Capitolo 51.
Profezia dell’ultima settimana delle settanta, quando Dio riprenderà nuovamente a salvare il suo popolo (Israele), perciò sono esortati a ricordare: “Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti” (v.1).
Un invito al residuo santo a guardare le loro origini e il patto che Dio fece con Abramo: “Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai” (v.2). Dio salverà il residuo, scelto per vivere, nel millennio, perciò rivela di Sion che le sue rovine desertiche diventeranno come l’Eden. Sion sarà come il giardino di Dio, “giubilo e gioia saranno in essa, ringraziamenti e inni di lode!” (v.3).
E alle nazioni avverte “Ascoltatemi attenti, o popoli; nazioni, porgetemi l’orecchio. Poiché da me uscirà la legge, il mio diritto sarà luce dei popoli. La mia vittoria è vicina, si manifesterà come luce la mia salvezza; le mie braccia governeranno i popoli. In me spereranno le isole, avranno fiducia nel mio braccio” (v.4,5).
La vittoria di Cristo Gesù è vicina; Egli regnerà come Re dei re su tutte le nazioni (isole) e tutte spereranno in Lui. Al residuo superstite dice: “Alzate al cielo i vostri occhi e guardate la terra di sotto, poiché i cieli si dissolveranno come fumo, la terra si logorerà come una veste e i suoi abitanti moriranno come larve. Ma la mia salvezza durerà sempre, la mia giustizia non sarà annientata” (v.6). Avverrà che il residuo sarà protetto nell’aria e conservato in vita, mentre Dio farà nuovi cieli e nuova terra.
All’altro residuo, che crederà e si convertirà, dando la vita per essere purificato e imbiancato (Dan.11:32-35), Dio infonde coraggio, avvertendoli: “Ascoltatemi, esperti della giustizia, popolo che porti nel cuore la mia legge. Non temete l’insulto degli uomini, non vi spaventate per i loro scherni; poiché le tarme li roderanno come una veste e la tignola li roderà come lana, ma la mia giustizia durerà per sempre, la mia salvezza di generazione in generazione” (v.7,8).
Dio riprenderà a operare nello Spirito, come nelle generazioni passate. Si rivestirà di forza, come ha già annientato tutte le forze del male, “Forse non hai prosciugato il mare, le acque del grande abisso e non hai fatto delle profondità del mare una strada, perché vi passassero i redenti?” (v.10; Sal.33:7; 66:6).
Così avverrà che “I riscattati dal Signore ritorneranno e verranno in Sion con esultanza; felicità perenne sarà sul loro capo; giubilo e felicità li seguiranno; svaniranno afflizioni e sospiri” (v.11). Dio ricorda al residuo che l’Eterno è il loro Creatore e consolatore e di non temere l’uomo, perché la sua fine è simile all’erba. Fino a quando durerà il loro esilio, il popolo dimentica il suo creatore, colui che ha fatto i cieli e ha fondato la terra.
Durante l’esilio delle 62 settimane, Israele ha vissuto e vivrà ancora fino alla fine, nella paura e nelle persecuzioni di tutte le nazioni. “Avevi sempre paura, tutto il giorno, davanti al furore dell’avversario, perché egli tentava di distruggerti. Ma dove è ora il furore dell’avversario?” (v.13). Presto Dio libererà il residuo santo, tenuto prigioniero in mezzo a tanta iniquità. Arriverà la benedizione del Signore e non avranno più paura, ma presto il mare, ovvero i popoli e le nazioni saranno sconvolte da chi “si chiama Signore degli eserciti” (v.15).
Il verso 15 rivela come Dio proteggerà il residuo, mentre creerà nuovi cieli e nuova terra, ”infatti ho detto a Sion: -Tu sei mio popolo-“ (v.16).
La profezia che segue è rivolta a Gerusalemme, la citta di Dio, che è lasciata nelle mani dei gentili o stranieri per il peccato del popolo, ma presto tutto il male finirà: “Svegliati, svegliati, alzati, Gerusalemme, che hai bevuto dalla mano del Signore il calice della sua ira; la coppa della vertigine hai bevuto, l’hai vuotata” (v.17). Gerusalemme è rimasta per un lunghissimo tempo senza Dio; nessun figlio di Dio la abitava e di tutti quelli che erano nati lì, nessuno poteva più vivere in essa.
Così avvenne; quando l’ira di Dio si riversò contro di loro, perché Israele fu ribelle e disubbidiente al loro Creatore: “Due mali ti hanno colpito, chi avrà pietà di te? Desolazione e distruzione, fame e spada, chi ti consolerà?” (v.19).
Tutti gli Ebrei furono cacciati dalla Terra promessa, solo un residuo superstite fu disperso tra tutte le nazioni dal 70 d.C. circa per le loro iniquità. Dio considera Israele ebbra, ma non di vino: “Così dice il tuo Signore Dio, il tuo Dio che difende la causa del suo popolo: -Ecco io ti tolgo di mano il calice della vertigine, la coppa della mia ira; tu non lo berrai più. Lo metterò in mano ai tuoi torturatori che ti dicevano: Curvati che noi ti passiamo sopra. Tu facevi del tuo dorso un suolo e come una strada per i passanti” (v.22,23).
Questi ultimi versi rivelano quello che avverrà, quando Dio inviterà nuovamente a predicare il vangelo al suo popolo (Israele), tramite i due profeti e testimoni (Ulivi, Ap.11:3-13). Allora la mano del Signore si volgerà a distruggere le nazioni (Ap. 19:11-21) dove gli israeliti hanno vissuto pieni di paura per lo loro vita, perché perseguitati e uccisi..
Capitolo 52.
Quando tutto sarà finito e l’empio sarà sterminato (Ap.19:11-21), Dio farà tutto nuovo (Is.66:22; 2Ptr.3:13) e allora tutta Gerusalemme e Sion gioiranno nel Signore, come è predetto: “Svegliati, svegliati, rivestiti della tua magnificenza, Sion; indossa le vesti più belle, Gerusalemme, città santa; perché mai più entrerà in te il non circonciso né l’impuro” (v.1). Così avverrà per la Gerusalemme celeste (la città di Dio, Ap.21:9,10; Ebr.11:16), che scenderà dal cielo da presso Dio e si poserà sul monte Sion. In essa nessun impuro vi entrerà, ma solo quelli che hanno il loro nome scritto nel libro della vita (Ap.21:17; 3:12), la Chiesa o sposa dell’Agnello, insieme ai martiri (Ap.20:4,5).
Alla Gerusalemme terrena, che è stata calpestata dai gentili, rivela: “Scuotiti la polvere, alzati, Gerusalemme schiava! Sciogliti dal collo i legami, schiava figlia di Sion!” (v.2), poiché dice il Signore: “Senza prezzo foste venduti e sarete riscattati senza denaro” (v.3).
Dai versi 4 al 6, Dio ricorda la schiavitù d’Israele in Egitto, oppressi dall’Assiro, ovvero dal principe di questo mondo (Gv.12:31), tramite gli egiziani. Inoltre ricorda la deportazione d’Israele tra le nazioni del mondo, perché rinnegò il Cristo e perciò, per molto tempo, il nome di Dio è stato disprezzato a motivo della loro incredulità. Alla fine, quando la Grazia sarà chiusa per il popolo acquistato dalle nazioni (1Ptr.2:9,10), Dio inizierà negli ultimi sette anni, di nuovo, a salvare il residuo del suo popolo e “comprenderà in quel giorno che io dicevo: Eccomi qua. Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: -Regna il tuo Dio-“ (v.6,7).
Allora “Un residuo, il residuo di Giacobbe, tornerà al Dio potente” (Is.10:21). Essi riconosceranno il Messia, che attestò: “Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele” (Mt.15:24), ma che i loro padri rinnegarono, perché “essi lo uccisero, appendendolo a un legno” (At.10:39). Quel residuo sarà santo e gioiranno grandemente, “poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore in Sion. Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme” (v.8,9).
Avverrà ciò che è stato profetizzato, perché Gesù tornerà nuovamente per il suo popolo (Ebr.9:28). Con potenza Dio libererà il residuo e lo porterà nella gioiosa dimora dei mille anni; tutto avverrà tramite Cristo Gesù, in similitudine, “il suo santo braccio”.
L’invito ai santi è di uscire dal mezzo dei popoli idolatri, perché tutti gli israeliti dovranno rientrare nella Terra promessa: “Fuori, fuori, uscite di là! Non toccate niente d’impuro. Uscite da essa, purificatevi, voi che portate gli arredi del Signore!” (v.11, Ger.51:45; Ap.18:4), ma, attenzione, “Voi non dovrete uscire in fretta né andarvene come uno che fugge, perché davanti a voi cammina il Signore, il Dio di Israele chiude la vostra carovana” (v.12). Saranno i popoli a ricondurli, come è rivelato: “Ecco, io alzerò la mia mano verso le nazioni, innalzerò la mia bandiera verso i popoli, ed essi ti ricondurranno i tuoi figli in braccio, ti riporteranno le tue figlie sulle spalle” (Is.49:22).
Riguardo a Gesù, il servo di Dio in ubbidienza assoluta (Fil.2:8), dal verso 13 al 15 è rivelato la sua sofferenza e come, alla fine, Dio lo ha innalzato ed esaltato alla sua destra: “Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto innalzato. Come molti si stupirono di lui tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo così si meraviglieranno di lui molte genti; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito”.
Capitolo 53.
Segue dal verso 13 del capitolo precedente, la rivelazione dell’avvenuta condanna, morte e risurrezione del Signor Gesù Cristo.
La risposte alle domande del primo verso di questo capitolo è che pochi dei Giudei avrebbero creduto al Servo e Figlio di Dio, così come avvenne (Gv.1.11). “Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto” (v.1,2).
Gesù venne come Germoglio sulla Terra arida, perché non c’era alcuno più che cercasse Dio; tutti si erano corrotti e sviati dalla verità (Sal.14:3). Gesù era ripieno di Spirito Santo, ma la sua apparenza non era bella, affinché nessuno lo seguisse per la sua bella apparenza. Egli fu disprezzato, deriso dal popolo e dai dottori della legge (Mt.27:27-31). Gesù, innocente e senza peccato, soffrì la morte senza prendere alcuna cosa per attutire il dolore, rifiutando di bere la mirra con il vino (Mrc.15:23). Nessuno considerò che Gesù stava pagando i nostri peccati, “Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (v.4,5).
Tutti, sia Giudei che Gentili o Pagani, erano senza Dio, come un gregge senza un Pastore e tutti facevano quello che a loro sembrava meglio. Gesù si caricò dei nostri peccati, fu “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (v.7); – “E accusato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla” (Mt.27:12).
“Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore (Dio) è piaciuto prostrarlo con dolori” (v.8-10).
Una volta fatto il sacrificio, Gesù ha visto una discendenza, non del suo popolo, ma un popolo di stranieri (non israeliti), che ha acquistato con il suo prezioso sangue (1Ptr.1:19; 2:9,10).
Tutto questo si è compiuto e “si compirà per mezzo suo (Gesù) la volontà del Signore (Dio)” (v.10), che rivela con certezza avvenuta: “Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità” (v.11). “Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori” (v.12; Rom.8:34).
Capitolo 54.
La rivelazione di questo capitolo riguarda il residuo scelto per vivere (Is.4:3; 11:11,16).
“Esulta, o sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori, perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata che i figli della maritata, dice il Signore” (v.1).
In similitudine, il residuo è definito come una donna, che non ha partorito e non ha provato dolori, perché i loro peccati sono stati perdonati, avendo creduto in Cristo Gesù. L’abbandonata è Israele e la maritata è il popolo della Grazia. Come è rivelato, i tutti i figli di Dio, quelli appartenenti al residuo (abbandonata), saranno più numerosi (Is 60:22) di quelli appartenenti alla (maritata) Grazia.
La nazione d’Israele sarà molto più ampia dello spazio che ha oggi “poiché ti allargherai a destra e a sinistra e la tua discendenza entrerà in possesso delle nazioni, popolerà le città un tempo deserte” (v.3). Per gli israeliti non ci sarà mai più vergogna e disonore, perché Dio cancellerà dalla loro mente il passato ”Poiché tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome; tuo redentore è il Santo di Israele, è chiamato Dio di tutta la terra” (v.5).
Dio non ha ripudiato il suo popolo, scelto da quando non esisteva ancora (Gen.15:13), ma solo lo ha abbandonato per un periodo di tempo, che Dio determina: “Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore” (v.7,8)
Tramite il profeta, Dio fa un paragone, come avvenne con il diluvio al tempo di Noè, “quando giurai che non avrei più riversato le acque di Noè sulla terra; così ora giuro di non più adirarmi con te e di non farti più minacce” (v.9). L’amore di Dio per il residuo è immenso; con loro Dio farà un patto nuovo “Questo è il patto che farò con la casa d’Israele dopo quei giorni-, dice il Signore: -io metterò le mie leggi nelle loro menti, le scriverò sui loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo-” (Ebr.8:10).
l residuo scelto tra tutte le tribù d’Israele è stato afflitto e percosso da Dio, ma la consolazione che riceverà sarà molto grande, perché “ecco io pongo sulla malachite le tue pietre e sugli zaffiri le tue fondamenta. Farò di rubini la tua merlatura, le tue porte saranno di carbonchi, tutta la tua cinta sarà di pietre preziose” (v.11,12; Ap.21:11-14). Ci sarà grande prosperità in Israele. Essi saranno fondati sulla giustizia, perciò discepoli del Signore “il tuo Dio, che t’insegna per il tuo bene, che ti guida per la via che devi seguire” (Is.48:17). Nessuno più li perseguiterà o attaccherà e, se qualcuno lo facesse, cadrà davanti a loro.
I versi che seguono rivelano che Dio ha lo strumento di distruzione ed è il principe dei demoni e di questo mondo (Mrc.3:22; Gv.14:30); in similitudine, è mostrato: “Ecco, io ho creato il fabbro che soffia sul fuoco delle braci e ne trae gli strumenti per il suo lavoro, e io ho creato anche il distruttore per devastare” (v.16).
Al residuo, che resterà in vita per ripopolare la terra d’Israele, ricorda che “Nessun’arma affilata contro di te avrà successo, farai condannare ogni lingua che si alzerà contro di te in giudizio. Questa è la sorte dei servi del Signore, quanto spetta a loro da parte mia. Oracolo del Signore” (v.17). Infatti, Dio li preserverà in vita durante la grande tribolazione di 1260 giorni, li nutrirà e li assisterà direttamente (Ap.12:6).
Capitolo 55.
Rivelazione del nuovo patto, che Dio farà con Israele (Ebr.8:10), perciò invita: “O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte” (v.1). Così avverrà: “A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita” (Ap.21:6). Dio offre gratuitamente al residuo israelita quello che ha offerto alla Chiesa durante la Grazia (Gv.6:27,55), il cibo migliore è Parola di Dio, l’unico cibo che sazia riccamente. Dio invita perciò ad andare da Lui per ascoltare e vivere, perché Egli stabilirà con loro un’alleanza eterna. perché Dio manterrà ”i favori assicurati a Davide” (v.3). Così avverrà (Sal.9:34-37): “Grandi liberazioni egli accorda al suo re, usa benevolenza verso il suo unto (Gesù), verso Davide e la sua discendenza in eterno” (Sal.18:50).
E’ confermato di Gesù: “l’ho costituito testimonio fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te popoli che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo di Israele, perché egli ti ha onorato” (v.5). In similitudine, la gente che non conosceva Dio erano gli stranieri, indicati come Gentili o Pagani, tra di essi Dio si è tratto un popolo lo ha riscattato per Grazia, lavato e purificato con il sangue prezioso di Cristo Gesù (1Ptr. 1:19).
Per tutto è determinato un tempo, quindi oggi è il tempo: “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona” (v.6,7).
Dio non ha niente a che fare con l’uomo, perché l’uomo è carnale, ma Dio è spirituale, perciò i suoi pensieri e le sue vie non sono le nostre. Attenzione a quanto segue; Dio mostra al profeta, in analogia, che la parola “uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (v.11).
Dio ha dato ordine e così avverrà a suo tempo: “Voi dunque partirete con gioia, sarete condotti in pace. I monti e i colli davanti a voi eromperanno in grida di gioia e tutti gli alberi dei campi batteranno le mani. Invece di spine cresceranno cipressi, invece di ortiche cresceranno mirti; ciò sarà a gloria del Signore, un segno eterno che non scomparirà” (v.12,13).
Il residuo entrerà nei mille anni, dove vivranno con gioia e letizia (Zac.8:12), i monti e i colli indicano i loro conduttori e gli alberi il popolo; “L’opera della giustizia sarà la pace e l’azione della giustizia, tranquillità e sicurezza per sempre” (Is.32:17).
Capitolo 56.
La profezia di questo capitolo riguarda tutti i popoli, sia Ebrei che stranieri, che fanno parte del popolo di Dio, a quelli che Dio ha eletti per essere suo popolo:
“Così dice il Signore: -Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché prossima a venire è la mia salvezza; la mia giustizia sta per rivelarsi-. Beato l’uomo che così agisce e il figlio dell’uomo che a questo si attiene, che osserva il sabato senza profanarlo, che preserva la sua mano da ogni male” (v.1,2). Dio non fa diversità, ma si rivolge a tutti i figli degli uomini, avvertendoli di non profanare il sabato e che si guardino dal fare del male.
Il riposo del sabato è un comandamento e non può venir meno mai, perché “il Signore ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato” (Eso.20:11), perciò “Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: -Certo mi escluderà il Signore dal suo popolo!-“ (v.3).
Molti hanno lasciato di santificare il giorno del sabato, per lodare e glorificare l’Eterno Dio per tutto quello che ha fatto e hanno invece seguito i comandamenti degli uomini, adottando la domenica al posto del sabato, tutto questo è una disubbidienza a Dio. Chi rifiuta di mettere in pratica la verità, non riconosce che le leggi di Dio sono perfette e non vanno modificate, perciò essi “hanno trasgredito le leggi, hanno violato il comandamento, hanno rotto il patto eterno” (Is.24:5).
Una parola anche per gli eunuchi ”Non dica l’eunuco: -Ecco, io sono un albero secco!-. Poiché così dice il Signore: -Agli eunuchi, che osservano i miei sabati, preferiscono le cose di mio gradimento e restano fermi nella mia alleanza, io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un posto e un nome migliore che ai figli e alle figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato” (v.3-5; Ap.14:1).
Poniamo attenzione a quanto segue:
“Gli stranieri (il popolo non israelita), che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saliranno graditi sul mio altare, perché il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli” (v.6,7). Questo è l’annuncio che riguarda il popolo salvato per Grazia (1Ptr.2:9,2), compreso noi degli ultimi tempi, come è rivelato: “Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele” (Ebr.12:22-24).
Il monte santo di Dio è Sion, dove si poserà la Gerusalemme celeste (casa di preghiera), che scenderà da presso Dio (Ap.3:12; 21:2,9,10) e dove ci sarà Cristo Gesù, la sua sposa (la Chiesa) e i martiri (Ap.20:4,5). I comandamenti divini sono eterni, quindi valgono anche per il popolo della Grazia “per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato”, perché chi viola il sabato, è disubbidiente a Dio e non può appartenergli.
Riguardo a Israele, Dio li radunerà, come ha già fatto con una parte di loro, che già abita nella terra promessa; l’altra parte la radunerà nei primi tre anni e mezzo degli ultimi sette. A tutti i guardiani d’Israele, i governanti, avverte che sono tutti ciechi, simili a cani incapaci di abbaiare, “amano appisolarsi. Ma tali cani avidi, che non sanno saziarsi, sono i pastori incapaci di comprendere. Ognuno segue la sua via, ognuno bada al proprio interesse, senza eccezione. -Venite, io prenderò vino e ci ubriacheremo di bevande inebrianti. Domani sarà come oggi; ce n’è una riserva molto grande– (v.10-12). Simili sono divenuti anche i falsi pastori del tempo della Grazia, (Ap.3:15,16,17).
Capitolo 57
Una grande riflessione è riportata alla vista dei figli di Dio, che “Perisce il giusto, nessuno ci bada. I pii sono tolti di mezzo, nessuno ci fa caso. Il giusto è tolto di mezzo a causa del male. Egli entra nella pace, riposa sul suo giaciglio chi cammina per la via diritta” (v.1,2). Molti si sorprendono perché quello è morto, pensando che Dio lo abbia punito ingiustamente, ma non è così per i giusti, perché “Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo” (Sap.4:7). Se muore il giusto è perché Dio lo ha preservato dal male, che sta per accadere.
Quanto a Israele, il profeta nello Spirito di Dio espone tutti i peccati commessi da quando uscirono dalla schiavitù dell’Egitto alla fine: “Ora, venite qui, voi, figli della maliarda, progenie di un adultero e di una prostituta. Forse voi non siete figli del peccato, prole bastarda?” (v.3,4). Dal verso 5 al 11 sono esposti i molteplici peccati d’Israele: quando ubbidiva ai falsi profeti, rinnegando la via di Dio; tutte le sue prostituzioni idolatre e come perfino Israele sacrificava i suoi figli agli idoli (ai demoni).
Dio li riprende aspramente: “Ma tu non hai timore di me. Io divulgherò la tua giustizia e le tue opere, che non ti saranno di vantaggio. Alle tue grida ti salvino i tuoi guadagni. Tutti se li porterà via il vento, un soffio se li prenderà. Chi invece confida in me possederà la terra, erediterà il mio santo monte” (v.11-13).
Avverrà nell’ultima settimana delle settanta, che chi confiderà in Dio sarà salvato; solo un residuo entrerà ad abitare la Terra promessa ad Abramo, Isacco e a Giacobbe (Num.14:8). Dio promette che farà entrare il suo popolo in un luogo eccelso e santo: “Poiché così parla l’Alto e l’Eccelso, che ha una sede eterna e il cui nome è santo: ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi. Poiché io non voglio discutere sempre né per sempre essere adirato; altrimenti davanti a me verrebbe meno lo spirito e l’alito vitale che ho creato” (v.15,16).
Dio abbandonò il suo popolo per la loro iniquità: “l’ho percosso, mi sono nascosto e sdegnato; eppure egli, voltandosi, se n’è andato per le strade del suo cuore” (v.17), ma Dio desidera risanarli: “guidarlo e offrirgli consolazioni. E ai suoi afflitti io pongo sulle labbra: -Pace, pace ai lontani e ai vicini-, dice il Signore, -io li guarirò-(v.18,19). Tutti gli empi saranno invece come un “mare agitato che non può calmarsi e le cui acque portano su melma e fango. Non v’è pace per gli empi, dice il mio Dio” (v.20,21).
Capitolo 58.
Tramite Isaia, ancora una volta, Dio avverte il popolo dei loro peccati, ricordando del digiuno e del consacrare il sabato per il Signore. “Grida a squarciagola, non aver riguardo; come una tromba alza la voce; dichiara al mio popolo i suoi delitti, alla casa di Giacobbe i suoi peccati” (v.1).
Dopo la deportazione babilonese, avvenne che in Israele non ci furono più re e il popolo era guidato dai farisei, dagli scribi e dai sacerdoti. Essi cercavano Dio secondo la carne. Essi esortavano il popolo a mettere in pratica la Legge di Mosè, ma loro non la mettevano in pratica, così furono ripresi da Gesù: “Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito” (Mt.23:4).
Dai versi 2 al 4, Dio rivela come: “Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me” (Mt.15:8). Anche se digiunavano, lo facevano solo per mostrare che loro cercavano Dio. Per questo Dio li esorta a fare il digiuno gradito al Signore: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?” (v.6,7).
Dio raccomanda a Israele, ma il suo consiglio vale anche per noi stranieri, come è affermato in altri capitoli, di essere ubbidiente a Dio e di mettere in pratica la sua Parola; avverrà “Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: -Eccomi!-. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono” (v.8-11).
Dopo aver rimproverato Israele per la sua condotta disordinata, Dio assicura il popolo che se metteranno in pratica la sua Parola, allora ricostruiranno sulle rovine, e saranno chiamati “restauratore di case in rovina per abitarvi” (v.12). Inoltre Dio chiede anche di non violare il sabato: di non sbrigare affari, non contrattare in quel giorno, non fare viaggi di piacere, ma onorare Dio sempre nel giorno di sabato: “allora troverai la delizia nel Signore. Io ti farò calcare le alture della terra, ti farò gustare l’eredità di Giacobbe tuo padre, poiché la bocca del Signore ha parlato” (v.14).
Capitolo 59.
Dal verso 1 al 8, Dio rivela al popolo israelita la loro condizione iniqua; essi purtroppo pensano: “Ecco non è troppo corta la mano del Signore da non poter salvare; né tanto duro è il suo orecchio, da non poter udire” (v.1), perciò vengono esposte tutte le loro ingiustizie e tutti i peccati, per cui Dio ha nascosto il suo volto e non risponde.
“Le vostre palme sono macchiate di sangue e le vostre dita di iniquità; le vostre labbra proferiscono menzogne, la vostra lingua sussurra perversità. Nessuno muove causa con giustizia, nessuno la discute con lealtà. Si confida nel nulla e si dice il falso, si concepisce la malizia e si genera l’iniquità” (v.3,4). Questa era la condizione dei Giudei, che Gesù trovò, quando arrivò tra loro e che usarono contro Gesù, sangue innocente versato, perché menzogne e perversità esisteva nei loro cuori.
I versi dal 5 al 8, in analogia, mostrano le iniquità del popolo israelita e, in particolare, quelle dei capi del popolo giudaico, mentre Gesù era con loro (Mt.23:27). In similitudine, le loro opere e il loro parlare era paragonato: “Dischiudono uova di serpenti velenosi, tessono tele di ragno; chi mangia quelle uova morirà, e dall’uovo schiacciato esce una vipera” (v.5), così anche quelli che li ascoltavano e agivano come loro, erano destinati alla morte, come confermato da Gesù: “lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi” (Mt.23:15). Perché il loro parlare era un parlare iniquo, che portava alla morte come un morso di vipera.
Conoscendoli, Gesù li chiama: “Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?” (Mt.23:33). Infatti, avvenne esattamente quello che il profeta Isaia profetizzò e descritto in questo capitolo: le opere dei sacerdoti, degli scribi e dei farisei furono inique e oppressive, sempre pronti a compiere il male e a spargere sangue innocente, come quello di Gesù. Essi andarono così verso la loro stessa distruzione e desolazione, che avvenne circa nel 70 d.C.
Dal verso 9 al 13, la profezia rivela quello che un residuo del popolo israeliano riconobbe quando furono castigati, condannati all’esilio tra tutte le nazioni del mondo, perché erano senza giustizia e che speravano nella luce, ma erano nel buio: “Tastiamo come ciechi la parete, come privi di occhi camminiamo a tastoni; inciampiamo a mezzogiorno come al crepuscolo; tra i vivi e vegeti siamo come i morti” (v.10). Infatti, così avvenne; essi furono considerati morti e lo saranno fino al compiersi delle 69 settimane delle settanta (Dan.9:24-27).
Israele non volle riconoscere la giustizia e la verità, perché rinnegarono il Cristo e non ascoltarono la predicazione dei suoi apostoli, con le conseguenze che “prevaricare e rinnegare il Signore, cessare di seguire il nostro Dio, parlare di oppressione e di ribellione, concepire con il cuore e pronunciare parole false. Così è trascurato il diritto e la giustizia se ne sta lontana” (v.13,14). Il quel tempo, mentre gli apostoli predicavano la Grazia per mezzo di Cristo Gesù, gli empi del popolo perseguitavano e uccidevano quelli che credevano in Cristo.
Dio mise in atto, nel 70 d.C. circa, quanto aveva dichiarato per bocca di Mosè e da tutti gli altri profeti: “Quanto a voi, vi disperderò fra le nazioni e vi inseguirò con la spada sguainata; il vostro paese sarà desolato e le vostre città saranno deserte” (Lev.26:33; Ger.18:17; Ez.5:12).
“Ha visto questo il Signore ed è male ai suoi occhi che non ci sia più diritto. Egli ha visto che non c’era alcuno, si è meravigliato perché nessuno intercedeva. Ma lo ha soccorso il suo braccio, la sua giustizia lo ha sostenuto. Egli si è rivestito di giustizia come di una corazza, e sul suo capo ha posto l’elmo della salvezza. Ha indossato le vesti della vendetta, si è avvolto di zelo come di un manto. Il retributore ripagherà le azioni come si deve: con sdegno ai suoi avversari, con vergogna ai suoi nemici” (v.15-18).
Quando questo avvenne, la Grazia passò al popolo dei gentili (At.13:46; 1Ptr.2:9,10).
Infatti avvenne che “In occidente vedranno il nome del Signore e in oriente la sua gloria, perché egli verrà come un fiume irruente, sospinto dal vento del Signore” (v.19). La Grazia venne accettata dai Gentili, mentre Israele, che l’aveva rifiutata, fu abbandonato da Dio per un periodo di 62 settimane, circa 1950 anni. Quando terminerà il tempo della Grazia e “i tempi dei pagani siano compiuti” (Lc.21:24), inizierà l’ultima settimana delle settanta, sette anni (Dan.9:24-27); allora “Come redentore verrà per Sion, per quelli di Giacobbe convertiti dall’apostasia. Oracolo del Signore” (v.20).
Dio farà una nuova alleanza con il residuo d’Israele, come è stato rivelato “stipulerò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda un’alleanza nuova” (Ebr.8:8). Riconfermato che “Sarà questa la mia alleanza con loro quando distruggerò i loro peccati” (Rom.11:27). Questi versi rivelano che Gesù verrà nuovamente per Israele, ma solo per coloro che l’aspettano, come riportato: “apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza” (Ebr.9:28).
Dio ha promesso che manderà in Israele i due profeti (Ulivi), che profetizzeranno tutti gli avvenimenti della fine (Ap.11:1-12). Non tutto Israele crederà e si convertirà, ma solo due residui di tutte le 12 Tribù d’Israele. Un residuo resterà vivo ed entrerà nei mille anni (Is.4:3) e l’altro residuo sarà martire (Dan.11:32-35; Ap.20:4,5).
L’apostolo Paolo rivela “Quanto a loro, se non persevereranno nell’infedeltà, saranno anch’essi innestati; Dio infatti ha la potenza di innestarli di nuovo!” (Rom.11:23). Dio rivela che per Cristo Gesù:” Il mio Spirito che è sopra di te e le parole che ti ho messo in bocca non si allontaneranno dalla tua bocca, né dalla bocca della tua discendenza né dalla bocca dei discendenti dei discendenti, dice il Signore, ora e sempre” (v.21).
Capitolo 60.
Tutti i versi di questo capitolo espongono la grandezza d’Israele nei mille anni.
Dio invita il residuo santo in Gerusalemme (Is.4:3) a rivestirsi della gloria di Dio, come indicato: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (v.1) e rappresentato, in similitudine, con la donna vestita di sole, cioè della gloria di Dio (Ap.12:1).
Tutte le nazioni del mondo saranno ricoperte di tenebre durante la grande tribolazione, come è testimoniato: “Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te” (v.2), mentre il mondo sarà invaso dalle tenebre (grande tribolazione Dan 12:1) il residuo sarà protetto, in similitudine è “la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, affinché vi sia nutrita per mille duecentosessanta giorni”. – Ap. 12:6.
Ma subito dopo che gli empi saranno sterminati, avverrà che tutte le nazioni riconosceranno Cristo Gesù e allora “Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere (di Israele)” (v.3).
Dio ordinerà alle nazioni di condurre tutti gli Ebrei, che sono ancora in mezzo a loro, nella terra promessa: “I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché le ricchezze del mare (delle nazioni) si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli” (v.4,5).
Israele sarà piena di animali docili; inoltre “tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore” (v.6). Saba in similitudine indica una nazione ricca.
In Israele entreranno continuamente le ricchezze dei popoli stranieri (non Ebrei). Avverrà che durante i mille anni tutte le genti, saranno al servizio del popolo di Dio. Essi andranno ad adorare in Gerusalemme (Zac 14:16) “saliranno come offerta gradita sul mio altare; renderò splendido il tempio della mia gloria” (v.7).
Quando Dio radunerà di nuovo Israele nella Terra promessa, saranno le nazioni, che li hanno perseguitati, a ricondurli su navi di Tarsis, molto belle ed eleganti. Gli Ebrei, che saranno ancora tra le nazioni, sono raffigurati, in analogia, come colombe che volano verso le colombaie. Avverrà come quando uscirono dall’Egitto, che portarono via con loro, oro e argento (Eso.12:35), tutto “ per il nome del Signore tuo Dio, per il Santo di Israele che ti onora” (v.9). Saranno allora gli “Stranieri ricostruiranno le tue mura, i loro re saranno al tuo servizio, perché nella mia ira ti ho colpito, ma nella mia benevolenza ho avuto pietà di te” (v.10).
Dio abbandonò Israele per i loro peccati, ma alla fine li benedirà immensamente, tutto il residuo superstite gioirà nel Signore. Infatti, avverrà che durante il millennio di pace e di sicurezza, “Le tue porte saranno sempre aperte, non si chiuderanno né di giorno né di notte, per lasciar introdurre da te le ricchezze dei popoli e i loro re che faranno da guida” (v.11; Ap.21:25).
Come rivelato i popoli e nazioni non appartenenti al popolo di Dio, dovranno essere al servizio d’Israele, “Perché il popolo e il regno che non vorranno servirti periranno e le nazioni saranno tutte sterminate”. – v.12; vedi anche Zac 14:17-19).
Come avvenne ai tempi di Salomone, il legname del Libano servì per costruire il Tempio di Dio (1Re 5:20) sarà pure all’inizio dei mille anni, cipressi, olmi e abeti serviranno “per abbellire il luogo del mio santuario, per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi” (v.13).
Di nuovo ribadito che gli stranieri saranno sottomessi ad Israele; infatti, essi “Verranno a te in atteggiamento umile i figli dei tuoi oppressori; ti si getteranno proni alle piante dei piedi quanti ti disprezzavano” (v.14), perché riconosceranno che Gerusalemme è la città dell’Eterno e Sion è del Santo d’Israele, cioè di Cristo Gesù. Per 62 settimane, circa 1950 anni Gerusalemme è stata calpestata dai pagani, ma diventerà la gioia di tutti i futuri secoli e di tutte le generazioni. In Gerusalemme affluiranno le migliori ricchezze dei popoli che riconosceranno che l’Eterno Dio è il “tuo salvatore e tuo redentore, io il Forte di Giacobbe. Farò venire oro anziché bronzo, farò venire argento anziché ferro, bronzo anziché legno, ferro anziché pietre” (v.16,17). In Israele governerà la giustizia e la pace sarà sovrana; non ci saranno più devastazioni e distruzioni “Tu chiamerai salvezza le tue mura e gloria le tue porte” (v.18).
Nella Gerusalemme celeste, “Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più il chiarore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore. Il tuo sole non tramonterà più né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna; saranno finiti i giorni del tuo lutto” (v.19,20).
Israele possederà la Terra promessa per sempre, perché tutti saranno giusti, esisteranno come germogli piantati da Dio stesso. Da un piccolo residuo diventeranno un popolo immenso: “Il piccolo diventerà un migliaio, il minimo un immenso popolo; io sono il Signore: a suo tempo, farò ciò speditamente” (v.22). Presto tutto si compirà, Israele regnerà in assoluto su tutte le nazioni del mondo, perché Dio sarà in mezzo a loro!
(continua)