Introduzione. Tutti i capitoli del libro di Geremia, sono stati tratti dall’edizione C.E.I., perché, a parer nostro riguardo all’esposizione profetica, abbiamo notato un modo più chiaro e meno elaborato di altre versioni.
Geremia fu il profeta che più di tutti gli altri predisse l’esilio babilonese di Giuda e di Gerusalemme. Egli soffrì molte prove. Il popolo non gli credeva, perché preferiva confidare nei falsi profeti, che annunciavano la pace entro due anni ed affermavano che il re di Babilonia non li avrebbe sconfitti.
Tutte le profezie date tramite i profeti, prima della venuta del Messia furono esposte in parabole o similitudini, enigmi, proverbi e detti di consiglio e conoscenza (Prov.22:20; 1:2; 25:1; Eccl.2:9; Sal.78:2; Ez.21:5; 17:2),come fu confermato anche dal profeta Osea: “Ho parlato ai profeti, ho moltiplicato le visioni e per mezzo dei profeti ho usato similitudini” (Osea 12:11) .
Gesù spiegò al popolo perché parlava in parabole “Perciò io parlo loro in parabole, perché vedendo non vedano, e udendo non odano né comprendano” (Mt.13:13-15) e “A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio; ma agli altri essi sono proposti in parabole, affinché vedendo non vedano e udendo non intendano” (Lc.8:10). Ecco perché le parabole si concludono con “Chi ha orecchi da udire, oda!”.
Solo attraverso lo Spirito Santo, ascoltandolo si ha conoscenza delle Scritture; lo Spirito parla al nostro spirito e non attraverso la mente che è carnale.
Come già spiegato, le profezie sono esposte in similitudini, perché i messaggi siano nascosti o incomprensibili a chi li esamina in modo carnale (con la mente umana). Infatti è impossibile con la razionalità ed intelligenza d’uomo capire ciò che è dettato dallo Spirito (Rom.8:6,7), per la conoscenza delle Scritture occorre una mente spirituale.
Alcuni esempi di riferimenti fatti dai profeti in similitudine: personaggi come, Davide, re di Israele con Gesù, il Re di Israele (Gv.12:13; Lc.1.32,33); Eliakim, il prefetto del palazzo del re, ossia il capo (2Re 19:2; Is.22:20) con Gesù, il capo della chiesa (Ef.1:22; Ebr.3:6); Zorobabel, costruttore del tempio terreno di Dio con Gesù, costruttore del tempio spirituale di Dio (Zac.6:12). Anche il ruolo, come Servo (Is.22:20; 42:19; 43:10; 49:6; 50:10; 52:13; Fil.2:7) o di Figlio (Slm.2:6,7; Atti 13:33; Ebr.1:5; 5:5; Lc.9:35) o tramite popoli, nazioni come Israele (Osea 11:1; Mt.2:15) identificano Gesù, il Messia.
Le profezie non si trovano scritte in ordine cronologico di tempo, dalla nascita di Israele al millennio. Un capitolo può iniziare con la diaspora, avvenuta nel 70 d.C. e terminare con il principio della nascita di Israele. Non viene rispettata l’esposizione sequenziale dei fatti. Infatti in uno stesso capitolo la descrizione di più profezie può avvicendarsi alternativamente in uno o più versi consecutivi, usando anche per i verbi, tempi diversi per riferire episodi già avvenuti o che avverranno.
Ogni verso ha un proprio soggetto profetico: la venuta del Messia, l’esilio babilonese, la nascita di Israele, il peccato del popolo, la diaspora delle 62 settimane, la ricostruzione dello Stato di Israele dopo l’esilio, gli ultimi sette anni, le guerre, la fine della bestia e dell’anticristo con tutti loro eserciti, il millennio di pace, la fine di Satana nello stagno di fuoco e zolfo e il giudizio finale. Ognuno sarà giudicato per le opere fatte sulla terra, sia in bene che in male, per essere destinato alla morte o alla vita eterna.
Le profezie rimangono incomprensibili a tutti gli increduli, solo a chi legge e ascolta con cura la rivelazione dello Spirito, comprende le cose di Dio. Tutta la Parola di Dio si riceve solo tramite lo Spirito, perché “Così pure nessuno conosce le cose di Dio, se non lo Spirito di Dio” (1Cor.2:11). Credere nella verità svelata, investigando le Scritture con la mente di Cristo, è fondamentale, perché si riceve certezza (Ebr.11:1), sicurezza, aumenta il timore di Dio e rende la fede perfetta (Ebr.12:2).
Iniziamo lo studio delle profezie di Geremia, servo di Dio, il quale ci conduce alla conoscenza di tutti gli avvenimenti del popolo, scelto come eredità dell’Eterno (Sal.74:2; Is.19:25). Esse siano per noi una benedizione ed un ulteriore dimostrazione di quanto la Parola di Dio sia stata mandata ad effetto; infatti una parte delle profezie si è già avverata, mentre l’altra si compirà presto, come segno e prova che “In verità vi dico che questa generazione non passerà, prima che tutte queste cose siano avvenute. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt.24:34,35; Mrc.13:30,31; Lc.21:32,33).
Atteniamoci alla verità, la sola che riceviamo tramite lo spirito Santo, Quindi è importante che vegliamo e preghiamo per non farci trasportare nelle falsità o mezze verità (Mt.26:41; Mrc.14:38) opera delle insidie ingannevoli del diavolo.
Capitolo 1.
Geremia era figlio del sacerdote Chelkia, viveva in Anatòt, nella Tribù di Beniamino. Egli profetizzò al tempo di Giosia, re di Giuda, un re che fece tutto quello che piaceva a Dio “seguendo in tutto la legge di Mosè; e, dopo di lui, non ne è sorto uno simile” (2Re 23:25). Egli profetizzò anche al tempo del re Ioiakìm, “e fino alla deportazione di Gerusalemme avvenuta nel quinto mese” (v.3).
Il profeta espone quanto rivelato che “Mi fu rivolta la parola del Signore: -Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni-. Risposi: -Ahimé, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane-. Ma il Signore mi disse: -Non dire: Sono giovane, ma va’ da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. Non temerli, perché io sono con te per proteggerti-“ (v.4-8).
In questo capitolo, Dio rivela, tramite il profeta, in primo luogo, la venuta del Messia, “Il Cristo di Dio” (Lc.9:20; Gv.20:31). Il Signore toccò la bocca di Geremia e gli disse di profetizzare, perché “Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca” (v. 9).
Del Cristo il profeta rivela: “Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare” (v.10). Dal verso 11 al 15, in analogia, il Signore Dio mostrò e rivelò l’avvenuta Diaspora (dispersione degli Ebrei tra le nazioni della terra) che ebbe luogo nel 70 d.C. circa. “Allora pronunzierò i miei giudizi contro di loro, per tutto il male che hanno commesso abbandonandomi, per sacrificare ad altri dei e prostrarsi davanti al lavoro delle proprie mani” (v.16).
Dio dispone il profeta di ripetere tutto quello che gli ordina di proclamare e lo esorta a essere coraggioso e a non spaventarsi davanti al popolo: “Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti-. Oracolo del Signore-” (v.18,19). Così avvenne; il popolo perseguitò Geremia, ma Dio era con lui.
Capitolo 2.
Dio usò il profeta Geremia per riprendere gli israeliti da tutti i mali che commettevano contro l’Eterno. Come uscirono dalla schiavitù dell’Egitto, per mano di Dio, seguendo Mosè, loro conduttore, così tramite il servo di Dio, il profeta, fa presente al popolo “di Gerusalemme: Così dice il Signore: Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata. Israele era cosa sacra al Signore, la primizia del suo raccolto; quanti ne mangiavano dovevano pagarla, la sventura si abbatteva su di loro. Oracolo del Signore” (v.2,3).
Dio parla al popolo e a tutte le famiglie della nazione, chiedendo loro di quale ingiustizia accusavano l’Eterno, perché si erano dati alla vanità degli idoli. Non si chiedevano dove era il Signore Dio, che li aveva tratti fuori dall’Egitto e come furono guidati dalla Sua mano potente attraverso un deserto, che nessuno mai aveva attraversato, tanto era disagevole. La stessa mano potente li condusse “in una terra da giardino, perché ne mangiaste i frutti e i prodotti. Ma voi, appena entrati, avete contaminato la mia terra e avete reso il mio possesso un abominio” (v.7).
Nessuno più considerò l’Iddio potente, che li aveva tratti fuori dalla schiavitù, come “Neppure i sacerdoti si domandarono: Dov’è il Signore? I detentori della legge non mi hanno conosciuto, i pastori mi si sono ribellati, i profeti hanno predetto nel nome di Baal e hanno seguito esseri inutili (idoli)” (v.8). Dio non dimenticò i loro peccati e, tramite il profeta, invita il popolo ad andare e a controllare se i popoli senza Dio, adoratori di idoli, hanno mai cambiato il loro idolo in alcun altro, “Eppure quelli non sono dei! Ma il mio popolo ha cambiato colui che è la sua gloria con un essere inutile e vano” (v.11).
Dio avverte Israele, che ha commesso due peccati, lasciando il Vero Dio, “sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate, che non tengono l’acqua” (v.13). Israele divenne una preda; in analogia, contro esso ruggiscono i leoni, ovvero le nazioni vicine cercavano di divorarlo, come avviene anche oggi (alcune nazioni musulmane non riconoscono lo Stato d’Israele). Così avvenne che, quando Israele non volle riconoscere il Cristo di Dio, accadde che: “La sua terra è ridotta a deserto, le sue città sono state bruciate e nessuno vi abita” (v.15).
Anche le nazioni, loro vicine, che li odiavano da sempre, come i Filistei, gli edomiti, ecc., si mossero contro Israele, unendosi ai romani, che distrussero tutto lo Stato. Questo avvenne, perché Israele aveva abbondonato il loro Dio e aveva rifiutato la Grazia, offerta tramite il Figlio di Dio, Cristo Gesù (Gv.1:11).
Dal tempo della Diaspora (62 settimane di esilio, Dan.9:24-27), il residuo del popolo di Dio fu disperso tra tutte le nazioni, dovette sottostare alle leggi imposte dalle nazioni in cui si trovavano; in similitudine, bere acque straniere del Nilo e dell’Eufrate. Gli Ebrei arrivarono prima nelle nazioni dell’Impero Romano, oggi europee (in similitudine Assiria) e poi si estesero in tutte le altre nazioni (v.17,18).
Dio gli mise davanti tutta la loro disonestà spirituale, sostenendo che: “La tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti puniscono. Riconosci e vedi quanto è cosa cattiva e amara l’avere abbandonato il Signore tuo Dio e il non avere più timore di me. Oracolo del Signore degli eserciti” (v.19). Israele respinse la Grazia, offerta tramite il sacrificio di Cristo Gesù (At.13:46) “e hai detto: Non ti servirò!” (v.20), il popolo preferì l’idolatria al vero e potente Dio.
Ancora viene ricordato il passato del popolo, quando Dio li prese dalla schiavitù e li portò nella Terra promessa; essi sono paragonati, in similitudine, ad una vigna “Io ti avevo piantato come vigna scelta, tutta di vitigni genuini; ora, come mai ti sei mutata in tralci degeneri di vigna bastarda?” (v.21), perciò li avverte che, se anche fossero lavati con soda e potassa, le loro iniquità rimarrebbero indelebili. “Oracolo del Signore” (v.22).
Nel verso 23 e 24, Dio rivela come Israele si ostina sempre e si giustifica che non ha fatto alcun male, così da non ravvedersi. Quante volte Dio ha mandato i suoi profeti e apostoli, avvertendoli “Bada che il tuo piede non resti scalzo e che la tua gola non si inaridisca! Ma tu rispondi: No. È inutile, perché io amo gli stranieri, voglio seguirli” (v.25). Come un ladro viene sorpreso in fragranza e si vergogna, così fu per Israele per la durezza dei loro cuori, compresi i loro capi, profeti e sacerdoti. Dio li sovvertì, li tolse la Terra promessa e i superstiti furono dispersi tra le nazioni del mondo (Ez.5.12).
Il popolo di Dio preferì gli idoli a Dio, seguendo le usanze delle nazioni e, solo quando venivano perseguitati e oppressi dai loro nemici, ricorrevano a Dio. Così, tramite il profeta, Dio chiede loro: “E dove sono gli dei che ti sei costruiti? Si alzino, se possono salvarti nel tempo della tua sventura; poiché numerosi come le tue città sono, o Giuda, i tuoi dei!” (v.28). Quando Dio li lasciava nelle mani dei loro nemici, che li opprimevano, allora si lamentavano, e riconoscevano la loro infedeltà, perciò gli mandava i suoi servi a soccorrerli. Appena Dio li liberava e gli dava benessere, si davano nuovamente all’idolatria: “Perché il mio popolo dice: Ci siamo emancipati, più non faremo ritorno a te?” (v.31).
In similitudine, Dio indica come una vergine non dimentica la sua fascia da sposa, mentre Israele ha dimenticato il suo Dio per la durata di 62 settimane (Dan.9:24-27), circa 1950 anni senza Dio. L’amore d’Israele per i suoi idoli fu così tanto che preferivano il male al bene, “Perfino sugli orli delle tue vesti si trova il sangue di poveri innocenti, da te non sorpresi nell’atto di scassinare, ma presso ogni quercia” (v.34). Questo perché non solo essi peccavano, ma inducevano al peccato anche chi non era incline al peccato (vedi come Gesù li condanna, Mt.23:15), uccidendo spiritualmente degli innocenti.
Come quando Gesù era in mezzo a loro, lo uccisero pensando che lo facevano giustamente, credendo che Dio non li avrebbe condannati. Dio non dimentica affatto il peccato degli empi, per questo dice: “Eccomi pronto a entrare in giudizio con te, perché hai detto: Non ho peccato! Perché ti sei ridotta così vile nel cambiare la strada?” Così avvenne; infatti, Gesù li ammonì: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato, ma, siccome dite: -Noi vediamo-, il vostro peccato rimane” (Gv.9:41).
Israele, che confidava nell’aiuto delle nazioni straniere, è stato deluso in similitudine sia dagli egiziani (popoli loro confinanti), che dagli europei (Assiria), come affermato, in similitudine: “Anche dall’Egitto sarai delusa come fosti delusa dall’Assiria. Anche di là tornerai con le mani sul capo, perché il Signore ha rigettato coloro nei quali confidavi; da loro non avrai alcun vantaggio” (v.35-37). Infatti, la mano del Signore alla fine, sarà rivolta con ira contro tutte le nazioni straniere che hanno perseguitato Israele (Ap.19:11-21).
Capitolo 3.
Il profeta Geremia rivela, in similitudine, l’abbandono del Signore Dio verso un popolo ribelle e infedele, paragonandolo a una donna ripudiata dal marito: “Se un uomo ripudia la moglie ed essa, allontanatasi da lui, si sposa con un altro uomo, tornerà il primo ancora da lei? Forse una simile donna non è tutta contaminata? Tu ti sei disonorata con molti amanti e osi tornare da me? Oracolo del Signore” (v.1).
Con le sue idolatrie, Israele divenne simile ad una prostituta, contaminando persino la Terra, che Dio aveva concesso loro per la promessa fatta ai loro padri; “Per questo sono state fermate le piogge e gli scrosci di primavera non sono venuti. Sfrontatezza di prostituta è la tua, ma tu non vuoi arrossire” (v.3). Come spesso, nella sua afflizione Israele grida al Signore “Padre mio” chiedendosi se l’ira di Dio contro di loro sarà per sempre; “Così parli, ma intanto ti ostini a commettere il male che puoi” (v.5).
Il Signore mi disse al tempo del re Giosia: “Hai visto ciò che ha fatto Israele, la ribelle? Si è recata su ogni luogo elevato e sotto ogni albero verde per prostituirsi” (v.6). Dal verso 6 al verso 11, tramite il profeta, Dio rivela tutta la ribellione idolatra sia d’Israele che di Giuda. Dio riprendeva sempre con insistenza il suo popolo, sperando che tornasse a sé, ma sempre ritornava a peccare, perciò avveniva quello che fu loro profetizzato: “abbandonerò il resto della mia eredità; li darò nelle mani dei loro nemici, e diventeranno preda e bottino di tutti i loro nemici” (2Re 21:14). Così avvenne, prima per Israele e poi per Giuda, che fu abbandonata alla cattività babilonese per settanta anni.
Nella sua immensa misericordia, Dio ordina: “Va’ e grida tali cose verso il settentrione dicendo: Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore. Non ti mostrerò la faccia sdegnata, perché io sono pietoso, dice il Signore. Non conserverò l’ira per sempre. Su, riconosci la tua colpa, perché sei stata infedele al Signore tuo Dio; hai profuso l’amore agli stranieri sotto ogni albero verde e non hai ascoltato la mia voce. Oracolo del Signore” (v.12,13).
Dio invita il suo popolo a ritornare a Lui, perché Egli è il loro Padrone, “Io vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza” (v.14,15). La profezia rivela come il Signore Dio sceglierà il residuo santo per condurlo in Sion (per godere dei mille anni di pace e sicurezza) e su di loro non domineranno più le nazioni nemiche, ma i santi di Dio (pastori) li guideranno. Avverrà che, delle cose passate essi non le ricorderanno più e da un piccolo residuo si moltiplicherà divenendo un popolo numeroso (Is.60:22).
“In quel tempo chiameranno Gerusalemme trono del Signore; tutti i popoli vi si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più la caparbietà del loro cuore malvagio. In quei giorni la casa di Giuda andrà verso la casa di Israele e tutte e due torneranno insieme dalla regione settentrionale nel paese che io avevo dato in eredità ai loro padri” (v.17,18).
Le promesse di Dio sono vere e il popolo santo sarà considerato tra i figli di Dio, perché “egli sarà il “Dio-con-loro” (Ap.21:3). Sarà data a Israele una terra desiderabile, considerata la nazione più preziosa tra tutti i popoli della terra. Chiameranno il loro Dio “Padre mio, e non tralascerete di seguirmi” (v.19).
Il verso 20 e 21 ricorda al popolo la loro disubbidienza e li invita: “Ritornate, figli traviati, io risanerò le vostre ribellioni-. –Ecco, noi veniamo a te perché tu sei il Signore nostro Dio” (v.22). Un residuo preso da tutte le tribù d’Israele, come sopra indicato, ritornerà a Dio, riconoscendo che solo Dio, tramite Cristo Gesù, è il loro Salvatore, che perdona le loro iniquità.
“L’infamia ha divorato fino dalla nostra giovinezza il frutto delle fatiche dei nostri padri, i loro greggi e i loro armenti, i loro figli e le loro figlie. Avvolgiamoci nella nostra vergogna, la nostra confusione ci ricopra, perché abbiamo peccato contro il Signore nostro Dio, noi e i nostri padri, dalla nostra giovinezza fino ad oggi; non abbiamo ascoltato la voce del Signore nostro Dio” (v.24,25).
Capitolo 4.
Nello Spirito di Dio, il profeta rivela a Israele i loro abomini e come dovranno tornare all’Eterno. Essi dovranno camminare con verità, rettitudine e giustizia e quando questo avverrà, tutte le nazioni saranno benedette tramite Israele. A Giuda e a Gerusalemme, dice il Signore: “Dissodatevi un terreno incolto e non seminate fra le spine. Circoncidetevi per il Signore, circoncidete il vostro cuore, uomini di Giuda e abitanti di Gerusalemme, perché la mia ira non divampi come fuoco e non bruci senza che alcuno la possa spegnere, a causa delle vostre azioni perverse” (v.3,4).
I versi successivi dal 5 al 10, il profeta espone a Giuda e a Gerusalemme l’avvenuta cattività del popolo giudaico verso Babilonia. Tutto il regno di Giuda e Gerusalemme divennero un deserto; il Tempio di Dio distrutto e tutti furono deportati in Babilonia, dove restarono settanta anni (Ger.25:11).
Dal verso 11 al 18, è rivelato l’esilio delle sessantadue settimane per Israele e per Giuda, avvenuto per ordine dell’Eterno nel 70 d.C. circa, quando l’esercito dell’Imperatore romano uccise una parte degli Ebrei e distrusse col fuoco il Tempio di Dio, ricostruito dopo la cattività babilonese, “Ecco, egli sale come nubi e come un turbine sono i suoi carri, i suoi cavalli sono più veloci delle aquile. Guai a noi che siamo perduti!” (v.13).
Quando il profeta vide la visione della distruzione del regno d’Israele, avvenuta dopo circa 40 anni dall’ascensione di Cristo al Padre (At.1:9), fece un lamento: “Le mie viscere, le mie viscere! Sono straziato. Le pareti del mio cuore! Il cuore mi batte forte; non riesco a tacere, perché ho udito uno squillo di tromba, un fragore di guerra. Si annunzia rovina sopra rovina: tutto il paese è devastato. A un tratto sono distrutte le mie tende, in un attimo i miei padiglioni. Fino a quando dovrò vedere segnali e udire squilli di tromba?” (v.19-21).
La risposta al grido del profeta da parte di Dio fu che: “Stolto è il mio popolo: non mi conoscono, sono figli insipienti, senza intelligenza; sono esperti nel fare il male, ma non sanno compiere il bene”. Guardai la terra ed ecco solitudine e vuoto, i cieli, e non v’era luce. Guardai i monti ed ecco tremavano e tutti i colli ondeggiavano” (v.22-24). Per l’ira ardente del Signore Dio, la terra d’Israele divenne un deserto senza uomini e né animali. Neppure un solo Ebreo restò nella Terra promessa, che Dio aveva dato loro; tutto fu devastato dall’esercito nemico. Così avvenne che: “Ogni città è abbandonata, non c’è rimasto un sol uomo. E tu, devastata, che farai? Anche se ti vestissi di scarlatto, ti adornassi di fregi d’oro e ti facessi gli occhi grandi con il bistro, invano ti faresti bella. I tuoi amanti ti disprezzano; essi vogliono la tua vita” (v.29,30). Infatti, i loro nemici non guardarono alle ricchezze e alle bellezze del popolo di Dio, ma li uccisero senza pietà. Solo un piccolo residuo scampò e fu disperso tra le nazioni, loro nemiche, come fu profetizzato da Mosè: ‘Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli” (Neem.1:8) e ribadito da tutti i profeti (Lev.26:33; 9:16; Ez.5:12).
“Sento un grido come di donna nei dolori, un urlo come di donna al primo parto, è il grido della figlia di Sion, che spasima e tende le mani: -Guai a me! Sono affranta, affranta per tutti gli uccisi–“ (v.31). La donna figlia di Sion, in similitudine è la città di Dio (Gerusalemme) che piange i suoi uccisi. Tutto avvenne come profetizzato, tramite i servi di Dio e nulla rimase senza che si avverasse. Oggi, siamo alla fine dei tempi per i popoli gentili (la Chiesa di Cristo) e presto si avvererà, per il residuo scelto per vivere, tutto quello che è stato rivelato (Is.4:3).
Capitolo 5.
Anche questo capitolo presenta l’avvenuta Diaspora (dispersione degli Ebrei tra le nazioni). Dio mandò in mezzo a loro il suo unigenito Figlio e con voce udibile disse: “Questo è il mio diletto Figlio; ascoltatelo” (Mrc.9:7). Essi non vollero però riconoscerlo (Gv.1:11), anzi lo accusarono come falso e gridavano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!” (Lc.23:21).
“Percorrete le vie di Gerusalemme, osservate bene e informatevi, cercate nelle sue piazze se trovate un uomo, uno solo che agisca giustamente e cerchi di mantenersi fedele, e io le perdonerò, dice il Signore” (v.1). Come fu rivelato dai profeti e dai salmisti, non si trovò in Israele alcun giusto, tutti però si ritenevano retti, ma giuravano il falso, mentre Dio che è fedele alla sua Parola gli aveva mandato il Salvatore (Lc. 2:11). Nessuno si ricordò di quante volte il Signore li aveva colpiti, ma essi “rifiutano di comprendere la correzione. Hanno indurito la faccia più di una rupe, non vogliono convertirsi” (v.3).
Sia il popolo che i loro conduttori, conoscitori della legge, rimasero increduli e, nella loro gelosia, odiarono il Figlio di Dio, Cristo Gesù. Per questo furono ripudiati da Dio, che li diede in mano ai loro nemici (Ez.5.12), in similitudine, al leone, al lupo e al leopardo, affinché fossero sbranati, ”perché si sono moltiplicati i loro peccati, sono aumentate le loro ribellioni. Perché ti dovrei perdonare? I tuoi figli mi hanno abbandonato, hanno giurato per chi non è Dio. Io li ho saziati ed essi hanno commesso adulterio, si affollano nelle case di prostituzione” (v.6,7).
Commettendo persino adulterio con le mogli del loro prossimo, non curanti dei comandamenti di Dio, perciò il Signore Dio che usa misericordia li avvertì sempre, tramite i suoi profeti, prima di punirli per i loro peccati: “E di un popolo come questo non dovrei vendicarmi?” (v.9). In similitudine, dispone: “Salite sui suoi filari e distruggeteli, compite uno sterminio; strappatene i tralci, perché non sono del Signore. Poiché, certo, mi si sono ribellate la casa di Israele e la casa di Giuda-. Oracolo del Signore” (v.10,11).
Nei versi seguenti è evidenziato quanto increduli furono riguardo a Cristo, disprezzando e rinnegando “il Signore, hanno proclamato: -Non è lui! Non verrà sopra di noi la sventura, non vedremo né spada né fame. I profeti sono come il vento, la sua parola non è in essi-“ (v.12,13). Dato che non riconobbero il Cristo di Dio, questo fu imputato loro come condanna. Quello che avvenne, viene riferito dal profeta dal capitolo 14 al 17. Il Signore chiamò contro Israele un esercito molto forte e valoroso (Impero Romano), di cui Israele non conosceva la loro lingua e perciò non comprendeva quello che dicevano. Essi distrussero il Tempio di Dio e tutte le città, in cui Israele confidava e devastarono tutto quello che trovarono: greggi, armenti, vigne, fichi e uccise, come è rivelato, i suoi figli e figlie. Dio non sterminò però del tutto il suo popolo, ma serbò in vita un residuo, che li disperse tra le nazioni della terra (Ger.18:17).
“Allora, se diranno: -Perché il Signore nostro Dio ci fa tutte queste cose?-, tu risponderai: -Come voi avete abbandonato il Signore e avete servito divinità straniere nel vostro paese, così servirete gli stranieri in un paese non vostro–“ (v.19). Rivela a tutto il suo popolo, Giuda e Israele, che sono divenuti ciechi spiritualmente: “Questo dunque ascoltate, o popolo stolto e privo di senno, che ha occhi ma non vede, che ha orecchi ma non ode” (v.21); questo accadde a tutto il popolo per l’incredulità verso il Cristo il Messia (Gv.4:25; 12:40).
“Ma questo popolo ha un cuore indocile e ribelle; si voltano indietro e se ne vanno” (v.23). Israele non ebbe timore di Dio e non lo riconobbe come colui che pose un limite al mare, con la sabbia per barriera perenne e che le onde mai oltrepasseranno il limite. Non riconobbero neppure che Dio stesso ha stabilito le stagioni, “che elargisce la pioggia d’autunno e quella di primavera a suo tempo, ha fissato le settimane per la messe e ce le mantiene costanti. Le vostre iniquità hanno sconvolto queste cose e i vostri peccati tengono lontano da voi il benessere” (v.24,25).
Prima, durante e dopo la venuta del Cristo di Dio, molti malvagi ponevano trappole davanti agli uomini per indurli a credere quello che loro volevano. Infatti, Gesù lo evidenzia, chiamandoli ipocriti: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché scorrete mare e terra per fare un proselito e, quando lo avete fatto, lo rendete figlio della geenna il doppio di voi” (Mt.23:15). Essi erano pieni d’inganni, divenendo sempre più ricchi e potenti, “oltrepassano i limiti del male; non difendono la giustizia, non si curano della causa dell’orfano, non fanno giustizia ai poveri. Non dovrei forse punire queste colpe? Oracolo del Signore. Di un popolo come questo non dovrei vendicarmi?” (v.28,29).
Dopo l’esilio babilonese e mentre Gesù era in mezzo a loro, avvenivano in Giudea “Cose spaventose e orribili. I profeti predicono in nome della menzogna e i sacerdoti governano al loro cenno; eppure il mio popolo è contento di questo. Che farete quando verrà la fine?” (v.30,31), infatti, come fu profetizzato da Mosè (Lev.26:33) la fine per Israele arrivò a soli quarant’anni circa, da quando Gesù salì al padre (At.1:9) ed essi dovettero piegarsi all’ira di Dio contro di loro (Ez.5:12; Ger.18:17).
Capitolo 6.
Il profeta rivela a tutto il popolo quello che Dio decise di fare per la loro iniquità, avvertendo Gerusalemme, Giuda e la tribù di Beniamino di mettersi in salvo, “perché dal settentrione si affaccia una sventura e una grande rovina” (v.1). Gerusalemme è la figlia di Sion, la parte che Dio si scelse per sé. L’esercito dei romani si accampò contro Gerusalemme e l’assediò (Ez.5:2; Ger.19:9) come quando “Verso di essa muovono i pastori con i loro greggi; le fissano le tende tutto intorno, ognuno di loro pascola la sua parte” (v.3).
Tutto questo fu per ordine del Signore Dio: “Già il giorno declina, già si allungano le ombre della sera. Su, allora, assaliamola di notte, distruggiamo i suoi palazzi-. Perché così dice il Signore degli eserciti: -Tagliate i suoi alberi, costruite un terrapieno davanti a Gerusalemme. Essa è la città della menzogna, in essa tutto è oppressione–“ (v.4-6). Il verso 7 espone tutta l’iniquità, che abbondava in Gerusalemme, ma prima l’invita al ravvedimento: “Lasciati correggere, o Gerusalemme, perché io non mi allontani da te e non ti riduca a un deserto, a una regione disabitata” (v.8).
In similitudine, Israele viene considerato come una vigna da vendemmiare, dove non è rimasto alcuna cosa da racimolare. Infatti, sono considerati rigettati da Dio, perché non hanno riconosciuto il loro Salvatore; Egli ha parlato a loro, ma non lo hanno ascoltato, perciò il loro cuore rimase incirconciso, perché incapaci di porre interesse: “Ecco, la parola del Signore è per loro oggetto di scherno; non la gustano” (v.10).
I versi 11 e 12 descrivono quello che accadde al popolo di Dio a circa 40 anni dall’ascesa di Cristo Gesù al Padre (At.1:9). Come l’ira di Dio si riversò contro di loro, quando l’esercito dei romani sterminò donne, bambini, giovani e vecchi; solo un piccolo residuo di superstiti fu disperso tra tutte le nazioni. Iniziò così l’esilio per Israele della durata di 62 settimane, che terminerà all’inizio dell’ultima settimana delle settanta (Dan.9:24-27).
“Oracolo del Signore. Perché dal piccolo al grande tutti commettono frode; dal profeta al sacerdote tutti praticano la menzogna” (v.12,13). Gesù li ammonì “Guai a voi, guide cieche” (Mt.23:16), perché “Essi curano la ferita del mio popolo, ma solo alla leggera, dicendo: -Bene, bene!- ma bene non va” (v.14).
Sacerdoti, scribi e farisei commettevano peccati e portavano anche il popolo a peccare, ma non si pentirono e né si vergognarono delle loro abominazioni. Così avvenne che tra le vittime caddero anche loro, che si ritenevano giusti. Gesù li invitava a fermarsi e a constatare il loro passato, per trovare la strada della salvezza e percorrerla, “così troverete pace per le anime vostre” (Mt.11:28,29). Essi però risposero: “Non la prenderemo!” (v.16).
Dio pose nelle loro città delle sentinelle, i suoi apostoli, che predicarono il ravvedimento a tutto il popolo israelita “Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati” (At.3:19), ma “Essi hanno risposto: -Non ci baderemo!–“ (v.17). La Grazia passò allora alle nazioni, a cui Dio rivolse il suo sguardo annunciando: “Per questo ascoltate, o popoli, e sappi, o assemblea, ciò che avverrà di loro. Ascolta, o terra! -Ecco, io mando contro questo popolo la sventura, il frutto dei loro pensieri, perché non hanno prestato attenzione alle mie parole e hanno rigettato la mia legge” (v.18,19).
Tutti i sacrifici imposti dalla legge, che essi continuarono a fare, furono rifiutati da Dio. Essi rinnegarono il Figlio di Dio, perciò, dice il Signore: “Ecco, io porrò per questo popolo pietre di inciampo, in esse inciamperanno insieme padri e figli; vicini e amici periranno” (v.21). Così si avverò la profezia: “E chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato ed essa stritolerà colui sul quale cadrà” (Mt.21:44). Si compì quanto Dio aveva rivelato, tramite il suo servo Mosè (Lev.26:33) e tutti i profeti: “Io li disperderò, come stoppia portata via dal vento del deserto” (Ger.13:24).
I versi che seguono dal 22 al 25 espongono quello che avvenne a circa settanta anni d.C. quando l’esercito dell’Impero Ramano invase Israele e distrusse il Tempio di Dio in Gerusalemme con tutte le altre città. Israele fu abbandonato da Dio e lo sarà fino a che inizierà l’ultima settimana delle settanta, date al popolo israelita (vedi Dn 9:24). In quel tempo, il Signore Dio li invita a vestire di sacco e a rotolarsi nella polvere, perché dovrà rammaricarsi e fare cordoglio per Cristo Gesù, che i loro padri misero a morte su di una croce (At.10:39). Dio li invita: “Fa’ lutto come per un figlio unico, lamentati amaramente, perché piomberà improvviso il distruttore su di noi!” (v.26; Zac.12:10; Mt.24:30; Ap.1:7).
A Gesù, Dio dice che: “Io ti ho posto come saggiatore fra il mio popolo (Israele), perché tu conoscessi e saggiassi la loro condotta” (v.27). Da Gesù purtroppo sono stati trovati “tutti ribelli, spargono calunnie, tutti sono corrotti. Il mantice soffia con forza, il piombo è consumato dal fuoco; invano si vuol raffinarlo a ogni costo, le scorie non si separano. Scoria di argento si chiamano, perché il Signore li ha rigettati” (v.28-30).
Al termine del loro esilio, un residuo tornerà a Dio e, “se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati, perché Dio è potente da innestarli di nuovo” (Rom.11:23; Is.11:16), confermato che: “Poiché da Gerusalemme uscirà un residuo, e dal monte di Sion usciranno degli scampati. Lo zelo dell’Eterno degli eserciti farà questo” (Is.37:32).
Capitolo 7.
“Questa è la parola che fu rivolta dal Signore a Geremia: -Fermati alla porta del tempio del Signore e là pronunzia questo discorso dicendo: Ascoltate la parola del Signore, voi tutti di Giuda che attraversate queste porte per prostrarvi al Signore. Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e io vi farò abitare in questo luogo. Pertanto non confidate nelle parole menzognere di coloro che dicono: Tempio del Signore, tempio del Signore, tempio del Signore è questo!” (v.1-4).
I Giudei erano molto legati al Tempio di Dio, costruito dal re Salomone. Essi entravano nel Tempio per adorare Dio, ma non con sincerità e giustizia. Nella vita fuori dal Tempio erano molto disordinati spiritualmente, non usavano imparzialità nel giudicare e opprimevano lo straniero, l’orfano e la vedova. Erano idolatri, preferivano gli idoli all’Iddio potente d’Israele, condannavano l’innocente e assolvevano l’empio, ma Dio li avverte, tramite il profeta, che se si ritirano e si ravvedono dal compiere tutto questo male “io vi farò abitare in questo luogo, nel paese che diedi ai vostri padri da lungo tempo e per sempre. Ma voi confidate in parole false e ciò non vi gioverà: rubare, uccidere, commettere adulterio, giurare il falso, bruciare incenso a Baal, seguire altri dei che non conoscevate. Poi venite e vi presentate alla mia presenza in questo tempio, che prende il nome da me, e dite: Siamo salvi! per poi compiere tutti questi abomini. Forse è una spelonca di ladri ai vostri occhi questo tempio che prende il nome da me? Anch’io, ecco, vedo tutto questo. Parola del Signore” (v.7-11). Questa descrizione fu la situazione che Gesù trovò in mezzo ai Giudei “E disse loro: “È scritto: ‘La mia casa sarà chiamata casa di preghiera’, ma voi ne fate ‘una spelonca di ladroni’” (Mt.21:13).
Il profeta invita il popolo a riscontrare come l’Eterno Dio distrusse il tabernacolo in Silo, per la disubbidienza del popolo, disse: “considerate che cosa io ne ho fatto a causa della malvagità di Israele, mio popolo” (v.12). Così accadde che Dio “aveva grandemente disdegnato Israele. Ed aveva abbandonato il tabernacolo di Silo; Il padiglione ch’egli aveva piantato per sua stanza fra gli uomini” (Sal 68: 59,60).
Dal verso 13 al 15, il profeta rivela tutto quello che Dio fece a Giuda e a Gerusalemme; come distrusse il Tempio, in cui loro confidavano, avvertendoli che come aveva fatto con Israele, così farà con Giuda e Gerusalemme, se non ascoltavano la Parola mandata per mezzo di Cristo Gesù. Infatti, il popolo fu preavvisato dal profeta che quando Dio parlava, non ascoltavano e quando li chiamava a ravvedimento, non rispondevano, perciò “io tratterò questo tempio che porta il mio nome e nel quale confidate e questo luogo che ho concesso a voi e ai vostri padri, come ho trattato Silo. Vi scaccerò davanti a me come ho scacciato tutti i vostri fratelli, tutta la discendenza di Efraim” (v.14,15).
Dal verso 17 al 25, l’Eterno Dio mostra al profeta i peccati del popolo e gli ordina di non pregare e né supplicare per loro, perché Lui non li ascolterà. Il popolo di Giuda e Gerusalemme, tutti insieme, figli, padri e donne preparavano focacce per la regina del cielo (titolo dato ad un idolo femminile, Asherah, divinità cananea). Offendevano Dio con le loro libazioni ad altri dei, ma non sapevano che ritornava a loro vergogna; così furono destinati all’ira di Dio, che distrusse ogni cosa esistente col fuoco. Dio li invitava al ravvedimento, perché se camminavano secondo le Sue prescrizioni, avrebbero visto dei giorni felici, ma essi non lo ascoltarono. “Da quando i loro padri uscirono dal paese d’Egitto fino ad oggi. Io inviai a voi tutti i miei servitori, i profeti, con premura e sempre” (v.25).
Giuda e Gerusalemme restarono infedeli al Signore, non ascoltarono Geremia e, non accettarono la correzione. In allegoria, fu detto al profeta da parte di Dio: “Taglia la tua chioma e gettala via e intona sulle alture un canto lugubre, perché il Signore ha rigettato e abbandonato la generazione che è oggetto della sua ira” (v.29). I Giudei commisero tutto quello che è male agli occhi del Signore, misero persino i loro idoli nel Tempio di Dio, contaminandolo.
“Hanno costruito l’altare di Tofet, nella valle di Ben-Hinnòn, per bruciare nel fuoco i figli e le figlie, cosa che io non ho mai comandato e che non mi è mai venuta in mente. Perciò verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali non si chiamerà più Tofet né valle di Ben-Hinnòn, ma valle della Strage. Allora si seppellirà in Tofet, perché non ci sarà altro luogo. I cadaveri di questo popolo saranno pasto agli uccelli dell’aria e alle bestie selvatiche e nessuno li scaccerà” (v.31-33). Per tutte le nefandezze che i re di Giuda e il popolo commisero, alla fine, avverrà in quella stessa valle di Ben-Hinnòn, dove loro sacrificarono i propri figli, la strage di tutti gli empi, che Dio radunerà per la guerra di Armagheddon, compresi anche gli empi del popolo di Dio (Ap.16:16; 19:11-21).
Dio non procede, se prima non ha avvertito il suo popolo delle sue azioni, affinché abbia il tempo per ravvedersi (Amos 3:7), ma siccome non vollero ascoltare, avvenne quello che Dio aveva annunciato, li destinò alla cattività babilonese: “Io farò cessare nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme le grida di gioia e la voce dell’allegria, la voce dello sposo e della sposa, poiché il paese sarà ridotto un deserto” (v.34).
Capitolo 8.
Nei primi tre versi il profeta Geremia rivela quello che fece il re Giosia, compiendo tutto quanto fu profetizzato, dall’uomo di Dio all’iniquo Geroboamo, re di Giuda (2Re 23:16-18): “In quel tempo – oracolo del Signore – si estrarranno dai loro sepolcri le ossa dei re di Giuda, le ossa dei suoi capi, dei sacerdoti, dei profeti e degli abitanti di Gerusalemme. Esse saranno sparse in onore del sole, della luna e di tutta la milizia del cielo che essi amarono, servirono, seguirono, consultarono e adorarono. Non saranno più raccolte né sepolte, ma rimarranno come letame sulla terra. Allora la morte sarà preferibile alla vita per tutti quelli che resteranno di questa razza malvagia in ogni luogo, dove li avrò dispersi-. Oracolo del Signore degli eserciti” (v.1-3).
Dio presenta il popolo giudaico come ribelle. In similitudine, mostra al profeta come chi sbaglia strada, poi torna indietro o chi cade, poi si rialza, ma il popolo si ribellava continuamente e “Nessuno si pente della sua malizia, dicendo: -Che ho fatto?- Ognuno segue senza voltarsi la sua corsa come un cavallo che si lanci nella battaglia” (v.6). Come la cicogna, la tortora, la rondine e la gru “osservano la data del loro ritorno; il mio popolo, invece, non conosce il comando del Signore. Come potete dire: Noi siamo saggi, la legge del Signore è con noi? A menzogna l’ha ridotta la penna menzognera degli scribi!” (v.7,8).
In quel tempo, come avviene anche ai nostri giorni, gli scribi di allora e i moderni traduttori ed editori di oggi modificano e alterano la parola di Dio in menzogna, cambiando punti, virgole o aggiungendo e togliendo a loro piacere, perciò come avverrà come allora – “I saggi saranno confusi, sconcertati e presi come in un laccio. Essi hanno rigettato la parola del Signore, quale sapienza possono avere?” (v.9; 1Cor.1:19). Così avvenne quando Cristo Gesù era in Giudea, in mezzo al suo popolo, molti sacerdoti, scribi e farisei rigettarono ogni Sua parola (Gv.1:11), in seguito anche Israele fece la stessa cosa (At.13:46).
Si avverò per il popolo di Dio quello che fu profetizzato da Mosè (Lev.26:33), e che Geremia espone dal verso 10 al 13. Dopo circa 40 anni dall’ascesa del Signor Gesù al Padre (At.1:9), Dio diede Israele e Giuda nelle mani dei loro nemici (i romani). Gli tolse la Terra promessa, perché compirono il limite del peccato, rinnegando il Cristo, rifiutando la Grazia; infatti, “tutti commettono frode; dal profeta al sacerdote, tutti praticano la menzogna. Essi curano la ferita del mio popolo ma solo alla leggera, dicendo: Bene, bene! ma bene non va” (v.10,11).
Perseguitarono gli apostoli e profeti, senza mai pentirsi, in similitudine Israele è paragonato ad un campo senza più frutto “Per questo cadranno con le altre vittime, nell’ora del castigo saranno prostrati- dice il Signore. -Li mieto e li anniento, dice il Signore, non c’è più uva nella vigna né frutti sui fichi; anche le foglie son avvizzite. Ho procurato per loro degli invasori” (v.12,13). Questo avvenne a circa settanta anni d.C., allora si compì la profezia “Una terza parte di te morirà di peste, e sarà consumata dalla fame in mezzo a te; una terza parte cadrà per la spada attorno a te, e ne disperderò a tutti i venti l’altra terza parte, e sguainerò contro di essa la spada” (Ez.5:12; Lev.26:33).
Israele non poté fare alcuna cosa per salvarsi, perciò dovette abbassare il suo orgoglio al volere di Dio, riconoscendo che il Signore agiva contro di loro, perché avevano peccato: “poiché il Signore nostro Dio ci fa perire. Egli ci fa bere acque avvelenate, perché abbiamo peccato contro di lui. Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene; l’ora della salvezza, ed ecco il terrore” (v.14,15). I versi 16 e 17 espongono tutta l’angoscia, che provò il popolo nel sentire il grande rumore di guerra avanzare verso “la città e i suoi abitanti” (v.16). I loro nemici furono paragonati, in analogia, come serpenti velenosi che mordono e da cui non si ha scampo.
Dal verso 18 al 23 il profeta fa un lamento su tutto quello che Dio gli espose riguardo all’avvenuta Diaspora, quando il Signore Dio, tolse la Terra promessa al suo popolo e disperse il residuo superstite tra tutte le nazioni del mondo, come è ancora oggi: “Per la ferita della figlia del mio popolo sono affranto, sono costernato, l’orrore mi ha preso. Non v’è forse balsamo in Gàlaad? Non c’è più nessun medico. Perché non si cicatrizza la ferita della figlia del mio popolo? Chi farà del mio capo una fonte di acqua, dei miei occhi una sorgente di lacrime, perché pianga giorno e notte gli uccisi della figlia del mio popolo?” (v.21-23).
Capitolo 9.
Il primo verso di questo capitolo espone ancora il lamento del profeta, vedendo la malvagità del suo popolo “Chi mi darà nel deserto un rifugio per viandanti? Io lascerei il mio popolo e mi allontanerei da lui, perché sono tutti adùlteri, una massa di traditori” (v.1). Dio, il Signore, che vede e legge i cuori dichiara: “Tendono la loro lingua come un arco; la menzogna e non la verità domina nel paese. Passano da un delitto all’altro e non conoscono il Signore” (v.2).
Israele fu un popolo corrotto, che rifiutò di conoscere il Signor Gesù (Gv.1:11); nessuno poteva fidarsi dell’altro, perché mentivano al fratello, come all’amico o al prossimo. Tutti incapaci a convertirsi . Nella loro lingua esisteva solo inganno e morte, parlavano di pace, ma nel loro cuore ardivano inganni, “Perciò dice il Signore degli eserciti: -Ecco li raffinerò al crogiuolo e li saggerò; come dovrei comportarmi con il mio popolo?-… Non dovrei forse punirli per tali cose? Oracolo del Signore. Di un popolo come questo non dovrei vendicarmi?” (v.6,8).
l verso 9 descrive come Dio rese Gerusalemme priva di persone e di animali. Infatti, attesta ciò che avvenne: “Ridurrò Gerusalemme un cumulo di rovine, rifugio di sciacalli; le città di Giuda ridurrò alla desolazione, senza abitanti». Chi è tanto saggio da comprendere questo? A chi la bocca del Signore ha parlato perché lo annunzi? Perché il paese è devastato, desolato come un deserto senza passanti?” (v.10,11). Tutto questo avvenne, perché prima Giuda e poi Israele non ascoltarono e non accettarono la Grazia, offerta prima a loro (At.13.46). Si adempì così la profezia che rivelò ciò che avvenne: “La pietra (Gesù) che gli edificatori (israeliti) hanno rifiutata è quella che è diventata pietra angolare?” (Lc.20:17).
Israele seguì “la caparbietà del loro cuore e i Baal, che i loro padri avevano fatto loro conoscere». Pertanto così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: «Ecco, darò loro in cibo assenzio, farò loro bere acque avvelenate; li disperderò in mezzo a popoli che né loro né i loro padri hanno conosciuto e manderò dietro a loro la spada finché non li abbia sterminati-. Così dice il Signore degli eserciti-“ (v. 13-16; Lev.26:33; Is.9:16; Ez.5:12).
Il popolo d’Israele fu in grande angoscia. Dio aveva tolto loro la cosa più cara, cioè il Tempio di Dio, costruito dal re Salomone, perciò in similitudine, invitarono le più brave lamentatrici a intonare su di loro un gemito, affinché “Sgorghino lacrime dai nostri occhi, il pianto scorra dalle nostre ciglia, perché una voce di lamento si ode da Sion: -Come siamo rovinati, come profondamente confusi, poiché dobbiamo abbandonare il paese, lasciare le nostre abitazioni-“ (v.17,18).
I versi 19, 20 e 21 rivelano la grande sofferenza del popolo quando i loro nemici (l’esercito dei romani) entrarono e distrussero Gerusalemme e tutte le città israelite. “I cadaveri degli uomini giacciono – dice il Signore – come letame sui campi, come covoni dietro il mietitore e nessuno li raccoglie” (v.21). Tramite il suo servo, Dio invita a non vantarsi delle cose materiali, come della ricchezza, la saggezza e la forza del corpo, ma di gloriarsi nel vanto di avere la conoscenza del Santo, del Signore Dio, “perché io sono il Signore che agisce con misericordia, con diritto e con giustizia sulla terra; di queste cose mi compiaccio-. Parola del Signore” (v.23).
“Ecco, giorni verranno – oracolo del Signore – nei quali punirò tutti i circoncisi che rimangono non circoncisi. l’Egitto, Giuda, Edom, gli Ammoniti e i Moabiti e tutti coloro che si tagliano i capelli alle estremità delle tempie, i quali abitano nel deserto, perché tutte queste nazioni e tutta la casa di Israele sono incirconcisi nel cuore” (v.24,25). La parola di Dio è verità, così come sono già avvenute molte cose passate, verranno quelle future, cioè tutti quelli che non hanno riconosciuto e confessato il Cristo di Dio (Rom.10:9; 1Cor.3:23), tutti i circoncisi (israeliani) saranno ritenuti, in analogia, simile agli incirconcisi di cuore, cioè di spirito, perché non si sono convertiti a Cristo.
Capitolo 10.
Rivelazione della grande abominazione idolatra, seguita dal popolo e della nullità di tali idoli.
“Ascoltate la parola che il Signore vi rivolge, casa di Israele. Così dice il Signore: -Non imitate la condotta delle genti e non abbiate paura dei segni del cielo, perché le genti hanno paura di essi-” (v.1,2). Presto tutti i popoli, che hanno adorato idoli, saranno ridotti al nulla; Dio li darà nelle mani del principe di questo mondo (Gv. 16:11) che loro hanno adorato sotto forma di idoli.
Dal verso 2 al 5 il profeta espone, per lo Spirito di Dio, la nullità di un idolo, fatto dalla mano di un uomo e poi rivestito di argento e oro. Sono simili a spauracchi per gli uccelli in un campo, non parlano, non camminano, e non possono fare né bene, né male. “Non sono come te, Signore; tu sei grande e grande la potenza del tuo nome. Chi non ti temerà, re delle nazioni?” (v.6). Nessuno è simile all’Altissimo; durante i mille e ultimi anni di pace e di sicurezza, tutti lo temeranno, dal più piccolo al più grande.
In questo mondo di tenebre “Sono allo stesso tempo stolti e testardi; vana la loro dottrina, come un legno” (v.8). Per costruirli usano il migliore argento e oro, “lavoro di artista e di mano di orafo, di porpora e di scarlatto è la loro veste: tutti lavori di abili artisti” (v.9). “Il Signore, invece, è il vero Dio, egli è Dio vivente e re eterno; al suo sdegno trema la terra, i popoli non resistono al suo furore” (v.10). Annuncia che tutti gli dei inutili e senza vita, costruiti dall’uomo, “scompariranno dalla terra e sotto il cielo” (v.11).
Dio è l’unico che “ha formato la terra con potenza, ha fissato il mondo con sapienza, con intelligenza ha disteso i cieli” (v.12). Dio, l’Eterno opera secondo il suo volere; Egli ha stabilito le acque nei cieli, come anche le nuvole, lampi e pioggia, che ubbidiscono al Suo comando. Tutto questo rimane incompreso da coloro che fabbricano e adorano idoli, che sono menzogna, senza soffio vitale. Essi sono solo vanità, ma “al tempo del loro castigo periranno. Non è tale l’eredità di Giacobbe, perché egli ha formato ogni cosa. Israele è la tribù della sua eredità, Signore degli eserciti è il suo nome” (v.15,16).
Israele fu avvertito di quello che è già accaduto a circa settanta anni d.C. “Raccogli il tuo fardello fuori dal paese, tu che sei cinta d’assedio, poiché dice il Signore: -Ecco, questa volta, caccerò lontano gli abitanti del paese; li ridurrò alle strette, perché mi ritrovino–“ (v.17,18). Dal verso 19 al 21, Gerusalemme fa un lamento doloroso, nel vedere la distruzione del suo popolo, perché “I pastori sono diventati insensati, non hanno ricercato più il Signore; per questo non hanno avuto successo, anzi è disperso tutto il loro gregge” (v.21). Tutte le città di Giuda divennero allora un deserto senza alcun abitante, dopo che l’esercito dei loro nemici furono passati.
Alla fine dell’esilio delle sessantadue settimane (Dan.9:24-27), il residuo d’Israele riconoscerà che sono stati puniti per la loro iniquità e disubbidienza, dichiarando: “Lo so, Signore, che l’uomo non è padrone della sua vita non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi. Correggimi, Signore, ma con giusta misura, non secondo la tua ira, per non farmi vacillare” (v.23,24). In quel tempo, l’ira di Dio o coppa di stordimento sarà tolta da Israele (Is.51:17;22) e sarà posta su tutte le nazioni, che li hanno perseguitati e uccisi, durante il loro esilio (Gioele 3:4-8). L’Eterno Dio difende la causa del suo popolo; così accadrà: “Riversa la tua collera sui popoli che non ti conoscono e sulle stirpi che non invocano il tuo nome, poiché hanno divorato Giacobbe l’hanno divorato e consumato, e hanno distrutto la sua dimora” (v.25).
(continua)