Gesù disse: “E chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me” (Mt.10:38).
La croce, che noi dobbiamo prendere, assomiglia a quella di Cristo? Si, sicuramente, come afferma l’apostolo Paolo: “Poiché a voi è stata data la grazia per amore di Cristo, non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui” (Fil.1:29).
Molti credenti pensano che non devono fare alcuna cosa per essere salvati, perché ha fatto tutto Cristo e ciò è vero, però solo in un punto, perché Gesù ha donato la sua vita per tutti quelli che credono in Lui.
Nessuno di noi deve o può offrire la sua vita per annullare il peccato di altri. È stato solo Gesù, che ha compiuto un unico sacrificio per tutti noi, come è scritto: “ma ora, una sola volta, alla fine delle età, Cristo è stato manifestato per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso” (Ebr.9:26).
Gesù è stato inoltre perseguitato e ingiuriato, “gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; ed altri lo percossero con pugni” (Mt.26:67). Egli disse a proposito “Perché, se tali cose si fanno al legno verde, che cosa sarà fatto al legno secco?” (Lc.23:31), “Infatti tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2Tmt.3:12).
Questo può succedere anche a noi, ciò vuol dire soffrire per Cristo, perché fu “Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aperse bocca” (Is.53:7).
Come Gesù annullò se stesso, prendendo forma di servo (Fil.2:7), anche noi dobbiamo farlo, secondo la sua esortazione: “Poi chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, disse loro: -Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua-“ (Mrc.8:34).
Rinnegare se stessi equivale ad annullare se stessi (il corpo carnale) come fece il Signore, per vivere e camminare come Cristo fece (1Gv.2:6).
“Se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati” (Rom.8:17). Per essere ritenuti figli e quindi eredi di Dio (Gal.4:7), ugualmente, noi dobbiamo soffrire con Cristo e allora con Lui saremo anche glorificati. Come fecero gli apostoli, imitiamo la loro fede (Ebr.13:7) con le loro opere: “ci affatichiamo, lavorando con le nostre mani; ingiuriati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo” (1Cor.4:12).
È anche consigliato: “sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro; e come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi” (Col.3:13). Anche noi, occorre seguire l’esempio degli apostoli, come loro hanno seguito Cristo che: “Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui (Dio) che giudica giustamente” (1Ptr.2:23).
Se non rinunciamo a noi stessi, non possiamo seguire Cristo. Molti si definiscono cristiani, ma solo perché parlano di Cristo, senza mettere in pratica il Suo evangelo (Mrc.1:1).
Noi siamo sempre tenuti ad essere vigilanti (1Ptr.1:13) e diligenti, “affinché vi ricordiate delle parole già dette dai santi profeti e del comandamento dello stesso Signore e Salvatore trasmessovi da noi apostoli” (2Ptr.3:2). Gli apostoli hanno annunciato il vangelo in mezzo a tante lotte (1Tes. 2:2), perciò stiamo attenti a non lamentarci, se dobbiamo soffrire secondo giustizia, perché “anche se doveste soffrire per la giustizia, beati voi! -Or non abbiate di loro alcun timore e non vi turbate-“ (1Ptr.3:14).
Gesù affermò “…non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna” (Mt.10:28).
Andiamo avanti anche in molte prove. Gesù le superò tutte e ci assicurò: ”Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me; nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” (Gv.16:33).