Illustrazione delle profezie.

Sapendo prima questo: che nessuna profezia della Scrittura è soggetta a particolare interpretazione: Nessuna profezia infatti è mai proceduta da volontà d’uomo… ” (2Ptr.1:20,21).

Il contenuto del libro di Daniele qui spiegato è solo a carattere profetico, mentre la trattazione storica della deportazione di Giuda e di Gerusalemme, si può leggere dal libro 2Re 24:10-17.
Iniziamo con un piccolo accenno per distinguere meglio i tempi delle profezie già avveratesi e di quelle che si dovranno ancora avverare nel prossimo futuro.

In sintesi i fatti.
Dio concesse al re babilonese Nebukadnetsar, intorno al IV sec. a.C., di prendere in assedio Gerusalemme e Giuda, far prigionieri tutti i loro uomini valorosi e di impossessarsi, come bottino, degli arredi della casa di Dio che il re Salomone aveva fatto per il tempio dell’Eterno.
Dio permise poi al re Nebukadnetsar di deportarli tutti in Babilonia, a causa delle malvagità che essi commettevano.
Fra tutti gli esiliati di Gerusalemme erano presenti anche quattro ragazzi Giudei che erano rimasti fedeli all’Iddio vivente.

Capitolo 1 – “Educazione giovanile”.

Venne un giorno in cui il re chiese al capo degli eunuchi di trovargli, tra tutti i giovani Israeliti, dei ragazzi di bell’aspetto, con sapienza e conoscenza, intelligenti e abili ad imparare la lingua e la letteratura dei Caldei, oltre a servire al palazzo del re.
Fra tanti furono scelti anche Daniele, Hananiah, Mishael e Azaria.
Dio fece in modo che Daniele trovasse grazia agli occhi del capo eunuco, che cambiò loro i nomi chiamandoli Beltshatsar, Shadrak, Meshak, Abed-nego

Questi giovani avevano timore di Dio e non si vollero contaminare con le deliziose vivande e vino offerto loro dal re, su decisione di Daniele, ma chiedendo di cibarsi esclusivamente di legumi e acqua. Dopo dieci giorni di prova con tale alimentazione, essi apparsero più belli e il loro viso era più pieno rispetto a quello degli altri ragazzi che si erano nutriti col cibo squisito del re. Allora fu loro permesso di continuare a non contaminarsi con le portate prelibate del re.
Dio diede a questi quattro giovani conoscenza ed intendimento in tutta la letteratura e la sapienza; Daniele in particolare ricevette la capacità di capire ed interpretare ogni genere di visioni e sogni.

Alla fine del tempo stabilito dei tre anni, tutti i giovani furono condotti davanti al re Nebukadnetsar che trovò i quattro impareggiabili ammettendoli al suo servizio; tanto che in tutti gli argomenti singolari li interrogasse, furono trovati dieci volte superiori a tutti i maghi e astrologi del regno.
Dio benedì e usò in modo speciale questi ragazzi, pieni di fede nel deporre la loro vita nelle mani del loro Dio e consacrandosi a Lui, che mostrò loro la grandezza della sua potenza attraverso i doni di sapienza e conoscenza.

Capitolo 2 – “Sogno della grande immagine”.

Avvenne che il re Nebukadnetsar fece un sogno che turbò il suo spirito da convocare tutti i savi del suo regno, compresi maghi, astrologi, stregoni e Caldei proponendo loro: “Ho fatto un sogno e il mio spirito è turbato, finché riuscirò a conoscere il sogno (v.3) …Perciò raccontatemi il sogno e io saprò che siete in grado di darmene anche l’interpretazione” (v.9), ma essi risposero che nessun uomo della terra poteva fare questo, solo immortali potevano riuscirci.
Il re allora si adirò e ordinò che fossero sterminati tutti i savi di Babilonia, inclusi Daniele e i suoi compagni. Quando Daniele, incontrato Ariok, capitano delle guardie reali, interrogandolo con parole prudenti e sagge sul motivo del decreto così duro, venne a saperlo, chiese tempo al re per fargli conoscere il contenuto del sogno.
Tornò a casa dai suoi compagni, si mise in preghiera implorando misericordia a Dio, affinché essi non fossero messi a morte con il resto dei savi di Babilonia.
Allora il segreto fu rivelato a Daniele in una visione notturna, lui ringraziò Dio per avergli dato sapienza, forza e di comprendere il significato del sogno, così come il re aveva richiesto.
A questo punto Daniele chiese ad Ariok di preservare in vita i sapienti di Babilonia e di condurlo davanti al re per esporgli l’interpretazione del sogno.
Daniele, alla presenza del re, fu interrogato: “Sei capace di farmi conoscere il sogno che ho fatto e la sua interpretazione?” E Daniele replicò: “Il segreto di cui il re ha chiesto l’interpretazione non può essere spiegato al re né da saggi, né da astrologi, né da maghi, né da indovini. Ma c’è un Dio nel cielo che rivela i segreti, ed egli ha fatto conoscere al re Nebukadnetsar ciò che avverrà negli ultimi giorni… Ma quanto a me, questo segreto mi è stato rivelato non perché io abbia maggior sapienza di tutti gli altri viventi, ma perché l’interpretazione sia fatta conoscere al re, e tu possa conoscere i pensieri del suo cuore” (vv.27-30).

La risposta di Daniele mostra tutta l’umiltà di cui è dotato, come di chi si sottopone interamente all’Iddio Altissimo; infatti, la mansuetudine di Daniele contraddistingue la sua personalità, così come prima aveva rifiutato i cibi squisiti del re, ora non esibisce la sua superiorità davanti a lui, anche se era l’unico a conoscenza del reale messaggio del sogno.
Ecco la veracità della Parola di Dio: “…l’umiltà precede la gloria” (Prv.15:33;18:12) e possiamo verificare quanta ne ha avuta Daniele.

Adesso analizziamo direttamente l’interpretazione del sogno del re, desunto in Dan.2:36.
Dio utilizzò questo sogno per far sapere al re le cose che dovevano accadere dal tempo del suo regno fino alla fine dei tempi.
Nel sogno descritto da Daniele, il re vide una statua enorme di straordinario splendore: la testa e il petto erano d’oro, le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro ed i piedi in parte di ferro ed in parte d’argilla.
Mentre lui la stava ammirando, accadde che una pietra si staccò spontaneamente, non per mano d’uomo, colpì i piedi di ferro e d’argilla dell’immagine frantumandoli.
L’intera statua fu di conseguenza distrutta e il vento spazzò via ogni detrito, senza lasciare più alcuna traccia e la pietra che aveva colpito la scultura, diventò un gran monte che riempì tutta la terra (la pietra che colpirà la statua è Gesù, l’avvenimento è quello della valle di Giosafat o guerra di Armagheddon, quando Gesù apparirà dal cielo insieme al suo esercito alla sua Parola tutti i popoli nazioni e lingue radunati per combattere contro l’Agnello saranno presi da una grande confusione e si uccideranno l’un l’altro con la loro spada (cfr. Zac.14:13; Ez.38:21; Aggeo 2:22). Inizierà il regno del millennio in cui Gesù sarà il Re d’Israele. Egli regnerà sul trono di Davide, suo padre (Lc.1:32,33) e tutte le nazioni, regni e popoli di ogni lingua lo serviranno perché Egli è il Figlio di Dio (Ebr.1:5); l’erede di Dio (Ebr.1:2). Prima che inizi il suo regno, tutti i suoi nemici saranno posti come sgabello dei suoi piedi (Atti 34,35) Dio si vendicherà dei malvagi nel giorno della vendetta (nella valle di Giosafat – Gioele 3) allora proclamerà l’anno di Grazia che è il millennio di pace e prosperità (Is.61:2; 34:8; 63:4; Ger.46:30).

La statua in questione raffigura cinque regni, dal regno di Nebukadnetsar fino a quello di Satana della durata di 1260 giorni. Tutti i regni saranno sconfitti da Gesù nella guerra di Armagheddon rappresentato dalla pietra che colpisce l’immagine e si trasforma in un monte.
Seguiamo l’interpretazione di Daniele fornita al re.
Egli raccontò che il regno del sovrano Nebukadnetsar era rappresentato dalla testa d’oro della statua, indice della sua enorme forza e ricchezza; infatti, Dio gli concesse di dominare su tutta la terra e lo benedì poiché egli doveva governare i popoli di Giuda e di Gerusalemme, in cattività per settanta anni, sotto il suo regno.
Il secondo impero è quello Medio- Persiano raffigurato dall’argento, perciò inferiore al primo.
Il terzo è di bronzo e dominerà su tutta la terra; esso è riferito all’Impero Romano, rappresentato dal ventre dell’immagine e raffigurato dalle cosce, dopo la sua caduta e la sua successiva divisione in 4 regni, come ai quattro venti del cielo (Dan.11:4). Subentrerà di seguito un quarto regno, che è raffigurato dalle gambe di ferro della statua. Questo regno è diverso dagli altri, perché è un dominio religioso, non più politico. Un impero formato e diretto da Satana, perché egli triterà e frantumerà tutto, sottomettendo a sé i regni della terra. Esso è chiamato Babilonia e lo troviamo descritto in Apocalisse 17 e 18. Esso infatti ha tutte le caratteristiche del dragone, di Satana, il serpente antico; è sotto il suo dominio che questo regno agirà.
Assumerà la forma religiosa per sedurre tutto il mondo e, nell’Apocalisse, è rappresentato dalla bestia su cui è seduta la donna meretrice, vestita di porpora e di scarlatto, adornata d’oro, di pietre preziose e di perle, che aveva in mano una coppa d’oro piena delle abominazioni e delle immondezze della sua fornicazione; tale donna è la similitudine del Papa, la madre delle meretrici, il capo di tutte le idolatrie esistenti racchiuse in un solo nome: grande confusione, che è Babilonia (Apoc.17:4).

Il quinto e ultimo regno, i piedi e le dita, è confrontato a una sostanza composta di ferro e argilla di vasaio; è il regno del capo assoluto, la bestia che sale dal mare (Apoc.13).
Avrà la caratteristica di un dominio politico e religioso, perché avrà potere insieme all’anticristo, la bestia che sale dalla terra che lo aiuterà a conquistare popoli e nazioni con miracoli e prodigi, egli imiterà Gesù.
Questo impero sarà forte e fragile allo stesso tempo. Così sarà anche il suo capo: il corpo debole come l’argilla, mentre lo spirito satanico forte e duro come il ferro; userà il primo per realizzare i suoi piani diabolici.
Così come la bestia che sale dal mare, l’uomo che governerà, nascerà dalle nazioni, ossia dai popoli gentili, detti pagani, incirconcisi, non appartenenti al popolo d’Israele.

Vediamo ora la pietra che si staccò dal monte e che frantumò il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro.
Questo accadrà alla fine del periodo detto della grande tribolazione, quando per ordine di Dio tutti popoli, nazioni e lingue si raduneranno in Israele, nella valle di Giosafat, o valle del massacro (Gr.7:32), tutti saranno uccisi dalla spada alla Parola che Gesù pronuncerà (Ez.38:4,15,21) la spada di uno sarà contro l’altro uccidendosi a vicenda.

Moltitudini! Moltitudini! Nella valle del Giudizio! Poiché il giorno dell’Eterno è vicino, nella valle del Giudizio” (Gioele 3:14).

Gesù frantumerà e annienterà tutti gli altri regni, sussistendo in eterno.
Il verso 35 cita: ” …Ma la pietra che aveva colpito l’immagine diventò un grande monte, che riempì tutta la terra“.

Dio darà a Gesù gloria, dominio e un regno che non sarà mai distrutto (Dan.7:13,14), né lasciato ad altri. Gesù rappresenta la pietra vivente che, dopo aver combattuto ed annientato il dragone, la bestia e il falso profeta, regnerà su tutta la terra, perché è il RE dei RE ed il SIGNORE dei SIGNORI (Apoc.19:16).

Questa è la spiegazione del sogno che ebbe il re, con cui Dio gli mostrò i tempi a venire.
Egli riconobbe la grandezza dell’Iddio di Daniele proclamando: ” In verità il vostro Dio è il Dio degli dei, il Signore dei re e il rivelatore dei segreti, poiché tu hai potuto rivelare questo segreto” (v.47). Daniele, in tutta umiltà, ricevette la gloria e divenne governatore di tutta la provincia di Babilonia e capo supremo di tutti i savi, mentre Shadrak, Meshak e Abed-nego, su richiesta di Daniele, furono assegnati all’amministrazione degli affari della provincia di Babilonia.

Capitolo 3 – “L’immagine d’oro”.

Nonostante che il re Nebukadnetsar avesse constatato la grandezza dell’Iddio del cielo, attraverso Daniele, fece erigere una grande statua d’oro nella provincia di Babilonia; poi mandò a chiamare, tramite l’araldo, tutte le autorità delle province affinché si recassero all’inaugurazione dell’immagine che lui aveva fatto erigere.
Quando l’araldo gridò a gran voce: “A voi, popoli, nazioni e lingue è ordinato che, appena udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del salterio, della zampogna e di ogni genere di strumenti, vi prostriate per adorare l’immagine d’oro che il re Nabukadnetsar ha fatto erigere; chiunque non si prostrerà per adorare, sarà subito gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente” (v.4-6), tutti i presenti si prostrarono ed adorarono la statua.
Alcuni Caldei fecero notare al re che alcuni Giudei, da lui stesso ordinati all’amministrazione degli affari della provincia di Babilonia, cioè Shadrak, Meshak e Abed-nego non prestavano alcuna considerazione né a lui né alla sua statua.
Il re adirato li fece chiamare e ammonì loro di prostrarsi, al suono, per adorare l’immagine; aggiungendo che se non lo avessero fatto, sarebbero stati gettati vivi nel fuoco ardente della fornace.
I compagni di Daniele replicarono che non avevano bisogno di rispondere al re in merito a questo. Affermarono che il Dio che servivano era in grado di liberarli dal fuoco ardente della fornace e dalla mano dello stesso re ma, anche se non lo avesse fatto, non avrebbero in ogni caso adorato né i suoi dei, né la sua immagine.

Questo è un esempio chiaro di fede assoluta: loro sapevano in chi credevano, in cuor loro non avevano dubitato neanche per un istante della potenza del loro Dio, che li avrebbe salvati dalla morte ma, anche se ciò non fosse avvenuto, non avrebbero mai adorato altri dei.
Questo deve farci riflettere: chissà quanti fedeli oggi sarebbero disposti a morire per Cristo, pur essendo sicuri che Lui non ci abbandona mai, nemmeno nelle difficoltà.
Noi dovremo essere sempre pronti a sacrificare la nostra vita per la parola di Dio, fino a esporla alla morte come Daniele e i suoi compagni, che alla fine hanno ricevuto la vita terrena e quella eterna.
Dio ha voluto soltanto mettere alla prova la loro fede come fece anche prima con Abramo, chiedendogli di dare in sacrificio il suo amato figlio, Isacco.

Gli amici di Daniele non si vollero prostrare davanti all’immagine d’oro del re, facendolo infuriare fino a far scaldare la fornace ben sette volte di più del normale.
Li fece legare e gettare vivi nella fornace dal fuoco ardente. Dopo un po’ di tempo, il re guardò nella fornace ed ecco che non vi erano più tre uomini ma quattro, il quarto era simile a un figlio di Dio. Il re li fece subito liberare e  scoprì che il fuoco non aveva avuto alcun potere sui loro corpi indenni, nemmeno un capello del loro capo era stato bruciato e perfino non odoravano neppure di fumo.
Ancora una volta il re riconobbe che non esisteva altro Dio che potesse compiere simili azioni.
Il verso 28 di questo capitolo indica che il re pronunciò: “Benedetto sia il Dio di Shadrak, Meshak e Abed-nego, che ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi, che hanno confidato in lui; hanno trasgredito l’ordine del re e hanno esposto i loro corpi alla morte, piuttosto che servire e adorare alcun altro dio all’infuori del loro Dio“.

Sicuramente non occorre commentare questo verso, ma cerchiamo di memorizzarlo, di scriverlo nei nostri cuori, ricordandocelo nelle difficoltà, nelle prove, nei dolori e nelle afflizioni.
Altri fedeli nella Sacra Scrittura hanno rischiato la loro vita per Cristo; anche noi dovremmo seguire il loro esempio ed avere la prontezza di ritirarci da ciò che è male a qualunque costo, anche della nostra vita.

Capitolo 4 – “Il sogno dell’albero”.

Mentre il re era sdraiato sul suo letto, ebbe una visione in cui c’era in mezzo alla terra un albero alto, grande e forte. Il suo fogliame era bello ed i suoi frutti abbondanti davano cibo a tutti gli esseri viventi.
Ad un certo punto, ecco un guardiano, un santo, scendere dal cielo ed ordinare: “Tagliate l’albero e troncate i suoi rami, scuotete le sue foglie e disperdetene i frutti; fuggano gli animali di sotto a lui e gli uccelli di tra i suoi rami. Lasciate però nella terra il ceppo delle sue radici, legato con catene di ferro e di bronzo fra l’erba dei campi. Sia bagnato dalla rugiada del cielo e abbia con gli animali la sua parte nell’erba della terra. Il suo cuore sia cambiato, e invece di un cuore d’uomo gli sia dato un cuore di bestia e passino su di lui sette tempi…perché i viventi sappiano che l’Altissimo domina sul regno degli uomini e che egli lo dà a chi vuole, e vi innalza l’infimo degli uomini“(v.14-17).
Daniele interpretò il sogno come una profezia del prossimo futuro del re.
Alla conclusione della spiegazione, Daniele consigliò al re di ravvedersi, di porre fine ai suoi peccati e di praticare la giustizia, ma il re non diede ascolto e così la profezia si avverò.
Esattamente dodici mesi più tardi, mentre lui stava ammirando la sua Babilonia, vantandosi della sua forza, della potenza e della maestà, si levò una voce dal cielo annunciando: “A te, o re Nebukadnetsar, si dichiara: il regno ti è tolto” (v.31).
Inoltre il suo cuore cambiò: invece di un cuore d’uomo gli fu dato un cuore d’animale e mangiò erba come un bue per sette periodi.
Il ceppo delle radici lasciato, indica che il regno gli sarà restituito, quando avrà riconosciuto che è solo il cielo che domina (v.26).
Trascorsi i sette periodi, tuttavia, la ragione gli tornò e così lui benedì e glorificò colui che vive in Eterno. Gli fu ridata la gloria, restituita la sua maestà e lo splendore, il suo regno e la sua grandezza furono enormemente accresciuti (v.36,37).
Ora, Io Nebukadnetsar lodo, esalto e glorifico il Re del cielo, perché tutte le sue opere sono verità e le sue vie giustizia, egli ha il potere di umiliare quelli che camminano superbamente“.

Quanti insegnamenti possiamo avere dalla parola di Dio!
Noi siamo solo strumenti nelle sue mani!
Dio ci dà avvedutezza e noi dobbiamo rivolgere solo a Lui la gloria che gli è dovuta, che gli appartiene. Se noi ci innalzassimo, Dio ci abbasserebbe, al livello della polvere come fece col re. Dobbiamo avere perciò timore e tremor di Dio, riconoscendolo sopra ogni cosa, perché egli è l’Altissimo che ha dominio in Eterno.

Capitolo 5 – “La visione della mano che scriveva sul muro”.

Il re Belshatsar, figlio di Nebukadnetsar, organizzò un gran banchetto invitando mille dei suoi grandi.
Mentre degustava il vino, Belshatsar ordinò di far portare i vasi d’oro e d’argento che suo padre aveva tolto dal tempio in Gerusalemme, perché nelle coppe potessero bere il re, le sue mogli, le sue concubine e i suoi invitati. Sorseggiarono così del vino e lodarono gli dei d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra.
Improvvisamente, apparve al re le dita di una mano d’uomo che scriveva sul muro; al notare ciò, lui rimase turbato e il suo aspetto cambiò.
Cominciò a gridare disponendo l’intervento degli astrologi, indovini e Caldei, affinché traducessero la scritta sul muro, ma nessuno di loro vi riuscì.
Allora al re fu consigliato di chiamare Daniele e lui si presentò al sovrano; questi gli comunicò di aver saputo che in lui si trovavano, oltre allo spirito degli dei, una luce, un intendimento ed una sapienza straordinaria.
Il re si rivolse a Daniele se potesse decifrare la scrittura sul muro laddove gli altri non vi erano riusciti, promettendogli doni e ricompense prontamente rifiutate. Tuttavia, lesse e rese il significato delle parole sul muro.
Daniele ricordò al re ciò che Dio aveva fatto a suo padre, quanto lo avesse umiliato al momento che il suo cuore s’innalzò e il suo spirito s’indurì fino all’arroganza.
Nonostante lui sapesse tutto questo, anch’egli commise lo stesso sbaglio, facendo portare i vasi del tempio per brindare con i suoi sudditi e adorando idoli fatti da mano umana, anziché glorificare Dio, nella cui mano risiede il soffio vitale ed a cui appartengono tutte le vie.
Dio ha così valutato il regno del re Belshatsar e gli ha posto fine.
Egli è stato pesato sulle bilance ed è stato trovato mancante, di conseguenza il suo dominio è stato diviso e consegnato ai Medi ed ai Persiani.

Noi fedeli dobbiamo tener conto di quello che successe al re Belshatsar, come monito ed avvertimento a non commettere gli stessi errori.
Lui s’insuperbì e divenne troppo arrogante, usando le cose sacre del Signore per i suoi fini.
Quante religioni, che oggi si definiscono cristiane, usano la parola del Signore per farne un oggetto di scherno, cambiandola secondo il proprio pensiero di supremazia ed adattandola ai propri desideri di potere, facendo in modo che altri si contaminino con idolatrie e false dottrine.
Dio non tarderà a giudicarli e toglierà loro la vita eterna, gettandoli nello stagno di fuoco che arde per l’eternità.
Tutti gli indovini, gli astrologi, i maghi e gli scienziati sono in abominio all’Eterno: lui riconosce i semplici di cuore, coloro che per vivere si affidano solo allo Spirito Santo, non contando sulla propria intelligenza, che si sottopongono a colui che è sopra ogni cosa e che ha potere di dare e di togliere la vita.
Anche noi, poniamo la nostra fede totalmente nelle mani del nostro Signor Gesù Cristo, andiamo a Lui per ogni cosa, Egli è fedele e giusto donandoci tutto gratuitamente.

Capitolo 6 : “Daniele benedetto grandemente da Dio”.

Proposto al servizio del re Dario, Daniele come prefetto, eccelleva su tutti gli altri prefetti e satrapi; questi, mossi da invidia, cercarono invano un possibile pretesto per screditarlo, ma non ne trovarono, poiché lui era fedele e in lui non scoprirono errore, né corruzione.
Essi allora pensarono di attaccare Daniele nella stessa legge del suo Dio.
Così riuscirono a far promulgare un decreto dal re, in base al quale chiunque si fosse rivolto a qualsiasi altro uomo o dio, all’infuori dello stesso re, sarebbe stato gettato nella fossa dei leoni. Daniele venne a sapere che il decreto era stato firmato dal re, salì nella sua camera superiore, com’era solito fare, aprì la finestra rivolta verso Gerusalemme, pregando e rendendo grazie al suo Dio.
Quegli uomini riportarono al re ciò che Daniele compiva e lui, pensando che lo stesso Daniele doveva morire, ne fu grandemente dispiaciuto e si affaticò molto per salvarlo.
Tuttavia, i rivali, convinti di aver in pugno la situazione, gli fecero notare con insistenza che ciò che aveva firmato era legge irremovibile.
Il re, costretto, riferendo a Daniele che sarebbe stato proprio lo stesso Dio, che lui continuava a servire, a liberarlo, diede l’ordine e Daniele fu gettato nella fossa dei leoni e ne fu sigillata l’apertura. Il re, insonne per tutta la notte, digiunò e rimase rattristato fino alla mattina dopo; appena sveglio, si recò alla fossa e chiamò Daniele dicendo:” …servo del Dio vivente, il tuo Dio, che tu servi del continuo, ha potuto liberarti dai leoni?“.
Daniele rispose: “…Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le bocche dei leoni, ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; ma anche davanti a te, o re, non ho fatto alcun male“.
Su comando reale, furono fatti precipitare nella buca dei leoni tutti gli accusatori di Daniele, insieme alle loro mogli e figli, che appena giunti furono subito sbranati.
Il re riconobbe allora che l’Iddio di Daniele era superiore ad ogni cosa, ordinò a tutti quelli che vivevano nel suo regno di ubbidirgli e di servirlo umilmente.

La fedeltà di Daniele fu stabile, non vacillò mai, neppure nei momenti esasperati: egli era sicuro che Dio lo avrebbe liberato e così fu, perché fu trovato innocente ma, se anche Dio non l’avesse fatto, avrebbe affrontato in ogni modo e serenamente la morte, considerando la vita terrena un nulla al confronto di quella eterna.
Dio permise invece che la morte fosse per i suoi nemici.
Anche noi dobbiamo essere puri davanti a Dio, servirlo fedelmente e lealmente, senza aggiungere e né togliere alcuna cosa alla sua parola, per essere trovati innocenti come lo fu Daniele.
Dio lo benedisse definendolo: “uomo grandemente amato“.
Egli ebbe doni eccellenti ed ulteriori visioni degli ultimi tempi riguardo a come sarebbe avvenuta la fine del mondo e che cosa avrebbe dovuto affrontare, negli ultimi giorni, il suo popolo.

Capitolo 7 – (La visione nel sogno delle quattro bestie di Daniele).

“…Daniele, mentre era a letto, fece un sogno ed ebbe visioni nella sua mente. Poi scrisse il sogno e narrò la sostanza delle cose“.
Mentre guardava nella sua visione di notte, “…ed ecco, i quattro venti del cielo squassavano il mar Grande, e quattro grandi bestie salivano dal mare, una diversa dall’altra“. (La descrizione dettagliata delle bestie si trova nel cap.7, dal verso 4).
La prima bestia era simile ad un leone, (il regno babilonese); la seconda ad un orso (il regno­ Media-Persia). L’orso però aveva tre costole in bocca, che raffigurano altri tre regni più piccoli, ma molto distruttivi. La terza bestia era invece simile ad un leopardo (l’Impero Romano), aveva quattro ali d’uccello sul suo dorso, quattro teste e le fu dato il dominio, le ali rappresentano la divisione dell’impero romano ai quattro venti e le quattro teste identificano quattro regni nati dal primo. “…una quarta bestia spaventevole, terribile e straordinariamente forte, essa aveva grandi denti di ferro; divorava, stritolava e calpestava il resto con i piedi; era diversa da tutte le bestie precedenti e aveva dieci corna“. La quarta bestia subentra alla caduta dell’Impero Romano, il Papa si sostituisce agli imperatori formando un regno religioso non più politico. Dal regno religioso (grande Babilonia che significa grande confusione) sotto cui domina la bestia con le dieci corna (vedere Apoc.17) nascerà l’uomo che possiederà lo spirito di Satana, uscirà allo scoperto per regnare gli ultimi 1260 giorni della vita della vita degli empi sulla terra, egli si farà adorare come Dio direttamente da tutti gli uomini.

Vediamo la descrizione del profeta: Daniele osservando le corna, si accorse che in mezzo a queste ne spuntò un altro piccolo corno e, al suo sbucare, tre delle dieci corna furono staccate. Esso aveva occhi e bocca che proferiva grandi cose, finché questa bestia fu uccisa e Il suo corpo gettato nel fuoco per essere arso (cfr.Apoc.19:20). La bestia ovvero l’uomo con lo spirito di Satana abbatterà la grande Babilonia; le dieci corna sono dieci re, essi regneranno insieme alla bestia gli saranno sottomessi, essi bruceranno col fuoco la grande Babilonia. Quindi le tre corna abbattute sono: la prima è Babilonia equivalente a Roma e il Vaticano, in Apocalisse leggiamo a riguardo: “… la donna che hai visto è la grande città che regna sui re della terra” (Apoc.17:18), il secondo corno è l’islamismo e il terzo l’ebraismo, tutte e tre saranno abbattute dalla bestia ovvero l’uomo con lo spirito di Satana. Il regno satanico durerà 1260 giorni, poi sarà distrutto nella guerra di Armagheddon, dove saranno uccisi tutti gli empi; i cieli e la terra attuali si dissolveranno col fuoco (Apoc.6:12,14; 2Ptr.3:10); Dio li creerà nuovi (Is.66:22; 2Ptr.3:13) e inizierà il millennio (Zac.9:16; Sof.9:12,14, ecc.).
Io continuai a guardare finché furono collocati troni e l’Antico di giorni si assise. La sua veste era bianca come la neve e i capelli del suo capo erano come lana pura; il suo trono era come fiamme di fuoco e le sue ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scorreva, uscendo dalla sua presenza; mille migliaia lo servivano e miriadi di miriadi stavano davanti a lui. Il giudizio si tenne e i libri furono aperti” (v.9,10).
Quanto alle altre bestie, il dominio fu loro tolto, ma fu loro concesso un prolungamento di vita per un periodo stabilito di tempo” (v.12).
Dio farà ancora dominare queste bestie al termine del millennio, quando Satana sarà slegato e liberato dall’abisso; anche queste bestie (spiriti satanici) avranno di nuovo libertà per breve tempo insieme a Satana; esse sedurranno i grandi del mondo, i popoli e le nazioni di ogni lingua, che saranno condotte per l’ultima volta contro Israele. L’ultima guerra che si terrà dopo il millennio, è chiamata Gog-Magog; Gog è il nome dato a Satana e con il nome di Magog sono nominati tutti i popoli, nazioni e regni che si raduneranno per combattere contro il campo dei santi (Gerusalemme terrena) e la diletta città, la Gerusalemme che scenderà dal cielo presso Dio (Apoc.20:9; 3:12; 21:10; Ez.38:1,17). Dio manderà su di loro pietre di ghiaccio, fuoco e zolfo e saranno tutti consumati. Satana sarà cacciato per sempre nello stagno di fuoco, che arde con zolfo (Apoc.20:10); inizierà il giudizio finale (Apoc.20:11,15).

Satana, eguagliato alla forza del ferro (Dan.2:33), avrà un corpo, è identificato nell’argilla. Insieme all’anticristo guiderà alla devastazione il mondo intero. In soli 1260 giorni (tre anni e mezzo), regnerà su tutti i popoli dell’universo. Dio, tramite i suoi profeti, lo chiama bestia, perché avrà tutte le caratteristiche di una bestia feroce. Possiederà anche tutti i requisiti malvagi delle tre bestie o regni precedenti, come descrive la profezia dell’apostolo Giovanni: “E la bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell’orso, e la sua bocca come la bocca del leone; e il dragone le diede la sua potenza e il suo trono e grande autorità” (Apoc.13:2).

Notiamo che questa bestia riunisce tutte le caratteristiche dell’impero romano raffigurato come leopardo, del regno Medio- Persiano come orso e del leone quello del regno Babilonese.
Questi regni, nella storia, si sono susseguiti, ma lo stesso spirito che li ha condotti e, in un certo modo dominati, governerà ancora per un periodo stabilito, tre anni e mezzo dell’ultimo regno satanico sulla terra.
Tutto tornerà nelle mani del Creatore e Signore ed i santi saranno allora con Cristo.
Poi il regno, il dominio e la grandezza dei regni sotto tutti i cieli saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo; il suo regno è un regno eterno, e tutti i domini lo serviranno e gli ubbidiranno“(v.27). “… ecco sulle nubi del cielo venire uno simile al Figlio dell’uomo, egli giunse fino all’Antico di giorni e fu fatto avvicinare a lui. A lui fu dato dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà mai distrutto” (v.13,14).
Tutti i regni della terra saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo (Israele), essi dovranno servirli ed essere sottomessi al popolo di Dio e le ricchezze delle nazioni passeranno ad Israele (Is.60:13,14), il profeta Isaia predice: “Poiché la nazione e il regno che non ti serviranno, periranno: quelle nazioni saranno interamente distrutte” (Is.60:12).

Daniele fu molto turbato dalla visione che aveva avuto in sogno e ne chiese l’interpretazione ad uno che stava lì vicino, ma ancora essa gli fu data in visione nel sogno.
Le quattro bestie rappresentano quattro re che sorgeranno dalla terra, ma Daniele desiderava sapere “la verità intorno alla quarta bestia, che era diversa da tutte le altre e straordinariamente terribile, con denti di ferro e artigli di bronzo, che divorava, stritolava e calpestava il resto con i piedi, e intorno alle dieci corna che aveva sulla testa, e intorno all’altro corno che spuntava e davanti al quale erano cadute tre corna, cioè quel corno che aveva occhi e una bocca che proferiva grandi cose e che appariva maggiore delle altre corna. Io guardavo e quello stesso corno faceva guerra ai santi e li vinceva” (v.19,21).

La quarta bestia descritta in questi versi è un regno a carattere religioso che precederà l’ultimo dominio, avrà come conduttore il dragone.
Questi avrà un potere che dominerà sui re della terra, divorando, stritolando e calpestando il resto e qualsiasi ostacolo con i piedi, purché non adorino Dio come Creatore e Salvatore del mondo, bensì qualcuno che siederà su di un trono; si farà onorare e riverire, facendo accettare la sua volontà, senza attenersi all’evangelo e proclamando che la salvezza si trova solo nella sua dottrina.
Violerà la Parola di Dio, la quale paragona tale organismo ad una donna che si prostituisce (nel senso biblico di lasciare l’adorazione del vero Dio per venerare idoli, provocando a gelosia Dio).
E’ indicata come ” …la grande città che regna sui re della terra”  (Apoc.17:18).
Dai numerosi particolari esposti si deduce che la grande città, esercitante il potere sui re della terra, è identificabile nella Città in Roma, anche dal particolare delle sette teste della bestia o sette monti sui quali la donna siede (Apoc.17:7,9), corrispondente ad un ricco sistema pieno di ricchezze e gloria.
Un’ampia descrizione è riportata in Apoc.17:2-6, vista come donna e in Apoc.18:2-24 sotto il nome di Babilonia.
La storia evidenzia un’interazione ed un’influenza reciproca tra mondo politico e religioso nella gestione degli affari comuni. Lotte antiche per la supremazia.
Un esempio significativo è desunto dal nome sacro romano impero, per chiarire come poteri si sono uniti e si uniranno di più sotto una regola e confessione comune e come essa abbia ottenuto ed ha un ruolo importante di controllo indiretto su ogni aspetto della vita sociale, in ciascuna organizzazione statale, a conferma del verso sopra citato: “…che regna sui re della terra” (Apoc.17:18).
Una dimostrazione concreta di ciò, mai vista prima di ora, l’abbiamo tutti notata con la presenza contemporanea di circa 200 fra capi e delegazioni di Stati esteri mondiali a Roma per rendere omaggio ad una salma, quella infatti del papa.

Il dragone, nascosto dietro a troni, ricchezze immense e vari idoli in quantità, è il re che l’angelo chiama Javan, che è Satana il quale regna oggi, come spiega “e sono anche sette re; cinque sono caduti, uno è e l’altro non è ancora venuto; e, quando verrà, dovrà durare poco” (Apoc.17:10).
Questo verso indica che i re sono sette; cinque sono caduti, vale a dire passati, uno è oggi; infatti è quello che l’angelo nomina Javan, del dragone (Satana), sul quale la donna meretrice siede (Apoc.17). Esso durerà fino a che non subentrerà l’ultimo monarca, il dittatore assoluto, che darà ordine ai suoi dieci re (10 corna) di abbattere il regno della meretrice (il papa, regno chiamato grande Babilonia). Egli prenderà tutta la sua autorità e dominerà per tre anni e mezzo, quarantadue mesi; dopo ci sarà la guerra contro il RE dei re, il SIGNORE dei signori (Gesù) con la battaglia di Armagheddon (Apoc.16:16; 19:11,21).

Mettiamo in risalto un’analogia tra “E le dieci corna, che hai visto, sono dieci re i quali non hanno ancora ricevuto il regno, ma riceveranno potestà come re, per un’ora, insieme alla bestia”  (Apoc.17:12) con la bestia che Daniele ha visto, anch’essa avente dieci corna.
L’angelo, dandogli l’interpretazione, disse che: “le dieci corna sono dieci re che sorgeranno da questo regno; dopo di loro ne sorgerà un altro, che sarà diverso dai precedenti e abbatterà tre re“; (Dan.7:24).
Questi dieci re che sorgeranno dal quarto regno, infatti, le corna sono sopra la bestia straordinariamente forte che divora stritola e calpesta il resto con i piedi, essi sono coloro che investiranno del loro potere la bestia. (“Essi hanno un’unica mente e daranno la loro potenza ed autorità alla bestia” Apoc.17:13). (la bestia è l’uomo con lo spirito di Satana, il serpente antico o dragone)
Il suo regno non sarà comparato a nessun altro regno prima di lui, né ce ne saranno dopo di esso; egli abbatterà tre re o tre religioni che saranno: cattolicesimo, islamismo, ebraismo, domini che cadranno ed anche loro adoreranno la bestia dalle dieci corna e sette teste (Apoc.13) assumendo così sotto di sé il potere mondiale, sarà l’uomo spregevole, chiamato bestia. (“Poi udii un santo che parlava, e un altro santo disse a quello che parlava: – Fino a quando durerà la visione del sacrificio continuo e la trasgressione della desolazione, che abbandona il luogo santo e l’esercito ad essere calpestati? -. Egli mi disse: -Fino a duemilatrecento giorni; poi il santuario sarà purificato -” 8:13).
Sei anni, tre mesi e venti giorni, questo è il tempo che durerà la desolazione in Gerusalemme, dopo questi anni il santuario sarà purificato, per esserlo, Satana dovrà essere già stato sconfitto nella guerra di Armagheddon e legato per mille anni.

Ezechiele profetizza riguardo al millennio: “Stabilirò con loro un patto di pace: sarà un patto eterno con loro; li renderò stabili, li moltiplicherò e metterò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. La mia dimora sarà presso di loro; sì, io sarò il loro DIO ed essi saranno il mio popolo” (37:26,27).
Gli ebrei scritti nel libro, come riferisce l’angelo a Daniele, saranno salvati (12:1), come confermato: ” E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:21).
I salvati saranno un esercito; una parte di loro sarà protetta durante i 1260 giorni della grande tribolazione (cfr.Apoc.12:6), perché essi entreranno vivi nel millennio e ripopoleranno Israele. Un’altra parte invece cadrà (Apoc.12:4; Dan.8:10), abbattuta dalla bestia (l’uomo con lo spirito del dragone); questi saranno i martiri della grande tribolazione ed essi risusciteranno nel giorno che l’empio sarà abbattuto, nella guerra che si terrà contro l’Agnello (Gesù) e il suo esercito (la chiesa), dove Satana sarà legato e gettato nell’abisso (Apoc.20:1,4). Nel grande giorno dell’ira dell’Eterno (Gioele 1:15) si terrà il giudizio su tutte le nazioni della terra: “Radunerò tutte le nazioni, e le farò scendere nella valle di Giosafat, e là eseguirò il mio giudizio su di loro…” (Gioele 3:1,12). Sarà tolto il dominio alla bestia, perché Gesù l’annienterà; distruggerà l’uomo con lo spirito del serpente antico insieme all’anticristo, suo aiutante (Apoc.13:11,17), che saranno gettati vivi nello stagno di fuoco, che arde con zolfo (Apoc.19:20).
”Il regno, il dominio e la grandezza dei regni sotto tutti i cieli sarà data al popolo dei santi dell’Altissimo; il suo regno è un regno eterno, tutti i domini lo serviranno e gli ubbidiranno” (7:27). Israele, il popolo dei santi (Is.4:3; 61:6;60:21) dominerà su tutti i regni della terra (Is.60:14). La pietra, che si staccò dal monte e colpì l’immagine (Dan.2:45), ossia tutti i regni della terra radunati per la guerra di Armagheddon, è Gesù. Infatti Dio consegnerà nelle sue mani tutti i popoli e nazioni di ogni lingua; essi lo serviranno e gli ubbidiranno. Si avvereranno molte profezie: Giacobbe rivelò a suo figlio Giuda, che dalla sua discendenza doveva venire il Cristo, il Messia: “Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone del comando di fra i suoi piedi, finché venga Colui che darà il riposo, e al quale ubbidiranno i popoli” (Gen.49:10, vers.Diodati).

Capitolo 8 – “Visione del montone e del capro”.

Daniele ha un’altra visione, ancora più indicativa.
Or vidi in visione e, mentre guardavo mi avvenne di trovarmi nella cittadella di Susa, che è nella provincia di Elam; e nella visione vidi di essere presso il fiume Ulai” (v.2).
Nella visione apparve un montone che aveva due corna alte, ma una era più alta dell’altra. L’animale cozzava ad ovest, a nord ed a sud, fece quello che volle e diventò grande.
La visione continuò con un capro che proveniva da ovest percorrendo tutta la superficie della terra, senza mai toccarla. Esso aveva un corno cospicuo fra gli occhi, si avventò contro il montone con grande impeto, frantumò le due corna, lo gettò a terra e lo calpestò.
Il capro diventò molto grande; ma, quando fu potente, il suo gran corno si spezzò; al suo posto spuntarono quattro corna cospicue, verso i quattro venti del cielo” (v.8).
L’angelo comunica l’interpretazione a Daniele affermando che: il montone con due corna rappresenta il re di Media e di Persia, mentre il capro peloso è il re di Javan.

Questa profezia si è avverata perché, come già spiegato dall’angelo, abbiamo assistito ad un avvicendamento di Imperi dal Medio- Persiano (sud), a quello del nord, con centro nella città di Roma, dove si sviluppò l’impero Romano.
Sotto tale dominio fu condannato a morte Gesù e molti suoi apostoli lasciarono la vita come martiri quali Stefano e Giacomo.
Anche quest’impero ebbe fine come previsto al verso 22: “Il corno spezzato e le quattro corna che sono sorte al suo posto sono quattro regni che sorgeranno da questa nazione, ma non con la stessa sua potenza“.
L’impero romano è paragonato al corno che si è spezzato; l’apostolo Giovanni profetizzando della bestia, che sale dal mare, dichiara che: “…una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu guarita….” (Apoc.13:3). L’Impero Romano cadde mortalmente, finì di esistere, ma l’apostolo profetizzò la sua nuova ricomposizione, iniziata nel Luglio 1967 e diventata attiva solo nel 1969, col nome di Unione Europea.

Un breve cenno: la bestia che sale dal mare, vista dall’apostolo Giovanni, aveva dieci corna, che indicano dieci sovrani che regneranno insieme all’uomo spregevole. Egli aveva anche sette teste, di cui una fu ferita a morte, rappresentante l’impero romano caduto: “… e sono anche sette re: cinque son caduti, uno è, e l’altro non è ancora venuto; e quando sarà venuto, ha da durar poco” (Apoc.17:10). L’impero romano fu il quinto re caduto o passato; il re che sta regnando oggi è lo spirito del dragone (Satana) su cui siede la meretrice della grande Babilonia (Apoc.17:3) e il re che dovrà venire e che regnerà per breve periodo, solo 1260 giorni, sarà l’uomo, che avrà lo spirito di Satana e che si farà adorare come Dio. Satana, sotto diverse vesti, ma sempre nascosto, regnò usando le menti umane di re di nazioni, di imperatori e poi di papi, ma alla fine uscirà allo scoperto. Tutti lo vedranno e l’adoreranno al posto di Dio, ma sarà sconfitto da Gesù nella guerra di Armagheddon.

Dopo questi brevi cenni profetici riguardo al grande seduttore, torniamo ad occuparci della storia, la quale conferma che dopo la caduta dell’impero romano, avvenne la sua divisione in quattro regni; le quattro corna rappresentano i quattro regni sorti da questo. Questo è un fatto storico avvenuto nel 285 d.C., quando chi governava, decise di frazionare in più parti lo Stato.
Nasceva così la tetrarchia dei quattro stati.
L’impero fu diviso in quattro zone, ai quattro venti del cielo secondo la profezia di Daniele, nei raggruppamenti:
1°) Tracia, Egitto e le contrade dell’Asia;
2°) Grecia, Macedonia e l’illiria;
3°) Italia, isole italiane e Africa;
4°) Britannia, Gallia e la Spagna.

Proseguiamo ad esaminare la profezia, ponendo attenzione, a quanto visto dopo da Daniele: “Da uno di questi uscì un piccolo corno, che diventò molto grande verso sud, verso est e verso il paese glorioso. S’ingrandì fino a giungere all’esercito del cielo, e fece cadere a terra parte dell’esercito e delle stelle e le calpestò. S’innalzò addirittura fino al capo dell’esercito, gli tolse il sacrificio continuo e il luogo del suo santuario fu abbattuto” (v.9-11).

Da uno di questi quattro regni verrà il devastatore, la bestia che sale dal mare ossia dai popoli (Ap.13) che è chiamato anche uomo spregevole (11:21), tutti sostantivi dispregiativi per sottolineare la sua personalità che, con autorità, si metterà al posto di Dio, esigendo l’adorazione e la gloria.
Il verso 24 narra che egli distruggerà il popolo dei santi, chiamato esercito (i martiri della grande tribolazione (Apoc.7:14) .
Nel verso 10 succitato, viene specificato che parte di esso, si salverà attraverso la morte, mentre altri, il residuo d’Israele, durante la grande tribolazione, verrà portato in salvo nel deserto, dove avrà un luogo preparato per loro (cfr. Apoc.12:6).
I martiri di Cristo, abbattuti dalla bestia, saranno quelli che risorgeranno nella prima risurrezione, individuandoli “… e vidi le anime di coloro che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e che non avevano adorato la bestia, né la sua immagine e non avevano preso il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Costoro tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni. … Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potestà la morte seconda, ma essi saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui mille anni” (Apoc.20:4,6).
Il residuo che Dio ha scelto tra tutte le tribù del suo popolo, rimarrà vivo ed entrerà in Sion (Is.4:3), nessuno è paragonabile a loro, paragonato alla bellezza di una donna, riguardo al millennio: “Chi è costei che appare come l’alba bella come la luna, pura come il sole, tremenda come un esercito a bandiere spiegate“. (C.Cantici 6:10).
Altro riferimento a questo popolo, confrontato al sole con la luna sotto i suoi piedi: “Poi apparve nel cielo un gran segno: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Apoc.12:1): la donna è il residuo d’Israele, che entrerà in Gerusalemme dopo la nuova creazione; il sole rappresenta la gloria di Dio da cui saranno illuminati (Apoc.21:3; Is.60:19); la luna sotto i suoi piedi indica tutte le nazioni della terra sottoposte ad Israele (Is.60:12,14) e la corona di dodici stelle sono le dodici tribù d’Israele.
Dio ama intensamente il suo popolo che si è allontanato dalle vie del Signore e perciò per moltissimi anni è abbandonato ad uno spirito di stordimento, ma negli ultimi tempi, quando passeranno per la grande tribolazione, alcuni capiranno e ritorneranno a Dio; l’amore divino manifestato attraverso: “Ho abbandonato la mia casa, ho rigettato la mia eredità; ho dato ciò che ho di più caro nelle mani dei suoi nemici” (Ger.12:7), dove il Signore si rammarica di aver abbandonato il suo popolo.

Continuiamo la visione, il verso 23 dichiara: “Alla fine del loro regno, quando i ribelli avranno colmato la misura, sorgerà un re dall’aspetto feroce ed esperto in stratagemmi“.
Ci sarà una fine per il regno ritratto come il ferro della quarta bestia o di Javan. Il suo termine coinciderà con l’inizio di un altro, quando subentrerà l’uomo politico, paragonato alla parte della statua composta di ferro e argilla, che “…si innalzerà nel suo cuore e distruggerà molti che stanno al sicuro; insorgerà contro il Principe dei principi, ma sarà infranto senza mano d’uomo” (v.25).
Il principe è Gesù; le due bestie, l’uomo dittatore e suo coadiutore l’anticristo o falso profeta, insieme al loro esercito, combatteranno contro il Signore dei signori, ma saranno sconfitti e gettati vivi nello stagno di fuoco (Apoc.19:15,21).

(continua)