Capitolo 11.

La profezia esposta dal profeta fu ricevuta circa 500 anni prima della nascita del Messia e si avverò quanto rivelato al profeta,  nel 70 d.C. circa.

Dio mostrò al profeta ciò che avveniva in Gerusalemme e come i falsi profeti annunciavano il contrario della volontà di Dio. Lo Spirito di Dio trasportava il profeta dove voleva, per mostrargli le nefandezze che il popolo commetteva in Gerusalemme. Ezechiele si trovò così davanti alla porta che guarda ad oriente e il Signore Dio gli mostrò gli uomini che  complottavano il male a danno del popolo.

“Per questo profetizza contro di loro, profetizza, figlio dell’uomo-.  Lo spirito del Signore venne su di me e mi disse: -Parla, dice il Signore: Così avete detto, o Israeliti, e io conosco ciò che vi passa per la mente. Voi avete moltiplicato i morti in questa città, avete riempito di cadaveri le sue strade. Per questo così dice il Signore Dio: I cadaveri che avete gettati in mezzo a essa sono la carne, e la città è la pentola. Ma io vi scaccerò. Avete paura della spada e io manderò la spada contro di voi, dice il Signore Dio!  Vi scaccerò dalla città e vi metterò in mano agli stranieri e farò giustizia su di voi. Cadrete di spada: sulla frontiera d’Israele io vi giudicherò e saprete che io sono il Signore. La città non sarà per voi la pentola e voi non ne sarete la carne! Sulla frontiera di Israele vi giudicherò: allora saprete che io sono il Signore, di cui non avete eseguito i comandi né osservate le leggi, mentre avete agito secondo i costumi delle genti vicine-.  Non avevo finito di profetizzare quando Pelatìa figlio di Benaià cadde morto. Io mi gettai con la faccia a terra e gridai con tutta la voce: -Ah! Signore Dio, vuoi proprio distruggere quanto resta d’Israele? Allora mi fu rivolta questa parola del Signore-“ (v.4-14).

Dio rispose al profeta che dopo che li avrà dispersi tra tutte le nazioni della terra, le radunerà nuovamente in Gerusalemme, come una parte è già avvenuto nel 1948, mentre un’altra parte ritornerà negli ultimi sette anni da ogni posto dove furono emigrati. Dio li riporterà nella Terra promessa (Is.60). Infatti, Egli ordina al profeta: “Riferisci: Così dice il Signore Dio: Vi raccoglierò in mezzo alle genti e vi radunerò dalle terre in cui siete stati dispersi e a voi darò il paese d’Israele. Essi vi entreranno e vi elimineranno tutti i suoi idoli e tutti i suoi abomini. Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Ma su coloro che seguono con il cuore i loro idoli e le loro nefandezze farò ricadere le loro opere, dice il Signore Dio–“ (v.17-21). Amen!

Come stabilito, una parte presa da tutte le tribù d’Israele sarà messa al sicuro ed entrerà a far parte degli ultimi mille anni, mentre chi non si convertirà, sarà giudicato secondo le proprie opere.

Quanto grande è il Signore, Dio d’Israele! Dopo aver mostrato in visione al profeta quanto doveva avvenire nel 70 d.C. circa, i cherubini portarono la gloria di Dio sul monte.

“E uno spirito mi sollevò e mi portò in Caldea fra i deportati, in visione, in spirito di Dio, e la visione che avevo visto disparve davanti a me. E io raccontai ai deportati quanto il Signore mi aveva mostrato” (v.24, 25).

Dio trasporta i suoi figli dove vuole. Molte volte il profeta Ezechiele fu trasportato dallo Spirito, dove Lui voleva. I Figli di Dio sono guidati dallo Spirito e devono obbedire, ma ciò si può fare solo se annulliamo ogni desiderio carnale, per essere come “ quelli che sono secondo lo Spirito hanno l’animo alle cose dello Spirito” (Rom.8:5).

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Capitolo 12.

Molte volte il Signore, Dio d’Israele, parlò, avvertendo il suo popolo di tutto quello che poi avvenne durante la Diaspora (dispersione degli Ebrei tra le nazioni), ma loro non vollero credere e convertirsi.

Tramite il profeta, il Signore mostrò al popolo, in similitudine, quello che avvenne alcuni secoli dopo: “Questa parola del Signore mi fu riferita:  -Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli. Tu, figlio dell’uomo, fa’ il tuo bagaglio da deportato e, di giorno davanti ai loro occhi, preparati a emigrare; emigrerai dal luogo dove stai verso un altro luogo, davanti ai loro occhi: forse comprenderanno che sono una genìa di ribelli. Prepara di giorno il tuo bagaglio, come il bagaglio d’un esiliato, davanti ai loro occhi; uscirai però al tramonto, davanti a loro, come partirebbe un esiliato. Fa’ alla loro presenza un’apertura nel muro ed esci di lì. Mettiti alla loro presenza il bagaglio sulle spalle ed esci nell’oscurità: ti coprirai la faccia in modo da non vedere il paese, perché io ho fatto di te un simbolo per gli Israeliti–“ (v 2-7).

“Così il profeta fece esattamente come gli era stato comandato, preparò il suo bagaglio, fece un foro nel muro ed uscì nella notte sotto gli occhi del popolo. Ma al mattino il Signore chiese al profeta: -Figlio dell’uomo, non t’ha chiesto il popolo d’Israele, quella genìa di ribelli, che cosa stai facendo?  Rispondi loro: Così dice il Signore Dio: Quest’oracolo è per il principe di Gerusalemme e per tutti gli Israeliti che vi abitano. Tu dirai: Io sono un simbolo per voi; infatti quello che ho fatto a te, sarà fatto a loro; saranno deportati e andranno in schiavitù” (v.8-11).

Dio impiegò il profeta come esempio, che come aveva fatto lui, così avrebbe fatto il principe e tutto il popolo, caricandosi il bagaglio ed uscendo nell’oscurità  attraverso il buco fatto nel muro e coprendosi il viso per non vedere il paese in rovina. Dio rivela che il principe non avrebbero fatto più ritorno in Gerusalemme, perché sarà tesa una rete e li avrebbe condotti, in analogia, a Babilonia, nel paese dei Caldei, ovvero lontani, nell’Impero romano e i Caldei sono indicati i suoi abitanti: “Disperderò ad ogni vento quanti sono intorno a lui, le sue guardie e tutte le sue truppe, e snuderò dietro a loro la spada.  Allora sapranno che io sono il Signore, quando li avrò dispersi fra le genti e li avrò disseminati in paesi stranieri. Tuttavia ne risparmierò alcuni, superstiti alla spada, alla fame e alla peste, perché raccontino tutte le loro scelleratezze alle genti fra le quali andranno e anch’esse sappiano che io sono il Signore-“ (v.14-16).

Dio rivolse nuovamente la parola al profeta, annunciando l’angoscia che il popolo subì durante l’esilio delle sessantadue settimane (Dan.9:25,26). Così il profeta dovette mangiare pane e bere acqua con angoscia a prova di quello che avvenne quando il residuo fu disperso tra le nazioni.

Le profezie furono per Israele e Giuda e così avvenne: “Le città popolose saranno distrutte e la campagna ridotta a un deserto: saprete che io sono il Signore” (v.20).

Dio rivelò ancora al profeta che in Israele si era formato un proverbio: “Passano i giorni e ogni visione svanisce? Ebbene, riferisci loro: Così dice il Signore Dio: Farò cessare questo proverbio e non si sentirà più ripetere in Israele; anzi riferisci loro: Si avvicinano i giorni in cui si avvererà ogni visione. Infatti non ci sarà più visione falsa, né predizione fallace in mezzo agli Israeliti” (v.22-24).

Così avvenne che il Signore mise in atto ogni sua parola; tutto si avverò a suo tempo, quando il popolo colmò la misura del loro peccato, uccidendo il loro Re (Gv.19:14) e si attirò le conseguenze, perché il popolo, rispondendo a Pilato, disse: “Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figli” (Mt.27:25). Dio eseguì ogni sua parola per la durezza dei loro cuori, così li diede nelle mani dei loro nemici e sguainò la sua spada dietro di loro.

“Mi fu rivolta ancora questa parola del Signore: -Figlio dell’uomo, ecco, gli Israeliti van dicendo: La visione che costui vede è per i giorni futuri; costui predice per i tempi lontani. Ebbene, riferisci loro: Dice il Signore Dio: Non sarà ritardata più a lungo ogni mia parola: la parola che dirò l’eseguirò. Oracolo del Signore Dio–“ (v.26-28).

Anche molti credenti di oggi pensano che Gesù tornerà nei tempi futuri, ma non sarà così, perché Dio ha dichiarato che eseguirà ogni suo disegno: “Io, l’Eterno, ho parlato; la cosa avverrà, io la compirò” (Ez.24:14).

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Capitolo 13.

Il Signore Dio parlò ancora a Ezechiele, chiedendogli di profetizzare contro i falsi profeti, che incitavano il popolo a credere nelle loro menzogne.

“Figlio dell’uomo, profetizza contro i profeti d’Israele, profetizza e di’ a coloro che profetizzano secondo i propri desideri: Udite la parola del Signore:  Così dice il Signore Dio: Guai ai profeti stolti, che seguono il loro spirito senza avere avuto visioni. Come sciacalli fra le macerie, tali sono i tuoi profeti, Israele” (v.1-4).

I falsi profeti o mercenari sono quelli che credendo alle loro false visioni, le espongono agli altri, affinché anche gli ascoltatori credano nelle falsità. Essi non insegnano come difendersi, quando saranno attaccati dal nemico e così “Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde” (Gv.10:12).

I falsi attestano per convincere: “profezia o oracolo del Signore”, credendo che si avveri quello che hanno dichiarato, mentre Dio non ha parlato loro e non li ha inviati.

“Pertanto dice il Signore Dio: Poiché voi avete detto il falso e avuto visioni bugiarde, eccomi dunque contro di voi, dice il Signore Dio. La mia mano sarà sopra i profeti dalle false visioni e dai vaticini bugiardi; non avranno parte nell’assemblea del mio popolo, non saranno scritti nel libro d’Israele e non entreranno nel paese d’Israele: saprete che io sono il Signore Dio, poiché ingannano il mio popolo dicendo: Pace! e la pace non c’è; mentre egli costruisce un muro, ecco essi lo intonacano di mota” (v.8-10).

Come ai tempi d’Israele, fino a Cristo, esistevano falsi profeti, che predicevano pace e tranquillità e il popolo li ascoltava volentieri, quando invece pace non era, ma Gesù li ammonì: “Guai a voi…”  (Lc.6:26), così è adesso, perché chi amministra non è fedele e garantisce salvezza illusoria, essi, “volendo essere dottori della legge; in realtà non sanno né quello che dicono né quello che affermano con certezza”. – 1Tmt. 1:7.  .

Sono considerati identici “a quegli intonacatori di mota: Cadrà! Scenderà una pioggia torrenziale, una grandine grossa, si scatenerà un uragano ed ecco, il muro è abbattuto. Allora non vi sarà forse domandato: Dov’è la calcina con cui lo avevate intonacato?” (v.11,12).

Il Signore Dio avverte che, nel suo furore, scatenerà un uragano, con pioggia e grandine come pietre e “demolirò il muro che avete intonacato di mota, lo atterrerò e le sue fondamenta rimarranno scoperte; esso crollerà e voi perirete insieme con esso e saprete che io sono il Signore” (v.14). In similitudine, si rivela quello che avvenne a circa 70 anni d.C., quando Dio agì, come aveva annunciato ai suoi profeti e tolse la Terra promessa al suo popolo, disperdendo tra tutte le nazioni i superstiti.

Dio fece accadere quello che i suoi profeti avevano rivelato contro Israele, se essi non si fossero ravveduti, a partire da Mosè (Lev.26:33), fino al profeta Zaccaria. Infatti, i profeti hanno ripetuto: “Io li ho dispersi fra tutte quelle nazioni che essi non conoscevano e il paese si è desolato dietro di loro, senza che alcuno lo percorresse; la terra di delizie è stata ridotta a desolazione” (Zac.7:14). Così avvenne per mano dell’esercito romano, che tutti i falsi, in analogia, gli intonacatori di mota, che profetizzavano visioni di pace su Gerusalemme, perirono: “Oracolo del Signore”.

“Ora tu, figlio dell’uomo, rivolgiti alle figlie del tuo popolo che profetizzano secondo i loro desideri e profetizza contro di loro. Dirai loro: Dice il Signore Dio: Guai a quelle che cuciono nastri magici a ogni polso e preparano veli per le teste di ogni grandezza per dar la caccia alle persone. Pretendete forse di dare la caccia alla gente del mio popolo e salvare voi stesse?” (v.16-18).

In Israele, mentre i falsi predicevano pace, anche le donne si ammantavano di arte magica, corrompendo il popolo con le loro magie per un tozzo di pane, “facendo morire chi non doveva morire e facendo vivere chi non doveva vivere, ingannando il mio popolo che crede alle menzogne. Perciò dice il Signore Dio: Eccomi contro i vostri nastri magici con i quali voi date la caccia alla gente come a uccelli; li strapperò dalle vostre braccia e libererò la gente che voi avete catturato come uccelli.  Straccerò i vostri veli e libererò il mio popolo dalle vostre mani e non sarà più una preda in mano vostra; saprete così che io sono il Signore” (v.19-21).

Israele credette ai falsi, oggi lo è ancor di più, come Gesù e i suoi apostoli profetizzarono:  “Molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti” (Mt.24:11; 2Cor.11:13; 2Ptr.2:1; 1Gv.4:1). Accade che quando il peccato raggiunge il limite posto da Dio, Egli agisce nel suo furore: “Voi infatti avete rattristato con menzogne il cuore del giusto, mentre io non l’avevo rattristato e avete rafforzato il malvagio perché non desistesse dalla sua vita malvagia e vivesse. Per questo non avrete più visioni false, né più spaccerete incantesimi: libererò il mio popolo dalle vostre mani e saprete che io sono il Signore” (v.22,23).

Non facciamo come Israele, se vediamo qualcuno camminare nel disordine spirituale, avvisiamolo e, se si ravvede, salveremo un’anima dalla geenna del fuoco, perché molti sono stati sedotti dai falsi profeti.

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Capitolo 14.

Il profeta descrive la corruzione di Israele. Il popolo scelto per essere consacrato a Dio, si era dato all’idolatria e si presentavano al profeta per consultare l’Eterno.  Conoscendo i loro cuori, Dio disse al profeta: “Figlio dell’uomo, questi uomini hanno posto idoli nel loro cuore e tengono fisso lo sguardo all’occasione della loro iniquità appena si mostri. Mi lascerò interrogare da loro? -Parla quindi e di’ loro: Dice il Signore Dio: Qualunque Israelita avrà innalzato i suoi idoli nel proprio cuore e avrà rivolto lo sguardo all’occasione della propria iniquità e verrà dal profeta, gli risponderò io, il Signore, riguardo alla moltitudine dei suoi idoli, per raggiungere al cuore gli Israeliti, che si sono allontanati da me a causa di tutti i loro idoli” (v.1-5).

Israele fu corrotto, come anche oggi sono corrotti i falsi cristiani, che si presentano per fare culto a Dio, mentre nei loro cuori nascondono il desiderio di tutte le delizie del mondo, facendone degli idoli.

Tramite il profeta, il Signore Dio disse: “Convertitevi, abbandonate i vostri idoli e distogliete la faccia da tutte le vostre immondezze” (v.6), perché il Signore Dio d’Israele a tutti quelli che si fanno un idolo nel proprio cuore e poi vanno a consultare un profeta, distoglierà il suo sguardo da loro e li sterminerà dal suo popolo.

“E se il profeta è sedotto, e dice alcuna parola, io, il Signore, avrò sedotto quel profeta, e stenderò la mia mano sopra lui, e lo distruggerò di mezzo il popolo d’Israele (vers. Diodati). Ambedue porteranno la pena della loro iniquità. La pena di chi consulta sarà uguale a quella del profeta” (v.9,10).  Dio non seduce alcuno, ma permette che anche un profeta sia sedotto dai demoni, per la sua poca forza spirituale, ma se dopo esser stato sedotto, profetizzava ancora nel nome di Dio, allora veniva subito eliminato di mezzo al popolo.

“Perché gli Israeliti non vadano più errando lontano da me, né più si contaminino con tutte le loro prevaricazioni: essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Parola del Signore” (v.11). Questo riferimento riguarda la fine (ultima settimana delle 70 (Dan.9:24-27), quando Israele si convertirà al Signore e avverrà che durante i mille anni sarà il popolo di Dio e Dio sarà con loro (Ap.21:3).

Dal verso 12 al 20, Dio rivela al profeta che non salverà un popolo che pecca contro di Lui, anche se in mezzo a loro vivessero Noè, Daniele e Giobbe, che solo loro si salverebbero, mentre tutti gli altri infedeli sarebbero eliminati con ogni mezzo di sterminio.

Quando Dio decide di sterminare un popolo, lascia sempre un residuo, come avvenne ed avverrà ancora per Gerusalemme. Infatti il Signore Dio dichiara: “Quando manderò contro Gerusalemme i miei quattro tremendi castighi: la spada, la fame, le bestie feroci e la peste, per estirpare da essa uomini e bestie, ecco vi sarà in mezzo un residuo che si metterà in salvo con i figli e le figlie. Essi verranno da voi perché vediate la loro condotta e le loro opere e vi consoliate del male che ho mandato contro Gerusalemme, di quanto ho mandato contro di lei.  Essi vi consoleranno quando vedrete la loro condotta e le loro opere e saprete che non invano ho fatto quello che ho fatto in mezzo a lei-. Parola del Signore Dio” (v.21-23). Solo alla fine, una parte d’Israele riconoscerà le sue iniquità e il motivo perché Dio ha compiuto verso di loro tante distruzioni, dandoli nelle mani dei loro nemici. Chi riconoscerà il Figlio di Dio, colui che i loro padri uccisero appendendolo al legno (At. 5:30) e che Dio ha risuscitato, saranno salvati.

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Capitolo 15.

In similitudine, Dio mostra che il legno di una vite non serve per nessun lavoro, ma solo per essere bruciato; simile è il suo popolo, pieno di iniquità. Per la loro infedeltà, Dio rese la nazione d’Israele come un deserto, mentre il popolo scampato alle fiamme e alla distruzione dall’impero romano, furono trasferiti tra tutte le nazioni della terra.

“Mi fu rivolta questa parola del Signore: -Figlio dell’uomo, che pregi ha il legno della vite di fronte a tutti gli altri legni della foresta? Si adopera forse quel legno per farne un oggetto? Ci si fa forse un piolo per attaccarci qualcosa? Ecco, lo si getta sul fuoco a bruciare, il fuoco ne divora i due capi e anche il centro è bruciacchiato. Potrà essere utile a qualche lavoro? Anche quand’era intatto, non serviva a niente: ora, dopo che il fuoco lo ha divorato, l’ha bruciato, ci si ricaverà forse qualcosa? Perciò così dice il Signore Dio: Come il legno della vite fra i legnami della foresta io l’ho messo sul fuoco a bruciare, così tratterò gli abitanti di Gerusalemme. Volgerò contro di loro la faccia. Da un fuoco sono scampati, ma un fuoco li divorerà! Allora saprete che io sono il Signore quando volgerò contro di loro la faccia e renderò il paese deserto, poiché sono stati infedeli-, dice il Signore Dio” (v.1-8).

Dio fa un paragone perfetto; il popolo di Dio è simile al legno della vite, che è un legno inutile, perciò solo ad essere bruciato. Israele era il popolo di Dio, ma preferì ascoltare i falsi profeti, che predicevano benessere, perciò si era allontanato da Dio (buono a nulla), ma quando compì il colmo del peccato, uccidendo il loro Re (Gv.19:14), Dio gli tolse la Terra, promessa ai loro padri e li disperse tra tutte le nazioni.

Questa profezia venne rivelata ad Ezechiele mentre i Giudei si trovavano in cattività a Babilonia, perciò Dio dichiara che sono scampati una volta dal fuoco, ma non scamperanno la secondo volta nella Diaspora, avvenuta a circa 70 anni d.C.

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Capitolo 16.

Tramite il profeta e in analogie, il Signore Dio ricorda la nascita del popolo israelita, da quando si trovava in schiavitù in Egitto. Espone anche che quando raggiunse la Terra promessa, le ricchezze e il benessere lo condussero Israele alla sua depravazione spirituale. Il Signore fece conoscere al profeta le abominazioni commesse dagli abitanti di Gerusalemme, affinchè il popolo riconoscesse le proprie iniquità e si ravvedesse dai suoi peccati.

“Dirai loro: Così dice il Signore Dio a Gerusalemme: Tu sei, per origine e nascita, del paese dei Cananei; tuo padre era Amorreo e tua madre Hittita. Alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti fu tagliato l’ombelico e non fosti lavata con l’acqua per purificarti; non ti fecero le frizioni di sale, né fosti avvolta in fasce. Occhio pietoso non si volse su di te per farti una sola di queste cose e usarti compassione, ma come oggetto ripugnante fosti gettata via in piena campagna, il giorno della tua nascita” (v.3-5).

Infatti, la nascita del popolo Israelita iniziò quando Giacobbe, per la forte carestia, si traferì in Egitto. In quel tempo Giuseppe, figlio di Giacobbe, era il terzo in Egitto dopo il Faraone. Alla morte di Giuseppe e del Faraone, chi lo succedette, non conoscendo la storia del popolo ebraico, cominciò a perseguitarli, fino a ridurli nella totale schiavitù.

In similitudine: “Passai vicino a te e ti vidi mentre ti dibattevi nel sangue e ti dissi: Vivi nel tuo sangue e cresci come l’erba del campo” (v.6). Così la discendenza di Abraamo divenne molto numerosa e fu “tenuta in schiavitù e oppressione per quattrocento anni” (At.7:6).

Dal verso 7 al 14, il Signore Dio rivela al profeta del suo popolo, eguagliandolo ad una giovane, che arriva all’età della pubertà.

Tutto questo, in similitudine, il Signore Dio evidenzia come ebbe pietà del suo popolo, perché lo prese e lo portò fuori dalla schiavitù, dandoli molti preziosi come oro, argento e vesti, tolti agli egiziani. Tramite Giosuè, li introdusse nella Terra promessa, dove scorre latte e miele (ricchezze). Sotto il regno di Davide e di Salomone, il popolo divenne famoso, “diventasti sempre più bella e giungesti fino ad esser regina. La tua fama si diffuse fra le genti per la tua bellezza, che era perfetta, per la gloria che io avevo posta in te, parola del Signore Dio” (v.13,14).

Come arrivò all’apice della sue ricchezze e del suo benessere, Israele iniziò a prostituirsi, rivolgendo il suo sguardo agli idoli delle nazioni.

Dal verso 15 al 27, sono elencate tutte le abominazioni commesse da Israele durante i regni dei re d’Israele e di Giuda, perché dopo il regno di Salomone, Dio divise il suo popolo in due nazioni: Israele con 10 Tribù, mentre Giuda con due Tribù, Giuda e Beniamino.

Con tutte le ricchezze, che Dio gli aveva concesso, si fecero sculture e immagini umane, adornandoli di splenditi gioielli e con vesti di ricamate.

“Il pane che io ti avevo dato, il fior di farina, l’olio e il miele di cui ti nutrivo ponesti davanti ad esse come offerta di soave odore. Oracolo del Signore Dio.  Prendesti i figli e le figlie che mi avevi generati e li sacrificasti loro in cibo. Erano forse poca cosa le tue infedeltà?  Immolasti i miei figli e li offristi a loro, facendoli passare per il fuoco. Fra tutte le tue nefandezze e infedeltà non ti ricordasti del tempo della tua giovinezza, quando eri nuda e ti dibattevi nel sangue!  Ora, dopo tutta la tua perversione, guai, guai a te! Oracolo del Signore Dio” (v.19-23).

Come avviene ancora oggi, seguaci della chiesa cattolica costruiscono delle nicchie con statue negli angoli delle vie, così faceva Israele. Essi costruivano dei tempietti e ci collocavano l’idolo, oltre a riprendere costumi e contatti con l’Egitto e con le nazioni circostanti, moltiplicando le infedeltà verso Dio.

“Ed ecco io ho steso la mano su di te; ho ridotto il tuo cibo e ti ho abbandonato in potere delle tue nemiche, le figlie dei Filistei, che erano disgustate della tua condotta sfrontata” (v.27).

Paragonata peggio di una prostituta e mai sodisfatta, Israele concesse favori agli assiri, ai cananei e ai caldei, comportandosi peggio di una donna spudorata.  Israele non fu come una prostituta in cerca solo di guadagno, ma era lei, che attirava gli stranieri, facendogli dei doni, per prostituirsi (adorare idoli) insieme; infatti: “Tu hai fatto il contrario delle altre donne, quando ti prostituivi: nessuno è corso dietro a te, mentre tu hai distribuito doni e non ne hai ricevuti, tanto eri pervertita” (v.34).

Dio si rivolge a Israele, chiamandola prostituta per tutti gli idoli, che si è costruita nel tempo, da quando uscì dall’Egitto fino a Cristo. Dio l’ha considerata simile ad una nazione idolatra, tale resterà, per tutto il tempo delle 62 settimane di esilio (Dan.9:24-27).

Dal verso 35 al 37, tramite il profeta, il Signore Dio mostra a Israele tutte le sue abominazioni idolatre compiute.

Dal verso 38 al 41, tramite Ezechiele, il Signore Dio elenca tutto quello che aveva preparato contro il suo popolo. Come avvenne, tutto Israele fu abbandonato nelle mani dell’esercito dell’impero romano, loro nemici, a circa 70 anni d.C.

Dio li aveva avvertiti continuamente, mandando a loro dei messaggeri, i profeti, ma loro non li ascoltarono, fino a che, Dio mandò in mezzo a loro il suo Figlio unigenito, Gesù in parabola, indica cosa fece la sua casa, i Giudei: ”Ma i lavoratori presero i servitori, ne batterono uno, ne uccisero un altro e un altro lo lapidarono. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero” (Mt.21:35-39).

“È spaventoso cadere nelle mani del Dio vivente” (Ebr.10:31).

Così avvenne per il popolo di Dio, essi rigettarono il Cristo (At 13:46), accumularono  peccati su peccati, arrivando al colmo, quando rinnegarono e uccisero il Cristo. Per Israele fu veramente spaventoso tutto quello che accadde: “Ti infliggerò la condanna delle adultere e delle sanguinarie e riverserò su di te furore e gelosia” (v.38).

La terra d’Israele fu desolata senza il popolo di Dio fino al 1948. Arrivò la distruzione, avvenuta per mano dell’esercito dei romani, il saccheggio di tutte le ricchezze e la demolizione di tutti gli idoli d’Israele, non ne restò in piedi neppure uno, perché tutto fu bruciato, le case demolite come pure il Tempio di Dio in Gerusalemme, “ti farò smettere di prostituirti e non distribuirai più doni” (v.41).

Dio non terrà per sempre lontano il suo popolo, come indicano i versi 42 e 43, che alla fine, durante gli ultimi sette anni, i loro occhi spirituali saranno riaperti. Tutto il male si allontanerà da Israele, perché durante i mille anni saranno grandemente benedetti e mai più Dio si adirerà contro di loro, perché essi saranno un popolo santo.

Notiamo come dal verso 44 al 54, il profeta, nello Spirito di Dio presenta a Israele tutto il peccato commesso e la ragione per cui Dio decide di disperderli tra tutte le nazioni della terra.

Infatti, il profeta rivela, in analogia, il detto di un proverbio contro Israele: “Quale la madre, tale la figlia” (v.44), significando che Dio paragona Israele per le loro abominevoli idolatrie, che sono state copiate dai popoli, che Dio scacciò davanti a loro. Per questo, viene indicata come loro madre idolatra un’Hittita e come padre un Amorreo, popoli senza Dio, dati alle abominazioni idolatre, lasciando la verità per la menzogna; in similitudine: “che hanno abbandonato il marito e i loro figli”.

Israele è indicato come Samaria, sorella maggiore, perché contenente più Tribù (10), mentre Giuda è indicata come sorella più piccola, con solo due Tribù, Giuda e Beniamino. Le due Tribù sono paragonate alla città di Sodoma, perché peccò più di Samaria (Israele), avendo messo a morte il Messia, il Cristo di Dio (1Cor. 3:23), raggiungendo il colmo del peccato.

I versi 46-52 rivelano che tutto Israele con le sue città e Giuda con le sue, erano corrotte, il popolo di Dio si era totalmente allontanato da Dio. Infatti  alla sua venuta sulla terra, Gesù trovò un suolo arido (Is 53:1,2). Non si trovò in loro alcun giusto, come profetizzò a riguardo Davide: “Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti, non c’è nessuno che faccia il bene, neppure uno” (Sal.14:3).

“Ma io cambierò le loro sorti: cambierò le sorti di Sòdoma e delle città dipendenti, cambierò le sorti di Samaria e delle città dipendenti; anche le tue sorti muterò in mezzo a loro, perché tu porti la tua umiliazione e tu senta vergogna di quanto hai fatto per consolarle. Tua sorella Sòdoma e le città dipendenti torneranno al loro stato di prima; Samaria e le città dipendenti torneranno al loro stato di prima e anche tu e le città dipendenti tornerete allo stato di prima” (v.53-55).

Dio riprenderà certamente il  uo popolo, lo salverà e lo condurrà allo stato primitivo, negli ultimi mille anni. Esso sarà come quando lo seguiva con Mosè per un deserto arido e senza vita (Eso.16:10,14). Dio trattò duramente il suo popolo per le sue abominazioni e iniquità, perciò dice: ”Io ho ricambiato a te quello che hai fatto tu, che hai disprezzato il giuramento e violato l’alleanza. Anch’io mi ricorderò dell’alleanza conclusa con te al tempo della tua giovinezza e stabilirò con te un’alleanza eterna. Allora ti ricorderai della tua condotta e ne sarai confusa, quando riceverai le tue sorelle maggiori insieme a quelle più piccole e io le darò a te per figlie, ma non in forza della tua alleanza; io ratificherò la mia alleanza con te e tu saprai che io sono il Signore, perché te ne ricordi e ti vergogni e, nella tua confusione, tu non apra più bocca, quando ti avrò perdonato quello che hai fatto. Parola del Signore Dio” (v.59-63).

Così avverrà quando saranno compiute le settanta settimane (Dan.9:24); allora un residuo santo entrerà negli ultimi mille anni e Dio farà con loro una nuova Alleanza o Patto, quando “Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quando io toglierò via i loro peccati” (Rom.11:27; Ebr.8:8).

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Capitolo 17.

Dio ha tutto sotto controllo e nulla passa sotto i suoi occhi, che Lui non veda.

Fu mostrato in un enigma al profeta, ciò che era Israele al principio e quello che sarà fino al compimento della 69° settimana, quando “il residuo di Giacobbe, tornerà all’Iddio potente” (Is.10:21).

Ezechiele rivela: “Mi fu rivolta ancora questa parola del Sigore: -Figlio dell’uomo, proponi un enigma e racconta una parabola agli Israeliti. Tu dirai: Dice il Signore Dio: Un’aquila grande dalle grandi ali e dalle lunghe penne, folta di piume dal colore variopinto, venne sul Libano e portò via la cima del cedro; stroncò il ramo più alto e lo portò in un paese di mercanti, lo depose in una città di negozianti. Scelse un germoglio del paese e lo depose in un campo da seme; lungo il corso di grandi acque, lo piantò come un salice, perché germogliasse e diventasse una vite estesa, poco elevata, che verso l’aquila volgesse i rami e le radici crescessero sotto di essa. Divenne una vite, che fece crescere i tralci e distese i rami” (v.1-6).

L’aquila dalle grandi ali e dalle lunghe penne è lo Spirito di Dio e la cima del cedro è il suo popolo che, per mezzo di Mosè e con mano potente dell’Eterno, fu tratto fuori dall’Egitto dove “il Signore tuo Dio è stato con te in questi quaranta anni e non ti è mancato nulla” (Deut.2:7). Il campo da seme è la Terra promessa, dove Israele fu piantato (entrò) per servire il Signore ed essere un popolo santo, consacrato a Lui (Lev.20:24,26). Dio era con il suo popolo e non gli fece mai mancare alcuna cosa; lo nutrì con la manna dal cielo e con l’acqua, che scaturiva dalla roccia (Sal.78:16,24) e fino a Salomone si estese molto, così tutti i popoli lo temevano (Deut.2:25).

Purtroppo: “c’era un’altra aquila grande, larga di ali, folta di penne. Ed ecco quella vite rivolse verso di lei le radici e tese verso di lei i suoi tralci, perché la irrigasse dall’aiuola dove era piantata. In un campo fertile, lungo il corso di grandi acque, essa era piantata, per metter rami e dar frutto e diventare una vite magnifica” (v.7,8).

In similitudine, l’altra aquila rappresenta il principe di questo mondo, che sedusse Israele e si fece adorare da loro sotto forma di idoli. Così Israele si volse ad adorare gli idoli delle nazioni vicine, quelle nazioni che Dio aveva scacciato davanti a loro.

Dio si rivolge ancora al profeta riguardo al suo popolo: “Riferisci loro: Dice il Signore Dio: Riuscirà a prosperare? O non svellerà forse l’aquila le sue radici e vendemmierà il suo frutto e seccheranno tutti i tralci che ha messo? Non ci vorrà un grande sforzo o molta gente per svellerla dalle radici. Ecco, essa è piantata: riuscirà a prosperare? O non seccherà del tutto non appena l’avrà sfiorata il vento d’oriente? Proprio nell’aiuola dove è germogliata, seccherà!” (v.9,10).

Infatti, il Signore Dio avvertì il suo popolo, che il nemico (Satana) non si curerà affatto di loro, ma saranno per opera sua depredati e tutto il loro vigore cesserà. Proprio dove Dio li ha piantati, là saranno sradicati e così avvenne a circa 70 anni d.C., quando l’esercito dell’impero romano di depredò e li cacciò fuori da Israele (Lev.26:33).

Anche quando Dio li sovvertì, dandoli nelle mani dei babilonesi, essi si rivolsero nuovamente all’Egitto per cercare aiuto. Infatti, il profeta rivela, dal verso 11 al 20, che i Giudei si rivolsero all’Egitto per ricevere aiuto, ma la forza e l’esercito dell’Egitto non gli servì. Dio punì i Giudei, distruggendo il suo Tempio, dove loro confidavano, perché essi disprezzarono l’alleanza fatta con Abrahamo, Isacco e Giacobbe, loro padri: “Perciò così dice il Signore Dio: Com’è vero ch’io vivo, il mio giuramento che egli ha disprezzato, la mia alleanza che ha infranta li farò ricadere sopra il suo capo… Tutti i migliori delle sue schiere cadranno di spada e i superstiti saranno dispersi a tutti i venti: così saprete che io, il Signore, ho parlato” (v.19,21).

I versi che seguono rivelano la venuta del Signor Gesù, che doveva nascere dalla Tribù di Giuda: “Dice il Signore Dio: Anch’io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami coglierò un ramoscello e lo pianterò sopra un monte alto, massiccio; lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà” (v.22,23). La cima del cedro o ramoscello è il Cristo di Dio (1Cor. 3:23) e il monte alto d’Israele è Sion  ”e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto: -Il liberatore verrà da Sion-” (Rom. 11:26), confermato dal salmista  che: “io ho stabilito il mio re sopra Sion, il mio monte santo” (Sal. 2:6; 68:16). Gli uccelli che dimoreranno all’ombra dei suoi rami, rappresenta la Chiesa, riscattata con il prezioso sangue di Cristo Gesù; essa è gloriosa, irreprensibile, santa e senza macchi (Ef.5:27).

“Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso; faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. Io, il Signore, ho parlato e lo farò” (v.24).

 L’albero alto, che Dio ha umiliato, è Israele, che lo ha reso geloso (Rom.10:19), perché “contro una nazione senza intelligenza susciterò il vostro sdegno” (Rom.10:19). Al popolo degli stranieri (della Grazia) Dio ha innalzato il popolo degli stranieri (della Grazia), perché essi hanno creduto e ricevuto Grazia per fede, mentre Israele è stato abbandonato (Is.43:28; Ger .2:7). Gli alberi della foresta sono gli abitanti del mondo, quelli che riconosceranno le opere che Dio farà.

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Capitolo 18.

Rivelazione che il Signore Dio diede al profeta Ezechiele per Israele: chi pecca muore, ognuno sarà giudicato secondo la sua iniquità o giustizia, perché i padri non pagano l’iniquità dei figli, né i figli pagano quella dei padri.

“Mi fu rivolta questa parola del Signore: -Perché andate ripetendo questo proverbio sul paese d’Israele: I padri han mangiato l’uva acerba e i denti dei figli si sono allegati? Com’è vero ch’io vivo, dice il Signore Dio, voi non ripeterete più questo proverbio in Israele. Ecco, tutte le vite sono mie: la vita del padre e quella del figlio è mia; chi pecca morirà” (v.1-4).

In Israele, fino a Cristo era in vigore la Legge data a Mosè (Gv. 1:17), dove Dio aveva stabilito “che conserva la sua benignità fino alla millesima generazione, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato ma non terrà il colpevole per innocente, e che punisce l’iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione!” (Eso.34:7).

Quando arrivò il tempo della Grazia, non fu più così, “poiché in esso (in Gesù) la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede”, come è scritto: “Ma il giusto vivrà per fede” (Rom.1:17).

“Se uno è giusto e osserva il diritto e la giustizia, se non mangia sulle alture e non alza gli occhi agli idoli della casa d’Israele, se non disonora la moglie del suo prossimo e non si accosta a una donna durante il suo stato di impurità, se non opprime alcuno, restituisce il pegno al debitore, non commette rapina, divide il pane con l’affamato e copre di vesti l’ignudo, se non presta a usura e non esige interesse, desiste dall’iniquità e pronunzia retto giudizio fra un uomo e un altro, se cammina nei miei decreti e osserva le mie leggi agendo con fedeltà, egli è giusto ed egli vivrà, parola del Signore Dio” (v.5-9).

Se un padre giusto genera un figlio malvagio e prepotente, commettendo quello che suo padre non ha mai commesso: “opprime il povero e l’indigente, commette rapine, non restituisce il pegno, volge gli occhi agli idoli, compie azioni abominevoli… egli non vivrà; poiché ha commesso queste azioni abominevoli, costui morirà e dovrà a se stesso la propria morte” (v.12,13).

Al contrario, se “uno ha generato un figlio che vedendo tutti i peccati commessi dal padre, sebbene li veda, non li commette” (v.14), egli non morirà per l’iniquità commesse da padre, perché ha agito secondo verità e per questo vivrà, mentre il padre, che ha commesso tutte le iniquità, non agendo bene in mezzo al popolo, morirà, come evidenziato dal verso 15 al 17.

“Voi dite: Perché il figlio non sconta l’iniquità del padre? Perché il figlio ha agito secondo giustizia e rettitudine, ha osservato tutti i miei comandamenti e li ha messi in pratica, perciò egli vivrà. Colui che ha peccato e non altri deve morire; il figlio non sconta l’iniquità del padre, né il padre l’iniquità del figlio. Al giusto sarà accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagità” (v.19,20).

Gesù confermò: “E questi se ne andranno a punizione eterna, ma i giusti a vita eterna” (Mt.25:46)

La legge della Grazia decreta: “Ma se il malvagio si ritrae da tutti i peccati che ha commessi e osserva tutti i miei decreti e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà. Nessuna delle colpe commesse sarà ricordata, ma vivrà per la giustizia che ha praticata. Forse che io ho piacere della morte del malvagio – dice il Signore Dio – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva? Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette l’iniquità e agisce secondo tutti gli abomini che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà” (v.21-24)

Al popolo israelita non piacque la legge della Grazia e perciò la rifiutarono: “Voi dite: Non è retto il modo di agire del Signore. Ascolta dunque, popolo d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?” (v.25).

Infatti, Gesù ha dato la sua vita, affinché chi crede e mette in pratica la verità, vive, ma “Se il giusto si allontana dalla giustizia per commettere l’iniquità e a causa di questa muore, egli muore appunto per l’iniquità che ha commessa. E se l’ingiusto desiste dall’ingiustizia che ha commessa e agisce con giustizia e rettitudine, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà” (v.26-28).

Conoscendo il futuro del suo popolo, Dio sapeva che Israele non avrebbe riconosciuto il Messia e lo avvertì: “Eppure gli Israeliti van dicendo: Non è retta la via del Signore. O popolo d’Israele, non sono rette le mie vie o piuttosto non sono rette le vostre? Perciò, o Israeliti, io giudicherò ognuno di voi secondo la sua condotta. Oracolo del Signore Dio. Convertitevi e desistete da tutte le vostre iniquità, e l’iniquità non sarà più causa della vostra rovina. Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Perché volete morire, o Israeliti? Io non godo della morte di chi muore. Parola del Signore Dio. Convertitevi e vivrete” (v.29-32).

Dio scelse Israele come suo popolo tra tutti quelli della terra; non ne prese un centinaio o un migliaio, ma tutto il popolo intero, “Poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, che è il tuo Dio; l’Eterno, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra” (Deut.7:6). Per questo, chiede: “Perché volete morire, o Israeliti? Io non godo della morte di chi muore” (v.30,31). Il popolo purtroppo non ascoltò, rifiutò la Grazia offerta per prima a loro, così Paolo e Barnaba dissero: “ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco, noi ci volgiamo ai Gentili” (At.13:46). Per Israele si compì quanto profetizzato da Mosè e da tutti gli altri profeti, che Dio gli tolse la Terra promessa e li disperse tra tutte le nazioni della terra, loro nemiche  (Lev.26:33; Ger.18:17; Ez.5:10,12; Zac.7:14).

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Capitolo 19.

Come più volte, Dio comanda ai suoi profeti di fare un lamento; un lamento è un’amarezza spirituale per comportamenti iniqui di un re oppure di un capo di un regno.

Anche questa profezia fu data in similitudine ed enigma a Ezechiele: “Intona ora un lamento sui capi d’Israele – dicendo: -Che cos’era tua madre? Una leonessa fra leoni. Accovacciata in mezzo ai leoni allevava i suoi cuccioli. Essa innalzò uno dei cuccioli che divenne leone, imparò a sbranare la preda, a divorare gli uomini. Ma contro di lui le genti fecero lega, restò preso nella loro fossa e in catene fu condotto in Egitto” (v.1,4).

La madre rappresenta Israele; Dio scelse una progenie facendo un patto con Abraamo, rinnovandolo con Isacco e con Giacobbe (Gen.17:2-7;  Eso.2:24). Essi vissero in mezzo alle nazioni fino a Giacobbe, che ebbe 12 figli, da Lea, Rachele e dalle loro due serve. Il penultimo dei figli di Giacobbe si chiamava Giuseppe, che era molto amato dal padre, ma poco dai suoi fratelli, perché lo vendettero a dei mercanti Madianiti ed essi “lo vendettero in Egitto a Potifar, ufficiale del Faraone, capitano delle guardie” (Gen.37:28-36).

Tutto questo era il piano di Dio per Israele, come Giuseppe rivelò ai suoi fratelli: “poiché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita” (Gen.45:5). Come raffigurato dai versi dal 1 al 4, Giuseppe è uno dei cuccioli (figli di Giacobbe), che fu mandato da Dio per prima in Egitto, dove imparò a sbranare la preda e a divorare uomini, ovvero egli divenne potente in Egitto, “Giuseppe fatto viceré d’Egitto” (Gen.41:37).

“Quando essa vide che era lunga l’attesa e delusa la sua speranza, prese un altro cucciolo e ne fece un leoncino. Egli se ne andava e veniva fra i leoni, divenuto leoncello, e imparò a sbranare la preda, a divorare gli uomini. Penetrò nei loro palazzi, devastò le loro città. Il paese e i suoi abitanti sbigottivano al rumore del suo ruggito. Lo assalirono le genti, le contrade all’intorno; tesero un laccio contro di lui e restò preso nella loro fossa.  Lo chiusero in una gabbia, lo condussero in catene al re di Babilonia e lo misero in una prigione, perché non se ne sentisse la voce sui monti d’Israele” (v.5-9).

Così avvenne che, Israele entrò nella terra dove scorreva latte e miele (indica ricchezze), ma non aveva un conduttore, che poteva dirigerli, Dio aveva preposto a guidarli dei sacerdoti, guerrieri e dei profeti “per circa quattrocentocinquant’anni, diede loro dei giudici fino al profeta Samuele. Allora essi chiesero un re e Dio diede loro Saul …” (At.13:20,21). Molti re iniqui si susseguirono in Israele dopo il regno di Davide e di Salomone, dove le tribù di Giuda e Beniamino divennero un regno separato da Israele. Molti sovrani di Giuda, si ribellarono contro Dio, seguendo il peccato di idolatria e “inducendo a peccare anche il popolo di Dio” (1Re 16:19). Quando il peccato dei re e del popolo raggiunse però il limite, “a causa dell’ira dell’Eterno contro Gerusalemme e Giuda, le cose arrivarono al punto che l’Eterno li cacciò via dalla sua presenza. E Sedechia si ribellò al re di Babilonia” (2Re 24:20). Dio li scacciò da Giuda e da Gerusalemme, distrusse il suo Tempio per mano di Nabucodonosor e li condusse in cattività in Babilonia.  Terminò così per Giuda e Gerusalemme la dinastia dei re.

Dal verso 10 al 14, il Signore Dio rivela quanta bellezza aveva il suo popolo, paragonata ad una vite rigogliosa piantata vicino ad abbondanti acque (la presenza di Dio). Era un popolo  (Israele) con copiosità di benedizioni, da cui venne lo scettro regale, il Messia e i suoi apostoli: “Tua madre era come una vite piantata vicino alle acque. Era rigogliosa e frondosa per l’abbondanza dell’acqua; ebbe rami robusti buoni per scettri regali; il suo fusto si elevò in mezzo agli arbusti mirabile per la sua altezza e per l’abbondanza dei suoi rami. Ma essa fu sradicata con furore e gettata a terra; il vento d’oriente la disseccò, disseccò i suoi frutti; il suo ramo robusto inaridì e il fuoco lo divorò. Ora è trapiantata nel deserto, in una terra secca e riarsa; un fuoco uscì da un suo ramo, divorò tralci e frutti ed essa non ha più alcun ramo robusto, uno scettro per dominare-. Questo è un lamento e come lamento è passato nell’uso” (v.10-14). Così avvenne d/C, quando il popolo rifiutò ancora una volta di ravvedersi, respingendo la Grazia offerta da Cristo Gesù, loro Re. Allora avvenne che, la Grazia passò ai gentili e loro furono sradicati dalla terra d’Israele, solo un residuo superstite fu disperso in esilio, tra tutte le nazioni del mondo.

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Capitolo 20.

Nel settimo anno della deportazione in Babilonia, alcuni anziani d’Israele andarono dal profeta Ezechiele per consultate l’Eterno. Il Signore parlò al profeta in questo modo: “Figlio dell’uomo, parla agli anziani d’Israele e di’ loro: Dice il Signore Dio: Venite voi per consultarmi? Com’è vero ch’io vivo, non mi lascerò consultare da voi. Oracolo del Signore Dio. Vuoi giudicarli? Li vuoi giudicare, figlio dell’uomo? Mostra loro gli abomini dei loro padri.  Di’ loro: Dice il Signore Dio: Quando io scelsi Israele e alzai la mano e giurai per la stirpe della casa di Giacobbe, apparvi loro nel paese d’Egitto e giurai per loro dicendo: Io, il Signore, sono vostro Dio. Allora alzai la mano e giurai di farli uscire dal paese d’Egitto e condurli in una terra scelta per loro, stillante latte e miele, che è la più bella fra tutte le terre. Dissi loro: Ognuno getti via gli abomini dei propri occhi e non vi contaminate con gl’idoli d’Egitto: sono io il vostro Dio” (v.3-7).

Il popolo però si ribellò; non ascoltò e commise abomini con gli idoli di Egitto. Dio decise così di colpirli nella sua ira, ma nella sua misericordia, ebbe pietà di loro: “Ma feci diversamente per riguardo al mio nome, perché non fosse profanato agli occhi delle genti in mezzo alle quali si trovavano, poiché avevo dichiarato che li avrei fatti uscire dal paese d’Egitto sotto i loro occhi. Così li feci uscire dall’Egitto e li condussi nel deserto” (v.9,10).

Dio diede loro leggi e statuti, affinché chi li metteva in pratica, viveva per essi; diede anche un riposo di sabato, come segno tra Dio e loro, affinché sapessero che il Signore era il loro Dio e che è Lui che li santifica. Anche nel deserto si ribellarono a Dio, perché Israele non camminò secondo le leggi, che Dio gli aveva dato e così violarono il sabato. Di nuovo, Dio decise di riversare il suo sdegno su di loro e di sterminarli: “Ma agii diversamente per il mio nome, perché non fosse profanato agli occhi delle genti di fronte alle quali io li avevo fatti uscire” (v.14).

Dio decise allora che i ribelli non sarebbero entrati nella terra, stillante latte e miele (la più bella tra tutte le terre), “Tuttavia il mio occhio ebbe pietà di loro e non li distrussi, non li sterminai tutti nel deserto” (v.17). Di nuovo, tramite Mosè, Dio avvertì i superstiti “non vi contaminate con i loro idoli:  sono io, il Signore, il vostro Dio” (v.18) e ordinò di seguire le regole che Dio aveva dato loro, come di santificare il sabato, ma anche i figli si ribellarono al Signore, loro Dio. L’Eterno pensò di distruggerli nel deserto, ma ciò non avvenne e fece diversamente. Egli dichiarò a Israele, tramite Mosè “che li avrei dispersi fra le genti e disseminati in paesi stranieri, perché non avevano praticato le mie leggi, anzi, avevano disprezzato i miei decreti, profanato i miei sabati e i loro occhi erano sempre rivolti agli idoli dei loro padri” (Lev 26:33); “Allora io diedi loro perfino statuti non buoni e leggi per le quali non potevano vivere” (v.23-25).

Tutto questo durò fino a Giovanni Battista (Lc. 16:16; Gv 1:17). Da lì in avanti, solo un residuo del popolo di Dio credette in Cristo Gesù, essi usufruirono della Grazia, da Lui offerta gratuitamente (Rom.3:24).

Dal verso 26 al 31, Dio riferì al profeta che li avrebbe lasciati liberi di compiere tutte le abominazioni che loro amavano tanto, come offrire in sacrificio ai demoni, facendo passare per il fuoco i loro primogeniti; essere ribelli e infedeli a Dio, rivolgendosi ai loro idoli.

Quando offrivano agli idoli dei sacrifici e profumi soavi, il Signore non si sarebbe fatto consultare dal popolo ribelle e idolatra. Gli Ebrei anelavano essere come le nazioni dei gentili, adoratori di idoli di legno e pietra, ma Dio rispose che non sarà così, perché alla fine “io regnerò su di voi con mano forte, con braccio possente e rovesciando la mia ira” (v.32,33).

La profezia dei versi dal 34 al 37, riguarda ciò che avvenne per mano di Hitler. Dio permise che milioni di Ebrei uscissero dal paese, dove si erano rifugiati, dopo la Diaspora, ma non per tornare nella Terra, da cui erano usciti, ma per essere sterminati nei lager. In similitudine, la profezia afferma che con ira traboccante e con mano possente furono giudicati nel deserto dei popoli (Germania), dove furono sterminati, come avveniva nel passato, che chi si ribellava a Dio, veniva tolto di mezzo al popolo. Infatti, essi si erano ribellati a Dio con tutte le abominazioni pagane.

Avvenne proprio, come fu rivelato: “Poi vi farò uscire di mezzo ai popoli e vi radunerò da quei territori dove foste dispersi con mano forte, con braccio possente e con la mia ira traboccante e vi condurrò nel deserto dei popoli e lì a faccia a faccia vi giudicherò. Come giudicai i vostri padri nel deserto del paese di Egitto così giudicherò voi, dice il Signore Dio.  Vi farò passare sotto il mio bastone e vi condurrò sotto il giogo dell’alleanza. Separerò da voi i ribelli e quelli che si sono staccati da me; li farò uscire dal paese in cui dimorano, ma non entreranno nel paese d’Israele: così saprete che io sono il Signore” (v.34-38).

Dio ha lasciato, per tutto il tempo dell’esilio di 62 settimane (Dan.9:25,26), che il suo popolo si contaminasse con i loro idoli. Alla fine, negli ultimi sette anni, essi torneranno tutti in Israele, perché saranno cacciati dalle nazioni, dove hanno vissuto e non ne resterà neppure uno tra le nazioni. Dio sceglierà, tra tutte le 12 Tribù, due residui: uno entrerà negli ultimi mille anni (Is.4:6) e l’altro residuo sarà salvato attraverso il martirio (Dan.11:32,33).

Dal verso 40 al 44, il profeta rivela la parte del residuo, che resterà in vita, perché riconoscerà che chi ha fatto tutto è il Signore, perciò si ricorderanno del Signore Dio e lo serviranno. Così avverrà che: “-Là vi ricorderete della vostra condotta, di tutti i misfatti dei quali vi siete macchiati, e proverete disgusto di voi stessi, per tutte le malvagità che avete commesse. Allora saprete che io sono il Signore, quando agirò con voi per l’onore del mio nome e non secondo la vostra malvagia condotta e i vostri costumi corrotti, uomini d’Israele-. Parola del Signore Dio” (v.43,44).

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(continua)