Chiediamoci perché quelli che affermano di credere in Dio non tengono conto che le profezie, dalla prima all’ultima, si devono avverare?

Attraverso la prova, molti figli di Dio, che si erano allontanati e divenuti tiepidi (Ap.3:16,17), torneranno ai piedi di Cristo, come Egli dichiarò: “Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti” (Ap.3:19).

Se Dio non ci amasse, neppure ci correggerebbe, perché allora saremo dei bastardi, come indicato in Ebrei 12.

Nella Sua misericordia, Dio ci riporta sul retto cammino, illuminando la via che dobbiamo percorrere. Tramite i suoi servi ci ha esortato di “Non deviare né a destra né a sinistra; ritira il tuo piede dal male” (Prv.4:27). Se fossimo ubbidienti, non dovremmo temere, perché sempre attraverso la prova, Egli ci dà anche la forza per uscirne (1Cor.10:13); infatti, una volta superata si “…riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano” (Gcm.1:12).

La nostra salvezza sta nell’ubbidienza, come Dio comandò a Israele “Abbiate dunque cura di far ciò che l’Eterno, il vostro DIO, vi ha comandato; non deviate né a destra né a sinistra” (Deut.5:32). Il popolo della legge non fu però ubbidiente; infatti, l’Eterno rimproverò Israele: “Tutto il giorno ho steso le mani verso un popolo disubbidiente e contraddicente” (Rom.10:21). Se Cristo ha sofferto la croce, per riscattarci dai nostri peccati, perché dovremmo lamentarci, se siamo provati per poco tempo? Ricordiamoci che è scritto: “Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia, ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo” (Ebr.12:11).

Non facciamo come Israele, che rigettò il Cristo (Gv.1:11), il Messia, come fu dichiarato ai Giudei: “A voi per primi Dio, dopo aver risuscitato il suo Figlio Gesù, lo ha mandato per benedirvi, allontanando ciascuno di voi dalle sue iniquità” (At.3:26). Per l’incredulità di Israele, il suo popolo è stato abbandonato, mentre noi gentili, che non eravamo popolo di Dio, per la Sua misericordia siamo divenuti suo popolo (1Ptr.2:10; Rom.11:11-30).

La Grazia è arrivata a noi per la caduta d’Israele, perciò non insuperbiamoci, ma riconosciamo che Gesù è la radice di Davide ed è Santo, quindi anche noi dobbiamo essere santi (Rom.11:17). Come Isaia rivelò “…le nazioni spereranno in lui” (Rom.15:12), perciò io e te, appartenenti alle nazioni, abbiamo creduto e speriamo in Cristo, che soffrì la croce, per donarci la vita in abbondanza, per l’eternità (Gv.10:10).

Non ci amareggiamo quando siamo ripresi, sapendo che è per il grande suo amore e per il nostro bene, che Dio ci corregge, come è scritto: “…perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio.  È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre? Se siete senza correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete bastardi, non figli!” (Ebr.12:6-8).

Vogliamo essere figli o bastardi?

Ricordiamoci però che: “…se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati” (Rom.8:17). Forse pochi sanno che: “…egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità” (Ebr.12:10).

Dio aprirà i nostri occhi spirituali, se noi lo chiediamo con tutto il cuore, annullando il nostro io e facendo prevalere lo Spirito sulla carne (corpo). Solo allora riconosceremo la voce di Gesù (il buon pastore, Gv.10) per seguirLo sempre, ovunque Egli vorrà.