Capitolo 41.
Godolia, copo del residuo dei Giudei che restarono in Gerusalemme, non credette alla verità, che gli avrebbe salvata la vita, ma preferì la menzogna e morì non solo lui. Così avvenne che Ismaele, di stirpe reale, andò da Godolia con dieci uomini e mentre tutti insieme prendevano cibo, Ismaele si levò e uccise di spada Godolia. “Così uccisero colui che il re di Babilonia aveva messo a capo del paese. Ismaele uccise anche tutti i Giudei che erano con Godolia a Mizpà e i Caldei, tutti uomini d’arme, che si trovavano colà” (v.2,3). Tutto quanto avvenne sotto il controllo di Dio, che non tiene conto di quello che l’uomo vuole, perché è sempre la sua volontà, che prevale contro ogni proposito dell’uomo. Infatti, dal verso 4 al 7 viene mostrato come Dio non fa distinzione tra persone, ma compie la sua parola in tutti, sia nel bene che nel male.
Dopo l’uccisione di Godolia, arrivarono da Sichem, da Silo e da Samaria ottanta uomini, con “le vesti stracciate e con incisioni sul corpo. Essi avevano nelle mani offerte e incenso da portare nel tempio del Signore” (v.5). Ismaele, che aveva già ucciso Godolia, andò incontro a loro e chiese se andavano da Godolia, “Ma quando giunsero nel centro della città, Ismaele figlio di Natania con i suoi uomini li sgozzò e li gettò in una cisterna” (v.7). Solo dieci uomini si salvarono, perché dissero a Ismaele che avevano nascosto delle provviste nei campi, grano, orzo, olio e miele. “La cisterna in cui Ismaele gettò tutti i cadaveri degli uomini che aveva uccisi era la cisterna grande, quella che il re Asa aveva costruita quando era in guerra contro Baasa re di Israele; Ismaele figlio di Natania la riempì dei cadaveri. Poi Ismaele fece prigioniero il resto del popolo che si trovava in Mizpà, le figlie del re e tutto il popolo rimasto in Mizpà, su cui Nabuzaradàn, capo delle guardie, aveva messo a capo Godolia figlio di Achikàm. Ismaele figlio di Natania li condusse via e partì per rifugiarsi presso gli Ammoniti” (v.9,10).
Giovanni, che aveva tentato di salvare la vita a Godolia, senza riuscirci, saputo il male compiuto da Ismaele, lo inseguì e liberò i Giudei che lui aveva fatto prigionieri. “Essi partirono e sostarono in Gherut-Chimàm, che si trova a fianco di Betlemme, per proseguire ed entrare in Egitto, lontano dai Caldei. Infatti essi temevano costoro, poiché Ismaele figlio di Natania aveva ucciso Godolia figlio di Achikàm, che il re di Babilonia aveva messo a capo del paese” (v.17,18). Ogni cosa è selezionata dal giusto giudice, Dio potente in tutte le opere, giusto e santo, niente di quello che Lui fa si può contrastare.
Capitolo 42.
Segue la narrazione dei fatti avvenuti all’inizio della deportazione babilonese. Tutti i capi delle bande armate con Giovanni e tutto il popolo si presentò al profeta Geremia per chiedergli di intercedere presso Dio per loro che“ Il Signore tuo Dio ci indichi la via per la quale dobbiamo andare e che cosa dobbiamo fare». Il profeta Geremia rispose loro: -Comprendo! Ecco, pregherò il Signore vostro Dio secondo le vostre parole e vi riferirò quanto il Signore risponde per voi; non vi nasconderò nulla-. Essi allora dissero a Geremia: -Il Signore sia contro di noi testimone verace e fedele, se non faremo quanto il Signore tuo Dio ti rivelerà per noi. Che ci sia gradita o no, noi ascolteremo la voce del Signore nostro Dio al quale ti mandiamo, perché ce ne venga bene obbedendo alla voce del Signore nostro Dio” (v.3-6).
Giovanni con il resto del popolo dichiararono di ascoltare la voce del Signore, sia nel bene che nel male, impegnandosi ad ubbidire. Dopo dieci giorni il Signore rivelò al profeta quello che Giovanni e il popolo avevano chiesto e il profeta riferì loro: “Dice il Signore, Dio di Israele, al quale mi avete inviato perché gli presentassi la vostra supplica: Se continuate ad abitare in questa regione, vi renderò stabili e non vi distruggerò, vi pianterò e non vi sradicherò, perché ho pietà del male che vi ho arrecato. Non temete il re di Babilonia, che vi incute timore; non temetelo – dice il Signore – perché io sarò con voi per salvarvi e per liberarvi dalla sua mano. Io gli ispirerò sentimenti di pietà per voi, così egli avrà compassione di voi e vi lascerà dimorare nel vostro paese” (v.9-12).
Come il Signore aveva detto a quelli già deportati in Babilonia, tramite il profeta, disse anche a loro, che se direte: ”No, vogliamo andare nel paese d’Egitto, perché là non vedremo guerre e non udremo squilli di tromba né soffriremo carestia di pane: là abiteremo; in questo caso ascolta la parola del Signore, o resto di Giuda: Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Se voi intendete veramente andare in Egitto e vi andate per stabilirvi colà, ebbene, la spada che temete vi raggiungerà laggiù nel paese d’Egitto, e la fame che temete vi sarà addosso laggiù in Egitto e là morirete. Allora tutti gli uomini che avranno deciso di recarsi in Egitto per dimorarvi moriranno di spada, di fame e di peste. Nessuno di loro scamperà o sfuggirà alla sventura che io manderò su di loro. Poiché, dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Come si è rovesciato il mio furore e la mia ira contro gli abitanti di Gerusalemme, così la mia ira si rovescerà contro di voi quando sarete andati in Egitto. Voi sarete oggetto di maledizione, di orrore, di esecrazione e di scherno e non vedrete mai più questo luogo” (v.14-18).
Il profeta avvertì tutti i Giudei rimasti di non andare in Egitto, perché loro stessi, chiedendo al profeta di intercedere presso Dio, per conoscere quello che era giusto fare e poi rifiutare di ubbidire, misero a rischio la loro vita. “Oggi ve l’ho riferito, ma voi non ascoltate la voce del Signore vostro Dio riguardo a tutto ciò per cui egli mi ha inviato a voi. Perciò sappiate bene che morirete di spada, di fame e di peste nel luogo in cui desiderate andare a dimorare” (v.21-22). Dio non è un uomo, perché quando Egli dice una cosa, la fa (Num.23:19). Non ubbidire a Dio per l’uomo è morte sicura, come non si può promettere e poi non mantenere, perché “È un laccio per l’uomo fare un voto sconsideratamente, e dopo aver fatto il voto ripensarci” (Prov.20:25; Eccl.5:4).
Capitolo 43.
Messaggio riguardante sempre la deportazione babilonese. “Quando Geremia finì di riferire a tutto il popolo tutte le parole del Signore loro Dio – tutte quelle parole per cui il Signore lo aveva inviato a loro Azaria figlio di Osaia e Giovanni figlio di Kàreca e tutti quegli uomini superbi e ribelli dissero a Geremia: -Una menzogna stai dicendo! Non ti ha inviato il Signore nostro Dio a dirci: Non andate in Egitto per dimorare là; ma Baruch figlio di Neria ti istiga contro di noi per consegnarci nelle mani dei Caldei, perché ci uccidano e ci deportino in Babilonia». Pertanto Giovanni figlio di Kàreca e tutti i capi delle bande armate e tutto il popolo non obbedirono all’invito del Signore di rimanere nel paese di Giuda. Così Giovanni figlio di Kàreca e tutti i capi delle bande armate raccolsero tutti i superstiti di Giuda, che erano ritornati per abitare nella terra di Giuda da tutte le regioni in mezzo alle quali erano stati dispersi, uomini, donne, bambini, le principesse reali e tutte le persone che Nabuzaradàn, capo delle guardie, aveva lasciate con Godolia figlio di Achikàm, figlio di Safàn, insieme con il profeta Geremia e con Baruch figlio di Neria, e andarono nel paese d’Egitto, non avendo dato ascolto alla voce del Signore, e giunsero fino a Tafni” (v.1-7).
“Allora la parola del Signore fu rivolta a Geremia in Tafni” (v.8). al quale il popolo non volle ubbidire all’Iddio d’Israele, che ordinò al profeta di prendere delle pietre grandi sotto gli occhi dei Giudei disubbidienti e di sotterrarle nell’argilla, all’ingresso della casa del Faraone. In questo modo, Nabucodònosor, re di Babilonia, per ordine del Signore si posizionerà in Egitto con tutto il suo potere, per distruggere. “Verrà infatti e colpirà il paese d’Egitto, mandando a morte chi è destinato alla morte, alla schiavitù chi è destinato alla schiavitù e uccidendo di spada chi è destinato alla spada” (v.11). Inoltre darà alle Fiamme i templi e porterà gli dèi, che sono in essi, in esilio, così pulirà il paese d’Egitto e poi se ne andrà.
“Frantumerà gli obelischi del tempio del sole nel paese d’Egitto e darà alle fiamme i templi degli dèi d’Egitto” (v.13). I Giudei, che si erano rifugiati in Egitto morirono tutti secondo la parola di Dio, detta tramite il suo servo Geremia. In quanti ancora oggi come fece Israele ,induriscono il proprio cuore (spirito) per non ascoltare la parola di Dio, alla fine però anche loro riceveranno la retribuzione delle loro opere, come fu per Giuda e Israele.
Capitolo 44.
E’ esposta tutta la malvagità del popolo giudaico, che si ribellò contro la Parola del Signore e non volle ascoltare, perché credevano, quando adoravano di proposito la regina del cielo, cioè la dea Astarte (2Re 23:3,4), avevano prosperità. Dal verso 2 al 6, tramite il profeta, Dio avverte tutti i Giudei, che si trovavano in Egitto, di tutta l’iniquità commessa e come l’Eterno aveva mandato ad effetto la sua Parola. Ancora vennero ammoniti tutte le volte che Egli ha mandava i suoi profeti ad avvertirli di ravvedersi, ma per la loro disubbidienza, Dio distrusse Gerusalemme e li mandò in esilio in Babilonia, come attesta il profeta: “Ma essi non mi ascoltarono e non prestarono orecchio in modo da abbandonare la loro iniquità cessando dall’offrire incenso ad altri dei. Perciò la mia ira e il mio furore divamparono come fuoco nelle città di Giuda e nelle strade di Gerusalemme ed esse divennero un deserto e una desolazione, come sono ancor oggi” (v.5,6).
Essi però persistevano ancora nelle loro iniquità. I Giudei non si arresero alla volontà del Signore, ma provocarono la Sua ira, perché fecero quello che la loro mente desiderava. Non si resero conto del male che subivano e perché il castigo di Dio li colpiva. Perciò fecero del male a stessi, alle donne, ai bambini e lattanti, perché di loro, Dio non risparmiò alcuno, perché Dio non ritirò il male, che aveva anteposto di fare, come invece pensavano, ma li distrusse, come aveva predetto per mezzo del profeta Geremia.
Dal verso 7 al 10, tramite il profeta, il Signore rivelò tutte le cose che accaddero ai Giudei durante la deportazione babilonese. “Fino ad oggi essi non ne hanno sentito rimorso, non hanno provato timore e non hanno agito secondo la legge e i decreti che io ho posto davanti a voi e ai vostri padri-. Perciò dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: -Ecco, io rivolgo la faccia verso di voi a vostra sventura e per distruggere tutto Giuda. Abbatterò il resto di Giuda, che ha deciso di andare a dimorare nel paese d’Egitto; essi periranno tutti nel paese d’Egitto; cadranno di spada e periranno di fame, dal più piccolo al più grande; moriranno di spada e di fame e saranno oggetto di maledizione e di orrore, di esecrazione e di obbrobrio–“ (v.10-12).
Il profeta avvisò che tutti i Giudei, rifugiati in Egitto, non sarebbero scampati alla morte. Infatti avvenne che tutti furono colpiti dalla spada, dalla fame e dalla peste, allo stesso modo di quelli rimasti in Gerusalemme. Quando ebbero ascoltato Geremia, allora tutti gli uomini che sapevano che le loro mogli avevano bruciato incenso alle divinità straniere, insieme alle donne presenti e a una grande folla di rifugiati in Egitto, risposero a Geremia: “Quanto all’ordine che ci hai comunicato in nome del Signore, noi non ti vogliamo dare ascolto; anzi decisamente eseguiremo tutto ciò che abbiamo promesso, cioè bruceremo incenso alla Regina del cielo e le offriremo libazioni come abbiamo già fatto noi, i nostri padri, i nostri re e i nostri capi nelle città di Giuda e per le strade di Gerusalemme. Allora avevamo pane in abbondanza, eravamo felici e non vedemmo alcuna sventura; ma da quando abbiamo cessato di bruciare incenso alla Regina del cielo e di offrirle libazioni, abbiamo sofferto carestia di tutto e siamo stati sterminati dalla spada e dalla fame-. E le donne aggiunsero: -Quando noi donne bruciamo incenso alla Regina del cielo e le offriamo libazioni, forse che senza il consenso dei nostri mariti prepariamo per lei focacce con la sua immagine e le offriamo libazioni?” (v.15-19).
Dal verso 20 al 23, presenta la risposta del profeta. Dopo aver ascoltato tutte le dichiarazioni dei Giudei, Geremia assicurò loro che il Signore ricorda tutto quello che avete commesso, come voi tutti avete bruciato incenso nelle città di Giuda e per le strade di Gerusalemme. Aggiunse ancora che il Signore ha agito contro di voi, per la vostra malvagità e per le opere abominevoli, che avete fatto e, come potete vedere, come ha ridotto il vostro paese in un deserto, senza abitanti. Inoltre avete “peccato contro il Signore, non avete ascoltato la voce del Signore e non avete camminato secondo la sua legge, i suoi decreti e i suoi statuti, per questo vi è capitata questa sventura, come oggi si vede” (v.23).
Geremia proferì ancora a tutto il popolo e a tutte le donne: “Ascoltate la parola del Signore, voi tutti di Giuda che siete nel paese d’Egitto. Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Voi donne lo avete affermato con la bocca e messo in atto con le vostre mani, affermando: Noi adempiremo tutti i voti che abbiamo fatto di offrire incenso alla Regina del cielo e di offrirle libazioni! Adempite pure i vostri voti e fate pure le vostre libazioni” (v.24-25). Il pensiero dell’uomo, quando rifiuta l’opera del Signore Dio, è assolutamente incontrollabile, perché nessuno può fargli cambiare idea nel fare il bene, quando è dominato dal male. Tramite Geremia, la Parola del Signore fu rivolta di nuovo a chi dimorava in Egitto; in questo modo “dice il Signore -che mai più il mio nome sarà pronunciato in tutto il paese d’Egitto dalla bocca di un uomo di Giuda che possa dire: Per la vita del Signore Dio! Ecco, veglierò su di essi per loro disgrazia e non per loro bene. Tutti gli uomini di Giuda che si trovano nel paese d’Egitto periranno di spada e di fame fino al loro sterminio” (v.26,27).
Pochi scamparono dallo sterminio, che Dio fece nel paese d’Egitto contro i Giudei. Il Signore fece ritornare solo un resto, affinché “sapranno quale parola si avvererà, se la mia o la loro. Questo sarà per voi il segno – dice il Signore – che io vi punirò in questo luogo, perché sappiate che le mie parole si avverano sul serio contro di voi, per vostra disgrazia” (v.28,29) . Dio fece in modo che il Faraone d’Egitto fosse trattato dai suoi nemici, proprio come fu trattato Sedekìa, re di Giuda, che fu consegnato “in mano a Nabucodònosor re di Babilonia, suo nemico, che attentava alla sua vita” (v.30). Per la malvagità del popolo perirono in molti, la disubbidienza a Dio porta alla morte, mentre l’ubbidienza è vita!
Capitolo 45.
“Questa è la parola che il profeta Geremia comunicò a Baruc figlio di Neria, quando egli scriveva queste parole in un libro sotto la dettatura di Geremia nel quarto anno di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda: – «Dice il Signore, Dio di Israele, su di te, Baruc: Tu hai detto: Guai a me poiché il Signore aggiunge tristezza al mio dolore. Io sono stanco dei miei gemiti e non trovo pace. Dice il Signore: Ecco io demolisco ciò che ho edificato e sradico ciò che ho piantato; così per tutta la terra. E tu vai cercando grandi cose per te? Non cercarle, poiché io manderò la sventura su ogni uomo. Oracolo del Signore. A te farò dono della vita come bottino, in tutti i luoghi dove tu andrai” (v.1,5). Anche Baruc cercava benessere per se e per il popolo, ma Dio gli rispose che gli faceva dono della sua vita, cioè, lui non sarebbe morto, mentre tutti gli altri che erano stati disubbidienti alla sua voce li avrebbe sradicati dal loro luogo (da Giuda e da Gerusalemme).
Certo che, per Baruc e per Geremia era un grande dolore sapere la fine che Dio aveva riservato per il loro popolo, ma il Signore gli confermò che Lui aveva edificato Gerusalemme e perciò era anche Lui a sradicare tutto e tutti. Così avvenne per Baruc Dio preservò la sua vita. E al profeta pure durante l’esilio del popolo, Dio lasciò così libero di scegliersi dove vivere, senza alcuno che lo importunasse.
Capitolo 46.
“Parola del Signore che fu rivolta al profeta Geremia sulle nazioni. Per l’Egitto. Sull’esercito del faraone Necao re d’Egitto, a Càrchemis presso il fiume Eufrate, esercito che Nabucodònosor re di Babilonia vinse nel quarto anno di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda” (v.1,2). In similitudine, Dio rivela al profeta più avvenimenti. Il primo avverrà, simile a quando il re di Babilonia andò contro il Faraone e vinse. Così accadrà alla fine, quando, per ordine di Dio, tutte le nazioni si raduneranno per combattere contro Israele. Il re, dittatore assoluto (Ap.13:1-10), il falso profeta, i suoi dieci re (in analogia, dieci corna; Ap.17:12) con tutti i loro equipaggi e le nazioni, da loro sedotte, combatteranno allora contro Cristo e la sua Chiesa (Ap.17:14; 19:11-21) ma non vinceranno.
Infatti, dal verso 3 al 9, Dio rivela al profeta l’evento che avverrà in un unico giorno, al termine del regno satanico (grande tribolazione). Alla parola di Gesù, tutti combatteranno e si uccideranno l’un l’altro, a vicenda (Ez.38:21; Aggeo 2:22; Zac.13:13). “Parola del Signore. Il più agile non scamperà né il più prode si salverà” (v.5,6). Dal verso 10 al 16, la profezia riguarda quello che Dio aveva riferito, tramite il profeta, a tutti i Giudei, che si rifugiarono in Egitto. In similitudine, quando il Signore Dio darà il Faraone (la prostituta idolatra, Ap.17),la darà in mano a Nabucodonosor, ovvero il dittatore assoluto (la bestia, Ap.13-10), che distruggerà col fuoco la grande Babilonia e tutti i suoi abitanti (Ap 18), avverrà che: “quel giorno per il Signore Dio degli eserciti, è un giorno di vendetta, per vendicarsi dei suoi nemici.
I versi successivi indicano come non ci sarà nessuno che possa liberare Babilonia, un prode contro l’altro, cioè il dittatore universale (la bestia Ap. 13) contro il regnante capo di Babilonia (il papa), ma tutte e due cadono per la parola del Signore. “La sua spada divorerà, si sazierà e si inebrierà del loro sangue; poiché sarà un sacrificio per il Signore, Dio degli eserciti, nella terra del settentrione, presso il fiume Eufrate. Sali in Gàlaad e prendi il balsamo, vergine, figlia d’Egitto. Invano moltiplichi i rimedi, non c’è guarigione per te. Le nazioni hanno saputo del tuo disonore; del tuo grido di dolore è piena la terra, poiché il prode inciampa nel prode, tutti e due cadono insieme. Parola che il Signore comunicò al profeta Geremia quando Nabucodònosor re di Babilonia giunse per colpire il paese d’Egitto. Annunziatelo in Egitto” (v.10-14).
Dal vero 18 al 26, la profezia riguarda la distruzione, che avverrà tramite il re del nord contro le nazioni del sud (Dan.11:13-17). “Anche i suoi mercenari nel paese sono come vitelli da ingrasso. Anch’essi infatti han voltate le spalle,… è data in mano a un popolo del settentrione. Il Signore degli eserciti, Dio di Israele, dice: -Ecco, punirò Amòn di Tebe, l’Egitto, i suoi dèi e i suoi re, il faraone e coloro che confidano in lui. Li consegnerò in potere di coloro che attentano alla loro vita, in potere di Nabucodònosor re di Babilonia e in potere dei suoi ministri. Ma dopo esso sarà abitato come in passato-. Parola del Signore-“ (v.24-26).
Riguardo a Israele, Dio rinnova le sue promesse. Li raccoglierà tutti dopo l’esilio delle 62 settimane, ma solo un residuo d’Israele entrerà nei mille anni per ripopolare la terra promessa. Infatti, un incoraggiamento gli è dato da parte del Signore: “Ma tu non temere, Giacobbe mio servo, non abbatterti, Israele; poiché ecco, io ti libererò da un paese lontano. Giacobbe ritornerà e godrà in pace, tranquillo e nessuno lo molesterà. Tu non temere, Giacobbe mio servo, dice il Signore perché io sono con te. Annienterò tutte le nazioni tra le quali ti ho disperso, ma di te non farò sterminio; ti castigherò secondo equità, ma non ti lascerò del tutto impunito” (v.27,28) . Infatti, avverrà che una parte del residuo entrerà nei mille anni, mentre l’altra parte dovrà passare per la morte, perché essi saranno i martiri della grande tribolazione (Ap.20.4,5).
Capitolo 47.
Profezia contro gli abitanti di Gaza. La loro origine proviene dai filistei, che hanno sempre odiato il popolo di Dio, come indicato: “Così parla il Signore, DIO: -Poiché i Filistei si sono abbandonati alla vendetta e si sono crudelmente vendicati, con un cuore pieno di disprezzo, dandosi alla distruzione per odio antico-“ (Ez.25:15). La profezia di questo capitolo si sta avverando ai nostri giorni. “Parola del Signore che fu rivolta al profeta Geremia sui Filistei, prima che il faraone occupasse Gaza” (v.1).
In analogia, il faraone rappresenta il re del settentrione, che andrà contro il mezzogiorno (Dan.11:13-17). Gaza verrà allora occupata dal re (presidente), che andrà contro quelli che minacciano Israele; “Così dice il Signore: -Ecco s’avanzano ondate dal settentrione diventano un torrente che straripa. Allagano la terra (Israele – Gaza) e ciò che è in essa, la città e i suoi abitanti. Gli uomini gridano, urlano tutti gli abitanti della terra. Allo scalpitar dei suoi possenti cavalli, al fragor dei suoi carri, al cigolio delle ruote, i padri non si voltano verso i figli, le loro mani sono senza forza perché è arrivato il giorno in cui saran distrutti tutti i Filistei e saranno abbattute Tiro e Sidòne, con tutti i loro ausiliari; il Signore infatti distrugge i Filistei, il resto dell’isola di Caftor. Fino a Gaza si son rasati per lutto, è distrutta Ascalòna. Asdòd, povero resto degli Anakiti, fino a quando ti farai incisioni? Ah! spada del Signore, quando dunque ti concederai riposo? Rientra nel fodero, riposati e sta’ calma. Come potrà riposare, poiché il Signore le ha ordinato di agire contro Ascalòna e il lido del mare? Là egli l’ha destinata” (v.2-7).
Le nazioni chiedono la pace su Gaza, ma Dio non ha predisposto pace per loro, anzi distruzione, come avviene oggi. Nessuno può fermare la mano di Dio, quando Egli agisce chi può dirgli basta? (Is.45:9) e “Chi può citarmi in giudizio? Chi è dunque il pastore che può resistere davanti a me?” (Ger.49:18). Per Gaza non è ancora finito, Dio ha predestinato tutte le nazioni nemiche d’Israele ad essere distrutte , per mano del re (presidente) del nord (Dan.11:13-18).
Capitolo 48.
La profezia su Moab si compirà quando per Israele e per tutto il mondo si entrerà nell’ultimo periodo di sette anni. Nei primi tre anni e mezzo degli ultimi sette, si compirà la profezia rivelata a Daniele (Dan.11:13-18). Ancora oggi esiste la stirpe dei Moabiti in Giordania, ad est del Mar Morto, a cui è rivolta contro la profezia. “Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: -Guai a Nebo poiché è devastata, piena di vergogna e catturata è Kiriatàim; sente vergogna, è abbattuta la roccaforte” (v.1).
Dio distruggerà, per mano del re (presidente), che andrà contro tutte le nazioni del sud (musulmane), che tramano contro Israele, dicendo: “Venite ed eliminiamola dalle nazioni. Anche tu, Madmèn, sarai demolita, la spada ti inseguirà. Una voce, un grido da Coronàim: Devastazione e rovina grande! Abbattuto è Moab, le grida si fanno sentire fino in Zoar” (v.1-4).
Tutto il suo paese sarà devastato e solo pochi abitanti potranno salvare la propria vita, perché tutti i capi hanno posto la loro fiducia nelle fortezze e nei loro tesori. Infatti, “Il devastatore verrà contro ogni città; nessuna città potrà scampare. Sarà devastata la valle e la pianura desolata, come dice il Signore. Date ali a Moab, perché dovrà prendere il volo. Le sue città diventeranno un deserto, perché non vi sarà alcun abitante” (v.8,9).. Dal verso 10 al 12, la profezia rivela che sarà maledetto chi avrà pietà di Moab e non distruggerà quello che Dio ha destinato alla distruzione. In similitudine, viene esposto che, mentre Israele era in esilio, Moab era tranquillo nella propria nazione e non è mai andato in esilio, perciò ha prosperato, ma arriverà il tempo che sarà travasato e frantumato, come un vaso.
“Moab si vergognerà di Camos, come la casa di Israele si è vergognata di Betel, oggetto della sua fiducia. Come potete dire: Noi siamo uomini prodi e uomini valorosi per la battaglia? Il devastatore di Moab sale contro di lui, i suoi giovani migliori scendono al macello – dice il re il cui nome è Signore degli eserciti. È vicina la rovina di Moab, la sua sventura avanza in gran fretta. Compiangetelo, voi tutti suoi vicini e tutti voi che conoscete il suo nome; dite: Come si è spezzata la verga robusta, quello scettro magnifico? Scendi dalla tua gloria, siedi sull’arido suolo, o popolo che abiti a Dibon; poiché il devastatore di Moab è salito contro di te, egli ha distrutto le tue fortezze” (v.13-18).
Tutto Moab sarà devastato; il giudizio di Dio contro di loro sarà forte, perché il devastatore sarà contro tutte le città per demolire tutta la potenza di Moab. Dio si vendicherà di quelli che allora condannarono Israele e che oggi lo rifiutano come popolo di Dio e come nazione. Quanto segue indica tutto l’odio che essi hanno contro Israele e come: “anch’esso diventerà oggetto di scherno. Non è stato forse Israele per te oggetto di scherno? Fu questi forse sorpreso fra i ladri, dato che quando parli di lui scuoti sempre la testa? Abbandonate le città e abitate nelle rupi, abitanti di Moab, siate come la colomba che fa il nido nelle pareti d’una gola profonda. Abbiamo udito l’orgoglio di Moab, il grande orgoglioso, la sua superbia, il suo orgoglio, la sua alterigia, l’altezzosità del suo cuore. Conosco bene la sua tracotanza – dice il Signore – l’inconsistenza delle sue chiacchiere, le sue opere vane” (v.26-30).
La distruzione per Moab sarà quasi totale; di loro resteranno pochi e le città saranno devastate con tutto quello che contengono. Ogni allegrezza sparirà e, al suo posto, compariranno solo grida di dolore, cesserà tutto il bene, ogni loro scorta finirà e ci sarà solo lamento, “perché io ho spezzato Moab come un vaso senza valore. Parola del Signore. Come è rovinato! Gridate! Come Moab ha voltato vergognosamente le spalle! Moab è diventato oggetto di scherno e di orrore per tutti i suoi vicini. Poiché così dice il Signore: Ecco, come l’aquila egli spicca il volo e spande le ali su Moab” (v.38-40).
Il devastatore riceverà la forza da Dio per demolire e combattere secondo quanto è stato stabilito. Infatti, “colui che sarà venuto contro ad esso farà ciò che gli piacerà; e non vi sarà alcuno che gli possa stare a fronte” (Dan.11:16). Così “Le città son prese, le fortezze sono occupate. In quel giorno il cuore dei prodi di Moab sarà come il cuore di donna nei dolori del parto. Moab è distrutto, ha cessato d’essere popolo, perché si è insuperbito contro il Signore” (v.41,42). Dal verso 43 al 47, il profeta rivela la tragica fine che farà Moab: “Terrore, trabocchetto, tranello cadranno su di te, abitante di Moab. Oracolo del Signore… perché io manderò sui Moabiti tutto questo nell’anno del loro castigo… Guai a te, Moab, sei perduto, popolo di Camos, poiché i tuoi figli sono condotti schiavi, le tue figlie portate in esilio. Ma io cambierò la sorte di Moab negli ultimi giorni.
Oracolo del Signore». Qui finisce il giudizio su Moab”. Perché alla fine cambierà la sorte di Moab? Dio riserverà un piccolissimo residuo anche di loro ed essi entreranno negli ultimi mille anni.
Capitolo 49.
Profezie rivolte a più popoli: al popolo degli Ammoniti, che sono i discendenti di uno dei due figli di Lot, dopo che Dio distrusse col fuoco Sodoma e Gomorra; ai Moabiti, di cui il profeta parla nel capitolo precedente e a “Ben-ammi. Esso è il padre degli Ammoniti, che son fino ad oggi” (Gen.19:38). Come pure Dio ha decretato distruzione per gli edomiti, che sono i discendenti di Esaù, fratello di Giacobbe.
“Sugli Ammoniti. Dice il Signore: -Israele non ha forse figli, non ha egli alcun erede? Perché Milcom ha ereditato la terra di Gad e il suo popolo ne ha occupate le città?-“ (v.1). Infatti, Israele non ha ereditato tutta la Terra promessa del passato (prima della Diaspora), perché nel 1948 fu affidata solo una parte agli ebrei. Mentre nell’altra ancora ci vivono i musulmani (ismaeliti) fino a quando Dio li scaccerà come avvenne al principio, quando questi popoli abitavano la terra promessa (Eso. 23:30). “Perciò ecco, verranno giorni – dice il Signore – nei quali io farò udire a Rabbà degli Ammoniti fragore di guerra; essa diventerà un cumulo di rovine, le sue borgate saranno consumate dal fuoco, Israele spoglierà i suoi spogliatori, dice il Signore” (v.2).
Nessuno potrà fermare Israele dal compiere tutta la volontà di Dio. L’uomo fa un progetto, ma Dio lo cambia, perché -“Il cuore dell’uomo medita la sua via, ma il Signore dirige i suoi passi” (Prov.16:9). Da quando i profeti hanno rivelato quello che avverrà in futuro, sono passati più di 2600 anni, ma tutto si compirà quando “arriva il devastatore; gridate, borgate di Rabbà, (è l’odierna Amman in Giordania) cingetevi di sacco, innalzate lamenti e andate raminghe con tagli sulla pelle, perché Milcom andrà in esilio, insieme con i suoi sacerdoti e i suoi capi. Perché ti vanti delle tue valli, figlia ribelle? Confidi nelle tue scorte ed esclami: Chi verrà contro di me? Ecco io manderò su di te il terrore – parola del Signore Dio degli eserciti -da tutti i dintorni. Voi sarete scacciati, ognuno per la sua via, e non vi sarà nessuno che raduni i fuggiaschi. Ma dopo cambierò la sorte degli Ammoniti». Parola del Signore” (v.3-6).
Come avverrà per Moab, anche per la discendenza degli Ammoniti ne resterà un residuo, che entrerà negli ultimi mille anni. La profezia si rivolge anche su Edom. Edom è Esaù, fratello gemello di Giacobbe (Dio cambiò il suo nome in Israele). “Così dice il Signore degli eserciti: -Non c’è più sapienza in Teman? È scomparso il consiglio dei saggi? È svanita la loro sapienza? Fuggite, partite, nascondetevi in un luogo segreto, abitanti di Dedan, poiché io mando su Esaù la sua rovina, il tempo del suo castigo” (v.7,8). Dio svelerà tutti i loro nascondigli, perciò paragona che se a loro entrassero dei ladri di notte, prederebbero solo quello che più piace e, se anche i vendemmiatori andassero da Esaù non lascerebbero alcun grappolo da racimolare. Dio ha deciso di spogliare Esaù e tutta “La sua stirpe, i suoi fratelli, i suoi vicini sono distrutti ed egli non è più. Lascia i tuoi orfani, io li farò vivere, le tue vedove confidino in me!” (v.10,11).
Da ricordare che tutti dovranno adorare la bestia (Ap.23:1-10) e berranno il calice dell’ira di Dio, esattamente come è determinato: “Poiché così dice il Signore: Ecco, coloro che non erano obbligati a bere il calice lo devono bere e tu pretendi di rimanere impunito? Non resterai impunito, ma dovrai berlo, poiché io ho giurato per me stesso – dice il Signore – che Bozra diventerà un orrore, un obbrobrio, un deserto, una maledizione e tutte le sue città saranno ridotte a rovine perenni” (v.12,13). Dal verso 14 al 22, tramite il profeta, Dio espone la decisione riguardo alla distruzione di Edom, a come abbasserà il suo orgoglio, rendendolo piccolo e disprezzato tra i popoli. Perché darà Edom in mano a colui che ha scelto; “poiché chi è come me? Chi può citarmi in giudizio? Chi è dunque il pastore che può resistere davanti a me? Per questo ascoltate il progetto che il Signore ha fatto contro Edom e le decisioni che egli ha prese contro gli abitanti di Teman” (v.19,20).
La guerra condotta dal capo del nord contro il mezzogiorno, che Dio ha scelto per distruggere, si espanderà anche a tutte le nazioni dell’oriente, compresa la Siria, come riferito.
Su Damasco.
Dal verso 23 al 32, la profezia è contro Damasco; la notizia dell’invasione la renderà agitata come il mare. “Spossata è Damasco, si volge per fuggire; un tremito l’ha colta, angoscia e dolori l’assalgono come una partoriente… Così dice il Signore: -Su, marciate contro Kedàr, saccheggiate i figli dell’oriente. Prendete le loro tende e le loro pecore, i loro teli da tenda, tutti i loro attrezzi; portate via i loro cammelli; un grido si leverà su di loro: Terrore all’intorno!” (v.24,28,29). Contro Cazòr e Asor, città cananea, capitale di tutti i regni di quel luogo (Giosuè 11:10). Il verso 33 indica, in similitudine, la Babilonia, dove fu ospitato il popolo di Dio per settanta anni, essa “diventerà rifugio di sciacalli, una desolazione per sempre; nessuno vi dimorerà più, non vi abiterà più un figlio d’uomo” (v.33). Così avvenne, Babilonia fu distrutta col fuoco e mai più ricostruita e abitata.
Su Elam.
“Parola che il Signore rivolse al profeta Geremia riguardo all’Elam all’inizio del regno di Sedekìa re di Giuda” (v.34). Il nome Elam fu dato ad una città nel sud dell’odierna Iran, perciò in similitudine la profezia è rivolta conto l’Iran attuale: “Dice il Signore degli eserciti: Ecco io spezzerò l’arco dell’Elam, il nerbo della sua potenza. Manderò contro l’Elam i quattro venti dalle quattro estremità del cielo e li sparpaglierò davanti a questi venti; non ci sarà nazione in cui non giungeranno i profughi dell’Elam. Incuterò terrore negli Elamiti davanti ai loro nemici e davanti a coloro che vogliono la loro vita; manderò su di essi la sventura, la mia ira ardente. Parola del Signore. Manderò la spada a inseguirli finché non li avrò sterminati. -Porrò il mio trono sull’Elam e farò morire il re e i capi. Oracolo del Signore. Ma negli ultimi giorni cambierò la sorte dell’Elam-. Parola del Signore” (v.35-39).
Questo capitolo ha rivelato più profezie riguardo a diverse nazioni o popoli: Ammoniti, Edomiti, Damasceni, la fine di Babilonia, in similitudine Asor e contro gli Elamiti. Come rivela il verso 39, anche di questo regno il Signore Dio ne preserverà un residuo, per farlo entrare nei mille anni e allora cambierà la sorte di tutti questi regni malvagi (senza Dio), essi adoreranno Dio in Gerusalemme, perché lo riconosceranno e godranno insieme a Israele di tutte le benedizioni del Signore.
Capitolo 50.
In questo capitolo è’ rivelata la fine di Babilonia, la grande prostituta idolatra e la salvezza del popolo di Dio. Israele avrà un residuo scelto per vivere e un residuo sarà martire (Dan.11:32-35). Essi sono invitati a uscire da Babilonia per essere salvati. Tutto è esposto in similitudine, paragonando la Babilonia del tempo di Nabucodonosor, riferendo come i Caldei, cioè gli abitanti del regno babilonese e come anche gli abitanti della grande Babilonia attuale sono chiamati Caldei. Come pure gli idoli della grande meretrice romana sono indicati con il nome dell’idolo babilonese Marduch.
“Parola che il Signore pronunziò contro Babilonia, contro il paese dei Caldei, per mezzo del profeta Geremia. -Proclamatelo fra i popoli e fatelo sapere, non nascondetelo, dite: Babilonia è presa, Bel è coperto di confusione, è infranto Marduch; sono confusi i suoi idoli, sono sgomenti i suoi feticci” (v.1,2). Dio manderà colui che ha designato come dittatore assoluto su tutti gli empi, indicato come “la bestia che sale dal mare” (Ap.13). L’uomo che riceverà dal dragone (Satana) il regno, la potenza e l’autorità dal dragone (Ap.13:2), insieme ai suoi dieci re, in similitudine corna (Ap.17:12), verrà “dal settentrione sale contro di essa un popolo che ridurrà la sua terra a un deserto, non vi abiterà più nessuno; uomini e animali fuggono, se ne vanno” (v.3).
Per Israele ci sarà salvezza, la cercherà e la troverà, perché la cercherà con tutto il cuore (Ger.29;13). “In quei giorni e in quel tempo – dice il Signore – verranno gli Israeliti insieme con i figli di Giuda; cammineranno piangendo e cercheranno il Signore loro Dio. Domanderanno di Sion, verso cui sono fissi i loro volti: Venite, uniamoci al Signore con un’alleanza eterna, che non sia mai dimenticata” (v.4,5). Fino a quel giorno Israele era e sarà un “Gregge di pecore sperdute era il mio popolo, i loro pastori le avevano sviate, le avevano fatte smarrire per i monti; esse andavano di monte in colle, avevano dimenticato il loro ovile. Quanti le trovavano, le divoravano e i loro nemici dicevano: Non commettiamo nessun delitto, perché essi hanno peccato contro il Signore, pascolo di giustizia e speranza dei loro padri. Fuggite da Babilonia, dalla regione dei Caldei, uscite e siate come capri in testa al gregge” (v.6-8).
Israele e Giuda sono stati mandati in esilio dal Signore, che li disperse tra tutte le nazioni, dove le nazioni li hanno odiati e divorati, (perseguitati e uccisi), pensando, poiché avevano ucciso il Messia (peccando), loro non commettevano iniquità, uccidendoli. Ma alla fine Dio li invita a uscire da Babilonia per salvare la propria vita, “Poiché, ecco io suscito e mando contro Babilonia una massa di grandi nazioni dal paese del settentrione; queste le si schiereranno contro, di là essa sarà presa” (v.9).
Notiamo come il profeta rivela tutto quello che accadrà a Babilonia, dal verso 9 al 14 e come sarà distrutta in un momento senza pietà. Essa sarà saccheggiata alla stessa maniera che lei ha saccheggiato gli altri. Tutta la sua gloria passerà a coloro che la deprederanno (Ap.17:17) e gioiranno, perché saranno saziati delle sue ricchezze, ma sarà solo per un breve tempo. Alla fine del regno satanico (grande tribolazione), tutte le ricchezze di Babilonia saranno portate al popolo di Dio (Israele, Is.60). Babilonia subirà la vendetta di Dio, perché si è inorgoglita contro le leggi dell’Eterno, “poiché questa è la vendetta del Signore. Vendicatevi di lei, trattatela come essa ha trattato gli altri! Sterminate in Babilonia chi semina e chi impugna la falce al momento della messe. Di fronte alla spada micidiale ciascuno ritorni al suo popolo e ciascuno fugga verso il suo paese” (v.15,16).
Dal verso 17 al 20, di nuovo il profeta rivela la condizione d’Israele: “Una pecora smarrita è Israele, i leoni le hanno dato la caccia; per primo l’ha divorata il re di Assiria, poi il re di Babilonia ne ha stritolato le ossa” (v.17). In similitudine, il re di Assiria fu l’esercito dell’impero romano a uccidere gli Ebrei a circa settanta anni dalla nascita del Messia. Essi abbatterono il tempio di Dio e le mura di Gerusalemme e dispersero i superstiti in tutte le nazioni del mondo, come è ancora oggi. Dio tolse il potere all’Impero Romano, che cadde e fu divisa in quattro regni , uno di esse fu cambiato nel Sacro Romano Impero, ovvero l’attuale grande Babilonia (Vaticano), perciò al tempo stabilito Dio punirà “il re di Babilonia e il suo paese, come già ho punito il re di Assiria, e ricondurrò Israele nel suo pascolo, pascolerà sul Carmelo e sul Basàn; sulle montagne di Efraim e di Gàlaad si sazierà. In quei giorni e in quel tempo – dice il Signore- si cercherà l’iniquità di Israele, ma essa non sarà più, si cercheranno i peccati di Giuda, ma non si troveranno, perché io perdonerò a quanti lascerò superstiti” (v.18-20).
Molto chiaro; tutti i superstiti, ovvero quelli che sono scritti nel libro per vivere, saranno perdonati e per questo sono chiamati santi (Is.4:3; Dan.12:1). Essi entreranno nei mille anni di pace e giustizia per Israele e le nazioni assoggettate al popolo di Dio (vedi pure Isaia 60). Segue la profezia contro Babilonia. Tutti quelli che andranno contro di essa devono eseguire l’ordine dato da Dio: di annientare e distruggere Babilonia . In similitudine, Babilonia è il martello di tutta la terra, perché tramite lei sono state sedotte tutte le nazioni, dalla più piccola alla più grande, ma presto diventerà il loro terrore.
Ecco cosa il Signore Dio ha riservato per la grande meretrice (Ap.17-18): “Ti ho teso un laccio e ti ci sei impigliata, Babilonia, senza avvedertene. Sei stata sorpresa e afferrata, perché hai fatto guerra al Signore. Il Signore ha aperto il suo arsenale e ne ha tratto le armi del suo sdegno, perché il Signore Dio degli eserciti ha un’opera da compiere nel paese dei Caldei. Venite ad essa dall’estremo limite, aprite i suoi granai (deposito di ricchezze); fatene dei mucchi come covoni, sterminatela, non ne rimanga neppure un resto. Uccidete tutti i suoi tori (cardinali, vescovi, preti, parroci ecc.), scendano al macello. Guai a loro, perché è giunto il loro giorno, il tempo del loro castigo!” (v.24-27).
Avverrà allora che Ebrei profughi, abitanti ancora in Roma-Vaticano, in similitudine Babilonia, scamperanno per tornare in Sion e raccontare , “la vendetta del Signore nostro Dio, la vendetta per il suo tempio” (v.28), perché la vendetta, che Dio farà contro Babilonia, riguarda la distruzione del tempio di Dio da parte dell’esercito dell’Impero Romano, trasformato alla sua caduta in Sacro Impero Romano. La vendetta sarà completa e nessuno scamperà, giovani e guerrieri, insieme all’arrogante, cadranno nello stesso giorno “Ripagatela secondo le sue opere, fate a lei quanto ha fatto agli altri, perché è stata arrogante con il Signore, con il Santo di Israele. Parola del Signore… -Eccomi a te, o arrogante, – oracolo del Signore degli eserciti poiché è giunto il tuo giorno, il tempo del tuo castigo. Io darò alle fiamme le sue città, esse divoreranno tutti i suoi dintorni” (v.29,32).
Quelli che deportarono Israele e Giuda proveranno a trattenerli e a non lasciarli andare, ma Dio d’Israele è “il loro vendicatore è forte, Signore degli eserciti è il suo nome. Egli sosterrà efficacemente la loro causa, per rendere tranquilla la terra e sconvolgere gli abitanti di Babilonia” (v.34). Al termine del regno satanico, Gesù combatterà contro gli empi e vincerà (Ap.17:14); subito dopo inizierà il millennio, dove tutto il mondo godrà tranquillità assoluta. Babilonia sarà completamente distrutta e tutti gli abitanti saranno annientati, perché nessuno scamperà e avverrà che come la spada si avventa contro tutti: “sui suoi indovini ed essi impazziscano, sui suoi prodi ed essi si impauriscano! Spada, sui suoi cavalli e sui suoi carri, su tutta la gentaglia che è in essa, diventino come donne! Spada, sui suoi tesori ed essi siano saccheggiati! Spada, sulle sue acque ed esse si prosciughino! Poiché essa è una terra di idoli; vanno pazzi per questi spauracchi” (v.36-38).
La fine di questo potente impero terminerà e dove sorge Babilonia, non sarà mai più abitato, né da uomini e né da animali per sempre, di generazione in generazione, “Come quando Dio sconvolse Sodoma, Gomorra e le città vicine – oracolo del Signore – così non vi abiterà alcuna persona né vi dimorerà essere umano” (v.40). I dieci re (Ap.17:12), insieme a “un popolo viene dal settentrione, un popolo grande, e molti re sorgono dalle estremità della terra. Impugnano arco e dardo, sono crudeli, non hanno pietà; il loro tumulto è come il mugghio del mare. Montano cavalli, sono pronti come un sol uomo a combattere contro di te, figlia di Babilonia. Il re di Babilonia ha sentito parlare di loro e le sue braccia sono senza forza; lo ha colto l’angoscia, un dolore come di donna nel parto” (v.41–43).
Tutto questo avverrà per opera del Signore, che ha deciso di dare tutta la potenza e le ricchezze di Babilonia al re che riceverà anche il regno, la potenza e l’autorità del dragone, che è Satana. Chi può impedire l’operare del Signore Dio degli eserciti? Egli ricorda: “Poiché chi è come me? Chi può citarmi in giudizio? Chi è dunque il pastore che può resistere davanti a me? Per questo ascoltate il progetto che il Signore ha fatto contro Babilonia e le decisioni che ha prese contro il paese dei Caldei. Certo, trascineranno via anche i più piccoli del gregge e per loro sarà desolato il loro prato. Al fragore della presa di Babilonia trema la terra, ne risuonerà il clamore fra le nazioni” (v.44-46).
Dalla fondazione del suo regno, Babilonia distrugge, annienta e detta leggi per opera del diavolo, perché è diretta dalla sua intelligenza e sapienza corrotta, però arriverà la sua fine come Dio ha rivelato tramite i suoi profeti. Babilonia è la quarta bestia vista dal profeta Daniele; essa è in similitudine forte come il ferro: “La quarta bestia è un quarto regno sulla terra, diverso da tutti i regni, che divorerà tutta la terra, la calpesterà e la frantumerà” (Dan.7:23). Il regno di Babilonia è diverso dai regni precedenti (Impero Romano), perché è religioso, mentre l’altro era politico.
(continua)