Capitolo 51.

Segue dal capitolo precedente l’esposizione dell’ira di Dio contro Babilonia, della sua sconfitta e la vittoria d’Israele. Come sempre, il messaggio di Dio ai profeti viene rivelato anche attraverso analogie, parabole e, a volte, con enigmi, come il Signore ordinò ad Ezechiele: “Figlio d’uomo, proponi un enigma e racconta una parabola alla casa d’Israele” (Ez.17:2; Sal.49:4; 78:1).

“Così dice il Signore: -Ecco susciterò contro Babilonia  e contro gli abitanti della Caldea (Roma) un vento distruttore” (v.1).  Avverrà che “le dieci corna, che tu hai vedute nella bestia, son quelli che odieranno la meretrice, e la renderanno deserta, e nuda; e mangeranno le sue carni, e bruceranno lei col fuoco” (Ap.17:16), “poiché le piomberanno addosso da tutte le parti nel giorno della tribolazione” (v.2).   Dio invoglia coloro che andranno contro Babilonia a sterminare senza risparmiare nessuno, sia i giovani, che il suo esercito “perché la loro terra è piena di delitti davanti al Santo di Israele. Ma Israele e Giuda non sono vedove del loro Dio, il Signore degli eserciti. Fuggite da Babilonia, ognuno ponga in salvo la sua vita; non vogliate perire per la sua iniquità, poiché questo è il tempo della vendetta del Signore; egli la ripaga per quanto ha meritato” (v.5,6). Ancora il Signore avverte quelli di Giuda e di Israele, di salvare la propria vita, fuggendo da Babilonia, perché lo sguardo Suo è su di loro per salvarli, mentre per Babilonia ci sarà solo distruzione.

Dal verso 7 al 9, il profeta rivela la grande prostituzione idolatra con cui Babilonia  inebriava la terra, facendo bere a tutti gli empi, dalla sua coppa spumeggiante (Sal.75:8), “perciò sono divenuti pazzi” (v.7). “All’improvviso Babilonia è caduta, è stata infranta” (Ap.14:8; 18:2; Is.21:9). Essa ha avuto tempo per ravvedersi, ma non è avvenuto, perciò arriverà la sua ora: “la sua punizione giunge fino al cielo e si alza fino alle nubi” (v.9). Israele gioirà per la caduta di Babilonia, perché dirà: “Il Signore ha fatto trionfare la nostra giusta causa, venite, raccontiamo in Sion l’opera del Signore nostro Dio” (v.10).

Dal verso 11 al 13, evidenzia come Dio compirà il suo piano, disponendo quelli che ha scelto, per compiere la vendetta contro Babilonia, a motivo della distruzione del suo Tempio in Gerusalemme, ad opera dell’esercito romano. Dio eseguirà quanto ha preparato per la sua distruzione, “Tu che abiti lungo acque abbondanti, ricca di tesori”, dove le acque rappresentano i popoli e le nazioni (Ap.17:15), che hanno contribuito alle sue immense ricchezze.

“Il Signore degli eserciti lo ha giurato per se stesso”, che distruggerà Babilonia, come è descritto dal verso 14 al 16, dove si rivela la grandezza e la potenza di Dio,  che ha formato tutto: la terra, i cieli, il mare, il vento, la pioggia e le nubi e che comanda tutto l’universo. L’uomo confida invece nelle sue opere, senza comprendere che sono senza soffio vitale, ma solo menzogna, opere ridicole che presto, durante il loro castigo, scompariranno. “Non è tale l’eredità di Giacobbe, perché egli ha formato ogni cosa. Israele è la tribù della sua eredità, Signore degli eserciti è il suo nome” (v.19).

Dal verso 20 al 23, viene esposto come Babilonia è stata uno strumento di guerra, che Dio ha usato per annientare regni, popoli, prefetti e governatori, donne, uomini, vecchi e giovani, cavalli e cavalieri, pastori e greggi; “Un martello sei stata per me… Ma ora ripagherò Babilonia e tutti gli abitanti della Caldea di tutto il male che hanno fatto a Sion, sotto i vostri occhi. Oracolo del Signore” (v.23,24).

Dal verso 25 al 29, è rivelato come avverrà la distruzione dell’impero, che ha distrutto la terra in senso spirituale, ubriacandola delle sue immondezze idolatre. Dio farà in modo che diventi una montagna bruciata, un luogo desolato per sempre, dopo che tutti gli eserciti, che Dio manderà contro Babilonia, la distruggeranno fino a che resterà solo cenere “in uno stesso giorno verranno i suoi flagelli: morte, lutto e fame, e sarà consumata dal fuoco; poiché potente è Dio, il Signore che l’ha giudicata” (Ap.18:8). Quando l’esercito del Nord circonderà Babilonia (Vaticano), tutti i suoi prodi (guardie) si arrenderanno, “Hanno cessato di combattere i prodi di Babilonia, si sono ritirati nelle fortezze; il loro valore è venuto meno, sono diventati come donne. Sono stati incendiati i suoi edifici, sono spezzate le sue sbarre. corriere corre incontro a corriere, messaggero incontro a messaggero per annunziare al re di Babilonia che la sua città è presa da ogni lato;  i guadi sono occupati, le fortezze bruciano, i guerrieri sono sconvolti dal terrore” (v.30-32).

Il Signore ha determinato il giorno e non passerà senza che la sua Parola si adempia. Babilonia sarà spianata come un’aia, “ancora un poco e verrà per essa il tempo della mietitura” (v.33). Dopo mietuto, non restano che steppe e di Babilonia non resterà che cenere, perché  “sarà bruciata dal fuoco, poiché potente Signore è Dio che l’ha condannata” (Ap.18:8).

Come abbiamo notato nei versi precedenti, Dio rivendica la distruzione del suo Tempio in Gerusalemme, così anche Israele reclama vendetta della sua devastazione avvenuta nel 70 d.C. circa. Sempre in analogia, il profeta evidenzia l’avvenuta Diaspora: “Mi ha divorata, mi ha consumata Nabucodònosor, re di Babilonia, (ovvero l’esercito dell’impero romano subentrato in seguito dalla Babilonia di oggi), mi ha ridotta come un vaso vuoto, mi ha inghiottita come fa il coccodrillo, ha riempito il suo ventre, dai miei luoghi deliziosi, mi ha scacciata. Il mio strazio e la mia sventura ricadano su Babilonia!- dice la popolazione di Sion, -il mio sangue sugli abitanti della Caldea!- dice Gerusalemme. Perciò così parla il Signore: -Ecco io difendo la tua causa, compio la tua vendetta; prosciugherò il suo mare, disseccherò le sue sorgenti. Babilonia diventerà un cumulo di rovine, un rifugio di sciacalli, un oggetto di stupore e di scherno, senza abitanti” (v.34-37).

Tutto questo è stato determinato da Dio per far vendetta sulla stirpe di quelli che distrussero il Tempio di Dio in Gerusalemme e uccisero molti del Suo popolo. Dio punì il suo popolo, scacciandoli davanti ai loro nemici, per le loro iniquità, perciò furono abbandonati, senza Dio e mandati in esilio tra le nazioni della terra.  Quando Israele avrà compiuto le sessantadue settimane del suo esilio, Dio ritornerà a trattare con il suo popolo. Allora farà avverrà la vendetta di quelli che hanno perseguitato e ucciso molti del suo popolo (Gioele 3). Prima sarà distrutta Babilonia, all’inizio del regno satanico e poi tutte le nazioni empie, che hanno odiato il popolo di Dio; esse saranno cancellate definitivamente nella guerra di Armagheddon.

I versi successivi precisano quanto avverrà senza misericordia contro Babilonia e come essa ha dato da bere il calice della prostituzione a tutte le nazioni. Arriverà il giorno della vendetta di Dio; in similitudine, è riportato che: “Con veleno preparerò loro una bevanda, li inebrierò perché si stordiscano e si addormentino in un sonno perenne, per non svegliarsi mai più. Parola del Signore” (v.39).

Roma è l’orgoglio di tutte le nazioni e lo sarà fino a quel giorno, quando Dio manderà su Babilonia un esercito potente, in analogia mare,  e dopo il loro passaggio non resterà che terreno riarso, senza che nessun uomo la abiterà mai più.  Giungerà la punizione di Babilonia, così Dio ha predisposto:  “Pagatela con la sua stessa moneta, retribuitele il doppio dei suoi misfatti. Versatele doppia misura nella coppa con cui mesceva. Tutto ciò che ha speso per la sua gloria e il suo lusso” (Ap.18:6,7). Tutte le sue ricchezze saranno prosciugate. Il Signore invita Israele: “esci da essa, popolo mio, ognuno salvi la vita dall’ira ardente del Signore. Non si avvilisca il vostro cuore e non temete per la notizia diffusa nel paese; un anno giunge una notizia e l’anno dopo un’altra. La violenza è nel paese, un tiranno contro un tiranno” (v,45,46).

Tutto sarà come è scritto. Un tiranno (la bestia, Ap.13.1-10) contro un altro tiranno (il papa), perché la distruzione di Babilonia avverrà per opera della bestia, cioè dell’uomo, che riceverà il regno, potere e autorità da Satana (Ap.13.1-10). Dopo la caduta di Babilonia, inizierà per il mondo intero la grande tribolazione. Dio distruggerà insieme agli empi anche tutti gli idoli, in analogia cadaveri, di Babilonia. “Esulteranno su Babilonia cielo e terra e quanto contengono, perché da settentrione verranno i suoi devastatori. Parola del Signore. Anche Babilonia deve cadere per gli uccisi di Israele, come per Babilonia caddero gli uccisi di tutta la terra” (v.48,49). Dio chiederà conto del sangue dei martiri di Cristo di tutta la terra a Babilonia, perciò “Esulta, o cielo, su di essa, e voi, santi, apostoli, profeti, perché condannando Babilonia Dio vi ha reso giustizia!” (Ap.18:20).

Alla stessa maniera che i romani distrussero Gerusalemme, così i dieci re, comandati dall’uomo iniquo, che sarà adorato al posto di Dio (2Tes.2:8), demoliranno e incendieranno Babilonia, per cui le sarà richiesto del sangue versato di tutti i santi; infatti, è attestato che: “Rallegrati, o cielo, per la sua rovina! E voi, santi, apostoli e profeti, rallegratevi perché Dio, giudicandola, vi ha reso giustizia” (Ap.18:20), pagando per il sangue versato del popolo di Dio.  Il Signore Dio invita il resto d’Israele, ancora tra le nazioni, a ritornare alla loro terra: “Voi scampati dalla spada partite, non fermatevi; da questa regione lontana ricordatevi del Signore e vi torni in mente Gerusalemme. Sentiamo vergogna nell’udire l’insulto; la confusione ha coperto i nostri volti, perché stranieri sono entrati nel santuario del tempio del Signore!” (v.50). Arriverà il tempo che tutti gli idoli di Babilonia saranno distrutti totalmente, cadranno come i feriti, perciò: “Anche se Babilonia si innalzasse fino al cielo, anche se rendesse inaccessibile la sua cittadella potente, da parte mia verranno i suoi devastatori». Oracolo del Signore” (v.52,53).

Dal verso 54 al 58, la profezia mostra come il Signore Dio punirà questo regno iniquo, devastandolo e mettendolo a tacere per sempre. La sua sede è in mezzo a molte acque, cioè in mezzo ai popoli e nazioni (Ap.17:15); le onde che copriranno Babilonia sarà l’esercito dei suoi devastatori, che demoliranno i suoi palazzi riducendola in una immensa rovina. “Dio è il Signore delle giuste ricompense, egli ricompensa con precisione” (v.56). Tutti i suoi saggi, capi, governatori e guerrieri saranno ubriacati, come essi hanno fatto agli altri; infatti,  “I re della terra hanno fornicato con lei e gli abitanti della terra si sono ubriacati con il vino della sua prostituzione” (Ap.17:2) . Essi non si sveglieranno mai più, cioè la terra su cui sorge Babilonia non sarà mai più abitata, come ha decretato il Re, il Signore degli eserciti. Tutto sarà arso col fuoco con le sue mura e imponenti porte; l’orgoglio dei popoli, che si sono affannati per edificarla sarà reso vano, perché consumato dal fuoco.

Un accenno alle analogie delle due città di Babilonia: una dei tempi di Geremia, che era di origine politica, mentre la seconda Babilonia attuale, del tempo della Grazia, è di origine religiosa. Dio distrusse la Babilonia antica, dopo che il popolo di Dio terminò l’esilio in essa; quella fu distrutta e mai più ricostruita. La stessa cosa avverrà all’analoga Babilonia odierna, che in similitudine all’altra, prende il medesimo nome dagli stessi idoli posseduti allora. Babilonia vuol dire confusione, perché deriva da Babele, dove Dio confuse il popolo con tutte le lingue (Gen.11:9).

Dopo aver scritto su un rotolo tutte le sventure contro Babilonia, Geremia disse a Seraià che, quando sarebbe giunto a Babilonia, leggesse tutto al popolo “e dirai: Signore, tu hai dichiarato di distruggere questo luogo così che non ci sia più chi lo abiti, né uomo né animale, ma sia piuttosto una desolazione per sempre. Ora, quando avrai finito di leggere questo rotolo, vi legherai una pietra e lo getterai in mezzo all’Eufrate dicendo: Così affonderà Babilonia e non risorgerà più dalla sventura che io le farò piombare addosso-. Fin qui le parole di Geremia” (v.62-64).

Il profeta scrisse le medesime cose per due episodi diversi: per la Babilonia, dove fu deportato il popolo di Giuda e di Gerusalemme, che fu distrutta e mai più ricostruita; così avverrà per la Babilonia del tempo futuro per il profeta in quel tempo, ovvero l’attuale Babilonia, nata nel 750 d.C. circa. Di questa Babilonia, il profeta annunciò che sarebbe affondata come una pietra nel mare, ovvero distrutta in mezzo a tutte le nazioni. Riconfermata la stessa sorte per l’odierna Babilonia, dall’apostolo e profeta Giovanni che descrive: “Poi un angelo potente sollevò una pietra grossa come una grande macina e la gettò nel mare, dicendo: -Così, con impeto, sarà precipitata Babilonia, la grande città, e non sarà più ritrovata-“ (Ap.18:21). Due città o regni che hanno avuto parte col popolo di Dio, la prima Babilonia ha trattenuto i Giudei per un periodo di settanta anni, dopo questo periodo Dio distrusse Babilonia per mano dei Medi e Persiani (oggi Iraq e Iran) e infine dai romani. Mentre la grande Babilonia, quella attuale, è colpevole della distruzione del regno d’Israele e della deportazione dei superstiti in Roma e poi dispersi tra tutte le nazioni.

 

Capitolo 52.

Il libro del profeta Geremia si conclude con la descrizione della fine, da parte di Dio, del regno di Gerusalemme e di Giuda e della deportazione del popolo in esilio per 70 anni a Babilonia. Per ordine del re Di Babilonia, Nabucodònosor, venne distrutto il Tempio di Dio costruito da Salomone. Egli deportò in Babilonia anche gli uomini e gli arredi per il servizio divino. Nell’undicesimo anno del regno di Sedekia, re d’Israele, è riportato: “Egli fece ciò che dispiace al Signore, proprio come aveva fatto Ioiakìm. Ma, a causa dell’ira del Signore, in Gerusalemme e in Giuda le cose arrivarono a tal punto che il Signore li scacciò dalla sua presenza. Sedekìa si era ribellato al re di Babilonia” (v.2,3).

Dal verso 4 al 30, si descrive l’avvenuta cattività di Giuda e di Gerusalemme, a causa dell’iniquità del re di Giuda, che portò il popolo a compiere il limite del peccato. Dio così li scacciò da Giuda e da Gerusalemme, perché avevano contaminato la tribù, che Dio aveva scelto per far nascere il Messia. Dio diede il potere al re Nabucodònosor di deportare il popolo e di uccidere quelli che si sarebbero rifiutati di arrendersi a lui. Inoltre fece distruggere il Tempio di Dio in Gerusalemme e di demolire le mura, dopo un lungo assedio, perché “Costoro si accamparono intorno ad essa e costruirono attorno opere d’assedio. La città rimase assediata fino all’undecimo anno del re Sedekìa” (v.4,5).

Quando le scorte della città finirono, tutti i soldati tentarono la fuga, come pure il re Sedekìa scappò, ma l’esercito dei Caldei, accampati intorno alla città, li inseguirono e li presero. Quando il re fu raggiunto, lo consegnarono al re di Babilonia, “che pronunziò la sentenza contro di lui” (v.9). Avvenne proprio quello che Dio aveva rivelato al profeta Geremia; i figli del re e i capi di Giuda furono uccisi, mentre al re Sedekìa, dopo averlo accecato, “lo fece legare con catene e condurre a Babilonia, dove lo tenne in carcere fino alla sua morte” (v.11). Allora “Nabuzaradàn capo delle guardie, che prestava servizio alla presenza del re di Babilonia, entrò a Gerusalemme. Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme, diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili. Tutto l’esercito dei Caldei, che era con il capo delle guardie, demolì tutte le mura intorno a Gerusalemme” (v.12-14).

Inoltre il capo delle guardie, dopo aver demolito e fatto a pezzi il Tempio di Dio, prese tutti gli utensili, che conteneva per il sacro servizio e li trasportò in Babilonia, come fu profetizzato da Isaia e da Geremia (Is.29:5,6): “Il capo delle guardie prese ancora i bicchieri, i bracieri, i bacini, le caldaie, i candelabri, le coppe e i calici, quanto era d’oro e d’argento. Quanto alle due colonne, all’unico mare, ai dodici buoi di bronzo che erano sotto di esso e alle basi a ruote, cose che aveva fatto il re Salomone per il tempio del Signore, non si poteva calcolare quale fosse il peso del bronzo di tutti questi arredi” (v.19,20). Tutti quelli che tentarono di fuggire, per non arrendersi al re di Babilonia, furono uccisi,  come il profeta Geremia aveva annunciato loro. “Nabuzaradàn capo delle guardie deportò settecentoquarantacinque Giudei: in tutto quattromilaseicento persone” (v.30).

Dopo 37 anni dalla deportazione, Evil-Merodàch, re di Babilonia fece grazia al re di Giuda, Ioiachìn. Egli lo fece uscire di prigione e mise il suo seggio sopra tutti gli altri seggi del re. Così Ioiachìn ebbe il sostentamento dal re fino alla sua morte.

In breve, la storia delle due deportazioni di Giuda e di Gerusalemme, ai tempi del profeta Geremia e  Daniele e quella avvenuta a circa settanta anni dopo Cristo. Come abbiamo letto e notato che la deportazione in Babilonia avvenne per mano del re Nabucodonosor e terminò sotto il regno del re Ciro (2Cron.36:22). Il re Sedekìa portò il popolo al limite del peccato, introducendo nel Tempio di Dio i suoi idoli abominevoli (Ez.23:39), contaminando il Tempio costruito da Salomone, che all’inaugurazione rivolse a Dio la richiesta di perdonare il popolo, “se ti pregano rivolti verso questa città che tu hai scelto e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome” (2Cron.6:34). Il popolo non si attenne alle leggi di Dio, anzi lo provocarono ad ira con i loro idoli esecrandi. Così Dio compì per loro quanto aveva minacciato, avvertendo con continui messaggi il popolo di ravvedersi, ma essi si ostinarono con il dichiarare di voler servire i loro idoli, credendo che erano loro a farli star bene e che non mancava a loro alcuna cosa, quando li adoravano (Ger.44:17) e persino sacrificando i loro primogeniti ai demoni.

Dopo averli avvertiti, tramite i suoi servi, Dio attuò quanto aveva stabilito e distrusse Gerusalemme e Giuda col fuoco, facendo deportare i superstiti in Babilonia. Dopo settanta anni di cattività del popolo, l’Eterno li fece rientrare nuovamente nella loro terra; naturalmente, vi tornarono, come predetto, solo i figli di quelli, che preferirono gli idoli a Dio. Quelli che tornarono dalla cattività babilonese, si convertirono a Dio e, con Neemia come capo, riscostruirono le mura e con Zorobabele, ricostruirono il tempio di Dio, distrutto da Nabucodonosor (Zac.4:9).

Di nuovo avvenne una distruzione totale di tutto Israele, quando a circa settanta anni d.C., dopo aver ucciso il loro Re, Cristo Gesù (At.5:30), Israele e Giuda rifiutarono di convertirsi alla predicazione degli apostoli, perciò “Paolo e Barnaba dissero con franchezza: -Era necessario che a voi per primi si annunciasse la Parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi ritenete degni della vita eterna, ecco, ci rivolgiamo agli stranieri-” (At.13:46).

Si avverò quello che i profeti, a partire da Mosè, avevano annunciato: “quanto a voi, io vi disperderò fra le nazioni e vi inseguirò a spada tratta; il vostro paese sarà desolato e le vostre città saranno deserte” (Lev.26:33). Dio preparò l’esercito dell’imperatore romano, i nemici d’Israele, per compiere la distruzione d’Israele e del Tempio di Dio, ricostruito da Zorobalele (Agg.1:14). Tutto Israele fu dato nelle mani dei romani, che distrussero, demolirono e incendiarono Gerusalemme, come tutte le profezie avevano rivelato che accadesse e che “Una terza parte di te morirà di peste, e sarà consumata dalla fame in mezzo a te; una terza parte cadrà per la spada attorno a te, e ne disperderò a tutti i venti l’altra terza parte, e sguainerò contro di essa la spada” (Ez.5:12). Israele divenne una nazione senza abitanti, perciò subentrarono e la occuparono tutti gli stranieri, come era ed è ancora oggi. Una parte di Gerusalemme è ancora occupata dagli ismaeliti.

Queste sono state le due più grandi deportazioni del popolo di Dio; una, prima di Cristo (Babilonese) e l’altra, dopo Cristo (dispersi tra tutte le nazioni della terra). Per Babilonia, che trattenne il popolo di Dio in esilio per settanta anni, fu riservato il destino che Dio aveva predetto, per mezzo del profeta Geremia: “Quando saranno compiuti i settanta anni, io punirò il re di Babilonia e quel popolo – dice il Signore – per i loro delitti, punirò il paese dei Caldei e lo ridurrò a una desolazione perenne” (Ger.25:12). Così avvenne. Infatti, quando terminò la cattività babilonese per il popolo di Dio, Babilonia venne distrutta col fuoco e mai più ricostruita, come era stato profetizzato da Geremia.

La stessa distruzione è riservata all’analoga odierna Babilonia, cioè al Vaticano. Essi saranno puniti per aver distrutto il Tempio di Dio in Gerusalemme, alla stessa maniera che fece il re di Babilonia. Avverrà ciò che Isaia profetizzò: “Scendi e siedi sulla polvere, vergine figlia di Babilonia! Siediti in terra, senza trono, figlia dei Caldei! Infatti non sarai chiamata più la delicata, la voluttuosa” (Is.47:1). In quel giorno il suo trono (meretrice, Ap.17) sarà tolto e scenderà in terra (Sceol). Sia la prima Babilonia, dove i Giudei passarono settanta anni di cattività, fu distrutta e mai più ricostruita, sia la Babilonia odierna sarà distrutta e mai più nessuno abiterà in quel luogo, ma “Le iene ululeranno nelle sue case desolate, gli sciacalli nei suoi palazzi lussuosi. Il suo tempo si avvicina, i suoi giorni non saranno prolungati” (Is.13:22; Ger.50:39). Questo sarà per il Signore la retribuzione, che darà a coloro che hanno devastato la terra d’Israele e ucciso il popolo di Dio. “Poiché è il giorno della vendetta del Signore, l’anno della retribuzione per la causa di Sion” (Is.34:8).