così accadde che, un residuo scampò e fu disperso tra tutte le nazioni della terra. I superstiti della Diaspora, quando si trovarono tra le genti, si ricordarono del Signore loro Dio, “perché io avrò spezzato il loro cuore infedele che si è allontanato da me e i loro occhi che si sono prostituiti ai loro idoli; avranno orrore di se stessi per le iniquità commesse e per tutte le loro nefandezze. Sapranno allora che io sono il Signore e che non invano ho minacciato di infliggere loro questi mali”.  Così dice il Signore Dio : Batti le mani, pesta i piedi in terra e di’: Oh, per tutti i loro orribili abomini il popolo d’Israele perirà di spada, di fame e di peste!  Chi è lontano morirà di peste, chi è vicino cadrà di spada, chi è assediato morirà di fame: sfogherò su di loro il mio sdegno” (v.9-12).

Israele si diede all’idolatria e non tenne conto di tutte le meraviglie che Dio faceva in mezzo a loro, ma solo quando erano in mezzo alla afflizione riconobbero che il Signore Dio era loro Salvatore. Infatti “Saprete allora che io sono il Signore, quando i loro cadaveri  giaceranno fra i loro idoli, intorno ai loro altari, su ogni colle elevato, su ogni cima di monte, sotto ogni albero verde e ogni quercia frondosa, dovunque hanno bruciato profumi soavi ai loro idoli. Stenderò la mano su di loro e renderò la terra desolata e brulla dal deserto fino a Ribla, dovunque dimorino; sapranno allora che io sono il Signore” (v.13,14).

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Capitolo 7.

Tramite i suoi profeti, Dio rivelò tutto quanto aveva deciso di mandare contro il suo popolo, se non si ravvedeva al Signore: “Poiché il Signore, l’Eterno, non fa nulla senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti” (Amos 3:7).

Così avvenne: “Questa parola del Signore mi fu rivolta: -Ora, figlio dell’uomo riferisci: Così dice il Signore Dio al paese d’Israele: La fine! Giunge la fine per i quattro punti cardinali del paese. Ora che su di te pende la fine, io scaglio contro di te la mia ira per giudicarti delle tue opere e per domandarti conto delle tue nefandezze.  Non s’impietosirà per te il mio occhio e non avrò compassione, anzi ti terrò responsabile della tua condotta e saranno palesi in mezzo a te le tue nefandezze; saprete allora che io sono il Signore. Così dice il Signore Dio: Sventura su sventura, ecco, arriva. Viene la fine, la fine viene su di te; ecco, viene” (v.1-6).

Quello che Dio fece contro Israele per le loro abominazioni, non è mai stato fatto fino ad ora, contro nessun altro popolo (Ez.5:9).

Israele compì il male più delle nazioni che li circondavano, perché essi uccisero il Figlio di Dio, che fu mandato in mezzo a loro, affinché ricevessero la Grazia, ma loro la rifiutarono (At.13:46). Tutti i capi sacerdoti e le guardie gridavano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!” (Gv.19:6). Essi si condannarono da soli, quando Pilato tentò di salvarlo dalla morte, ma il popolo rispose: “Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figli” (Mt.27:25).

A circa 40 anni dall’ascesa di Cristo Gesù al Padre (Gv.20:17; At.1:9), l’ira di Dio si riversò contro Israele, come i profeti di Dio avevano rivelato. Il popolo non fece caso alla sua salvezza, così non si convertì perché non volle riconoscere il loro Salvatore e Re. Così Israele subì la Diaspora (dispersione degli Ebrei tra tutte le nazioni della terra) nel 70 d.C. circa; tutto quello che avvenne è descritto da verso 7 al 16. Nessuno fu risparmiato, se non un piccolo residuo, che fu disperso tra tutte le nazioni del mondo; infatti, avvenne che “La spada all’esterno, la peste e la fame di dentro: chi è per la campagna perirà di spada, chi è in città sarà divorato dalla fame e dalla peste” (v.15).

Molto spavento ci fu sul popolo di Dio consegnato nelle mani dell’esercito dell’Impero Romano; il loro oro e argento non servì a salvarli, anzi: ”Getteranno l’argento per le strade e il loro oro si cambierà in immondizia, con esso non si sfameranno, non si riempiranno il ventre, perché è stato per loro causa di peccato. Della bellezza dei loro gioielli fecero oggetto d’orgoglio e fabbricarono con essi le abominevoli statue dei loro idoli: per questo li tratterò come immondizia, li darò in preda agli stranieri e in bottino alla feccia del paese e lo profaneranno” (v 19-21).

Dio voltò loro le spalle e non la faccia al suo popolo; nel Tempio di Dio entrarono degli stranieri e lo profanarono, portando via i  tesori del Tempio e demolendolo col fuoco.

Come loro dichiararono dopo: “Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figli” (Mt.27:25), così Dio li giudicò come degli assassini, che avevano riempito Gerusalemme di violenza: “Li tratterò secondo la loro condotta, li giudicherò secondo i loro giudizi: così sapranno che io sono il Signore” (v.27). Dio mandò così un esercito molto forte e feroce contro il suo popolo, impadronendosi delle loro case e vietando a tutti i superstiti di ritornare in Israele. Il residuo, che restò in vita, si trovò disperso tra le nazioni, loro nemiche. Essi cercarono la pace, ma non la trovarono, perché Dio aveva sguainato la sua spada dietro di loro (Ez.5.12), perciò una sventura seguiva l’altra.

In Israele non ci fu più responso per i profeti e nessuna dottrina per i sacerdoti, ma solo desolazione, perché Dio li aveva trattati secondo la loro condotta. Riguardo a Israele dice: “Tutto il giorno ho teso le mani verso un popolo disubbidiente e contestatore” (Rom.10:21), perciò essi restarono e resteranno fino alla fine del loro esilio senza Dio.

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Capitolo 8.

Nell’anno sesto della deportazione in babilonia, di nuovo il Signore, Dio d’Israele, mostrò al profeta le nefandezze che commettevano i capi e tutto il popolo. Il profeta rivela la visione dicendo che:  “mentre mi trovavo in casa e dinanzi a me sedevano gli anziani di Giuda, la mano del Signore Dio si posò su di me e vidi qualcosa dall’aspetto d’uomo: da ciò che sembravano i suoi fianchi in giù, appariva come di fuoco e dai fianchi in su appariva come uno splendore simile all’elettro. Stese come una mano e mi afferrò per i capelli: uno spirito mi sollevò fra terra e cielo e mi portò in visioni divine a Gerusalemme, all’ingresso del cortile interno, che guarda a settentrione, dove era collocato l’idolo della gelosia, che provocava la gelosia. Ed ecco là era la gloria del Dio d’Israele, simile a quella che avevo visto nella valle” (v.1-4).

Dal verso 5 al 13, il profeta rivela quello che Dio gli mostrò riguardo a Israele. Settanta anziani della casa d’Israele offrivano profumi di incenso ad ogni specie di idolo. Tutti si erano allontanati da Dio per farsi il loro idolo personale e “Vanno dicendo: Il Signore non ci vede… il Signore ha abbandonato il paese…” (v.12).

Dio, il Signore, mostrò ancor di più al profeta, come anche Giuda, la tribù scelta da Dio, da cui venne il Messia, commetteva nefandezze peggiori d’Israele. Infatti, le donne piangevano, come tradizione, la morte dell’idolo Tammuz e gli uomini adoravano il sole “all’ingresso del portico della casa del Signore che guarda a settentrione e vidi donne sedute che piangevano Tammuz. Mi disse: -Hai visto, figlio dell’uomo? Vedrai abomini peggiori di questi-.  Mi condusse nell’atrio interno del tempio; ed ecco all’ingresso del tempio, fra il vestibolo e l’altare, circa venticinque uomini, con le spalle voltate al tempio e la faccia a oriente che, prostrati, adoravano il sole. Mi disse: -Hai visto, figlio dell’uomo? Come se fosse piccola cosa per la casa di Giuda, commettere simili nefandezze in questo luogo, hanno riempito il paese di violenze, per provocare la mia collera. Eccoli, vedi, che si portano il ramoscello sacro alle narici. Ebbene anch’io agirò con furore. Il mio occhio non s’impietosirà; non avrò compassione: manderanno alte grida ai miei orecchi, ma non li ascolterò–“ (v.14-18).

Dio mostrò al profeta come Israele era un popolo ribelle e ostinato, dato totalmente all’idolatria, sia Israele che Giuda avevano lasciato l’adorazione al Creatore e adoravano idoli della loro fantasia e persino il sole. Arrivò il giorno come Dio aveva avvertito il popolo per bocca dei suoi profeti, a partire da Mosè: “Quanto a voi, vi disperderò fra le nazioni e vi inseguirò con la spada sguainata; il vostro paese sarà desolato e le vostre città saranno deserte” (Lev.26:33).

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Capitolo 9.

La profezia di questo capitolo che fu data al profeta, rivela quello che  avverrà nell’ultima settimana (sette anni). Dio proteggerà allora dodicimila persone per ogni tribù israelita dai molti guai, che Dio manderà su Israele, perché su di loro Dio porrà il suo sigillo (Ap.7:3-8).

“Allora una voce potente gridò ai miei orecchi: -Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano-.  Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c’era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Appena giunti, si fermarono accanto all’altare di bronzo. La gloria del Dio di Israele, dal cherubino sul quale si posava si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l’uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. Il Signore gli disse: -Passa in mezzo alla città, in mezzo Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono–“ (v.1-4).

Tutto questo avverrà in Gerusalemme nei primi tre anni e mezzo degli ultimi sette. Gli angeli, che saranno di origine umana, perché essi vestiranno  le vestiti di lino, che rappresentano le opere giuste dei santi (Ap.19:8), loro avranno lo strumento di sterminio nelle loro mani. Anche l’uomo con la borsa da scriba, vestito di lino, autorizzato da Dio a segnare con un tau (sigillo) sulla fronte, quelli che sospirano e piangono per tutti gli abomini che si compiono in Gerusalemme.  Chi metterà il sigillo di Dio, sulla fronte dei 144 mila, come nella visione del profeta, sarà Gesù, come è indicato anche dal profeta Giovanni (Ap.7:3-8).

Tutti gli altri saranno colpiti dai guai, senza misericordia: “Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: solo non toccate chi abbia il tau in fronte; cominciate dal mio santuario!-. Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio. Disse loro: -Profanate pure il santuario, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!-. Quelli uscirono e fecero strage nella città” (v.6,7).

A vedere tutto questo, il profeta si gettò a faccia a terra e gridai: “Ah! Signore Dio, sterminerai tu quanto è rimasto di Israele, rovesciando il tuo furore sopra Gerusalemme?-. Mi disse: -L’iniquità di Israele e di Giuda è enorme, la terra è coperta di sangue, la città è piena di violenza. Infatti vanno dicendo: Il Signore ha abbandonato il paese: il Signore non vede. Ebbene, neppure il mio occhio avrà compassione e non userò misericordia: farò ricadere sul loro capo le loro opere-. Ed ecco l’uomo vestito di lino, che aveva la borsa al fianco, fece questo rapporto: -Ho fatto come tu mi hai comandato “ – (v.8-11).

Oggi è tempo di ravvedimento; non facciamo come Israele, che Dio lo avvertì, ma essi non ci fecero caso e pensarono che Dio si fosse allontanato da loro e non li avrebbe puniti per i loro peccati. L’apostolo Pietro richiamò questo grande avvenimento, per avvertirci: “Infatti è giunto il tempo in cui il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio e, se comincia prima da noi, quale sarà la fine di quelli che non ubbidiscono all’evangelo di Dio?” (1Ptr.4:17). Se Dio non avrà compassione del suo popolo, che fine faremo noi, se come Israele saremo disubbidienti anche noi? Oggi è il tempo di ravvedersi, non aspettiamo il domani.

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Capitolo 10.

Dio mostrò al profeta nuovamente la sua gloria, la stessa, vista presso il fiume Chebar: “Io guardavo ed ecco sul firmamento che stava sopra il capo dei cherubini vidi come una pietra di zaffìro e al di sopra appariva qualcosa che aveva la forma di un trono” (v.1). Come confermato: “O Eterno degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sopra i cherubini! Tu solo sei l’Iddio di tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra” (Is.37:16). Il trono di Dio si trova nei più alto dei cieli “Ma tu, o Eterno, siedi per sempre in alto” (Sal.92:8; 57:5) e sotto di esso ci sono i cherubini. Il trono di Dio è stabile ed è sopra tutto e tutti e la sua gloria è portata dai cherubini, che si può spostare ovunque Egli lo voglia.

Questa rivelazione avverrà per Israele, nei primi tre anni e mezzo degli ultimi sette.

“Disse all’uomo vestito di lino: -Va’ fra le ruote che sono sotto il cherubino e riempi il cavo delle mani dei carboni accesi che sono fra i cherubini e spargili sulla città-. Egli vi andò mentre io lo seguivo con lo sguardo” (v.2). L’uomo vestito di lino è nella visione il Cristo di Dio; il lino rappresenta le opere giuste dei santi (Ap.19:8). Dal verso 3 al 5, si evidenzia lo splendore della gloria di Dio. Avvenne che “Appena ebbe dato all’uomo vestito di lino l’ordine di prendere il fuoco fra le ruote in mezzo ai cherubini, egli avanzò e si fermò vicino alla ruota.  Il cherubino tese la mano per prendere il fuoco che era fra i cherubini; ne prese e lo mise nel cavo delle mani dell’uomo vestito di lino, il quale lo prese e uscì” (v.6,7; Ap.8:5).

Quanto segue dal verso 8 al 22 è la stessa descrizione dei cherubini, visti dal profeta presso il fiume o canale Chebàr.

I cherubini avevano sotto le loro ali come mani di uomo, al fianco di ogni cherubino vi era una ruota, come se fosse una ruota dentro l’altra, avendo l’aspetto di un topazio. “Muovendosi, potevano andare nelle quattro direzioni senza voltarsi, perché si muovevano verso il lato dove era rivolta la testa, senza voltarsi durante il movimento. Tutto il loro corpo, il dorso, le mani, le ali e le ruote erano pieni di occhi tutt’intorno; ognuno dei quattro aveva la propria ruota. Io sentii che le ruote venivano chiamate -Turbine–“ (v.11-13). Gli occhi rappresentano l’Onnipresenza di Dio, Egli è ovunque!

Così come i cherubini già visti presso il canale Chebàr avevano “ognuno quattro sembianze: la prima quella di cherubino, la seconda quella di uomo, la terza quella di leone (Ap.5:5), e la quarta quella di aquila” (v.14). Gesù, uomo, è raffigurato come il Leone della tribù di Giuda e come l’aquila, che vola in alto e si posa dove vuole, così è della Parola di Dio, posta nella bocca di Cristo Gesù (Deut.18:18; Gv.12:49). Notiamo la similitudine che ha Cristo Gesù con l’aquila: “Simile all’aquila che desta la sua nidiata, si libra in volo sopra i suoi piccini, spiega le sue ali, li prende e li porta sulle penne” (Deut.32:11).

Gesù è il buon Pastore; Egli cura e protegge i suoi, quelli che credono in Lui: “Come un pastore, egli pascerà il suo gregge; raccoglierà gli agnelli in braccio, se li porterà sul petto e condurrà pian piano le pecore che allattano” (Is.40:11).  Alla fine, la Parola, la spada dello Spirito a doppio taglio, terminato il periodo della Grazia, si rivolgerà dall’altro lato contro gli empi. In un solo giorno, Gesù li annienterà con il soffio della sua bocca, ovvero con la sua Parola  (2Tes.2:8; Ap.17:14; 19:11-21); infatti, essi “passano rapidi come navi di giunchi, come l’aquila che piomba sulla preda” (Gb.9:26).

“La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini.  I cherubini spiegarono le ali e si sollevarono da terra sotto i miei occhi; anche le ruote si alzarono con loro e si fermarono all’ingresso della porta orientale del tempio, mentre la gloria del Dio d’Israele era in alto su di loro. Erano i medesimi esseri che io avevo visti sotto il Dio d’Israele lungo il canale Chebàr e riconobbi che erano cherubini. Ciascuno aveva quattro aspetti e ciascuno quattro ali e qualcosa simile a mani d’uomo sotto le ali. Il loro sembiante era il medesimo che avevo visto lungo il canale Chebàr. Ciascuno di loro procedeva di fronte a sé” (v.18-22).

Nessun ordine sarà annullato, quello che è scritto avverrà, durante i primi tre anni e mezzo degli ultimi sette, si compiranno tutte le profezie (Dan.9:24). Tutto avverrà con ordine, perché Dio è un Dio di ordine e ha regolato “ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine” (1Cor.14:40).

(continua)