Gesù esponeva al popolo i suoi insegnamenti attraverso parabole per far conoscere “…i misteri dei tempi antichi” (Slm.78:2; Mt.13:35) solo a chi era indirizzato; ecco perché alcune volte conclude con: “…Chi ha orecchi da udire, oda!” (Lc.14:35).

Un esempio: “Un uomo piantò una vigna, vi fece attorno una siepe, vi scavò un luogo dove pigiare l’uva, vi costruì una torre e l’affidò a dei vignaioli, poi se ne andò in viaggio. Nella stagione della raccolta inviò a quei vignaioli un servo per ricevere da loro la sua parte del frutto della vigna. Ma essi lo presero, lo batterono e lo rimandarono a mani vuote.  Egli mandò loro di nuovo un altro servo; ma essi, dopo avergli tirate delle pietre, lo ferirono alla testa e lo rimandarono vilipeso. Ne inviò ancora un altro e questi lo uccisero. Poi ne mandò molti altri, e di questi alcuni furono percossi, altri uccisi” (v.1-5).

La vigna raffigura Israele e chi l’ha piantata è Dio (Is.5:7; Ez.16), ovvero Israele è stato scelto tra tutti i popoli. Egli fece uscire Israele dalla schiavitù egiziana con mano potente, lo condusse con cura attraverso il deserto, distrusse popoli e nazioni che abitavano la terra santa per darla in possesso al suo popolo (Gios.11:21; 2Cron.32:21), secondo le promesse fatte ai patriarchi.

La siepe posta intorno alla vigna rappresenta la Sua protezione.

Quando il popolo cominciò ad avere benessere nella terra promessa, si diede all’idolatria, per influenza dei popoli vicini e, peccando così di fornicazione, lasciò l’adorazione al vero Dio. L’Eterno allora inviò i suoi profeti per invitarli al ravvedimento, sollecitandoli a tornare al loro Creatore, ma essi li deridevano e li perseguitavano (2Cron.36:16). Furono mandati tanti altri messaggeri di Dio, in moltissime occasioni, ma essi li percossero e li uccisero.

Il profeta Geremia conferma il loro cambiamento: ”Eppure ti avevo piantato come una nobile vigna tutta della migliore qualità; come dunque ti sei cambiata nei miei confronti in tralci degeneri di vigna straniera?” (Ger.2:21). Nonostante gli avvertimenti di Dio di sterminare ogni popolo e di non prendere alcun bottino, perché abominevoli e perché non si contaminassero con le loro usanze, Israele non ascoltò le indicazioni e finì per mescolarsi e unirsi con i popoli vicini, perché i loro figli sposarono donne straniere, cosa che Dio aveva espressamente vietato, inducendoli ad adorare idoli di ogni genere.

L’idolatria è stata per Israele un peccato persistente, perché preferiva adorare idoli delle nazioni straniere, che Dio aveva scacciato davanti a loro, non tenendo più conto delle grandi opere che l’Eterno aveva fatto fino ad allora per loro. Israele fu reputato un popolo dal collo duro, in altre parole, disubbidiente alle leggi dell’Eterno: “Poiché sapevo che eri ostinato, che il tuo collo era un tendine di ferro e la tua fronte di bronzo” (Is.48:4), per questo motivo, più volte, insistentemente e in diverse occasioni, attraverso i profeti, li aveva ammoniti duramente dalle conseguenze terribili delle loro malvagità, se non si fossero pentiti sinceramente, avessero abbandonato definitivamente i loro peccati e fossero ritornati all’Eterno.

Dio aveva consegnato a Israele una terra fertile, “dove scorre latte e miele” (Num.13:27); essa divenne una nazione potente, che raggiunse il massimo del suo splendore ai tempi del re Davide e di suo figlio Salomone. Un popolo scelto con Patto eterno sin dalle origini, da Abramo, Isacco e Giacobbe. Fu benedetto con grandi ricchezze, ma purtroppo accadeva che più si arricchivano, più si diffondeva e si praticava il peccato di idolatria, perché proprio con il benessere ricevuto da Dio, costruivano grandi altari per i loro déi, come il profeta afferma: “Israele era una vigna lussureggiante, che dava frutto per se stesso; più cresceva il suo frutto, più moltiplicava gli altari; più ricco era il suo paese, più belle faceva le sue colonne sacre” (Osea 10:1).

Dio non ha mai considerato innocente il suo popolo, che rifiutò di convertirsi dalle loro malvagità. Infatti, Dio mandava i suoi servi, i profeti, per convincerli a non peccare più, ma essi, ostinati, rispondevano che volevano compiere i voti che avevano fatto, continuando a sacrificare agli dei stranieri, come a bruciare incenso alla Regina del cielo (dea pagana), allo stesso modo dei loro padri e dei loro re (Ger.44:17).

Il popolo di Dio raggiunse un livello grave d’indifferenza e insensibilità verso i richiami divini, tale che preferiva ascoltare i falsi profeti che annunciavano cose piacevoli e favorevoli a loro, al contrario della verità proclamata dai servi dell’Altissimo, che li esortavano invece al pentimento dei loro peccati.

Gli Israeliti perciò perseguitarono i profeti, i messaggeri di Dio, perché li raccomandavano di continuo di ritornare a seguire le leggi divine e loro non li volevano neppure ascoltare, rispondendo: “-Non abbiate visioni-, e ai profeti: -Non profetateci cose vere, diteci cose piacevoli, profetateci cose ingannevoli-” (Is.30:10). Preferivano la menzogna alla verità, come Gesù riprese i Giudei con: “Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro; egli fu omicida fin dal principio e non è rimasto nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, parla del suo perché è bugiardo e padre della menzogna. A me, invece perché vi dico la verità, voi non credete… Chi è da Dio, ascolta le parole di Dio; perciò voi non le ascoltate, perché non siete da Dio” (Gv.8:44,45,47) e li rimproverò, perché essi assicuravano che se loro fossero vissuti al tempo dei loro padri, non si sarebbero associati a loro nell’uccidere i santi profeti (Mt.23:30).

Anche ai nostri tempi avvengono molte ingiustizie, che spesso rimangono nascoste e perciò impunibili, perché coperte da finte operazioni, ma non agli occhi di Dio, per giustificare la loro condotta malvagia, perché “…gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Infatti chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprovate” (Gv.3:19,20) e “Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno la sana dottrina ma, per prurito di udire, si accumuleranno maestri secondo le proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole” (2Tmt.4:3,4)

Il profeta Geremia, per lo Spirito di Dio, si rivolge contro chi guidava il suo popolo, prima della venuta del Messia, affermando che: “Molti pastori hanno devastato la mia vigna, hanno calpestato la mia porzione, hanno ridotto la mia deliziosa porzione in un deserto desolato” (Ger.12:10). Il popolo Ebreo non volle convertirsi a Dio, che inviava assiduamente dei messaggeri, ”Ma essi si beffavano dei messaggeri di Dio, disprezzavano le sue parole e schernivano i suoi profeti” (2Cron.36:16).

Gesù riferì agli scribi e ai farisei, che anche loro, come i loro padri uccisero i profeti, così avrebbero fatto, colmando la misura, a quelli che sarebbero venuti, affinché tutto il sangue dei giusti versato sulla terra (Israele) ricada su di loro, da quello del giusto Abele fino a quello di Zaccaria, che fu ucciso tra il tempio e l’altare (Mt.23:31-35). Quello che Gesù dichiarò, fu per la loro ottusità a non ascoltare le sue parole di verità, a causa della loro posizione sociale, come custodi della legge e per la loro incredulità, non riconoscendo il loro interlocutore, che condannò il loro operato: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché né entrate voi, né lasciate entrare coloro che stanno per entrarvi” (Mt.23:13), per cui essi pagheranno e tutto ricadrà su questa generazione (Mt.23:36).

Molti profeti, servi fedeli a Dio, furono uccisi, ma “Gli restava ancora uno da mandare: il suo amato figlio…” (Mrc.12:6) ed era proprio lì davanti a loro e non lo riconobbero come il Messia, il Salvatore.

Venuto quindi il tempo determinato da Dio, Egli “…Per ultimo mandò loro anche lui, dicendo: -Avranno almeno rispetto per mio figlio-” (v.6). Dio scelse Israele e la Tribù di Giuda, da cui il Messia doveva nascere, ma in essi non trovò integrità. Gesù venne proprio in mezzo a loro per portare salvezza, ma non fu creduto e quindi fu respinto: “Egli è venuto in casa sua, e i suoi non lo hanno ricevuto” (Gv.1:11). Quando Gesù venne, trovò solo incredulità e orgoglio, perché gli scribi e i farisei imponevano al popolo di osservare la Legge, conservando la loro autorità, ma loro non la mettevano in pratica (Mt.23:3). I capi dei Giudei erano perciò orgogliosi del loro stato e potere, perché amavano farsi chiamare maestri e di essere salutati nelle piazze, ma Gesù li ammonì: “Guai anche a voi, dottori della legge! Perché caricate gli uomini di pesi difficili da portare, e voi non toccate questi pesi neppure con un dito” (Lc.11:46).

Il profeta Isaia sostiene che “…la vigna dell’Eterno degli eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda sono la piantagione della sua delizia. Egli si aspettava rettitudine ed ecco spargimento di sangue, giustizia ed ecco grida di angoscia” (Is.5:7). Gesù fu da Dio mandato ai giudei (Atti 3:20; Rom.1:16) per il loro ravvedimento, ma essi lo rifiutarono e non ebbero certo rispetto per il Figlio di Dio e “quei vignaioli dissero fra loro: -Costui è l’erede, venite, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra-. Così lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori dalla vigna” (v.7,8). Gesù è stato da essi messo a morte per la loro incredulità, perché hanno preferito continuare a credere nelle loro tradizioni e ai falsi profeti, invece che a Cristo, il Messia.

Gesù è stato flagellato e condotto fuori Gerusalemme per essere crocifisso: “…anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, ha sofferto fuori della porta” (Ebr.13:12). Inchiodato sulla croce, Gesù pagò l’iniquità di tutti quelli che credono in Lui, ma per quelli che non credono, Egli è la pietra d’intoppo, che li fa cadere, appunto: ”Per voi dunque che credete essa è preziosa, ma per coloro che disobbediscono: –La pietra, che gli edificatori hanno rigettato, è divenuta la testata d’angolo, pietra d’inciampo e roccia d’intoppo che li fa cadere-“ (1Ptr.2:7).

Israele rifiutò di convertirsi alla predicazione di Gesù e degli apostoli e fu cacciato dalla terra promessa (Atti 13:46; Mt.22:8), in accordo alle parole del Signore a conclusione della parabola: “Che farà dunque il padrone della vigna? Egli verrà e sterminerà quei vignaioli…” (v.9), “Ma ora vi farò sapere ciò che sto per fare alla mia vigna: rimuoverò la sua siepe e sarà interamente divorata, abbatterò il suo muro e sarà calpestata” (Is.5:5). Avvenne esattamente quello che fu profetizzato da Gesù e dai suoi apostoli che, dopo circa 40 anni dall’ascensione di Gesù nei cieli (Atti 1:9), Dio tolse la sua protezione da Israele e mandò contro di loro gli eserciti romani, che assediarono, incendiarono Gerusalemme e abbatterono il Tempio di Dio (70 d.C.). Il residuo superstite fu disperso fra tutte le nazioni del mondo (Lev.26:33; Ger.18:17; 24:9), così iniziò per Israele l’esilio delle sessantadue settimane (Dan.9:24-26), terminato nel 1948, dopo la Shoah, lo sterminio degli Ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Il popolo, che Dio scelse per sua eredità, portandolo fuori dalla schiavitù dell’Egitto con mano potente e con braccio steso, dimenticò presto le leggi del suo Dio e fu più volte ribelle, allontanandosi dal Creatore per servire le creature. Per questo motivo, Dio pronunciò, per bocca del suo servo Geremia,: “… –il mio popolo ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne rotte, che non tengono l’acqua-“ (Ger.12:10). Dio abbandonò quindi il suo popolo all’esilio per lunghissimo tempo, 62 settimane di Daniele, circa 1878 anni dal 70 d.C., fino al rientro in Israele di un residuo di ebrei nel 1948.

Dal momento del riconoscimento ufficiale dello stato di Israele, abbiamo per gli ebrei un periodo di silenzio profetico, che sarà interrotto nell’ultima settimana delle 70 di Daniele, quando Dio riprenderà un residuo scelto tra tutte le tribù, negli ultimi 7 anni, prima della fine e prima del millennio, sotto la sua protezione e farà un nuovo patto con loro ”…non come il patto che feci con i loro padri, nel giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese di Egitto, perché essi non sono rimasti fedeli al mio patto, ed io li ho rigettati, dice il Signore” (Ebr.8:9). Infatti, nell’ultima settimana delle settanta (Dan.9:24), per Israele ci sarà salvezza, ma solo per quelli che Dio ha scelto (Dan.12:1), di cui avrà compassione, perdonando i loro peccati, così essi saranno un popolo santo: “Ed avverrà che chi sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo, cioè chiunque in Gerusalemme sarà iscritto tra i vivi” (Is.4:3). Questo residuo scelto riconoscerà che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio, mandato per la salvezza dei popoli e che i loro padri lo uccisero, appendendolo a un legno (Atti 5:30). Essi invocheranno Dio che ritorni a loro per proteggere Israele, la sua vigna: “O DIO degli eserciti, ti preghiamo, ritorna; guarda dal cielo e vedi, e visita questa vigna” (Slm.80:14).

Certamente Dio riprenderà a benedire il suo popolo che, da un piccolo residuo, diventeranno una nazione potente e numerosa (Is.60:22). Israele trascorrerà il millennio, dove regnerà la pace e la giustizia con ricchezze, perché Dio abiterà con gli uomini (Ap.21:3) e gli ebrei saranno il suo popolo. Nel millennio, non ci sarà più alcun male, perché Satana sarà legato e gettato nell’abisso (Ap.20:1,2) e “In quel giorno avverrà che il residuo d’Israele e gli scampati della casa di Giacobbe non si appoggeranno più su colui che li colpiva, ma si appoggeranno in verità sull’Eterno, il Santo d’Israele” (Is.10:20).

Dio ama il suo popolo e tra loro ha scelto un residuo, che curerà, nutrirà  (Ap.12.6) per 1260 giorni della grande tribolazione e, alla fine, entrerà nella nuova Gerusalemme ricostruita, dopo la guerra di Armagheddon, dove tutti gli empi saranno sterminati dalla Parola di Gesù (Ap.19:11-21; Zac.14:13; Ez.38.21).

La vigna dell’Eterno sarà ricomposta (Is.60:10; 61:4) e Gesù regnerà come RE dei re, con tutta la sua Chiesa e ”… regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine” (Lc.1:33).

Gesù è e sarà sempre il “Maestro, tu sei il Figlio di Dio; tu sei il re dIsraele” (Gv.1:49), come disse Natanaele, quando lo incontrò, e per te chi è Gesù?

Le ultime parole del Signore furono: “…e darà la vigna ad altri” (v.9), così accadde che, avendo i giudei rifiutato il messaggio di salvezza, gli apostoli “Allora Paolo e Barnaba, …dissero: -Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la Parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco, noi ci rivolgiamo ai gentili. Poiché così ci ha comandato il Signore: -Io ti ho posto come luce delle genti perché tu sia di salvezza fino all’estremità della terra-” (Atti 13:46,47) e, all’udire queste parole, successe una cosa meravigliosa che “I gentili,… si rallegrarono e glorificavano la parola del Signore; e tutti coloro che erano preordinati alla vita eterna credettero” (Atti 13:48).

Come Gesù dichiarò: “Io sono la risurrezione e la vita, chiunque crede in me, anche se fosse morto, vivrà. E chiunque vive e crede in me non morrà mai in eterno. Credi tu questo?” e come rispose Marta “Si, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio…” (Gv.11:25-27), così credi anche tu, perché “…se credi, vedrai la gloria di Dio” (Gv.11:40) e “…ogni cosa è possibile a chi crede” (Mrc.9:23) e ricorda “chi avrà creduto e sarà stato battezzato, sarà salvato…” (Mrc.16:16).