Dio corregge i suoi Figli (Ebr.12:4-10). Dio è giusto e non fa disuguaglianze.
Dio ci ama e ci avverte di tutte le cose che dobbiamo fare, come a Israele disse: “Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge suo figlio, così il tuo Dio, l’Eterno, corregge te” (Deut.8:5). Dunque, Egli corregge chi ama per non lasciarli deviare dalla via giusta, come è confermato nuovamente: ”l’Eterno corregge colui che egli ama, come un padre il figlio che gradisce” (Prv.3:12). Nella prova capiremo di essere amati da Dio, se ci affidiamo al Signore, saremo sostenuti fino al termine, allora sarà “Beato l’uomo che Dio corregge! Tu non disprezzare la correzione dell’Onnipotente” (Gb.5:17).
Quando Dio ci corregge, proviamo dolore e dispiacere, perché “Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia, ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo” (Ebr.12:11). Infatti, Dio prova la nostra fede per renderla più forte; così quando la prova è passata, acquistiamo più fede e certezza, che producono costanza e grande sarà la gioia nel sentirci amati da Dio.
Facciamo attenzione, l’apostolo raccomanda che “se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli” (Ebr.12:8). La correzione è quindi indispensabile, come fa un genitore a guidare nel bene i propri figli, correggendoli quando sbagliano, così Dio corregge noi per il nostro bene.
I veri figli di Dio, se sbagliano, non si affliggono o si disperano, ma considerano la prova come per santificarsi, riconoscendo che, se Dio ci lascia senza correzione, non avremo parte nel Suo regno. Se Dio quindi ci corregge, è perché ci ama (Ap.3:19) ed ha riservato per noi un regno; infatti, “Egli (Dio) ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio” (Col.1:13).
Dio ha messo la vita nel Suo Figlio Gesù “E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel Figlio suo” (1Gv.5:11), donando a tutti quelli che credono nel Signore Gesù, vita eterna (Gv.1:12,13), dimostrato che “Voi dunque non siete più forestieri né ospiti, ma concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio” (Ef.2:19).
Chi sono quelli che appartengono alla famiglia di Dio?
“Tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli, cioè, che credono nel suo nome” (Gv.1:12), ma attenzione, perché “chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Gv.3:18).
Se vogliamo essere dei figli, allora facciamoci correggere.
Dio è fedele e secondo la Sua giustizia, noi dobbiamo camminare secondo la volontà di nostro Padre celeste. Sappiamo che la nostra vita è in potere di Dio, l’unico capace a modellarci secondo il Suo volere e noi siamo solo argilla nelle mani Sue (Rom.9:21) e come è Scritto: “Beato l’uomo che persevera nella prova, perché, uscendone approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a coloro che l’amano” (Gcm.1:12).
I figli di Dio sono suoi servi per tutto il tempo della vita terrena, alla stessa maniera di Cristo Gesù, Figlio di Dio e dei suoi apostoli (Fil.2:7; 1Cor.9:19; Gcm.1:1). Se confidiamo in Dio tutto il tempo della nostra vita, Egli ci darà la forza per essere dei veri servi fedeli, imparando a sopportare la prova, infatti: “La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto; ma la tristezza del mondo produce la morte” (2Cor.7:10).
Quando Dio prova la nostra fede, sia il nostro sguardo fisso su Cristo Gesù e allora la nostra fede sarà perfetta (Ebr.12:2), “sapendo che la prova della vostra fede produce costanza” (Gcm.1:3).
Il re e profeta Davide rivela che: “Tu correggi l’uomo castigando il suo peccato e consumi come un tarlo ciò che gli è prezioso. Sì, ogni uomo non è che vanità” (Sal.39:11). Tutto quello che possediamo è di Dio; a noi è stato concesso per un breve tempo di goderne, perciò dobbiamo riconoscere che è Dio, che dà o toglie.
Noi dobbiamo esserGli grati in ogni tempo per averci scelti, come Suoi servi e Suoi figli per l’eternità, come stabilito a “Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio” (Ap.21:7).
Quando siamo provati, fortifichiamoci nella fede e non dimentichiamo la pazienza, come ebbe Giobbe, servo dell’Altissimo, attestando che: “Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo tornerò in grembo alla terra; l’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno” (Gb.1:21). Se vogliamo vivere beati nel regno di Dio e di Cristo, occorre essere trovati ubbidienti “Beato l’uomo che tu correggi, o Eterno, e ammaestri con la tua legge” (Sal.94:12).
La prova si concretizza quando affrontiamo una difficoltà, una sofferenza, una malattia, che non si può risolvere con tutte le nostre forze. Solo allora, quando riconosciamo di essere deboli e incapaci, cerchiamo il Signore con fervore, ricorrendo alla preghiera di fede e, nell’attesa del Suo intervento misericordioso, ci si fortifica, avvalendosi delle sue promesse della Parola: “Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte” (2Cor.12:10), tenendo presente anche che: “Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana; or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere” (1Cor.10:13).
A Dio sia la gloria e l’onore in eterno!