Capitolo 21.
Dal verso 1 al 27, il profeta rivela al popolo israelita l’avvenuta Diaspora, a circa 70 anni d/C. Dio tolse loro la Terra d’Israele e il residuo superstite, fu disperso tra tutte le nazioni del mondo (Lrv 26:33). Il profeta rivela: “Mi fu rivolta questa parola del Signore: -Figlio dell’uomo, volgi la faccia verso il mezzogiorno, parla alla regione australe e predici contro la selva del mezzogiorno. Dirai alla selva del mezzogiorno: Ascolta la parola del Signore: Dice il Signore Dio: Ecco, io accenderò in te un fuoco che divorerà in te ogni albero verde e ogni albero secco: la fiamma ardente non si spegnerà e ogni sembiante sarà bruciato dal mezzogiorno al settentrione. Ogni vivente vedrà che io, il Signore, l’ho incendiato e non si spegnerà-. Io dissi: -Ah! Signore Dio, essi vanno dicendo di me: Non è forse costui uno che racconta delle favole?-“ (v.1-5).
Come abbiamo già esposto, le profezie sono rivelate ai profeti usando similitudine, come in questi versi. Il fuoco, che Dio accese, simboleggia la sua ira contro Israele e gli alberi verdi o secchi rappresentano il popolo, dal più giusto al peccatore, dal più grande al piccolo, ovvero l’ira di Dio fu rivolta contro tutti.
Dio perciò ordinò a Ezechiele di profetizzare contro ogni carne, così essi riconosceranno che è stato il Signore a compiere ogni cosa. Dio comandò al profeta anche di piangere davanti al popolo e quando essi gli avrebbero domandato perché piangi? “Risponderai: Perché è giunta la notizia che il cuore verrà meno, le mani s’indeboliranno, lo spirito sarà costernato, le ginocchia vacilleranno. Ecco è giunta e si compie-. Parola del Signore Dio” (v.12).
Infatti, giunse il giorno del massacro per Israele; ovunque essi fuggivano, furono presi. Avvenne così che ad ogni porta, Dio pose la punta della spada “fatta per lampeggiare, affilata per il massacro. Volgiti a destra, volgiti a sinistra, ovunque si diriga la tua lama. Anch’io batterò le mani e sazierò la mia ira. Io, il Signore, ho parlato-. Mi fu rivolta questa parola del Signore: Traccia la strada per cui la spada giunga a Rabbà degli Ammoniti e in Giuda, a Gerusalemme nella città fortificata. Infatti il re di Babilonia è fermo al bivio, all’inizio delle due strade, per interrogare le sorti: agita le frecce, interroga gli dèi domestici, osserva il fegato. Nella sua destra è uscito il responso: Gerusalemme, per porre contro di essa gli arieti, per farle udire l’ordine del massacro, echeggiare grida di guerra, disporre gli arieti contro le sue porte, innalzare terrapieni, costruire trincee” (v.20-27).
La profezia rivela in analogia che l’esercito dei romani, che andò contro Gerusalemme, si fermò ad un bivio, chiedendo ai suoi dei e interrogando le sorti, per sapere dove doveva attaccare. Le sorti caddero su Gerusalemme ed l’attaccò con grida di guerra e ordinando il massacro.
I falsi profeti facevano invece buoni presagi per Gerusalemme, ma essi non si compirono, perché Dio punì tutte le empietà d’Israele. Perché Giuda compì il limite del peccato, uccidendo il Cristo di Dio (1Cor. 3:23), senza riconoscere che ad essi per prima fu rivolta la salvezza, ma avendola rifiutata, Paolo e Barnaba dissero: “ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani” (Atti 13.46).
“Egli però ricorda loro l’iniquità per cui saranno catturati-. Perciò dice il Signore: -Poiché voi avete fatto ricordare le vostre iniquità, rendendo manifeste le vostre trasgressioni e palesi i vostri peccati in tutto il vostro modo di agire, poiché ve ne vantate, voi resterete presi al laccio” (v.28,29).
Al principe d’Israele e a quello di questo mondo, Dio avverte: “A te, sconsacrato, empio principe d’Israele, di cui è giunto il giorno con il tempo della tua iniquità finale, così dice il Signore Dio: Deponi il turbante e togliti la corona: tutto sarà cambiato: ciò che è basso sarà elevato e ciò che è alto sarà abbassato. In rovina, in rovina, in rovina la ridurrò e non si rialzerà più finché non giunga colui al quale appartiene di diritto e al quale io la darò-“ (v.30-32).
Giungerà il tempo che terminerà ogni iniquità, perché il principe, che ha sedotto Israele e le nazioni, sarà legato e gettato nell’abisso (Ap.20:1-3); allora giungerà il regno di Cristo Gesù, a cui appartiene ogni cosa, perché Dio gli ha sottoposto ogni cosa creata: “Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e l’ha dato per capo supremo alla Chiesa” (Ef.1:22; 1Cor.15:25).
La profezia che segue è rivolta al popolo degli Ammoniti, discendenti di Lot. Essi avevano insultato il popolo di Dio e quindi lo stesso Dio. Quando giungeranno al colmo della loro iniquità, anch’essi saranno dati alla spada e tutti i perversi periranno: “Nel luogo stesso in cui tu fosti creato, nella terra stessa in cui sei nato, io ti giudicherò; rovescerò su di te il mio sdegno, contro di te soffierò nel fuoco della mia ira e ti abbandonerò in mano di uomini violenti, portatori di distruzione. Sarai preda del fuoco, del tuo sangue sarà intrisa la terra, non ti si ricorderà più perché io, il Signore, ho parlato–“(v.35-37).
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Capitolo 22.
Dio rivela al profeta quello che farà dopo che il sangue innocente del Messia sarà versato dalla loro mano; tutto quanto fu rivelato avvenne, infatti Israele rinnegò il Cristo, loro Salvatore e preferirono i loro idoli muti e ciechi.
“Mi fu rivolta questa parola del Signore: -Tu, figlio dell’uomo, forse non giudicherai, non giudicherai tu la città sanguinaria? Mostrale tutti i suoi abomini. Tu riferirai: Dice il Signore Dio: O città che sparge il sangue in mezzo a se stessa, perché giunga il suo tempo, e fabbrica a suo danno idoli con cui contaminarsi! Per il sangue che hai sparso, ti sei resa colpevole e ti sei contaminata con gli idoli che hai fabbricato: hai affrettato il tuo giorno, sei giunta al termine dei tuoi anni. Ti renderò perciò l’obbrobrio dei popoli e lo scherno di tutta la terra” (v.1-4).
In Gerusalemme avvenivano ogni specie di mali, perché i sommi sacerdoti, farisei e scribi ordivano, secondo il loro potere, come spargere sangue. Essi furono gli uccisori di Stefano, dell’apostolo Giacomo e così di seguito di molti apostoli e profeti. In Gerusalemme si commettevano quindi molte scelleratezze, disprezzavano padre e madre, maltrattavano il forestiero, opprimevano l’orfano e la vedova e infine: “hai disprezzato i miei santuari, hai profanato i miei sabati. -Vi sono in te calunniatori che versano il sangue. C’è in te chi banchetta sui monti e chi commette scelleratezze. In te si hanno rapporti col proprio padre, in te si giace con la donna in stato di mestruazione. Uno reca oltraggio alla donna del prossimo, l’altro contamina con incesto la nuora, altri viola la sorella, figlia del padre. In te si ricevono doni per spargere il sangue, tu presti a interesse e a usura, spogli con la violenza il tuo prossimo e di me ti dimentichi. Oracolo del Signore Dio” (v.9-12) .
Il Signore Dio chiede al popolo se reggerà quando saranno puniti per tutte le loro malvagità nel giorno che è stato preparato per loro? Quando saranno dispersi tra tutte le nazioni della terra, come avvenne quando rifiutarono di convertirsi alla predicazione degli apostoli e profeti (At.13:46).
Ma solo alla fine saranno purificati da tutte le loro immondezze, perché Dio li riprenderà, radunandoli da tutti i paesi, dove furono dispersi e li ricondurrà tutti nella loro terra, come è già avvenuto per una parte degli israeliti nel 1948.
Dal verso 17 al 22, Dio rivela tramite il profeta quello che poi fece in Gerusalemme quando i romani l’assediarono e la incendiarono, distruggendo il Tempio di Dio. Gerusalemme fu una citta piena di abominazioni, non volle riconoscere il Cristo di Dio e divenne così non purificata e non lavata “I suoi profeti hanno come intonacato tutti questi delitti con false visioni e oracoli fallaci e vanno dicendo: Così parla il Signore Dio, mentre invece il Signore non ha parlato” (v.28).
Il profeta evidenzia nello Spirito che: ”Io ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro e si ergesse sulla breccia di fronte a me, per difendere il paese perché io non lo devastassi, ma non l’ho trovato. Io rovescerò su di essi il mio sdegno: li consumerò con il fuoco della mia collera: la loro condotta farò ricadere sulle loro teste-. Oracolo del Signore Dio” (v.30-31). Siccome Gerusalemme e tutto Israele rifiutarono la Grazia, Dio li giudicò come aveva loro preannunciato: “E il giudizio è questo: che la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv.3:19) .
Facciamo attenzione, se Dio non ha risparmiato il suo popolo, che fine faremo noi, se rifiutiamo la Grazia, come fece Israele?
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Capitolo 23.
Tutto il popolo di Dio si rese riprovevole agli occhi del Signore per tutte le sue iniquità. Il Signore Dio rivela tramite il profeta il peccato d’Israele e il peccato di Giuda. In similitudine, Dio le paragona a due donne, sorelle, figlie della stessa madre, ma prostitute, una peggiore dell’altra.
Israele si prostituì agli idoli egiziani, prima ancora che si fosse formato come popolo di Dio, quando ancora si trovava schiavo degli egiziani, perciò paragonato a una giovane nella sua adolescenza.
“Mi fu rivolta questa parola del Signore: -Figlio dell’uomo, vi erano due donne, figlie della stessa madre, le quali si erano prostituite in Egitto fin dalla loro giovinezza, dove venne profanato il loro petto e oppresso il loro seno verginale. Esse si chiamano Oolà la maggiore e Oolibà la più piccola, sua sorella. L’una e l’altra divennero mie e partorirono figli e figlie. Oolà è Samaria e Oolibà è Gerusalemme. Oolà mentre era mia si dimostrò infedele: arse d’amore per i suoi spasimanti, gli Assiri suoi vicini, vestiti di porpora, prìncipi e governatori, tutti giovani attraenti, cavalieri montati su cavalli. Concesse loro i suoi favori, al fiore degli Assiri, e si contaminò con gli idoli di coloro dei quali si era innamorata” (v.1-7).
Con il nome di Oolà, viene indicato Israele e con Oolibà, Giuda. Loro furono tratte fuori dall’Egitto, dove adorarono gli idoli egiziani, mentre vivevano in schiavitù, ma anche quando per mano dei servi di Dio, Mosè e Giosuè furono portati nella terra, che stillava latte e miele (terra fruttifera), che Dio aveva promesso ai loro padri, continuarono a seguire gli idoli egiziani. Israele e Giuda non si ricordarono più come gli egiziani li opprimevano, mentre loro crescevano e si moltiplicavano in Egitto. Non bastarono gli idoli egiziani che cercarono anche quelli dell’impero romano (in analogia, Assiri), ”vestiti di porpora, prìncipi e governatori, tutti giovani attraenti, cavalieri montati su cavalli. …Per questo l’ho data in mano ai suoi amanti, in mano agli Assiri, dei quali si era innamorata. Essi scoprirono la sua nudità, presero i suoi figli e le sue figlie e la uccisero di spada. Divenne così come un monito fra le donne, per la condanna esemplare che essi avevano eseguita su di lei” (v.6,9,10).
Giuda (Oolibà) si corruppe più della sorella (Oolà) Israele, superandola nelle prostituzioni idolatre, perché seguì le orme della sorella (Israele) e anche lei si contagiò con gli idoli dell’impero romano (Assiri), “Io vidi che si era contaminata e che tutt’e due seguivano la stessa via. Ma essa moltiplicò le prostituzioni. Vide uomini effigiati su una parete, figure di Caldei, disegnati con il minio, con cinture ai fianchi, ampi turbanti in capo, dall’aspetto di grandi capi, rappresentanti i figli di Babilonia, originari di Caldea: essa se ne innamorò non appena li vide e inviò loro messaggeri in Caldea” (v.13-16).
Dal verso 17 al 27, rivela il grande peccato di Israele e di Giuda, che si ribellarono contro l’Iddio vivente e Santo, perché non smisero di cercare idoli di ogni genere, adorando tutti gli idoli dei popoli che Dio aveva scacciato davanti a loro.
Israele era assoggettato politicamente ai romani, infatti, durante il Ministero terreno del Signor Gesù, Israele dipendeva dall’Impero romano. Per la grande malvagità, avvenne che Israele e Giuda furono date nelle mani dei loro nemici, “verranno contro di te dal settentrione con cocchi e carri e con una moltitudine di popolo e si schiereranno contro di te da ogni parte con scudi grandi e piccoli ed elmi. A loro ho rimesso il giudizio e ti giudicheranno secondo le loro leggi… deporteranno i tuoi figli e le tue figlie e ciò che rimarrà di te sarà preda del fuoco. Ti spoglieranno delle tue vesti e s’impadroniranno dei tuoi gioielli” (v.24-26). Tutto si avverò a circa 70 anni d.C., Israele divenne una terra desolata e vi abitarono i popoli stranieri fino al 1948.
Dio mette alla luce tutti gli abomini dei due regni, prima di Israele e poi di Giuda. Entrambi i regni si contaminarono con idoli, tradendo il loro Signore, Dio degli eserciti, che li aveva tratti fuori dalla schiavitù.
“Dice il Signore Dio: -Berrai la coppa di tua sorella (Israele), profonda e larga, sarai oggetto di derisione e di scherno; la coppa sarà di grande capacità. Tu sarai colma d’ubriachezza e d’affanno, coppa di desolazione e di sterminio era la coppa di tua sorella Samaria (Israele). Anche tu la berrai, la vuoterai, ne succhierai i cocci, ti lacererai il seno, poiché io ho parlato-. Parola del Signore” (v.32-34).
Il popolo di Dio fu interamente – disubbidiente e contestatore- (Rom.10:21), “perciò dice il Signore Dio: -Poiché tu mi hai dimenticato e mi hai voltato le spalle, sconterai dunque la tua disonestà e le tue dissolutezze!.. Il Signore mi disse: -Figlio dell’uomo, non giudicherai tu Oolà e Oolibà? Non mostrerai ad esse i loro abomini? Sono state adultere e le loro mani sono lorde di sangue, hanno commesso adulterio con i loro idoli; perfino i figli che mi avevano partorito, li hanno fatti passare per il fuoco in loro pasto. Ancor questo mi hanno fatto: in quello stesso giorno hanno contaminato il mio santuario e profanato i miei sabati; dopo avere immolato i loro figli ai loro idoli, sono venute in quel medesimo giorno al mio santuario per profanarlo: ecco quello che hanno fatto dentro la mia casa!” (v.35-39).
Israele fu il popolo amato dal Signore Dio, “perché egli nutre per Israele un amore eterno-“ (1Re 10:9). Ma loro furono ribelli alle leggi divine per seguire i desideri dei loro cuori e chiesero un re per essere simili alle nazioni, loro vicine. Non contenti, vollero amicizie con gli altri popoli, che Dio aveva vietato contatti, ma essi si rivolsero agli uomini dei paesi lontani. Così divennero complici di tutte le abominazioni dei popoli pagani e non si ricordarono delle benedizioni ricevute, divenendo peggio dei popoli a loro vicini e lontani. Infatti, “I figli d’Israele fecero ciò che è male agli occhi del Signore; dimenticarono il Signore, il loro Dio, e servirono gli idoli di Baal e di Astarte” (Gdc.3:7).
“Ma uomini retti le giudicheranno come si giudicano le adultere e le assassine. Le loro mani sono lorde di sangue” (v.45). Infatti, il Signore Dio dichiara: “le case. Eliminerò così un’infamia dalla terra e tutte le donne impareranno a non commettere infamie simili. Faranno ricadere la vostra infamia su di voi e sconterete i vostri peccati di idolatria: saprete così che io sono il Signore Dio” (v.45-49). Così Israele e Giuda, in similitudine, Oolà e Oolibà, peccarono contro il loro Dio, “Abbandonarono tutti i comandi del Signore loro Dio; si eressero i due vitelli in metallo fuso, si prepararono un palo sacro, si prostrarono davanti a tutta la milizia celeste e venerarono Baal” (2Re 17:16). Alla fine, quando arrivò la salvezza, portata dal Salvatore e Re, Cristo Gesù, la respinsero, compiendo in questo modo il colmo dei loro peccati e furono così scacciati dalla Terra (Israele) per un lunghissimo esilio, lontani dal loro Dio per la durata di 62 settimane (Dan.9:25,26). circa 1955 anni.
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Capitolo 24.
Molte volte il Signore Dio parlava a Israele tramite i suoi servi, i profeti, con delle parabole e anche questa volta si rivolge in parabola, dichiarando quello che ha determinato contro Giuda e Israele. Tutte le cose che Dio decise per Gerusalemme avvennero, mentre loro stavano vivendo ancora la cattività in Babilonia, Dio rivelò tramite i suoi servi, i guai che Israele doveva subire d/C. per la sua malvagità e incredulità.
Dio mostrò al profeta quello che a Gerusalemme avvenne dopo la Missione terrena del Signor Gesù, perché il popolo non si ravvide alla predicazione di Cristo Gesù, e dei suoi apostoli. Essi restarono increduli ed aggiunsero ai loro peccati degli altri, condannando a morte il loro Salvatore e Re (Lc.1:69; Gv.19:15). Così avvenne che Dio mise in atto la sua vendetta (Lev.26:33; Is.1:24), Egli mandò l’esercito dei romani, che distrusse ciò che fu edificato in Gerusalemme da Salomone.
“Il dieci del decimo mese, dell’anno nono, mi fu rivolta questa parola del Signore: -Figlio dell’uomo, metti per iscritto la data di oggi, di questo giorno, perché proprio oggi il re di Babilonia punta contro Gerusalemme. Proponi una parabola a questa genìa di ribelli dicendo loro: Così dice il Signore Dio: Metti su la pentola, mettila e versavi acqua” (v.1-3). Infatti, Dio ordinò al profeta di mettere nella pentola dei pezzi di carne buona, di accendere il fuoco con la legna e di far bollire molto, fino a che tutto sia molto cotto.
La pentola rappresenta Gerusalemme, citta sanguinaria (condannando a morte il Giusto), perché si macchiò di un peccato che Dio non perdonò, simile alla ruggine che non si scrosta.
Il verso 7 e 8 evidenzia, in similitudine, ciò che decise il popolo di Gerusalemme, quando “gridavano: -Crocifiggilo, crocifiggilo!-“ (Lc.23:21). Il sangue del Giusto, l’Agnello di Dio fu versato sotto gli sguardi dei molti (Mt. 27:39-43).
“Perciò dice il Signore Dio: Guai alla città sanguinaria! Anch’io farò grande il rogo” (v.9).
I versi 10 e 11 mostrano che, quando arrivò il tempo, si compì in Gerusalemme le profezie dei servi di Dio, che avevano annunciato circa 500 anni prima. La città di Dio fu assediata dall’esercito dell’impero romano, che la diedero alle fiamme e tutto ciò che conteneva fu distrutto. In similitudine, la carne fu ridotta in poltiglia e le ossa bruciate, “perché si riscaldi e il rame si arroventi; si distrugga la sozzura che c’è dentro e si consumi la sua ruggine” (v.11).
Con tutto ciò l’abbondante sporcizia (peccato) non si staccò e il popolo non si ravvide, neppure il fuoco riuscì a purificarli, perché: “La tua immondezza è esecrabile: ho cercato di purificarti, ma tu non ti sei lasciata purificare. Perciò dalla tua immondezza non sarai purificata finché non avrò sfogato su di te la mia collera. Io, il Signore, ho parlato! Questo avverrà, lo compirò senza revoca; non avrò né pietà, né compassione. Ti giudicherò secondo la tua condotta e i tuoi misfatti-. Oracolo del Signore Dio” (v.13,14).
Dio propose un’altra grande prova al profeta per mostrare al popolo quello che dovevano affrontare, quando Dio avrebbe tolto loro il Tempio, di cui erano orgogliosi. “Così il Signore Dio, disse al profeta che gli avrebbe tolto la moglie delizia dei suoi occhi, doveva solo sospirare in silenzio. Perciò non avrebbe dovuto fare alcun lamento, non fare il lutto dei morti e ne mangiare pane del lutto e nemmeno vestire a lutto. Così la sera la moglie morì e la mattina dopo il profeta fece come l’Eterno gli aveva comandato. Allora la gente gli chiese: «Non vuoi spiegarci che cosa significa quello che tu fai?». Io risposi: «Il Signore mi ha parlato: Annunzia agli Israeliti: Ecco, io faccio profanare il mio santuario, orgoglio della vostra forza, delizia dei vostri occhi e amore delle vostre anime. Voi farete come ho fatto io: non vi velerete fino alla bocca, non mangerete il pane del lutto. Avrete i vostri turbanti in capo e i sandali ai piedi: non farete il lamento e non piangerete: ma vi consumerete per le vostre iniquità e gemerete l’uno con l’altro” (v.19-23).
Dio indicò al popolo ribelle che come Ezechiele fece, sarebbe avvenuto anche a loro. Egli tolse la moglie al profeta, quello che lui amava come poi al popolo tolse il Tempio (la casa di Dio), che era la loro gioia e la loro gloria. Tutto questo è avvenuto e noi ne siamo testimoni. Ad oggi, dopo circa 2000 anni dalla distruzione del Tempio, ancora gli ebrei vanno a pregare sotto le mura diroccate di quel tempio, a dimostrazione di tanta bramosia rimasta nelle loro anime.
“Ezechiele sarà per voi un segno: quando ciò avverrà, voi farete in tutto come ha fatto lui e saprete che io sono il Signore. Tu, figlio dell’uomo, il giorno in cui toglierò loro la loro fortezza, la gioia della loro gloria, l’amore dei loro occhi, la brama delle loro anime, i loro figli e le loro figlie, allora verrà a te un profugo per dartene notizia. In quel giorno la tua bocca si aprirà per parlare con il profugo, parlerai e non sarai più muto e sarai per loro un segno: essi sapranno che io sono il Signore” (v.24-27). Ezechiele in similitudine con Cristo Gesù, egli come servo di Dio, fu ubbidiente a tutto quello che Dio gli diceva, perciò fu chiamato figlio dell’uomo simile al Figlio dell’uomo, Cristo Gesù (Mt. 9:6).
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Capitolo 25.
Questo capitolo riguarda la profezia che Dio diede ad Ezechiele, sulla vendetta che Dio farà e sta facendo contro le nazioni, che hanno oltraggiato, odiato e perseguitato Israele e Giuda. Quando Dio sovvertì Israele, Ammon. Rabbà, Moab, Edom e i Filistei, si rallegrarono, perché i romani distrussero il Tempio di Dio in Gerusalemme, ma presto giungerà la vendetta di Dio, contro tutte queste nazioni che hanno odiato Israele.
Dal verso 1 al 7, la profezia è contro gli Ammoniti.
Essi si rallegrarono quando fu distrutto il Tempio di Dio in Gerusalemme. Inoltre gioirono quando Israele e Giuda furono devastate e i superstiti furono condotti in esilio, ma “Ecco, io ti do in mano ai figli d’oriente. Metteranno in te i loro accampamenti, e in mezzo a te pianteranno le loro tende: mangeranno i tuoi frutti e berranno il tuo latte” (v.4). “Io stendo la mano su di te e ti darò in preda alle genti; ti sterminerò dai popoli e ti cancellerò dal numero delle nazioni. Ti annienterò e allora saprai che io sono il Signore” (v.4-7).
Contro Moab – “Dice il Signore Dio: «Poiché Moab e Seir hanno detto: Ecco, la casa di Giuda è come tutti gli altri popoli, ebbene, io apro il fianco di Moab, in tutto il suo territorio anniento le sue città, decoro del paese, Bet-Iesimòt, Baal-Meòn, Kiriatàim, e le do in possesso ai figli d’oriente, come diedi loro gli Ammoniti, perché non siano più ricordati fra i popoli. Così farò giustizia di Moab e sapranno che io sono il Signore” (v.8-11).
Il residuo restante riconoscerà il Signore, quando terminerà la vita dell’empio sulla terra e inizieranno gli ultimi mille anni, allora “L’opera della giustizia sarà la pace e l’azione della giustizia, tranquillità e sicurezza per sempre” (Is.32:17).
Profezia rivolta contro Edom: “Dice il Signore Dio: -Poiché Edom ha sfogato crudelmente la sua vendetta contro la casa di Giuda e s’è reso colpevole vendicandosi su di essa, per questo, così dice il Signore Dio: Anch’io stenderò la mano su Edom, sterminerò in esso uomini e bestie e lo ridurrò a un deserto. Da Teman fino a Dedan cadranno di spada. La mia vendetta su Edom la compirò per mezzo del mio popolo, Israele, che tratterà Edom secondo la mia ira e il mio sdegno. Si conoscerà così la mia vendetta-. Oracolo del Signore Dio” (v.12-14).
Vendetta contro i Filistei (abitanti di Gaza): “Dice il Signore Dio: -Poiché i Filistei si son vendicati con animo pieno di odio e si son dati a sterminare, mossi da antico rancore, per questo, così dice il Signore Dio: Ecco, io stendo la mano sui Filistei, sterminerò i Cretei e annienterò il resto degli abitanti sul mare. Farò su di loro terribili vendette, castighi furiosi, e sapranno che io sono il Signore, quando eseguirò su di loro la vendetta” (v.15-17).
I tempi di Dio non sono i nostri tempi. Qualcuno potrebbe pensare, perché Dio si vendica dopo tanto tempo? I Filistei sono stati sempre un popolo contro Israele, perché non riconoscono che Dio li ha scelti come suo popolo e appartengono a Lui. Anche se Israele fu un popolo ribelle e disubbidiente, Dio li ha puniti togliendo la terra, dove scorreva latte e miele (Lev.20:24), ma nessuno può toccare quelli che Dio ha scelto come suo popolo, perché Dio è contro chi perseguita Israele. Infatti, è rivelato che: “le nazioni che hanno fatto di voi la loro preda; perché chi tocca voi, tocca la pupilla dell’occhio suo” (Zac.2:8).
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Capitolo 26.
Altra profezia che, in similitudine, riguarda il Vaticano, paragonato alla città di Tiro per le immense idolatrie esistenti in questo regno. Da sottolineare che a distruggere il Tempio di Dio in Gerusalemme fu l’esercito dell’impero romano. Alla caduta di questo impero politico subentrò il regno religioso idolatra, l’attuale Vaticano, la sede mondiale delle abominazioni, diretta dallo spirito del diavolo, responsabile di tutto quello che avvenne a Israele a circa 70 anni d.C.
Tutte le ricchezze di oro e argento nel Tempio di Dio in Gerusalemme furono depredate dai romani, che li condussero ai loro imperatori e da essi passate, secondo la verità profetica, in Vaticano, che in analogia è indicata simile alla città di Babilonia, che fu distrutta e mai più ricostruita.
“Il primo giorno del mese, dell’anno undecimo, mi fu rivolta questa parola del Signore: -Figlio dell’uomo, poiché Tiro ha detto di Gerusalemme: Ah, Ah! eccola infranta la porta delle nazioni; verso di me essa si volge, la sua ricchezza è devastata. Ebbene, così dice il Signore Dio: Eccomi contro di te, Tiro. Manderò contro di te molti popoli, come il mare solleva le onde, e distruggeranno le mura di Tiro, e demoliranno le sue torri: spazzerò via da essa anche la polvere e la ridurrò a un arido scoglio. Essa diverrà, in mezzo al mare (in mezzo alle nazioni) un luogo dove stendere le reti, poiché io ho parlato – oracolo del Signore. Perché dice il Signore Dio: Io mando da settentrione contro Tiro Nabucodònosor re di Babilonia, il re dei re, con cavalli, carri e cavalieri e una folla, un popolo immenso” (v.1-7).
In analogia, con il nome di Nabucodònosor è indicata la bestia, che verrà dal mare, cioè dalle nazioni (Ap.17:15) e comanderà di distruggere Tiro (il Vaticano): “Con gli arieti colpirà le tue mura, demolirà le tue torri con i suoi ordigni. La moltitudine dei suoi cavalli sarà tale che ti coprirà con la sua polvere, per lo strepito dei cavalieri, delle ruote e dei carri tremeranno le tue mura, quando entrerà dalle tue porte come si entra in una città espugnata. Con gli zoccoli dei suoi cavalli calpesterà tutte le tue strade, passerà il tuo popolo a fil di spada, abbatterà le tue colonne protettrici” (v.9-11).
Tutte le sue ricchezze saranno saccheggiate e i suoi bei palazzi demoliti; tutto sarà perso. Oggi, il Vaticano è l’orgoglio delle nazioni, per le sue bellezze e ricchezze, ma tutti i suoi apprezzamenti cesseranno. Esso diventerà simile ad un arido scoglio, rovine di città, che non sarà mai più ricostruita, come è stato per la Babilonia in Persia (Iran), perché questo è quello che il Signore Dio ha stabilito: “Così dice a Tiro il Signore Dio: -Al fragore della tua caduta, al gemito dei feriti, quando la strage infierirà in mezzo a te, le isole (le nazioni) forse non tremeranno? Tutti i prìncipi del mare (i principi sono tutti i funzionari del clero papale e il mare rappresenta le nazioni del mondo) scenderanno dai loro troni, deporranno i loro manti, si spoglieranno delle vesti ricamate, si vestiranno a lutto e seduti per terra tremeranno ad ogni istante, spaventati per te. Su di te alzeranno un lamento e diranno: Perché sei scomparsa dai mari, città famosa, potente sui mari? Essa e i suoi abitanti, che incutevano terrore su tutta la terraferma. Ora le isole tremano, nel giorno della tua caduta, le isole del mare sono spaventate per la tua fine–“ (v.15-18).
Come è indicato “Le acque che hai viste, presso le quali siede la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, genti e lingue” (Ap.17:15), mentre le isole rappresentano le nazioni del mondo.
La Città del Vaticano (da cui dipendono tutti i religiosi cattolici) scomparirà dal mondo e tutte le sue ricchezze, la potenza e la gloria passeranno al dittatore mondiale (Ap.13:1-10; 17:13).
“Poiché dice il Signore Dio: -Quando avrò fatto di te una città deserta, come sono le città disabitate, e avrò fatto salire su di te l’abisso e le grandi acque ti avranno ricoperto, allora ti farò scendere nella fossa, verso le generazioni del passato, e ti farò abitare nelle regioni sotterranee, in luoghi desolati da secoli, con quelli che sono scesi nella fossa, perché tu non sia più abitata: allora io darò splendore alla terra dei viventi (inizierà il millennio). Ti renderò oggetto di spavento e più non sarai, ti si cercherà ma né ora né mai sarai ritrovata-. Oracolo del Signore Dio” (v.19-21). Questa è la profezia riguardo la Città, che regna su tutti i regni della terra, dove ha collocato le sue dimore su tutte le alture. Chi non ha notato che le sue numerose chiese, ogni frazione di paese, città e provincia né ha una e più chiese cattoliche, tutte costruite nella parte più alta o montuosa del luogo in cui sono .
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Capitolo 27.
Ancora un’analogia rivelata al profeta, riguardante gli ultimi sette anni, quando terminerà il regno dove è situato il palazzo apostolico che il mondo ama tanto. Questa congregazione finirà di esistere, perché si riverserà l’ira di Dio, condannandola per tutto il suo orgoglio contro il Signore.
Per questo, il Signore Dio fa intonare un lamento su Tiro, che rappresenta appunto il Vaticano, mentre il palazzo, che loro chiamano apostolico, Dio lo identifica a una nave in mezzo al mare, cioè in mezzo alle nazioni e ai popoli.
Tutta la descrizione della sua fine, in analogia Tiro, è data in similitudine ai profeti prima della venuta del Messia e, in modo più chiaro, al profeta e apostolo Giovanni (indicata come Babilonia in Ap.18).
Così al profeta “fu rivolta questa parola del Signore: -Orsù, figlio dell’uomo, intona un lamento su Tiro. Di’ a Tiro, alla città situata all’approdo del mare, che commercia con i popoli e con le molte isole: Così dice il Signore Dio: Tiro, tu dicevi: Io sono una nave di perfetta bellezza. In mezzo ai mari è il tuo dominio. I tuoi costruttori ti hanno reso bellissima: con cipressi del Senìr hanno costruito tutte le tue fiancate, hanno preso il cedro del Libano per farti l’albero maestro; i tuoi remi li hanno fatti con le querce di Basan; il ponte te lo hanno fatto d’avorio, intarsiato nel bossolo delle isole di Chittim. Di lino ricamato d’Egitto era la tua vela che ti servisse d’insegna; di giacinto scarlatto delle isole di Elisà era il tuo padiglione. Gli abitanti di Sidòne e d’Arvad erano i tuoi rematori, gli esperti di Semer erano in te, come tuoi piloti. Gli anziani di Biblos e i suoi esperti erano in te per riparare le tue falle. Tutte le navi del mare e i loro marinai (il clero cattolico) erano in te per scambiare merci. Guerrieri di Persia, di Lud e di Put erano nelle tue schiere, appendevano in te lo scudo e l’elmo, ti davano splendore. I figli di Arvad e il loro esercito (le guardie svizzere) erano intorno alle tue mura vigilando sui tuoi bastioni, tutti appendevano intorno alle tue mura gli scudi, coronando la tua bellezza” (v.1-11).
La spiegazione della profezia rivelata in similitudine:
Con la città di Tiro è indicato il Vaticano con il suo orgoglio; il mare simboleggia tutti i popoli e nazioni del mondo (di religione cattolica) controllati dal Vaticano.
Dal verso 2 al 7 si paragona il palazzo, sede del trono del papa, ad una nave in mezzo al mare, realizzata con i migliori prodotti, come il legno, l’avorio… provenienti da ogni parte del mondo ed eseguiti da bravi costruttori e artisti.
Per esempio, come esposto: “gli esperti di Semer erano in te”; con Semer era chiamato un monte d’Israele, dove dei bravi costruttori edificarono la città di Samaria (1Re 16:24) così anche dei bravi costruttori hanno edificato il regno cattolico. Ancora la profezia espone che come gli esperti di Biblos sgrossavano e preparavano “il legname e le pietre per la costruzione del tempio” (1Re 5:32), così sono stati paragonati, in analogia, agli esperti che hanno lavorato il legname per costruire il palazzo papale.
Perché tutte queste analogie con la costruzione del tempo di Dio in Gerusalemme? Perché il diavolo da quando peccò, volendo eguagliarsi a Dio ed essere al pari suo, per orgoglio si è costruito a Roma “So che abiti dove satana ha il suo trono (palazzo, Ap.2:13), per assomigliare al Tempio di Dio in Gerusalemme.
Dai versi 12 al 24 la rivelazione evidenzia che molti regni della terra hanno mercanteggiato con Roma (Vaticano), vendendogli i miglior prodotti del loro territorio. Come anche è rivelato dal profeta e apostolo Giovanni (Ap.18), molte erano le nazioni che commerciavano ricchezze di ogni genere. L’origine del suo fasto derivò dall’impero romano e favorito anche, dopo la sua caduta, dal sacro romano impero. Infatti, tra il 1624 ed il 1626 venne costruito il palazzo pontificio con tutti i proventi delle città e nazioni, che commerciavano con Roma. Esse portavano ogni genere di mercanzie: oro, argento, ferro, stagno, piombo e avorio, a Roma, pagando le loro “merci con pietre preziose, porpora, ricami, bisso, coralli e rubini” (v.16). Persino Giuda e Israele “Ti davano in cambio grano di Minnìt, profumo, miele, olio e balsamo” (v.17).
Molte città e nazioni “Scambiavano con te vesti di lusso, mantelli di porpora e di broccato, tappeti tessuti a vari colori, funi ritorte e robuste, sul tuo mercato. Le navi di Tarsìs viaggiavano, portando le tue mercanzie. Così divenisti ricca e gloriosa in mezzo ai mari” (v.24,25). Infatti il Vaticano divenne famoso per le sue idolatrie, con il suo imponente palazzo e la sua spaziosa piazza, una piccola città in mezzo ad una grande città (Roma). Però arriverà il tempo che, “tutti quelli che maneggiano il remo, i marinai e tutti i piloti del mare scenderanno dalle loro navi, e rimarranno sulla terra ferma”. – v.29. Quando sarà condannata e tutto il suo sfarzo terminerà, i conduttori presso tutte le chiese esistenti nelle nazioni, resteranno senza stipendio e, non sapendo più a chi vendere i loro idoli, piangeranno amaramente.
Difatti la Città del Vaticano è certamente divenuta molto ricca, ricercata e ammirata in tutte le parti del mondo, ma “per questo, in un solo giorno, verranno su di lei questi flagelli: morte, lutto e fame; sarà bruciata dal fuoco, poiché potente Signore è Dio che l’ha condannata” (Ap.18:8).
“In alto mare ti condussero i tuoi rematori, ma il vento d’oriente ti ha travolto in mezzo ai mari. Le tue ricchezze, i tuoi beni e il tuo traffico, i tuoi marinai e i tuoi piloti, i riparatori delle tue avarie, i trafficanti delle tue merci, tutti i guerrieri che sono in te e tutta la turba che è in mezzo a te piomberanno nel fondo dei mari, il giorno della tua caduta” (v.26,27).
Dal verso 28 al 32 si rivela tutto lo spavento e l’amarezza in cui cadranno quelli che si arricchivano con il commercio dei suoi idoli. In analogia, le navi rappresentano tutte le chiese cattoliche sparse nel mondo, mentre i nocchieri o traghettatori indicano il clero dei religiosi officianti delle suddette chiese. In analogia, essi sono raffigurati come i piloti del mare. Quando il Vaticano sarà distrutto, essi faranno un cordoglio “e grideranno amaramente, si getteranno sulla testa la polvere, si rotoleranno nella cenere; si raderanno i capelli per te e vestiranno di sacco” (v.30).
I versi che seguono rivelano la distruzione del regno idolatra, quando terminerà di sedurre il mondo intero con i suoi sortilegi, perché, come una nave squarciata, affonderà in mezzo al mare (Ap.18:21;Ger. 51:64), ovvero in mezzo a tutte le nazioni (Ap .17:15). Molti si sono arricchiti con il commercio dei suoi idoli.
“Chi era come Tiro, ora distrutta in mezzo al mare? Ora tu giaci travolta dai flutti nelle profondità delle acque: il tuo carico e tutto il tuo equipaggio sono affondati con te. Tutti gli abitanti delle isole sono rimasti spaventati per te e i loro re, colpiti dal terrore, hanno il viso sconvolto. I mercanti dei popoli fischiano su di te, tu sei divenuta oggetto di spavento, finita per sempre” (v.32-36).
In similitudine, Tiro, viene indicata come Babilonia (Ap.18), sarà distrutta da dieci re, che inizieranno a regnare insieme all’uomo (bestia), che riceverà da Satana regno, potenza e autorità (Ap.13.2). Lo scopo dei dieci re, in similitudine, dieci corna per la loro forza, non è altro che distruggere l’impero cattolico per dare tutta la sua potenza all’uomo regnante universale “Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia” (Ap.17:13).
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Capitolo 28.
Da evidenziare che la profezia del capitolo precedente era indirizzata direttamente alla città di Tiro, che in similitudine rappresenta l’impero della chiesa cattolica. Sempre in analogia, questo capitolo è rivolto al principe di Tiro, dove Tiro è la Città del Vaticano e il suo principe è colui che siede sul trono di dèi, cioè il papa, in similitudine la meretrice. Egli (il papa) si dice padre, eguagliandosi a Dio, come esposto da Dio tramite il profeta.
“Mi fu rivolta questa parola del Signore: -Figlio dell’uomo, parla al principe di Tiro: Dice il Signore Dio: Poiché il tuo cuore si è insuperbito e hai detto: Io sono un dio, siedo su un seggio divino in mezzo ai mari, mentre tu sei un uomo e non un dio,
hai uguagliato la tua mente a quella di Dio” (v.1,2).
Infatti come già esposto in questi primi due versi, sopra indicati, sono indirizzati all’uomo regnate, che si è posto a sedere su un trono e stabilisce dogmi contro Dio, portando il mondo intero all’adorazione di demoni, nascosti sotto ogni forma di idoli.
Come Satana tentò Gesù, offrendogli tutti i regni del mondo, se prostrandosi lo adorava (Lc.4:6,7), alla stessa maniera egli ha riempito di ogni specie di ricchezze, tutti quelli che distolgono gli uomini dall’adorare il vero Dio. Il papa è l’uomo che possiede più ricchezze di tutte le nazioni, come il profeta rivela, in similitudine di Tito, cioè il Vaticano: “Tiro si è costruita una fortezza e ha accumulato argento come polvere e oro come fango delle strade” (Zac. 9:3). Fino alla fine non cesserà “di adorare i demoni e gli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare” (Ap. 9:20).
Dal verso 3 al 6, la profezia è contro lo spirito del demone conduttore (Satana): “Ecco, tu sei più saggio di Daniele, nessun segreto ti è nascosto. Con la tua saggezza e il tuo accorgimento hai creato la tua potenza e ammassato oro e argento nei tuoi scrigni; con la tua grande accortezza e i tuoi traffici hai accresciuto le tue ricchezze e per le tue ricchezze si è inorgoglito il tuo cuore. Perciò così dice il Signore Dio: Poiché hai uguagliato la tua mente a quella di Dio” (v.3-6).
Dio considera Satana più saggio del profeta Daniele, a cui Dio rivelò tutto quanto doveva accadere, a partire dal regno di Babilonia fino all’ultimo, quello satanico della durata di tre anni e mezzo.
Il demone è più sapiente di Daniele, perché egli è l’ex Lucifero, a cui Dio conferì ricchezza, bellezza e sapienza maggiore di tutti gli angeli creati, dopo di lui. Ancora oggi, nel mondo umano, nulla gli è nascosto (Is.38:26).
Dal verso 7 al 10, tramite il profeta Ezechiele, Dio rivela la fine riservata all’impero religioso cattolico, quando contro di esso, Dio manderà i dieci re, in similitudine dieci corna (Ap.17:12,13) contro il regnante, che si proclama il vicario di Cristo. Dio ha anche deciso che tutto il suo splendore terminerà in un solo giorno (Ap.18:8): “Ti precipiteranno nella fossa e morirai della morte degli uccisi in mezzo ai mari. Ripeterai ancora: -Io sono un dio-, di fronte ai tuoi uccisori? Ma sei un uomo e non un dio in balìa di chi ti uccide. Della morte dei non circoncisi morirai… Oracolo del Signore Dio” (v.8-10). I non circoncisi sono indicati quelli che hanno creduto nella menzogna e, hanno rigettato la verità.
Tramite il profeta, il Signore Dio rivelò l’opera, che Egli compì, quando creò il primo cherubino, indicato con il nome di Lucifero, per il suo grande splendore, simile all’aurora (Is.14:12; Gb.41).
Dio chiede al profeta di fare un lamento su questo ex cherubino, che dopo l’inizio della Chiesa di Cristo, riscattata con il suo prezioso sangue, il demone divenne principe di Tiro, cioè capo della Città del Vaticano e del mondo religioso, da lui sedotto.
Dal verso 12 al 14, la rivelazione riguarda la creazione del primo cherubino compiuta da Dio. Egli lo creò perfetto in bellezza, ricchezza e sapienza, più di tutti gli altri cherubini e angeli.
“Mi fu rivolta questa parola del Signore: -Figlio dell’uomo, intona un lamento sul principe di Tiro e digli: Così dice il Signore Dio: Tu eri un modello di perfezione, pieno di sapienza, perfetto in bellezza; in Eden, giardino di Dio, tu eri coperto d’ogni pietra preziosa: rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici e diaspri, zaffìri, carbonchi e smeraldi; e d’oro era il lavoro dei tuoi castoni e delle tue legature, preparato nel giorno in cui fosti creato. Eri come un cherubino ad ali spiegate a difesa; io ti posi sul monte santo di Dio e camminavi in mezzo a pietre di fuoco” (v.11-14).
Dio lo aveva costituito il cherubino, protettore di tutto il suo creato angelico. Lucifero fu perfetto e ubbidiente all’ordine di Dio, fino a quando si ribellò nel suo cuore e peccò. Dio lo aveva riempito di ricchezze, ma non fu contento, perché “Crescendo i tuoi commerci ti sei riempito di violenza e di peccati; io ti ho scacciato dal monte di Dio e ti ho fatto perire, cherubino protettore, in mezzo alle pietre di fuoco. Il tuo cuore si era inorgoglito per la tua bellezza, la tua saggezza si era corrotta a causa del tuo splendore: ti ho gettato a terra e ti ho posto davanti ai re che ti vedano” (v.16-17).
I suoi commerci indicano tutte le ricchezze in oro, argento e pietre preziose, che gli angeli in ordine gerarchico gli procuravano.
Così terminò il mondo angelico; per il peccato di Lucifero e degli angeli, che lo seguirono, Dio distrusse tutto il mondo creato per gli angeli, riducendolo: “La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Gen.1:2).
Ma Dio dopo, creò il mondo degli uomini e dispose due stirpi: una che seguisse Lucifero, divenuto Satana, pieno di peccati e di violenze, mentre l’altra, una generazione santa, riscattata dal peccato, tramite Cristo Gesù, per fare la volontà di Dio ed ereditare il regno dei cieli.
Infatti, la profezia che segue, indica il regno malvagio, formato da Satana durante tutto il tempo della durata della Grazia, con tutta la sua potenza e la sapienza corrotta si è procurato ricchezze infinite, difatti “Con la gravità dei tuoi delitti, con la disonestà del tuo commercio hai profanato i tuoi santuari; perciò in mezzo a te ho fatto sprigionare un fuoco per divorarti. Ti ho ridotto in cenere sulla terra sotto gli occhi di quanti ti guardano. Quanti fra i popoli ti hanno conosciuto sono rimasti attoniti per te, sei divenuto oggetto di terrore, finito per sempre” (v.18,19).
Come sappiamo, Satana è oggetto di terrore; tutto il mondo ha paura e ha terrore del demone, conoscendo solo parzialmente tutta la sua malvagità. Il desiderio di Lucifero, per cui peccò, fu l’orgoglio del suo stato superiore a tutti gli angeli creati, perché, in ordine gerarchico, egli era subito dopo Dio. Gli mancava solo l’adorazione, come Dio è adorato. Ecco perché desiderò porsi al posto di Dio, proprio per ricevere l’adorazione. Per questo motivo peccò e fu scacciato dal suo posto. Nella creazione umana, Dio gli diede il permesso di sedurre l’uomo e, tutti quelli che lui seduce, possono adorarlo indirettamente, perché egli si nasconde dietro ogni idolo. Inoltre si è costruito un regno e un trono, dove è seduto un uomo, perché facesse da tramite, il demone è spirito e nessuno lo adorerebbe, se non ingannati dagli stessi uomini .
Come è stato rivelato al profeta Giovanni, in similitudine, la donna “ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle” si riferisce a chi siede sul trono del regno, formato da Satana, in Roma (Ap.17:3,4). Infatti, Satana ha voluto uguagliare il suo stato a quello primitivo, quando era sul monte santo di Dio, “coperto d’ogni pietra preziosa: rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici e diaspri, zaffìri, carbonchi e smeraldi” (v.13).
L’uomo regnante, che siede su un trono e lo rappresenta, in Roma (Ap.2:13), è stato arricchito, con l’astuzia di Satana, in maniera così ingente, che come la profezia rivela, le sue ricchezze, dell’oro e dell’argento sono paragonate, nella quantità, al fango della strada (Zac.9:3).
Dal verso 20 al 23, la profezia è rivolta, in similitudine, contro Sidone, città confinante con Israele, di una nazione, che odia il popolo di Dio, fino a quando “Manderò contro di essa la peste e il sangue scorrerà per le sue vie: cadranno in essa i trafitti di spada e questa da ogni parte graverà; e sapranno che io sono il Signore” (v.23). Dio ha descitato che tutti i popoli che hanno perseguitato e uccisi gli israeliti (vedi Gioele 3:2), perché avverrà alla fine, “l’Eterno è adirato contro tutte le nazioni, è sdegnato contro tutti i loro eserciti; egli le vota allo sterminio, le abbandona al massacro”. – Is. 34:2
Ma un piccolo residuo di ogni nazione, all’inizio degli ultimi mille anni, resteranno in vita e riconosceranno il Dio d’Israele. In quel tempo “Non ci sarà più per gli Israeliti un aculeo pungente, una spina dolorosa tra tutti i suoi vicini che la disprezzano: sapranno che io sono il Signore-. Così dice il Signore Dio; -Quando avrò radunato gli Israeliti di mezzo ai popoli fra i quali sono dispersi, io manifesterò in essi la mia santità davanti alle genti: abiteranno il paese che diedi al mio servo Giacobbe, vi abiteranno tranquilli, costruiranno case e pianteranno vigne; vi abiteranno tranquilli, quando avrò eseguito i miei giudizi su tutti coloro che intorno li disprezzano: e sapranno che io sono il Signore loro Dio-“ (v.24-26). Anche il profeta Zaccaria evidenzia, quello che Dio promette al suo popolo, “li ricondurrò in patria, poiché ne ho avuto pietà; saranno come se non li avessi mai ripudiati, poiché io sono il Signore loro Dio e li esaudirò” (Zac.10:6).
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Capitolo 29.
Anche una parte di questa profezia è contro il re o principe di questo mondo (Satana). In analogia, egli è segnalato come Faraone, re di Egitto (Satana).
Dio invita il profeta a predire contro il re, in analogia e contro tutto l’Egitto, ex impero romano (Roma-Vaticano).
Da sottolineare la corrispondenza esistente tra il demone e il Faraone, re d’Egitto con quello del Vaticano, entrambi i regni dominati dal demone; infatti, come l’Egitto fu pieno di idoli, così è il Vaticano.
“Parla dunque dicendo: Così dice il Signore Dio: Eccomi contro di te, faraone re d’Egitto; grande coccodrillo, sdraiato in mezzo al fiume, hai detto: Il fiume è mio, è mia creatura. Metterò ganci alle tue mascelle e farò sì che i pesci dei tuoi fiumi ti si attacchino alle squame e ti farò uscire dalle tue acque insieme con tutti i pesci dei tuoi fiumi attaccati alle squame; getterò nel deserto te e tutti i pesci dei tuoi fiumi e andrai a cadere in mezzo alla campagna e non sarai né raccolto né sepolto: ti darò in pasto alle bestie selvatiche e agli uccelli del cielo” (v.3-5).
Come già spiegato, il Faraone aveva autorità sull’Egitto, così Satana ha autorità sul Vaticano; infatti, il fiume indica il regno o impero cattolico con tutti i suoi idoli, fondato con la sapienza corrotta di satana. I pesci dei fiumi (nazioni) rappresentano tutti quelli che si adoperano (ministri) per mantenere in piedi il regno religioso cattolico (2Cor.11:13-15).
Dal verso 6 al 12, la profezia è indirizzata contro l’Egitto, che simboleggia l’ex Impero romano, invasore e temuto da Israele e dai Giudei al tempo del Signor Gesù e fino alla Diaspora, tanto che “i Giudei gridavano, dicendo: -Se liberi costui, non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re, si oppone a Cesare-” (Gv.19:12).
Il riferimento dell’Impero romano all’Egitto è specificato perché il popolo d’Israele visse in schiavitù in Egitto per 400 anni, così l’Impero romano, rese prigionieri e schiavi gli israeliti. Avvenne che, quando Israele si stancò e si ribellò al loro dominio, l’esercito dell’Impero romano distrusse Israele. In similitudine: “quando si afferrarono a te colla mano, ti sei schiantato e hai lacerato loro tutta l’ascella, e quando cercarono su di te un appoggio, ti sei spezzato e hai slogato loro tutte le reni” (v.7).
L’esercito romano fece prigionieri i superstiti d’Israele, ma dopo poco l’Impero cadde, le loro città furono desolate e fu suddiviso in 4 regni, non più con la stessa potenza (Dan.11:4). Più tardi, fu sostituito da un solo regno, non più politico, ma religioso (Dan 7:7), con il nome di Sacro romano impero.
Tutte le conseguenze compiute dall’esercito dell’Impero romano, ricadranno sul regno papale del Vaticano, perché per Dio, il responsabile che conduceva sempre tutti questi regni, è il demone, il principe di questo mondo (Gv.14:30).
Dal verso 8 al 12, tutte le città nominate rappresentano, in analogia, quelle dell’Impero romano caduto.
Alla fine dell’empio, prima dell’inizio dei mille anni, “muterò la loro sorte e li ricondurrò nel paese di Patròs, nella loro terra d’origine, e lì formeranno un piccolo regno; sarà il più modesto fra gli altri regni e non si ergerà più sugli altri popoli: li renderò piccoli e non domineranno più le altre nazioni. Non costituiranno più una speranza per gli Israeliti, anzi ricorderanno loro l’iniquità di quando si rivolgevano ad essi: sapranno allora che io sono il Signore Dio” (v.14-16).
L’Italia, che racchiude la Città del Vaticano in Roma, impero religioso che ha dominato su tutte le nazioni della terra, sarà la nazione più misera delle altre e non dominerà più su alcun regno del mondo.
Dal verso 17 al 20, Dio rivela al profeta quello che avverrà quando inizierà a regnare la bestia, cioè l’uomo che riceverà il regno, la potenza e l’autorità dal grande demone, dragone o satana (Ap.13:2). In similitudine, egli è raffigurato come re di Babilonia, Nabucodonosor. L’esercito della bestia, insieme a molte nazioni (dieci re o corna, Ap.17:13), andrà contro Tiro, cioè il Vaticano e la demoliranno totalmente, portando via tutte le sue ricchezze, “Per l’impresa compiuta contro Tiro io gli consegno l’Egitto, poiché l’ha compiuta per me. Oracolo del Signore Dio” (v.20).
Infatti, al re, dittatore universale (bestia), Dio darà per soli 1260 giorni anche tutta la potenza dell’impero cattolico, ma “In quel giorno io farò spuntare un potente (Gesù) per la casa d’Israele e a te farò aprire la bocca in mezzo a loro: sapranno che io sono il Signore” (v.21). Alla fine del regno satanico, Gesù apparirà nel cielo (Ap.19:11-21), nella valle di Giosafat o Armagheddon (Gioele 3:11-13; Ap.16.16) e, alla sola sua Parola, tutti i combattenti si uccideranno a vicenda (Ez.38:21; Aggeo 2:22; Zac.14:13). Tutti gli eserciti radunati “combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli” (Ap.17:14).
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Capitolo 30.
La profezia riguarda tutte le nazioni idolatre, che si sono costruite con le loro stesse mani idoli di oro, di pietra e legno, come indicato nel capitolo precedente contro il regno idolatra, mostrato, nella visione al profeta Daniele, come la quarta bestia (Dan.7:7).
Viene esposto quanto avverrà negli ultimi tre anni e mezzo degli ultimi sette, (ultima settimana), quando inizierà il regno satanico e le sue conseguenze catastrofiche.
Il giorno del Signore sarà terribile (Gioel 2:31), che è anche indicato come il giorno delle nazioni, perché gli eserciti di tutte le nazioni saranno radunati per combattere contro Israele, mentre si troveranno invece a combattere contro l’Agnello, Cristo Gesù (Ap.17:14), che apparirà all’improvviso come un ladro nel cielo, insieme al suo esercito, la sua Chiesa o sposa (2Ptr.3:10; Ap.3:3; 19:11-21).
Tutti i nomi di nazioni e città sono in analogia, come l’Egitto indica il Vaticano in Roma; la stessa Etiopia. Gli alleati dell’Egitto rappresentano tutti i popoli, che cadranno nella guerra di Armagheddon.
“ Mi fu rivolta questa parola del Signore: -Figlio dell’uomo, predici dicendo: Dice il Signore Dio: Gemete: Ah, quel giorno! Perché il giorno è vicino, vicino è il giorno del Signore, giorno di nubi sarà il giorno delle nazioni. La spada verrà sull’Egitto e ci sarà l’angoscia in Etiopia, quando cadranno in Egitto i trafitti, le sue ricchezze saranno asportate e le sue fondamenta disfatte. Etiopia, Put e Lud e stranieri d’ogni specie e Cub e i figli del paese dell’alleanza cadranno con loro di spada. Dice il Signore: Cadranno gli alleati dell’Egitto e sarà abbattuto l’orgoglio della sua forza: da Migdòl fino ad Assuan cadranno di spada. Parola del Signore Dio. Sarà un deserto fra terre devastate e le sue città fra città desolate. Sapranno che io sono il Signore quando darò fuoco all’Egitto e tutti i suoi sostenitori saranno schiacciati” (v.1-8).
Dio non fa alcuna cosa senza prima avvertire.
L’orgoglio della nazione, dove risiede la meretrice idolatra, sarà annientato accadrà esattamente quello che è rivelato dai profeti e per ultimo dal profeta e apostolo Giovanni nel capitolo 18 di Apocalisse. Il regno idolatra che ha sedotto tutti i re della terra cadrà e non avrà scampo “perché il tuo giudizio è venuto in un momento!». – Ap. 18:10.
Dal verso 9 al 19, si rivela la distruzione che Dio ha preparato ed avverrà contro l’Egitto, cioè il Vaticano, che in analogia è indicato pure come Babilonia (Ap. cap.17,18).
Il regno idolatra viene esposto dai profeti con molti altri nomi di nazioni o città idolatre, esistenti prima che fosse costruita la Città del Vaticano. Per esempio, il nome di Etiopia, viene identificato la nazione in cui risiede il regno religioso, costruito su idoli di ogni genere, mentre l’Egitto si riferisce direttamente al Vaticano, mentre il nome di Sin o Tanis è attribuito a Roma e gli altri nomi indicano gli abitanti o le città della nazione dove risiede il regno idolatra; molti di loro saranno dispersi e mandati in schiavitù.
“Al settimo giorno del primo mese dell’undecimo anno, mi fu rivolta questa parola del Signore: -Figlio dell’uomo, ho spezzato il braccio del faraone re d’Egitto; egli non è stato curato con medicamenti né fasciato con bende per fargli riprender forza e maneggiare la spada-. Perciò dice il Signore Dio: -Eccomi contro il faraone re d’Egitto: gli spezzerò il braccio ancora valido e gli farò cadere la spada di mano. Disperderò gli Egiziani fra le genti e li disperderò in altre regioni. Invece rafforzerò le braccia del re di Babilonia e nella sua mano porrò la mia spada: spezzerò le braccia del faraone che gemerà davanti a lui come geme uno ferito a morte. Fortificherò le braccia del re di Babilonia, mentre le braccia del faraone cadranno. Si saprà che io sono il Signore, quando porrò la mia spada nella mano del re di Babilonia ed egli la stenderà sulla terra d’Egitto. Disperderò gli Egiziani fra le genti e li disperderò in altre regioni: si saprà che io sono il Signore” (v.20-26).
La profezia di questi versi sopra citati espone la distruzione del regno idolatra, che avverrà all’inizio del regno satanico (Ap.13). L’uomo-bestia, che riceverà il regno, la potenza e l’autorità da Satana (Ap.13:1-10), è indicato in similitudine come il re di Babilonia e comanderà ai suoi dieci re (Ap.17:13) di distruggere e annientare per sempre il Faraone d’Egitto (il papa). In breve, Dio toglierà il potere al papa e lo metterà nelle mani della bestia, l’uomo che riceverà da Satana il dominio (Ap.13:1-10), per la durata di 1260 giorni (3 anni e 6 mesi). Gli abitanti della nazione, dove risiede l’impero religioso idolatra (la meretrice) saranno dispersi tra le genti in altre regioni.
Il Signore Dio regna su tutto e ciò che è scritto avverrà sotto lo sguardo attento del Re Sovrano (Dio Onnipotente).
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(continua)