L’apostolo porta un esempio pratico comune per indicare ciò che avviene nello spirituale. Fa notare che un figlio minorenne non è trattato più di un servo; il servo prende ordini dal padrone mentre il figlio dal genitore, senza alcuna differenza. Anche se il figlio è l’erede, non ha alcuna autorità, ma deve ubbidire al padre, fino a quando non viene dichiarato maggiorenne, cioè adulto.

Tradotto spiritualmente, indica che noi, prima della conoscenza, eravamo proprio come bambini, vivendo secondo il mondo, tenuti schiavi da tutto il peccato esistente in esso. I figli di Dio sono da sempre, perché Dio ci conosceva quando ancora noi non esistevamo, cioè dalla fondazione del mondo. L’Eterno aveva già scritto i nostri nomi nel libro della vita, anche quando noi non lo conoscevamo.

Per questo motivo ci assegnò un regno già dalla fondazione del mondo, diventando eredi di quel regno. Infatti: “Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio” (Col.1:13; Mt.25:34; Lc.10:20; Ebr.12:23; Ap.21:27).

Affinché tutto questo avvenisse, dovevamo essere prima riconciliati con Dio, come disposto: “…mentre eravamo nemici (o schiavi), siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo “ (Rom.5:10).

Come attesta l’apostolo, fin dalla nostra nascita eravamo già eredi di Dio, simile ad un figlio erede del proprio genitore. Ovviamente tutti quelli che sono nati da Dio sono stati eletti, cioè Dio ha scritto il loro nome nel libro della vita dell’Agnello (Gesù), perché riscattati con il Suo prezioso sangue (1Cor.7:23).

Facciamo attenzione alla dichiarazione di Gesù: “Nessuno può venire a me se il Padre che mi ha mandato non lo attira; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv.6:44).

Chi sono quelli che il Padre, cioè Dio li attira?

Gesù li indica come “i figli del regno” (Mt.13:38), ovvero coloro che sono già stabiliti come figli, avendo il loro nome scritto nel libro della vita dell’Agnello; al contrario degli altri  “…il  cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato” (Ap.13:8).

Anche se gli eletti ancora sono senza conoscenza (simile ad un bambino), crescendo, il figlio diviene maturo, così Dio lo attira a sé, ovvero lo chiama a fare la sua volontà. Abbiamo l’esempio dell’apostolo Paolo, già prescelto da Dio, ma solo quando giunse il tempo stabilito da Dio, gli apparve Gesù per chiamarlo al suo servizio (Gal.1:15). Tutti i figli di Dio sono eletti ad essere Suoi eredi e anche coeredi di Cristo (Rom.8:17), affinché: “…il mondo, la vita, la morte, le cose presenti, le cose future, tutto è vostro!” (1Cor.3:22).

Tutto è stabilito da Dio, fin dalla creazione del mondo. Infatti, al tempo che aveva determinato “…mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge” (v.4), per riscattare il residuo del suo popolo, sotto la legge e infine anche noi, non israeliti,  per ricevere l’adozione a figli (Gv.1:12), sempre tramite Gesù.

Gesù fu mandato proprio durante la legge, che dava conoscenza del peccato (Rom.3:20), ma non poteva liberare dal peccato. Il popolo israelita, eccetto il residuo scelto, rifiutarono di convertirsi; così Paolo e Barnaba li avvertirono: “Era necessario che a voi per primi si annunciasse la Parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi ritenete degni della vita eterna, ecco, ci rivolgiamo agli stranieri” (At.13:46). Israele non volle riconoscere Gesù, come il Figlio di Dio e perciò  “…sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi” (Rom.11:19,20).

Così è avvenuto che noi siamo stati adottati come figli “E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: -Abbà, Padre–“ (v.6), ovvero che lo Spirito intercede per noi presso Dio (Rom.8:26,27,34).

Se lo Spirito di Cristo Gesù dimora in noi, allora non siamo più servi del peccato (1Gv.3:9), ma diveniamo figli (Gv.1:12), perciò eredi di Dio e di Cristo (Ebr.1:2).