Capitolo 11 

Il profeta Isaia ha ricevuto molte rivelazioni riguardanti la venuta del Messia, Cristo Gesù: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici”. Ecco perché Gesù è chiamato Figlio di Davide; Iesse fu padre di Davide, re d’Israele. Per la carne Gesù è il Figlio di Davide (Rom.1:1-3) ed è il Re d’Israele (Gv.1:49; 12:13), che siede sul trono di Davide suo padre (Lc.1:32-35).

“Su di lui (Gesù) si poserà lo spirito del Signore (i sette Spiriti di Dio, Ap.1:4; 3:2): spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore (di Dio)” (v.2)

Gesù “Si compiacerà del timore del Signore (Dio e Padre suo). Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese” (v.3,4). Infatti, Gesù non aveva bisogno che qualcuno lo informasse di altri, perché Lui conosceva tutto di tutti (Gv-5:30; 6:64).

“La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio”. Questo avverrà quando Gesù apparirà nel cielo con il suo esercito (la sposa o Chiesa), per giudicare e guerreggiare con giustizia (v.4,5; Ap.16:16; 10:11-21).

Dopo che tutti gli empi saranno uccisi dal soffio (la Parola) della bocca di Gesù (2Tes.2:8; Zac.14:13) nella guerra che si terrà nella valle di Giosafat (Gioele 3:12) o di Armagheddon (Ap.16:16), inizierà il millennio di pace e sicurezza. Allora “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà”.

Il profeta rivela la sicurezza di vita che avranno i due residui israeliti, che entreranno nei mille anni per ripopolare Israele e le nazioni del mondo (v.6-8).

In quel tempo, durante i mille anni non ci saranno guerre e nessuno uomo alzerà la mano contro l’altro, perché il demone sarà legato e gettato nell’abisso, insieme ai suoi angeli (Ap.20:1-3). Dio sarà con gli uomini, sul suo monte santo, che è Sion, “ed essi (Israele) saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro” (Ap.21:3; 3:12).

“In quel giorno (millennio) la radice di Iesse (Gesù) si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa” (v.10). La dimora di Cristo Gesù sarà la Gerusalemme celeste, che scenderà da presso Dio e si poserà sul monte Sion (Ap.21:2,9,10). Con Cristo ci sarà la Chiesa e i martiri risuscitati con un corpo risplendente come il sole  (Mt.13:43).

Prima dei mille anni, nell’ultima settimana delle 70 (Dan.9:24) “In quel giorno il Signore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo”. Tutti gli israeliti disperdi ancora tra tutte le nazioni, per ordine di Dio, ritorneranno nella loro nazione (Israele), “radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra” (v.12). Tra Israele e Giuda non ci sarà più rivalità e tutti i loro nemici saranno sterminati nel giorno di Armagheddon.

Durante i mille anni, tutte le nazioni, che sono state nemiche d’Israele, diventeranno loro sudditi, perché il Signore Dio, farà una strada di ritorno per il suo popolo, durante l’ultima settimana. Gli israeliti dovranno uscire dalle nazioni, dove hanno vissuto e ritorneranno nella Terra promessa, come quando uscirono dall’Egitto guidati da Mosè. Essi passeranno per il golfo del mare a piedi, perché   “Si formerà una strada per il resto del suo popolo che sarà superstite dall’Assiria, come ce ne fu una per Israele quando uscì dal paese d’Egitto” (v.16). In analogia, l’Assiria sarà il futuro Impero Europeo.

Capitolo 12

Dal 70 in poi, Israele è stato rigettato da Dio e mandato in esilio tra le nazioni per un periodo di sessantadue settimane, partendo dalla caduta del Tempio di Dio in Gerusalemme fino a quando Israele entrerà nell’ultima settimana delle settanta date per Israele (Dan.9:24-27).

Il profeta rivela che Israele riconoscerà che Dio era in collera contro di loro, ma che poi li riprenderà, santificandoli e benedicendoli, quando il residuo, preso da tutte le Tribù, entrerà nei mille anni. “Tu dirai in quel giorno: -Ti ringrazio, Signore; tu eri in collera con me, ma la tua collera si è calmata e tu mi hai consolato. Ecco, Dio è la mia salvezza; io confiderò, non temerò mai, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza. Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza-. In quel giorno direte: -Lodate il Signore, invocate il suo nome; manifestate tra i popoli le sue meraviglie, proclamate che il suo nome è sublime. Cantate inni al Signore, perché ha fatto opere grandi, ciò sia noto in tutta la terra. Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion, perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele–“ (v.1-6).

Sion sarà il monte di Dio, dove si poserà la citta di Dio, cioè la nuova Gerusalemme, che scenderà dal cielo da presso Dio (Ap.21:9,10). Là sarà il regno di Cristo e della sua Chiesa, insieme ai martiri (Ap.20:4,5).

Capitolo 13

Oracolo su Babilonia, ricevuto in visione da Isaia, figlio di Amoz.

Isaia predice il giorno del Signore contro Babilonia (il Vaticano) e contro tutti gli empi nella Valle di Giosafat (Gioele 3:11-14).

Prima avverrà la distruzione di Babilonia, quando Dio darà ordine ai suoi strumenti di sterminio e di devastazione (Is.54:16) di distruggerla (Ap.18). I dieci re, in similitudine, le dieci corna (Dan.7:7; Ap.17:12), andranno contro Babilonia:

“Rumore di folla sui monti, simile a quello di un popolo immenso. Rumore fragoroso di regni, di nazioni radunate. Il Signore degli eserciti passa in rassegna un esercito di guerra. Vengono da un paese lontano, dall’estremo orizzonte, il Signore e gli strumenti della sua collera, per devastare tutto il paese” (v.4,5).

Nessuno scamperà; tutti gli idoli saranno ridotti in cenere, sarà un giorno di devastazione da parte dell’Onnipotente. Gli uomini verranno meno “sono costernati, spasimi e dolori li prendono, si contorcono come una partoriente; ognuno osserva sgomento il suo vicino; i loro volti sono volti di fiamma” (v. 8).

Dopo tre anni e mezzo dalla distruzione di Babilonia “Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile, con sdegno, ira e furore, per fare della terra un deserto, per sterminare i peccatori” (v.9). La mano dell’Eterno, tramite Gesù Cristo, si volgerà contro tutti gli empi peccatori (Ap.16:16; 17:14; 19:11-21), che hanno rigettato il Cristo. In quel giorno stesso le stelle e la luna non daranno la luce e il sole si oscurerà, Dio dice che: “Io punirò il mondo per il male, gli empi per la loro iniquità;

farò cessare la superbia dei protervi e umilierò l’orgoglio dei tiranni. Renderò l’uomo più raro dell’oro e i mortali più rari dell’oro di Ofir” (v.11,12).

I mortali saranno molto pochi, perché solo un residuo di tutte le Tribù d’Israele e delle nazioni resterà in vita. Grande sarà l’ira di Dio, perché distruggerà questi cieli e la terra attuali col fuoco (2Ptr.3:13) e farà tutto nuovo. Del residuo rimasto delle nazioni, ognuno si volgerà verso il suo popolo per ripopolare la propria nazione.

Riguardo a Babilonia la sua fine sarà senza pietà. Dio vendicherà tutto il sangue che essa ha versato, perché “in lei è stato trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti quelli che sono stati uccisi sopra la terra” (Ap.18:24).

Dal verso 15 al 18, la profezia espone quanto crudele sia l’esercito, che Dio manderà contro Babilonia.

Babilonia è la più bella tra tutti i regni della terra, “splendore orgoglioso dei Caldei (in similitudine Impero Europeo), sarà come Sòdoma e Gomorra sconvolte da Dio” (v.19).

Nessun uomo la abiterà, perché Babilonia sarà un deserto, dove “vi faranno dimora gli struzzi, vi danzeranno i sàtiri.  Ululeranno le iene nei loro palazzi, gli sciacalli nei loro edifici lussuosi. La sua ora si avvicina, i suoi giorni non saranno prolungati” (v.21, 22).

Capitolo 14.

Profezia sul ritorno d’Israele al suo Dio.

Infatti, il Signore avrà pietà di Giacobbe e si sceglierà ancora Israele per ristabilirli nel loro paese. “A loro si uniranno gli stranieri, che saranno incorporati nella casa di Giacobbe.  I popoli li accoglieranno e li ricondurranno nel loro paese e se ne impossesserà la casa di Israele nel paese del Signore come schiavi e schiave; così faranno prigionieri coloro che li avevano resi schiavi e domineranno i loro avversari” (v.2).

Nell’ultima settimana delle 70, che sarà di sette anni, Dio ritornerà a trattare con il suo popolo, come già è avvenuto nel 1948, quando Dio ha ridato la Terra promessa di nuovo ad un residuo israelita.

Saranno le nazioni, tra cui hanno vissuto, che li ricondurranno in Israele. All’inizio dei mille anni, avverrà subito che Israele dominerà su tutte le nazioni, che li avevano dominati (i loro avversari). Israele sarà allora liberato dai loro oppressori, perché le nazioni, dove abitavano come stranieri, li perseguitavano e disprezzavano, ma alla fine Israele gioirà di una gioia senza fine. Una parte del popolo di Dio è ritornato nella loro patria nel 1948, tutti gli altri Ebrei saranno rimpatriati durante i primi tre anni e mezzo dei sette ultimi, alla fine degli ultimi sette anni, tutte le nazioni che li hanno disprezzati duranti il loro esilio saranno dominati da Israele.

“Allora intonerai questa canzone sul re di Babilonia (in attinenza, è Satana) e dirai:

-Ah, come è finito l’aguzzino, è finita l’arroganza!  Il Signore ha spezzato la verga degli iniqui, il bastone dei dominatori” (v.4,5). Satana, come principe di questo mondo, ha dominato sin dalla creazione, seducendo i popoli e mettendo malvagità nei loro cuori, usando menzogne e uccisioni (Gv.8:44), “che dominava con furia le genti con una tirannia senza respiro” (v.6), ma, alla fine, nel giorno del Signore (guerra di Armagheddon), sarà legato da Gesù e gettato nell’abisso (Ap.20:1-3). Per Israele e per tutto il mondo, ci sarà allora la pace e sicurezza assoluta; infatti:  “Riposa ora tranquilla tutta la terra ed erompe in grida di gioia. Persino i cipressi e i cedri del Libano gioiscono riguardo a te” (v.7,8). Ciò vuol dire che anche tutti i grandi della terra si rallegreranno perché il demone non può più nuocere e, perché nessuno più muoverà guerra contro di loro.

Negli inferi, dove Gesù lo getterà legato, gli andranno incontro tutti i dominatori della terra.  Tutti i re delle nazioni lo riconosceranno e si agiteranno al suo arrivo: “Tutti prendono la parola per dirti: -Anche tu sei stato abbattuto come noi, sei diventato uguale a noi. Negli inferi è precipitato il tuo fasto, la musica delle tue arpe; sotto di te v’è uno strato di marciume, tua coltre sono i vermi” (v.10,11). Nell’inferno, dove Gesù lo getterà alla fine, avverrà che, sotto di lui ci sarà marciume, ovvero tutti gli angeli ribelli, che lo hanno seguito e sopra di lui ci saranno i vermi (Mc 9:44-48), cioè, tutte le anime di coloro che sono stati da lui sedotti.

Sia quindi noto che, negli inferi o inferno tutti si riconoscono. Al contrario, nel regno dei cieli, dove tutti saremo come angeli, differenti l’uno dall’altro per lo splendore che avremo, perché non ricorderemo più il passato sulla terra, ma glorificheremo Dio nella gioia più grande.

Ecco il motivo del peccato del principe di questo mondo di tenebre: “Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo” (v.12,13,14).

Lucifero peccò quindi di orgoglio e Dio lo condannò nella profondità degli inferi (inferno),

“Quanti ti vedono ti guardano fisso, ti osservano attentamente. È questo l’individuo che sconvolgeva la terra, che faceva tremare i regni, che riduceva il mondo a un deserto, che ne distruggeva le città, che non apriva ai suoi prigionieri la prigione?” (v.16,17). Con lui ci saranno anche tutti quelli che avranno preso il suo marchio, tutti i suoi sedotti, che ora lo potranno vedere faccia a faccia e lo giudicheranno per tutte le cose che ha fatto, essendo anche loro sotto la stessa condanna, mentre “Tutti i re dei popoli, tutti riposano con onore, ognuno nella sua tomba” (v.18), perché i re dei popoli dovranno essere giudicati, mentre Satana e i suoi angeli sono già stati giudicati, prima della creazione dell’uomo  (Gv.16:11) .

Quindi avverrà che, dal principio della creazione, tutti i grandi re della terra aspettano il giudizio, mentre Satana sarà legato e gettato nell’abisso, che non sarà ancora la sua destinazione finale (Ap.20:10), il demone  è ritenuto da Dio spregevole. Nell’abisso Satana sarà circondato da tutti i suoi sedotti, che prederanno il suo marchio (Ap 13:11-18)  e che saranno uccisi con la spada nel giorno della battaglia di Armagheddon (Ap.16:16).

Alla fine del suo regno (1260 giorni), Gesù lo getterà legato (Ap.20:1-3), in un abisso profondo, dove non ci saranno quelli che sono stati sedotti dalla fondazione del mondo, ma gli angeli che lo hanno seguito. Gli angeli ribelli a Dio saranno sotto di lui, in analogia il marciume e quelli che prenderanno il suo marchio (Ap.13:11-18), durante la grande tribolazione, saranno la sua coperta, ovvero sopra di lui.

A tutti i suoi adepti, che hanno creduto alle menzogne sataniche, Dio ha preparato ed avverrà “il massacro dei suoi figli a causa dell’iniquità del loro padre (Satana) e non sorgano più a conquistare la terra e a riempire il mondo di rovine” (v.21).

Il verso 22,23 espone tutto quello che Dio ha già deciso contro Babilonia (Città del Vaticano).

“Il Signore degli eserciti ha giurato: -In verità come ho pensato, accadrà e succederà come ho deciso” (v.24). Infatti, alla fine del regno satanico di 1260 giorni (3 anni e mezzo), Dio libererà Israele dai despoti del mondo. Morirà l’Assiro, ovvero colui che il dragone (Satana) userà per compiere tutte le sue devastazioni (Ap-13:2). Tutti i sedotti e i seduttori saranno distrutti con la loro stessa spada (Ez.38;21; Zac.14:13; Aggeo 2:22).

“Questa è la decisione presa per tutta la terra e questa è la mano stesa su tutte le genti.  Poiché il Signore degli eserciti lo ha deciso; chi potrà renderlo vano? La sua mano è stesa, chi gliela farà ritirare?” (v.26,27). Chi pensa che Dio non metterà in atto quello che ha detto, si illude, perché Dio non cambia idea. Egli non è un uomo che si può pentire (Num.23:19).

“Nell’anno in cui morì il re Acaz, fu comunicato questo oracolo: “Non gioire, Filistea tutta, perché si è spezzata la verga di chi ti percuoteva. Poiché dalla radice del serpe uscirà una vipera e il suo frutto sarà un drago alato” (v.28,29).

Vuol dire che per ordine di Dio, Israele e Giuda facevano guerra ai Filistei, perché essi odiavano il popolo di Dio, ma quando Dio colpì Israele, togliendogli la terra promessa, i Filistei si rallegrarono, perché Israele non esisteva più. Dio li mette in guardia perché, se per loro Israele era solo una serpe, dal residuo, che prese possesso di nuovo della Terra promessa nel 1948, uscirà ed è uscito una vipera, cioè chi li distrugge come avviene oggi.                                                                                                                       Oltre a questo, ci sarà molto di più, perché subentrerà un drago alato, ovvero chi, con grande potenza, annienterà tutte le nazioni musulmane, compreso i Filistei. Evidenziamo che, alla guerra in atto adesso in Israele, seguirà l’arrivo del re del nord, che andrà contro tutte le nazioni musulmane, stabilendosi in Gerusalemme (Dan.11:13-18). Infatti, l’avvertimento è: “trema, Filistea tutta, perché dal settentrione si alza il fumo e nessuno si sbanda dalle sue schiere. Che si risponderà ai messaggeri delle nazioni?” (v.31,32).

Alla fine, il residuo santo d’Israele “I poveri pascoleranno sui miei prati e i miseri vi riposeranno tranquilli; ma farò morire di fame la tua stirpe (Filistea) e ucciderò il tuo resto” (v.30). “Che si risponderà ai messaggeri delle nazioni? «Il Signore ha fondato Sion e in essa si rifugiano gli oppressi del suo popolo” (v.32).

Capitolo 15

Profezia su Moab.

Dopo la distruzione di Saodoma e Gomorra, Lot ebbe due figli, Moab e Ammon (Gen 19:34-38), da loro si formarono due popoli, Moabiti e Ammoniti.

“È stata devastata di notte, Ar-Moab è stata distrutta; è stata devastata di notte, Kir-Moab è stata distrutta”.

Dio ha preparato una grande distruzione per tutte le nazioni musulmane, che non hanno riconosciuto Israele, e dove risiede il popolo di Dio scelto e promesso ad Abramo, Isacco e a Giacobbe (Eso.6:8; Lev.26:42) di darli la Terra dove scorreva latte e miele (Eso.3:17).

La profezia è diretta contro Moab. I Moabiti sono i discendenti di Lot (Gen.19:37), un popolo semitico, che viveva ad est del Mar Morto (l’attuale Giordania). La profezia si avvererà quando il re del nord invaderà il sud (Dan.11:13-18), perché egli andrà contro tutti i popoli musulmani, distruggendo anche il territorio occupato dai moabiti, come viene descritto.

“Moab innalza un lamento; ogni testa è stata rasata, ogni barba è stata tagliata. Nelle sue strade si indossa il sacco, sulle sue terrazze si fa il lamento. Nelle sue piazze ognuno si lamenta, si scioglie in lacrime” (v.2,3).

Vivranno un tempo di distruzione da parte di Dio, per il loro odio contro Israele, perché ci saranno ancora altri mali durante gli ultimi sette anni. Ma in Moab ci sarà alla fine chi proteggerà quelli che saranno rimasti nel paese. (v.4-9).

Capitolo 16.

 Continua la profezia su Moab.

Da precisare che: “un leone per i fuggiaschi di Moab e per il resto del paese” (is.15:9), in altra versione, riporta: “un leone contro gli scampati di Moab…”.

Ma la a profezia rivela come il residuo della figlia di Sion (israelita) chiede al signore del paese (Moab) di accogliere i suoi fuggitivi, come segue: “Dacci un consiglio, prendi una decisione! Rendi come la notte la tua ombra in pieno mezzogiorno; nascondi i dispersi, non tradire i fuggiaschi. Siano tuoi ospiti i dispersi di Moab; sii loro rifugio di fronte al devastatore” (v.3,4).

Perché il residuo di tutte le Tribù d’Israele dovrà rimanere in vita durante la grande tribolazione (regno satanico). Nella potenza di Dio, Gesù Cristo aspetterà i fuggiaschi sul monte degli Ulivi. Egli lo dividerà in mezzo per far passare il residuo santo (Zac.14:4). Infatti, “La donna (in analogia il residuo) invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni” (Ap,12:6). Riferimento sul residuo, che fuggirà verso il monte degli Ulivi, è citato in Mt.24:15-20. Gesù aprirà una strada nel mezzo del monte, così essi passeranno liberamente e allora gli angeli li prederanno, come fanno gli uccelli con i loro piccoli  e li porteranno nel luogo che Dio ha preparato (Sal.91:10-12).

Il deserto, che Dio ha preparato per i santi israeliti, si trova in Moab. Infatti,  è chiesto al capo di Moab di nasconderli e di non tradirli, ma “Siano tuoi ospiti i dispersi di Moab; sii loro rifugio di fronte al devastatore. Quando sarà estinto il tiranno e finita la devastazione, scomparso il distruttore della regione, allora sarà stabilito un trono sulla mansuetudine, vi siederà con tutta fedeltà, nella tenda di Davide, un giudice sollecito del diritto e pronto alla giustizia” (v.3-5).

Meraviglioso e perfetto è il piano di Dio; il residuo sarà nascosto nel deserto di Moab e il devastatore non potrà toccarli. Dio sarà la loro protezione per tutto il tempo del regno satanico, ma quando finirà il suo regno, tutti gli empi, sedotti e seduttori, moriranno uccisi di spada (Ez.38:21; Zac.14:13) nella guerra, che si terrà nella valle di Giosafat o Armagheddon (Ap.16:16; Gioele 3:9-14). Inizierà allora il regno millenario con Cristo e la sua Chiesa, insieme ai martiri. Egli regnerà sul trono di Davide, come stabilito “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre  e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc.1:32,33), perché Gesù “vi siederà con tutta fedeltà, nella tenda di Davide, un giudice sollecito del diritto e pronto alla giustizia” (v.5).

Riguardo a Moab, il profeta rivela quanta arroganza, orgoglio e superbia avrà il suo capo, perciò il popolo moabita si lamenterà per la grande distruzione avvenuta. Infatti, il profeta rivela tutto quello che accadrà al popolo Moabita durante l’invasore che verrà del nord. (v.6-11).

“Moab si mostrerà e si stancherà sulle alture, verrà nel suo santuario per pregare, ma senza successo.  Questo è il messaggio che pronunziò un tempo il Signore su Moab. Ma ora il Signore dice: «In tre anni, come gli anni di un salariato, sarà deprezzata la gloria di Moab con tutta la sua numerosa popolazione. Ne rimarrà solo un resto, piccolo e impotente” (v.12-14). Il devastatore, che verrà dal nord contro il mezzogiorno, avrà la distruzione in suo potere, ma alla fine resterà solo un piccolo residuo di tutti i moabiti.

Capitolo 17.

Profezia su Damasco.

Dio diede al profeta la rivelazione del prossimo avvenire di Damasco e della Siria, durante i primi tre anni degli ultimi sette; infatti, “Damasco sarà eliminata dal numero delle città, diverrà un cumulo di rovine. Le sue borgate saranno abbandonate per sempre; saranno pascolo dei greggi che vi riposeranno senza esserne scacciati. A Efraim sarà tolta la cittadella, a Damasco la sovranità. Al resto degli Aramei toccherà la stessa sorte della gloria degli Israeliti, oracolo del Signore degli eserciti” (v.2,3).

Alla tribù di Efraim sarà tolta la città, dove regnava il re d’Israele, cioè Samaria, come anche a Damasco, capitale della Siria, non regnerà più. Anche gli Aramei sparsi su tutto il territorio siriano saranno ridotti a pochi, come lo sarà Israele, perché “In quel giorno verrà ridotta la gloria di Giacobbe e la pinguedine delle sue membra dimagrirà” (v.4). Mentre il verso 5 e 6 descrivono, in analogia, cosa avverrà a tutte le nazioni dopo la guerra nella valle di Giosafat (Gioele 3:11-14), conosciuta come guerra di Armagheddon (Ap.16:16). Per ordine di Dio, solo un piccolo residuo di pochissime persone resterà in vita per ogni nazione.

“Oracolo del Signore, Dio di Israele” (v.6). Tutti quelli che resteranno in vita, insieme al residuo israelita, adoreranno il Santo d’Israele, Dio, loro Creatore e rigetteranno ogni idolo, opera delle loro mani.

Dio si rivolge al suo popolo (v.9,10,11); perché Israele, oggi, è senza Dio, ma sta prosperando. Non tarderà la punizione per tutti quelli che hanno dimenticato Dio, loro salvatore, perché saranno dati nelle mani del re, il dittatore, che occuperà per tre anni e mezzo il posto di Dio. Tutto quello che hanno fatto, svanirà in un giorno terribile, anche per gli empi israeliti. Essi subiranno la stessa vendetta di Dio, insieme a tutti gli empi, nella guerra di Armagheddon, quando arriveranno in Israele “popoli immensi, rumore come il mugghio dei mari, fragore di nazioni come lo scroscio di acque che scorrono veementi. Le nazioni rumoreggiano come il fragore di molte acque, ma il Signore le minaccia, esse fuggono lontano; come pula sono disperse sui monti dal vento e come mulinello di polvere dinanzi al turbine” (v.12,13; Dan.2:35; Os.13:3).

In analogia, la sera rappresenta lo spavento (uccisione degli empi (Ez.38:21; Zac.14:13; Aggeo 2:22), mentre la mattina, rappresenta i nuovi cieli e la nuova terra, che Dio ricreerà. Tutto avverrà in un unico giorno (Zac.14:7). Il residuo israelita gioirà, affermando “Questo è il destino dei nostri predatori e la sorte dei nostri saccheggiatori” (v.14). Infatti, la moltitudine dei nemici del residuo d’Israele, sarà spazzata via dalla Parola, che uscirà dalla bocca di Gesù (2Tes.2:4; Ap.19:11-21).

Capitolo 18.

In similitudine, Dio rivelò al profeta del “paese dagli insetti ronzanti, che ti trovi oltre i fiumi di Etiopia, che mandi ambasciatori per mare, in canotti di papiro sulle acque: -Andate, messaggeri veloci, verso un popolo alto e abbronzato, verso un popolo temuto ora e sempre, un popolo potente e vittorioso, il cui paese è solcato da fiumi-“ (v.1,2).

Questo paese è la Città del Vaticano, dove gli insetti ronzanti sono tutti gli spiriti seduttori, che operano in tutti gli operai del papa, suoi ambasciatori. Il mare rappresenta le nazioni e i canotti di papiro, raffigurano le molteplici chiese sparse in tutto il mondo, dove si praticano tutti i dogmi e principi dei papi, dal principio alla fine. I preti, sacerdoti, vescovi, ordinati dal papa, sono suoi messaggeri ed essi sono mandati verso un popolo (singolare) alto e abbronzato. Non alto di statura e non abbronzato di pelle, ma un popolo composto di alti, cioè di potenti della terra e abbronzati, per indicare la loro autorità. Essi sono temuti dai popoli, partendo dall’Impero Romano all’Unione Europea, composta da più nazioni, in analogia, fiumi.

Dio invita tutti gli “abitanti del mondo, che dimorate sulla terra, appena si alzerà un segnale sui monti, guardatelo! Appena squillerà la tromba, ascoltatela!” (v.3). Perché questo invito? Perché tutti gli abitanti del mondo saranno dati nelle mani della bestia, cioè l’uomo, che verrà dai popoli e nazioni (il mare, Ap.17:15) e riceverà il regno, la potenza e l’autorità dal dragone, che è Satana (Ap.13:2).

Inizierà il regno satanico di tre anni e mezzo. “Poiché questo mi ha detto il Signore: -Io osserverò tranquillo dalla mia dimora, come il calore sereno alla luce del sole, come una nube di rugiada al calore della mietitura-“ (v.4). Amen! In quel tempo Dio darà ordine al demone di compiere tutto quello che è già scritto, perché si compirà ogni Sua Par0la. Il verso 5 e 6 rivela ciò che avverrà al termine del regno satanico, conosciuto come grande tribolazione, quando Dio darà ordine al demone (Satana) di radunare tutte le nazioni del mondo in Israele per compiere la guerra di Giosafat o Armagheddon (Gioele 3:11-14; Ap.16:16; 19:11-21).

Subito dopo, Dio distruggerà col fuoco i cieli e la terra attuali e né farà nuovi cieli e nuova terra (Is.65:17; 66:22; 2Ptr.3:13). Come già ribadito, questo popolo, alto e abbronzato, indica, in analogia, l’Europa Unita, ex Impero Romano. Tutte le nazioni, che lo compongono, andranno allora in Israele, sul monte Sion, ad adorare l’Eterno Dio (Zac.14:16-19).  “In quel tempo saranno portate offerte al Signore degli eserciti da un popolo alto e abbronzato, da un popolo temuto ora e sempre, da un popolo potente e vittorioso, il cui paese è solcato da fiumi, saranno portate nel luogo dove è invocato il nome del Signore degli eserciti, sul monte Sion” (v.7).

Capitolo 19.

Rivelazione del Signore Iddio al suo servo Isaia riguardo all’Egitto. In questa profezia, l’Egitto rappresenta, in similitudine, più luoghi e nazioni. Fino al verso 3 sono indicate le guerre mondiali avvenute in Europa; in quel tempo nessuno pensava alle feste pagane e ai suoi idoli, perché ognuno doveva pensare a salvare la propria vita. Come la storia ha sempre evidenziato che le guerre hanno diviso popoli e creato fazioni in ogni nazione, in analogia, fratello contro fratello, Egiziani contro Egiziani.

“Aizzerò gli Egiziani contro gli Egiziani: combatterà fratello contro fratello, uomo contro uomo, città contro città, regno contro regno” (v.2). Tutto questo avvenne in Italia e in Europa, durante la prima e nella seconda guerra mondiale, dal 1914 al 1945. Durante questi anni di sconforto totale, Dio li rese insensati ed essi si rivolsero ai loro idoli, maghi, negromanti e indovini, vuol dire che nessuno, in seguito, cercò il Signore per arrendersi, chiedendo aiuto e conforto, ma preferirono confidare nell’uomo anziché in Dio.

Le nazioni non si sono ravvedute e così sarà fino a quando Dio li darà tutti “in mano a un duro padrone, un re crudele li dominerà. Oracolo del Signore, Dio degli eserciti” (v.4).  Chi è questo re crudele che li dominerà? Lo troviamo in tutte le profezie; egli sarà la bestia, che salirà o verrà dal mare, cioè dalle nazioni (Ap.13:1-10; 17:15). A quel tempo “Gli succederà poi un uomo abbietto, privo di dignità regale: verrà di nascosto e occuperà il regno con la frode. Le forze armate saranno annientate davanti a lui e sarà stroncato anche il capo dell’alleanza” (Dan.11:21,22).

Allora sarà annientato il capo dell’alleanza, ovvero dell’Impero cattolico. “Si prosciugheranno le acque del mare (le nazioni), il fiume si inaridirà e seccherà (il Vaticano)” (v..5). Anche tutti quelli che attingevano ricchezze in lei, si esauriranno e diventeranno inutili.  In similitudine, il Vaticano è indicato come il fiume Nilo; tutto quello che cresce sulle rive del fiume, rappresenta il grande commercio idolatra di questo regno, che si seccherà e “saranno dispersi dal vento, non saranno più” (v.7; Dan.2:35; Ap.18:11-14).

Dal verso 8 al 10 si espone, in similitudine, tutto lo sconforto dei trafficanti di idoli, che si arricchivano con le mercanzie idolatre del grande impero cattolico, ma tutto terminerà in un solo giorno e la delusione di tutti i pescatori (commercianti), che gettavano l’amo nel Nilo (il Vaticano), cioè tutti quelli che si arricchivano con le sue mercanzie, si lamenteranno e gemeranno; infatti, “I re della terra che si sono prostituiti e han vissuto nel fasto con essa piangeranno e si lamenteranno a causa di lei, quando vedranno il fumo del suo incendio” (Ap.18:9).

Dio dichiara stolti tutti quelli che confidano nella grande meretrice, cioè il papa, rappresentato come il Faraone, a cui tutti fanno esclamazioni di lodi e di grandezze. Dal verso 12 al 15 viene chiesto al Faraone (il papa) dove sono i suoi saggi e, se sono saggi, allora perché non gli rivelano quello che Dio ha deciso a proposito dell’Egitto, che in analogia simboleggia la nazione, che ha ospitato il regno di Satana (impero cattolico).

Sono ritenuti stolti tutti i capi di Tanis e Menfi, in analogia la città di Roma e del Vaticano, che hanno fatto fuorviare l’Egitto (Italia). Alla fine, Dio manderà uno spirito di spavento sull’Egitto e per questo non riuscirà in alcuna opera, che farà il capo fino all’operaio. Questo avverrà negli ultimi tre anni e mezzo del regno satanico (grande tribolazione).

Al termine dell’ultimo regno, degli empi sulla terra, avverrà che Giuda sarà il terrore per le nazioni, in analogia rappresentate dagli Egiziani, perché Giuda regnerà anche su di loro. Infatti, in quel tempo si parlerà in cinque città d’Egitto “la lingua di Canaan e giureranno per il Signore degli eserciti; una di esse si chiamerà Città del sole.  In quel giorno ci sarà un altare dedicato al Signore in mezzo al paese d’Egitto e una stele in onore del Signore presso la sua frontiera. Sarà un segno e una testimonianza per il Signore degli eserciti nel paese d’Egitto…”(v.18-20).

Chi sono costoro e quando avverrà questo? Questo è un residuo scelto da Dio, che resterà in vita per ripopolare le nazioni. Essi si troveranno nella guerra di Armagheddon, ma riconosceranno Cristo Gesù e,  “invocheranno il Signore, allora egli manderà loro un salvatore che li difenderà e li libererà. Il Signore si rivelerà agli Egiziani e gli Egiziani riconosceranno in quel giorno il Signore, lo serviranno con sacrifici e offerte, faranno voti al Signore e li adempiranno” (v.20,21).

Dopo che il residuo delle nazioni, avranno riconosciuto il Signor Gesù, saranno messi al riparo, mentre Dio farà nuovi cieli e nuova terra (Is.2:19,21; 66:22; Ap.6:15,16). Quando Dio avrà fatto tutto nuovo, i popoli saranno divisi in tre categorie, l’Egitto, indica l’Europa e le nazioni del sud, e l’Assiria tutti gli altri regni mondiali. Ma Israele sarà la benedizione per tutti i regni del mondo, perché in lei ci sarà Sion, la città di Dio (Ebr.12:22; Ap.21:10,23; Sal.46:4; 69.35), Dio abiterà con loro (Ap 21:3)

“In quel giorno Israele sarà il terzo con l’Egitto e l’Assiria, una benedizione in mezzo alla terra. Li benedirà il Signore degli eserciti: -Benedetto sia l’Egiziano mio popolo, l’Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità-“ (v.24,25).

Capitolo 20.

La profezia di questo capitolo data al profeta, riguarda il tempo dell’ultima settimana (sette anni) delle settanta per Israele (Dn 9:24). “Nell’anno in cui il Tartàn, mandato ad Asdòd da Sargon re di Assiria, giunse ad Asdòd, la assalì e la prese. In quel tempo il Signore disse per mezzo di Isaia figlio di Amoz: -Va’, sciogliti il sacco dai fianchi e togliti i sandali dai piedi!-. Così egli fece, andando spoglio e scalzo. Il Signore poi disse: -Come il mio servo Isaia è andato spoglio e scalzo per tre anni, come segno e simbolo per l’Egitto e per l’Etiopia, così il re di Assiria condurrà i prigionieri d’Egitto e i deportati dell’Etiopia, giovani e vecchi, spogli e scalzi e con le natiche scoperte, vergogna per l’Egitto. Allora saranno abbattuti e confusi a causa dell’Etiopia, loro speranza, e a causa dell’Egitto, di cui si vantavano. In quel giorno gli abitanti di questo lido diranno: Ecco che cosa è successo al paese al quale ci eravamo rivolti e nel quale cercavamo rifugio per essere aiutati e liberati dal re di Assiria! Ora come ci salveremo?-“ (v.1-6). Il re di Assiria sarà il re o presidente del settentrionale che andrà contro il mezzogiorno “L’invasore farà ciò che vuole e nessuno gli si potrà opporre; si stabilirà in quella magnifica terra (Israele) e la distruzione sarà nelle sue mani”. -Dn 11:16. Quindi aiuterà il mezzogiorno quando saranno attaccati, loro che confidavano  nelle nazioni europee esiliando nei loro paesi cercando prosperità, saranno attaccati e distrutti proprio dalle nazioni in cui loro speravano del benessere .

(continua)