Dio afferma, tramite il profeta: “O popolo mio, ricorda dunque ciò che Balak, re di Moab, macchinava e che cosa gli rispose Balaam, figlio di Beor, da Scittim a Ghilgal, affinché tu riconosca le opere giuste dell’Eterno” (Mich.6:5).

Questo evento è ricordato come un esempio di Israele in varie occasioni.

ll re di Moab, Balak, chiese al profeta Balaam di maledire il popolo di Dio.

Dio invece cambiò la maledizione in benedizione.

Dio aveva distrutto già molti popoli davanti a Israele e grande paura cadde anche sul re di Moab, quando vide il popolo di Dio accampato nelle sue pianure. Il re sapeva che un popolo molto numeroso, come la sabbia del mare, era venuto contro di lui e quindi non avrebbe potuto resistere davanti a loro. Per questo motivo cercò la soluzione facendo chiamare Balaam, un profeta di Dio, della città di Peor, vicino al fiume.

Il re di Moab conosceva la fama del profeta, perché chi lui malediva, era maledetto e chi benediceva, era benedetto; così il sovrano gli mandò degli ambasciatori con molti doni, invitandolo a maledire il popolo ebreo da poterlo cacciar via dal suo territorio.

Quando i principi esposero la richiesta del loro re, il profeta si ritirò per conoscere e ubbidire alla volontà di Dio.

L’Eterno impose al profeta di non andare con loro a maledire quel popolo, perché era benedetto (Num.22:12). Balaam riferì agli ambasciatori le parole che Dio gli aveva rivelato quella notte ed essi ritornarono dal re di Moab. Egli, però non si arrese e mandò altri ambasciatori con più offerte.

Balaam, alla stessa maniera, aspettò la risposta dell’Eterno, comunicando, la mattina seguente, di seguirli secondo le indicazioni divine ricevute. Il profeta montò sulla sua asina e si diresse dal re, ma durante il percorso l’ira di Dio si accese contro il profeta, perché egli aveva disubbidito al primo ordine di non partire e non maledire il popolo che Egli aveva benedetto.

Dio allora mandò un suo angelo con una spada a bloccargli la strada. Appena l’asina lo vide davanti, deviò verso i campi e il profeta adirato, non avendo notato alcun ostacolo, perché i suoi occhi erano velati da Dio, picchiò l’animale, riportandolo sulla via e continuò il viaggio. Alla terza volta, Dio aprì la bocca all’asina che chiese al suo padrone il motivo del suo ripetuto gesto, aggiungendo che essa era sempre stata ubbidiente ai suoi comandi (Num.22:26).

Dio allora aprì gli occhi al profeta e lui vide davanti a se l’angelo dell’Eterno con la sua spada sguainata in mano. Quando lo notò, si prostrò con la faccia a terra e l’angelo gli riferì che era venuto proprio per impedirgli di procedere, “… perché la via che percorri è contraria al mio volere. L’asina mi ha visto e per tre volte ha deviato davanti a me” (Num.22:33). Se l’asina non avesse deviato, l’angelo lo avrebbe ucciso all’istante.

A quel punto l’angelo consentì a Balaam di proseguire, ma raccomandandolo di ripetere solo quello che gli avrebbe annunciato.

Balaam arrivò dunque dal re Balak, che invitò il profeta per ben due volte a maledire Israele, ma Dio propose delle grandi benedizioni, che il profeta proclamò sul popolo ebreo.

Quando il re si accorse che invece di maledire, aveva benedetto, s’infuriò contestando al profeta il motivo della sua chiamata. Balaam replicò di aver solo ubbidito al comando divino, allora il re proseguì nel sollecitarlo ad astenersi almeno dal pronunciare benedizioni.

Vedendo che al Signore piaceva benedire il suo popolo, il profeta non fece più come le altre volte, sull’accampamento di tutte le tribù d’Israele, perché Dio gli mostrò una grande visione. Lo Spirito di Dio fu su di lui ed egli profetizzò su Israele e sulla venuta del Messia: “Egli si china si accovaccia come un leone e come una leonessa: chi oserà farlo alzare? Sia benedetto chi ti benedice, e sia maledetto chi ti maledice!” (cap.24 dal ver.7).

Anche Giacobbe, benedicendo suo figlio Giuda, profetizzò la venuta del Cristo, il Messia: “Giuda è un giovane leone; tu risali dalla preda, figlio mio; egli si china, si accovaccia come un leone, come una leonessa; chi osa destarlo?” (Gen.49:9).

Gesù è il leone della tribù di Giuda e l’accovacciarsi è riferito all’umiliazione e alla sua morte, mentre il destarsi o l’alzarsi è attribuito alla sua risurrezione.

Notiamo come Dio parlò al suo popolo per bocca del suo servo Mosè, mostrando la sua benevolenza nel cambiare la maledizione in benedizione:  “Ciò nonostante l’Eterno, il tuo DIO, non volle ascoltare Balaam; ma l’Eterno, il tuo DIO, mutò per te la maledizione in benedizione, perché l’Eterno, il tuo DIO, ti ama” (Deut.23:5).

Dio amava il suo popolo e lo benedisse grandemente.

Il profeta che aveva usato per benedire, peccò, perché Dio gli aveva ordinato di non andare con quegli uomini, ma egli partì ugualmente, perché amò più le loro offerte e attese insieme con loro, per la seconda volta, una diversa risposta da parte di Dio. Dio non cambia pensiero, né parere: “Dio non è un uomo, da poter mentire, né un figlio d’uomo da doversi pentire. Quando ha detto una cosa non la farà? O quando ha parlato, non manterrà la parola?” (Num.23:19).

Dopo aver benedetto il popolo di Dio, Israele prosperò grandemente, così il re Balak ebbe molta paura e si rivolse nuovamente al profeta Balaam, offrendogli molti onori e chiedendo come poteva far cadere Israele nel peccato, allontanando in questo modo le benedizioni del Signore. Balaam consigliò al re di Moab come far peccare Israele, inducendoli a mangiare delle cose sacrificate agli idoli e a fornicare: “Essi, abbandonata la retta via, si sono sviati seguendo la via di Balaam, figlio di Beor, che amò il salario d’iniquità” (2Ptr.2:15).

Il profeta aveva visto le meravigliose cose che Dio gli mostrò e come, tramite lui, aveva benedetto Israele, ma non fu soddisfatto, perché non aveva ricevuto alcuna ricompensa dal re Balak, perciò gli suggerì come poteva far cadere nel peccato Israele, in modo che Dio si allontanasse da loro. Anche nella lettera alla chiesa di Pergamo c’è un riferimento al peccato di Balaam: “Ma ho alcune cose contro di te: tu hai colà alcuni che ritengono la dottrina di Balaam, il quale insegnò a Balak a porre un’insidia davanti ai figli d’Israele per farli cadere, inducendoli a mangiare cose sacrificate agli idoli e a fornicare” (Apoc.2:14).

Balaam amò il salario offerto dal re di Moab. Infatti, insegnò al re come far peccare Israele, allontanando così la protezione di Dio ed essere resi vulnerabili ai nemici e essere sconfitti dai Moabiti.

Oggi, quanti credenti e soprattutto amministratori sono come quel profeta, che amano il benessere, le ricchezze, il potere o la celebrità, più di Cristo?

Molti responsabili e conduttori dichiarano che il benessere materiale non è peccato, ma è poi con il loro esempio o comportamento, che possono indurre credenti deboli nella fede a cercare cose che non dovrebbero avere. Realtà simili si notano purtroppo anche oggi nelle chiese moderne di tutto il mondo, che si sono allontanate dalla verità, seguendo ciò che il loro cuore desidera.

Tieni presente che tutto quello che possiedi non è tuo, ma ti è stato donato per un tempo da Dio con uno scopo preciso: quello di dare principalmente gloria a Lui e condividere quello che hai con gli altri, mostrando amore. Dobbiamo fare molta attenzione a non metterci il cuore, perché lì dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore, ossia desiderare ricchezze, seguendo la dottrina di Balaam o quella dei Nicolaiti.

Qual è il tuo vero tesoro, che puoi rinunciare a tutto per averlo? Osserva bene dov’è rivolto il tuo sguardo e quindi anche il tuo interesse: verso le cose terrene, che sono momentanee o verso quelle celesti, che sono eterne? (2Cor.4:18).

Gesù avverte tutti quelli del periodo della chiesa di Pergamo, ma esso è un ammonimento valido ancora oggi per noi: “Ravvedetevi dunque, altrimenti fra poco verrò a te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca” (Ap.2:16).

Tutti quelli che oggi non si ravvedono, ignorando che stanno camminando nelle mondanità, pur affermando che sono cristiani, che frequentano una chiesa, ma commettono fornicazioni spirituali, falsità e ogni specie d’impurità (Ap.21:27), stanno andando in una direzione sbagliata, che conduce verso la morte spirituale.

Un invito prezioso è rivolto a tutti: di convertirsi alla verità, perché “chiunque rimane in lui, non persiste nel peccare,…” (1Gv.3:6,8,9) e di camminare come Gesù camminò, perché “Chi dice di dimorare in lui, deve camminare anch’egli come camminò lui” (1Gv.2:6).

Vegliamo nello Spirito, perché conoscendo i tempi, dobbiamo essere pronti con le nostre lampade ripiene di olio (di Spirito Santo). Noi non sappiamo il giorno, né il mese esatto, ma certamente sappiamo i tempi, manca molto poco al rapimento della Chiesa, perciò dobbiamo prendere in seria considerazione la seguente esortazione: “Vegliate dunque, perché non sapete quando il padrone di casa verrà; se di sera, a mezzanotte, al cantar del gallo o al mattino, perché, venendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Ora, ciò che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!” (Mrc.13:35-37).

Lasciamo quindi le cose del mondo, perché esse sono temporanee e non porteremo via alcuna cosa da questa terra, ma soprattutto esse non ci danno la salvezza. Con gioia incoraggiamoci a vicenda, pregando e vegliando con fede, così arriveremo insieme puri e santi alla fine.

Ricordiamoci che solo a “…chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono” (Ap.3:21).  Dobbiamo vincere per andare con Gesù e come Gesù, il Vincitore, ha vinto sulla morte, sul peccato e sul nemico ed è ritornato dal Padre, così anche noi vinceremo per mezzo del suo sangue, testimoniando della Parola, “Ma essi l’hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e per mezzo della parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, tanto da esporla alla morte” (Ap.12:11), “perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà, ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la salverà” (Lc.9:24; 17:33).

Questo è l’unico modo per vincere, restare uniti ed essere fedeli a Cristo ce la faremo e allora sarà una nuova vita nella gloria di Dio per l’eternità.

Il profeta Balaam conosceva bene Dio, perché in visione vide la sua gloria, ma disgraziatamente preferì le ricchezze del mondo, quindi peccò lui e fece peccare anche Israele.

In particolare, tutti i divulgatori della Parola e i responsabili o qualsiasi ministro e amministratore della grazia di Dio d‘ogni grado, quali apostoli, profeti, evangelisti, pastori e dottori dovrebbero attenersi rigorosamente e in modo corretto alla sola Parola di Dio, che è vera, santa, efficace ed è purificata con il fuoco (Ap.3.17-17). Abbandonare perciò ogni forma di orgoglio e di egoismo, che procede da Satana e prendere invece tutto quello che ci offre Gesù Cristo, l’unica via, la sola verità e l’unica vita e che senza il nostro Signore nessuno può arrivare a Dio (Gv.14:6).