Gesù parlava sempre ai Giudei in parabole, come è confermato: “Tutte queste cose disse Gesù in parabole alle folle e senza parabole non diceva loro nulla” (Mt.13:34).

Egli spiegava però ai suoi discepoli anche il motivo: “Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono” (Mt.13:13). Come si può notare, tutti ascoltavano il messaggio di Gesù, ma agli increduli non era dato di comprendere. Questo avviene sempre fino alla fine, perché chi resta incredulo, non capirà, mentre “…a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato” (Mt.13:11).

Con molte parabole Gesù paragonò il regno dei cieli (le cose spirituali) con le cose comuni, pratiche agli uomini, cioè terrene:

“Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale uscì di mattino presto per assumere dei lavoratori per la sua vigna” (Mt.20:1). Con questa parabola Gesù rappresenta Israele come la sua vigna (Is.5:3-5). Gli israeliti erano i lavoratori, tutti quelli che dovevano mettere in pratica la legge, data tramite il suo servo Mosè.

Dall’ora terza all’ora nona, il padrone uscì per chiamare i lavoratori, rappresenta tutto il periodo della legge, da Mosè alla nascita del Messia, il Cristo.

È importante notare questo verso: “Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna” (v.2). Vale a dire che a tutto il popolo Israelita (della legge), Dio fece la promessa che, se mettevano in pratica tutta la legge, entravano nel regno dei cieli (Rom.10:5).

Attenzione, “Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri che se ne stavano là e disse loro: -Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?-“ (v.6).

“Essi gli dissero: -Perché nessuno ci ha assunti-. Egli disse loro: -Andate anche voi nella vigna-” (v.7).

Quelli dell’undicesima ora siamo noi, appartenenti al periodo della Grazia e “Avverrà che nel luogo dov’era stato detto: -Voi non siete mio popolo-, là saranno chiamati -figli del Dio vivente-” (Rom.9:26; 1Ptr.2:10). Noi, popolo acquistato per Grazia con il prezioso sangue di Gesù (1Ptr.1:19), siamo quelli dell’ultima ora (1Gv.2:18).

“Perché nessuno ci ha assunti” Significa che ai gentili o stranieri, prima di Cristo,  non era arrivata alcuna chiamata da parte di Dio.

Quando Israele si rifiutò di convertirsi, allora Paolo e Barnaba “…dissero con franchezza: -Era necessario che a voi per primi si annunciasse la Parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi ritenete degni della vita eterna, ecco, ci rivolgiamo agli stranieri-“ (At.13:46). Così la Grazia passò a noi gentili, stranieri per Israele. Infatti, il popolo di Dio rimase escluso dalla Grazia (Rom.11:11,12).

Quando la Chiesa di Cristo sarà portata via (1Tes.4:14-17), Dio riprenderà a trattare col suo popolo (Ap.11:1-12) e tutti quelli che non resteranno nella loro incredulità, saranno innestati di nuovo sul loro ceppo e molti saranno salvati (Rom.11:11).

“Fattosi sera”, vuol dire che, finita la Grazia, avverrà che prima entreremo noi gentili nel regno dei cieli, gli ultimi, cioè quelli dell’undicesima ora (la Chiesa di Cristo), poi trascorsi i mille anni, entreranno anche quelli che misero in pratica la legge.

Il premio del regno dei cieli è concesso a quelli della legge e ai fedeli della Grazia, nella stessa misura, in analogia, un denaro al giorno.

Sempre in similitudine, gli israeliti pensarono, avendo sopportato tutto il giorno, ovvero tutto il peso della legge (fatta di opere molto gravose), di ricevere un premio più grande di noi ultimi, appartenenti alla Grazia, ma sarà ricordato a loro i termini dell’accordo: quello di entrare nel regno dei cieli, come spettante anche agli ultimi. Infatti, sarà risposto: “Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?“.

Così è stato determinato, che noi della Grazia entreremo nel regno di Dio, prima di tutti gli israeliti, vissuti durante la legge di Mosè, che dovranno invece aspettare dopo il millennio, per ricevere la meravigliosa promessa.

Infatti: gli ultimi (la Chiesa o sposa di Cristo) saranno primi e i primi (israeliti) ultimi ad entrare (v.16; Ap.20:11-15).