Capitolo 1.
Dopo che Dio aveva mostrato a Geremia tutto quanto doveva accadere su Giuda, Gerusalemme e infine anche su Israele, gli fu ordinato dal Signore: “Tagliati i capelli e gettali via, e intona sulle alture un lamento, perché l’Eterno ha rigettato e abbandonato la generazione della sua ira” (Ger.7:29). In ubbidienza, il profeta fece delle lamentazioni e si rasò la testa; il taglio dei capelli e gettarli via, rappresenta il popolo di Dio, che fu allontanato da Dio e mandato via dalla loro terra.
Dal verso 1 al 6, il profeta evidenzia la grande tristezza di Gerusalemme e di Giuda, dopo aver subito l’ira di Dio contro di loro. La Tribù di Giuda e Beniamino dopo la morte del re Salomone formarono due regni separati: Giuda e Israele. Israele fu la prima ad essere ribelle, fino al punto che Dio la diede nelle mani dei suoi nemici, per essere dominata dalle nazioni, che Dio aveva scacciato. Avvenne così che il popolo di Dio, durante il regno di Osea, re d’Israele, fu deportato dal re d‘Assiria “Ciò avvenne perché gli Israeliti avevano peccato contro il Signore loro Dio, che li aveva fatti uscire dal paese d’Egitto, liberandoli dal potere del faraone re d’Egitto; essi avevano temuto altri dei” (2Re 17:7-41).
In seguito, accadde anche a Giuda e a Gerusalemme, come fu per Israele, perché essi compirono ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva profetizzato Geremia. Si ribellarono all’Eterno e adorarono gli dei delle nazioni, prostrandosi davanti alla milizia del cielo e adorarono la regina del cielo, “perché essi mi hanno abbandonato e si sono prostrati davanti a Ashtoreth, la dea dei Sidoni, davanti a Kemosh, il dio di Moab e davanti a Milkom, il dio dei figli di Ammon, e non hanno camminato nelle mie vie per fare ciò che è giusto ai miei occhi e per osservare i miei statuti e i miei decreti, come fece suo padre Davide” (1Re 11:3). Dio agì allora anche contro Giuda e Gerusalemme, deportandoli per l’azione del re Nabucodonosor in Babilonia.
Tutto quello che avvenne al popolo che Dio si scelse come sua eredità (Is.47:6), è descritto da tutti i profeti, mandati in anticipo al popolo per avvertirli di convertirsi dalle malvagità commesse, ma loro non ascoltarono.
Mentre il profeta Geremia viveva in Gerusalemme, il popolo giunse al limite del peccato e avvenne proprio quello che i profeti avevano rivelato a riguardo, cioè la deportazione babilonese. Infatti, Dio eseguì contro di loro come aveva annunciato tramite i suoi profeti, ordinando a Geremia di fare una lamentazione su Giuda, Gerusalemme e sul popolo:
“Ah! come sta solitaria la città un tempo ricca di popolo! È divenuta come una vedova, la grande fra le nazioni; un tempo signora tra le province è sottoposta a tributo” (v.1).
La città di Gerusalemme è la gioia di Dio (Sal.137.6), ma divenne solo rovine. Le nazioni vicine dall’ammirare le meraviglie della città, divennero suoi nemici, tradendola.
“Giuda è emigrato per la miseria e la dura schiavitù. Egli abita in mezzo alle nazioni, senza trovare riposo; tutti i suoi persecutori l’hanno raggiunto fra le angosce. Le strade di Sion sono in lutto, nessuno si reca più alle sue feste; tutte le sue porte sono deserte, i suoi sacerdoti sospirano, le sue vergini sono afflitte ed essa è nell’amarezza” (v.3,4).
Quando gli avversari di Giuda divennero padroni della città, da farne quello che volevano, condussero tutti i loro bambini in schiavitù, perché il Signore li aveva afflitti per tutti i loro numerosi peccati. I suoi nemici raggiunsero la figlia di Sion, Gerusalemme e la depredarono, perciò essa ricorda i tempi di splendore e quando cadeva per mano dei loro nemici, nessuno gli porgeva aiuto, ridendo delle sue misere condizioni.
Tutto avvenne perché: “Gerusalemme ha peccato gravemente, per questo è divenuta un panno immondo; quanti la onoravano la disprezzano, perché hanno visto la sua nudità; anch’essa sospira e si volge indietro. La sua sozzura è nei lembi della sua veste, non pensava alla sua fine; essa è caduta in modo sorprendente e ora nessuno la consola. -Guarda, Signore, la mia miseria, perché il nemico ne trionfa-. L’avversario ha steso la mano su tutte le sue cose più preziose; essa infatti ha visto i pagani penetrare nel suo santuario, coloro ai quali avevi proibito di entrare nella tua assemblea. Tutto il suo popolo sospira in cerca di pane; danno gli oggetti più preziosi in cambio di cibo, per sostenersi in vita. -Osserva, Signore, e considera come sono disprezzata! Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore, al dolore che ora mi tormenta, e con cui il Signore mi ha punito nel giorno della sua ira ardente–“ (v.8-12).
Il popolo che ubbidì alla voce del Signore fu traferito in Babilonia, dove servì il re di Babilonia per settanta anni, mentre quelli che si rifiutarono di andare in Babilonia morirono di fame, di spada e di peste (Ger.14:12).
Dal verso 13 al 22 continua la descrizione dell’amarezza di Giuda, Gerusalemme e di Sion, tutte ripudiate per il grande peccato che esisteva in esse.
“Giusto è il Signore, poiché mi sono ribellata alla sua parola. Ascoltate, vi prego, popoli tutti, e osservate il mio dolore! Le mie vergini e i miei giovani sono andati in schiavitù… Guarda, Signore, quanto sono in angoscia; le mie viscere si agitano, il mio cuore è sconvolto dentro di me, poiché sono stata veramente ribelle” (v.18,20).
E’ già stato decretato da Dio, il Signore dell’universo, che quelli che hanno gioito per la grande sciagura toccata a Israele, alla fine, saranno trattati alla stessa maniera, come riferito “ed essi siano simili a me! Ti sia presente tutta la loro malvagità e trattali duramente come hai trattato me, a causa di tutte le mie prevaricazioni” (v.21,22).
Capitolo 2.
Dal verso 1 al 10 la lamentazione di Geremia è su Gerusalemme e sul popolo d’Israele, profetizzando tutto quanto avvenne a circa settanta anni dalla nascita del Messia. Quando Israele arrivò all’apice della gloria, rifiutò il Cristo e così si attirò addosso la rovina, come profetizzato da Mosè: “E, quanto a voi, io vi disperderò fra le nazioni e vi inseguirò a spada tratta; il vostro paese sarà desolato e le vostre città saranno deserte” (Lev.26:33); “…Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli” (Neem.1:8; Is.9:16; Ger.13:24).
“Come il Signore ha oscurato nella sua ira la figlia di Sion! Egli ha scagliato dal cielo in terra la gloria di Israele. Non si è ricordato dello sgabello dei suoi piedi nel giorno del suo furore. Il Signore ha distrutto senza pietà tutte le dimore di Giacobbe; ha abbattuto con ira le fortezze della figlia di Giuda; ha prostrato a terra, ha profanato il suo regno e i suoi capi. Con ira ardente egli ha infranto tutta la potenza di Israele. Ha tratto indietro la destra davanti al nemico; ha acceso Giacobbe come una fiamma di fuoco, che divora tutto all’intorno. Ha teso il suo arco come un nemico, ha tenuto ferma la destra come un avversario, ha ucciso quanto è delizia dell’occhio. Sulla tenda della figlia di Sion ha rovesciato la sua ira come fuoco” (v.1-4).
La figlia di Sion è Gerusalemme, Dio non perdona, quando ha parlato e ha avvertito di convertirsi dal male e non si ascolta, avviene quello che ha predetto: “Io punirò il mondo per la sua malvagità e gli empi per la loro iniquità; farò cessare l’alterigia dei superbi e abbatterò l’arroganza dei tiranni” (Is.13:11).
Dio non perdonò neppure gli angeli e il cherubino che peccarono, ma li cacciò nelle tenebre (2Ptr.2:4) e ancora non risparmiò il suo popolo, che non volle riconoscere il Figlio di Dio, il Cristo, condannandolo a morte (At.2:32; 13:46).
Avvenne allora, per la grande iniquità del popolo di Dio, che “Il Signore è divenuto come un nemico, ha distrutto Israele; ha distrutto tutti i suoi palazzi, ha abbattuto le sue fortezze, ha moltiplicato alla figlia di Giuda lamento e cordoglio. Ha devastato come un giardino la sua dimora, ha demolito il luogo della riunione” (v.5,6).
Dio non tenne conto della bellezza di Gerusalemme e del suo Tempio, perché era tutto contaminato, perciò fece dimenticare a loro le feste e il sabato. Il Signore rigettò sacerdoti, altare e santuario, consegnando tutto nelle mani dei nemici d’Israele, i quali distrussero con gioia le mura e il tempio della figlia di Sion (Gerusalemme).
Il Signore Dio aveva deciso di demolire e così non ritrasse la mano dalla distruzione. Egli compì quanto aveva deciso da molto tempo (Lev.26:33). Il residuo dei superstiti israeliti furono dispersi tra tutte le nazioni della terra; non ci furono più profeti, neppure re o capi per il popolo; tutti senza più legge.
Dio li umiliò rendendoli tutti alla pari.
Il profeta espone dal verso 11 al 15 il suo dolore per la grande rovina di Gerusalemme e per il popolo ribelle, che per il profeta doveva sempre arrivare il giorno quando “è grande come il mare la tua rovina; chi potrà guarirti?” (v.13). Avvenne che, durante l’assedio di Gerusalemme, morirono grandi e piccoli di fame e di peste; le donne incinte non diedero alla luce i loro bambini e non esisteva alcuno per consolarli.
Israele amò i falsi profeti, che avevano predetto al popolo lusinghe, vanità e illusioni, perciò le loro iniquità sono rimaste, perché non si ravvidero dai loro peccati.
“-È questa la città che dicevano bellezza perfetta, gioia di tutta la terra?- Spalancano contro di te la bocca tutti i tuoi nemici, fischiano e digrignano i denti, dicono: -L’abbiamo divorata! Questo è il giorno che aspettavamo,
siamo arrivati a vederlo-. Il Signore ha compiuto quanto aveva decretato, ha adempiuto la sua parola decretata dai giorni antichi, ha distrutto senza pietà, ha dato modo al nemico di gioire di te, ha esaltato la potenza dei tuoi avversari–“ (v.15-17).
Gerusalemme viene invitata al ravvedimento, con grida e lacrime verso il Signore e di non fermarsi mai giorno e notte, non darsi pace, ma che facesse scorrere come torrente le sue lacrime. Quello che avvenne in Gerusalemme non era mai stato fatto a nessuna città.
Infatti, il profeta rivela quello che avvenne a circa settanta anni d.C.: “Guarda, Signore, e considera; chi mai hai trattato così? Le donne divorano i loro piccoli, i bimbi che si portano in braccio! Sono trucidati nel santuario del Signore sacerdoti e profeti! Giacciono a terra per le strade ragazzi e vecchi; le mie vergini e i miei giovani sono caduti di spada; hai ucciso nel giorno della tua ira, hai trucidato senza pietà. Come ad un giorno di festa hai convocato i miei terrori dall’intorno. Nel giorno dell’ira del Signore non vi fu né superstite né fuggiasco. Quelli che io avevo portati in braccio e allevati li ha sterminati il mio nemico” (v.20-22) Per la durezza del popolo, Gerusalemme (la città di Dio, Ebr.12:22) fu contaminata da tutte le loro abominazioni.
Dio trattò Gerusalemme e Israele senza pietà, perché il loro peccato fu grande e non vollero convertirsi (Gv.1:11), continuando a peccare fino a raggiungere il limite posto da Dio, “ma essi gridavano: -Crocifiggilo, crocifiggilo!-“ (Lc.23:21), “…Benché non trovassero in lui nulla che fosse degno di morte, chiesero a Pilato che fosse ucciso” (At.13:28).
Chi pensa che Dio passi sopra il peccato senza condannare, si sbaglia, perché Dio è Giusto e giudice per tutti.
Capitolo 3.
Dal verso 1 al 21 il profeta rivela la sofferenza e tutta l’angoscia subita dal nostro Signor Gesù Cristo durante il suo Ministero terreno. Vedendo il male che esisteva tra tutto il popolo, ma Egli era venuto per dare la sua vita in sacrificio per i loro peccati e fino a quel giorno non poteva fare altro che aspettare predicando la vita eterna. alla fine del suo Ministero, terminò la sua vita terrena su una croce per morire sotto il peso dei peccati di tutti quelli che credevano e crederanno in Lui fino alla fine. Subendo l’abbandono di Dio (Mt.27:46). Infatti, fu “percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità” (Is.53:4,5).
Il profeta rivelò della sofferenza del Signor Gesù, affermando: “Io sono l’uomo che ha provato la miseria sotto la sferza della sua ira (di Dio). Egli (Dio) mi ha guidato, mi ha fatto camminare nelle tenebre e non nella luce. Solo contro di me egli ha volto e rivolto la sua mano tutto il giorno” (v.1-3).
Gesù viveva in mezzo ad un popolo accecato dalle tenebre, che invece di riconoscerlo come loro RE, lo perseguitavano e mentre lo conducevano a morte, Egli disse: “Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?” (Lc.23:31). Israele non comprese che Gesù era venuto per portare loro la salvezza dell’anima, mentre loro si aspettavano salvezza carnale e non spirituale, perciò Dio li abbandonò come evidenzia dal vero 14 al 18.
Per tutti quelli che credono in Gesù e lo riconoscono, avverrà quello che il profeta rivelò per Israele “Le misericordie del Signore non sono finite, non è esaurita la sua compassione; esse son rinnovate ogni mattina, grande è la sua fedeltà. -Mia parte è il Signore – io esclamo – per questo in lui voglio sperare-. Buono è il Signore con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca” (Lam.3:22-25).
Per tutti quelli che non hanno rigettato la Grazia, è avvenuto che, avendo fede in Cristo e sperando nella vita eterna, promessa fin dal principio della creazione, se persevereranno fino alla fine, senza dubitare, riceveranno la salvezza delle loro anime. Occorre perciò prendere il giogo di Cristo e imparare da Lui (Mt. 11:29), con pazienza, fiducia e sopportando ogni prova, si arriverà vittoriosi.
Anche per gli israeliti, che vivevano sotto la legge, arrivò la Grazia, ma solo per quelli che riconobbero il Signor Gesù come il Messia, il Cristo, che essi aspettavano; essi furono salvati.
“Poiché il Signore non rigetta mai. Ma, se affligge, avrà anche pietà secondo la sua grande misericordia” (v.30-32). Infatti, grande misericordia Dio ha usato verso tutti quelli che credono e certamente Dio umilia e affligge i figli dell’uomo.
“Quando schiacciano sotto i loro piedi tutti i prigionieri del paese, quando falsano i diritti di un uomo in presenza dell’Altissimo, quando fan torto a un altro in una causa, forse non vede il Signore tutto ciò? Chi mai ha parlato e la sua parola si è avverata, senza che il Signore lo avesse comandato? Dalla bocca dell’Altissimo non procedono forse le sventure e il bene? Perché si rammarica un essere vivente, un uomo, per i castighi dei suoi peccati?” (v.34-39).
Ecco come Israele si rammarica di tutti i suoi peccati: “Esaminiamo la nostra condotta e scrutiamola, ritorniamo al Signore. Innalziamo i nostri cuori al di sopra delle mani, verso Dio nei cieli. Abbiamo peccato e siamo stati ribelli; tu non ci hai perdonato” (v.40-42).
Il popolo di Dio si trovò senza Dio tra tutte le nazioni del mondo e subì l’angoscia, le persecuzioni e le uccisioni da parte dei loro nemici.
Quando riconosce i suoi peccati, effettua un lamento, evidenziando verso Dio le sue sofferenze: “Ti sei avvolto nell’ira e ci hai perseguitati, hai ucciso senza pietà. Ti sei avvolto in una nube, così che la supplica non giungesse fino a te. Ci hai ridotti a spazzatura e rifiuto in mezzo ai popoli. Han spalancato la bocca contro di noi tutti i nostri nemici. Terrore e trabocchetto sono la nostra sorte, desolazione e rovina” (v.43-47).
Tutto avvenne perché essi compirono il limite del peccato, uccidendo il loro Re. Il profeta espone come un lamento tutto quello che i Giudei, con l’appoggio dei Gentili, fecero contro Gesù.
La desolazione di Gerusalemme, rimasta senza abitanti, per il peccato del suo popolo, porta il profeta: “Rivoli di lacrime scorrono dai miei occhi, per la rovina della figlia del mio popolo. Il mio occhio piange senza sosta perché non ha pace finché non guardi e non veda il Signore dal cielo. Il mio occhio mi tormenta per tutte le figlie della mia città. Mi han dato la caccia come a un passero coloro che mi son nemici senza ragione. Mi han chiuso vivo nella fossa e han gettato pietre su di me. Son salite le acque fin sopra il mio capo; io dissi: -«È finita per me-“ (v.48-54).
Dio ritornerà ad avere pietà del suo popolo; essi lo cercheranno e Lui si farà trovare. L’Eterno li riscatterà da tutte le loro angosce vissute per il lungo periodo di 62 settimane, circa 1955 anni. Infatti, “Ho invocato il tuo nome, o Signore, dalla fossa profonda. Tu hai udito la mia voce: -Non chiudere l’orecchio al mio sfogo-. Tu eri vicino quando ti invocavo, hai detto: -Non temere!-. Tu hai difeso, Signore, la mia causa, hai riscattato la mia vita. Hai visto, o Signore, il torto che ho patito, difendi il mio diritto! Hai visto tutte le loro vendette, tutte le loro trame contro di me. Hai udito, Signore, i loro insulti, tutte le loro trame contro di me, i discorsi dei miei oppositori e le loro ostilità contro di me tutto il giorno. Osserva quando siedono e quando si alzano; io sono la loro beffarda canzone. Rendi loro il contraccambio, o Signore, secondo l’opera delle loro mani. Rendili duri di cuore, la tua maledizione su di loro! Perseguitali nell’ira e distruggili sotto il cielo, Signore” (v.55- 66).
Tutto questo avverrà quando Gesù li giudicherà nella guerra, che si terrà. Dio libererà il suo popolo, mentre tutti i loro nemici saranno maledetti e moriranno (Ap.19:11-21). Due residui di ogni tribù d’Israele crederanno, di cui un residuo ripopolerà la terra promessa nei mille anni (Is.60), mentre i superstiti delle nazioni, che li avranno perseguitati, saranno umiliati, perché serviranno Israele, come è annunciato: “Dei re saranno tuoi precettori e le loro regine saranno le tue balie; essi si prostreranno davanti a te con la faccia a terra e leccheranno la polvere dei tuoi piedi; tu riconoscerai che io sono l’Eterno e che quelli che sperano in me non saranno delusi” (Is.49:23; Mich.7:1).
Capitolo 4.
La rivelazione dell’avvenuta Diaspora (dispersione ebraica tra le nazioni), si attuò quando Gerusalemme fu assediata dall’esercito romano a circa 70 anni dalla nascita del Messia e a circa 40 da quando Gesù salì al Padre (At.1:9). Tutti gli Ebrei che si trovarono allora in Gerusalemme morirono di fame e di peste, mentre chi era fuori città, morì di spada. Dio determinò così lo sterminio per il suo popolo ribelle, perché i peccati del popolo arrivarono al colmo, quando rifiutarono il Cristo fino a condannarlo a morte.
Alla fine respinsero anche la predicazione degli apostoli di Cristo Gesù, l’offerta della Grazia tramite il suo sacrificio, ma essi non si ritennero degni di tutto ciò, così Paolo e Barnaba dissero loro: “Era necessario che a voi per primi si annunciasse la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco, noi ci volgiamo ai Gentili” (At.13:46). Dio così attuò ciò che aveva rivelato tramite Mosè e gli altri suoi profeti (Lev.26:33; Ez.5).
Così avvenne che tutte le ricchezze d’Israele furono depredate dai romani e quelle che rimasero, divennero annerite dal fumo dell’incendio di Gerusalemme e delle altre città distrutte dai loro nemici.
“Ah! come si è annerito l’oro, si è alterato l’oro migliore. Sono disperse le pietre sante all’angolo di ogni strada. I preziosi figli di Sion, valutati come oro fino, ah! come sono stimati quali vasi di creta, lavoro delle mani di vasaio! Perfino gli sciacalli porgono le mammelle e allattano i loro cuccioli, ma la figlia del mio popolo è divenuta crudele come gli struzzi nel deserto” (v.1-3).
Dal verso 4 al 9, il profeta rivela quello che avvenne durante l’assedio, quando la fame e la peste uccisero quelli che erano dentro le mura di Gerusalemme, perché mancavano acqua e pane. Tutti quelli che prima vivevano nel benessere, rimasero senza cibo e nella miseria come l’aspetto di tutti i profeti, sacerdoti e scribi divenne nero come la fuliggine, perché, “Grande è stata l’iniquità della figlia del mio popolo, maggiore del peccato di Sòdoma, la quale fu distrutta in un attimo, senza fatica di mani” (v.6).
Chi si trovò in città mori di fame, sete e peste, migliore sorte ebbero quelli che si trovavano fuori per le strade, perché essi morirono di spada e non come gli altri che, prima di morire, soffrirono molto di più. Quello che avvenne fu terribile “Mani di donne, già inclini a pietà, hanno cotto i loro bambini, che sono serviti loro di cibo nel disastro della figlia del mio popolo. Il Signore ha esaurito la sua collera, ha rovesciato l’ira ardente; ha acceso in Sion un fuoco, che ha divorato le sue fondamenta” (v.10,11).
Israele era forte, contro i loro nemici, perché Dio era con loro, perciò il mondo non avrebbe mai pensato che Gerusalemme sarebbe stata ridotta in cenere. Israele peccò, perché avvenne che tutti i suoi sacerdoti, scribi e farisei si macchiarono del sangue innocente del Giusto e in seguito uccisero anche Stefano e Giacomo. Così accadde per tutti gli apostoli di Cristo, che li perseguitarono e furono contestati dai Giudei e israeliti, perciò “Costoro vagavano come ciechi per le strade, insozzati di sangue, così che non si potevan toccare le loro vesti” (v.14).
Dio li disperse quindi tra le nazioni, loro nemiche, perché impuri per i gravi delitti fatti dalle loro mani; infatti, “La faccia del Signore li ha dispersi, egli non gli volgerà più lo sguardo; non si è avuto riguardo dei sacerdoti, non si è usata pietà agli anziani” (v.16).
Dio li abbandonò al saccheggio e alla derisione delle nazioni, che li ospitavano. Nella sofferenza, si ricordarono del loro Dio e cercavano soccorso, ma il loro grido restò vano.
Israele si affidò a una nazione che non poteva salvarli ed essi divennero suoi nemici. Furono uccisi e i superstiti furono cacciati fuori d’Israele, impedendoli di ritornare nelle loro città.
Per il popolo di Dio si avverò la profezia, che Mosè dichiarò mentre vagavano ancora nel deserto “A quelli di voi che scamperanno infonderò nel cuore sgomento nel paese dei loro nemici: il fruscìo di una foglia agitata li metterà in fuga; fuggiranno come si fugge davanti alla spada e cadranno senza che alcuno li insegua” (Lev.26:36).
Gli israeliti aspettavano il Messia, perché credevano che Egli li avrebbe salvati dall’oppressione nemica; ”di cui dicevamo: -Alla sua ombra vivremo fra le nazioni–“ (v.20), ma quando venne tra di loro, gli tesero una trappola per farlo morire.
Alla fine, tutti quelli che hanno perseguitato e ucciso gli israeliti, in similitudine Edom, periranno, mentre al popolo scelto (Deut.7:6) da Dio: “È completa la tua punizione, figlia di Sion, non ti manderà più in esilio; ma punirà la tua iniquità, figlia di Edom”.
Capitolo 5.
E’ rivelata l’avvenuta Diaspora compiutasi a circa 70 anni dalla nascita del Messia, quando il grido del popolo di Dio, fu grande durante l’esilio. Un popolo abbandonato dal suo Dio, che lo curava, lo liberava e l’arricchiva delle sue misericordie, si trovò senza Dio, senza nazione e perseguitati dai loro nemici. Durante il loro esilio, si ricordarono del passato e di come Dio, il Padre, Signore e Padrone di tutta la terra, li amava e li proteggeva amorevolmente.
Egli li faceva godere del benessere, ma quando erano tra le nazioni, come deportati, dovevano pagare ogni cosa e senza poterne godere.
I figli della schiava (non eletti da Dio) dominarono sui deportati tra le nazioni per tutto il tempo dell’esilio. Nessuno li liberava, anzi erano trattati come malviventi, molti li condannavano perché, uccisori del Cristo..
Essi hanno riconosciuto il loro errore e il peccato molto grande, che fecero i loro padri, quando si rivolsero per chiedere aiuto all’Egitto e poi sperarono nell’Assiria (Impero Romano), per ricevere del pane, invece di confidare in Dio, loro Salvatore. Dio li diede dunque nelle mani degli stranieri, in cui essi si affidarono. Così gli stranieri presero possesso della Terra, che Dio aveva promesso ai loro padri e dato a loro affinché facessero la Sua volontà, ma Israele non ebbe cura di osservare le sue Leggi. Dio li abbandonò, perché “Essi infatti non hanno voluto camminare nelle sue vie e non hanno ubbidito alla sua legge” (Is.42:24).
Ecco come il profeta espone la stanchezza del popolo da tutto quello che gli è accaduto, perché ancora senza Dio: “Ricordati, Signore, di quanto ci è accaduto, guarda e considera il nostro obbrobrio. La nostra eredità è passata a stranieri, le nostre case a estranei. Orfani siam diventati, senza padre; le nostre madri come vedove” (v.1-3).
Dal verso 12 al 18, la rivelazione è rivolta al popolo Ebreo, che si duole per l’avvenuta Diaspora. Essi sono stati uccisi e chi è rimasto vivo, fu disperso tra le nazioni della terra. La loro gioia fu cambiata in dolore, perché Israele divenne un obbrobrio tra le nazioni, dove erano stati deportati (Ger.24:9). Tutti furono dati nelle mani del nemico: i loro capi, i giovani, gli anziani e i ragazzi caddero senza che nessuno gli desse aiuto; “guai a noi, perché abbiamo peccato! Per questo è diventato mesto il nostro cuore, per tali cose si sono annebbiati i nostri occhi” (v.16,17).
Sion, il monte di Dio, rimase senza abitanti; ci fu solo desolazione e ci sarà fino a quando Dio riprenderà il controllo totale (Ap.11:15). Israele non dovrà aspettare molto, perché presto tutto terminerà e Dio riprenderà nuovamente a curare e a salvare il suo popolo, quando entreranno nella 69-esima settimana (Dan.9:24-27).
Israele chiede: “tu, Signore, rimani per sempre, il tuo trono di generazione in generazione. Perché ci vuoi dimenticare per sempre? Ci vuoi abbandonare per lunghi giorni? Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo; rinnova i nostri giorni come in antico, poiché non ci hai rigettati per sempre, né senza limite sei sdegnato contro di noi” (v.19-22).
Dio non li ha abbandonati per sempre. Egli avrà nuovamente pietà di loro e nell’ultima settimana invierà tra loro i suoi due profeti (Mosè ed Elia – Mal. 4:5). Essi profetizzeranno loro tutto quello che avverrà a brevissimo tempo e due residui si convertiranno (Ap.11; Dan.12:1).
Il profeta Isaia rivela che Dio li chiama a sé: “Venite quindi e discutiamo assieme, dice l’Eterno, anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana” (Is.1:18).