Capitolo 1.

Due mesi dopo che Dio parlò attraverso il profeta Aggeo, la parola del Signore fu rivolta a Zaccaria, figlio di Berechia. Zaccaria fu poi ucciso tra il tempio e l’altare, come confermò Gesù (Mt.23:35). L’Eterno rivelò al profeta di essere stato molto adirato con i loro padri, che non vollero ubbidirGli e quindi non si convertirono dalle loro opere malvagie, nonostante i suoi ripetuti consigli, trasmessi dai suoi servi. Così Dio chiama ancora a ravvedimento il suo popolo, che è rientrato dalla cattività: “Tornate a mee io tornerò a voi… non siate come i vostri padri, ai quali i profeti del passato hanno proclamato: -Così dice l’Eterno degli eserciti: -convertitevi dalle vostre vie malvagie e dalle vostre malvagie azioni-. Ma essi non diedero ascolto e non prestarono attenzione a me- dice l’Eterno” (v.3,4).

I loro padri e i profeti non vissero in eterno, eppure Dio aveva parlato tramite loro e non aveva nascosto a loro quello che intendeva fare, secondo le loro scelte: “Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché possa vivere, tu e i tuoi discendenti” (Deut.30:19).

Il Signore mostra ancora una visione al profeta Zaccaria nel ventiquattresimo giorno dell’undicesimo mese del secondo anno del re Dario. Dio rivelò al profeta la pace e la sicurezza di tutta la terra durante il millennio, quando godrà riposo.

I cavalli, che il profeta vide, sono come messaggeri: “Questi sono quelli che l’Eterno ha mandato a percorrere la terra. Così essi risposero all’angelo dell’Eterno che stava tra le piante di mirto e dissero: -Abbiamo percorso la terra, ed ecco tutta la terra è in riposo e tranquilla-” (v.10,11).

Il profeta ascoltò l’angelo del Signore che, rivolto al Dio degli eserciti, chiese quando Egli avrebbe avuto pietà, perché l’Eterno era stato adirato per settanta anni contro Giuda e Gerusalemme.

Il Signore rispose con parole di consolazione, dichiarando di essere molto geloso di Gerusalemme e di Sion. Ecco il motivo, perché la sua ira è contro tutte le nazioni, che hanno contaminato la Terra promessa, calpestandola per molti anni, quando Israele fu abbandonato per la sua incredulità da Dio e un suo residuo fu esiliato per sessantadue settimane (Dan.9:24-25). I popoli Gentili, non appartenenti a Israele, approfittarono della loro assenza per devastare i luoghi santi.

Arriverà però il giorno quando, per la compassione di Dio, Gerusalemme sarà riedificata completamente.

Dio scelse Gerusalemme come sua città (Zac.2:12; 3:2; Is.60:14; Mt.5:35). Nel 1948 terminò la cattività per il suo popolo e solo un residuo ritornò nella terra promessa. Altri rientreranno negli ultimi sette anni (Is.66:20) e, nel millennio, tutte le città di Israele saranno ricche di beni, perché “…l’Eterno consolerà ancora Sion e sceglierà ancora Gerusalemme” (v.17).

Dio mostra ancora al profeta quattro corna che, in similitudine rappresentano i quattro regni subentrati alla caduta dell’Impero Romano (Dan.8:8), che è responsabile della devastazione del regno di Israele e di Giuda con la distruzione di Gerusalemme e del Tempio di Dio nel 70 d.C.

Il profeta Daniele nella sua visione notò anche un leopardo, simboleggiante l’Impero Romano, con quattro ali di uccello sul dorso e con quattro teste, che rappresentano i quattro regni (ali di uccello) successi alla fine dell’Impero Romano. Questi quattro regni, guidati da altrettanti capi (quattro teste) e indicati biblicamente come stati politici, si sono poi affiliati alla stessa istituzione religiosa, vista sempre dal profeta Daniele come la quarta bestia.

Da essa sorgerà un piccolo corno, un nuovo regime, che abbatterà tre corna (Dan.7:8), ossia le tre più grandi religioni monoteiste: Cattolicesimo, islamismo e giudaismo.

Questo piccolo corno sarà l’uomo devastatore, chiamato la bestia per la sua grande ferocia distruttiva, perché sarà guidato totalmente da Satana. Egli inizierà a regnare sul mondo intero e, per prima operazione, comanderà ai suoi eserciti di devastare e distruggere la grande Babilonia, che domina con la sua influenza tutta la terra.

Il piccolo corno si ingrandirà e diventerà sempre più potente. L’uomo satanico non agirà da solo, ma avrà al suo fianco l’anticristo o falso profeta, come aiutante, che farà segni e prodigi falsi da sedurre l’umanità, obbligando tutti a dare gloria a Satana e a far prendere il suo marchio o il numero del suo nome sulla fronte o sulla mano destra.

Satana regnerà come dio per tre anni e mezzo, 1260 giorni.

Babilonia sarà quindi distrutta col fuoco (Ap.18:8).

“…Queste sono le corna che hanno disperso Giuda, così che nessuno poteva alzare la testa; ma questi fabbri vengono per spaventarle, per abbattere le corna delle nazioni, che hanno alzato il loro corno contro il paese di Giuda per disperderlo” (v.21).

Il profeta Zaccaria vide quattro corna. Esse rappresentano i regni che distrussero Gerusalemme e che contaminarono la Terra Santa, iniziando dalla distruzione del Tempio di Dio, avvenuta nel 70 d.C., fino alla ricostituzione della Stato d’Israele con capitale Gerusalemme nel 1948. In tale periodo il popolo di Dio fu esiliato e fu perseguitato dalle nazioni per sessantadue settimane, circa 1878 anni.

I quattro fabbri simboleggiano le nazioni dell’Europa, che con i suoi dieci capi, le dieci corna sulla bestia, distruggeranno col fuoco Babilonia, che rappresenta l’impero cattolico: “Le dieci corna che hai visto sulla bestia odieranno la meretrice, la renderanno desolata e nuda, mangeranno le sue carni e la bruceranno col fuoco” (Ap.17:16).

Tutto questo avverrà appena la bestia riceverà il potere assoluto su tutto il mondo. Inizierà il suo dominio incontrastato distruggendo questo grande dominio, chiamato Babilonia per la grande confusione religiosa, che regna in essa.

Attenzione, perché col termine Babilonia non è soltanto indicata la chiesa cattolica, la maggior rappresentatrice per numero di adepti, ma comprende anche tutte quelle religioni, definitesi cristiane ma aderenti all’ecumenismo, movimento unitario di varie confessioni e dottrine rinneganti il Figlio di Dio e la sua opera, credenti alle bugie di Satana e allontanandosi dalla verità nella Parola di Dio.

Satana fondò questo organismo, chiamato cattolico romano, basato su tradizioni e riti falsi per sedurre e dominare su popoli fino a quando non gli servirà più perché egli regnerà, attraverso la bestia, e sarà adorato direttamente da tutti gli uomini e non più nascosto dietro agli idoli.

Dio farà giustizia di Babilonia, che s’innalzerà ancora oltre ogni misura, per l’adorazione delle creature al posto del Creatore. Dio vendicherà anche il suo popolo, che è stato maltrattato, perciò manderà dei devastatori che distruggeranno l’impero cattolico, perché responsabile di tutte le persecuzioni che hanno dovuto sopportare gli Ebrei dispersi tra le nazioni. “I re della terra, che hanno fornicato e sono vissuti nelle delizie con lei, la piangeranno e faranno lamento per lei, quando vedranno il fumo del suo incendio” (Ap.18:9).

La grande Babilonia (Apoc.17:5) è la grande Città (Apoc.17:18), il luogo della donna seduta sopra la bestia di colore scarlatto (Apoc.17:3). La bestia ordinerà ai suoi dieci re, paragonati alle sue dieci corna (Ap.17:12), di distruggerla col fuoco (Ap.18:16; Is.47:9).

Essi l’abbatteranno, riducendola in rovine e nessuno dei suoi abitanti scamperà, perché Dio è geloso di Gerusalemme e punirà quelli che l’hanno contaminata durante l’esilio del suo popolo.

Capitolo 2

Altra visione del profeta: un uomo che aveva una cordicella in mano per misurare la lunghezza e la larghezza di Gerusalemme. Le misure precise (Ez.40:48; Ap. 21-22) si riferiscono ovviamente a quelle nel millennio. “Ed ecco, l’angelo che parlava con me si fece avanti, e un altro angelo gli uscì incontro. e gli disse: -Corri, parla a quel giovane e digli: -Gerusalemme sarà abitata come una città senza mura; per la moltitudine di uomini e di animali che ci saranno in essa. Poiché io-, dice l’Eterno, -sarò per lei un muro di fuoco tutt’intorno e sarò la sua gloria in mezzo a lei-” (v.3-5).

In Gerusalemme, sul monte Sion, Dio avrà il suo tabernacolo (Ez.40-48) e abiterà insieme al suo popolo (Ap.21:3). Ricchezze e gloria, pace e sicurezza ci saranno per tutto il millennio. Dio richiamerà il suo popolo, che Egli ha disperso ai quatto venti del cielo, tra tutte le nazioni della terra, invitandolo ad uscire in tempo da Babilonia e di scampare così alla sua rovina, perché nell’ultima settimana (Daniele cap.9) la sua mano vendicativa si volgerà contro tutte le nazioni, che hanno perseguitato e spogliato il popolo scelto:“…poiché chi tocca voi, tocca la pupilla del suo occhio. Perché ecco, io agiterò la mia mano contro di loro, ed esse diventeranno preda dei loro stessi servi; allora riconoscerete che l’Eterno degli eserciti mi ha mandato” (v.8,9).

Gesù, il Figlio di Dio (la Luce; Gv.1:5) illuminò Gerusalemme, ma gli uomini non la ricevettero. Dopo la vendetta che Dio eseguirà su tutti quelli che non hanno accettato la Grazia, inizierà il millennio, che è chiamato anche anno della mia redenzione: “Poiché il giorno della vendetta era nel mio cuore e lanno della mia redenzione è giunto” (Is.63.4), del mio riposo od anno accettevole del Signore” (Lc.4:19; Sal.132:14; Ebr.4:3). La luce risplenderà ancora e Gerusalemme sarà illuminata dalla gloria di Dio, perché Egli stesso abiterà con il suo popolo, “Sorgi, risplendi, perché la tua luce è giunta, e la gloria dell’Eterno si è levata su di te” (Is.60:1) e “Manda grida di gioia e rallegrati, o figlia di Sion, perchè ecco io verrò ad abitare in mezzo a te-, dice l’Eterno” (v.10).

Il residuo delle nazioni, che sarà formato dai superstiti della grande guerra di Armagheddon, si unirà al Signore e il residuo delle dodici tribù diventerà il popolo di Dio e l’Eterno stesso sarà il loro Dio (Ap.21:3). Israele sarà una nazione potente (Is.60:22). Dio non ha abbandonato la sua Terra e il suo popolo “E l’Eterno prenderà possesso di Giuda come sua eredità nella terra santa e sceglierà ancora Gerusalemme. Ogni carne stia in silenzio davanti all’Eterno  perché egli si è destato dalla sua santa dimora” (v.11,12).

Quanti ancora oggi, ritengono che Dio sia responsabile di sciagure, morti per fame, per malattie o per violenze, arrivando perfino ad affermare che se ci fosse Dio tali cose non sarebbero successe. Tutto il male invece è imputato alla disubbidienza umana, al peccato come violazione alle leggi di Dio, che ha disposto esclusivamente per il nostro bene, per la nostra salvezza.

Nessuno di loro si rende, però, conto che Dio stabilì due semi; infatti, l’Eterno disse al serpente, simbolo del male: “E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei…” (Gen.3:15), costituendo due generazioni (della giustizia in Gesù, come seme di lei o di Israele, del popolo che Dio si scelse e dell’iniquità scaturita dal peccato del cherubino, che Dio stabilì sulla creazione angelica). Gesù, a riguardo, espose la parabola della zizzania, seminata dal nemico in mezzo al grano e quindi lasciata crescere per non rischiare di estirpare anche il grano. Al tempo della mietitura essa è raccolta prima e divisa in fasci per essere bruciata, mentre il grano è riposto nei granai (Mt.13:24-30). La zizzania raffigura il seme del male, mentre il grano rappresenta il fedele e il santo.

I due semi del bene e del male, stabiliti da Dio al principio della creazione, avranno un opposta destinazione. Quando il seme del male avrà raggiunto il colmo del peccato, sarà distrutto nella guerra di Armagheddon, mentre per l’altro inizierà un millennio di pace per Israele e di sicurezza per il residuo delle nazioni, che è scritto nel libro dei viventi (Is.4:6). Non ci sarà più il tentatore, chiamato serpente antico, che è Satana, perché sarà legato e gettato nell’abisso (Ap.20:1,2).

Dio allora abiterà con gli uomini, chiamati santi e non ci sarà più bisogno di sole, perché la sua gloria diffonderà luce e Gesù sarà il luminare (Ap.21:23).

Capitolo 3

Il Signore mostrò al profeta il sommo sacerdote Giosuè. Lo stesso che il Signore ne destò lo spirito insieme con quello di Zorobabel, governatore di Giuda, e a tutto il popolo, tramite l’esortazione del profeta Aggeo, invitandoli a ricostruire il Tempio (Aggeo 1:12-14).

Giosuè è il rappresentante di una parte dei Leviti, dediti al sacerdozio, che entrerà nel millennio (Ez.44-45), perché anche alcuni di loro peccarono e perciò furono cacciati da Israele per essere condotti in esilio.

Dio ha eletto Gerusalemme per sua dimora e nel millennio lo diventerà realmente, perché Egli abiterà con il suo popolo. In quel tempo, i leviti offriranno olocausti di grasso e sangue (Ez.44:15).

Satana era proprio lì per accusarlo, ma fu sgridato.

La profezia dichiara che Giosuè era vestito con indumenti sporchi, indicazione che non erano stati perdonati i suoi misfatti e quelli dei suoi compagni.  Dio, infatti, toglierà la loro iniquità e saranno ristabiliti di nuovo per servire e offrire sacrifici all’Eterno (Ez.cap.40-48), ”…Toglietegli di dosso quelle vesti sudice! Poi gli disse: -Guarda, ho fatto scomparire da te la tua iniquità e ti farò indossare abiti magnifici-. Io quindi dissi: -Mettano sul suo capo un turbante puro-. Così essi gli misero in capo un turbante puro e gli fecero indossare delle vesti…” (v.4,5)

Il Signore ammonì Giosue, tramite il suo angelo, di camminare nelle sue vie e di osservare tutto quello che gli fu ordinato, per amministrare e custodire la sua casa.

Dio stabilì ogni cosa in ugual modo come fece con Mosè; Egli costiturà nuovamente il servizio levitico, esattamente come ai tempi di Mosè.

La parola profetica fu ancora indirizzata a Giosuè, presentando il Messia, il Figlio di Dio, chiamato Servitore e Germoglio. E’ servitore, perché Gesù ha sempre ubbidito al Padre, facendo la sua volontà, per cui fu mandato, andando poi a morire per molti sulla croce (Is.53:11). Il germoglio, perché Gesù venne sulla terra in umiltà assoluta, nascendo da una donna.

Gesù è il Re dei Giudei, il Re d’Israele: “Maestro, tu sei il Figlio di Dio; tu sei il re d‘Israele” (Gv.1:49).

Gesù è il Figlio di Dio su cui l’Eterno ha posto i suoi sette Spiriti o sette occhi, come confermato da Gesù stesso: “Colui che ha i sette Spiriti di Dio…” (Ap.3:1).

“Ecco la pietra che ho posto davanti a Giosuè: su quest’unica pietra ci sono sette occhi; ecco, io inciderò la sua iscrizione-, dice l’Eterno degli eserciti, -e rimuoverò l’iniquità di questo paese in un sol giorno. In quel giorno-, dice l’Eterno degli eserciti, -ognuno di voi inviterà il suo vicino sotto la sua vite e sotto il suo fico-” (v.9,10).

Gesù è la pietra vivente, eletta e preziosa, posta davanti ad Israele su cui molti sono caduti (Mt.21.42-44; Ef.2:20; 1Ptr.2:4), ma molti altri saranno salvatidurante gli ultimi sette anni(ultima settimana,Dan.9:24).

Alla guerra di Armagheddon, Gesù, il Vincitore, si presenterà su un cavallo bianco insieme alla Chiesa, agli eletti (Ap.19:14) e giudicherà con giustizia. La bestia con l’anticristo o falso profeta, che avevano sedotto tutto il mondo, saranno gettati nello stagno ardente di fuoco, mentre tutti i sedotti moriranno uccisi dalla spada.

Cristo Gesù allora consegnerà tutto nelle mani del Padre, che farà nuovi cieli e nuova terra. Inizierà il regno Messianico di Cristo Gesù, perché Dio lo stabilirà come Re su tutti i regni (Dan.7:13-14).

Gesù, il Figlio dell’uomo, riceverà quindi dal Padre “…dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà mai distrutto” (Dan.7:14).

Nell’ultima settimana, il residuo d’Israele, solo quelli che crederanno in Gesù, sarà purificato in un solo giorno. Infatti, chiunque crederà, allora sarà salvato, come precisato: “…chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (At.2:21).

Capitolo 4

Quindi l’angelo che parlava con me tornò e mi svegliò come si sveglia uno dal sonno” (v.1). Altra visione, sempre in termini allegorici, è data al profeta, che, questa volta, gli fu mostrato un candelabro d’oro, su cui era posto un bacino: “…su cui ci sono sette lampade con sette tubi per le sette lampade che stanno in cima la candelabro. Vicino ad esso stanno due ulivi, uno a destra del vaso e l’altro alla sua sinistra-” (v.3,4).

Il significato di alcuni elementi è spiegato dal profeta e apostolo Giovanni, che riporta: “…il mistero delle sette stelle che hai visto nella mia destra e quello dei sette candelabri d’oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri che hai visto sono le sette chiese” (Ap.1:20) e quindi possiamo affermare che il candeliere o candelabro simboleggia la Chiesa o sposa di Cristo; le sette lampade raffigurano gli angeli o i conducenti responsabili delle sette chiese; il vaso sopra al candeliere rappresenta Chi ha il deposito della Parola di Dio, che è Gesù.

Alla sua destra e alla sua sinistra sono presenti i due testimoni o profeti, chiamati ulivi, che verranno sulla Terra (Israele) nei primi 1260 giorni dell’ultima settimana (Ap.11:1-13).

“…-Questa è la parola dell’Eterno a Zorobabel: Non per potenza, nè per forza, ma per il mio Spirito-, dice l’Eterno degli eserciti. –Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabel diventerai pianura; e la pietra del capo sarà tratta fuori, con rimbombanti acclamazioni: Grazia, grazia ad essa (vers.Diodati). La parola dell’Eterno mi fu nuovamente rivolta, dicendo: Le mani di Zorobabel hanno gettato le fondamenta di questo tempio e le sue mani lo porteranno a compimento; allora riconoscerai che l’Eterno degli eserciti mi ha mandato a voi” (v.6-9).

Il grande monte davanti a Zorobabel è Satana.

In analogia, Zorobabel è riferito a Gesù, perché Zorobabel costruì il Tempio di Dio, dopo la cattività babilonese e Gesù è il costruttore della Casa spirituale di Dio (Zac.6:12-13; 1Cron.22:10).

La profezia, che ricevette Davide come promessa di Dio, dice: “Egli (Gesù) mi costruirà una casa ed io renderò saldo il suo trono per sempre. (1Cron.17:12); essa non era certo riferita a Salomone, figlio e successore di Davide, perché egli morì e il suo regno non fu per sempre, ma chi regnerà per sempre sarà Gesù, Figlio di Davide, come i due ciechi gridavano: “Abbi pietà di noi, Figlio di Davide!” (Mt.9:27; Lc.20:41). Il suo regno non avrà mai fine (Dan.7:14; Lc.1:32,33).

I sette Spiriti o sette occhi dell’Eterno sono ciò di cui è stato rivestito Gesù, i sette occhi rappresentano la pienezza di Dio: “Ma quei sette si rallegrano a vedere il filo a piombo nelle mani di Zorobabel. Questi sette sono gli occhi dell’Eterno che percorrono tutta la terra” (v.10), perciò la Scrittura afferma che in Gesù “…abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Col.2:9; 1:19). Lo Spirito Santo sono i sette Spiriti o sette occhi di Dio che vanno attorno per tutta la terra.

Dio ha mandato il suo Spirito, dopo che Gesù è salito nel cieli e si è posto a sedere alla destra della Maestà: “Egli dunque, essendo stato innalzato alla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre la promessa dello Spirito Santo, ha sparso quello che ora voi vedete e udite” (At.2:33; Ebr.1:3).

Lo Spirito del Figlio di Dio è stato mandato in terra in tutti quelli che credono in Gesù, per il quale siamo divenuti figli di Dio: “Ora perché voi siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei vostri cuori che grida: «Abba, Padre» (Gal.4:6).

“…-Cosa sono questi due ulivi a destra e a sinistra del candelabro?- …-Cosa sono questi due rami di ulivo che stanno accanto ai due condotti d’oro da cui è fatto defluire l’olio dorato? Egli mi rispose e disse: -Non comprendi ciò che sono questi?-. Io risposi: -No, mio signore-. Allora egli mi disse: -Questi sono i due unti che stanno presso il Signore di tutta la terra-“ (v.11-14).

Dio mostrò al profeta i due profeti o testimoni, detti ulivi, che saranno mandati sulla terra nei primi 1260 giorni dell’ultima settimana: “Questi sono i due ulivi e i due candelabri che stanno davanti al Dio della terra” (Ap.11:4).

Ora i due ulivi, chiamati anche figli dell’olio o unti, perché l’olio rappresenta l’unzione dello Spirito Santo, di cui saranno ripieni i due profeti, stanno davanti a Dio, alla sua presenza.

Le Scritture profetiche rivelano l’identità di uno solo di loro, dichiarato da Malachia: “Ecco, io vi manderò Elia, il profeta, prima che venga il giorno grande e spaventevole dell’Eterno” (Mal.4:5).

Gesù dichiarò che Elia era già venuto (Giovanni Battista) (Mt.17:12), ma egli era nello spirito e virtù di Elia, come l’angelo dichiarò a Zaccaria (Lc.1:17), predicando il ravvedimento, prima che iniziasse la Missione del Cristo. Egli tornerà nuovamente prima del grande e spaventoso giorno dell’Eterno.

Da notare bene però come Gesù rispose: “Elia veramente deve venire prima e ristabilire ogni cosa” (Mt.17:11). Giovanni Battista era l’Elia, che era già venuto, quando Gesù dichiarò che doveva sempre venire per ristabilire ogni cosa. Gesù si riferiva alla fine di questa generazione malvagia, quando all’inizio dell’ultima settimana i due Testimoni o Ulivi saranno mandati in Israele (vedi Ap.11).

Ricordiamo che le profezie sono espresse in similitudini o in parabole “Ho parlato ai profeti, ho moltiplicato le visioni e per mezzo dei profeti ho usato similitudini” (Os 12:11; Slm.78:2; Ez.21:5).

Le profezie erano date al popolo di Dio, ma non tutti potevano capire per la loro incredulità.

Oggi è la stessa cosa, se rimanessimo increduli, o se avessimo dei pregiudizi o se leggessimo le profezie con la nostra mente, in modo razionale, non potremmo mai comprendere il vero significato, ma attraverso lo Spirito Santo, l’unico mezzo disponibile, arriveremo a conoscere la verità, le profondità delle Sacre Scritture “Or l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui e non le può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente” (1Cor.2:14). I discepoli non capivano e perciò chiedevano in privato a Gesù il significato delle parabole. Essi non potevano capire, perché a loro non era ancora stato dato lo Spirito Santo, ma quando gli fu concesso, ebbero la rivelazione delle Scritture (Atti 2).

Noi abbiamo bisogno di una mente spirituale, con occhi che vedono e con orecchi che odono le cose di Dio: “Ma, beati i vostri occhi perché vedono, e i vostri orecchi perché odono” (Mt. 13:16) e come più volte ripetuto da Gesù: “Chi ha orecchi da udire, oda” (Lc.8:8).

Capitolo 5.

Zaccaria vide poi un rotolo volante e l’angelo gli spiegò il significato: “Questa è la maledizione, che si sta spargendo su tutto il paese; infatti d’ora in poi chiunque ruba, in base ad essa, sarà reciso; e chiunque d’ora in poi giura, in base ad essa sarà reciso” (v.3). Il rotolo volante rappresenta quindi l’esecrazione, la bestia che sale dal mare (Ap.13), che proviene dai popoli gentili, ovvero l’uomo che avrà lo spirito del dragone che è Satana e che regnerà su tutte le nazioni del mondo per 1260 giorni.

L’ira di Dio sarà su tutti gli empi.

All’inizio del suo regno, la bestia, cioè l’uomo satanico, distruggerà l’impero che egli stesso aveva fondato per farsi adorare indirettamente, attraverso idoli vani, chiamato la grande Babilonia (Ap.17:3), su cui ora presiede la grande meretrice, il papa.

L’uomo con lo spirito del dragone ordinerà quindi ai suoi dieci re o presidenti (dieci corna, Ap.17:12,13) di distruggere la Città del Vaticano in Roma: “…ed essa entrerà nella casa del ladro e nella casa di colui che giura falsamente nel mio nome; rimarrà in quella casa e la consumerà insieme col suo legname e le sue pietre” (v.4) e “…in uno stesso giorno… sarà interamente consumata col fuoco…” (Ap.18:8).

Da notare bene la corrispondenza con la terribile visione mostrata al profeta Isaia, in cui il disleale o ingannatore, che è Satana con un corpo d’uomo, andrà contro un altro disleale (Is.21:2, vers. Diodati), che giura falsamente nel nome di Dio, in altre parole il papa e lo sterminerà col fuoco.

L’angelo che parlava con il profeta, lo invitò ad alzare gli occhi e di guardare cosa stava uscendo e vista la sua incertezza nel riconoscerla, aggiunse: “E’ l’efa che esce… Questo è il loro aspetto in tutto il paese-. Quindi ecco, fu alzato un coperchio di piombo, e così in mezzo all’efa stava seduta una donna. Allora egli disse: -Questa è la malvagità-…“ (v.6-8). L’efa è una misura ed è la similitudine dell’impero satanico fondato in Roma nel 4 sec.d.C. circa.

Il profeta Daniele lo identifica nella quarta bestia (Dan.7:23).

Tutta la religiosità, tradizione pagana e l’adorazione agli idoli restano tra i principi della dottrina cattolica, la cui sede di questo regno è chiamata con il nome di Babilonia, città fondata nella pianura di Sinear: “E il principio del suo regno fu Babilonia, ed Erec, ed Accad, e Calne, nel paese di Sinear” (Gen.10:10; 11:2). L’impero cattolico si stabilì in Roma con sua giurisdizione, definendosi apostolico, quando non segue i fondamenti di Gesù e dei suoi apostoli.

La profezia indica la sua nascita, il suo potere e la sua fine, quando giungerà all’improvviso: “Poi un possente angelo sollevò una pietra grande, come una macina; e la gettò nel mare, dicendo: -Con lo stesso impeto sarà scagliata Babilonia, la grande città, e non sarà più ritrovata-” (Ap.18:21),E la gettò in mezzo all’efa, quindi gettò il coperchio di piombo sulla sua apertura. Poi alzai gli occhi e guardai; ed ecco avanzarsi due donne con il vento nelle loro ali, perché esse avevano ali come le ali di una cicogna, e sollevarono l’efa fra terra e cielo. Così domandai all’angelo che parlava con me: -Dove portano l’efa costoro? Ed egli mi rispose: -Nel paese di Sinear per costruirle una casa; quando sarà pronta, l’efa sarà collocata sul suo piedistallo” (v.8-11).

Un breve cenno alla storia per constatare la precisione della profezia.

Dal concilio di Calcedonia del 451 si ebbe già una netta dissociazione della cristianità fra la chiesa cristiana bizantina o ortodossa (in Costantinopoli) e la chiesa occidentale, il cattolicesimo romano, per divergenze dottrinali. Storicamente s’indica il 1054 come l’anno dello scisma, ossia quando il papa e il patriarca si scomunicarono a vicenda. Tale separazione fu il risultato di un lungo periodo di progressivo distanziamento fra le due chiese. La maggior disputa verteva sull’autorità papale, perché egli reclamava il primato sugli altri quattro patriarcati orientali. La chiesa iniziale riconosceva solo la posizione di tre vescovi: di Alessandria, di Antiochia e di Roma; a questi poi si aggiunsero quelli di Costantinopoli e di Gerusalemme, ammessi con il concilio di Calcedonia nel 451. Fra essi il vescovo di Roma era considerato come il detentore di uno status più elevato, non in virtù della posizione rivendicata di successore di Pietro, che gli altri non accettavano, ma per la particolare importanza della posizione della sua sede, nella capitale dell’impero romano. Nel 330 lo spostamento della capitale a Costantinopoli, contribuì all’allontanamento delle due chiese, perché le altre di Antiochia, Alessandria e di Gerusalemme ebbero una perdita notevole di influenza a causa della crescita dell’Islam.

Prima della caduta dell’impero romano (476 d.C.), che fu poi diviso verso i quattro venti del cielo (Dan.11:4), esistevano quindi un patriarca in oriente (a Costantinopoli) e uno in occidente (Roma), entrambi sudditi dell’Imperatore romano.

Questo era l’efa sospesa tra cielo e terra, o regno ancora senza una base stabile e un dominio proprio. L’impero cattolico romano era ed è diverso da tutti gli imperi precedenti (Dan.7:7), perché fondato su una religione, mentre tutti gli altri erano solo politici.

La profezia espone il luogo di edificazione di questo regno: nel paese di Sinear.  Sinear è la pianura in cui Nimrod, discendente di Cam, diede inizio al regno di Babel (Babilonia, Gen.10:10; 11:1-9) e dove Dio confuse le loro lingue per impedirgli di costruire la torre, che doveva arrivare al cielo.

L’impero cattolico è chiamato in similitudine proprio Babilonia per il motivo della grande confusione religiosa, idolatra e abominevole che regna in essa (Ap.17; 18).

Le due donne che avevano l’efa (una misura), in similitudine, rappresentano due capi, uno dell’oriente e l’altro dell’occidente, che contribuirono a stabilire il regno nella Città in Roma, similitudine del paese di Sinear, in cui fu costruita Babilonia o Babel.

Capitolo 6.

Questa volta fu mostrato al profeta quattro carri distinti, perché trainati da cavalli di differenti colori. Quando il profeta chiese il significato, l’angelo spiegò: “Questi sono i quattro spiriti del cielo, che escono dopo essere stati alla presenza del Signore di tutta la terra” (v.5).

Ogni carro era inviato verso una precisa direzione: al Nord (con cavalli neri e bianchi), al sud (con i chiazzati) e per tutta la terra (con quelli rossi), ma solo quelli diretti verso il nord, per Dio “…hanno acquetata l’ira mia nel paese del Settentrione” (v.8, vers.Diodati).

Questa profezia si compirà al termine delle settanta settimane destinate a Israele (Dan.9:24), quando i quattro spiriti del cielo usciranno dalla presenza del Signore, che sono i cherubini o i quattro esseri viventi (vedi Ez.1; Ap.5:6). Essi, con i loro carri, saranno gli stessi di quelli visti dal profeta Ezechiele (vedi cap.1) e che, nel passato, dirigevano il popolo di Dio verso la terra promessa con la nuvola di giorno e con la colonna di fuoco di notte. Inoltre essi portavano la gloria di Dio, ovunque Egli li dirigesse e, nel millennio, quindi, saranno mandati a percorrere tutta la terra, secondo quanto indicato dalla profezia.

Dio indicò al profeta di prendere doni da quelli che erano ritornati dalla cattività babilonese: da Heldai, Tobia, Iedaia, mentre dalla casa di Giosia:“…l’argento e l’oro, fanne una corona e mettila sul capo di Giosuè, figlio di Jehotsadak, il sommo sacerdote” (v.10,11). La scelta di un incarico importante affidato a una persona responsabile ne garantisce la realizzazione, come Zorobabel, che diresse la costruzione del tempio di Dio fino all’inaugurazione; così Giosuè, il sommo sacerdote, che presiede al servizio divino, rappresenta, in similitudine, Gesù, l’amministratore della grazia divina, il Cristo, il Figlio dell’uomo e Figlio di Dio. A Lui è diretta la profezia, che annuncia la sua venuta: “…così dice l’Eterno degli eserciti: Ecco l’uomo, il cui nome è Il Germoglio, germoglierà sotto di sé ed edificherà il tempio dell’Eterno. Sì, egli costruirà il tempio dell’Eterno, si ammanterà di gloria e si siederà e regnerà sul suo trono, sarà pure sacerdote sul suo trono, e tra i due ci sarà un consiglio di pace” (v.12,13).

L’uomo Gesù, chiamato il Germoglio, è il costruttore della Casa di Dio, non quella fatta da mani di uomini, ma quella spirituale, perché il tempio di Dio siamo noi (1Cor.3:16). Cristo Gesù è il Sommo Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek: “… e avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio, (Ebr.10:21). Questa è l’analogia con Giosuè, che era sommo sacerdote e costruttore del tempio di Dio dopo la cattività babilonese.

La corona che fu posta sul capo di Giosuè rappresenta quella di Gesù, il Germoglio, “…coronato di gloria e d’onore per la morte che sofferse, affinché per la grazia di Dio gustasse la morte per tutti” (Ebr.2:9), perché investito di un incarico preciso per immolare la sua vita per molti, perciò avrà la sua parte fra i grandi (Is.53:11-12).

Anche quelli che sono lontani verranno per aiutare a costruire il tempio dell’Eterno; allora riconoscerete che l’Eterno degli eserciti mi ha mandato a voi. Questo avverrà se obbedirete diligentemente alla voce dell’Eterno, il vostro Dio” (v.15).

Quelli che sono lontani, verranno, riferendosi al popolo dei gentili che, all’epoca della profezia ancora vivevano nelle tenebre, ma Gesù, la luce del mondo (Gv.8:12), avrebbe portato anche a loro la salvezza. Infatti, essi hanno edificato sulla Pietra, che è Cristo e sulle fondamenta poste dai  suoi apostoli.

Capitolo 7.

La parola dell’Eterno fu diretta nuovamente al profeta, perché il popolo potesse considerare se i suoi digiuni e cordogli, effettuati durante i settant’anni di esilio, fossero effettivamente disposti per il Signore, oppure è stato come quando hanno mangiato e bevuto per loro stessi. “Non sono queste le parole che l’Eterno degli eserciti ha proclamato per mezzo dei profeti del passato, quando Gerusalemme era abitata e tranquilla assieme alle sue città intorno ad essa, ed erano pure abitati il Neghev e la pianura?” (v.7).

Dio aveva avvertito il popolo, esortandolo tramite i profeti a fare un giusto giudizio sulle loro azioni, a usare bontà e pietà verso il fratello, a non opprimere la vedova, l’orfano, lo straniero e il povero e di non preparare nel cuore alcun male.

Il popolo viveva nel benessere e non pensava per niente a quello che i profeti del Signore ripetevano ogni giorno senza mai stancarsi, che dovevano ravvedersi: “Ma essi rifiutarono di ascoltare, voltarono ostinatamente le spalle e si turarono gli orecchi per non udire” (v.11), anzi resero il loro cuore duro come il diamante, non ascoltarono e quindi non si convertirono.

Il popolo di Dio arrivò al colmo della malvagità, non volendo credere a Gesù né riconoscerlo come il loro Re, Chi portava a loro la luce (Gv.1:11), ma lo disprezzarono e lo condannarono perfino a morte.

Gli apostoli predicarono la salvezza, ma fu salvato solo un residuo d’Israele, che credette e accettò Cristo Gesù nel loro cuore, mentre tutti gli altri non vollero ascoltare (Atti 13.46), così l’ira di Dio si abbatté su di loro.

Furono perciò abbandonati da Dio, che non li ascoltò più.

I profeti avevano informato insistentemente il popolo, che se non si fosse ravveduto, Dio lo avrebbe cacciato dalla sua terra e mandato in esilio tra le nazioni, sue nemiche,

Zaccaria ancora predice: ”E avvenne che come egli chiamava ed essi non davano ascolto, così essi hanno gridato e io non ho dato ascolto-, dice l’Eterno degli eserciti. –ma li ho dispersi col turbine tra tutte le nazioni che essi non conoscevano. Così il paese rimase desolato dietro di loro, senza più nessuno che vi passasse o vi ritornasse. Di un paese di delizie essi fecero una desolazione-” (v.13,14).

Tale profezia si avverò a soli 70 anni dalla nascita del Messia. Essi furono assediati dai romani, che devastarono il Tempio di Dio e cacciarono definitivamente gli ebrei dalla loro terra.

Israele non sussisté più per circa 1878 anni, corrispondenti a sessantadue settimane (Dan.9:24:25-26).

Capitolo 8

Dio parlò di nuovo a Zaccaria, dichiarando il suo grande amore per Sion, fino ad essere geloso della città, che scelse per sua dimora (Salmo 48:1-8).

Dio permise che Sion fosse calpestata dai gentili, perché il suo popolo era stato disubbidiente alla sua Parola.

Dio abbandonò, però il suo popolo, consegnandolo nelle mani dei suoi nemici, che distrussero il tempio di Dio. Tutto questo accadde per la loro disubbidienza e per il grande peccato di avere rigettato il loro salvatore Gesù Cristo. “Il Signore ha abbandonato il suo altare, ha rigettato il suo santuario, ha consegnato nelle mani del nemico le mura delle sue fortezze; essi hanno alzato grida nella casa dell’Eterno come in un giorno di festa solenne” (Lam.2:7). Certamente Israele fu abbandonato da Dio, ma non rigettato per sempre:  “Io dico dunque: Ha Dio rigettato il suo popolo? Così non sia…” (Rom.11:1).

Dio ricomincerà a trattare con il suo popolo negli ultimi sette anni, che sarà l’ultima settimana delle settanta (Dan.9.24). “Così dice l’Eterno degli eserciti: Io ritornerò a Sion e dimorerò in mezzo a Gerusalemme. Gerusalemme sarà chiamata la Città della fedeltà, e il monte dell’Eterno degli eserciti, il Monte santo-” (v.3).

Un millennio di pace, senza che Satana possa tentare alcuno, perché egli sarà legato e gettato nell’abisso per tutto il millennio (Ap.20:1-2). In quel tempo Dio abiterà con il suo popolo e Sion sarà il monte santo di Dio, dove ci sarà il Suo tabernacolo (vedi. Ez.40 al cap.48).

“Così dice l’Eterno degli eserciti: -Nelle piazze di Gerusalemme siederanno ancora vecchi e vecchie, ognuno con il suo bastone in mano per la sua età avanzata. Le piazze della città saranno affollate di ragazzi e ragazze che giocheranno nelle sue piazze” (v.4,5).

Israele non conosce ancora che questo evento presto si attuerà, perché ancora oggi i suoi occhi sono come chiusi, velati e non possono vedere spiritualmente, ma quando Dio li aprirà nuovamente, allora essi riconosceranno le grandi meraviglie, che sono state fatte per opera di Colui che li trasse fuori dalla schiavitù dell’Egitto.

Il residuo scelto diventerà quindi un popolo potente.

Dio lo preferì tra tutti i popoli della terra, perché fosse un popolo santo, così sarà, quando sarà portato nella nuova Gerusalemme.

Dio manderà tra loro, all’inizio dei sette anni, che sarà l’ultima settimana delle settanta, ovvero nei primi 1260 giorni, i due profeti, che testimonieranno delle grandi cose, che l’Eterno farà per loro. Tramite i profeti, Dio li invita a fortificarsi, perché non sarà più come ai tempi antichi, quando il nemico era in mezzo a loro e non vi era pace, ma nel millennio non sarà così, perché ci saranno pace e giustizia.

Israele è stato in esilio per sessantadue settimane, come una maledizione tra tutte le genti della terra, ma nel millennio invece sarà di grande benedizione, perché tutti i popoli della terra saranno benedetti  in Israele.

“Così dice l’Eterno degli eserciti: -Ecco, io salverò il mio popolo dal paese del Levante e dal paese del Ponente. Io li farò venire ed essi abiteranno in mezzo a Gerusalemme; essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio con fedeltà e giustizia-” (v.7,8).

Tutti i digiuni stabiliti per il popolo del Signore, saranno trasformati in feste, con gioia e allegria, ma dovranno amare solo la giustizia e la pace.

Dopo la guerra di Armagheddon, Dio lascerà pure un residuo appartenente alle nazioni della terra (vedi Zac.14:16), che crescerà e s’ingrandirà. Allora tutti andranno a cercare l’Eterno in Gerusalemme e tutte le nazioni serviranno il Dio grande e potente, il Creatore di tutto e Gerusalemme sarà la capitale di tutto il mondo perché l’Eterno, Dio, dimorerà sul monte Sion.

“Così dice l’Eterno degli eserciti: -Verranno ancora popoli e abitanti di molte città; gli abitanti di una città andranno da quelli dell’altra, dicendo: -Andiamo subito a supplicare la faccia dell’Eterno e a cercare l’Eterno degli eserciti. Ci andrò anch’io. Sì molti popoli e nazioni potenti verranno a cercare l’Eterno degli eserciti a Gerusalemme e a supplicare la faccia dell’Eterno-“ (v.20-22). Tutte le genti appartenenti ai popoli gentili ameranno i Giudei e diranno: “Noi vogliamo venire con voi; perchè abbiamo udito che Dio è con voi” (v.23).

Il millennio è chiamato anche il giorno del riposo, perché per Dio mille anni sono come un giorno, e un giorno come mille anni (Sal.90:4; 2Ptr.3:8).

Come Dio si riposò dalle sue fatiche il settimo giorno, che lo benedisse e lo santificò, così il prossimo millennio, che sarà il settimo dalla creazione, sarà benedetto e sarà abitato dai santi, perché: “…nulla d’immondo e nessuno che commetta abominazione o falsità vi entrerà mai, ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello” (Apoc.21:27), “Perché, se Giosuè avesse dato loro riposo, Dio non avrebbe in seguito parlato di un altro giorno” (Ebr.4.8).

Dio non intendeva riferirsi al riposo del sabato, che il suo popolo doveva osservare, ma al riposo del millennio.

Gli increduli non entreranno in quel riposo (Ebr.3:11,18) ma solo chi avrà creduto. Infatti, Gesù disse: “Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo” (Mt.11:28).

Anche noi aspettiamo il giorno del riposo per le nostre anime (Mt.11:29), il residuo d’Israele vivrà nel millennio in maniera diversa da noi: mentre noi vivremo con Gesù, come sua Sposa o moglie, in comunione a Lui, Israele riprenderà la vita su questa terra, come santi dell’Eterno, scelti per vivere (Is.4:6), “e a voi, che siete afflitti, riposo con noi, quando il Signore Gesù Cristo apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza” (2Tes.1:7).

Capitolo 9

Ricordiamo ancora che le profezie sono esposte in similitudini e in parabole, come Gesù insegnava alle folle, mentre le spiegava ai discepoli (Sal.78:2; Ez.21:5; Osea 12:11). Pochissime di esse riguardano i popoli gentili, perché tutte le promesse e i patti sono rivolti a Israele, come confermato dall’apostolo Paolo: “… che sono israeliti, dei quali sono l’adozione, la gloria, i patti, la promulgazione della legge, il servizio divino e le promesse(Rom.9:4).

Israele è stato abbandonato per la sua incredulità, “…ma ora avete ottenuta misericordia per la disubbidienza di costoro” (Rom.11:30), perciò noi siamo pervenuti alla Grazia, tramite Cristo Gesù e per questo motivo, “…tu che sei olivastro sei stato innestato al loro posto e fatto partecipe della radice e della grassezza dell’olivo” (Rom.11:17) siamo stati innestati e diventati eredi e partecipi delle promesse fatte a Israele.

Mentre loro sono stati increduli e quindi abbandonati, noi abbiamo creduto per fede e siamo stati accolti.

Gli israeliti e giudei increduli non dovevano capire; infatti, Gesù stesso spiegò il motivo in modo esauriente ai suoi discepoli: “Perciò io parlo loro in parabole, perché vedendo non vedano, e udendo non odano né comprendano. Così si adempie la profezia di Isaia, che dice: -Voi udrete ma non comprenderete; guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, essi sono diventati duri d’orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non comprendano, e io non li guarisca” (Mt.13:13-15). Per la loro incredulità, il popolo di Dio divenne cieco e sordo spiritualmente, ma Gesù replicò pure: “Vi ho detto queste cose in similitudini, ma l’ora viene in cui non vi parlerò più in similitudini, ma vi parlerò del Padre apertamente” (Gv.16:25).

Oggi noi abbiamo gli occhi aperti sulle macchinazioni del nemico, solo attraverso lo Spirito Santo, altrimenti saremo come il popolo di Dio, cieco, sordo e incredulo. Lo Spirito Santo ci conduce alla santità e nella verità, senza ombra alcuna, mostrandoci ogni cosa, ma solo per chi crede nel Signor Gesù.

Notiamo come la parola di Dio è rivolta contro Damasco ed anche contro Tiro e Sidone. Nelle profezie la città di Tiro (Ez.26, 27, 28) è paragonata all’attuale Città del Vaticano. Tiro è spesso menzionata e associata all’altra città di Sidone nella Fenicia antica e odierna Libano, per le loro strettissime relazioni, come accade adesso tra Città del Vaticano e Roma, consolidate nel tempo. Dalla storia risulta che nella terza guerra punica, Tiro fu sconfitta e la città fu distrutta nel 146 a.C. dai Romani, i quali, però la ricostruirono e ne fecero una delle città più importanti dell’Impero Romano.

La ricchezza dell’impero cattolico è immensa. Dopo il riconoscimento ufficiale del cristianesimo da parte di Costantino nel 313, con il sostegno offerto dall’autorità imperiale e con la regolarizzazione delle controversie dottrinali del IV sec., il primato del vescovo di Roma s’impose già nel V sec. con Leone Magno e assunse un ruolo di particolare rilevanza anche in ambito politico con la lotta per le investiture, dalla quale il papato uscì rafforzato nel suo ufficio, definito sulla base del diritto canonico, di potenza spirituale e temporale. Questo regno quindi si sviluppò nell’Impero Romano, e s’insediò alla sua caduta, ingrandendosi territorialmente e con potenza, subentrando gradualmente nelle varie forme nella società (Dan.8:22), fino a divenire un regno autonomo, prevalentemente religioso, come descritto dal profeta Daniele nella visione della quarta bestia (Dan.7:23).

L’impero cattolico così ha accumulato beni e ricchezze nel tempo, che l’argento è come polvere e l’oro come il fango delle strade, la profezia lo conferma: “Tiro si è costruita una fortezza e ha accumulato argento come polvere e oro come fango delle strade. Ecco, l’Eterno la spodesterà e distruggerà la sua potenza nel mare, ed essa sarà consumata dal fuoco” (v.3,4) “e, vedendo il fumo del suo incendio, grideranno: -Quale città era simile alla grande città?-“ (Ap.18:18).