Cosa rappresenta la cena del Signore?
“Poi, preso il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: -Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me-” (Lc.22:19).
Parlando ai Giudei e a tutti i suoi discepoli Gesù espose: “Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (v.48-51).
Tutti quelli che lo ascoltavano si chiedevano come fosse possibile che Gesù potesse dare loro da mangiare la sua carne? Usando la razionalità di una mente carnale, essi non potevano comprendere le parole spirituali di Gesù. Continuando, Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (v.53-58). Amen!
Gesù non parlava certamente come i Giudei, che pensavano di mangiare la sua carne (il suo corpo), ma Egli si riferiva al sacrificio della sua carne (corpo), perché ha dato “la sua vita in riscatto per molti” (Mt.20:28). Tramite il sacrificio del suo corpo, immolato sulla croce, noi viviamo. Gesù afferma che la sua carne è vero cibo e il suo sangue vera bevanda, perché?
La Parola di Dio, che ci ha fatto conoscere, è il nostro cibo spirituale, che conduce alla vita eterna, mentre il suo sangue ha lavato i nostri peccati. Gesù ha usato i verbi mangiare e bere di me, perché mangiare vuol dire nutrirsi della Parola di Dio, che esce dalla bocca di Gesù, mentre bere il suo sangue, indica lavare, pulire, tramite il suo sangue prezioso, tutti i nostri peccati. Avviene così allora che noi dimoriamo in Gesù ed Egli dimora in noi. Gesù afferma che Egli vive tramite il Padre, che lo ha mandato e, alla stessa maniera, noi viviamo per mezzo di Lui.
Gesù è il pane (la vita) disceso dal cielo, chi mangia di questo pane vivrà in eterno. La Parola di Cristo Gesù, che ci ha fatto conoscere, è vita per coloro che la mettono in pratica; infatti, Gesù confermò che “Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti” (Mt.19:17). Gesù conferma che “il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (Gv.6:33). Come il pane dona vita all’uomo, per vivere nel corpo, così chi crede e segue Gesù, riceve vita eterna, come indicato: “Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Gv.20:31). In Gesù c’è vita, perché Egli ha dato se stesso in sacrificio per salvare molti (Is.53:11).
In conclusione, alla fine della Missione terrena, Gesù fece la Pasqua con i suoi discepoli e annunciò cosa dovevano fare chi si sarebbe convertito a Cristo. Nella cena del Signore, che noi facciamo, ricordiamo il sacrificio che Gesù ha fatto per noi; infatti, “nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: -Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me». Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: -Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me–“ (1Cor.11:24,25; Mt.26:27,28; Lc.22:19).