Capitolo 61.
Il profeta nuovamente riceve rivelazioni riguardo Cristo Gesù ed espone che “Lo spirito del Signore Dio è su di me (Gesù) perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti” (v.1,2; Lc.4:18).
Di questo è avvenuto solo una parte, quando Gesù venne e lo Spirito di Dio scese su di Lui (Mt.3:16); Dio lo Unse mettendo su di Lui il suo sigillo (Gv.6:27). Gesù predicò, ma l’ascoltarono solo i miseri, che avevano il cuore rotto e furono liberati dalla schiavitù del peccato. Andò anche a predicare ai carcerati, ovvero ai giusti, tenuti nello Sceol insieme agli empi, come Gesù rivelò (Gv.5:25; Ef.4:8). L’anno di misericordia è il tempo della Grazia e il giorno di vendetta avverrà in Armagheddon (Ap 16:16), mentre la consolazione per gli afflitti, avverrà per il residuo che sarà messo in salvo (Is.4:3).
Come sappiamo dalle profezie e dalla storia, Dio abbandonò Israele nelle mani dei loro nemici, per la durata di 62 settimane (Dan.9:24-27). Alla fine delle 62 settimane, Dio avrà ancora pietà di loro, perché li riprenderà, dopo che Gesù avrà chiuso il periodo della Grazia per i Gentili (inizio ultima settimana).
Come è stato rivelato, avverrà: “per allietare gli afflitti di Sion, per dare loro una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, canto di lode invece di un cuore mesto” (v.3). La gloria di Dio sarà manifestata, perché in Israele ci sarà giustizia; Dio farà tutto nuovo e non ci sarà più alcuna devastazione. Avverrà che le nazioni (stranieri) saranno al loro servizio, come pastori e agricoltori, mentre gli israeliti saranno “chiamati sacerdoti del Signore, ministri del nostro Dio sarete detti. Vi godrete i beni delle nazioni, trarrete vanto dalle loro ricchezze” (v.6). Mentre è ancora tra le nazioni, Israele è disprezzato, ma alla fine Dio li ricompenserà della loro vergogna “per questo possiederanno il doppio nel loro paese, avranno una letizia perenne” (v.7).
Dio è un Dio di giustizia “Poiché io sono il Signore che amo il diritto e odio la rapina… io darò loro fedelmente il salario, concluderò con loro un’alleanza perenne” (v.8; Ebr.8:8-10). L’Iddio d’Israele innalzerà la sua discendenza al di sopra di tutti i popoli, allora “Coloro che li vedranno ne avranno stima, perché essi sono la stirpe che il Signore ha benedetto” (v.9).
Israele finalmente potrà dire: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema e come una sposa che si adorna di gioielli. Poiché come la terra produce la vegetazione e come un giardino fa germogliare i semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutti i popoli” (v.10,11).
Capitolo 62.
Il profeta continua la rivelazione sul futuro di Sion “il suo monte santo” (Sal.48:1). È Gerusalemme, la città del nostro Dio (Ebr.12:22; Sal.46:4). L’Eterno Dio aspetta il tempo del ravvedimento del suo popolo, perché “se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati, perché Dio è potente da innestarli di nuovo” (Rom.11:23,34).
Dio rivela così a tutti, quello che ha determinato che avvenga: “Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finché non sorga come stella la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada. Allora i popoli vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà” (v.1,2). Nel millennio, Gesù avrà un nuovo nome (Ap.3:12), come pure Israele riceverà un nuovo nome; esso sarà una corona nella mano di Cristo Gesù e un diadema nella mano di Dio.
Il popolo di Dio non sarà mai più abbandonato e né abbattuto “ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo” (v.4). Dio è l’architetto d’Israele e gioirà per il suo popolo “come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te” (v.5). Infatti, sarà Dio a proteggere le mura di Gerusalemme e darà ordini alle sue sentinelle (angeli) di vegliare giorno e notte. Come Dio ha promesso non si darà riposo “finché non abbia ristabilito Gerusalemme e finché non l’abbia resa il vanto della terra” (v.7).
Dal verso 8 al 10, il profeta rivela quello che Dio farà per il suo popolo, “Il Signore ha giurato con la sua destra e con il suo braccio potente: -Mai più darò il tuo grano in cibo ai tuoi nemici, mai più gli stranieri berranno il vino per il quale tu hai faticato” (v.8). Godranno perciò dell’abbondanza di grano e di vino, ne mangeranno e berranno, glorificando Dio nei cortili del Santuario. Dio farà tutto nuovo e non ci sarà più chi porrà intoppo al popolo di Dio. Israele sarà uno stendardo per tutti i popoli perché “Ecco ciò che il Signore fa sentire all’estremità della terra: -Dite alla figlia di Sion: Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, ha con sé la sua mercede, la sua ricompensa è davanti a lui“ – (v.11; Is.40:10; Ap.22:12). Le nazioni riconosceranno che gli israeliti sono il popolo scelto e santificato da Dio, perciò: – “Li chiameranno -popolo santo, redenti del Signore-. E a Gerusalemme sarai chiamata -Ricercata, Città non abbandonata-” (v.12).
Capitolo 63.
Nei primi sei versi di questo capitolo, il profeta rivela quello che Gesù farà nella guerra conosciuta con il nome di Armagheddon (Ap.16:16), ma che viene indicata dalle profezie la indicano, in similitudine, anche con molti altri nomi (vedi Is.22:1,5; Ger.7:32; Gioele 3:12,14).
In analogia, Edom è il posto dove avverrà la guerra, conosciuto più come Armagheddon, e Bozra indica la valle, dove il Signore farà un sacrificio o sterminio (Is.34:6; Ap.19:11-21).
Gesù apparirà nel cielo e, sempre in similitudine, avrà “le vesti tinte di rosso? (cioè di sangue). “Costui, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza?” v.1. Il profeta Giovanni lo attesta: “Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; e colui che lo cavalcava si chiama Fedele e Veritiero, ed egli giudica e combatte con giustizia” (Ap.19:11; Is.59:17).
Gesù si presenta come giusto giudice: “Io, che parlo con giustizia, sono grande nel soccorrere” (v.1).
Da evidenziare che le profezie date ai servi di Dio, molti secoli prima che accadessero, sono date in similitudini e quindi anche se Gesù non esisteva ancora, come uomo (Gal.4:4), esisteva però nel piano di Dio (Ef.3:7,8): “Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel tino?” (v.2); Gesù risponde, rivelando che “Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me. Li ho pigiati con sdegno, li ho calpestati con ira ( Ap.14:20). Il loro sangue è spruzzato sulle mie vesti e mi sono macchiato tutti gli abiti” (v.3; Ap.19:13); “poiché il giorno della vendetta (2Tes.1:8) era nel mio cuore e l’anno del mio riscatto è giunto (i mille anni)” (v.4).
Tutto questo è riferito al giorno di vendetta, dove Gesù siederà con potenza per annientare tutti gli empi che non hanno creduto in Lui (Ap.19:11-21); così si compirà “A me la vendetta; io darò la retribuzione”, dice il Signore” (Rom.12:19). Lo Spirito di Gesù, tramite il profeta, rivela “Guardai: nessuno aiutava; osservai stupito: nessuno mi sosteneva. Allora mi prestò soccorso il mio braccio, mi sostenne la mia ira. Calpestai i popoli con sdegno, li stritolai con ira, feci scorrere per terra il loro sangue” (v.5,6), confermato “Il tino fu pigiato fuori della città e dal tino uscì del sangue che giungeva fino alle briglie dei cavalli, per una distesa di milleseicento stadi” (Ap.14:20). Nessuno del popolo israelita (della legge) sarà con Gesù nella guerra di Armagheddon, ma solo la sua sposa o chiesa (Ap.19:14).
Quanto al residuo d’Israele ricorderanno “i benefici del Signore, le glorie del Signore, quanto egli ha fatto per noi. Egli è grande in bontà per la casa di Israele. Egli ci trattò secondo il suo amore, secondo la grandezza della sua misericordia” (v.7). Dio usò misericordia e fu il salvatore d’Israele. Egli non inviò loro un angelo per salvarli, ma l’Eterno stesso combatté contro i loro nemici. Li salvò da tutte le loro angosce e furono soccorsi da Dio, tramite i suoi servi (Mosè, Giosuè, Gedeone, Barac, Sansone, Iefte, Davide, Samuele e dai profeti (Ebr.11:32). Nei giorni passati, tutti furono inviati e usati da Dio per liberare Israele.
“Ma essi si ribellarono e contristarono il suo santo spirito. Egli perciò divenne loro nemico e mosse loro guerra” (v.10), perciò Dio dice: “ho abbandonato Israele all’infamia” (Is.43:28). Dal verso 11 al 14, Dio ricorda, tramite il suo servo Isaia, come ha usato, nei tempi antichi, misericordia verso il suo popolo. Come con Mosè, che Dio salvò dalle acque del Nilo e lo riempì del suo santo Spirito, per condurli come un pastore guida il suo gregge. Infatti, lo Spirito di Dio li guidava, divise il mare davanti a loro e così passarono per l’asciutto all’altra riva verso il riposo (la terra promessa).
Negli ultimi sette anni, prima del millennio, al compiersi delle 69 settimane, avverrà che “Un residuo, il residuo di Giacobbe, tornerà all’Iddio potente” (Is.10:21), perché essi comprenderanno che Dio li ha abbandonati, ma che è anche l’unico che li può riprendere, riconoscendo che Dio è loro Padre, il loro redentore. Abramo non li riconosce e Israele non si ricorda più di loro, perché essi hanno peccato, ma chiedono “Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità” (v.17). Israele fu abbandonato nelle mani dei loro nemici, dopo aver rinnegato e ucciso il Cristo, il Signor Gesù; così nel 70 d.C. circa, avvenne che “i nostri avversari hanno profanato il tuo luogo santo? Siamo diventati come coloro su cui tu non hai mai dominato, sui quali il tuo nome non è stato mai invocato. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti” (v.18,19). Per tutto il tempo dell’esilio sarà per Israele come se non avesse mai conosciuto Dio.
Capitolo 64.
Dio rivela, al profeta Isaia, come e quando Israele riconoscerà i suoi peccati invocando Dio come loro Padre.
Questo presto avverrà, “Come il fuoco incendia le stoppie e fa bollire l’acqua, così il fuoco distrugga i tuoi avversari, perché si conosca il tuo nome fra i tuoi nemici. Davanti a te tremavano i popoli” (v.1).
Nei tempi passati, Dio distrusse nazioni davanti al popolo israelita, affinché loro ereditassero la Terra promessa; infatti, “quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, di cui non si udì parlare da tempi lontani. Orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui” (v.2,3). Avverrà nell’ultima settimana che l’ira di Dio si toglierà dal residuo d’Israele e si volgerà contro tutte le nazioni, come avvenne nel tempo passato (Deut.12:29).
Dio fu con il suo popolo fino a quando essi praticavano la giustizia, ricordandosi delle sue vie. Ma li scacciò dalla sua presenza quando essi peccarono, divenendo tutti come una cosa impura. Alla fine solo un residuo (Is.10:21) riconoscerà che “le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si riscuoteva per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci hai messo in balìa della nostra iniquità” (v.5,6). Rivolti all’Eterno Dio, diranno: “Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma, tutti noi siamo opera delle tue mani. Signore, non adirarti troppo, non ricordarti per sempre dell’iniquità. Ecco, guarda: tutti siamo tuo popolo” (v.7, 8).
Il residuo si ricorderà che fu abbandonato, nel 70 d.C. circa, quando Gerusalemme e Sion furono saccheggiate, divennero una grande desolazione e il tempio di Dio fu distrutto dal fuoco: “Il nostro tempio, santo e magnifico, dove i nostri padri ti hanno lodato, è divenuto preda del fuoco; tutte le nostre cose preziose sono distrutte. Dopo tutto questo, resterai ancora insensibile, o Signore, tacerai e ci umilierai sino in fondo?” (v.10,11).
Certamente un residuo tornerà a Dio, allora “Ci sarà una strada per il residuo del suo popolo rimasto in Assiria (tra le nazioni), come ce ne fu una per Israele il giorno che uscì dal paese d’Egitto” (Is.11:16). Avverrà alla stessa maniera, come il popolo uscì dalla schiavitù d’Egitto con oro e argento, così sarà quando il residuo che sta ancora tra le nazioni, ritornerà in Israele (vedi anche Is. 49:22; 60:4,6,9).
Capitolo 65.
La profezia di questo capitolo rivela quanto duro è stato il popolo israelita. Per questo sono stati abbandonati (senza Dio) da 62 settimane fino a quando inizierà l’ultima settimana (Dan.9:24-27). Mentre Dio lasciò il suo popolo, che rifiutò di credere nel Figlio di Dio, Cristo Gesù, rinnegandolo e mettendolo a morte, Dio si fece trovare da un popolo straniero, tratto dal mondo (Gv.3:16), come rivelato, così avvenne:
“Mi feci ricercare da chi non mi interrogava, mi feci trovare da chi non mi cercava. Dissi: -Eccomi, eccomi- a gente che non invocava il mio nome” (v.1; 1Ptr.2:9,10). Ad Israele dichiara: “Ho teso la mano ogni giorno a un popolo ribelle; essi andavano per una strada non buona, seguendo i loro capricci, un popolo che mi provocava sempre, con sfacciataggine” (v.1,2).
Ai versi 3 e 4, il profeta rivela i peccati di idolatria, che il popolo commetteva, ma essi si ritenevano giusti e santi. Gesù li conosceva bene e li giudicò come sepolcri imbiancati (Mt.23:27). Gli israeliti ritenevano gli stranieri (gentili) non degni di loro, come indicato: “Essi dicono: -Sta’ lontano! Non accostarti a me, che per te sono sacro-“ (v.5). Dio si adirò contro di loro e tramite il suo servo attesta: “Ecco, tutto questo sta scritto davanti a me; io non tacerò finché non avrò ripagato le vostre iniquità e le iniquità dei vostri padri, tutte insieme, dice il Signore. Costoro hanno bruciato incenso sui monti e sui colli mi hanno insultato; così io calcolerò la loro paga e la riverserò nel loro grembo” (v.6,7).
Alla fine dell’esilio delle 62 settimane, Dio userà ancora misericordia verso Israele e, in similitudine, rivela che resterà di essi una benedizione, “per amore di me stesso e per amore di Davide, mio servo” (Is.37:35). “Dice il Signore: -Come quando Io farò uscire una discendenza da Giacobbe, (un residuo) da Giuda un erede dei miei monti (Gesù). I miei eletti ne saranno i padroni (il popolo della Grazia) e i miei servi vi abiteranno (il residuo d’Israele). Tutte le bellezze saranno “per il mio popolo che mi ricercherà” (v.9,10).
Israele abbandonò le leggi del Signore, rinnegò il Cristo, rifiutò la Grazia e per questo bevvero la coppa di stordimento (Rom.11:8). A circa 70 anni d.C. si avverò l’avvertimento che Dio diede al suo popolo, tramite il suo servo Mosè e tutti gli altri profeti: “Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli” (Neem.1:8). Così è ribadito nuovamente che: “io vi destino alla spada; tutti vi curverete alla strage, perché ho chiamato e non avete risposto; ho parlato e non avete udito. Avete fatto ciò che è male ai miei occhi, ciò che mi dispiace avete scelto” (v.12).
Mentre gli israeliti rifiutarono la Grazia, offerta tramite il sacrificio del loro Re, il Cristo, Dio compì la sua promessa che la Grazia passò ai Gentili, provocando la gelosia d’Israele (Rom.11:11). Un popolo che non conosceva Dio, fu ripieno della conoscenza di Dio, ricevendo Grazia per mezzo di Cristo Gesù, rifiutato dal suo popolo (Gv.1:11)..
“Pertanto, così dice il Signore Dio: -Ecco, i miei servi (i Gentili) mangeranno e voi avrete fame (Israele); ecco, i miei servi berranno e voi avrete sete; ecco, i miei servi gioiranno e voi resterete delusi; ecco, i miei servi giubileranno per la gioia del cuore, voi griderete per il dolore del cuore, urlerete per la tortura dello spirito. (v.13,14). Mentre la Grazia passò agli stranieri, Israele fu come non esistesse più fino al giorno, quando Dio permise nel 1948, al residuo del suo popolo, di rientrare nuovamente nella Terra promessa. Dio fece ritornare in Israele solo una parte degli esuli “in tempi angosciosi” (Dan.9:25,26), ovvero dopo che avvenne lo sterminio di una parte degli Ebrei per mano di Hitler (Dan.9:26).
Il nome degli Ebrei tra le nazioni, come pure tra gli eletti, fu ed è ancora oggi ricordato, come coloro che uccisero “il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti; di ciò noi siamo testimoni” (At.3:15). E’ rivelato del popolo della Grazia che “i miei servi saranno chiamati con un altro nome” (v.15).
Dio dà nuovamente l’opportunità al residuo d’Israele di essere salvato; infatti, è decretato che: “Chi vorrà essere benedetto nel paese, vorrà esserlo per il Dio fedele; chi vorrà giurare nel paese, giurerà per il Dio fedele; perché saranno dimenticate le tribolazioni antiche, saranno occultate ai miei occhi. Ecco infatti io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, poiché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare, e farò di Gerusalemme una gioia, del suo popolo un gaudio” (v.16-18).
Dopo che Dio avrà fatto nuovi cieli e nuova terra, dice: “Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo. Non si udranno più in essa voci di pianto, grida di angoscia” (v.19). In essa non ci saranno più bambini che muoiano, come pure i vecchi arriveranno alla pienezza e non moriranno prima di cento anni e, quelli che non giungeranno a cento anni, saranno considerati maledetti. Tutto il lavoro delle loro mani sarà benedetto, “Non fabbricheranno perché un altro vi abiti, né pianteranno perché un altro mangi… I miei eletti useranno a lungo quanto è prodotto dalle loro mani” (v.21,22).
Israele sarà una generazione benedetta da Dio; non faranno figli per vederli morire, ma essi saranno una prole benedetta. “Prima che mi invochino, io risponderò; mentre ancora stanno parlando, io già li avrò ascoltati” (v.24). Nel millennio tutti gli animali, compreso il leone, si ciberanno di erba e paglia, mentre il serpente subirà la condanna ricevuta da Dio: “Tu camminerai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita” (Gen.3:14); così avverrà “il serpente mangerà la polvere, non faranno né male né danno in tutto il mio santo monte- Dice il Signore” (v.25).
Capitolo 66.
Tramite il profeta, Dio si rivela come Supremo, avvertendo: “Così dice il Signore: -Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi potreste costruire? In quale luogo potrei fissare la dimora? Tutte queste cose ha fatto la mia mano ed esse sono mie – oracolo del Signore. Su chi volgerò lo sguardo? Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito e su chi teme la mia parola” (v.1,2).
Isaia espone l’iniquità del popolo, che commetteva nefandezze, facendo sacrifici sgradevoli agli occhi di Dio. i Giudei rifiutarono la Grazia che Gesù offrì per prima a loro (Gv.1:11), continuando a fare sacrifici imposti dalla legge, ma Dio non li gradì più, così facendo loro annullavano il sacrificio di Cristo Gesù. Così avvenne che i sacrifici, che il popolo continuava a fare davanti a Dio, erano considerati tutti impuri, perciò peccati, come anche il profumo d’incenso diventò per Dio simile al benedire un idolo, perciò afferma che “Costoro hanno scelto le loro vie, essi si dilettano dei loro abomini; anch’io sceglierò la loro sventura e farò piombare su di essi ciò che temono, perché io avevo chiamato e nessuno ha risposto, avevo parlato e nessuno ha ascoltato. Hanno fatto ciò che è male ai miei occhi, hanno preferito quello che a me dispiace” (v.3,4).
Dio mandò in mezzo a loro il suo Cristo, ma essi non lo ascoltarono e indurirono i loro cuori, così allora avvenne che: “Udrete con i vostri orecchi e non comprenderete; guarderete con i vostri occhi e non vedrete” (Mt.13:14). Quelli del popolo di Dio, che si convertirono a Cristo, vennero odiati dai loro fratelli, “a causa del mio nome” li schernivano chiedendo: “-Mostri il Signore la sua gloria, e voi fateci vedere la vostra gioia!-. Ma essi saranno confusi” (v.5).
Alla fine, Dio ha preparato la vendetta per i suoi nemici, quando suoneranno le ultime tre trombe, allora ci saranno guai per gli israeliti che hanno rifiutato e rifiuteranno la salvezza tramite il Figlio di Dio. Dal verso 6 al 9, il profeta evidenzia quello che avverrà in Sion e in Gerusalemme. La gioia del residuo, scelto per vivere, nel vedere e riconoscere quel Gesù, rinnegato e messo a morte dai loro padri (At.5:30), Vedranno con i loro occhi Cristo Gesù e, lo potranno ammirare in tutta la sua bellezza.
Da un piccolo residuo, Dio farà generare un grande popolo, come rivelato: “Eppure Sion, appena sentiti i dolori, ha partorito i figli. -Io che apro il grembo materno, non farò partorire?- dice il Signore. -Io che faccio generare, chiuderei il seno?– Dice il tuo Dio“ (v.8,9).
“Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la amate. Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto” (v.10). Gerusalemme, che fu abbandonata al saccheggio dei romani e delle nazioni tutte, diventerà la città più amata da tutto il mondo. Il popolo godrà delle sue ricchezze: “Poiché così dice il Signore: -Ecco io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati” (v.12). Dio consolerà il suo popolo in Gerusalemme, come una madre consola il figlio e il loro cuore gioirà. Essi vedranno la manifestazione della mano di Dio e “le vostre ossa saran rigogliose come erba fresca” (v.14).
L’ira di Dio si volgerà contro i suoi nemici. Dal verso 15 al 16, il profeta rivela quello che avverrà nella guerra di Armagheddon (Ap.16:16), quando Gesù apparirà nel cielo insieme alla sua Chiesa o sposa (Ap.19:11-21). “Poiché, ecco, il Signore viene con il fuoco, i suoi carri sono come un turbine, per riversare con ardore l’ira, la sua minaccia con fiamme di fuoco. Con il fuoco infatti il Signore farà giustizia su tutta la terra (2Ptr.3:10-12) e con la spada su ogni uomo; molti saranno i colpiti dal Signore” (v.15,16; Ez.38:21; Aggeo 2:22; Zac.14:13).
Tutti gli empi moriranno di spada, che non si sono ravveduti dai loro peccati. Essi termineranno di esistere insieme “con le loro opere e i loro propositi”. Come è fissato: “Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria” (v,18); così sarà allora che “vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria” (Mt.24:30).
Non ci saranno più Ebrei tra le nazioni, perché li “Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutti i popoli come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari al mio santo monte di Gerusalemme, dice il Signore, come i figli di Israele portano l’offerta su vasi puri nel tempio del Signore. Anche tra essi mi prenderò sacerdoti e leviti, dice il Signore. Sì, come i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, dureranno per sempre davanti a me -oracolo del Signore- così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome. In ogni mese al novilunio, e al sabato di ogni settimana, verrà ognuno a prostrarsi davanti a me, dice il Signore. Uscendo, vedranno i cadaveri degli uomini che si sono ribellati contro di me; poiché il loro verme non morirà, il loro fuoco non si spegnerà e saranno un abominio per tutti” (v.20-24). Al termine della guerra in Armagheddon, Dio distruggerà questi cieli e questa terra e all’istante ne creerà dei nuovi, come si cambia un vestito (Ebr.1:11,12).
Tutti quelli che si sono ribellati contro Cristo e contro Dio, “Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli. Chiunque adora la bestia e la sua immagine, e prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte” (Ap.14:11), perché le loro anime, in similitudine vermi, non moriranno mai, ma saranno tormentate in eterno nello stagno di fuoco e zolfo (Ap.20:15) “dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne” (Mrc.9:48).