La scrittura indica che noi non riceviamo se ci comportassimo da materiali, chiedendo, pregando e operando carnalmente. Gesù afferma in Gv.14:13,14: “E qualunque cosa chiederete nel nome mio la farò …” .
Quanti hanno chiesto nel nome di Gesù e non hanno ricevuto. Perché?
Troviamo una risposta in Gc.4:3: “Voi domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri “ .
Altro motivo ce lo spiega Gesù stesso in Mt.18:3: “… se non vi convertite e non diventate come piccoli fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli” .
Cerchiamo di capire il significato partendo da com’è un piccolo bambino: semplice, con cuore umile. Noi tutti siamo stati dei piccoli fanciulli, ricordiamoci com’eravamo, in che modo si chiedeva qualcosa ai genitori, sicuramente con la certezza che si veniva ascoltati, con sottomissione perché eravamo timorosi e rispettosi di loro, con semplicità e modestia perché non usavamo malizie, né raggiri, ma soltanto si domandava fiduciosi.

Io ne ho sperimentato l’efficacia. Nella mia richiesta, facendo presente il mio bisogno al Signore, ho annullato la mia volontà e, sottoponendomi alla sua, ho riconosciuto che l’Eterno, nella sua omniscenza, già conosceva la mia necessità prima ancora di esporla in accordo a “Poiché prima ancora che la parola sia sulla mia bocca tu, o Eterno, la conosci appieno” (Slm.139:4), perché leggeva il desiderio del mio cuore: “Tu gli hai concesso il desiderio del suo cuore e non gli hai rifiutato la richiesta delle sue labbra“; (Slm 21:2) e mi sono affidata completamente alla sua Grazia.

Ecco la predisposizione corretta: essere coscienti che nel momento in cui stai chiedendo qualcosa pregando, Dio sta leggendo il tuo cuore.
A tal proposito è confermato: “Chi dunque si umilierà come questo piccolo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei cieli” (Mt.18:4). Prendiamo l’esempio da un piccolo fanciullo che non ha orgoglio, né rancori, né malizia, ma sa amare e farsi amare.
Noi dobbiamo diventare come loro per entrare nel paradiso, iniziamo a riflettere, prima di operare, se le nostre motivazioni o intenzioni riflettessero come i desideri di un piccolo fanciullo.

Gesù continua il suo insegnamento avvisandoci di mozzare un arto o di cavare un’occhio e gettarli via, se essi fossero per noi occasione di peccato, perché è meglio entrare nella vita senza di essi, anziché completi essere gettati nel fuoco eterno (v.9). Tu puoi divenire, nella tua parte spirituale, come un piccolo fanciullo ed esserlo per ricevere ciò che chiedi a Dio. Egli non ti chiede qualcosa che tu non possa fare, perciò tu puoi e devi trasformarti in un bambino, se vuoi veramente entrare nel regno dei cieli. Come un bambino attento, ubbidiente, timoroso, semplice e puro perché, ripeto, “…il regno di Dio è per chi assomiglia a loro” (Mt.19:14).