Capitolo 21.

Oracolo sul deserto del mare, in analogia rappresenta i popoli e nazioni.

“Come i turbini che si scatenano nel Negheb, così egli viene dal deserto, da una terra orribile”.Questa profezia fu data a Isaia in visione, perciò egli fu molto turbato da ciò che vide. Il deserto del mare rappresenta tutte le nazioni, indicate come gentili o pagani (non ebree).

La visione deve ancora compiersi, perché avverrà all’inizio del regno della bestia, che salirà dal mare (Ap.13:1-10). Il dragone (Satana) comanderà all’uomo, scelto da Dio, per compiere tutta la Sua volontà, di devastare e distruggere il mondo degli empi. La bestia sarà l’uomo, che riceverà da Satana il suo regno, la sua autorità e la sua potenza (Ap.13:2). Egli darà ordine ai suoi dieci re (Dan.7:24; Ap.17:16) di andare e distruggere Babilonia (Roma-Vaticano, Dan.7:7).

Il profeta dichiara che: “Una visione angosciosa mi fu mostrata: il saccheggiatore che saccheggia, il distruttore che distrugge. Salite, o Elamiti, assediate, o Medi! Io faccio cessare ogni gemito” (v.2). Ciò vuol dire che l’uomo, chiamato bestia per la sua ferocia distruttiva, andrà contro un altro distruttore, che siede sul trono, vestito di porpora e di scarlatto (il papa) e che ha fatto bere al mondo il calice di prostituzione idolatra. Il distruttore che sarà distrutto è in similitudine la quarta bestia vista dal profeta Daniele (Dan.7:7,19,23).

I dieci re, simboleggiati dalle dieci corna (Ap.13:1; 17:12), con un grande e potente esercito di Elamiti e Medi, ossia popoli del settentrione e del mezzogiorno, rispetto a Israele, assedieranno Babilonia e la incendieranno (Ap.18).

Il verso 3 e 4 descrive come il profeta rimase sconvolto dalla visione per la molta ferocia, che sarà usata da questo potente esercito contro Babilonia.   Tutto questo avverrà in un giorno comune “Si prepara la tavola, si stende la tovaglia, si mangia, si beve”.

Dal verso 5 al 7, Dio incoraggia Babilonia a mettere in guardia la sua sentinella, per scrutare attentamente se arrivano cavalli e cavalieri (eserciti).  Così avverrà che il capo di Babilonia (il papa) darà ordine alla sentinella di fare la guardia attentamente. Infatti, per ordine del Signore Dio, la vedetta starà nel suo osservatorio e griderà:  “Ecco, arriva una schiera di cavalieri, coppie di cavalieri.

Essi esclamano e dicono: -È caduta, è caduta Babilonia! (Ap 18). Tutte le statue dei suoi dèi sono a terra, in frantumi-“ (v.9). Dio farà vendetta su Babilonia per aver perseguitato e calpestato il suo popolo (Israele) durante l’esilio delle 62 settimane, in cui è stato abbandonato da Dio (Ger.12:7; Dan.9:25). “O popolo mio, calpestato, che ho trebbiato come su un’aia, ciò che ho udito dal Signore degli eserciti,  Dio di Israele, a voi ho annunziato” (v.10).

Dal verso 11 al 12, si rivela dei due residui d’Israele, che chiedono alla sentinella (angelo) quanto resta ancora della notte, cioè dell’ira di Dio sul mondo intero. Gli viene risposto che viene il mattino (Ap.12:6), perché  un residuo sarà tenuto in vita per entrare nel millennio, mentre per l’altro residuo, negli ultimi 1260 giorni, verrà la notte, cioè la grande tribolazione, perché saranno martiri.

Dio li esorta tutti, avvertendoli “convertitevi, venite!” (v.12).

Dal verso 13 al 15, Dio rivela, tramite il profeta, del residuo che sarà portato nel luogo riservato per loro, al riparo dalla notte (la grande tribolazione). Lì dovranno ripararsi dal dragone (Satana), dalle sue drammatiche devastazioni, che effettuerà tramite l’uomo, indicato come bestia insieme al suo aiutante (il falso profeta, la bestia che verrà dalla Terra, cioè da Israele) compiranno tutto quello che è stato scritto a riguardo del regno satanico.

Un invito alla nazione, che ospiterà il residuo, per ordine di Dio, di portare dell’acqua e “presentatevi ai fuggiaschi con pane per loro. Perché essi fuggono di fronte alle spade, di fronte alla spada affilata, di fronte all’arco teso, di fronte al furore della battaglia” (v.14,15), vuol dire di fronte alla grande tribolazione di popoli.

Il tempo, che il residuo dovrà stare nascosto e al sicuro, sarà di 1260 giorni (Ap.12:6), cioè fino a quando l’ira di Dio sarà finita è il residuo, scelto per vivere, (Is.4:3) entrerà nel nuovo ed ultimo millennio. Allora “scomparirà tutta la potenza gloriosa di Kedàr (v.16, in similitudine, il principe di questo mondo,  (Gv.12:31), egli sarà legato da Gesù e gettato nell’abisso (Ap. 20:1-3). “E il numero degli archi dei prodi di Kedàr resterà molto esiguo, perché il Signore Dio di Israele ha parlato” (v.16,17). Infatti, un piccolo residuo resterà in vita, di tutti quelli che seguiranno la bestia (l’uomo che riceverà il regno dal dragone, Ap.13:2) e il falso profeta, nella guerra di Armagheddon. Essi saranno messi al sicuro da Dio, mentre farà nuovi cieli e nuova terra (Is 66:22; 2Pt 3:13), li farà entrare nelle rocce e nelle spelonche e così resteranno in vita per ripopolare tutte le nazioni, durante gli ultimi mille anni (Zac.14:16; Is 2:19; Ap.6:15-17).

Capitolo 22.

Oracolo sulla valle della Visione o Armagheddon Ap 16:16.

La profezia riferisce ciò che avverrà nella valle della Visione, perché Gesù apparirà nel cielo (Mc 13.26; Lc 17:24) come un ladro di notte (2P 3:10; 1Ts 5:2) insieme alla sua chiesa, cioè il suo esercito – Ap 19:11-21; 17:14). Questa battaglia è chiamata anche Armagheddon (Ap 16:16), tutto è già stato designato da Dio, Gesù apparirà visibilmente nel cielo insieme ai suoi “eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro” (Ap.19.14).

La Gerusalemme “città rumorosa e tumultuante, città gaudente” fu data nelle mani dei suoi nemici, nel 70 circa d.C. e i versi 2 e 3 espongono quanto avvenne al residuo superstite, fatto prigioniero e trasportato lontano dalla terra promessa. Per il popolo di Dio fu una grande desolazione e il profeta, nel conoscere quello che doveva avvenire, pianse amaramente.

Quel giorno fu “un giorno di panico, di distruzione e di smarrimento, voluto dal Signore, Dio degli eserciti”.

Alla fine avverrà la vendetta di Dio contro i popoli, che distrussero, uccisero e devastarono  la Terra, che Dio si scelse per far abitare il suo popolo. Questo avverrà al termine del regno satanico, quando Dio li radunerà tutti nella valle della Visione o valle di Giosafat (Gioele 3:11-14), in Armagheddon (Ap.16:16), oppure valle del Massacro (Ger.7:32).

Dal verso 5 al 7 è rappresentato l’avvenimento della grande guerra, dove Gesù giudicherà e combatterà con giustizia (Ap.19:11), avverrà che tutti gli empi saranno sterminati, come sopra indicato. Gli Elamiti simboleggiano tutti i popoli del settentrione e gli Aramei rappresentano quelli del mezzogiorno, mentre Kir indica l’uomo, cioè il re, che riceverà il regno dal dragone (Ap.13:2).

Quando Dio toglierà la protezione su Giuda, allora tutti i regni andranno a combattere contro Israele e Giuda, perché saranno attirati dalle loro ricchezze e armi d’Israele, infatti dice ai sedotti: “Voi guardavate in quel giorno alle armi del palazzo della Foresta; le brecce della città di Davide avete visto quante fossero…” (v.8,9).

Più di  2500 anni fa, Dio avvertì Israele sulle cose già avvenute, quando essi sono tornati nel 1948, demolendo e costruendo case in Gerusalemme, “ma voi non avete guardato a chi ha fatto queste cose, né avete visto chi ha preparato ciò da tempo. Vi invitava il Signore, Dio degli eserciti, in quel giorno al pianto e al lamento, a rasarvi il capo e a vestire il sacco” (v.11,12). Al contrario, Israele si è dato invece alla gioia e al divertimento, affermando: “Si mangi e si beva, perché domani moriremo!” (v.13). Israele non si trova tuttora innocente agli occhi di Dio, ma sempre disubbidiente alla Sua voce, perciò Dio ha decretato tramite il profeta: “-Certo non sarà espiato questo vostro peccato, finché non sarete morti-, dice il Signore degli eserciti” (v.14).

Dal verso 15 al 16, la profezia è contro l’uomo che riceverà da Satana, il dragone, regno, potenza e autorità per distruggere e devastare (Ap.13:2). La bestia, che sarà l’uomo usato da Satana per le sue devastanti e scelleratezze, in analogia, è rappresentato come ministro Scebna, il maggiordomo (vedi analogia in 2Re 18:18). Quest’uomo è indicato come figlio della perdizione (2Tes. 3), bestia che viene dal mare (Ap.13) o come “un uomo abbietto, privo di dignità regale” (Dan.11:21). Egli andrà in Gerusalemme e si costruirà il suo palazzo sul monte Sion (Dan.11.45), credendo di poterci abitare a lungo, ma non saprà che non sarà il suo posto. Infatti, si avvererà quanto l’Eterno Dio ha dichiarato: “Ecco, il Signore ti scaglierà giù a precipizio, o uomo, ti afferrerà saldamente, ti rotolerà ben bene a rotoli come palla, verso un esteso paese. Là morirai e là finiranno i tuoi carri superbi, o ignominia del palazzo del tuo padrone!” (il suo padrone sarà Satana, v.17,18). Così morirà ucciso l’empio (la bestia) e il falso profeta, “che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca e annienterà con l’apparizione della sua venuta” (2Tes.2:8), “…Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo” (Ap.19:20).

Il resto della profezia rivela cosa avverrà al principe di questo mondo, quando tutti i sedotti e seduttori saranno morti, perché Satana sarà preso da Gesù e gettato nell’abisso (Ap.20:1-3). Infatti, tramite il profeta, Dio rivela: “Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto” (v.19). Quando il nemico (Satana) sarà sconfitto, scomparirà ogni peccato ed inizierà il regno del Re dei re e Signore dei signori, cioè Cristo Gesù.

Come sappiamo, le profezie sono descritte in similitudini; infatti, notiamo come Gesù viene indicato con il nome di Eliakìm, figlio di Hilkiah, perché Eliakìm, ai tempi di Ezechia, re di Giuda, era il maestro (2Re 19:2), così anche Gesù è il Maestro: “il vostro Maestro, il Cristo” (Mt.23:10; Gv.13.13) ed è sopra la casa di Dio (Ebr.10.21), come lo fu Eliakìm sopra la casa del re.

Dio avverte il principe di questo mondo, che gli toglierà tutto il potere, datogli dal principio (Lc 4:6); infatti: “In quel giorno chiamerò il mio servo Eliakìm (Gesù), figlio di Hilkiah; lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua sciarpa e metterò il tuo potere nelle sue mani. Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire” (v.20-22). Avverrà al termine della guerra di Armagheddon,  Dio consegnerà tutti i regni della terra e le loro ricchezze a Gesù (vedi Is 53:12).

Gesù ha la chiave della casa di Davide, ovvero Lui ha aperto il tempo della Grazia e Lui lo chiuderà (Ap.3:7; 5:5), come pure sarà un Padre per i Giudei e  Gerusalemme, come è nuovamente indicato in Is.9:5.

Il suo regno è un regno eterno (Is.9:6); infatti, in similitudine, Dio conferma che: “Lo conficcherò come un paletto in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre (Davide). A lui attaccheranno ogni gloria della casa di suo padre: discendenti e nipoti, ogni vaso anche piccolo, dalle tazze alle anfore” (v.23,24).

I discendenti di Gesù sono sia quelli di casa sua, la Tribù di Giuda, sia, in attinenza,  i vasi, tazze e anfore, che rappresentano il popolo tratto dalle nazioni, noi, che non eravamo un popolo, “ma ora siete popolo di Dio; a’ quali già non era stata fatta misericordia, ma ora vi è stata fatta misericordia” (1Ptr.2:10).

Prima che inizi il regno del nostro Signor Gesù Cristo, Dio toglierà ogni potere a Satana, come confermato: “In quel giorno – oracolo del Signore degli eserciti – cederà il paletto conficcato in luogo solido, si spezzerà, cadrà e andrà in frantumi tutto ciò che vi era appeso, perché il Signore ha parlato” (v.25). Avverrà così che il grande demone e seduttore cadrà insieme a tutti quelli che ha sedotto e saranno condannati.

Capitolo 23.

Oracolo su Tiro.

La profezia è tutta descritta in similitudini. Tiro rappresenta la “grande prostituta che siede presso le grandi acque” (Ap.17:1). Le navi di Tarsis raffigurano tutte le chiese apostate, sparse per il mondo (in analogia, il mare, Ap.17:15). Lo Spirito di Dio rivela e invita il profeta a farne un lamento, perché è stata distrutta la fonte del loro guadagno. La ricchezza attuale del Vaticano non sarà più il mercato dei popoli, da cui ricevono guadagni per il commercio dei suoi idoli.

Il Nilo rappresenta le nazioni, da cui provengono molte ricchezze (frumento) e, in cambio, il Vaticano offre i suoi idoli.

“Vergognati, Sidone (città idolatra), perché ha parlato il mare, la fortezza marinara (il palazzo papale), dicendo: -Io non ho avuto doglie, non ho partorito, non ho allevato giovani, non ho fatto crescere ragazze–“ (v.4). Così pensa il suo principe (il papa), pur non lavorando, non affaticandosi e non avendo pensieri di allevare una famiglia, eppure gode di molto benessere e di ricchezze immense.

L’Egitto indica tutte le nazioni europee, dove Tiro simboleggia l’impero cattolico romano, che Dio ordinerà di distruggerlo (Ap.18:8). Tutte le nazioni saranno allora addolorate e si lamenteranno gli abitanti della costa (delle nazioni, Ap.18:11).

Dalla nascita del dominio cattolico, i suoi ministri hanno esteso la loro influenza e potere sulla società in tutto il mondo. “Chi ha deciso questo contro Tiro l’incoronata, i cui mercanti erano principi, i cui trafficanti erano i più nobili della terra? Il Signore degli eserciti lo ha deciso per svergognare l’orgoglio di tutto il suo fasto, per umiliare i più nobili sulla terra” (v.8,9).

Dal verso 10 al 14, viene rappresentato lo stato di questo regno, colmo di idolatria, dove l’adorazione degli idoli si è sparsa per tutto il mondo (in attinenza, mare), seducendo molti regni, anche l’Impero Romano, che Dio usò per distruggere e demolire il suo Tempio in Gerusalemme (Canaan). Da allora, nel 70 d.C. circa, iniziò così, per  il popolo di Dio, l’esilio delle sessantadue settimane (Dan.9.26).

Questo regno peccaminoso non esisterà più. Infatti, è decretato che diventerà un cumulo di rovine e sarà ridotto a nulla: “Fate il lamento, navi di Tarsis (indica le chiese cattoliche sparse nel mondo), perché è stato distrutto il vostro rifugio” (sede del Vaticano, v.14).

I versi successivi invece ricordano l’origine di questo regno idolatra segnalato analogicamente come Tiro. Prima che la sede definitiva si stabilisse in Roma, come “impero cattolico romano” ci fu un periodo di assenza papale per settanta anni, perché il dominio fu esercitato fuori dall’Italia, “Prendi la cetra, gira per la città, prostituta dimenticata; suona con abilità, moltiplica i canti, perché qualcuno si ricordi di te” (v.16). Come profetizzato avvenne: “alla fine dei settant’anni il Signore visiterà Tiro, che ritornerà ai suoi guadagni; essa trescherà con tutti i regni del mondo sulla terra” (v.17).

La sua fine totale è prossima (Ap.18). Dopo la guerra di Armagheddon o della Valle della Visione (Ap.16:16; Is.22), le grandi ricchezze, accumulate dalla chiesa cattolica, andranno tutte al popolo di Dio; infatti: “andrà a coloro che abitano presso il Signore, perché possano nutrirsi in abbondanza e vestirsi con decoro” (v.18, Is.60:11; Zac.14:14).

Capitolo 24.

Profezia degli avvenimenti dell’ultima settimana (sette anni) data da Dio per Israele.

Dal verso 1 al 4 rivela quanto è ribadito dagli apostoli. Infatti, l’apostolo Pietro conferma: “allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c’è in essa sarà distrutta” (2Ptr.3:10; Ap.6:12-15), quanto riportato:  “il cielo con la terra perisce” (v.4). Questo accadrà perché  “La terra è stata profanata dai suoi abitanti, perché hanno trasgredito le leggi, hanno disobbedito al decreto, hanno infranto l’alleanza eterna. Per questo la maledizione divora la terra, i suoi abitanti ne scontano la pena; per questo sono bruciati gli abitanti della terra e sono rimasti solo pochi uomini” (v.5,6).

Dio maledisse la terra per il peccato di Adamo: “maledetto sia il suolo per causa tua!” (Gen.3:17). Il peccato rimarrà su tutte le generazioni umane fino alla fine, quando Dio toglierà la maledizione, distruggendo questi cieli e la terra attuali col fuoco e ne farà dei nuovi (Is.65:17; 66:22; 2Ptr.3:13); “Per questo sono bruciati gli abitanti della terra e sono rimasti solo pochi uomini” (v.6). I pochi che rimarranno dovranno ripopolare nuovamente le nazioni della terra.

La profezia, dal verso 7 al 12, rivela ciò che accadde a Israele per il colmo del loro peccato, perché è stato sempre un popolo disubbidiente e contestatore (Gv.1:11; Rom.10:21), perciò Dio gli tolse la Terra promessa e disperse il residuo tra tutte le nazioni, loro nemiche (Ger.9:16; Ez.5:12).

Alla fine dei sette ed ultimi anni, dopo la guerra in Armagheddon, il residuo che resterà vivente “Quelli alzeranno la voce, acclameranno alla maestà del Signore. Gridano dal mare: -Acclamate, pertanto, popoli!  Voi in oriente, glorificate il Signore, nelle isole del mare, il nome del Signore, Dio d’Israele. Dagli angoli estremi della terra abbiamo udito il canto: Gloria al giusto-“ (v.14,15). In relazione, il mare o le isole del mare rappresentano il residuo di tutte nazioni e popoli non appartenenti al popolo israeliano che, durante i mille anni, loro glorificheranno il Signore Dio, insieme a Israele (Zac.14:16-19).

Quanto segue dal verso 16 al 18 rivela ciò che avverrà nella guerra indicata come valle della Visione (Is.22), valle di  Giosafat (Gioele 3:11-13) o di Armagheddon (Ap.16:16). Quando Gesù apparirà nel cielo, insieme al suo esercito (la Chiesa, Ap.19:14), alla sola sua Parola, una grande confusione cadrà su tutti gli eserciti ed essi si uccideranno l’un l’altro (Ez.38:21; Aggeo 2:22; Zac.14:13).

Subito dopo, Dio distruggerà i cieli e la terra attuali (ribadito nei versi dal 18 al 20).

La guerra in Armagheddon è dichiarata come il giorno del Signore (1Tes.5:2; 2Tes.2:2; 2Ptr.3:10), perché Egli “punirà in alto l’esercito di lassù e qui in terra i re della terra” (v.21). Ciò significa che, Dio punirà in quel giorno tutti gli angeli che furono disubbidienti, insieme agli uomini che avranno sedotto.

“Saranno radunati e imprigionati in una fossa, saranno rinchiusi in un carcere e dopo lungo tempo saranno puniti” (v.22). Avverrà che tutti gli angeli ribelli, insieme al loro capo (Satana), saranno legati e gettati nell’abisso (la fossa), dove resteranno imprigionati mille anni (Ez.32:23,24; Ap.20:1-3) e dopo saranno puniti eternamente, compresi tutti gli uomini sedotti, quando  saranno gettati nello stagno di fuoco e zolfo, dove “saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli” (Ap.20:10).

Dopo che gli empi saranno sconfitti per sempre, nell’ultimo giorno (guerra in Armagheddon) allora “Arrossirà la luna, impallidirà il sole, perché il Signore degli eserciti regna sul monte Sion e in Gerusalemme e davanti ai suoi anziani sarà glorificato” (v.23). Inizieranno allora i mille anni, quando Dio abiterà con gli uomini “Manda grida di gioia, rallegrati, o figlia di Sion! poiché ecco, io sto per venire e abiterò in mezzo a te”, dice l’Eterno” (Zac.2:10; 8:3; Ap.21:3; Ez.43:7,9).

Capitolo 25.

Il profeta rivela la gratitudine del residuo israelita, che sarà salvato e tenuto in vita, durante gli ultimi sette anni (ultima settimana delle settanta (Dan.9:24). Riconoscenza a Dio per le sue grandi meraviglie, che ha fatto e che farà quando distruggerà il regno, che ha sedotto il mondo, in similitudine, la Babilonia odierna (Città del Vaticano). Essa sarà distrutta e mai più ricostruita, “Poiché hai ridotto la città ad un mucchio di sassi, la cittadella fortificata ad una rovina, la fortezza dei superbi non è più città, non si ricostruirà mai più” (v.2), come fu quella antica. Nessuno ha mai più potuto ricostruire sulle sue rovine.

I versi 3,4,5 rivelano il futuro d’Israele nei mille anni, perché sarà un popolo forte, che esalterà e loderà Dio. Egli sarà loro sostegno durante l’angoscia e tempesta degli ultimi tre anni e mezzo, quando i dominatori del mondo, con la loro superbia, saranno simili alla pioggia d’inverno e all’arsura in terra arida. In quel tempo, Dio metterà al riparo il residuo e nessun male lo toccherà (Ap.12:6), perché essi staranno al sicuro fino al termine del regno dei dominatori. Allora avrà luogo la guerra in Armagheddon: “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati” (v.6). Questo invito è diretto “a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo: -Venite, radunatevi al grande banchetto di Dio…” (Ap.19:17,18). Infatti gli uccelli rapaci possono magiare carni di ogni genere dal re allo schiavo, gente di ogni specie dai piccoli ai più grandi.

Il verso 7 rivela come Dio metterà a nudo il peccato degli uomini perversi, quando in Israele avverrà la grande guerra in Armagheddon (Ap.16:16) o della valle di Giosafat (Gioele 3:11-14). Nello stesso giorno toglierà per sempre il peccato, che pesava su questo mondo di generazione malvagia (Mt.12:39).   Dal popolo Dio (Israele), sarà eliminata “la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto”. Ciò non vuol dire che non moriranno fisicamente, ma che per loro non ci sarà più la morte eterna, ovvero che mai più saranno distaccati da Dio, perché scomparirà dal suo popolo lo stato

disonorevole del passato, “poiché il Signore ha parlato” (v.8). La mano di Dio sarà su Israele e “si dirà in quel giorno: -Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse; questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza” (v.9).

In analogia, Moab indica l’impero cattolico romano, “invece sarà calpestato al suolo, come si pesta la paglia nella concimaia. Là esso stenderà le mani, come le distende il nuotatore per nuotare; ma il Signore abbasserà la sua superbia, nonostante l’annaspare delle sue mani. L’eccelsa fortezza delle tue mura egli abbatterà e demolirà, la raderà al suolo” (v.10-12). Tutto questo avverrà a Moab, che rappresenta il Vaticano e, come è indicato nel verso 2, “Poiché hai ridotto la città (il Tempio di Dio) ad un mucchio di sassi, la cittadella (Gerusalemme) fortificata ad una rovina”, perciò Dio vendicherà il suo popolo e la Terra promessa, distrutta per mano dell’esercito dell’imperatore romano circa nel 70 d.C.

Capitolo 26.

Il residuo che resterà vivo in Gerusalemme, dopo che l’empio sarà annientato, attende le meraviglie che Dio farà per loro, tra queste farà  nuovi cieli e nuova terra (Is.65:17; 66:22). “In quel giorno si canterà questo canto nel paese di Giuda: Abbiamo una città forte; egli ha eretto a nostra salvezza mura e baluardo” (v.1). Per Israele inizierà un millennio di pace e di sicurezza, dove tutti saranno santi (Dan 7:18), perché Dio li benedirà di ogni benedizione e sarà per loro una roccia eterna.

I versi 5 e 6 rivelano che prima sarà demolito il regno idolatra, annienterà chi si innalzava (la prostituta idolatra, Ap.17) e la sua città sarà rasa al suolo, mentre Israele si rallegrerà, perché Dio, distruggendola, gli farà giustizia.

Israele camminerà in giustizia, perché essi si ricorderanno del loro Dio, spereranno in Lui e riconosceranno che: “La mia anima anela a te di notte, al mattino il mio spirito ti cerca, perché quando pronunzi i tuoi giudizi sulla terra, giustizia imparano gli abitanti del mondo” (v.9). Anche tutti gli abitanti del mondo riconosceranno, durante i mille anni, chi è il Dio d’Israele.

Dio rivela come ha usato misericordia, durante il tempo della Grazia, ma gli empi non hanno imparato la giustizia, anzi “egli distorce le cose diritte e non guarda alla maestà del Signore” (v.10). Nel millennio, i popoli delle nazioni vedranno la pace, come Dio esaudirà gli israeliti, prima ancora che essi chiedano (Ger.29:12; Zac.13:9).

Le nazioni vedranno e crederanno in Dio, ma al termine del millennio, si rivolteranno tutti contro Israele, però il fuoco, mandato da Dio, li divorerà (Ap.20:7-10). Il residuo salvato d’Israele riconoscerà: “Signore nostro Dio, altri padroni (i popoli delle nazioni straniere), diversi da te, ci hanno dominato, ma noi te soltanto, il tuo nome invocheremo” (v.13). Nella guerra di Armagheddon, tutte le nazioni, nemiche d’Israele, saranno punite, distrutte e il loro ricordo annullato (Is.29:5).

Dio farà crescere Israele che, da un piccolo residuo, diventerà una grande nazione (Is.60:22).

Dio proteggerà il residuo, che riconoscerà Cristo Gesù durante la grande tribolazione: infatti, “a te abbiamo gridato nella prova, che è la tua correzione” (v.16). Israele ricorda che durante l’esilio delle 62 settimane (Dan.9:26) è  stato davanti a Dio nel dolore come una donna che partorisce, ma i loro dolori non hanno portato a ravvedimento, perché non sono stati salvati.

Meraviglioso quello che avverrà nell’ultima settimana (sette anni), perché “di nuovo vivranno i tuoi morti, risorgeranno i loro cadaveri. Si sveglieranno ed esulteranno quelli che giacciono nella polvere,…” (v.19). Molti di  quelli sono morti spiritualmente, cioè senza Dio, risorgeranno, perché Dio metterà il suo Spirito in loro ed essi vivranno riconoscendo Dio; allora tutte le ombre diventeranno luce.

La profezia che segue rivela quello che avverrà, all’inizio degli ultimi 1260 giorni, quando il residuo scelto per vivere (Is.4:3), sarà perseguitato dall’esercito del dragone (Satana). Ma Dio porterà in salvo il residuo, mentre l’esercito del dragone in analogia il fiume (Ap. 12:15,16), sarà inghiottito dalla terra (vedi pure Zac 14:4).   Così il residuo che dovrà entrare nei mille anni, sarà messo al riparo del dragone e dei suoi eserciti, avverrà che Dio tramite Gesù li nasconderà, – “Va’, popolo mio, entra nelle tue stanze e chiudi la porta dietro di te. Nasconditi per un momento finché non sia passato lo sdegno (Ap.12:6). Quando il residuo sarà portato al sicuro, ecco che: “il Signore esce dalla sua dimora per punire le offese fatte a lui dagli abitanti della terra; la terra ributterà fuori il sangue assorbito e più non coprirà i suoi cadaveri” (v.20,21). Babilonia sarà la prima, che sarà punita e annientata (la prostituta idolatra, Ap.17:16).

Capitolo 27.

La profezia rivela nel primo verso come avverrà la punizione del grande demone, il principe di questo mondo (Gv.12:31). Alla fine, nell’ultimo giorno dell’empio sulla terra, sarà annientato anche Satana, in similitudine, il Leviatàn, serpente guizzante per il dominio sugli empi di tutto il mondo (indicato come mare). Egli è tortuoso, perché seduttore principale di tutti gli empi del mondo, tramite lo storcere della verità, ma Gesù nell’ultimo giorno, in Armagheddon (Ap.16:16), lo legherà e lo getterà nell’abisso (Ap.20:1-3).

Dio si rivolge al residuo d’Israele (la vigna), che all’inizio dei mille anni, “In quel giorno si dirà: -La vigna deliziosa: cantate di lei!-. Io, il Signore, ne sono il guardiano, a ogni istante la irrigo; per timore che venga danneggiata, io ne ho cura notte e giorno. Io non sono in collera…” (v.2-4).

Nei mille anni, Dio punirà tutti i popoli, che non vorranno servire Israele, perciò li invita a stare in pace con Dio, stringendosi a Lui. Perciò durante i mille anni, cioè “Nei giorni futuri Giacobbe (il popolo di Dio) metterà radici, perché Israele (indica in similitudine Gesù, il Re dei re) fiorirà e germoglierà, riempirà il mondo di frutti” (v.6). Gesù regnerà su tutti i regni della terra (Lc.1:32; Is.32:1; Ger.23:5).

I versi 7,8 rivelano ciò che accadde, quando Gesù, per salvare tutti gli eletti e fedeli (Ap.17:14), fu dai suoi nemici, percosso e ucciso, perché “il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti” (Is.53:4,6), ma Dio, alla fine della Grazia, punirà i suoi nemici (quelli che lo hanno rigettato), per quello che essi fecero al Suo Cristo (1Cor.1:9; 1Gv.1:3). Dio li punirà tramite Cristo Gesù, avverrà che,  “per mezzo dell’uomo che egli ha stabilito; ne ha dato prova a tutti, avendolo risuscitato dai morti (Cristo Gesù)” (At.17:31).

Anche per il residuo d’Israele (Giacobbe) alla fine il loro peccato sarà perdonato, tramite il sacrificio di Cristo Gesù, così nei mille anni serviranno Dio con tutto il loro cuore, perché: “non erigeranno più pali sacri né altari per l’incenso” (v.9).

Tutti gli empi del suo popolo, che rinnegarono il Messia, cioè il Figlio di Dio (Gv.1:11; At.5:30; 10:40), dopo circa 40 anni dall’ascensione al cielo di Gesù, furono abbandonati nelle mani dei loro nemici e la Terra promessa divenne un deserto, perché “si tratta di un popolo privo di intelligenza; per questo non ne avrà pietà chi lo ha creato, né chi lo ha fatto ne avrà compassione” (v.11). Israele resterà quindi tra le nazioni fino al termine delle 62 settimane (Dan.9:26).

Quando entreranno nell’ultima settimana delle settanta, allora tutti gli Ebrei che si trovano ancora tra le nazioni, saranno raccolti nuovamente nella Terra promessa; infatti, “In quel giorno, dal corso dell’Eufrate al torrente d’Egitto, il Signore batterà le spighe e voi sarete raccolti uno a uno, Israeliti” (v.12).  “In quel giorno suonerà la grande tromba, verranno gli sperduti nel paese di Assiria e i dispersi nel paese di Egitto. Essi si prostreranno al Signore sul monte santo, in Gerusalemme” (v.12,13). Tutto il residuo, che entrerà nel millennio, adoreranno il Signore Dio sul monte Sion.

Capitolo 28.

Tramite i profeti, molte volte Dio rivela il comportamento del suo popolo. Egli sempre lì riprendeva, minacciandoli di punirli duramente se non si fossero ravveduti, ma essi non ne fecero caso. Inoltre l’Eterno rivela che in Efraim, dove regnava il re d’Israele, si insegnava al popolo a non mettere in pratica i comandamenti e le leggi date dal suo servo, Mosè. Per questo, definisce il loro comportamento come ubriachi, storditi dal vino.

Al tempo stabilito: “Ecco, inviato dal Signore, un uomo potente e forte, come nembo di grandine, come turbine rovinoso, come nembo di acque torrenziali e impetuose, getta tutto a terra con violenza” (v.2). I sacerdoti, gli scribi e i farisei rigettarono il Cristo, il Messia, che è la pietra angolare, scartata dal suo popolo (Gv.1:11), perché non riconobbero che Dio aveva mandato proprio il suo Figlio in mezzo a loro; così avvenne ciò che fu profetizzato: “chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato ed essa stritolerà colui sul quale cadrà” (Mt.21:44).

I versi 3 e 4 indicano, in analogia, ciò che avverrà negli ultimi sette anni, quando la terra d’Israele sarà calpestato dal re, che verrà dal settentrione (Dan.11:13-18). Tutte le sue bellezze saranno allora inghiottite dai gentili, come Gesù avvertì: “Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi dei Gentili siano compiuti” (Lc.21:24).  Quando i tempi dei gentili saranno terminati, “In quel giorno sarà il Signore degli eserciti una corona di gloria, uno splendido diadema per il resto del suo popolo, ispiratore di giustizia per chi siede in tribunale, forza per chi respinge l’assalto alla porta” (v.5,6). Questo avverrà nel millennio.

Gesù venne in mezzo al Suo popolo e trovò che ”costoro barcollano per il vino, vanno fuori strada per le bevande inebrianti. Sacerdoti e profeti barcollano per la bevanda inebriante, affogano nel vino; vanno fuori strada per le bevande inebrianti, s’ingannano mentre hanno visioni, dondolano quando fanno da giudici. Tutte le tavole sono piene di fetido vomito; non c’è un posto pulito” (v.7,8). Le bevande inebrianti rappresentano le menzogne dei falsi profeti a cui Sacerdoti e profeti si erano adattati. Essi insegnavano la legge al popolo, sedevano sulla cattedra di Mosè (Mt.23:2), ma non insegnavano le regole date da Mosè, ma le avevano adattate alle loro esigenze; infatti, i versi 9 e 10, in analogia, mostrano il comportamento falso degli scribi e farisei.

“Con labbra balbettanti e in lingua straniera parlerà a questo popolo” (v.11); infatti, Dio mandò il suo Spirito come aveva promesso: “parleranno in lingue nuove” (Mrc.16:17: At.2), ma con tutto ciò il popolo non volle ascoltare, solo un residuo d’Israele fu salvato (At 2:14-48). Avvenne così “colui che aveva detto loro: -Ecco il riposo! Fate riposare lo stanco. Ecco il sollievo!. Ma non vollero udire” (v.12).

Il popolo israelita continuò a fare come a loro sembrava meglio: “-precetto su precetto, precetto su precetto, norma su norma, norma su norma, un po’ qui, un po’ là-, perché camminando cadano all’indietro, si producano fratture, siano presi e fatti prigionieri” (v.13). Si compì la profezia di Isaia “Ecco io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà” (v.16) e “Chiunque cadrà su quella pietra sarà sfracellato ed essa stritolerà colui sul quale cadrà” (Lc.20:18). Per tutti gli israeliti che non credettero nel Cristo, il Messia mandato per la loro salvezza, così avvenne loro quanto profetizzato. La profezia è rivolta ai signori del popolo: Sacerdoti, Scribi e Farisei, che pensando di essere nel giusto, erano convinti di aver concluso un’alleanza con la morte e di rimanere saldi. Essi credevano ai falsi profeti che promettevano pace,  assicurando che nessun distruttore li raggiungerà mai, convinti che la loro menzogna restasse solida. Dopo che Dio mandò il suo unigenito Figlio, portando giustizia e santità e non avendolo ascoltato, arrivò il tempo in cui furono dati nelle mani dei loro nemici. Nessuno gli andò in aiuto, la loro confidanza nella menzogna non li sostenne; gli eserciti nemici li spazzarono via, nel 70 d.C. circa.

Così avvenne che “Quando passerà il flagello del distruttore, voi sarete la massa da lui calpestata. Ogni volta che passerà, vi prenderà, poiché passerà ogni mattino, giorno e notte. E solo il terrore farà capire il discorso” (v.18,19).  A circa 70 anni d.C.   Dio si levò contro il suo popolo e fece ciò che mai aveva fatto, perché quando loro peccavano contro Dio e poi si pentivano, Dio li perdonava, ma arrivò il tempo che il popolo compì il colmo del peccato (uccidendo il Cristo) e Dio gli tolse la Terra che aveva promesso ai loro padri. Il verso 20 e 21 rivela in attinenza quanto disagevole sarà fino alla fine, il loro pellegrinaggio tra le nazioni nemiche della durata 62 settimane, ad oggi circa 195o anni.

Il profeta avverte il popolo di quello che Dio gli ha rivelato riguardo alla Terra promessa, e li invita a non continuare con la loro arroganza.  “Porgete l’orecchio e ascoltate la mia voce, fate attenzione e sentite le mie parole” (v.23).

Isaia espone dal verso 24 al 28 la grandezza di Dio, attraverso le opere che Egli ha fatto verso gli uomini, insegnandogli come arare la terra, come spargere il seme dell’aneto, del cumino , del grano e dell’orzo, e come si raccoglie secondo le regole insegnate da Dio. Infatti gli uomini seguono l’insegnamento che viene da Dio e i semi raccolti rimangono integri, senza che vengono schiacciati dal rullo o dagli zoccoli degli animali che vi passano sopra, quando si batteva per pulirlo.

La sapienza di Dio rimane esemplare agli occhi degli uomini: “Anche questo proviene dal Signore degli eserciti: egli si mostra mirabile nel consiglio, grande nella sapienza” (v.29).

Capitolo 29.

Da notare bene che i tempi degli avvenimenti profetici non sono riportati in ordine cronologico di successione; ciò significa che in uno stesso capitolo, la profezia può riferirsi prima ad avvenimenti futuri e poi a quelli passati, come esposto in questo capitolo.

Isaia profetizzò contro Ariel che, in similitudine, rappresenta Gerusalemme, annunciando guai con gemiti e lamenti per la città, quando Dio mandò prima contro Gerusalemme e poi in tutto Israele la distruzione da parte dell’esercito dell’Impero Romano. Dio fu contro il suo popolo; infatti, dichiara: “io mi accamperò come Davide contro di te e ti circonderò di trincee, innalzerò contro di te un vallo” (v.3). Per mano dell’esercito romano, Dio rese Israele un piccolo residuo; tutti i poveri e i ricchi furono dati nelle mani dei loro nemici. Gerusalemme, che era considerata come l’Eden dalle nazioni, divenne poi un inutile mucchio di pietre, come Gesù rivelò: “Non sarà lasciata qui pietra sopra pietra che non sia diroccata” (Mt.24:2).

Molti (come polvere fine) furono gli oppressori del popolo di Dio, che prima attaccarono e assediarono Gerusalemme, come le altre città d’Israele. Questo avvenne quando tutti gli israeliti respinsero la predicazione degli apostoli, rifiutando la salvezza tramite Cristo Gesù (At.13:46), Dio compì la sua parola (Lam.4:16; Ez.5:12; 12:15): “Io li disperderò davanti al nemico, come fa il vento orientale; io volterò loro le spalle e non la faccia nel giorno della loro calamità’” (Ger.18:17).

Prima di allora, Dio non aveva mai trattato con mano distruttiva il suo popolo, mandando contro di loro un grande esercito, in analogia:  “con tuoni, rimbombi e rumore assordante, con uragano e tempesta e fiamma di fuoco divoratore. E sarà come un sogno, come una visione notturna, la massa di tutte le nazioni che marciano su Arièl, di quanti la attaccano e delle macchine poste contro di essa” (v.6,7).

L’esercito, che Dio mandò contro Gerusalemme (Arièl), pensava di fare un grande bottino con le ricchezze d’Israele, ma Dio non permise di prenderle. Così furono delusi e rimasero, in similitudine, con la fame e la sete, senza portare via nulla di quanto possedeva Israele. Questo accadrà di nuovo durante gli ultimi sette anni, quando le nazioni marceranno contro Israele, ma senza alcun successo, perché Dio preserverà un residuo, li santificherà e li porterà nel millennio. Tutto il male, che Dio ha mandato contro Israele, è stato per la loro grande incredulità, perché essi rinnegarono ed uccisero il Figlio di Dio, che fu mandato in mezzo a loro per salvarli.

La profezia indica quello che avvenne a tutti gli increduli del suo popolo, quando Gesù era in mezzo a loro e non lo riconobbero: “Stupite pure così da restare sbalorditi, chiudete gli occhi in modo da rimanere ciechi; ubriacatevi ma non di vino”. Infatti, avvenne che Gesù non parlava con loro se non in parabole, perché: “agli altri se ne parla in parabole, affinché vedendo non vedano, e udendo non intendano” (Lc.8:10). Così i Giudei per prima e poi gli israeliti furono resi come ubriachi, perché Dio mise in loro uno spirito di torpore, chiudendo i loro occhi e orecchi spirituali: “Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere dicendogli: -Leggilo-, ma quegli risponde: -Non posso, perché è sigillato-. Oppure si dà il libro a chi non sa leggere dicendogli: -Leggilo-, ma quegli risponde: -Non so leggere-“ (v.11,12).

Non solo i giudei, ma sarà così per tutti quelli che restano increduli, fino alla fine, rinnegando a Cristo Gesù, Dio ha messo anche in loro uno spirito di torpore da non poter comprendere la verità. Tutto Israele e Giuda conoscevano l’Iddio degli eserciti, ma i falsi profeti li avevano distolti dal mettere in pratica le sue leggi e i comandamenti (Ger.8:8). Infatti,  “Dice il Signore: «Poiché questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani”  (v.13; Mrc.7:6).

Quando Dio riprenderà nuovamente il suo popolo, durante l’ultima settimana (sette anni), continuerà ad “operare meraviglie e prodigi con questo popolo; perirà la sapienza dei suoi sapienti e si eclisserà l’intelligenza dei suoi intelligenti” (v.14). Guai a chi cercherà di sottrarsi dalla giustizia di Dio, perché nessuno, nella sua intelligenza carnale, sarà salvato. Dio Tramite il profeta, Dio li avverte: “Quanto siete perversi! Forse che il vasaio è stimato pari alla creta? Un oggetto può dire del suo autore: -Non mi ha fatto lui-? E un vaso può dire del vasaio: -Non capisce-?” (v.16).

Molti non fanno caso al loro Creatore e l’uomo carnale si forma un dio, come suo simile, con gli stessi sentimenti e la stessa intelligenza, ma così non è. Noi siamo l’argilla e Dio è il Vasaio (Gb.10:9; Num 23:19).

Tra non molto inizieranno gli ultimi mille anni e per Israele, tutto cambierà, come rivelato nei versi 17-19, perché Dio toglierà la maledizione posta al peccato di Adamo (Gen.3:17) e la cambierà in benedizione, “Perché il tiranno non sarà più, sparirà il beffardo, saranno eliminati quanti tramano iniquità. Quanti con la parola rendono colpevoli gli altri, quanti alla porta tendono tranelli al giudice e rovinano il giusto per un nulla” (v.20,21).

Nessun empio entrerà nei mille anni (Ap.21:8), perché tutti moriranno prima, nella guerra in Armagheddon, sterminati alla parola o dal soffio di Gesù (2Tes.2:8). Mentre il residuo d’Israele si convertirà a Dio, perché riconoscerà Cristo Gesù, la loro salvezza. Tutto quello che avverrà nei mille anni fu promesso ad Abramo (Gen.17:7).

“D’ora in poi Giacobbe non dovrà più arrossire, il suo viso non impallidirà più,  poiché vedendo il lavoro delle mie mani tra di loro, santificheranno il mio nome, santificheranno il Santo di Giacobbe (Gesù) e temeranno il Dio di Israele” (v.22,23). Dio si preserverà un residuo; laverà e purificherà i loro peccati e spargerà su di loro lo Spirito di sapienza e di conoscenza.

Capitolo 30.

Tramite il profeta, Dio riprende aspramente il suo popolo, per le loro continue disubbidienze. “Guai a voi, figli ribelli – oracolo del Signore – che fate progetti da me non suggeriti, vi legate con alleanze che io non ho ispirate così da aggiungere peccato a peccato. Siete partiti per scendere in Egitto senza consultarmi, per mettervi sotto la protezione del faraone e per ripararvi all’ombra dell’Egitto. La protezione del faraone sarà la vostra vergogna e il riparo all’ombra dell’Egitto la vostra confusione” (v.1-3).

Dal verso 2 al 6 notiamo che Dio li ammonì, perché non diedero ascolto ai suoi profeti, ma si compiacquero nel praticare i consigli dei falsi profeti. Così andarono a cercare riparo in Egitto, mentre Dio non aveva loro comandato di andare, perciò essi non sarebbero stati per loro di aiuto “ma solo confusione e ignominia” (v.5), anche se portarono in Egitto molti averi, ad un popolo senza Dio, paragonato alle bestie di un deserto. Infatti, Dio rese “Vano e inutile è l’aiuto dell’Egitto; per questo lo chiamo: Raab l’ozioso” (v.7).

Dio ordina al profeta: “Su, vieni, scrivi questo su una tavoletta davanti a loro, incidilo sopra un documento, perché resti per il futuro in testimonianza perenne” (v.8). Il popolo israelita fu disubbidiente e ribelle a Dio, perciò “ riguardo a Israele dice: “Tutto il giorno ho teso le mani verso un popolo disubbidiente e contestatore” (Rom.10:21), “Poiché questo è un popolo ribelle, sono figli bugiardi, figli che non vogliono ascoltare la legge del Signore” (v.9).

Essi preferivano ascoltare quello che i falsi profeti gli proponevano, cioè cose piacevoli e ingannevoli, rifiutando invece tutti gli avvertimenti giusti, fino ad arrivare a desiderare che il Santo d’Israele (Cristo Gesù) fosse tolto dalla loro vista; infatti, avvenne che:  “Ma essi gridarono: -Via, via, crocifiggilo-“ (Gv.16:15).

Prima i giudei e poi gli israeliti rifiutarono di convertirsi (Mrc.12:10; Gv.1:11; At.13:46), allora avvenne ciò che fu profetizzato da Mosè: “Se peccherete, io vi disperderò fra i popoli” (Neem.1:8) e confermato poi da tutti i profeti (Lev.26:33; Ger.13:24). Infatti, si realizzarono tutti gli avvenimenti dalla Diaspora (dispersione degli Ebrei tra le nazioni), in similitudine, vedi dal verso 12 al 14.

Come sempre, prima che Dio faccia qualcosa di bene o di male, avverte il suo popolo, difatti così “dice il Signore Dio, il Santo di Israele: -Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza-. Ma voi non avete voluto,  anzi avete detto: -No, noi fuggiremo su cavalli-. Ebbene, fuggite! – Cavalcheremo su destrieri veloci-. Ebbene più veloci saranno i vostri inseguitori. Mille si spaventeranno per la minaccia di uno, per la minaccia di cinque vi darete alla fuga, finché resti di voi qualcosa come un palo sulla cima di un monte e come un’asta sopra una collina” (v.15-17).

Per la disubbidienza del popolo israelita arrivata al colmo, Dio punì duramente il Suo popolo, abbandonandolo senza Dio,  ma per la Sua misericordia, anche se ha rigettato il suo popolo (Ebr.8:9) per un lungo tempo (62 settimane, Dan.9:24), finché dura la Grazia per i Gentili, “Eppure il Signore aspetta per farvi grazia, per questo sorge per aver pietà di voi, perché un Dio giusto è il Signore; beati coloro che sperano in lui!” (v.18). Alla fine, “…Israele sarà salvato come sta scritto: -Il liberatore (Gesù) verrà da Sion, e rimuoverà l’empietà da Giacobbe-“ (Rom.11:26).

Infatti Gesù sarà il loro Liberatore, perché tutti gli Ebrei, che crederanno nel Signore, saranno salvati, come fu profetizzato: “avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (At.2:21). Infatti, fu rivelato ed avverrà che “Chi sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo, cioè quanti saranno iscritti per restare in vita in Gerusalemme” (Is.4:3). Dio li consola, esortandoli: “tu non dovrai più piangere; a un tuo grido di supplica ti farà grazia; appena udrà, ti darà risposta” (v.19).

Anche se il Signore li ha fatti e li farà ancora per un breve periodo passare per l’afflizione e la tribolazione, Gesù sarà il loro Maestro per sempre. Il residuo santo, che Dio preserverà in vita, considererà immondi tutti i loro idoli e camminerà nella via del Signore. Avverrà allora che Dio, il Signore “concederà la pioggia per il seme che avrai seminato nel terreno; il pane, prodotto della terra, sarà abbondante e sostanzioso; in quel giorno il tuo bestiame pascolerà su un vasto prato” (v.23). I versi seguenti 24,25,26 espongono le grandi benedizioni che il residuo salvato, che entrerà nell’ultimo millennio, riceverà in abbondanza di ogni cosa.

Prima del millennio, Dio riverserà la sua ira su tutte le nazioni. Egli sarà come un fuoco divorante e consumante (Ebr.12:29), perché avverrà che tutti gli empi saranno annientati in Armagheddon o nella valle di Giosafat (Ap.16:16; Gioe.3:11-14), come precisato: “Viene per vagliare i popoli con il vaglio distruttore e per mettere alle mascelle dei popoli una briglia che porta a rovina” (v.28). Il residuo, nel vedere la distruzione dei nemici di Dio, ovvero coloro che non riconosceranno Cristo Gesù, periranno tutti insieme. Mentre il residuo santo si rallegrerà, infatti essi sono chiamati a innalzare “il vostro canto come nella notte in cui si celebra una festa; avrete la gioia nel cuore come chi parte al suono del flauto, per recarsi al monte del Signore, alla Roccia d’Israele” (v.29, Ap.19:2).

Il Signore farà udire la sua voce maestosa e mostrerà come colpisce il suo braccio (Gesù Cristo) con ira ardente, in mezzo a un fuoco divorante, tra nembi, tempesta e grandine furiosa” (v.30). Dio farà tremare tutte le nazioni, che andranno alla battaglia contro Israele, quando vedranno apparire Gesù con il suo esercito (la Chiesa, Ap.17:14; 19.11-21). Ciò avverrà nella guerra di Armagheddon, Gesù pronuncerà una Parola o al soffio della sua bocca (2Tes.2:7), annienterà, in analogia, l’Assiria (equivale all’Europa Unita). Avverrà che:  “Ogni colpo del bastone punitivo, che il Signore le farà piombare addosso, sarà accompagnato con timpani e cetre. Egli (Gesù) combatterà contro di essa con battaglie tumultuose” (v.32). Con timpani e cetre, perché i santi gioiranno alla presenza del loro Maestro, Re e Signore.

Tutto è già stato preparato da tempo, nella valle di Tofet, che in similitudine è Armagheddon, dove gli israeliti si erano fatti degli altari per sacrificare col fuoco i loro figli e le loro figlie (Ger.7:31). “esso è pronto anche per il re (l’uomo che riceverà il regno, la potenza e l’autorità da Satana, Ap.13:2); profondo e largo è il rogo, fuoco e legna abbondano, lo accenderà, come torrente di zolfo, il soffio del Signore” (v.33). Avverrà che il re e il falso profeta, che ha sedotto tutti gli eserciti presenti, saranno gettati direttamente nello stagno di fuoco, che arde con zolfo (Ap.19:20). Essi non saranno giudicati allo stesso modo dei demoni, perché già giudicati  (Gv.16:11).

(continua)