L’uomo carnale pensa ed è dominato dalla sua mente, che attraverso i desideri e piaceri, viene attratto dalle cose visibili (del mondo) e di conseguenza agisce per il bene del suo corpo. Avviene il contrario per chi vive per Cristo, che rinuncia al mondo e al suo benessere, perché è disposto a soffrire per la gioia del suo spirito e anima (Gal.2:20). Infatti, “ se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione”  (Rom.8:10).

L’uomo carnale segue i frutti della carne, divenendo “ traditori, avventati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio” (2Tmt.3:4).Concentrandosi solo su se stesso, non può riconoscere di avere uno spirito, né un’anima, perché lui vede solo il suo corpo e vive per quello. Egli pensa a soddisfare ogni suo desiderio e piacere, esaltando così il suo io. In questo modo, verrà quindi assorbito da tutte le cose mondane, dimenticando che tutto porta alla morte. “Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio” (Rom.8:7,8.) Se l’essere umano riconoscerebbe che dipende solamente da Dio e tutte le opere del male che fa, saranno usate contro di lui, perché “E questi se ne andranno a punizione eterna …” (Mt.25:46).

 “Infatti quelli che sono secondo la carne, pensano alle cose della carne” (Rom.8:5). Chi vive per la carne, ha il pensiero assorbito dalle cose mondane e rifiuta tutto quello che è spirituale.  

“Invece quelli che sono secondo lo Spirito, pensano alle cose dello Spirito” (Rom.8:5). Infatti, l’uomo che vive per lo Spirito, è nato di nuovo nello Spirito. Il suo pensiero non è rivolto alle cose del mondo, ma ha il suo sguardo fisso verso Cristo (Ebr.12:2).  È fedele e pratica la verità e, quando si sveglia la mattina, il suo pensiero è adorare Dio, piegando le ginocchia e ringraziandoLo  (Sal.119.164), perché i suoi occhi hanno avuto la possibilità di vedere un altro giorno.

Di conseguenza, il servitore di Dio pensa a come piacere al suo Signore, vale a dire, come fare fedelmente la volontà di Dio, nella giornata che gli si presenta davanti.

L’uomo spirituale agisce per il bene della sua anima; ubbidisce e chiede a Dio forza, sapienza e conoscenza della sua Parola per applicarla, mettendola in pratica, senza tralasciare alcuna cosa. Egli non cerca per il bene del suo corpo, perché conosce che Dio gli darà tutto ciò di cui ha bisogno, perché conosce la promessa fatta da Gesù “cercate prima il regno e la giustizia di Dio e tutte queste cose vi saranno date in più” (Mt.6:33).  Affronta con sicurezza qualsiasi problema, sapendo che Dio difende la sua causa (Sal.9:4; 43:1).

Inoltre chi vive per Cristo, ama tutti profondamente, perché sa che è stato Dio ad amarlo per prima (1Gv.4:10). Egli ha continuamente davanti ai suoi occhi il premio, che gli è stato promesso: “i giusti a vita eterna” (Mt.25:46).

Chi ama Dio, preferisce trascorrere il suo tempo libero, leggendo e meditando le Scritture, dando agli altri gratuitamente ciò che lui ha ricevuto gratis (Mt.10:8). Egli rinuncia a sedersi davanti alla televisione o a guardare spettacoli teatrali, film e simili, perché sa di certo che essi sono finzione e falsità e che i bugiardi non entreranno nel regno di Dio (Ap.21:8). Inoltre eviterà ogni cosa che lo possa allontanare da Cristo Gesù, il suo Signore.

Chi serve Dio, rinuncia a se stesso, ovvero non vive solo curando il corpo, ma dà preminenza al suo spirito e importanza alla sua anima. Egli sceglie di condurre una vita santa, perfetta e irreprensibile (Mt.5:48; Ebr.10:1,14; Gcm.1:4; 1Ptr.1:15,16; Ef.1:4; 1Cor.1:8), per giungere alla fine vittorioso nel regno di Cristo Gesù (Col.1:13; Ap.21:7).  Non trascuriamo l’invito di Gesù: “Diceva poi a tutti: .-Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a sé stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua-” (Lc.9:23).

Non occorre preoccuparsi come sarà il domani, Dio veglia sui giusti e non gli fa mancare alcuna cosa (Prov.24:12),  perché sa che: “L’Eterno è il mio pastore, nulla mi mancherà” (Sal.23:1). Ogni giorno affronteremo tutte le difficoltà, che incontreremo con la forza che Dio ci dà; infatti ”Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Mt.6:34). Importante è che “Sia la mia bocca ripiena della tua lode, e celebri ogni giorno la tua gloria!” (Sal.71:8).

 Quando l’uomo fu formato dalla polvere, non ebbe vita in sé, fino a che divenne poi un’anima vivente: “L’Eterno Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente” (Gen.2:7). Così Dio formò l’uomo, soffiò nelle sue narici un alito, che è lo spirito, divenendo un’anima vivente (Gen.2:7). Ogni essere umano, che viene al mondo, oltre al corpo, ha pure un’anima immortale e uno spirito. Alla morte, il corpo ritornerà a essere polvere della terra (Gen.2:19), da cui è stato tratto, mentre lo spirito ritorna a Dio, che l’ha dato (Eccl.12:9; Giob.34:14; 33:4).

 La nostra anima è eterna; infatti, il profeta Isaia e Gesù identificano l’anima come un verme, che non muore mai (Is.66:24; Mc 9:44,46,48). Per tutti i santi, che entreranno nel regno di Dio e di Cristo, l’anima sarà rivestirà da un corpo celeste, “ E come abbiamo portato l’immagine del terreno, così porteremo anche l’immagine del celeste” (1Cor.15:49; 2Cor.5:2). Nella risurrezione dei morti, noi riceveremo un corpo simile a quello di Gesù (Rom.6:5), perché: “…ha  vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla  morte  alla  vita” (Gv.5:24).  

Gesù è risorto per primo dai morti (At.26:23; 1Cor.15:20),  perciò  Egli è il primogenito dei morti (Ap.1:5); similmente noi, nella stessa potenza di Dio, risorgeremo a vita eterna (1Cor.6:14) per stare sempre con il Signore. Quando rapirà la sua Chiesa, Gesù si fermerà sulle nuvole e chiamerà con un potente comando e con voce di arcangelo tutta la Chiesa o sposa ed essa risusciterà per prima, “Poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore” (1Tes.4:17). Se non sentiremo la chiamata del Signore e la tromba di Dio suonare, noi rimarremo qui sulla terra per subire l’intera ira di Dio, iniziando con le piaghe dei sigilli e, se restassimo ancora in vita, attraverseremmo la grande tribolazione, insieme alle tremende piaghe delle coppe. Alla fine dei mille anni, risorgeremo per essere giudicati da Dio e allora subiremo la condanna alla morte eterna, lontani da Dio e destinati nella geenna del fuoco inestinguibile,” dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne” (Mrc.9:48; Ap.20:15).

Oggi, sei ancora in tempo di rinunciare al mondo e seguire Cristo, che ti esorta: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap.3:20).

Non perderti d’animo, come rileva l’apostolo Paolo, perché se il corpo esteriore va in rovina, saprai invece con certezza che l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno alla gloria di Dio. Sappi che ogni afflizione è leggera e per poco tempo, ma essa produce un grande e smisurato peso eterno di gloria (2Cor.4:16,17).

“Poiché l’ira sua è solo per un momento, ma la sua benevolenza è per tutta una vita. La sera ci accompagna il pianto; ma la mattina viene la gioia” (Sal.30:5).

Tutti insieme chiediamo: “Signore, ascolta la mia preghiera e giunga fino a te il mio grido!” (Sal.102:1).

“Io ho riconosciuto che tutto quello che Dio fa è per sempre; niente c’è da aggiungervi, niente da togliervi; e che Dio fa così perché gli uomini lo temano” (Eccl.3:14).