“Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo” (Deut.4:2).

Dio è sempre lo stesso. Egli esige l’ubbidienza totale alle sue parole.

Prendiamo per esempio Israele, su cui noi siamo stati innestati (Rom.11:24), che è stato abbandonato, per incredulità e per tutte le loro disubbidienze alla legge di Dio.

Dio fece un patto con Abramo, con Isacco e con Giacobbe di darli un paese dove scorreva latte e miele (una nazione ricca). Dopo la fuga dall’Egitto, arrivarono quasi alla meta, guidati da Mosè, sconfiggendo due re: Og, re di Basan e Sicom, re degli Amorrei. Dio era con loro e, quando essi arrivarono alla montagna dell’Oreb, Mosè ricordò al popolo tutto quello che Dio gli aveva detto: “Ecco il Signore tuo Dio ti ha posto il paese dinanzi; entra, prendine possesso, come il Signore Dio dei tuoi padri ti ha detto; non temere e non ti scoraggiare! Voi vi accostaste a me tutti e diceste: Mandiamo uomini innanzi a noi, che esplorino il paese e ci riferiscano sul cammino per il quale noi dovremo salire e sulle città nelle quali dovremo entrare. La proposta mi piacque e scelsi dodici uomini tra di voi, uno per tribù” (Deut.1:21-23).

Mosè mandò quindi dodici uomini ad esplorare il paese, che Dio aveva loro promesso in eredità. Al loro ritorno fecero il resoconto di tutto e l’unico che credette nella potenza di Dio, capace di sottomettere ogni popolo esplorato, fu “…Caleb, figlio di Iefunne. Egli lo vedrà e a lui e ai suoi figli darò la terra che ha calcato, perché ha pienamente seguito il Signore” (Deut.1:36).

 “È buono il paese che il Signore nostro Dio sta per darci.  Ma voi non voleste entrarvi e vi ribellaste all’ordine del Signore vostro Dio” (v.25,26), perché il popolo ascoltò gli esploratori infedeli, che si impaurirono e stabilirono che era impossibile sconfiggere quei popoli, ritenendoli più forti di loro: “Quella gente è più grande e più alta di noi; le città sono grandi e fortificate fino al cielo; abbiamo visto là perfino dei figli degli Anakiti” (giganti, v.28).

Mosè invece li incoraggiò, ricordando quante volte, da quando erano usciti dall’Egitto, Dio li aveva condotti e guidati con la nuvola di giorno e il fuoco di notte, mostrandogli la via da seguire. Gli rammentò pure che “Il Signore udì le vostre parole, si adirò e giurò: Nessuno degli uomini di questa malvagia generazione vedrà il buon paese che ho giurato di dare ai vostri padri, …i vostri bambini, dei quali avete detto: Diventeranno oggetto di preda! e i vostri figli, che oggi non conoscono né il bene né il male, essi vi entreranno; a loro lo darò ed essi lo possiederanno” (v.34,35,39).

Allora il popolo si pentì e disse a Mosè di andare “…e combatteremo in tutto come il Signore nostro Dio ci ha ordinato. Ognuno di voi cinse le armi e presumeste di salire verso la montagna. Il Signore mi disse: Ordina loro: Non salite e non combattete, perché io non sono in mezzo a voi; voi sarete sconfitti davanti ai vostri nemici. Io ve lo dissi, ma voi non mi ascoltaste; anzi vi ribellaste all’ordine del Signore, foste presuntuosi e osaste salire verso i monti” (v.41-43).

Così il popolo disubbidì a Mosè, che lo avvertì, da parte di Dio, di non andare contro gli Amorrei, perché Dio non era con loro. Infatti, gli Amorrei uscirono contro di loro e li sconfissero.

Mosè allora ricordò che: “Voi tornaste e piangeste davanti al Signore; ma il Signore non diede ascolto alla vostra voce e non vi porse l’orecchio” (v.45). Così, come Dio aveva detto, Israele rimase per altri quaranta anni a girovagare nel deserto (Deut.2:7), fino a quando tutti quelli che si erano ribellati, morirono, mentre i loro figli, come Dio aveva promesso, entrarono nella terra promessa, guidati da Giosuè.

Così “Dio disse a Mosè -Trasmetti i tuoi ordini a Giosuè, rendilo intrepido e incoraggialo, perché lui lo passerà alla testa di questo popolo e metterà Israele in possesso del paese che vedrai” (Deut.3:28).

Crediamo forse che la nostra disubbidienza a Dio sia perdonata? Israele non credette nella potenza di Dio e fu respinto. Dio li fece vagare per altri quaranta anni nel deserto fino a che tutti quelli che si erano ribellati, morirono in quel deserto. Così fu ordinato da Dio: “Come avete messo quaranta giorni a esplorare il paese, porterete la pena delle vostre iniquità per quarant’anni, un anno per ogni giorno, e saprete che cosa sia cadere in disgrazia presso di me” (Num.14:34).

Anche Saul disubbidì a Dio e “Samuele disse: -Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l’ubbidire alla sua voce? No, l’ubbidire è meglio del sacrificio, dare ascolto vale più che il grasso dei montoni-“ (1Sam.15:22).

Le promesse fatte ad Israele, che se mettevano in pratica i comandamenti del Signore, sono valide sempre: “Il Signore allontanerà da te ogni infermità e non manderà su di te alcuna di quelle funeste malattie d’Egitto, che bene conoscesti, ma le manderà a quanti ti odiano” (Deut.7:15).

E’ bene per questo ricordare: “Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te” (Deut.8:5). Se Dio ci ama, di sicuro, ci corregge anche. Siamo quindi sempre ubbidienti, perché tutti abbiamo subito dai nostri genitori delle correzioni (Gal.4:1,2). Essi ci correggevano a volte a parole, a volte con rimproveri o anche con le verghe, per farci capire l’errore, imparando a non farlo più.  Dio, il nostro Padre celeste,  è superiore a tutti e ci corregge come a Lui sembra bene.

Oggi, siamo nel tempo dell’apostasia, dove tutto è rivalutato secondo criteri diversi, moderni, per adeguarli al progresso, ma hanno cambiato il male in bene e il dolce in amaro (Ger.17:2). Non conformiamoci al mondo, perché è tempo di ravvederci e tornare a Dio, farci correggere come suoi figli, per ricevere salvezza eterna.

Ricordiamoci perciò che ogni disubbidienza a Dio sarà punita, perché riceveranno da Dio “…ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa, invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all’ingiustizia” (Rom.2:8).

Oggi, molti pastori e amministratori del vangelo insegnano a disubbidire a Dio e ubbidire agli uomini, senza tener conto che “…Pietro e gli altri apostoli risposero: -Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini-“ (At.5:29). Tutte le religioni apostate hanno come loro principio la menzogna (Gv.8:44).

Tramite lo Spirito di Dio, l’apostolo avverte che: “Costoro si danno premura per voi, ma non onestamente; vogliono mettervi fuori, perché mostriate zelo per loro” (Gal.4:17). Tutti quelli che sono figli della promessa, alla maniera di Isacco, quelli cioè che vogliono seguire la verità e lasciare ogni carnalità mondana, saranno perseguitati: “E come allora colui che era nato secondo la carne (Ismaele) perseguitava quello nato secondo lo spirito (Isacco), così accade anche ora” (Gal.4:29).

L’apostolo Paolo ci ricorda che: “Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è nostra madre…”, “Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di una donna libera” (Gal.4:26-31).

Non dubitiamo delle promesse di Dio, perché se saremo ubbidienti fino alla fine, ci accoglierà nelle Sue sante dimore (Mt.25:34; Gv.14:3).