Con la fede e la costanza si compie l’opera.
Gesù disse a Marta “Non ti ho detto; che se credi vedrai la gloria di Dio?” (Gv.11:40).
Così è scritto: “Ma il giusto vivrà per fede” (Rom.1:17).
L’apostolo evidenzia che la fede è “certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono” (Ebr.11:1). La fede quindi è certezza di qualcosa che noi non vediamo, ma sappiamo con sicurezza che quello che noi crediamo e abbiamo chiesto in preghiera, esiste.
Come pure noi crediamo in Gesù, non perché l’abbiamo visto, ma perché le Scritture ci parlano del Signore, cominciando da Mosè e con il susseguirsi di tutti i profeti e apostoli, che ci hanno testimoniato di Lui (Lc.24:27; At.18:24).
Noi crediamo che essi, non dà volontà umana hanno scritto le profezie, ma “degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2Ptr.1:21).
Così noi, se ammettiamo che quello che è scritto, riguardo a Gesù, è verità, crediamo che siamo stati salvati, perché perdonati di tutte le nostre iniquità con il suo prezioso sangue (1Ptr.1:19).
Di conseguenza, crediamo pure che “mediante le sue lividure siete stati sanati” (1Ptr.2:24). Notiamo che non è scritto sarete sanati, ma siete stati sanati, perché “Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (Is.53:5). Tutto quindi, è già stato compiuto “Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito” (Rom.5:6). Basta che noi crediamo e abbiamo fede, allora riceviamo salvezza dell’anima e guarigione per il corpo.
Se riconosciamo che lo Spirito, che ha rivelato ai profeti, è verità, noi crediamo e mettiamo in pratica quello che ci è stato comandato: “e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo le cose che gli sono grate” (1Gv.3:22). Tanti hanno fede che Cristo Gesù “fu sepolto; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture” (1Cor.15:4), però non credono che, tramite le sue piaghe, noi siamo guariti pure da ogni malattia.
Forse abbiamo fede solo in quello che ci resta più facile?
Accadrebbe che, “senza fede è impossibile piacergli, poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano” (Ebr.11:6).
Tutte le volte che Gesù compiva una guarigione dichiarava: “la tua fede ti ha salvato” (Mrc.10:52; Lc.18:42).
Attenzione, ripeto, la fede è certezza di quello che non vediamo, dimostrato da tanti esempi: “Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, mosso da pio timore, preparò un’arca per la salvezza della propria famiglia” (Ebr.11:7-32).
Tutti i santi hanno operato per fede, da Abele a Mosè, Giosuè ed altri. La loro fede non venne mai meno “i quali per fede vinsero regni, operarono giustizia, ottennero adempimento di promesse, chiusero le fauci dei leoni” (Ebr.11:33).
La nostra fede deve essere costante, senza alcun dubbio. Notiamo come Pietro chiese a Gesù di poter andargli incontro, camminando sulle acque. Gesù lo invitò e “Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: -Signore, salvami!-. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: -Uomo di poca fede, perché hai dubitato?-“ (Mt.14:29-31).
Pietro ebbe fede e andò incontro a Gesù, camminando sulle acque, ma appena ebbe paura, stava affondando.
E’ scritto che tirava un vento molto forte, ma “Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: -Tu sei veramente il Figlio di Dio!-“ (Mt.14:32,33).
La paura provoca il dubbio, il quale rende nulla la fede. Pietro stava affondando, perché vedendo il forte vento, ebbe paura, dimenticando che con lui c’era il Signor Gesù e che tutto è possibile!
Anche se si riceve guarigione, avviene che molte volte Dio prova la nostra fede, così sentiamo nuovamente il disturbo che avevamo, ma è necessario non dubitare e continuare a credere che Dio ha operato in noi. Se non dubitiamo, restando saldi nella promessa, sicuramente tutto scompare. In questo modo la fede costante compie l’opera sua.
Fede e opera devono essere congiunte, perché l’opera rende perfetta la fede “Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta” (Gcm.2:22-26).
La fede deve essere costante; non posso avere fede solo per un tempo determinato, illudendomi di aver fede, ma appena arriva la prova, desisto e torno indietro, perché così la mia fede resta infruttuosa (Mrc.4:19). Senza costanza è impossibile avere fede; le due cose sono vincolate e operano insieme, “sapendo che la prova della vostra fede produce costanza” (Gcm.1:3) e, “se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà” (2Tmt.2:12). Infatti, se non restiamo fedeli e dubitiamo, non riceveremo alcuna cosa, perché la nostra fede rimane senza opera e non produce alcun effetto.
L ’apostolo Giuda ci mostra a chi assomigliamo, quando si ha una fede vacillante a “nuvole senza acqua, portate qua e là dai venti; alberi d’autunno senza frutti, due volte morti, sradicati” (Giuda 12,13). Quante volte chiediamo a Dio guarigione nel nome di Gesù e subito la cosa avviene, ma se Dio prova la nostra fede, il nemico ci fa sentire il sintomo. che avevamo prima e a volte anche più forte, così insinua il dubbio nella nostra mente e se lo ascoltiamo, noi affondiamo come avvenne a Pietro, discepolo di Gesù.
Se non abbiamo costanza nel perseverare fino alla vittoria, perdiamo e il nemico vince, perciò: “Non pensi già quel tale di ricevere nulla dal Signore” (Gcm.1:7). Se non riceviamo quanto richiesto è perché non perseveriamo nella fede; siamo simili a nuvole senz’acqua, come descritte dall’apostolo Giuda. Quando si dichiara qualcosa per fede, dobbiamo avere la convinzione di essere costanti fino alla fine, ovvero, qualunque cosa dovesse succederci, la nostra fede non deve essere smossa.
Un grandissimo esempio lo prendiamo da Sadrac, Mesac e Abed-Nego. Essi risposero al re Nabucodonosor, che stava per gettarli nella fornace di fuoco ardente, perché non si erano prostrati davanti alla sua immagine: “Ma il nostro Dio, che noi serviamo, ha il potere di salvarci, e ci libererà dal fuoco della fornace ardente e dalla tua mano, o re. Anche se questo non accadesse, sappi, o re, che comunque noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai fatto erigere” (Dan.3:17,18).
I tre ragazzi non ebbero paura di morire, perché erano certi in chi avevano riposto la loro fede, che li poteva salvare, ma se anche Dio avesse deciso di non salvarli, essi non temettero la morte, ma con costanza affrontarono il fuoco ardente.
Essi erano molto giovani, ma conoscevano la potenza del loro Dio e così furono liberati, perché furono costanti, anche se Dio non li avesse liberati, essi non dubitarono affatto.
Affermiamo perciò con sicurezza che il dubbio annulla la fede. Il nemico questo lo sa e lo usa contro di noi. Consideriamo sempre che, se viene meno la costanza, noi non abbiamo la fede.
A riguardo della fede, l’apostolo Giacomo dichiara: “Ma chieda con fede, senza dubitare, perché chi dubita è simile a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore, perché è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie” (Gcm.1:6,7). Chi è costante, riceve e Dio conosce bene se noi siamo fedeli e costanti, fino alla fine.
Gesù disse alla donna Cananea, che chiedeva guarigione per sua figlia: “-Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri-. E da quell’istante sua figlia fu guarita” (Mt.15:28). La fede si compie avendo un desiderio profondo; la donna riconobbe che Gesù era il Cristo e non dubitò affatto.
Noi sappiamo che Dio non si può ingannare. Egli conosce la nostra fede e legge i nostri pensieri. I tre amici di Daniele furono costanti, non dubitarono neanche quando vennero gettati nel fuoco; infatti, avvenne che “l’angelo del Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco e rese l’interno della fornace come un luogo dove soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia” (Dan.3:49,50).