“Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti” (Mt.22:14).

Quale differenza esiste tra i chiamati e gli eletti?

I chiamati camminano secondo la carne, mentre gli eletti seguono Cristo, essendo ripieni del suo Spirito. L’apostolo chiarisce che: “Infatti quelli che sono secondo la carne pensano alle cose della carne; invece quelli che sono secondo lo Spirito pensano alle cose dello Spirito” (Rom.8:5).

Tutti quelli che si ritengono cristiani appartengono a Cristo?

No! Infatti, è scritto che solo gli eletti e i fedeli entreranno nel regno dei cieli. Essi seguiranno Gesù ovunque Egli vada, come Gesù afferma: “…vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io” (Gv.14:3; 17:24; Ap.17:14; 19:14).

Tutti gli eletti entreranno nel regno di Dio, mentre i chiamati, camminando secondo la carne, vanno verso la morte, perché: “…ciò che brama la carne è morte, …è inimicizia contro Dio, perciò quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio” (Rom.8:5-8). Essi si giustificheranno “…abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demoni e fatto in nome tuo molte opere potenti? Allora dichiarerò loro: -Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!” (Mt.7:22,23). Notiamo come Gesù li caccerà via, perché tutte le loro opere sono state fatte secondo la carne e non secondo lo Spirito e per questo Gesù gli dirà: “io non vi ho mai conosciuti”

Con la parabola delle dieci vergini, Gesù dichiarò che cinque erano carnali e cinque spirituali. Quelle carnali non avevano l’olio (Spirito) nelle loro lampade (la Parola), vale a dire che leggevano la Parola di Dio secondo la carne, interpretandola con la loro mente, senza rivelazioni dello Spirito. Al contrario di quelle vergini avvedute; loro avevano l’olio (Spirito) per illuminare le loro lampade e camminare secondo Verità. Esse avevano compreso che: “La tua parola è una lampada al mio piede

e una luce sul mio sentiero”  (Sal.119:105), così quando “…arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa.

Le stolte, arrivate in ritardo, chiesero di entrare, ma Gesù rispose: “Io vi dico in verità: Non vi conosco” (Mt.25:10-12). Se lo Spirito di Gesù dimora in noi, sicuramente Egli ci conosce; al contrario, respingerà, perché non sarà stato il Signore a guidarci, ma la nostra mente distorta.

Dal principio, Dio stabilì l’esistenza di due generazioni, in similitudine due semi, il grano e la zizzania (Mt 13:25,16). I due semi cresceranno insieme fino alla mietitura, ma alla fine Gesù darà ordine ai mietitori (angeli) “Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano, invece, riponetelo nel mio granaio” (Mt.13:30). Infatti, ii figli del Regno (il bene) e i figli del maligno (Mt.13:38) (il male) vivranno insieme, anche se tra di loro esiste una grande inimicizia (Gen.3:15); “perché quale relazione c’è tra la giustizia e l’iniquità? E quale comunione c’è tra la luce e le tenebre?” (2Cor.6:14).

Poniamo attenzione al vangelo, perché Gesù indicò distintamente la separazione che avverrà tra i giusti e gli ingiusti: “E questi andranno alle pene eterne, e i giusti nella vita eterna” (Mt.25:33-46). Se noi non camminiamo secondo il vangelo del nostro Signor Gesù Cristo, (Mrc.1:1), saremo “castigati con una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza” (2Tes.1:9).

Non ci scoraggiamo, ma facciamo sempre attenzione a come viviamo in questo mondo, da cittadini o da stranieri? Se ci sentiamo cittadini di questo mondo, periremo insieme ad esso, ma se viviamo in questo mondo come stranieri e pellegrini, astenendoci dai desideri della carne (1Ptr.2:11), noi saremo ritenuti sicuramente “concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio”  (Ef.2:19).

Gli eletti sono quelli che vinceranno, tramite la loro fede in Cristo Gesù, “Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede” (1Gv.5:4; Ebr.12:2; Rom.1:17; 1Ptr.1:9). Occorre avere costanza, perciò facciamo attenzione, incoraggiati a perseverare, l’apostolo avverte: ”Avete solo bisogno di costanza, perché dopo aver fatto la volontà di Dio possiate raggiungere la promessa. Ancora un poco, infatti, un poco appena,

e colui che deve venire, verrà e non tarderà. Il mio giusto vivrà mediante la fede; ma se indietreggia, la mia anima non si compiace in lui. Noi però non siamo di quelli che indietreggiano a loro perdizione, bensì uomini di fede per la salvezza della nostra anima” (Ebr.10:36-39).

Quelli che si tirano indietro non hanno conosciuto la fede e, essendo carnali, hanno posto la loro fede in cose vane. Come Gesù afferma, gli eletti fanno opere degne di ravvedimento, cioè portano frutto ((Mt.25:14-30; 21:41; Lc.3:9; Gv.15:2-8).

I carnali non operano secondo lo Spirito, pur dichiarando di avere fede, ma: “A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? …Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta” (Gcm.2:14-17).

Non ci illudiamo, perché se facciamo tutto, usando la nostra intelligenza carnale (Prv.3:5), non raggiungeremo mai la vita eterna (Rom.8:5-9), come riportato: “Io farò perire la sapienza dei savi e annullerò l’intelligenza degli intelligenti” (1Cor.1:19). Occorre sempre ricordare che “… la parola del Signore è retta e tutta l’opera sua è fatta con fedeltà” (Sal.33:4). Dio vuole che noi siamo ubbidienti. N

Notiamo come il re Saul, disubbidì all’ordine ricevuto da Dio, operando invece secondo quello che a lui sembrava bene, ma il profeta Samuele lo riprese dicendo: “Gradisce forse l’Eterno gli olocausti e i sacrifici come l’ubbidire alla voce dell’Eterno? Ecco, l’ubbidienza è migliore del sacrificio, e ascoltare attentamente è meglio del grasso dei montoni” (1Sam.15:22). Così noi dobbiamo imparare l’ubbidienza da Cristo Gesù: “Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì” (Ebr.5:8). Siamo ubbidienti ai comandamenti del Signore, senza ribellarci, non modificando il Suo comando, come fece il Saul, ma mettiamo in pratica e così vivremo, perché “Questa parola è fedele, perché se siamo morti con lui, con lui pure vivremo”  (2Tmt.2:11).